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CONOSCERE LA FANTASCIENZA ITALIANA

Filippo Radogna

Non capita spesso di leggere un libro di interviste con così tanti intervistati ed è ancora più difficile trovarne uno tra i cui tanti nomi ce ne siano così numerosi conosciuti e non parlo solo di nomi noti, ma di persone incontrate di persona o, quanto meno nel web, alcuni dei quali potrei persino definire amici.

Il volume in questione è “Conversando tra le stelle” curato da Filippo Radogna.

I quarantacinque autori intervistati sono Sandro Battisti,  Vanni Mongini,  Renato Pestriniero, Franco Piccinini, Paolo  Prevosto,  Monica Serra, Francesco Grasso, Carmine Villani, Claudia Mongini, Francesco La Manno, Marina Alberghini, Adriano Monti-Buzzetti, Gloria Barberi, Maurizio Manzieri, Valeria Barbera, Tullio Bologna, Maddalena Antonini, Francesco Brandoli, Anna Maria Bonavoglia, Paola Cartoceti, Luca  Ortino, Alexa Cesaroni, Pierfrancesco Prosperi, Nicoletta Vallorani, Annarita Guarnieri, Marco Di Giaimo, Stefania Mainelli, Adalberto Cersosimo, Marina Perrotta, Luigi De Pascalis, Loredana Pietrafesa, Vittorio Piccirillo, Ezio Amadini, Maurizio J. Bruno, Roberta Guardascione, Sergio Giuffrida, Luca Oleastri, Giorgio Sangiorgi, Luigi Cozzi, Davide Longoni, Annarita Stella Petrino, Lukha B. Kremo, Max Gobbo, Mauro Antonio Miglieruolo, Andrea Gualchierotti. La copertina è di Luca Oleastri (che, tra l’altro, anni fa realizzò per me quella de “Il Settimo plenilunio” e molte delle 117 illustrazioni interne. Altre immagini sono di Giorgio Sangiorgi.

Le prefazioni sono nientemeno che di Donato Altomare, presidente della World SF Italia, e del guru della fantascienza italiana Gianfranco De Turris.

Chi sono costoro e che cos’hanno in comune? Sono, come me, tutti soci della World SF Italia, la più rilevante associazione di “operatori professionali” della fantascienza del Paese e, leggendo queste interviste, ci si rende conto dell’importanza e del ruolo rivestito da tutti loro nel definire e concretizzare il fantastico italiano (alcuni si occupano non solo di Sci-fi, ma anche delle altre forme del fantastico o di altri generi letterari).

Scrive nella prefazione il nostro Presidente Donato AltomareUna volta ci si conosceva tutti. Una volta si passavano giornate (e nottate) insieme a chiacchierare. Rammento una notte ad ascoltare Ugo Malaguti, spesso ore e ore a parlare con chiunque ti capitasse a tiro di quel libro o quel film, a pendere dalla bocca dei vari de Turris e Curtoni e Vegetti, Valla, Lippi, a carpire qualche segnale positivo da Viviani… insomma la gente la conoscevi.

Oggi il lavoro dei pochi coraggiosi appassionati di un tempo lontano si è concretizzato e gli autori di fantascienza sono diventati tanti, visto che tanti sono diventati gli editori che accettano opere del fantastico. Senza dubbio un grande esaltante successo per il panorama fantascientifico italiano.

Eppure c’è il risvolto della medaglia. Molti soci World non li ho mai incontrati di persona. Non ho idea se siano giovani o anziani, se scrivono fantascienza o fantastico, se sono saggisti o illustratori. Così, tempo fa, lanciai l’idea di intervistarli. Filippo Radogna ne fu subito entusiasta e predispose una serie di interviste”.

Ottima idea, credo, perché davvero questo volume permette a tutti noi di comprendere meglio con chi ha a che fare e credo che tutti i membri dell’associazione dovrebbero avere e leggere questo volume, ma questo vale anche per chiunque legga fantascienza o si occupi in genere di letteratura italiana.

Credo anche che questo testo possa aiutare chi non frequenta il genere a meglio capirne le innumerevoli possibilità o almeno a rendersi conto come questa letteratura sia, contrariamente a quanto in troppi in Italia ancora ignorantemente si ostinano a credere, letteratura a tutto tondo e spesso persino superiore al mainstream, se non altro, io dico, per lo sforzo creativo che comporta.

Radogna inizia la sua introduzione con la definizione data dall’attore William Shatner (il leggendario interprete del Capitano Kirk): “grande esercizio di immaginazione teso a ideare il futuro”. All’interno del libro troviamo altre splendide definizioni della SF. La migliore la ricorda ancora lo stesso Radognala fantascienza è letteratura di idee come sosteneva Umberto Eco”. Sì, credo sia proprio così. Tutta la letteratura porta avanti delle idee, ma la SF si basa su di esse e di queste soprattutto parla: idee del futuro, del mondo, della vita, della società, della fisica, del tempo, dello spazio, della storia, dell’uomo, del pensiero e di una lista interminabile che tutto ricomprende.

Io dico se l’arte è creazione, quale forma di letteratura è più artistica di quella che crea? Quale genere crea più di tutti? Il fantastico crea mondi. Quando lo fa assurgere alle sue massime vette.

Come può essere letteratura di serie B? Il fantastico è la quintessenza della letteratura.

Ringrazio quindi la World SF Italia per sostenerlo, anche con iniziative come questa raccolta di interviste, voluta e sostenuta dall’associazione.

Il volume merita di essere letto anche da chi si affaccia per la prima volta come “operatore” in questo mondo e voglia comprendere i percorsi, per non dire le carriere, di chi lo ha preceduto, le riviste su cui ha scritto, le case editrici che più di altre hanno sostenuto e sostengono questo genere e trarne utili spunti.

Personalmente, da autore che scrive di tutto ma soprattutto ucronia, ho avuto il piacere di scoprire che anche altri autori dell’associazione, che non sapevo, si sono interessati alla storia alternativa o fantastica, oltre a me e, ovviamente, a Pierfrancesco Prosperi, che da decenni pratica con successo il genere: Roberto Grasso con “Jesse James delle Due Sicilie”, Tullio Bologna e la sua storia alternativa  del fascismo ma anche lo stesso Tullio Bologna con Michele Martino, che affrontano la storia in chiave fantastica con “La Dea del Lago”, la sword & sorcery di Francesco Lo Manno, l’attenzione per la storia di Carmine Villani o quella per storia e mito di Marina Alberghini, l’attività di giornalista storico di Adriano Monti-Buzzetti (che già conoscevo come curatore di Dimensione Cosmica), Valeria Barbera, che avevo incontrato quando mi ritrovai tra i finalisti del Premio al Lettore, che lei vinse con una recensione di un’ucronia scritta da Davide del Popolo Riolo.

PORTARE LA FANTASCIENZA IN TOSCANA

Nel creare l’antologia di racconti distopici “Apocalissi fiorentine” mi ripromettevo, tra le altre cose (oltre ad avvicinare a contesti quotidiani le problematiche ambientali e sociali dei nostri tempi) di fornire scenari italiani e nello specifico fiorentini alla fantascienza, in particolare quella catastrofista, che vediamo quasi sempre ambientata negli Stati Uniti d’America.

Ho, dunque, accolto con piacere la notizia che solo due mesi dopo la pubblicazione di “Apocalissi fiorentine”, due importanti figure della fantascienza italiana, quali Luca Ortino e Gian Filippo Pizzo, avessero curato e pubblicato con Carmignani Editrice una raccolta di storie di genere fantastico ambientate in Toscana: “Fantaetruria”, sottotitolo “Racconti tra mistero e fantasia in Toscana”.

Inoltre, il volume raccoglie numerosi nomi di autori che avevo già avuto modo di apprezzare, in primis, il maestro dell’ucronia Pierfrancesco Prosperi e il pluripremiato autore di fantascienza Lukha B. Kremo.

Ho così partecipato a una delle presentazioni del volume e acquistato una copia di questo nuovo tentativo di smentire la ben nota affermazione di Carlo Fruttero (celebre curatore della rivista Urania) secondo cui “Un disco volante non può atterrare a Lucca”.

Si comincia con un racconto di Serena Maria Barbacetto (“Incantesimo di fuoco”), che si snoda attorno al ritrovamento di “un nazista mummificato nelle fogne” di Firenze e il mistero su perché Hitler abbia risparmiato dalla distruzione Ponte Vecchio nella fatidica notte tra il 3 e il 4 agosto 1944 (tema che avrebbe potuto essere una delle possibili catastrofi da me riviste in “Apocalissi fiorentine”, che, peraltro, nel racconto “11 Settembre” parla dell’arrivo dei tedeschi a Firenze nel 1943).

Serena Barbacetto, Gian Filippo Pizzo, Luca Ortino, Lukha B. Kremo

La storia successiva “Un errore della geografia” è di Alberto Eva, noto autore e curatore di opere gialle e noir, qui prestato a un’ucronia ambientata dal 1932 al 1944 sulla vita dell’ideologo Antonio Gramsci e su una sua immaginaria deportazione in Russia (“Gramsci è più in là che di qua, il duce non vuole che gli muoia come un uccellino in gabbia col calcinaccio al culo… È indispensabile farlo evadere”.

Torna a parlarci di nazisti Andrea Carlo Cappi in una storia che, però, parte nel 180 a.C. e prosegue nel nostro futuro, a proposito dell’arca dell’alleanza, e non possiamo non pensare a Indiana Jones, ma con strane creature (“una delle ipotesi era che i miti riguardanti metamorfosi e licantropia traessero origine dai residui del potere della Creazione”; “sembrava un enorme tentacolo coperto di ventose”).

Lo scenario di “Estate senza fine” di Alessandro Fambrini è la Versilia, dove il ritrovamento di una ragazza assassinata apre la via ad agghiaccianti scoperte.

Ne “I ponti sull’Arno” Francesco Grasso ci offre una versione da social network del ritratto di Dorian Gray (Oscar Wilde) (“ho tirato indietro le lancette per te”), all’insegna dell’affermazione degna del poeta inglese “Posso credere a qualunque storia, a condizione che sia perfettamente incredibile” come afferma nel racconto un certo Basil. “I suoi profili social erano orribili maschere di cinismo e senescenza. Come se le colpe di cui si era macchiata nelle ultime settimane li avessero segnati, una ruga per ogni nequizia”. “Sui social c’è una sola cosa peggiore di perdere la propria privacy… scoprire che a nessuno interessa la tua privacy”.

Se la storia è tanto presente in questi racconti fantastici toscani, forse la chiave è proprio in una frase di questo racconto:

Pisa è una metafora, Una città singolare, tentennate tra passato e futuro; rievocazioni in costume medievale e centri di ricerca cibernetica: una torre sospesa, congelata nell’attimo di una caduta che mai si concluderà…”.

L’antologia si muove secondo un percorso geografico che è una sorta di tour della Toscana. Si arriva così alla Livorno (“Leg Horn”) surreale e futuribile del racconto di Lukha B. Kremo “Delitto di mare”. La sua Leg Horn è una città portuale in cui si verificano “tutte le condizioni climatiche nello stesso giorno” e soprattutto era la “vera avanguardia dell’iperspecismo”: accanto agli umani vi abitano calamari, batraci, isopodi e altre specie acquatiche, tutte evolute, civilizzate e di dimensioni simil-umane, che convivono in uno scambio continuo di relazioni che arriva alla mescolanza sessuale interspecie, in un melting-pot un po’ grottesco nella sua irrealtà corposa.

Risultato immagini per fantaetruriaÈ, comunque, una città viva e attiva in cui “i paranchi stridulano sulle gru orizzontali, come minacciosi uccelli predatori. Il borbottare dei rimorchiatori è il tappeto sonoro su cui i muletti diesel compongono il loro assolo di sgassate e sgommate. L’acqua melmosa dell’arsenale rispecchia il solito cielo indaco screziato che sembra l’acquarello di un’artista distratto. Molti subumani indossano piccole maschere sul muso, altri ci rinunciano: la loro vita non è abbastanza lunga da sviluppare malattie respiratorie”.

In “Voci di tenebra azzurra”, Bruno Vitiello ci porta a Peccioli, in provincia di Pisa, dove nel futuro vive una comunità di ultra-novantenni assistiti da un robot troppo premuroso e preoccupato del loro bene, metafora di un mondo fatto sempre più di anziani, assistiti da eserciti di badanti e protetti da ogni rischio e dalla vita stessa.

A Monteriggioni (Siena) “La profezia di Ezechiele” di Michele Piccolino, ci parla di morti che si risvegliano dalle tombe

Siamo nella medesima provincia anche nella storia di Franco Ricciardiello “Terra di Siena bruciata, che ci parla di “bombe temporali” e di “campi di distorsione” in un’Italia futura in cui “la guerra civile strisciante durava da quattro settimane, da quando otto regioni del Nord avevano proclamato la secessione da Roma” e “il governo di Milano si limitava a non interferire con le attività dei secessionisti toscani”.

L’aretino Pierfrancesco Prosperi ne “Il Palio del 2020” ci racconta di un tempo alternativo in cui la tradizionale Giostra del Saracino non è mai esistita e al suo posto oggi ancora si corre l’antico Palio della Lunga.

Carlo Tuoni nel suo “L’Omino del Sogno”, ci parla della formula del sonno eterno, forse una versione fantasiosa della crioconservazione dei corpi, riallacciandosi a un’antica filastrocca fiorentina.

Storia di razzismo e intolleranza nel tempo dei migranti, dei social e della nuova tranvia fiorentina è il racconto “Vento straniero” di Paola Presciuttini, in cui l’agghiacciante finale forse non è poi così lontano dalla realtà.

Barbacetto, Pizzo, Ortino e Kremo al tavolo, Menzinger, Acciai e Calamandrei tra il pubblico.

AVREMO BISOGNO DEGLI ALIENI PER SALVARE LA TERRA?

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Pierfrancesco Prosperi

Pierfrancesco Prosperi, autore soprattutto di ucronie (come “Garibaldi a Gettysburg”, “Il processo numero 13” e “Il 5 maggio”) è scrittore prolifico e vario, che spazia in tutti i campi del fantastico, ormai da cinquant’anni (l’anno scorso la World SF Italia gli ha assegnato il premio alla carriera per aver superato mezzo secolo di attività letteraria). Per esempio, in questi giorni sono usciti due suoi romanzi, il gotico “Vlad 3.0” (Porto Seguro Editore) e l’apocalittico “La quarta verità” (Book Sprint Edizioni).

Ho appena finito di leggere questo breve romanzo fantascientifico, che descrive la crisi ambientale del nostro mondo e vi inserisce l’attesa per l’arrivo di una nave aliena in avvicinamento dallo spazio.

In un mondo devastato, per effetto dei danni ambientali che già oggi sono evidenti (dalla diffusione delle plastiche, ai mutamenti climatici, con annessi uragani, all’esaurimento delle risorse) l’arrivo degli alieni è atteso dagli Incontristi con la speranza di un aiuto extra-terrestre per rimettere le cose a posto, del resto se ci stanno per raggiungere, la loro tecnologia non può che essere superiore alla nostra.

Come saranno questi visitatori spaziali? Già i primi segnali inviati dallo spazio appaiono sorprendenti, ma sarà il reale incontro con loro a meravigliare davvero tutti.

Di questi tempi, in cui è sempre più urgente sensibilizzarci verso le emergenze ambientali, andrebbero letti e fatti leggere libri come “La quarta verità”, che affrontano con semplicità e leggerezza ma non per questo con minor efficacia e consapevolezza tali temi.

IL DUCE NON È MORTO

Risultato immagini per il 9 maggio Prosperi"Pierfrancesco Prosperi è lo scrittore italiano di fantascienza & affini di più lungo corso (insieme a Renato Pestriniero, che però è di una generazione precedente) e maggior produzione con all’attivo centinaia di racconti e dozzine di romanzi, uno dei rari autori inoltre in cui la quantità non va a detrimento  della qualità, difficile che si trovi una storia mediocre o con idee banali” scrive all’inizio della postfazione de “Il 9 Maggio” Gianfranco de Turris, uno che di fantascienza se ne intende e ne scrive da anni.

Prosperi non è solo uno dei maggiori autori di fantascienza italiani, è anche uno dei pochi autori importanti di ucronie (tra le più celebri “Garibaldi a Gettysburg”).

Il 9 Maggio” (pubblicato a ottobre 2019 da Homo Scrivens) è, appunto, un esempio di storia alternativa. Il sottotitolo è molto esplicativo “Cosa sarebbe successo se Hitler fosse morto a Firenze nel 1938?”. Prosperi sovrappone alla visita effettivamente effettuata dal Führer in alcune città italiane, tra cui Firenze, l’organizzazione di un immaginario attentato alla sua vita.

Agli eventi del 1938 si alternano altri di anni successivi, in particolare il 1969, in cui vediamo che l’attentato ha avuto successo, Mussolini si è salvato e Hitler è morto. Ne consegue che non abbiamo la Seconda Guerra Mondiale e il fascismo in Italia non è abbattuto. Mussolini, quindi, ne rimane il leader fino alla morte.

La mia visione della storia e dell’ucronia mi porta a pensare che ogni piccola variazione porti dietro effetti crescenti. Anche Prosperi afferma qualcosa del genere in questo stesso libro, ma il mondo che descrive è più simile al nostro di quanto forse lo avrei dipinto io, immaginando la morte del dittatore tedesco e l’assenza di una guerra devastante come la Seconda.

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Pierfrancesco Prosperi

Non avrei, insomma, immaginato che alcuni politici e giornalisti avrebbero seguito le medesime carriere e professioni. La scelta di Prosperi è, però, io credo, volutamente ironica. Ci mostra infatti Fanfani e Andreotti militare nel Partito Fascista e persino Bocca e Scalfari inneggiare ai meriti del Duce! Qui credo, insomma, che l’intento satirico e il voler mostrare quanto la nostra politica possa essere “voltagabbana” sia prevalso sul desiderio della plausibilità storica e non posso che apprezzare la scelta, che ci rende così un romanzo che non solo fa riflettere (come sempre dovrebbe fare l’ucronia, che ci mostra la fragilità della storia e le sue infinite possibilità), ma anche sorridere.

La trama, già di per sé articolata, con i diversi piani temporali, si presenta per nulla scontata, con un colpo di scena suggestivo.

La ricostruzione di un Italia fascista non è una novità, si pensi a “Nero italiano” di Giampiero Stocco o “L’inattesa piega degli eventi” di Enrico Brizzi e il periodo storico è quello più sfruttato dal genere allostorico (oltre che dallo stesso Prosperi, che ha di recente pubblicato, tra le altre cose, “Il Processo numero 13”), basti pensare al celeberrimo “La svastica sul sole” di Dick, a “Fatherland” di Harris o anche alle saghe “Invasione” e “Colonizzazione” di Turtledove, agli ironici film “Iron sky” e “I fascisti su Marte” di Corrado Guzzanti e Igor Skofic, a “Bastardi senza gloria” di Tarantino. Prosperi riesce, però a fare una ricostruzione originale e a imbastirci sopra una narrazione coinvolgente, con dei personaggi che si fanno ricordare.

Il mondo che ne vien fuori ha i soliti difetti del nostro e non è poi tanto peggio. Non è, insomma, occasione per immaginare una distopia, ma neppure un’utopia e in questo si sente che il distacco da quegli anni è ormai grande, rispetto a quando ne scriveva Dick (1962) ed era impellente mostrare la differenza tra il presente e il passato.

L’idea sembra essere che Mussolini, senza Hitler, avrebbe fatto assai meno danni di come è stato.

Hitler a Firenze – Fotomontaggio di Lapeira

IL COINVOLGIMENTO AMERICANO NEI CAMPI DI STERMINIO NAZISTI

La Storia la scrivono i vincitori, questo si sa. Nel farlo evidenziano alcuni aspetti e ne nascondono altri. La Seconda Guerra Mondiale è stata vinta dagli americani (e alleati) e persa dai tedeschi (e alleati). Noi si stava un po’ di qua un po’ di là, ma questa è un’altra questione. Durante la guerra, Tedeschi e Italiani hanno fatto cose orrende, ma Americani, Inglesi e Russi non sono certo stati dei santarelli. Di recente leggevo degli inutili bombardamenti contro la popolazione civile tedesca nel saggio “Storia naturale della distruzione” di Sebald. Analogamente, ci si può chiedere che senso avesse avuto lanciare due bombe atomiche sul Giappone a guerra sostanzialmente già vinta.

Carlo Menzinger e Pierfrancesco Prosperi, il 25 maggio 2019 durante il raduno nazionale degli autori di fantascienza World SF Italia

Carlo Menzinger e Pierfrancesco Prosperi, il 25 maggio 2019 durante il raduno nazionale degli autori di fantascienza World SF Italia

Leggo ora un romanzo (non un saggio, sia chiaro) di Pierfrancesco Prosperi (Arezzo, 21/07/1945) intitolato “Il processo numero 13” nel quale immagina che ci sia stato un tredicesimo processo dopo i dodici minori che seguirono quello di Norimberga e nei quali furono processate circa duecento figure con ruoli di rilievo nei crimini di guerra nazisti (pochissimi rispetto a tutti coloro che certo furono coinvolti, ma non si poteva processare un’intera nazione).

L’invenzione ucronica di questo autore è di immaginare che si sia tenuto il processo e che vi siano emersi i rapporti dell’americana IBM, tramite la consociata tedesca Dehomag nella gestione dei campi di sterminio nazisti. Non inventato, sembrerebbe invece, il contesto che tale processo indaga.

È, infatti, vero e storico che la Dehomag fosse una sussidiaria tedesca di IBM con monopolio nel mercato tedesco prima e durante la seconda guerra mondiale. La parola era un acronimo per Deutsche Hollerith-Maschinen Gesellschaft mbH. Il termine Hollerith si riferisce all’inventore della tecnologia delle carte perforate, Herman Hollerith. Insomma, questi primi computer americani avrebbero permesso ai tedeschi di censire, in tempi una volta impensabili per la loro rapidità e con una precisione di dettagli del tutto nuova, la popolazione ebraica in Germania e nei territori occupati, permettendo così di individuare gli individui da mandare nei campi, quelli da uccidere subito e quelli da sfruttare come forza lavoro. Insomma, senza le macchine della Dehomag non avremmo avuto i campi di concentramento. Il romanzo ne parla poco, ma queste macchine sembra che siano state utilizzate dai tedeschi anche in altri modi per gestire la loro guerra.

Quello che il processo immaginario suppone è che l’IBM fosse del tutto consapevole dello scopo per il quale le sue macchine erano impiegate e ne percepisse i proventi. Invenzione?

Pierfrancesco Prosperi è autore dedito al genere fantastico e all’ucronia, vincitore di importanti riconoscimenti in questi campi. Questo stesso romanzo è stato finalista al Premio Vegetti della World SF Italia, in occasione della cui premiazione (cui partecipavo con il mio “Il regno del ragno”) ho avuto il piacere e l’onore di incontrarlo. Lo stesso giorno Prosperi ha ricevuto dall’associazione di fantascienza un premio alla carriera.

Anche se Prosperi eccelle nel genere fantastico, la sua analisi storica è accurata e dettagliata e il romanzo, avvincente e stimolante, induce importanti riflessioni sulla storia.

UN FILM E UN ROMANZO UCRONICI DENTRO UN VIAGGIO NEL TEMPO ALLOSTORICO

I confini tra i generi letterari sono spesso labili e ci sono opere che si collocano a pieno diritto in diverse categorie o al confine tra due o più di esse.

Risultati immagini per garibaldi a GettysburgHo letto “Garibaldi a Gettysburg” (1993) di Pier Francesco Prosperi (Arezzo21 luglio 1945),, con l’intento di leggere un’ucronia, scritta da uno dei maggiori autori ucronici italiani.

Io stesso, prima ancora di leggerlo, lo citavo negli elenchi di romanzi ucronici, che in più occasioni mi è capitato di pubblicare.

Non amo parlare di libri che non ho letto, dunque da tempo mi ripromettevo di leggerlo o quanto meno di leggere qualcos’altro di Prosperi, che oltretutto, come me vive in Toscana e sarei curioso di conoscere meglio.

Posso ora dire che, in effetti, lo scenario che si prospetta, l’ambientazione, se preferite, è quella di un romanzo ucronico: si immagina che un evento preciso del passato sia mutato (una lettera non più resa pubblica), determinando così la partecipazione di Giuseppe Garibaldi alla guerra civile americana, assieme ai nordisti.

S’immagina anche che ci sia un gruppo di persone che decide di fare un film sul tema, una sorta di “pseudo-film” (creando questo neologismo da pseudobiblion, un libro immaginario descritto in uno reale). Nel film la partecipazione di Garibaldi migliora la performance dei nordisti, favorendone la vincita (che c’è stata anche nella storia reale). Il consulente storico di questo film, però, di ritorno dall’America a Venezia, scopre che la Storia ha preso un altro corso e, da esperto dell’epoca, capisce subito che è dovuto proprio alla partecipazione di Garibaldi alla battaglia di Gettysburg con i nordisti, determinando, con un suo errore, la disfatta della priopria parte. Ne deriva che l’America è ancora “sudista”, con tanto di forme di schiavitù, seppur più blande, apartheid e razzismo dilagante. Inoltre, anche nella Venezia del protagonista, Andrea, le cose sono cambiate: Veneto e Trentino Alto Adige sono ancora parte dell’Austria!

Fin qui siamo, in perfetta ucronia.

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Pierfrancesco Prosperi

Mi è capitato, però, nel dare questa definizione dell’allostoria (sinonimo di ucronia): “L’ucronìa è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui Storia si è differenziata dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili” di precisare che per avere vera ucronia la storia dovrebbe mutare, senza artifici come macchine e viaggi nel tempo. In questo caso saremmo, infatti, nella fantascienza e non nell’ucronia.

Devo ammettere che è una limitazione un po’ da purista. Del resto una delle più belle ucronie “22/11/’63” di Stephen King prevede un passaggio temporale in uno sgabuzzino e un protagonista che cerca di salvare Kennedy mutando la storia.

Ebbene, per tornare a “Garibaldi a Gettysburg”, Prosperi inserisce quest’allostoria in un racconto di viaggi nel tempo, con tanto di relativa macchina.

Non solo. Il protagonista che si ritrova contro la propria volontà in un universo divergente, ricorda ancora il mondo da cui proviene e qui Prosperi ricorre al più classico dei meccanismi narrativi tipici dei viaggi nel tempo, da Wells in poi, ovvero di solito abbiamo un protagonista che visita il passato o il futuro e lo raffronta con il suo presente. Si pensi a “Le meraviglie del duemila” di Emilio Salgari, a “I sovrani delle stelle” di Hamilton, alla saga cinematografica “Ritorno al futuro” e, forse, a “Hyperversum” della Randall.

La sola differenza è che Prosperi manda Andrea non in un altro tempo ma in un presente ucronicamente mutato per effetto di un viaggio nel tempo.

Le scuole di pensiero sugli effetti determinati da un mutamento di un evento passato sul presente sono varie, ma si va dall’idea che nessuna variazione del passato possa poi mutare il presente, perché il tempo sarebbe rigido e quindi tende a ripristinare il suo corso. A questo pensiero si rifà chi sostiene che un singolo uomo non determina il corso della storia e che quindi in assenza di un grande personaggio, altri avrebbero comunque condotto la storia in una data direzione. Senza Napoleone, Einstein, Mozart o… Garibaldi la storia sarebbe stata, a grandi linee uguali.

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Garibaldi

Un altro orientamento è che ogni minimo mutamento determina un effetto domino, facendo mutare molti altri eventi, che a loro volta ne fanno mutare moltissimi altri, in un crescendo esponenziale. È la teoria per la quale il battito d’ali di una farfalla in Sudamerica (o dove volete), provoca un uragano in Cina. Se Sparta avesse vinto a Tebe, allora non avremmo avuto il Rinascimento e senza Rinascimento niente Rivoluzione Francese (come in “Via da Sparta”) e niente elettronica.

Personalmente, partendo dal presupposto del tutto fantasioso che si possa mutare il passato, sono un pieno fautore di questa impostazione e, per esempio, con la mia saga “Via da Sparta” ho cercato di immaginare un mondo presente che fosse mutato il più possibile a seguito della vittoria (immaginaria) di Sparta a Leuttra contro Tebe.

Molti si collocano nel mezzo tra questi due estremi e Prosperi è, con questo romanzo, uno di questi.

Credo, infatti, che un’America sudista o non avrebbe partecipato alla Seconda Guerra Mondiale o, forse più probabilmente, si sarebbe schierata con Hitler. Inoltre, un’Italia priva di due regioni e un’Austria più forte grazie a queste, forse avrebbero avuto un diverso atteggiamento di fronte alla Germani in quel periodo. Immaginare quindi che i mutamenti si arrestino con la mancata annessione di Veneto e Trentino e con la vittoria sudista, ma non immaginare, per esempio, che la Germania domini almeno mezz’Europa, avendo vinto la guerra con l’appoggio americano, mi pare aver sottovalutato gli effetti dei mutamenti immaginati. E questo è solo un esempio. Immaginate, anche, quali aziende sarebbero divenute importanti in un’America “rovesciata”. Avremmo avuto la diffusione attuale di auto, elettronica, cellulari, computer? Sospetterei di no. E così via.

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Giuseppe Garibaldi

Capisco, però, Prosperi. A lui interessava, immagino, descrivere gli effetti immediati della battaglia di Gettysburg con la partecipazione dell’Eroe dei Due Mondi. Meglio sarebbe stato, forse ambientare la storia, allora, solo un decennio o due dopo.

Comunque nelle opere di fantasia, vanno fatte delle scelte. Tornando al mio “Via da Sparta”, se volete, potrei dire che, in qualche modo ha lo stesso limite: presuppongo che Sparta sia riuscita a sopravvivere per ben 2400 anni, creando un Impero. Razionalmente sono convintissimo che sarebbe successo prima o poi qualcosa che l’avrebbe fatta cadere. Come a Prosperi interessava parlare di Garibaldi, a me interessava mostrare un mondo moderno dominato da Sparta. Dunque ragionare su alternative ai mondi creati è un puro esercizio di riflessione “ucronica” di cui spero Prosperi mi perdoni, se mai leggerà queste righe.

Vorrei poi notare in questo romanzo, oltre alla presenza di uno “pseudo-film”, di un vero e proprio pseudo-biblion, il diario del garibaldino Rossetti, in cui Andrea scopre come sono andate davvero le cose nel nuovo universo. Cosa che fa di “Garibaldi a Gettysburg”, oltre che opera ucronica e fantascientifica, un esempio di meta-romanzo (romanzo che contiene al suo interno sia un romanzo inventato, sia un film inventato) e, inoltre, rende obbligatorio un confronto con quella che è, direi, la più famosa ucronia, “La svastica sopra il sole” di Dick, in cui, in un mondo in cui i tedeschi hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale, compare un libro in cui, invece, hanno perso, ma in modo diverso che nel mondo reale.

La paternità dell’idea di scrivere un’ucronia sulla battaglia di Gettysburg va, peraltro, allo statista e premio nobel Winston Churchil, autore di “Se Lee non avesse vinto la battaglia di Gettysburg”, uno dei primi ad aver scritto ucronie nel secolo scorso. Il primo in assoluto a fare storia alternativa, penso sia, invece, stato Tito Livio (“Libro Nono ab urbe condita”).

Ancora una parola sul concetto di mondi paralleli cui fa ricorso Prosperi. L’autore parla di mondo parallelo per descrivere quello in cui si trova Andrea, rispetto a quello da cui viene. Personalmente, in tema di ucronie e viaggi nel tempo, preferisco parlare piuttosto di universi divergenti. La partecipazione di Garibaldi alla battaglia di Gettysburg, per esempio, fa divergere gli eventi storici immaginari da quelli reali. A mutare non è solo il mondo (inteso come pianeta Terra) ma l’intero universo (infinito o meno che sia) nel suo complesso. Il tempo diverge, dunque si crea un nuovo universo che non è “parallelo” al primo, ma appunto, divergente, in quanto ha almeno un punto di contatto (per esempio la fatidica lettera che consentì o impedì la partecipazione di Garibaldi alla battaglia). Già nel mio primo romanzo ucronico “Il Colombo divergente”, tale concetto era evidente sin dal titolo dell’opera. Nel ciclo di “Jacopo Flammer e i Guardiani dell’Ucronia” lo ho esplicitato, chiarendo anche l’idea che, per un autore ucronico, il tempo non è lineare ma un frattale con infinite divergenze.

Voglio chiudere questo commento forse troppo lungo, per dire che “Garibaldi a Gettysburg” sebbene mescoli ucronia e fantascienza e abbia una visione dell’allostoria un po’ diversa dalla mia, rimane comunque sia un interessante esempio di ucronia, sia un piacevole e interessante romanzo anche per chi non pratichi il genere e forse un buon modo per cominciare a conoscerlo.

 

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