Posts Tagged ‘terrorismo’

UNA MIA UCRONIA IN STAR TREK

e794a-if_n18_cop_prima2bcopiaMentre nelle sale cinematografiche di tutto il Pianeta Terra impazza il settimo film del ciclo di “Guerre Stellari”, Tabula Fati dedica il numero monografico n. 18 di IF – Insolito & Fantastico all’altra grande (e per me inferiore) saga fantascientifica di questi nostri anni: “Star Trek”.

Ultimamente la rivista è tornata all’originaria ripartizione che vedeva una parte saggistica e una narrativa, prevedendo anche un concorso a tema, il cui risultato è la pubblicazione di tre racconti.

Tra i racconti pubblicati, fuori concorso, compare anche il mio, di sapore ucronico, “L’altra Gerusalemme”, in cui immagino che al termine della Seconda Guerra mondiale, Israele sia fondato tra le due Germanie anziché in Palestina. Ho scritto il racconto con l’idea di mostrare come sarebbe cambiato, in tale situazione, il terrorismo internazionale in Medio Oriente e in Europa.

Sebbene incentrato sulla saga di “Star Trek”, il volume non manca di dedicare un capitolo alle vicende dei Cavalieri Jedi, con l’articolo di Riccardo Rosati “La religione in Star Wars”.

Interessante, in particolare, l’analisi di M. Gobbo sul tema “Star Trek come rappresentazione filmica di un cinquantennio”. La longevità infatti, di entrambe queste serie, le rende entrambe termometri dell’evoluzione della nostra società, del modo di concepire il cinema e la fantascienza.

Curioso il raffronto di Nunziante Albano tra “Star Trek” e la serie tedesca “Raumpatrouille”.

Fuori tema, Vito Tripi ci parla di Dottor Destino, Gianfranco De Turris ci parla dello scomparso Hans Ruedi Giger, l’inventore di Alien, morto il 12/05/2014, e Marco Cimmino delle debolezze dei narratori fantastici italiani dei secoli scorsi.

Scattate con Lumia Selfie

Il Lato Oscuro di… Carlo Menzinger

Nella parte narrativa, a parte il mio racconto e i vincitori del concorso, Franco Piccinini, Juri Casati e Franco Calabrese, rileva il finale del romanzo “La donna eterna” (She, 1887) di Henry Ridder Haggard.

Colgo l’occasione della lettura della recensione, in fine volume, di tre romanzi sugli zombie scritti da autori italiani (Nicola Furia, Massimo Spiga, Alessandro Girola) fatta da Vito Tripi, per riportare una mia veloce riflessione: le storie di zombie in Italia non potrebbero funzionare. Abbiamo case troppo “fortificate”, alti muri, vere fortezze. Le storie di apocalissi zombie funzionano solo in paesi come l’America con case di periferia che sembrano fatte di cartone, porte di vetro, finestre al piano terra senza inferriate. Dunque, stiamo tranquilli: se mai ci sarà un’apocalisse zombie, gli italiani si salveranno!

Trascorrete un 2016 sereno!

 

Annunci

SE TUA FIGLIA DIVENTA UNA TERRORISTA

LA DISGREGAZIONE DELLA FAMIGLIA AMERICANA

Che cosa succede in una famiglia americana quando, dopo tre generazioni dedite al miglioramento e all’avanzamento sociale, un uomo dalla vita perfetta, un ebreo così alto e biondo da essere chiamato Lo Svedese, sempre primo nello sport, amato e invidiato da tutti, sposato con una cattolica che è stata tra le candidate a fare Miss America, si ritrova una figlia balbuziente, fa di tutto per curarla e lei guarisce ma diventa prima una terrorista e poi una barbona?

Di questo ci parla “Pastorale americana” di Philip Roth, un romanzo sulla caduta delle certezze, sulla difficoltà di essere genitori (padri soprattutto), sull’illusione del sogno americano, sulla vacuità della “pastorale americana”, sulla crisi degli ideali e del modello borghese, sui traumi dell’adolescenza, sui conflitti intergenerazionali e interreligiosi.

Siamo nel secolo scorso. Durante la guerra del Vietnam, quando mette la sua prima bomba in paese, la figlia dello Svedese ha sedici anni. Il padre s’interroga, alla ricerca delle motivazioni che anno fatto della sua bambina prima una balbuziente e poi un’assassina. La cerca, perché dopo la prima bomba la ragazzina fa perdere le sue tracce. Lui e la moglie falliscono nel tentativo, mai convinto, di ricostruire le proprie vite attorno al vuoto lasciato dalla figlia. Un vuoto che forse è piuttosto il suo opposto, con il peso opprimente di quel primo delitto a tormentarli.

Il padre cerca le cause nei propri comportamenti, ma anche nella difficoltà di coniugare l’educazione ebraica con quella cattolica. Roth ricostruisce poco per volta la vita dei genitori, modelli irraggiungibili per la figlia, così carichi di successi, eppure anche loro intimamente deboli. Ce li mostra quando cercavano di conciliare i loro diversi credo e le loro diverse famiglie, ma anche, dopo il tracollo, mentre nel ricostruire le proprie vite in realtà annullano tutto ciò che erano stati.

Questo è per me il secondo romanzo di Philip Roth che leggo dopo “Complotto contro l’America”, altro volume che parla di ebrei nella provincia America, mostrando il disgregarsi di una famiglia. In “Pastorale americana” l’elemento scatenante è la ribellione della figlia, nell’ucronia “Complotto contro l’America” è, invece, un elemento esterno, l’ascesa al potere (immaginaria) di Lindberg, simpatizzante di Hitler e non interventista, che terrà l’America fuori dalla Seconda Guerra Mondiale. Se nell’ucronia Roth mostra di credere nel Destino, nella “Pastorale americana” c’è comunque una totale impotenza del protagonista che molto somiglia all’ineluttabilità del fato.

Philip Roth

Mi chiedo se questa disgregazione della famiglia americana per Roth sia qualcosa di specifico della comunità degli ebrei d’America, i cui principi sono così in contrasto con il consumismo e l’arrivismo americano o se ci parli di ebrei solo perché sono la comunità che conosce meglio, ma percepisca comunque una generale crisi degli ideali familiari americani e occidentali. Dovrò leggere altro di suo per capirlo meglio. Cosa che farò volentieri, perché, nonostante una scrittura un po’ “indiretta”, che non arriva con precisione alla sostanza, l’autore sa affrontare con capacità temi interessanti e importanti, non per nulla è stato citato spesso il suo nome tra i candidati al Premio Nobel (anche se non credo più molto nella qualità di questo riconoscimento).

 

P.S.: non credo ci sia alcuna parentela tra Philip e Veronica Roth, la giovane autrice di “Divergent”, ma se così non fosse fatemi sapere.

TEMPO DI TORNARE A RIFLETTERE SUL RAZZISMO

In questi giorni appena successivi all’attentato alla rivista satirica francese “Charlie Hebdo”, mi è parso appropriato leggere il veloce manualetto scritto da un marocchino residente a Parigi, il giornalista (anche per “La Repubblica”) e scrittore (vincitore del Premio Goncourt) Tahar Ben JellounIl razzismo spiegato a mia figlia”, scritto nel 1997.

Il titolo è quanto mai esplicito nell’indicare il target di lettori: ragazzini attorno ai dieci anni di età e quindi non dobbiamo meravigliarci della grande semplicità e dell’ovvietà dei concetti espressi in questo testo. Lo consiglierei dunque soprattutto a loro, anche perché come scrive Jelloun, non si nasce razzisti ma lo si diventa per effetto di una cattiva educazione ed è bene cominciare presto a dotarsi dei necessari antidoti.

Eppure, se è vero, come anche qui si dice, che il razzismo nasce, tra le altre cose, dall’ignoranza, a giudicare dalle reazioni di tanta gente nei confronti di tutti gli immigrati e di quelli di religione islamica in particolare a seguito dell’attacco terroristico perpetrato da un gruppetto di estremisti jiaidisti, sembrerebbe proprio che le idee essenziali di questo volumetto siano ignorate (o dimenticate) da molti di noi e che sarebbe bene cercare di ripassarle con spirito critico e riflessivo, così come approfondire la conoscenza del mondo islamico, che non è certo un blocco compatto, ma diviso in diversissimi orientamenti religiosi e approcci alla fede e al modo di viverla.

Occorre dunque, in momenti simili, sempre interrogarci quanto le nostre reazioni siano razionali o emotive e quanto siano motivate da sentimenti umanitari o razzisti, perché il razzismo nasce, come dicevamo, dall’ignoranza, ma è alimentato dalla paura dell’altro e dalla violenza e si nutre di dogmi e certezze.

copertina attentato

Leggere in catena

Su aNobii, nel Gruppo Due Chiacchiere con gli autori è possibile prendere in prestito dei libri direttamente dagli autori. Sono presenti, infatti, numerose catene di letture in cui ogni lettore, dopo aver letto e commentato un libro lo passa al lettore successivo.

C’è poi una lista di lettura particolare, la CATENA MULTIPLA, nella quale i lettori sono anche autori. Ciascuno propone il proprio libro agli altri e mentre il secondo lettore legge il libro del primo autore in catena, questo legge quello dell’ultimo, il terzo legge quello del secondo e così via.

In una di queste catene ho letto due libri: “I Figli del Serpente” e “Amore nel Sangue“.

I FIGLI  DI DAN BROWN

I figli del Serpente – G. L. BaroneLeggere “I Figli del Serpente” di Giuseppe Barone (Edizioni A.Car. – 2010) è stata una bella e piacevole sorpresa. Devo dire che la frase scritta in prima di copertina mi aveva un po’ maldisposto verso la lettura. Accanto all’ombra di un beduino armato di mitra, si legge infatti “Il terrorismo islamico è una pestilenza su scala mondiale, fino a dove siamo disposti a spingerci per annientarlo?” e già mi veniva da immaginarmi una moderna crociata di cristiani pronti ad annientare islamici in una rinnovata pulizia etnica di hitleriana memoria, con il compiacimento dell’autore. Il libro è, per fortuna, cosa diversa e non si respira aria di razzismo. Caso mai i veri estremisti qui sono proprio i cattolici!

I figli del Serpente - G. L. Barone

I Figli del Serpente - G.L. Barone

I personaggi sono delineati bene, senza eccessi, senza ricercare superflui approfondimenti psicologici, ma limitandosi a ciò che è funzionale alla storia. Forse c’è qualche spiegazione di troppo, a volte sottolineata dallo stesso autore (a che serve descrivere il funzionamento di un agenda elettronica o come si nomina un amministratore delegato?), ma la lettura scorre molto bene e coinvolge, senza inceppamenti o appesantimenti.

Insomma, un altro autore ancora poco noto, ma che meriterebbe altri spazi e che, considerata anche la giovane età, quale si intuisce dalla foto sul risvolto di copertina, avrà modo di crescere e stupirci ancora.

Firenze, 01 Novembre 2011

AMAR MAFIA

Amore nel sangue - Fabiana Andreozzi, Vanessa Vescera

Amore nel sangue - Fabiana Andreozzi, Vanessa Vescera

Se fossi abituato a scegliere le mie letture dal titolo o dalla copertina, non penso che avrei mai letto “Amore nel sangue” di Fabiana Andreozzi e Vanessa Vescara (note anche come Licio e Vany su anobii), 0111 Edizioni. Guardando il libro mi viene, infatti, da pensare a un romanzo rosa appena tinto di rosso dal sangue di qualche delitto. Il sospetto potrebbe anche essere quello di trovarsi davanti a un amore vampiresco alla Twilight, ma non è così.

In effetti, c’è davvero una storia d’amore. C’è una bella ragazza dalle origini misteriose e ci sono due cugini che se la contendono.

Quello che c’è in più in questo libro è l’ambientazione nella Palermo del 1989, quella delle stragi in cui perirono i magistrati Falcone e Borsellino. Non si fanno i loro nomi, ma si parla della morte di un giudice che molto ricorda la loro.

Amore nel sangue” è dunque una storia di mafia, di famiglie d’onore, di odii e vendette. Tutto ciò dà un diverso spessore ai tormenti amorosi di una protagonista che altrimenti sarebbe parsa troppo giovane, con i suoi diciotto anni, per poter avere una storia davvero tormentata tra il suo promesso sposo Ciccio e il suo amante Angelo.

Cu fu?

Ecco allora le lotte tra famiglie e all’interno della famiglia stessa per mantenere o acquistare potere.

Certo, poco si dice dei reali interessi economici della mafia, della sua influenza sulla politica, del controllo del territorio, ma le dinamiche dei rapporti di parentela sembrano realistiche.

Alle autrici forse interessa di più mostrare la difficoltà a uscire dal giro della gente d’onore, dai ruoli decisi dai clan, dalla gabbia di un potere violento.

Avendo più volte sperimentato la scrittura a più mani, ne conosco le difficoltà, ma bisogna dire che leggendo mai mi sono trovato a pensare che un brano o un altro fossero di un’autrice piuttosto che dell’altra, segno che le due penne hanno ben amalgamato i rispettivi inchiostri.

Una nota, infine, sull’editore: sembra che finalmente la 0111 Edizioni abbia imparato a rilegare i libri! In passato avevo letto volumi pubblicati da loro che si spaginavano dopo pochi minuti di lettura. “Amore nel sangue” sembra invece ben rilegato, la carta ha un buono spessore e l’impaginazione è corretta.

Firenze, 27/01/2012

Falcone e Borsellino

Falcone e Borsellino

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: