Archive for aprile 2020

METTERE IN GUARDIA DAI MUTAMENTI CLIMATICI

In occasione del Festival del Libro di Pisa del 10 Novembre 2019 partecipai alla presentazione di “Antropocene – L’umanità come forza geologica” una raccolta di “Racconti e saggi a cura di Francesco Verso e Roberto Paura” (Future Fiction 2018).

Antropocene: L'umanità come forza geologica (Future Fiction Vol ...

Francesco Verso

Il tema mi solleticava, sia per l’interesse che rivestono per me (e vorrei sperare per tutti) le tematiche dell’impatto umano sull’ambiente e sul clima in particolare, ma anche perché questo volume, con mezzi e forme diverse si riprometteva i medesimi obiettivi della mia ultima pubblicazione “Apocalissi fiorentine”: sensibilizzare i lettori verso tali problematiche.

Verso e Paura hanno scelto l’originale alternanza di racconti e articoli sul tema, scritti da autori provenienti da ogni parte del mondo, con l’intento di “collegare la finzione alla realtà” (scrive Paura), perché la fantascienza è un genere letterario che ci parla forse più del mainstream della nostra realtà, per la propria capacità di anticipare il futuro, di metterci in guardia da possibili distopie, di guidarci verso utopie e sogni, di caricaturizzare il nostro mondo.

Nella prima delle due prefazioni Paura evidenzia la “potenza della fiction” nell’esercitare “un forza persuasiva da non sottovalutare”. Credo sia questo il motivo per cui sto cercando di sottolineare l’importanza di scrivere per l’ambiente, in un momento in cui, come scrive Verso nella seconda prefazione, “il dominio” dell’uomo sulla natura “ha sopraffatto il rispetto. E così la scienza ha spogliato la natura dei suoi antichi misteri, l’ha resa nuda e indifesa nei confronti di chiunque abbia voluto appropriarsi delle sue risorse”.

Proprio oggi che il concetto di capitalismo sembra non avere nemici è tempo di immaginare il futuro del rapporto tra uomo e natura”, scrive ancora Verso, e io credo, anzi, che sia proprio questa catastrofica mancanza di rispetto verso la natura a mostrare chiaramente i limiti del capitalismo e a decretarne la necessità del suo superamento, perché “minaccia di distruggere l’intero ambiente umano” (Verso), essendo “per sua natura, contrario a qualsiasi nozione di sostenibilità” (Verso).

Roberto Paura | World Futures Studies Federation - Academia.edu

Roberto Paura

Nel racconto di Jean-Luis Trudel si parla dello scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell’emersione di antichi batteri e in questi giorni segnati da una colossale crisi mondiale per causa di un virus, la riflessione su quello che potrebbe davvero accadere sorge spontanea.

Assai interessante è l’analisi dell’articolo di Marco Signore sulle variazioni climatiche del passato, che dimostrano che “il pianeta ha i mezzi per curarsi”, ma che questo non vuol dire che tutte le specie possono sopravvivere a queste oscillazioni e non vuol dire che il riscaldamento globale in atto sia naturale. Le cause antropiche sono innegabili, sebbene ci sia ancora che provi a sostenere il contrario.

Questo riscaldamento “causerà profonde perdite agli ecosistemi. L’innalzamento delle temperature degli oceani anche di un solo grado comporta disastri immani per gli organismi, a cominciare da quelli che vivono in superficie, cioè il plancton. Sfortunatamente per noi e per l’intero pianeta Terra, il plancton è praticamente la base della vita su questo mondo: produce almeno la metà dell’ossigeno necessario per respirare, ed è alla base delle reti alimentari. In più, la quantità di carbonio nell’atmosfera in costante aumento, non provoca solo l’aumento delle temperature, ma anche l’acidificazione degli oceani”, “condannando praticamente gli organismi a morte”.

Il racconto di Clelia Farris (Cagliari, 1967) ci trasporta in un mondo sommerso dalle acque i cui i superstiti sopravvivono su “scogli” formati dalle sommità dei grattacieli. Un’improvvisa glaciazione metterà a repentaglio la loro difficile sopravvivenza. Il clima qui, insomma, impatta due volte sull’umanità, in modi inversi ma comunque drammatici.

Segue un interessante analisi sociologica dell’ecologismo scritta da Antonio Camorrino, che ci parla della “diffusa percezione che il futuro riservi pericoli dalla portata inedita”, partendo proprio dalla lettura del racconto della Farris, che, secondo lui, metaforizza la dissoluzione di “una certa immagine dell’umano”.

Per il moderno ecologismo “La natura viene quindi sacralizzata a contrappunto dell’umano, assurto a polo negativo Antropocene: L'umanità come forza geologica (Future Fiction Vol ...della dialettica per mezzo del rovesciamento dell’antinomia moderna che sanciva il dominio dell’uno sull’altra”.

In questo, devo dire, mi riconosco in questa visione dell’ecologismo. Credo, infatti, che la gerarchia di sfere in cui ci muoviamo “io-famiglia-comunità locale-stato-unione di stati-umanità-natura” vada rovesciata come importanza dall’approccio individualista ed egocentrico, cercando di imparare che la priorità di tutti noi deve diventare proprio la salvaguardia e protezione della natura, rispetto alla quale tutti gli altri interessi sono “particolari” e quindi meno rilevanti, così come gli interessi dell’associazioni internazionali dovrebbero prevalere su quelli dei singoli stati o delle singole comunità. I nazionalismi del resto già hanno trascinato la storia lungo percorsi da non ripetere e i campanilismi sono atteggiamenti gretti e odiosi, indegni di uomini civili.

Si deve giungere, come scrive Camorrino alla “natura come nuovo universo morale”.

Segue un racconto del cinese Chen Quifan, che pone al centro le problematiche dell’inquinamento atmosferico urbano, assai sentito nel suo Paese, impegnato nella difficilissima sfida di sostenere una velocissima crescita economica, industriale e sociale cercando di contenerne i danni ambientali.

Eccoci così in un mondo in cui “si consiglia ai bambini piccoli, agli anziani e a coloro con malattie respiratorie di rimanere in casa…”, frase che in questi giorni di quarantena mondiale, colpisce con un coltello al cuore. Ecco, deja vu, “un mucchio di pedoni, con le facce impolverate sotto mascherine che li facevano sembrare mostruosità con la faccia di maiale”.

Come il covid-19, oggi, nel racconto “lo smog causava anche danno psicologico”, “un aumento sui tassi di depressione nei residenti in città”. “Conseguenza dello smog era il senso di rimozione dal mondo”.

Ali della notte” di Robert Silverberg

Robert Silverberg

Tocca poi a Fausto Vernazzani, partendo da questo racconto, esaminare la moderna climate fiction e fantascienza cinesi. Nella sci-fi cinese “come figura dominante emerge l’innovazione tecnologica”. La passione e la pervasività della tecnologia nell’attuale società cinese ha, infatti, favorito il passaggio da una fantascienza concentrata sugli aspetti sociologici alla hard science fiction. Restano comunque centrali anche i temi dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici e della desertificazione. “L’inquinamento e i cambiamenti climatici insieme hanno devastato uno dei beni principali della nazione, ovvero il terreno”. “Ogni anno il deserto dei Gobi fagocita oltre 3.000 Km2 di verde”.

Mariam Womack nel suo racconto ci parla dell’estinzione delle farfalle e del loro ritorno con una specie mutante e gigante di macaoni, dall’inattesa pericolosità, in un mondo dalle estati troppo calde in cui con i macaoni tornano anche antiche malattie.

L’articolo di Gennaro Fucile parte da questo racconto per spiegarci, citando Mark Fisher, che “è più facile immaginare la fine del mondo che quella del capitalismo”: il mercato risorge sempre, “il consumo diventa uno stare al mondo, una concezione di vita”. Prosegue raccontandoci scenari distopici letterari, citando, tra gli altri, “La ragazza meccanica” di Paolo Bacigalupi (che ho appena iniziato a leggere) e soprattutto l’agghiacciante “Come è” (1961) di Samuel Beckett, con quest’uomo strisciante nel fango, che mi devo procurare al più presto.

La sua visione dell’antropocene credo si possa riassumere nell’affermazione “l’apocalisse non è arrivata dall’industria bellica” ma dalle “profonde ferite inferte al pianeta” “arrecate da mucche d’allevamento, coltivazioni intensive di mais, bombolette spray, quattro ruote utilitarie, e via di questo passo”. Perché “la pace ha distrutto e continua a distruggere l’ambiente” e “l’obesità oggi è un’epidemia” ma anche un simbolo della nostra civiltà, aggiungerei. Concetto estremante suggestivo: partendo da questa frase ho appena scritto un racconto!

Segue Cielo rovente” del grande Robert Silverberg, racconto che da solo varrebbe l’acquisto dell’antologia, peraltro, come sto scrivendo assai pieni di spunti e testi interessanti.

Ci parla di un mare che è “uno strano gulash di correnti” in cui grandi iceberg, residui dello scioglimento dei poli, vanno alla deriva, mentre navi cercano di contenderseli per portarli verso città assetate, in un mondo ormai avaro di acqua potabile, in cui Los Angeles fa la guerra a San Francisco per un po’ di ghiaccio polare. Un mondo difficile, in cui una nave alla deriva che chiede aiuto è da guardare con sospetto, perché potrebbe nascondere insidie.

Nel suo articolo Giampietro Casasanta, riprende il tema dello scioglimento dei ghiacci spiegandoci, tra le altre cose che la fusione di quelli dell’Antartide porterebbe a un innalzamento del livello del mare di 58 metri. Quante coste e quante città resterebbero sommerse! Ci racconta delle varie basi scientifiche presenti in questo continente deserto grande come Europa e Stati Uniti assieme e di come queste siano in grado di utilizzare il carotaggio dei ghiacci per studiare l’evoluzione del clima terrestre, in quanto “il contenuto isotopico medio del ghiaccio e la temperatura annuale media sono legati da una relazione lineare”.

Affascinante anche il racconto del curatore Francesco VersoDue mondi”, che immagina la creazione di due nuove razze “umane” realizzate mediante la manipolazione genetica, tema a me particolarmente caro e che credo sia la vera frontiera del nostro sviluppo scientifico.

Chiudendo il volume in ordine inverso rispetto a come lo avevano aperto, ritroviamo l’altro dei due curatori, Roberto Paura, nell’ultimo articolo, che riprende il tema suggerito dal racconto di Verso per parlarci di human enhancement, come alternativa piuttosto che alla terraformazione di altri pianeti, alle soluzioni per arrestare i mutamenti ambientali: adattare l’uomo (ma anche le altre specie) a un ambiente alterato. Soluzione che comporta grossissimi problemi etici e politici, ma che rischia di rimanere l’ultima e unica soluzione possibile se proseguiremo nel tapparci occhi e orecchie davanti agli evidenti segnali di degrado del pianeta e alla nostra colpevolezza in merito.

Accanto all’human enhancement, Paura ricorda altre soluzioni meno drastiche come il cognitive enhancement, che potrebbe renderci non solo meno fecondi (“la fecondità diminuisce al crescere dell’istruzione, soprattutto femminile”) ma anche più reattivi ad affrontare le nuove situazioni, per non parlare del, forse ancor più paradossalmente Antropocene | L'epoca umana - Exibart.tvutopistico, moral enhancement.

Eppure, l’ingegneria genetica potrebbe davvero essere persino la soluzione ai mutamenti genetici, si pensi per esempio al drammatico problema della liberazione del metano nascosto dal permafrost, che potrebbe avvenire per effetto del surriscaldamento globale, determinando un’immane accelerazione dell’effetto serra. Ebbene, questo fenomeno è peggiorato dall’assenza di grossi animali come i mammut che calpestavano la tundra, consentendo al ghiaccio di penetrare più in profondità, conservando così meglio il permafrost. Ebbene la ricostruzione con ingegneria genetica dei mammut potrebbe aiutare a rallentare il fenomeno!

Paura mette, infine, in guardia dal “soluzionismo”: l’illusione otto-novecentesca che la scienza e la tecnologia possano trovare una soluzione a tutto, ci rende irresponsabili e rende superate etica e politica.

SESSO, VIOLENZA, RELIGIONE E ALTRE PERVERSIONI POST-NAZISTE

Elfriede Jelinek

Sesso, violenza, religione, masturbazione, foto pornografiche con presunzioni artistiche, prostituzione, armi, esplosivi e altre perversioni nell’Austria post-nazista del secondo dopoguerra sono gli ingredienti de “Gli esclusi” (1980) di Elfriede Jelinek, un romanzo che parla dei difficili rapporti nella famiglia di un ex-gerarca nazista mutilato e privo di uno scopo nella vita. Ingredienti esplosivi che deflagheranno in un finale di estrema crudeltà.

Una storia di apparente vita quotidiana, se non fosse malata da prevaricazioni, istinti incestuosi, desideri di rivalsa, invidie, debolezze, che vede al centro le Gli esclusidifficoltà dell’adolescenza in un ambiente tutt’altro che protetto. Qualcosa dalle parti di “Arancia meccanica”, con la normalità del sadismo fine a se stesso, dell’aggressione come passatempo.

L’autrice, austriaca, politicamente impegnata nella denuncia sociale, nel 2004 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura.

Premio al lettore di Fantascienza

Associazione World SF ItaliaOggi sono usciti i finalisti del Premio al Lettore di Fantascienza organizzato dalle associazioni Moonbase ’99 e World SF Italia.

Sono presente tra i sei finalisti con due recensioni da me scritte e una scritta su un mio libro. Sui link è possibile leggere le recensioni.

Ecco i primi sei classificati (in ordine alfabetico):

Carlo Menzinger di Preussenthal [leggi] Il 9 Maggio Pierfrancesco Prosperi
Carlo Menzinger di Preussenthal [leggi] Karma avverso Emiliano Mecati e Alessio Seganti
Daniele Dafichi [leggi] Hyperion Dan Simon
Pietro Ballio (pseudonimo) [leggi] I fabbricanti di felicità James E. Gunn
Valeria Barbera [leggi] Übermensch Davide Del Popolo Riolo
Vincenzo Maria Sacco [leggi] Apocalissi fiorentine Carlo Menzinger di Preussenthal

 

Sono presente anche tra le altre ammesse in finale.

Grazie a chi mi ha recensito e a chi mi ha votato.Homepage

Colgo l’occasione per segnalare che come lettore di fantascienza, sono anche Maestro della Fratellanza di Fantascienza di Anobii, un’associazione che da anni sta redigendo l’elenco delle migliori opere di fantascienza di sempre.

Qui potete leggere altre mie recensioni di opere fantascientifiche.

VECCHI GIOVANOTTI NELLO SPAZIO

Scrittori: John Scalzi, contratto record per 10 anni | Umbria e ...

John Scalzi (Fairfield, 10 maggio 1969) è uno scrittore e blogger statunitense conosciuto soprattutto per i suoi romanzi di fantascienza.

Non c’è verso: nessuna lettura scorre bene come un buon romanzo di fantascienza. “Morire per vivere” (2005) di John Scalzi appartiene senz’altro a questa categoria. Per giunta, tra le opere di questo genere, seppur con forti elementi da space opera (che non sono tra i miei preferiti), credo si possa definire un romanzo con un elevato grado di creatività. Tra tutti gli autori, i miei preferiti sono proprio i creatori di mondi.

Non ci sono trovate nuove in assoluto in questo romanzo, ma è il contesto generale a renderlo un mondo con un alto coefficiente di immaginazione.

L’idea di base è che la gente, arrivata a settantacinque anni d’età possa decidere se continuare a invecchiare mollemente o arruolarsi in una misteriosa forza armata interstellare e andare a combattere in mondi alieni. Una soluzione migliore della condanna a morte riservata ai “vecchi” ne “La fuga di Logan”.

I volontari non sanno assolutamente nulla di che cosa li aspetti, perché questi mondi extraterrestri e i relativi conflitti sono tenuti nascosti ai comuni mortali, quasi come in “Men in black”, anche se tutti qui sanno dell’esistenza di tale forza speciale.

Quello che sperano gli arzilli vecchietti e di venire “curati” per tornare un po’ meno anziani e più efficienti, ma Amazon.it: Morire per vivere - Scalzi, John, D'Addetta, C. - Librinessuno sa se questo avverrà davvero.

Ovviamente li aspetta una sorpresa quando si saranno arruolati. I mondi in cui combattere, comunque, esistono davvero e, sebbene non descritti in particolare dettaglio, hanno una discreta varietà.

Il mezzo usato per raggiungere la stazione spaziale da cui i vecchietti partiranno è un ascensore gravitazionale, come quello che nel 1894 immaginò il fisico russo Konstantin Ciolkovskij e che è al centro del romanzo del 1979 di Arthur Clarke “Le fontane del paradiso” e che si ritrova persino in “Il tempo è come un fiume” di Franco Piccinini (Edizioni Della Vigna, 2018).

L’idea di uomini anziani in corpi giovani non è di per sé certo idea nuova, si pensi al classico “Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde o al più recente Trevor Holden nella serie TV (2016-18) “The Travellers”, in cui i viaggiatori nel tempo si ritrovano in corpi altrui, a volte più giovani, a volte più vecchi, ma questo esercito di vecchietti ringiovaniti ha la sua notevole originalità.

In questo libro, nelle cosiddette “Brigate Fantasma” c’è persino un archetipo come Frankestein, umanizzato e militarizzato nel contempo (l’idea di individui nati adulti parte da lì e si sviluppa in vario modo nella fantascienza). C’è la manipolazione genetica, che attinge dal patrimonio di altre specie, vegetali o aliene. Ci sono in viaggi spaziali connessi alle teorie sui tachioni. Ci sono possibili sviluppi dell’intelligenza artificiale applicata alla cibernetica umana e a sviluppi della personalizzazione degli smartphone. Ci sono razze dalle filosofie aliene.

Insomma, un bel libro ricco di trovate e di avventure, un po’ troppo space opera ma sufficientemente creativo da farselo del tutto perdonare.

LA GUERRA DELLE AMAZZONI

Enrico Zini in Esperia, La rivolta | Il Blog di Eleonora Marsella

Enrico ZIni

Enrico Zini, pisano del 1974, è un autore della “scuderia” del Gruppo Editoriale Tabula Fati (con cui ho pubblicato in ottobre “Apocalissi fiorentine”) nonché membro come me dell’associazione degli operatori professionali della fantascienza “World SF Italia” di cui è presidente Donato Altomare.

L’ho incontrato dunque due volte, la prima in occasione del raduno annuale 2019 dell’associazione all’Impruneta (Firenze) e la seconda in occasione del festival milanese del fantastico Stranimondi 2019.

In tali occasioni, mi aveva lungamente parlato di questa sua saga “Cronaca Hamaxoni”, di cui pubblicò nel 2017 il primo volume “Esperia, la rivolta” (finalista al Premio Vegetti 2018) e nel 2018 “Esperia, la fuga”.

Ho, dunque, ora letto questo secondo volume, pur non avendo letto il primo e posso dire che è ben comprensibile anche così.

Si tratta di una saga fantasy con qualche riferimento al mito greco delle Amazzoni, le donne guerriere della Scizia e a quello di Atlantide.Amazon.it: Esperia, la fuga - Zini, Enrico - Libri

Le sue guerriere, tutte bellissime e sensuali, sono però altra cosa, anche se vivono in un mondo antico e in cui non manca qualche piccolo accenno di magia, si pensi per esempio all’episodio della pantera che protegge la famiglia in fuga in modo quasi sovrannaturale o a certi sogni.

Esperia, la fuga”, come si intuisce dal titolo, è quindi libro di avventure, di battaglie, di scontri per il dominio.

Quando Zini me ne parlò pensai che, per l’ambientazione greca e per la centralità della fuga, potesse avere maggiori punti di contatto con la mia saga ucronica “Via da Sparta” in cui anche io racconto una fuga, quella della schiava ilota Aracne, attraverso un Impero di Sparta alternativo giunto sino ai giorni nostri, ma le opere, a parte questi punti in comune si svolgono su piani diversi, anche se entrambe non indulgono nel fantasy più classico, quello nordico popolato di draghi, elfi e gnomi ed entrambi evitano il ricorso a divinità ultraterrene.

Lettura densa e piena di eventi, da leggere tutta d’un fiato.

 

CARVER, MINIMALISTA MA NON TROPPO

LA POESIA CHE NON HO SCRITTO. CON RAYMOND CARVER NEL CUORE ...

Raymond Carver

Sono passati ormai sette anni da quando lessi “Il mestiere di scrivere”, una raccolta di scritti di Raymond Carver sulla scrittura. Ricordo che il volume, per quanto stimolante, non mi convinse del tutto, per la semplice ragione che intuii una profonda diversità tra la concezione della scrittura di Carver e la mia. Lui legato al racconto, al realismo, alla “gravità”, io che preferisco il romanzo, il fantastico e ricerco invano la leggerezza. Diciamo come consigli di scrittura preferisco e trovo assai più utili quelli di un genio come Stephen King (“On writing”) che i libri li sa scrivere davvero, li vende alla grande e si fa adorare da milioni di fan, o magari quelli, letti di recente, dei nostrani Ciampi, Agostinelli e Barbini (“Parole in viaggio”).

Mi ripromisi allora di leggere qualcosa di questo maestro di scrittura, ma come spesso avviene per letture “doverose” ma verso le quali non mi sento portato, sono passati così vari anni prima che ritrovassi quasi per caso un e-book selezionato tempo prima e lo cominciassi: “Principianti” (versione integrale di “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, prima versione tagliata ed editata da Lish).

Si tratta, come per “Il mestiere di scrivere” di una raccolta di scritti non nati per stare assieme in un volume. Lì erano articoli e piccole lezioni, qui si tratta di racconti.

Ebbene, come scrive questo Carver? Di sicuro bene, con tecnica e una certa creatività narrativa. Devo, anzi, dire che dai suoi consigli di scrittura mi sarei aspettato uno più legato alla quotidianità del vivere, mentre i suoi racconti, pur plausibili e realistici, ci parlano di situazioni ai limiti dell’ordinario (non certo “ai confini della realtà”, però), da storie di vita di coppia o familiari, al bambino investito da un’auto, a vicende di caccia, a piccole (neanche troppo) violenze Principianti” di Raymond Carver, recensione librodomestiche. Insomma quando ne “Il mestiere di scrivere” affermava “Secondo me, la trama, una linea narrativa, è molto importante. Sia che scriva poesie oppure prosa, cerco sempre di raccontare una storia”, non lo diceva per dire e questo è la base di ogni buon libro, anche se alcuni lo dimenticano.

C’è l’America di provincia (che come ambientazione mi sta piuttosto antipatica a meno che non ne parlino McCarthy, King, Lansdale o altri del loro calibro), c’è del minimalismo narrativo, eppure, mi pare, che l’attenzione al dettaglio sia tutt’altro che marginale. Sarà, forse, che nella precedente versione di quest’antologia c’era la pesante mano dell’editor Lish, che ha tagliato senza pietà, mentre in questa che ho letto no. Forse, allora il minimalista era l’editor!

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