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ULTIME TRACCE D’INCHIOSTRO

Risultati immagini per prime forme di scritturaNella mia vita di ultracinquantenne che ama scrivere, ho visto cambiare quest’attività e tutto ciò che gira attorno al mondo dei libri in modo così radicale, che ben poco di ciò che è avvenuto prima mi pare sia stato altrettanto rivoluzionario, se non le tre invenzioni fondamentali della storia della scrivere:

  1. la scrittura;
  2. la scrittura fonetica;
  3. la stampa a caratteri mobili.

L’invenzione della scrittura non è stato un evento immediato, ma il frutto di una lunga evoluzione preceduta dalla comparsa di simboli e sembra sia avvenuta in Mesopotamia nel 3.400 avanti Cristo e, indipendentemente, in Mesoamerica nel 600 a.C., e forse altrettanto autonomamente in Egitto nel 3.200 a.C. e in Cina nel 1200 a.C.

Il fatto che la scrittura, come forse il linguaggio, sia nata indipendentemente o quasi in più luoghi, dimostra quanto questo sia un bisogno innato nell’uomo.

Il primo alfabeto noto è quello fenicio, che era, in origine, di tipo consonantico. L’alfabeto greco, derivato da quello fenicio, ha introdotto simboli per i suoni vocalici.

Johann Gutenberg stampa tra il 1448 e il 1454 a Magonza il primo libro con la tecnica della stampa a caratteri mobili. Altri stampatori in Europa, Risultati immagini per stampa a caratteri mobiliperò, in quegli anni si stavano già avvicinando alla tecnica.

L’uso dell’inchiostro e poi delle penne resero la scrittura assai più agevole.

La storia della scrittura comprende anche progressi ed evoluzioni nel campo dei supporti su cui scrivere (dalle tavolette d’argilla, ai papiri alla carta) e degli strumenti utilizzati per farlo, ma dai tempi di Gutenberg, l’evoluzione non ha subito altri salti paragonabili fino a pochi anni fa.

 

Che cosa sarebbe dunque avvenuto di così rivoluzionario in questi ultimi tempi?

Varie cose. Vorrei qui limitarmi a raccontare questo progresso in base alla mia esperienza personale, che penso possa dare un’idea di come cambiarono le cose nelle case italiane e di tutto il mondo, senza la pretesa di voler fare un’analisi storica. Quando ero bambino, negli anni ’60 del XX secolo, nessuno aveva in casa un computer. Ne usai per la prima volta uno alla fine del liceo e si trattava di un oggetto assai primitivo, il Sinclair XZ Spectrum, un microcomputer a 8 bit basato sul microprocessore Z80A, originariamente dotato di 16 kB di ROM contenenti il linguaggio BASIC, di 16 kB di RAM espandibili a 48 kB e di una caratteristica tastiera in lattice con 40 tasti multifunzione. La Sinclair Research Ltd iniziò a produrlo nel 1982: Risultati immagini per Sinclair ZX Spectrumavevo 18 anni! Altri amici avevano il Commodore 64 (più diffuso), un home computer della Commodore Business Machines Inc., commercializzato dal 1982 al 1993.

Per scrivere la tesi di laurea in casa avevo un PC a floppy disk e utilizzavo Wordstar, uno dei primi programmi di videoscrittura commerciali che, prodotto nel 1978 dalla MicroPro International Corporation, fu reso disponibile in ambiente MS-DOS solo nel 1982. Raggiunse un alto grado di diffusione nella prima metà degli anni ottanta, diventando uno dei più diffusi word processor dell’epoca. Era uno dei software che veniva insegnato anche all’università.

Fino ad allora scrivevo racconti e tentativi di romanzi su quaderni ad anelli, migliori di quelli a fogli fissi, perché quando dovevo correggere qualcosa potevo sostituire i fogli. Poi dovevo battere a macchina la versione finale, con una macchina da scrivere meccanica. Ne esistevano però già di elettriche, anche se il beneficio del loro uso era relativo.

Utilizzare un word processor fu ciò che mi permise di scrivere finalmente un romanzo. Potevo correggere agevolmente ciò che scrivevo. Scrivevo per Risultati immagini per prime macchine videoscritturastratificazioni successive, ovvero prima buttavo giù un testo semplice, poi lo integravo con vari passaggi successivi. Con un quaderno questo non era impossibile, ma molto più laborioso e richiedeva la riscrittura di intere parti. Con wordstar bastava usare il taglia e incolla e interi brani si potevano spostare prima e dopo. Il lavoro divenne più facile, ma anche la qualità dei testi migliorò, essendo possibili facili revisioni.

Wordstar era, però, un sistema poco agevole, per fare un semplice grassetto occorreva creare dei blocchi di parole e incasellarle tra caratteri speciali e così per tutto il resto.

Non era certo il primo programma di videoscrittura: Astrotype era del 1968. Quando comparve avevo quattro anni, ma non aveva certo una diffusione di massa. Solo pochi anni prima mia madre aveva frequentato corsi di dattilografia e stenografia! La stenografia ha ormai perso ogni utilità.

Nel 1983 la Microsoft creò Word e già eravamo un passo avanti come usabilità. Era più “user friendly”, come già si diceva. Ricordo che nel 1991, quando ero nell’esercito italiano, usavo delle macchine di videoscrittura simili a computer ma con all’interno solo un software per scrivere. Gli ufficiali davano lettere e rapporti scritti a mano alle segretarie e ai soldati di leva che li ricopiavano a macchina. Le macchine per la sola videoscrittura durarono poco. Poco dopo entrai a lavorare al Monte dei Paschi di Siena. All’Ufficio Marketing avevamo solo due computer in una dozzina di persone e, mi pare, un paio di macchine da scrivere! Oggi sarebbe impensabile.

Risultati immagini per Il colombo divergentePoter scrivere su un PC fu, insomma, un grande salto avanti, eppure internet non era ancora facilmente accessibile quando scrissi la prima edizione del mio romanzo “Il Colombo divergente” (pubblicato nel 2001). Il web era nato già negli anni sessanta, ma l’Italia ci si collegò (terzo Paese al mondo) solo il 30 aprile 1986. Fino al 1995, però, internet era una rete utilizzata soprattutto dalla comunità scientifica e dalle associazioni governative e amministrative. La diffusione di massa della rete iniziò con i primi mesi del Terzo Millennio. Lo usai per la prima volta in Ufficio quando ero in Direzione Generale a Siena attorno al 1996. Solo un paio di postazioni in ufficio ne erano dotate e se si voleva accedere si doveva chiedere al collega che usava abitualmente quel computer di spostarsi.

Il Colombo divergente” è un’ucronia, cioè un romanzo che immagina un diverso svolgimento della storia. Per scriverlo, nella seconda metà degli anni Novanta, ho dovuto cercare, a volte acquistare e leggere numerosi libri e testi vari per potermi documentare. Quando scrissi “Giovanna e l’angelo”, nei primi anni del Duemila, già avevo accesso in rete e ho potuto così integrare la documentazione cartacea su Giovanna d’Arco mediante informazioni raccolte nel web. Certo, allora, i motori di ricerca erano meno efficienti e le informazioni reperibili erano molte meno di adesso, ma fu di sicuro un grande vantaggio e mi evitò di cercare in librerie e biblioteche. Divenne più facile verificare anche piccoli dettagli. La certezza sulle informazioni prese in rete era minore di quella di testi cartacei, ma dovendo scrivere solo un romanzo di fantasia, per me le basi storiche dovevano essere solo una base di partenza e questo poteva bastare.

 

Insomma, videoscrittura e internet hanno del tutto cambiato il modo di scrivere in pochi anni. Eppure la rivoluzione non finisce qui, dato che, di norma, uno scrittore non si limita a scrivere per sé, ma vuole (se non deve) entrare in contatto con i lettori (almeno potenziali). Anche qui le cose sono cambiate molto, soprattutto, di nuovo grazie a internet, ma non solo.

Il Colombo divergente” nacque prima del mio accesso al web, ma grazie a questo. Al momento di trovare un editore, ero iscritto ad alcuni neonati siti di scrittura creativa, tra cui l’ancora esistente www.liberodiscrvere.it che prevedeva da parte degli utenti l’inserimento di brani che erano poi letti dagli altri frequentatori del sito e da questi votati. Anche l’editore poteva rilasciare dei voti. A un certo punto fecero una selezione on-line e il mio romanzo, assieme ad altri quattro, ottenne un buon punteggio e fu quindi scelto per la pubblicazione. Per farlo conoscere mi avvalsi sia del sito dell’editore, sia di altri siti web. Aprii allora il mio primo sito internet, la cui evoluzione è ora www.menzinger.it, anche se ho cambiato la piattaforma.

Il web era diventato uno spazio in cui lettori e scrittori si incontravano e scambiavano opinioni. Stavano nascendo le community. Ce n’erano già per ogni tipo di interesse. I siti di scrittura proliferarono e nacquero i blog. Il blog è un particolare tipo di sito web in cui i contenuti vengono visualizzati in forma anti-cronologica (dal più recente al più lontano nel tempo). Era il 1997, l’anno in cui nacque mia figlia. A quanto leggo su wikipedia, il 18 luglio 1997, è stato scelto come data di nascita simbolica del blog, riferendosi allo sviluppo, da parte dello statunitense Dave Winer, del software che ne permette la pubblicazione. Il primo blog è stato effettivamente pubblicato il 23 dicembre dello stesso anno da Jorn Barger. I blog aprirono nuovi spazi per gli scrittori. Mi iscrissi alla piattaforma Splinder, dove c’era una community di scrittori e lettori molto attiva. Ci conobbi molti dei miei lettori e vari altri autori. Cominciai a scrivere sistematicamente recensioni dei libri che leggevo e a pubblicarle sul mio blog. Lo aprii il 20 novembre 2007, Risultati immagini per Parole nel webl’anno in cui pubblicai la seconda edizione de “Il Colombo divergente”, “Giovanna e l’angelo”, “Ansia assassina”, “Parole nel web” e “Ucronie per il terzo millennio”. Il blog era anche uno strumento di promozione dei libri che pubblicavo, oltre che uno strumento per reclutare illustratori. Fu anche una delle basi che usai quando attivai il processo di revisione on-line dei testi, ma di questo parleremo un po’ più avanti. “Parole nel web” e “Ucronie per il terzo millennio” sono due volumi da me curati che riuniscono scritti anche di altri autori. Sono nati nel web e grazie al web. “Parole nel web” contiene scritti a quattro mani, realizzati per scambio di mail, in parte con gente conosciuta in community. “Ucronie per il terzo millennio” è un’antologia di 18 autore che ho trovato e reclutato tramite il Laboratorio di Scrittura di Liberodiscrivere.

I blog non furono uccisi da facebook e twitter, ma questi gli fecero molto male! La piattaforma Splinder, su cui avevo il mio blogLa legenda di Carlo Menzinger”, chiuse e il 20 dicembre 2011 dovetti traslocare su WordPress, ma la comunità si disperse. WordPress è una buona piattaforma, ma la sua comunità non ha più la vivacità dei primi tempi pioneristici. Il blog era uno spazio in cui si potevano esprimere pensieri in forma articolata e compiuta. I post avevano lunghezze di svariate righe (oltre a contenere immagini e video). Facebook ridusse terribilmente questi spazi. Era più veloce, raggiungeva più gente, era più invasivo, ma, per gli autori, secondo me, fu un peggioramento nettissimo, soprattutto perché svuotò i blog. Facebook è una community ma è più difficile individuarci dei gruppi di interesse comune, come si riusciva a fare bene con i blog. Twitter è peggio ancora. Un cicaleccio inconsistente, il diffondersi di messaggi troppo stringati per avere sostanza. Uso Facebook e sono su Twitter ma non lo uso più e rimpiango i tempi di Splinder!

Nel 2006 nacque aNobii, un bel portale di libri e lettori. Vi entrai quasi subito, aprendovi la mia Libreria virtuale. Era, innanzitutto, un sistema per catalogare i propri libri. Si rivelò un’ottima community per far conoscere i miei libri e incontrare lettori e altri autori.

 

Le rivoluzioni sono finite? Per nulla. Ancora non vi ho scritto dell’editoria, dei sistemi di pubblicazione.

Già ho accennato al fatto che il web è un sistema per la selezione degli autori da parte degli editori, mediante l’organizzazione di concorsi e simili iniziative e un modo per pubblicare brevi testi e farseli leggere senza l’intermediazione degli editori.

Con la nascita delle tecniche di print-on-demand, poi, gli editori si sono liberati dal vincolo del numero di copie. Divenne possibile pubblicare piccoli autori e stampare solo venti o trenta copie, magari anche una sola. Se c’era richiesta, l’editore stampava, se no non lo faceva e poteva così ridurre i costi. Fu così possibile a molti autori minori essere pubblicati. Questo, però, si è portato dietro che al piccolo editore non conveniva revisionare o promuovere il testo. Si limitava a pubblicarlo o magari a organizzare un paio di serate di presentazione. Tutta pubblicità anche per lui: magari tra il pubblico si annidava un altro autore in cerca di pubblicazione! Da lì il passo verso l’autopubblicazione fu breve. A che serviva un editore che era ormai solo uno stampatore?

Dopo aver pubblicato varie cose con Liberodiscrivere e altri editori, con il thriller “La bambina dei sogni” volli tentare la via dell’autopubblicazione.

Già con “Il Settimo Plenilunio” avevo reperito numerosi illustratori in rete che avevano trasformato il romanzo in quella che chiamai una “gallery novel”: 117 illustrazioni di 17 artisti diversi, tra pittori, disegnatori e fotografi.

Ne scelsi uno, Angelo Condello, e gli chiesi di farmi la copertina del romanzo. Poi mi inventai una cosa che volli chiamare “web-editing”: pubblicai “La bambina dei sogni” a puntate su www.liberodiscrive.it”, linkai i capitoli sul mio blog e condivisi le pagine del blog su facebook. Creai anche un gruppo apposito su aNobii. Il romanzo fu letto in anteprima da numerose decine di lettori. A tutti chiedevo di segnalarmi errori e refusi e come migliorare il libro.

Avevo ottenuto un editing non professionale ma consistente. Pubblicai nel 2013 con Lulu. Questo mi consentì di poter continuare a revisionare il testo anche dopo la prima pubblicazione. Visto che il libro era comunque già in rete, lo diffusi in copy-left, cioè gratuitamente e già che c’ero ne creai un e-book che distribuii in svariati formati, La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthaldall’epub, al mobi, al pdf ad altri. Il self-publishing era esploso intorno al 2009 con il lancio dei primi lettori di eBook di massa, il Kindle di Amazon e il Nook di Barnes&Noble. In Italia credo siano arrivati più tardi. IlMioLibro della Feltrinelli arriva nel 2011, Lulu poco prima e YouCanPrint poco dopo. Lulu è un sito internazionale che pubblica in sei lingue dal 2002.

Ripetei l’esperienza del self-publishing con “Jacopo Flammer nella terra dei suricati” (il sequel di “Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale”), anche questo, come “Il Settimo Plenilunio” fu illustrato da vari artisti.

Ho parlato di e-book. L’e-book è l’altra grandissima rivoluzione di quest’epoca. Rende il libro leggero. In tutti i sensi. Per l’editore significa tagliare i costi di stampa e distribuzione e arrivare direttamente al lettore. Per l’autore significa la stessa cosa e in più poter avere un accesso ancora più facile alla pubblicazione. Per i lettori significa libri molto meno cari. A dir il vero, praticamente gratis, dato che molti sono ufficialmente distribuiti gratuitamente e tutti gli altri sono in circolazione in rete in copie pirata. Oggi, chi volesse violare le leggi del copyright, potrebbe trovare quasi qualunque libro in rete e scaricarlo senza pagare nulla di più del costo della connessione internet.

Questo ucciderà l’editoria o la rivitalizzerà? Certo lascerà delle vittime sul campo, ma io credo che si debba solo cambiare approccio. I libri non i devono più vendere. Si deve vendere la pubblicità che li accompagna. Non dovranno essere né i lettori, né gli editori, né tantomeno gli autori a pagare per la diffusione delle pubblicazioni gratuite. Questo sarà un nuovo mercato in cui ognuno potrà ricavarsi il suo spazio, semplicemente scaricando i costi (ormai assai ridotti) su chi voglia usare un dato libro come veicolo per il proprio messaggio commerciale (o di altra natura). Autori e editori (se ce ne sarà bisogno) potranno cercare sponsor su mercati appositi e vendere spazi promozionali nei propri libri. Probabilmente più che di editori in futuro potrà esserci bisogno di mediatori pubblicitari.

Gli e-book hanno portato anche un’altra rivoluzione, per ora ancora poco compresa e conosciuta che si chiama T.T.S., che per quanto riguarda la mia vita di lettore è stato qualcosa pari a imparare a leggere per la prima volta.

Leggere un e-book ha enormi vantaggi e proprio non capisco quelli che dicono che vogliono leggere solo su carta e che proprio non possono leggere su schermo.

Un e-reader può contenere, nelle dimensioni di un piccolissimo tascabile centinaia se non migliaia di libri. Più di quelli che si possono leggere in una vita. Io penso di poter essere considerato un forte lettore con i miei 50-70 libri letti ogni anno. In 50 anni sono solo 2.500-3.000. Potrebbero starmi tutti in tasca, dentro un e-reader. Non devo più caricarmi la valigia quando viaggio, non ho più bisogno di librerie sempre straboccanti e mai sufficienti.

Posso leggere un libro di mille pagine tenendo l’e-rader in mano (il volume con tante pagine sarebbe troppo pesante). Posso leggere quello che mi pare in pubblico, senza che nessuno Risultati immagini per PocketBook Touchpossa sbirciarmi la copertina!

Posso trovare in rete e ricevere quasi all’istante quasi ogni titolo. Posso creare quante copie voglio dei miei libri ed evitare di perderli e darli in prestito agli amici senza temere che non me li restituiscano.

Posso leggere mentre leggo, guido, vado in palestra, cucino o faccio altre simili attività poco impegnative. Leggi mentre guidi? Ma sei pazzo, direte voi. Certo che no. Quando guido non rispondo neppure al cellulare! Posso però leggere con il TTS, con il Text-To-Speech ovvero con un sintetizzatore vocale. Il mio lettore, PocketBook Touch, ne ha uno che legge qualsiasi formato e nelle principali lingue. Trasforma qualunque testo in parole. Se non avessi il TTS dei 50-70 libri che leggo in un anno potrei leggerne al massimo una dozzina. Ascoltare un libro mentre si fanno altre cose, richiede una certa attenzione e questo, secondo me, è un bene perché aiuta il cervello a tenersi agile e attento. Adoro il TTS e non saprei più vivere senza. Purtroppo gli apparecchi che lo hanno sono pochissimi e temo che, se il mercato continuerà a ignorarli, potrebbero sparire, nonostante i progressi dell’intelligenza artificiale in altri campi. Certo ci sono anche gli audiolibri, ma non sono la stessa cosa, innanzitutto perché sono molti meno. Di solito non ci sono saggi in audiolibro. Con il TTS, invece si può leggere davvero tutto, per genere e formato, dal rtf, al word, all’epub, al mobi.

In conclusione, in questo mezzo secolo ho visto la nascita di:

  • personal computer;
  • videoscrittura;
  • internet;
  • siti di scrittura creativa;
  • blog;
  • print-on-demand;
  • self-publishing;
  • facebook;
  • e-book;
  • sintesi vocale (Text-To-Speech).

Vi sembra poco? A me no. A pare che sia cambiato il mondo intero. Il libro, il simbolo del nostro essere umani, il simbolo della storia (che, per convenzione, ha inizio con la nascita della scrittura), non è morto, ma è cambiato. Ha cambiato forma e modi di lettura. L’inchiostro e la carta stanno morendo. Ce ne dispiace, ma non troppo. Il nuovo è promettente. Ci guardiamo attorno con un po’ di nostalgia e cerchiamo le ultime tracce di inchiostro, poi alziamo gli occhi e guardiamo verso il futuro e, almeno per quanto riguarda i libri, ci pare di poter sorridere.

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JACOPO FLAMMER RADDOPPIA!

Copertina di Niccolò Pizzorno per JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE

Copertina di Niccolò Pizzorno per JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE

L’idea di scrivere una serie di romanzi per ragazzi mi venne nel 2005 quando mia figlia aveva otto anni (ora ne ha quasi il doppio). Avevo già pubblicato alcuni romanzi per adulti e mi sarebbe piaciuto poter scrivere qualcosa che potesse leggere anche lei. Scrissi così il primo volume della saga “I Guardiani dell’Ucronia”, intitolandolo “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”. Il protagonista all’inizio aveva otto anni, poi, per adattarlo all’età di mia figlia che era cresciuta, aumentai la sua età a nove. Trattandosi di romanzi per ragazzi, mi parve giusto farlo illustrare. Cominciai così la ricerca in rete di un disegnatore. Alla fine mi convertii su una coppia: Niccolò Pizzorno e Ludwig Brunetti che realizzarono tutte le immagini del primo volume. Riuscii ad andare in stampa solo nel 2010, pubblicandolo con il mio solito editore Liberodiscrivere.

Nel frattempo avevo già scritto il secondo volume e abbozzato il terzo (che ancora non ho finito).

Copertina di Niccolò Pizzorno per JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Copertina di Niccolò Pizzorno per JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Avendo sviluppato due interessanti esperienze di collaborazione in rete per i miei romanzi “La Bambina dei Sogni” e “Il Settimo Plenilunio” decisi per il secondo volume (“”), di seguire entrambe le strade già provate.

La Bambina dei Sogni” l’avevo sottoposta a un processo di revisione in rete (lo chiamo “web-editing”), volto a eliminare errori e refusi e migliorare il testo. “Il Settimo Plenilunio”, scritto a sei mani con Simonetta Bumbi e la collaborazione “esterna” di Sergio Calamandrei, fu illustrato da ben 17 artisti. Ne venne fuori quella che chiamo una “gallery novel” con ben 117 immagini.

Replicare i due processi per “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati” ha notevolmente rallentato i tempi della sua uscita. Avevo completato la prima stesura del romanzo tra il 16.12.05 e il 30.10.06. Il web-editing si è prolungato dal 6.5.2012-02 al  gennaio 2013, mentre l’illustrazione e trasformazione in gallery novel, pur iniziata prima del web-editing, si è svolta soprattutto dalla fine di questo alla data di pubblicazione, il 31.07.2013. Il romanzo è, alla fine, stato illustrato da 13 artisti (Fabio BalboniRaffaella BertoliniCamilla BianchiLiliana CapraroCinzia DamonteGuido De MarchiGiuseppe Di Bernardo, DivazRoberta LositoAlessio PiliaAntonio MorgiaNiccolò Pizzorno ed Evelyn Storm) con 43 immagini.

Come per “La Bambina dei Sogni” anche questa volta ho deciso di pubblicare in doppia forma: un cartaceo autoprodotto con Lulu (http://www.lulu.com/shop/carlo-menzinger-di-preussenthal/jacopo-flammer-nella-terra-dei-suricati/paperback/product-21137824.html) e un e-book distribuito gratuitamente in vari formati (http://sites.google.com/site/menzingerbooks/home/download-jacopo-flammer-nella-terra-dei-suricati).

Illustrazione di Ludwig Brunetti per JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE

Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale” racconta di come Jacopo, accompagnando il nonno (un Guardiano dell’Ucronia, solito viaggiare nel tempo) in una misteriosa gita nella preistoria, vi rimanga intrappolato assieme ad altri due bambini, affrontando mille pericoli e, soprattutto, la minaccia di una pericolosa creatura, evoluzione alternativa di un velociraptor, la feroce razza che ha creato le Porte del Tempo. Il raprtor Gruhum marchia Jacopo (per poterlo ritrovare e vendicarsi della morte del figlio) dotandolo di poteri di lettura del pensiero. Jacopo, Elisa e Marco, separati dai loro nonni, saranno aiutati nella loro fuga da altri Guardiani dell’Ucronia di natura non umana (discendenti diversamente evoluti di orsi e suricati).

Lontra (illustrazione di Cinzia Damonte per JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI)

Lontra (illustrazione di Cinzia Damonte per JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI)

In “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati” i tre bambini sono riusciti a fuggire dalla preistoria umana, ma si ritrovano nella preistoria di un universo divergente in cui le razze evolute sono suricati, lontre e castori, in guerra tra loro. I bambini saranno costretti ad aiutare i suricati nelle loro battaglie, fino all’arrivo del feroce raptor Gruhum che è riuscito a rintracciarli. Nuove avventure e nuovi personaggi accompagneranno Jacopo e i suoi amici in questo volume, in cui faremo anche la conoscenza con Govinia, la sede dei Guardiani dell’Ucronia, dove tutti i tempi possibili convivono: un’incredibile città dalle più folli architetture, abitate da esseri provenienti da ogni linea evolutiva possibile.

Pensato per bambini dagli otto anni in su, spero che questo romanzo possa essere una lettura piacevole anche per ogni adulto che ami l’avventura, la fantasia, i viaggi nel tempo e i mondi fantastici.

Firenze, 18/08/2013

L'orso Ortuz (illustrazione di Camilla Bianchi per JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI)

L’orso Ortuz (illustrazione di Camilla Bianchi per JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI)

DREAMS BABY: nascita di un romanzo

La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthal

La bambina dei sogni – Carlo Menzinger di Preussenthal

La Bambina dei Sogni” è un romanzo che parla dei problemi dell’adozione, del potere del sogno, degli incubi, della follia, dell’incerto confine tra sogno, invenzione letteraria e fantasia.

È una storia ambientata in Italia ai giorni nostri, ma i riferimenti letterari affondano nella storia. Il ritmo è veloce e le prospettive cambiano spesso, stupendo e stimolando il lettore a indagarne i nuovi sviluppi.

La Bambina dei Sogni” nasce dalle costole di tutti i romanzi precedenti. È il risultato di un percorso di ricerca stilistica che è iniziato con opere articolate e complesse come “Il Colombo Divergente” e “Giovanna e l’Angelo”, in cui la trama principale e l’avventura che questa  descrive sono solo il supporto per descrivere mondi, simboli, metafore e altro. Dopo questi primi romanzi, il desiderio era quello di cercare una scrittura più semplice e diretta, senza messaggi nascosti da interpretare. Nasce così il veloce “Ansia assassina”. Non c’è più la scrittura in seconda persona, non c’è più un’ambientazione in un passato da ricostruire, ma il veloce succedersi di alcune vicende concatenate, tutte volte a descrivere l’assenza del protagonista. Per avvicinarsi ancora di più a una scrittura elementare e diretta, l’approccio migliore sembrava allora quello di scrivere un romanzo per giovani. Nascono così la storia di vampiri e licantropi “Il Settimo Plenilunio” e, soprattutto, il romanzo per bambini “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”, con il suo seguito ancora inedito “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”.

Con questi passaggi il percorso di ricerca di un approccio alla scrittura più semplice si conclude e inizia una nuova fase ascendente
Bambina con gattoverso una scrittura più complessa, ma in modo nuovo, con maggior attenzione alla raffigurazione diretta e al linguaggio lineare. Nasce così “La Bambina dei Sogni”, come “Ansia assassina” si avvicina alle caratteristiche del thriller, pur non seguendone a pieno il canone. Come “Il Settimo Plenilunio”, presenta una trama con elementi espressamente fantastici, legati qui al paranormale. Il soprannaturale è, del resto, in varia misura presente in tutta la produzione. Come le prime ucronie “Il Colombo Divergente” e
Giovanna e l’Angelo”, anche “La Bambina dei Sogni” nasce da un lavoro di ricerca bibliografica ed è ricco di citazioni letterarie (oltre a quelle che aprono ciascun capitolo, ve ne sono numerose all’interno del testo, più o meno evidenti).
soffocare sotto il peso del sognoLa grande novità di questo romanzo consiste nel coinvolgimento di internet nella sua revisione. In un processo che è stato definito “web-editing”, decine di lettori di diversi siti web hanno letto il romanzo in anteprima, suggerendo correzioni e segnalando refusi, puntando così a un risultato con una qualità editoriale il più possibile vicina (se non superiore) a quella offerta dalle maggiori case editrici.

Un ringraziamento va dunque a tutti coloro che hanno contribuito a rendere questo libro migliore.

Firenze, 11/02/2012

 

SOCIAL BOOK NETWORK – Intervista a Carlo Menzinger per tesi di Laurea

Margherita Corradi

Margherita Corradi

Su anobii ho incontrato Margherita Corradi, una studentessa universitaria che sta preparando una tesi intitolata “Leggere social. Social book network e social reading” per il corso di laurea in Cultura e Storia del Sistema Editoriale dell’Università degli Studi di Milano. Mi ha chiesto di contribuire alla sua tesi facendomi intervistare in merito al mio rapporto con i Social Book Network. Ecco la trascrizione dell’intervista.

Ciao e grazie mille per la tua disponibilità a rispondere a questa breve intervista. Prima di tutto presentati brevemente, mettendo in luce la tua esperienza e la tua carriera editoriale.

Grazie a te. Spero che il resoconto della mia esperienza ti possa essere utile. Sono uno scrittore dilettante, nel senso che non vivo dei proventi dei miei libri, ma del mio lavoro in banca. Ho, peraltro, pubblicato vari libri sia come autore singolo, sia come co-autore, curatore o partecipando ad antologie o pubblicando su riviste. Te ne vorrei parlare dal punto di vista del contributo del web alla mia attività di scrittura, pubblicazione, promozione e distribuzione di libri. Il mio editore principale è una casa editrice genovese, Liberodiscrivere, che dispone anche di un sito di scrittura preesistente alla sua attività editoriale. Il mio romanzo “Il Colombo Divergente” nel 2001 fu selezionato dai frequentatori del sito e fu uno dei primi 5 romanzi pubblicati da Liberodiscrivere, che ormai conta centinaia di titoli. Mi considero quindi, fin dall’inizio, un autore internet. Il laboratorio di scrittura di www.liberodiscrivere.it è stato per me molto importante, perché al suo interno ho potuto sviluppare vari progetti. Il volume “Parole nel Web”, per esempio, riunisce tre brani scritti da me, tramite internet ed e-mail, con altrettanti autori, due dei quali conosciuti sul sito www.scritturafresca.org dove i testi hanno cominciato a prendere forma, per essere poi sviluppati su www.liberodiscrivere.it, che li ha anche pubblicati. Sempre sul sito della casa genovese ho riunito 18 autori e realizzato un’antologia di racconti, da me curata, intitolata “Ucronie per il Terzo Millennio”. Su Liberodiscrivere e tramite il mio blog sulla piattaforma (ora chiusa) di Splinder ho realizzato la mia prima “gallery novel”, come mi piace chiamare questo tipo di romanzi collettivi illustrati da diversi artisti. “Il Settimo Plenilunio” riuniva tre autori e 17 artisti, tra disegnatori, pittori e fotografi, che hanno contribuito a illustrare la storia. Un altro lavoro che senza la rete non sarebbe mai nato. Più di recente ho sottoposto il mio romanzo “La Bambina dei Sogni” al web per farlo revisionare e farmi suggerire come migliorarlo prima di pubblicarlo. Ho chiamato la cosa “web-editing”. La revisione è avvenuta in spazi diversi: Liberodiscrivere, Facebook, Splinder, Anobii (dove ho costituito il Gruppo “Web-Editing”). Alla fine ne ho realizzato due edizioni cartacee, autopubblicate mediante i siti Lulu e IlMioLibro (La Repubblica), e un e-book in vari formati, che regalo in copyleft. Attualmente, dopo averlo sottoposto al web-editing, sto facendo illustrare anche il secondo volume della serie “I Guardiani dell’Ucronia”, intitolato “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”. Altri lavori, invece, sono nati senza un particolare supporto della rete, come il thriller “Ansia Assassina” o i romanzi “Giovanna e l’Angelo” o “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale” (i due illustratori, però, li ho trovati sulla piattaforma per blog Splinder).   Quali sono i social book network che frequenti? Sei iscritto anche a social network di altro genere (Facebook, Twitter, Linkedin, Google+…)? Frequento soprattutto anobii, ma sono iscritto anche a Goodreads. Oltre ai siti di lettura frequento però anche quelli di scrittura, da un po’ di anni soprattutto www.liberodiscrivere.it.

anobii

anobii

A quando risale la tua iscrizione ai social book network?

Ho frequento vari siti di scrittura come Scritturafresca, Liberodiscrivere, FIAE almeno dal 2000, ma ho scoperto i veri social book network (che sono invece soprattutto siti di lettura), direi intorno al 2008. Non ne ho mai trovato un altro completo e funzionale come anobii, che, nonostante parecchi problemi tecnici, rimane un ottima community. In passato, in realtà, c’erano alcune piattaforme generiche di blog, come Splinder che ho frequentato per alcuni anni, che svolgevano egregiamente la funzione di community per lettori e scrittori, bastava crearsi la giusta cerchia di contatti. Poi è arrivato Facebook è ha assassinato i blog, un po’ come i supermercati cancellano i piccoli negozi. Sopravvivono solo quelli fortemente specializzati come, appunto, anobii.

Da autore, come utilizzi questi siti? Pensi sia importante monitorare le recensioni che pubblicano i lettori relativamente ai tuoi libri?

Goodreads

Goodreads

Ho tentato forme di promozione tradizionale, come presentazioni, interviste, articoletti su giornali, ma i ritorni erano modesti. La rete invece mi consente di raggiungere quei lettori che amano il genere di libri che scrivo e, con sforzo minore, posso raggiungerne numerosi. Seguo sempre con interesse i commenti dei miei lettori, soprattutto quelli negativi, perché mi aiutano a migliorarmi. Inoltre, vedere quante recensioni e quanti lettori hanno i miei libri su anobii mi dà un’idea di quanto si sta diffondendo il libro. L’ultimo romanzo, per esempio, “La Bambina dei Sogni” ha già superato le 45 recensioni e i 200 lettori e questo mi fa sperare che i lettori effettivi possano essere almeno mezzo migliaio se non il doppio. Non posso saperlo con certezza perché distribuisco il volume in copyleft, quindi ognuno può scaricarlo e copiarlo gratis. Un libro che dichiara migliaia di lettori ed è presente solo in cento Librerie di anobii per me non è credibile. C’è qualcosa che non torna. Le recensioni dei miei libri sono quasi sempre positive e questo mi induce ad andare avanti, anche se, non avendo un editore importante, non riesco ad accedere alla grande distribuzione e alla promozione e le vendite sono ridotte. Ogni recensione è utile: se sono positive danno la forza per continuare, se sono negative ci aiutano a correggerci.

Nell’estate 2012, Goodreads ha avuto problemi di “bullismo”: alcuni autori si sono sentiti bersaglio non solo di critiche, ma anche di attacchi personali da parte di utenti del social book network. Ti è mai capitato di sentirti “attaccato” da un lettore?

Assolutamente mai, in tanti anni. Credo che se si ha un comportamento corretto e si accettano le critiche intavolando un dialogo, difficilmente si rimane vittime di questi nervosismi della rete. Purtroppo ho visto spesso autori che si irritano se le loro opere vengono criticate, ma questo è sempre sbagliato. Non si può pensare di piacere a tutti, ma ogni critica va analizzata, perché contiene sempre una certa dose di verità. È solo cogliendola che riusciamo a migliorarci. La rete è una cosa stupenda, che ci aiuta a crescere in tanti modi, ma dobbiamo imparare a usarla correttamente.

I gruppi e le discussioni che si sviluppano sono un buon veicolo per farsi conoscere?

Carlo Menzinger di Preussenthal

Carlo Menzinger di Preussenthal

Io credo che siano praticamente la sola strada valida per autori esordienti che non siano già famosi e non abbiano alle spalle una grande casa editrice che li sostiene come uno dei libri di punta dell’anno. Non ci si può aspettare crescite vertiginose, ma una crescita costante e regolare. Non riesco a capire quando si dice di alcuni libri che in poche settimane, da sconosciuti, vendono un milione di copie con il solo passaparola. Se si fanno due conti, mi pare matematicamente impossibile. Raggiungere cento lettori nella prima settimana è un’impresa quasi impossibile per un autore che si muove da solo, ma, mettiamo che qualcuno lo aiuti e ci riesca, pensate che questi cento lettori leggano il libro nel corso della settimana? Direi che prima che la metà di loro lo abbia letto sarà passato almeno un mese, a essere molto ottimisti. Di questi cinquanta lettori, ammesso che il libro sia un piccolo capolavoro, quanti lo avranno apprezzato? Dato che è un capolavoro, diciamo quaranta (i gusti sono gusti e ci sono autori bravissimi disprezzati da vari lettori). Quanti di questi quaranta pensate faranno passa parola? Sempre a essere ottimisti, diciamo dieci e immaginiamo che riescano a contattare ciascuno altri dieci lettori (sempre ottimistico). Sono cento lettori contattati. Quanti acquisteranno il libro? Dato che i commenti dei loro amici erano entusiastici, diciamo una decina. Cinque di loro lo leggeranno nel corso del mese e due lo suggeriranno ad altri venti amici. Insomma, come vedete si arriva in fretta al milione di copie! Questo è invece possibile solo se vengono collocate subito migliaia di copie, cosa che un esordiente che pubblica con una casa minore non potrà mai fare. Nei Gruppi di lettura in rete, invece, ci si conosce poco per volta, si fa amicizia e i libri buoni trovano un loro spazio, anche se di nicchia.  

Ogni quanto accedi ai social book network?

Mi collego ad anobii quasi tutti i giorni, come per il social network generalista Facebook, e ogni due o tre giorni a WordPress, che, pur non essendo un SBN, può essere utilizzato come tale, selezionando i post con etichette specifiche come “libri” o “letture”.  

Quali sono, a tuo parere, i punti di forza e di debolezza dei social book network a cui sei iscritto? Secondo te come evolveranno nel tempo?

Anobii è uno spazio molto grande in cui si possono incontrare persone con ogni tipo di gusto letterario, ma non è dispersivo, perché chi ha gli stessi gusti si riunisce in appositi Gruppi, su ogni tipo di tema. Purtroppo il sito ha alcuni malfunzionamenti tecnici che ne rendono l’uso a volte difficile, ma trovo ottima la possibilità di sapere chi ha un libro e se è disposto a scambiarlo. In questo modo si riescono a trovare testi non facilmente reperibili nelle librerie. È positiva anche la possibilità di dialogare sia nelle Librerie dei vari utenti, in base alle letture di questi, sia nei Gruppi, per argomenti. Mi piace molto il Gruppo “Due Chiacchiere con gli Autori” in cui si può entrare in contatto diretto con chi scrive o,se sei un autore, dialogare con i propri lettori. Sono molto utili anche le Catene di Lettura di questo Gruppo: libri offerti in prestito e passati di mano in mano. Ora stanno predisponendo una versione Beta di anobii. Ne so poco, ma credo che sarà più commerciale, qualcosa tipo Amazon o InternetBookShop. La cosa mi interessa meno. La tendenza è quella di far rendere i siti e incorporarci le vendite dei libri, purtroppo, è qualcosa che sarà difficile evitare, come la comparsa della pubblicità (molto cresciuta su Facebook ma ancora assente da Anobii).

I siti che utilizzi forniscono funzioni o possibilità particolari pensate per gli autori?

Come scrivevo sopra, in Anobii ci sono alcuni Gruppi dedicati agli autori. La possibilità di presentarsi direttamente ai lettori è importante. Non ci sono però spazi di Laboratorio per la scrittura. Per questo mi rivolgo ancora a Liberodiscrivere, anche se, negli ultimi anni si è molto ridimensionato come numero di utenti. Li ho un mio spazio, con scheda autore, elenco dei volumi pubblicati con loro e brani on-line. Il Laboratorio permette anche di selezionare i brani per genere.  

Sei soddisfatto dei servizi forniti dalle piattaforme che frequenti o vorresti esplorarne di nuove? Esse, se ben utilizzate, sono un mezzo utile per un autore che desideri emergere?

Wordpress

WordPress

Purtroppo non riesco a seguire più di poche piattaforme per volta. Uso Google Sites per il mio sito personale www.menzinger.too.it e WordPress per il mio blog https://carlomenzinger.wordpress.com/  (che parlano solo di libri, anche se le piattaforme non sono dedicate). Come Social Book Network, a parte i problemi tecnici, Anobii è ottimo. La mia Libreria è http://www.anobii.com/menzinger/books. Come laboratorio di scrittura uso invece Liberodiscrivere, dove ho una Scheda personale qui: http://www.liberodiscrivere.it/autori/schedaAutore.asp?AnagraficaID=1207. Come vetrina verso il mondo, una sorta di ripetitore, uso Facebook (http://www.facebook.com/carlo.menzinger).   Ogni spazio ha la sua funzione, ma credo che un autore debba essere presente almeno in uno per ciascuna categoria. Per farsi conoscere il migliore è anobii, ma va usato linkando a sito, blog e laboratorio, dove è possibile avere una maggior personalizzazione. Uno spazio che facesse tutto ciò sarebbe il massimo.

Conosci siti di social reading che consentono la condivisione di sottolineature e annotazioni nel testo? Se non li utilizzi ancora, pensi possa essere un servizio di tuo interesse e perché?

Anobii consente di inserire note, citazioni, commenti e recensioni ai libri letti, però sul sito ci sono soprattutto schede dei libri, non ebook scaricabili come su IBS o Amazon. Ora, però, i gestori di Anobii stanno attivando anche uno spazio per scaricare gratis gli ebook senza copyright.  

Secondo la tua opinione personale, le potenzialità di Internet possono aiutare il mondo dell’editoria a uscire dalla cosiddetta ‘crisi della lettura’ (-8,7% per la vendita di libri in Italia nel 2012) o, al contrario, rischiano di peggiorare la situazione? Come mai secondo te, se ci sono sempre meno lettori, i servizi di social book network e social reading sono in crescita?

Il modo di leggere sta cambiando radicalmente e le case editrici mi pare non l’abbiano ancora compreso pienamente. Non è solo questione di passaggio da un supporto cartaceo a uno elettronico. Questo è il primo passo. L’e-book apre la prospettiva di un diverso tipo di editoria. Gli editori devono capire che gli e-book devono avere prezzo zero e che questo  non vuol dire non poter guadagnare. Vendere oggi un e-book a un qualsiasi prezzo, anche pochi centesimi è come pretendere che qualcuno paghi per accedere a un sito. In passato ci hanno provato, ma i siti a pagamento sono sempre stati dei fallimenti. Non ne ricordo che abbiano funzionato. Per i libri sarà lo stesso. La carta rimarrà per le edizioni di lusso, la fotografia, l’arte e poco più. Il resto sarà elettronico e dovrà essere gratuito. Come? Mi pare l’uovo di Colombo, per come la soluzione è banale eppure non capisco perché non ci si sia ancora arrivati: la pubblicità. Gli e-book, ma anche i cartacei, si dovranno ripagare mediante la pubblicità veicolata. Ormai è elementare riuscire a trovare e-book di ogni tipo gratuitamente, un po’ come per la musica. Negli e-book, però, è più facile inserire réclame. Non puoi interrompere una canzone di tre minuti con un avviso promozionale. Si deve mettere all’inizio. Nei libri è possibile averne all’inizio, alla fine e, con moderazione, all’interno. Nessuno si stupisce della pubblicità nei giornali: perché dovrebbe essere un tabù averla nei libri? La TV sempre più evoluta ruba certo spazio alla lettura, ma non ho la percezione che ci siano meno lettori. Credo siano le vendite a precipitare, perché gli editori non hanno ancora capito il semplice concetto che ho appena illustrato. Gli e-book circolano gratuitamente in rete. Non si riesce più a sapere in quanti li leggono. Il solo modo per capire se vengono letti per me sono siti come anobii. Se un libro è presente in cento librerie, forse ha venduto, poniamo, un migliaio di copie. Anobii rappresenta solo una porzione di lettori, ma dà un’idea di quali libri tirino veramente. Quando vedo un titolo molto letto e commentato, mi incuriosisco. Leggo i commenti e magari mi procuro il libro. Tutto gira lì. Non ho bisogno di altri canali per informarmi. La libreria come luogo fisico ha la vita breve. I libri si scelgono sugli scaffali virtuali dei nostri amici virtuali e a volte sono loro a farceli avere. Conta di più un loro parere di una recensione su un giornale. Qualcuno ha provato a immettere in rete commenti fasulli, ma la gente si conosce. Se un editore si inventa cento avatar e commenta solo i suoi libri, si capisce subito. La rete è limpida. Le informazioni sono più attendibili delle recensioni mercenarie sui media. C’è poi un altro fenomeno che l’editoria non ha ancora compreso: il TTS, il Text-To-Speech, la possibilità data dai sistemi di intelligenza artificiale per il riconoscimento dei testi, mediante i quali un e-reader riesce a riconoscere un testo in qualunque formato e a trasformalo in voce! Io nel 2012 ho cominciato a leggere mediante TTS e la quantità di libri che riesco a leggere in tal modo continua a crescere! Usando il viva-voce o l’auricolare, ascolto pdf, epub, mobi, doc e ogni altro tipo di file, letti da una voce sintetica. Questo mi permette di dedicare all’audio-lettura il tempo in cui guido o cammino o faccio sport! Ore guadagnate per i libri! Eppure sono ancora pochi gli e-reader ad avere il TTS (io uso Leggo di IBS) e quasi nulla è la promozione di questo strumento, che potrebbe far aumentare di buone percentuali letture e vendite!

Grazie per aver dato un contributo alla mia ricerca. Concludi liberamente, con una riflessione finale, un appunto o un messaggio che desideri veicolare attraverso questo lavoro di tesi.

Recensione Leggo IBS PB603 e-Reader

Leggo IBS PB603 e-Reader

Da amante dei libri, come autore e lettore, non posso che sperare che la grande rivoluzione in atto, per me superiore a quella dell’invenzione della stampa a caratteri mobili e forse persino a quella della carta o della scrittura, possa portare a una fortissima democratizzazione della lettura. Credo che, come Gutemberg ha reso possibile portare i libri, prima retaggio della nobiltà e del clero, nelle famiglie borghesi, così l’e-book potrà portarli nelle tasche, negli e-reader, nei tablet e nei cellulari della gente di tutto il mondo, avviando un processo di alfabetizzazione culturale senza pari. Penso, più che all’Europa, alla Cina, all’India e a tutto quello che chiamavamo il Terzo Mondo, dove i figli di persone analfabete potranno tenere in tasca, tutti assieme, migliaia di volumi, reperiti gratuitamente in rete e disporre così di immense biblioteche quali solo pochi potevano avere o usare nell’antichità.  

Buona giornata e ancora grazie!

Margherita 🙂              

Grazie a te e buone letture!

Carlo.

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