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ILTEXAS NON È UN PAESE PER VECCHI

Joe R. Lansdale - La Notte del Drive-In

Joe R. Lansdale – La Notte del Drive-In

La notte del Drive-in” riunisce i due romanzi brevi di Joe R. LandsdaleDrive-in” (1988) e “Drive-in 2” (1989), due storie allucinate in cui la provincia americana riesce a mostrare il peggio di sé, in una situazione surreale e assurda.

Dopo aver letto un altro autore texano come Cormac McCarthy (“La Strada” e “Non è un Paese per Vecchi”) verrebbe proprio da pensare che il Texas non sia un posto da frequentare!

Sarà che il vecchio istinto selvaggio del cow-boy da quelle parti non deve essere ancora morto, ma Lansdale, come McCarthy, ci mostra un’umanità davvero spietata e poco conta che questa violenza emerga in situazioni irreali ed estreme. La sensazione che rimane è quella di una violenza latente ed esplosiva.

Lansdale ci mostra un enorme Drive-in improvvisamente isolato dal resto del mondo, con gli spettatori costretti a sopravvivere a forza di pop-corn e coca-cola e che passa presto al cannibalismo.

Le allucinazioni prendono corpo e alcuni uomini si trasformano in autentici mostri, in un ambiente sempre più irreale.

Nel secondo volume, il pubblico riesce finalmente a uscire dal Drive-in ma fuori tutto è cambiato e li attende un mondo non meno assurdo di quello in cui erano sopravvissuti, dove i dinosauri carnivori sono forse meno pericolosi degli stessi sopravvissuti.

Un mondo senza speranze e senza lieto fine. Anche qui come in McCarthy c’è una strada da percorrere alla ricerca di un mondo migliore, ma anche qui la speranza muore subito, perché la strada, sempre più disastrata non fa altro che riportare i protagonisti sempre indietro, nel solito posto, al folle Drive-in, ormai trasformato in un mondo di perversione e violenza totali.

Joe R. Lansdale

Joe R. Lansdale

Il profondo pessimismo che emerge è solo in parte mitigato dall’umorismo ironico e cattivo che scaturisce dall’assurdità delle situazioni, prese in parte in prestito da fantascienza, horror e pulp, ma riviste con uno sguardo del tutto particolare, che fanno di questa coppia di romanzi un testo unico nel suo genere, che strizza l’occhio al cinema di serie B, prendendolo e prendendosi crudelmente in giro.

Il secondo volume perde di unitarietà, raccontando tre diverse vicende, e porta agli estremi il surrealismo violento e fantascientifico del primo romanzo.

Firenze, 20/08/2012

NON È UN PAESE PER BAMBOCCIONI

Tra gli ultimi cento libri che ho letto uno dei migliori (forse il migliore in assoluto) è stato “La Strada” (vincitore del Pulitzer per la narrativa) di Cormac McCarthy.

Cormac McCarthy - Non è un Pese per Vecchi

Cormac McCarthy – Non è un Pese per Vecchi

Non potevo dunque non leggere anche “Non è un Paese per Vecchi”, che mi pare abbia avuto persino più successo dell’altro, sia come romanzo che come film, essendo stato il romanzo che l’ha fatto conoscere al grande pubblico.

Ne ho ottenuto impressioni molto differenti.

Ci sono autori poliedrici capaci di scrivere cose molto diverse, per cui non stupisce se un romanzo piace ad alcune persone e un altro ad altre che non hanno apprezzato il primo.

La Strada” e “Non è un Paese per Vecchi” però non sono così diversi tra loro. Si tratta, in fondo, di due distopie, anche se il primo è una distopia apocalittica, fantasiosa e futuristica e il secondo descrive un presente reale e crudele, un’America precisa e attuale, un Texas e un Messico come si possono leggere sui quotidiani.

Quello che cambia tra i due libri è soprattutto il numero di personaggi.

La Strada” è il viaggio solitario di un uomo e un bambino. “Non è un Paese per Vecchi” narra, come il primo, una fuga verso una meta imprecisa. Moses è persino più solo dell’Uomo de “La Strada”, ma accanto alla sua storia seguiamo quella del killer che lo insegue e quella dello sceriffo che insegue entrambi. Sembra quasi la trama di un western, ma leggendolo non si pensa a cowboy e banditi.

Tutti e tre sono dei solitari, uomini pronti a tutto. La caratteristica principale di questo libro credo sia qui. Credo che questo sia uno dei suoi pregi e, per me, forse il suo maggior difetto: i tre personaggi rappresentano tre mondi diversi, ma sono tra loro così simili, che all’inizio li confondevo tra loro.

Cormac McCarthy

Cormac McCarthy

Questo perché? Perché forse rappresentano la distopia del nostro mondo contemporaneo, il suo gelo, il suo non essere un paese per uomini deboli, per “bamboccioni” o per vecchi. È un mondo così cupo e violento che solo uomini dal sangue freddo come loro sono in grado di sopravvivere e morire. Sì, anche morire, dato che persino loro muoiono, nella carneficina che si spande attorno a loro. I loro tre mondi sono, in realtà, lo stesso: il nostro.

Se “La Strada” mi aveva appassionato, questo libro faccio più fatica a inserirlo in una graduatoria. I personaggi minori, mi paiono troppi. I percorsi dei tre personaggi principali si intrecciano, ma rimangono distinti, togliendo, in qualche modo unità alla storia.

Il quadro disegnato è realistico e inquietante nella sua spietatezza e questo non si può non apprezzare, ma se non avessi letto prima “La Strada”, forse avrei capito e apprezzato meno questo romanzo e sarebbe passato molto più tempo prima di riprendere in mano un romanzo di McCarthy.

Stando così le cose, invece, penso che gli darò ancora una chance e che proverò presto qualcos’altro di suo, forse “Suttree” che i critici considerano la sua opera migliore.

Firenze, 06/08/2012

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