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MAGICHE AVVENTURE MEDIEVALI

Davide Savorelli è uno degli autori della vivace casa editrice fiorentina Porto Seguro, che in questi mesi sta raccogliendo attorno a sé moltissimi Risultati immagini per i giorni prima Savorelliscrittori, soprattutto toscani.

L’ho conosciuto il 28 settembre scorso in occasione del Porto Seguro Show che si tenne al Westin Excelsior di Firenze. Il suo “I giorni prima” fu uno dei titoli che, in quella serata mi colpì maggiormente, innanzitutto per l’ambientazione storica medievale (l’anno del Signore 1116), ma anche per il suo coniugare storia e aspetti magici, tanto importanti in quell’epoca affascinante.

Ho finalmente letto il volume che acquistai allora ritrovandovi, in effetti, proprio queste caratteristiche.

I giorni prima” sono un’avventura popolaresca, che vede protagonisti mugnai, taglialegna, preti, puttane in un’Italia basso medievale ben ricostruita. Tutto si snoda a partire da una profezia apocalittica, che dà il sale della storia e ne dirige il senso.

Si snodano rapporti variamente intricati tra i personaggi, con la vecchia veggente alemanna Aldovisa e la sua giovane aiutante Britta, che pur non essendo le vere protagoniste, mantengono un ruolo centrale nella trama. Tra questi rapporti troviamo, innanzitutto intrecci amorosi, persino tra religiosi, ma anche piccoli intrallazzi, non ultimo il tentativo di trafugare le spoglie del locale San Teobaldo, che all’inizio della narrazione incontriamo ancora in vita.

Davide Savorelli (Poggio Rusco – MN – 1970 – giornalista e scrittore)

La vicenda si svolge tra luoghi dai nomi facilmente riconoscibili come Lucca e Verona e altri di piccole e grandi località che nel tempo hanno mutato del tutto o in parte il proprio nome (seppure son sopravvissute), come Hostilia, Brixello, Polirone, Flesso, Pado, Lirone, Veicengia.

I luoghi principali della vicenda sono la Vangadicia e la Carpanea. Pur non essendo riuscito a ricostruire esattamente la geografia della storia, ho però notato un lavoro di ricerca e ricostruzione storico-geografica da parte dell’autore che ho particolarmente apprezzato.

Il romanzo scorre con un tono piuttosto allegro, nonostante l’incubo di un misterioso evento in arrivo (che, senza anticipare quale sia, mi pare proprio evento storicamente attestato), la magia vi compare più che altro come visione superstiziosa del mondo e timore dell’azione diabolica. Vi è un solo episodio, tutto sommato ristretto come numero di righe anche se con una certa rilevanza per la trama, in cui ci si muove davvero nel soprannaturale, quando, brevemente, gli animali nella stalla di Milano si mettono a confabulare tra loro. Non meno misterioso e intrigante, in effetti (dai personaggi è considerato demoniaco), il rapporto tra la scrofa orba del mugnaio e due gattini neri trovatelli che questa allatta come figli propri. Interessante anche la ricostruzione delle credenze popolari attorno alla natura demoniaca dei tartufi (taruffoli).

In conclusione è stata una lettura piacevole, che scorsa via veloce, con il desiderio costante di continuare a leggere e di scoprire come le avventure dei personaggi si sarebbero dipanate.

E ora Davide Savorelli ha appena pubblicato un nuovo romanzo: “L’anno di Silla”! Non resta che scoprire anche questo.

Carlo Menzinger con il romanzo di Davide Savorelli

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LA FANTAPSICHIATRIA UCRONICA

Risultati immagini per l'uomo che credeva di essere se stessoHo trovato “L’uomo che credeva di essere se stesso” tra i romanzi della “Fratellanza della Fantascienza” di Anobii, eppure questo romanzo dell’inglese David Ambrose si può dire solo in parte fantascienza. Semmai saremmo più dalle parti della “fantapsichiatria”, se un simile genere esiste, e non mancano elementi per poter inserire questo romanzo tra quelli che, in qualche modo si occupano di ucronia.

L’inizio parte alla grande, con il protagonista subito coinvolto in una serie di incidenti mortali, che lo riguardano direttamente e da cui scampa miracolosamente, o che riguardano la moglie e il figlio.

Poi le cose si complicano e ci si sposta dalle parti della schizofrenia (anche se nel libro si dice che, quello di Rick – Richard non è un vero e proprio caso di schizofrenia). Da lì, si scopre che, forse, per effetto di uno di tali incidenti, il protagonista vive due vite (e si tirano in ballo persino le teorie quantistiche sugli universi paralleli), anzi, le viveva, prima che le due personalità non si trovassero a convivere nel medesimo corpo.

David Ambrose

Mentre Richard vive e ricorda un mondo che è il nostro. Rick viene da un universo divergente (ma qui lo chiamano mondo parallelo, pur spiegando che le divergenze temporali sono perpendicolari) in cui John Kennedy non è morto (e neppure Marylin Monroe) e, alla fine naturale del suo mandato, gli è succeduto il fratello Bob, anche lui non assassinato. E non si può qui non pensare ai disperati tentativi del viaggiatore nel tempo di “22/11/’63” di Stephen King.

Comunque, l’aspetto storico-ucronico, ne “L’uomo che credeva di essere se stesso” ha un peso relativo. Tutto è incentrato sul protagonista e sugli psichiatri e psicologici che cercano di capire qualcosa di questa sua sorta di schizofrenia.

I rivolgimenti della “verità” che si credeva di aver scoperto, sono numerosi, rendendo quest’opera interessante e avvincente, anche se forse un po’ troppo contorta e anche se viaggiare nel tempo usando la mente è un concetto che credo di aver già sentito, anche se ora mi sfugge dove e se la possibilità di mettere in comunicazione universi divergenti si può trovare anche nel mio “Via da Sparta”.

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QUEL CHE INSEGNA “IL SOGNO DEL RAGNO”

Il sogno del ragno” è ucronia. L’ucronia è la descrizione di mondi alternativi, universi divergenti, in cui qualcosa nel passato è cambiato, mutando il corso della storia. L’ucronia, dunque, è storia immaginaria. Mi piace dire che sia “storia sognata”, nel senso che ciascuno di noi può sognare un mondo diverso, supponendo che un dato evento non si sia verificato o si sia verificato in altro modo. Abbiamo così varie ucronie in cui la Germania vince la seconda guerra mondiale, nel mio “Il Colombo divergente” immagino che Cristoforo Colombo non riesca a comunicare la scoperta dell’America, in “Giovanna e l’angelo” Giovanna D’Arco sopravvive al rogo.

La grande sfida de “Il sogno del ragno” è descrivere il nostro tempo, un mondo a noi contemporaneo, ma frutto di una divergenza storica, ucronica, avvenuta non solo 20 o 100 anni fa, ma ben 2.400 anni fa. Si immagina che allora Sparta abbia sconfitto Tebe a Leuttra e non viceversa. Ne conseguono la distruzione di Atene con tutta la sua cultura, l’espandersi di Sparta, l’arresto dello sviluppo dell’Impero Romano e tutta una serie di cambiamenti che fanno sì che oggi metà del mondo sia dominato da Sparta. Un mondo molto “spartano”, essenziale, innanzitutto, ma anche un mondo del tutto diverso. Uomini e donne vivono separati. Matrimonio e famiglia sono intesi in tutt’altro modo. Ogni lusso è bandito. Del consumismo non se ne mai sentito parlare. I vestiti sono considerati un vezzo superfluo. La proprietà privata non esiste. Da una parte c’è una comunità di Uguali, gli Spartiati, tra i quali non sono accettate differenze, ma che sono un’oligarchia che domina su un gran numero di schiavi pubblici, gli Iloti. L’elettronica non esiste. La meccanica è ai livelli ottocenteschi, un po’ tipo “steampunk”. In compenso c’è un forte controllo demografico, c’è una maggior attenzione verso l’ambiente, c’è uguaglianza tra i membri della stessa classe, ma anche sfruttamento schiavistico degli Iloti. C’è una grande attenzione alla selezione della razza, che ha portato a uno sviluppo della genetica che qui ancora non abbiamo conosciuto. E c’è la guerra. Guerra costante, perché il controllo degli Spartiati sugli Iloti e sulle popolazioni assoggettate o confinanti funziona solo tramite uno stato di guerra e polizia costante. È una società maschilistica, ma in cui le donne hanno un immenso potere, perché gli uomini si occupano solo di questioni militari e politiche e tutto il resto è in mano alle donne. La “medicina” più usata è l’eutanasia. Gli uomini e le donne che raggiungono i 55 anni devono morire per fare spazio ai giovani e avere un mondo sempre efficiente.

Il grande insegnamento di questo romanzo e dell’ucronia in genere è che tutto ciò che conosciamo, potrebbe non esserci, che oggi potremmo vivere in un mondo del tutto diverso. Forse peggiore o forse migliore. L’ucronia ci insegna a guardare il mondo e la storia con occhi nuovi. A chiederci continuamente “e se invece?”

Il sogno del ragno” descrive un mondo distopico, ma non totalmente, perché nulla è mai del tutto bianco o del tutto nero. L’universo di “Via da Sparta” è talmente diverso dal nostro, che non possiamo che provare repulsione per il tipo di vita che propugna, eppure vediamo che molti personaggi lo vivono come normale.

E questo, forse, è un altro messaggio del libro: cercare di comprendere la diversità, cercare di capire che quello che, a prima vista, ci può sembrare del tutto negativo, in realtà ha in sé aspetti positivi, così come non esiste una perfetta utopia, non c’è una distopia assoluta. In questi tempi, in cui la tentazione del razzismo riemerge, “Il sogno del ragno”, mostrandoci un mondo immaginario ci aiuta, spero, a farci capire che se siamo così non è per merito nostro o per “volontà divina”, che non esiste una “razza eletta”, ma che se un popolo domina sugli altri è solo per la forza del caso. Basta poco a mutare la storia e le sorti dei popoli e delle nazioni. Sparta oggi non esiste più. Invece, potrebbe esserci ancora e aver impedito la nascita degli Stati Uniti d’America, della Russia, della Gran Bretagna. Nazioni che si credo le più potenti, se solo qualche piccola cosa fosse avvenuta nel passato, potrebbero non essere quel che sono o non esserci affatto.

Il sogno del ragno ci insegna anche qualcosa sulla storia reale, perché questo moderno Impero di Sparta ha molto della Sparta storica, che pochi di noi conoscono davvero del tutto. Ogni capitolo è corredato da una citazione, spesso di storici antichi. Piccole frasi che ci fanno capire come certi aspetti descritti nel romanzo, che ci possono sembrare del tutto fantasiosi, in realtà nella vera Sparta era proprio così o molto simili. Per esempio, era normale che le donne avessero più mariti, era normale che i giovani spartiati uccidessero gli iloti senza motivo, solo come rito di iniziazione, era normale che gli uomini pranzassero senza le donne nei sissizi, la pederastia e l’omosessualità erano comuni e così via: Sparta era diversa da Atene, da cui tanto abbiamo preso. Sparta, anche quella vera, era molto diversa da noi.

Il sogno del ragno”, però, non è un libro di storia, né tanto meno di filosofia. “Il sogno del ragno” è un romanzo d’avventura e di vita, di crescita e di scoperta.

Il sogno del ragno” narra la fuga di Aracne (“ragno” in greco), una schiava pubblica ilota di diciassette anni da una Napoli ucronica verso la Scandinavia, i Regni Perieci del Nord” alla ricerca di un mondo diverso e magari migliore. Aracne è appena stata violentata, per l’ennesima volta, perché questo è normale e accettato. È incinta e vuole un mondo in cui la schiavitù e la violenza non esistano, in cui la sua vita e quella del frutto della violenza che porta in grembo non siano a rischio. È questo il suo sogno, il sogno di Aracne. In questa fuga la ragazza impara che per i sogni si deve combattere, che non ci si deve arrendere davanti agli ostacoli e ai fallimenti, ma anche che occorre stare attenti ai piccoli successi, che portano ad adagiarci, ad accontentarci, perdendo di vista il nostro obiettivo principale.

La seconda protagonista de “Il sogno del ragno” è un’altra ragazza, Nymphodora, poco più grande di Aracne, ma che vive nel cuore dell’Impero di Sparta, nella capitale Lacedemone. È una spartiate e per giunta figlia di due personaggi importanti dell’Impero. Eppure anche lei si ribella. Anche lei ha dei sogni. Vorrebbe cambiare questo mondo. Vorrebbe cambiare il modo di costruire le case e le città, ora “spartane” e, soprattutto, sotterranee. Vorrebbe che il matrimonio non avesse solo finalità economiche e procreative, ma che fosse l’unione di due anime, che fosse l’unione di due persone che si amano.

Il cammino delle due ragazze si avvicina progressivamente, fino all’incontro finale, che prelude a nuove, più incredibili avventure e scoperte di questa Sparta, che è più complessa di quanto sembri, con numerose sfaccettature e piccoli mondi, isole nascoste da scoprire, cose da imparare, per crescere e raggiungere una diversa consapevolezza.

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Di questo e di altro parleremo domani Sabato 16 Dicembre 2017 al Porto Seguro Show in via dei Renai 23 (Firenze).

 

AUGURI E LIBRI AL RISTORANTE “I 5 SENSI” DI FIRENZE

Dopodomani, il 13 dicembre alle 18,00, ci incontreremo con gli amici di Pro Natura e con chi vorrà raggiungerci per scambiarci gli auguri di Natale con un brindisi e per conoscere due nuovi romanzi, “Il sogno del ragno” di Carlo Menzinger e “Un Etrusco tra i Nuraghes” di Alberto Pestelli. Presentano Gianni Marucelli, Sergio Calamandrei e Iole Troccoli. Saranno presenti gli autori. Vi Aspettiamo.

ALL’INSEGUIMENTO DI UN SOGNO

IL SOGNO DEL RAGNO” di Carlo Menzinger di Preussenthal è un romanzo che ci trasporta in un altro mondo. Non un mondo alieno attorno a qualche pianeta lontano, ma il nostro, la nostra vecchia Terra.

Eppure questa Terra, oggi, ne “IL SOGNO DEL RAGNO” appare davvero molto diversa da come la conosciamo. Che cosa le è accaduto?

Sparta, sconfitta Tebe, distrutta Atene e soggiogata Roma, domina ormai Europa, Asia e gran parte dell’Africa e dell’America. Non ci sono mai state la Rivoluzione francese e la Rivoluzione Industriale! Le grandi nazioni europee non sono mai nate!

La storia si svolge dal 16/04/2009 al 14/07/2018. Inizia in parallelo a Napoli e in Grecia, a Sparta, con le due protagoniste che, ciascuna a modo suo combatte contro l’Impero di Sparta, che come un ragno (uno dei suoi simboli) ha allargato ovunque la sua tela. “Sparta ovunque” è una delle forme di saluto ora in voga. A Napoli, anzi, a Neapolis, Aracne, una schiava ilota di diciassette anni, violentata in strada per l’ennesima volta e rimasta incinta, sebbene le leggi di Sparta non lo permettano, fugge “Via da Sparta” (come si chiama la saga) per non essere punita per questa gravidanza e per cercare un nuovo mondo, un modo diverso di vivere e la libertà. È questo il sogno di Aracne (“ragno” in greco). È questo “IL SOGNO DEL RAGNO. Aracne si chiama così perché sin dalla nascita ha un ragno tatuato sulla fronte. Non sa perché, ma un grande mistero che la riguarda da vicino è celato in quel tatuaggio.

Al centro dell’Impero, a Sparta, che ora si chiama Lacedemone, un’altra ragazza, Nymphodora, poco più grande di lei, ma appartenente alla nobiltà, agli spartiati, e figlia di due delle persone più importanti dell’Impero, sogna di cambiare la città e studia una disciplina nuova, osteggiata da tutti: l’architettura. Sogna di costruire città diverse, perché Lacedemone è una grande metropoli del tutto sotterranea e lei sogna di costruire palazzi che si ergano verso il cielo, grattacieli.

Non solo questo è diverso a Sparta, rispetto al nostro mondo.

Uomini e donne vivono separati, non esistono le famiglie, sesso e amore sono diversi da come li conosciamo, la gente va in giro nuda, considerando i vestiti un deprecabile spreco, i malati e i vecchi vengono uccisi, il denaro e il lusso non esistono, la guerra non ha mai fine, l’arte è quasi inesistente, la meccanica è ai suoi inizi, l’elettronica non è neanche immaginabile, ma la genetica ha fatto grandi passi avanti e Sparta persegue la selezione della razza. La gente ancora adora gli antichi Dei greci e il cristianesimo non esiste, mentre una piccola setta di “Gesuisti”, seguaci di Gesù di Nazareth, si rifugia sull’appennino per sfuggire a Sparta.

Le ragazze si lanciano in due grandi sfide, molto più grandi di loro, scoprendo, assieme al lettore, aspetti sorprendenti dell’Impero di Sparta. Altri personaggi le affiancano con le loro storie e le loro esperienze, mentre le vicende delle due ragazze, passo dopo passo convergono verso una storia unica, in una grande epopea che è anche racconto di crescita, di scoperta del mondo e di se stessi. Una storia di tenacia e di perseveranza che forse ricorda quella di Cristoforo ne “Il Colombo divergente”, per questa ostinazione nel perseguire un sogno e un’idea, per questo desiderio di cambiare le cose nonostante ogni avversità. C’è, però, nelle giovani Aracne e Nymphodora una freschezza e un desiderio di vivere quali solo delle giovani come loro possono avere. Una tenacia e un attaccamento che sono soprattutto verso la vita, la propria e quella del bambino che deve nascere, l’amicizia, l’amore, quell’amore che Sparta rifiuta e non conosce, perché, non dimentichiamolo, questo mondo non ha mai conosciuto Saffo, Catullo, il romanticismo, i racconti cavallereschi e molto altro ancora su cui si è fondata la nostra visione dell’amore. Toccherà a queste due ragazze costruire tutto ciò dal nulla.

 

La scheda de IL SOGNO DEL RAGNO, sul mio sito è qui.

I post wordpress su IL SOGNO DEL RAGNO sono qui.

La scheda anobii de IL SOGNO DEL RAGNO è qui.

Se volete acquistarlo on-line potete farlo qui:

Amazon

Internetbookshop

La Feltrinelli

Mondadori Store

Libreria Universitaria

Per parlarne assieme all’autore puoi partecipare mercoledì 13 Dicembre alle 18,00 alla presentazione che si terrà al Ristorante i 5 Sensi (Via Pier Capponi, 3 – Firenze), in cui sarà presentato anche il romanzo “Un Etrusco tra i nuraghes – Vol. II” di Alberto Pestelli.

L’UMANITÀ RETRÒ DEGLI ALIENI

Risultati immagini per hARRY tURTLEDOVE Invasione Atto finaleChe piacere ritrovare i numerosi personaggi di “Invasione”! Ho finalmente letto il 4° volume della serie di Harry Turtledove (“Invasione 4 – Atto Finale”) ed è stato un po’ come quando esce una nuova stagione di una serie TV cui ci siamo ormai abituati. Magari cambia poco, ma fa piacere seguire le vicende dei protagonisti cui ci siamo un po’ affezionati. E a dir il vero, le due saghe successive “Invasione” e “Colonizzazione” si presterebbero assai bene ha realizzare una serie TV in 8 stagioni, qualcosa tipo “Falling sky”, anche se la ricchezza della storia di Harry Turtledove potrebbe portare a risultati più interessanti.

Per chi non lo ricordasse, “Invasione” è una bell’ucronia fantascientifica che immagina l’interruzione della Seconda Guerra Mondiale per effetto di un’invasione aliena.

I 4 romanzi di “Invasione” e, immagino, pur non avendoli ancora letti, i quattro di “Colonizzazione” sono uno splendido esempio di romanzo corale, con un gran numero di protagonisti, di diverse nazionalità e persino alieni. Turtledove, pur non scrivendo un romanzo storico ma un’ucronia, offre una visone corale direi migliore di quella che emerge da “Century” di Follet. Accanto a uomini, donne e Rettili alieni comuni incontriamo personaggi storici. In questo volume soprattutto Molotov, Stalin, Ribbentrop e Mao. Quello che più affascina è la vicinanza con cui Turtledove ci fa conoscere gli invasori, con la loro superiorità tecnologica, ma anche tante debolezze, quasi umane.

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Harry Turtledove

La novità di “Invasione 4 – Atto finale” rispetto ai precedenti volumi della prima quadrilogia è che, finalmente, la Razza (come si fanno chiamare i Rettili, ovvero gli alieni) comincia a vacillare e accetta di venire a patti con alcuni umani (o Grossi Brutti, come ci chiamano loro). Reggerà l’alleanza tra nemici agguerriti come nazisti tedeschi, comunisti russi e cinesi, monarchici inglesi, democratici americani?

Rimane sempre ottima la caratterizzazione dei personaggi e simpatica l’ambientazione retrò di questa invasione aliena e apprezzabilissimo che, pur avendo parti ambientate in America, non sia tanto “americanocentrico” come la più classica fantascienza, specie se di autori statunitensi come Turtledove. Forse, però, dopo centinaia di pagine quante ne conta ciascun volume, si comincia a sentire un po’ di ripetitività, anche se il mutamento di scenario bellico è significativo.

Si attende ora che arrivino le truppe aliene di Colonizzazione. Mancano ormai pochi anni. Riuscirà l’umanità ad attrezzarsi per reggere a questa seconda, più massiccia, ondata di invasori? La Razza riuscirà ad adattarsi a un pianeta che si aspetta di trovare pacificato per i suoi coloni ma che non lo è per nulla?

Insomma, non potremo che proseguire, quanto prima, con la lettura della seconda saga, che altro non è che il seguito della prima.

 

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Risultati immagini per hARRY tURTLEDOVE Invasione Atto finale

L’AMORE E L’INDIPENDENZA

Risultati immagini per lo sguardo e il risoLo sguardo e il riso” di Caterina Perrone è una storia d’amore ambientata in un non-tempo passato e in un non-luogo che ricorda l’Italia medievale ma che ha il sapore dei borghi fantasy. Non è comunque né ucronia, né utopia e neppure vero fantasy, ma canto sui rapporti umani, sulle pulsioni e i sentimenti d’amore, sul cercarsi e allontanarsi tipico degli amanti, sugli ostacoli che le famiglie e l’ambiente spesso frappongono a tali amori.

I protagonisti, in primis, la bella Viola sono vivaci e con un certo spessore. Viola non pensa solo al suo amato Matteo. È delineata come una ragazza forte e decisa, con una grande passione per lo studio dell’erboristeria e dei profumi. Appare, pur in questo tempo indeterminato, come una sorta di eroina anticipatrice di autonomie e indipendenze femminili. Pur ambendo all’amore del bel rubacuori Matteo, non vuole sposare né lui, né chi vorrebbe imporle il padre, dimostrando la sua brama di indipendenza.

Siamo dunque sì di fronte a una storia d’amore, ma anche alla raffigurazione di un anelito di emancipazione femminile. Viola ambisce realizzarsi nel proprio lavoro di profumiera, piuttosto che diventare moglie devota.

I personaggi si fanno amare e la storia scorre agevolmente verso l’atteso finale, lasciando presagire possibili sviluppi futuri, così come possibili scritture venture di Caterina Perrone che con questo volume edito da Porto Seguro è alla sua prima prova letteraria.

Corredano il volume i bei disegni in bianco e nero di Gianni Mannocci, assai attenti a cogliere i dettagli e i particolari delle scene raffigurate.

La copertina invece è un bel dipinto di J. W. Waterhouse.

 

Caterina Perrone – Auditorium del Duomo – Firenze 2/12/2017

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