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RIFLESSIONI SUL SACRO

Con il GSF – Gruppo Scrittori Firenze, ho organizzato una serie di incontri presso la Laurenziana sui modi per pubblicare. Durante uno di questi abbiamo ospitato Alessandro Raveggi, curatore e fondatore della rivista letteraria italo-inglese THE FLR – The Florentine Literary Review, un magazine cartaceo, edito da The Florentine Press, che ospita racconti e poesie di autori italiani con testo a fronte in inglese.

Con l’occasione ho acquistato il numero 3 del 2018 che ha come argomento il “Sacro” (“Sacred”).

Il volume comprende, oltre all’editoriale di Alessandro Raveggi, i sei racconti:

 

Giordano Meacci – Free will for free

Laura Pariani – La sera dei Grandi Antichi

Paolo Zardi – La nuova lingua

Omar Di Monopoli – In principio era la bestia

Licia Giaquinto – La festa è finita

Francesco D’Isa – Estasi 2.0

 

e due poesie:

 

Andrea Ponso – Iconostasis

Vivian Lamarque – I nomi degli amanti

 

L’illustratrice del numero è Giada Fucelli, le traduzioni sono opera di Johanna Bishop.

 

A fine volume si possono leggere le ragguardevoli biografie degli autori.

 

Ho apprezzato soprattutto le atmosfere inquietanti de “La sera dei Grandi Antichi” e le suggestioni su un futuro che sembra già presente, in cui la lingua non più in grado di esprimere dissenso nel racconto di Paolo Zardi che parte dalla constatazione di come Facebook ci permetta di mettere dei “like” ma non il loro opposto e arriva a fare riflessioni su un mondo in cui “era impossibile essere infelici e quindi, con un sillogismo che non tutti sarebbero stati disposti a sottoscrivere, era impossibile pensare” ma anche sulla perdita di una lingua “adatta alla più antica delle comunicazioni, quella tra i vivi e i morti”.

Ancor più conturbante è l’incubo schizofrenico de “La festa è finita”.

Ed ecco poi le sperimentazioni religiose di Francesco D’Isa: “Abbiamo creato una singolarità, e il suo comportamento sembra confermare che oltrepassare l’umanità non significa potenziarla. S. non ha cercato dei superpoteri né l’immortalità, tutte doti che non avrebbero fatto altro che acuire la sua schiavitù, ma ha tentato di trascendere la forma che gli abbiamo imposto” o Giordano Meacci che scrive “Ogni tanto Dio pensa che non sia il caso di fare Dio, poi si ricorda di esserlo” o Omar di Monopoli che ci trascina in atmosfere apocalittiche nella Napoli giacobina

Tra le poesie mi sono riconosciuto nei versi di Vivian Lamarque quando confonde i nomi delle piante “Chiedo perdono all’Olmo / quando lo chiamo Faggio / e al Frassino quando lo chiamo / Acacia, quanto si offese il Carpino / quando non lo riconobbi: / a voltarsi di là umiliato / l’aiutò il vento” che mi hanno ricordato i miei racconti sugli alberi parlanti.

Suggestioni bibliche sostengono i versi di Andrea Ponso.

 

In conclusione, un volume intenso e denso di contenuti, scritto con cura e impaginato con stile.

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