Posts Tagged ‘tempo’

LA PERCEZIONE DEL TEMPO

Bambini nel tempo” di Ian McEwan è un romanzo con un grande potenziale. Innanzitutto nel titolo: quante storie eccezionali si potrebbero scrivere con un titolo così! Poi nell’incipit (che anticipa la trama principale): un padre, scrittore di romanzi per bambini, perde la figlia in un supermercato. Forse è stata rapita. La cerca invano per lungo tempo. La sua vita familiare è sconvolta. I rapporti con la moglie precipitano. Bene. Da qui si potrebbe andare in molte direzioni. Io avrei immaginato che, trattandosi di uno scrittore, il protagonista avrebbe fatto lavorare la fantasia. Avrei immaginato che la bambina nella sua memoria cambiasse o che restasse sempre uguale nonostante lo scorrere del tempo, che comunque diventasse cosa diversa da quella che stava diventando veramente. Ma Stephen Lewis (forse non è un caso che il cognome del protagonista ricordi quello del celeberrimo autore fantasy) si limita ad andarsene in giro per Londra cercandola per tre anni. Sua moglie si ritira in meditazione. Si separano. Insomma, reazioni abbastanza normali e poco romanzesche.

McEwan approfitta di questa trama, per inserirci i ricordi dell’infanzia di Stephen, ma non ci offre nessuna allucinata mescolanza dell’infanzia di padre e figlia. Peccato! Ci mostra anche il grande amico di Stephen, affermato politico vicino al Primo Ministro, che regredisce all’infanzia e, in una ricerca di semplicità, costruisce una casa sull’albero, dove fa ascendere anche il povero Stephen, in uno dei brani meglio riusciti del romanzo. C’è insomma una riflessione sul bambino che è sempre presente in noi e che vuole ritornare, ma la vicenda mi pare poco legata a quella principale.

Il protagonista, grazie al suo successo come autore di romanzi per ragazzi, entra in una commissione ministeriale per l’educazione dell’infanzia, e qui siamo nel campo di una blanda satira del governo tatcheriano, con un’Inghilterra in cui l’accattonaggio è regolamentato e altre piccole varianti, che rendono la storia quasi una lieve distopia, senza osare spingersi a immaginare mondi orwelliani. Peccato? Forse sarebbe stato eccessivo farlo.

A un certo punto Stephen è vittima di un incidente automobilistico, grazie al quale percepisce una dilatazione del tempo quale non aveva mai sperimentato prima. Anche questa potrebbe essere un’interessante occasione per mostraci come il tempo non sia uguale per tutti. Dopo una simile presa di coscienza mi sarei aspettato di scoprire come il tempo sia andato avanti per la piccola Kate, la figlia dispersa di Stephen, di quanto sia stato diverso per lei rispetto al padre. Del resto è noto quanto sia diverso il suo scorrere durante l’infanzia. A un certo punto Stephen crede di averla ritrovata. La piccola non lo riconosce. È passato troppo tempo, penso. È la diversa percezione del tempo che fa sì che per Stephen la piccola sia ancora sua figlia, mentre per la bambina Stephen non è più il padre. Però, McEwan ci fa capire che Stephen si è solo sbagliato. Quella è un’altra bambina. Peccato!

Ian McEwan

Alla fine la coppia, che si era brevemente rappacificata mesi prima, ha un nuovo figlio, che torna a unirli. Stephen capisce che continuerà ad amare nel nuovo figlio la bambina perduta. McEwan però non ci mostra cosa comporta questo, perché con la nascita il romanzo si chiude. Peccato!

C’è anche una complessa esposizione della moglie dell’amico di Stepehen sul tempo in fisica. Anche quest’idea, mi pare, non ha molto seguito nella trama successiva, né aiuta a spiegare nulla di quanto avvenuto prima.

Insomma, come dicevo all’inizio tanti bellissimi spunti, che personalmente avrei sviluppato in tanti altri modi. Insomma, un romanzo molto stimolante, che fa riflettere, che fa venire una voglia matta di scrivere. Di riscriverlo. Un buon romanzo, insomma, ma non quello che avrei voluto leggere, eppure, a volte, i romanzi sono buoni proprio per questo, perché non sono come li vorremmo, perché ci stimolano a creare noi qualcosa di più adatto ai nostri gusti. Purché siano scritti bene e questo, in fondo, lo è, anche se ci sono un po’ troppe divagazioni dalla trama principale.

P.S. Di McEwan, tempo fa, ho letto anche Solar e rileggendo ora il mio commento di allora, noto le stesse conclusioni: belle idee, ma senza il coraggio di portarle fino alle loro estreme conseguenze!

https://m.facebook.com/sharer.php?sid=10200834529802951

ESISTE UNA TEORIA UNIFICATRICE CHE SPIEGHI TUTTI I FENOMENI DELL’UNIVERSO?

La “Storia del tempo – Dal Big Bang ai buchi neri” del fisico Stephen Hawking è un trattato divulgativo che affronta i grandi dilemmi della fisica, offrendoci una carrellata dei suoi sviluppi, dalle prime teorie sulla forma e la struttura dell’universo a quelle più recenti (la mia edizione del volume è della fine degli anni ’90), parlando dei tentativi di trovare una legge unificatrice per tutti i fenomeni fisici, dall’immensamente piccolo all’immensamente grande, mostrandoci, secondo le conoscenze attuali, quali sono le componenti più microscopiche della materia, le loro caratteristiche e quali quelle dello spazio intergalattico che ci circonda. Ampio spazio viene dato a buchi neri e warmhole e alla teoria dello spazio a più dimensioni, esaminando la possibilità di effettuare viaggi nel tempo, ipotesi che non può essere esclusa dalle più recenti teorie sulla struttura dell’universo. Chiudono il volume, un po’ off-topic, le biografie “politiche” di Einstein, Galileo e Newton.

Una cosa non viene detta però in questo libro ed è un quesito che, da profano, talora mi pongo: perché cercare di unificare le varie teorie “fisiche” e dimenticarsi della vita, delle regole che ne determinano lo sviluppo e l’evoluzione?

Come noto, sono state individuate dagli studiosi quattro forze o interazioni fondamentali: l’interazione gravitazionale, l’interazione elettromagnetica, l’interazione nucleare debole e l’interazione nucleare forte. Per energie dell’ordine dei 100 GeV la forza elettromagnetica e la forza debole si presentano come un’unica interazione, definita elettrodebole. Il grande tentativo della scienza di questi anni è trovare una forza o regola che spieghi ciò che ora si spiega con le quattro forze.

Hawking ci fa capire che l’universo, man mano che lo si studia appare sempre più complesso, quindi mi chiedo se davvero possa bastare una sola regola generale per spiegare ogni cosa. Il desiderio di razionalizzare e semplificare, trovando delle sintesi, delle regole unitarie è tipico del modo di ragionare della mente umana, ma non è detto che corrisponda a come è fatto l’universo. Questo forse è molto più caotico di quanto vorremmo. Mi pare che questa ricerca di una forza unica, sia un po’ come nell’antichità si credeva nelle sfere celesti e nelle orbite circolari dei pianeti. Cerchiamo di ricondurre il complesso a modelli facilmente comprensibili e con una loro dignità ed eleganza, che gli deriva dall’essere forme “perfette”. Come le orbite planetarie non sono circolari, forse così non esistono leggi unificanti. Eppure le teorie che si sono succedute nel tempo, pare che trovino, sempre di più, man mano che da una si passa a un’altra più sofisticata, una rispondenza nella realtà.

Se però cerchiamo una legge che spieghi al contempo l’esistenza e il movimento delle particelle subatomiche e dei corpi spaziali, perché questa non dovrebbe spiegare anche come la vita si evolve da forme semplici a forme complesse e il perché dell’esistenza di una razza tecnologica come la nostra?

Hawking, nel testo, a volte accenna alla formazione della vita sulla terra e alla sua evoluzione, ma è fondamentalmente concentrato nello spiegare la natura di quark, galassie e buchi neri, come del resto è giusto aspettarsi da un fisico.

Fa comunque un interessante osservazione sul fatto che il tempo può avere diverse direzioni, ma la sola direzione in cui la vita intelligente (io direi tutta la vita) si muove è quella in cui l’universo si espande, perché in questa fase temporale vale la seconda legge della termodinamica (il caos e l’entropia tendono ad aumentare). Ci spiega anche che se l’universo ha numerose dimensioni, molte di queste però sono “curve a livello microscopico” e quindi non sono percepibili. I viaggi nel tempo potrebbero essere possibili utilizzando queste dimensioni ulteriori. Ci spiega anche perché la vita sia possibile solo in uno spazio-tempo quadridimensionale (altezza, larghezza, lunghezza e tempo).

Eppure, da ignorante della materia, continuo a non capire come sia possibile un fenomeno come la vita, che va nel verso opposto alla seconda legge della termodinamica e che sostanzialmente, nel suo piccolo in termini delle dimensioni dell’universo, contribuisce a ridurre l’entropia.

Stephen Hawking: nonostante fosse colpito dalla Sla, aveva voluto provare anche il volo in assenza di gravità

Stephen Hawking: nonostante fosse colpito dalla Sla, aveva voluto provare anche il volo in assenza di gravità

Probabilmente pecco della classica visione antropocentrica del passato, considerando la vita un fenomeno importante, mentre nell’economia dell’universo potrebbe essere un accidente inessenziale tipico di questo granello di polvere che è il nostro pianeta. Eppure, se è vero quel che scrive Hawking in merito al fatto che l’universo, su grande scala è omogeneo e che in qualunque direzione lo osserviamo è uguale a se stesso, mi parrebbe anomalo e singolare che la vita si sia sviluppata solo sulla Terra. Condizioni uguali dovrebbero presumere lo sviluppo di fenomeni simili. Non mi aspetto di trovare omini verdi nella Galassia, ma fenomeni che contrastino la seconda legge della termodinamica, creando ordine ed espandendolo, cioè forme di vita, che crescono, si riproducono e evolvono verso forme sempre più complesse. Mi aspetterei anzi che, con tempistiche diverse, la vita (magari non a base di carbonio, magari senza ossigeno, magari in forme non riconducibili né al mondo animale né a quello vegetale e neppure a quello micotico) compaia in quasi tutti i sistemi solari. Oppure siamo una rarissima eccezione? Mi parrebbe improbabile. Mi chiedo, quindi, se la comparsa della vita è un evento frequente, ci sarebbe allora una legge fisica da cui la sua comparsa e sviluppo dipende? Una formula matematica che ne spieghi il fenomeno? Una formula che leghi la vita alle altre forze generali? Qualcosa di correlato al secondo principio della termodinamica, di cui costituisce l’opposto?

Il propagarsi della vita segue regole matematicamente e fisicamente prevedibili? Lo sviluppo di civiltà tecnologiche rientra in questa regola? La nascita di una civiltà tecnologica è un “trucco” dell’evoluzione per consentire il diffondersi della vita su pianeti dove non è nata spontaneamente? Se così fosse potrà esistere una civiltà in grado di muoversi da una stella all’altra? Potremo mai sfruttare, se esistono, i warmhole di cui parla Hawking per spostarci da una parte all’altra dell’universo?

warmhole

warmhole

Queste sono domande che il saggio di Hawking non si pone e alle quali non mi risulta ci siano risposte. Forse sono domande sciocche, in quanto viziate dal solito antropocentrismo da cui fatichiamo a liberarci, ma mi piacerebbe che qualcuno, debitamente competente, se le ponesse. Non potranno, infatti, spiegare il senso della nostra esistenza, ma almeno il suo perché.

Storia del tempo” si interroga invece su quark e antiquark, materia e antimateria e sulla natura dei buchi neri. Sentir parlare di cose che vanno oltre ogni nostra forma di percezione mi fa pensare alle antiche discussioni teologiche, pare, insomma, un po’ come parlare del sesso degli angeli, eppure senza la meccanica quantistica, per esempio, non penso che saremmo mai riusciti a circondarci di tutti quei magici manufatti che chiamiamo, non a caso, elettronici. Gli studi della fisica possono apparire quanto mai astratti, ma è grazie alle loro scoperte e teorie che la nostra civiltà si è evoluta sempre più rapidamente negli ultimi anni. Sarà, un giorno, la fisica a farci capire la biologia e il senso della vita?

 

 

 

 

 

LA CHIAMATA DEL LIBRO

A distanza di oltre tre anni dalla lettura de “L’ultimo cavaliere”, dopo aver imparato ad apprezzare Stephen King in varie altre opere, ho ripreso la lettura del Ciclo della Torre Nera, affrontando “La chiamata dei tre”, il secondo volume della serie del maestro dell’horror.

Se “L’ultimo cavaliere” è un western-fantascientifico-post-apocalittico, ne “La chiamata dei tre” il carattere western si affievolisce e prevale la fantascienza, sia per l’ambientazione principale, una spiaggia interminabile popolata solo da giganteschi e letali crostacei, le “aramostre”, sia per la presenza della porta, un passaggio tra il mondo dell’Ultimo Pistolero Roland e quello dei tre personaggi che entreranno in contatto con lui, un’America recente.

Troviamo dunque un passaggio temporale che sarà poi ripreso nel bel romanzo “22/11/’63”, con la differenza che qui l’apertura spazio-temporale non sta in fondo a uno sgabuzzino, ma è una porta magrittiana sospesa nel deserto, qualcosa che segue Roland nei suoi spostamenti e fa da tramite con i tre. Attraverso di essa Roland entra direttamente nella testa e nei corpi dei tre.

L’ultimo cavaliere” mi aveva lasciato un po’ perplesso per la mancanza di azione. “La chiamata dei tre” è tutt’altra cosa. Il Pistolero nel suo mondo sta morendo e combatte per sopravvivere. Entra nei mondi dei suoi “ospiti”, ma anche lì non trova situazioni semplici. I compagni che sta evocando dal passato sono, infatti, un drogato che trasporta eroina in aereo, una ricca e bella negra schizofrenica e senza gambe, un serial killer, con la passione per l’uccisione dei bambini. Non esiste un termine per definirlo? Direi un “pedocida”. Solo con il loro aiuto Roland potrà guarire, salvarsi e trovare la Torre Nera. Le avventure nei vari mondi si succedono a un buon ritmo. I personaggi hanno un loro forte spessore. Il mistero e la magia condiscono sapientemente il tutto.

I tre sono la cura di Roland, ma anche Roland è la loro cura. Hanno tutti grossi problemi mentali. L’avventura che il Pistolero offre loro li allontana dalle loro malattie/follie, anche se, in un caso, in modo definitivo e brutale, come a dire che ci sono malattie dell’anima che non possono essere curate.

L’ultimo cavaliere” ci parla di grandi spazi, dell’amicizia e del suo contrario. “La chiamata dei tre” ci parla di forza interiore, di dolore, di coraggio, di determinazione e, in fondo, ancora di amicizia.

Sono grandi temi, che danno consistenza ed energia al romanzo.

Stephen King non ha mai vinto il Premio Nobel e forse non lo vincerà mai, perché viene ingiustamente considerato solo un autore commerciale, ma dopo aver letto i romanzi di quattro premi nobel (Llosa, Lessing, Munro, Pamuk), entrare in queste pagine è un autentico sollievo. Probabilmente non capisco nulla di letteratura e a Stoccolma sanno cose che mi sfuggono, ma questo è un vero romanzo, non gli ultimi che ho letto!

Stephen King

Del resto con questo libro mi è capitato qualcosa che non mi ha fatto provare nessuno dei quattro nobel citati: il desiderio irrefrenabile di continuare a leggere. A essere chiamato dal libro è il lettore! Che cos’altro dovremmo chiedere a un romanzo, se ci dà questo?

Ora non posso che cercare di leggere presto il seguito della serie.

I volumi che la compongono sono:

  1. La torre nera I: L’ultimo cavaliere (1982, pubblicato originariamente come romanzo breve; edizione rivista nel 2003(The Dark Tower I: The Gunslinger)
  2. La torre nera II: La chiamata dei Tre (1987(The Dark Tower II: The Drawing of the Three)
  3. La torre nera III: Terre desolate (1991(The Dark Tower III: The Waste Lands)
  4. La torre nera IV: La sfera del buio (1997(The Dark Tower IV: Wizard and Glass)
  5. La torre nera V: I lupi del Calla (il titolo annunciato era L’Ombra Strisciante[1][2]) (2003(The Dark Tower V: Wolves of the Calla)
  6. La torre nera VI: La canzone di Susannah (2004(The Dark Tower VI: Song of Susannah)
  7. La torre nera VII: La torre nera (2004(The Dark Tower VII: The Dark Tower)
  8. La torre nera VIII: La leggenda del vento (2012(The Dark Tower: The Wind Through the Keyhole)

Leggi anche:

– Il western fantasy di King – L’ultimo Cavaliere (La Torre Nera) – Stephen King

– La bambina che sconfisse la natura – La bambina che amava Tom Gordon – Stephen King

– King for President of Ucronia – 22/11/’63 – Stephen King

– IT: un mostro lovecraftiano emerso da arcani abissi spazio-temporali – IT – Stephen King

The Second King – Le notti di Salem – Stephen King

Tutto è kinghiano – Tutto è fatidico – Stephen King

René Magritte

René Magritte

SCHIAVI PART-TIME

Carlo Menzinger- Schiavi part-time

Carlo Menzinger- Schiavi part-time

Otto ore dormiamo. Otto ore (almeno) lavoriamo. Otto ore ci restano per mangiare, curare i nostri corpi cadenti, le nostre famiglie e le nostre case, aggiornarci, incontrare gli amici, vivere.

Non siamo schiavi, ma il nostro tempo è ipotecato, il nostro futuro tracciato. Lo spazio per noi stessi limitato. Ci crediamo liberi, ma la maggior parte del nostro tempo appartiene ad altri. Quello che ci rimane, lo viviamo in giungle d’asfalto, tra predoni consumistici.

Siamo schiavi part-time.

 

Schiavi Part-Time” è il terzo dei volumetti in cui sto raccogliendo alcuni versi scritti negli ultimi trent’anni (dalla fine del Liceo a oggi), tra il 1983 e il 2013.

La possibilità di auto-pubblicarmi e di realizzare da solo degli e-book, senza disturbare editori (di certo impegnati in progetti più significativi!), mi ha convinto a darli alle stampe dopo vari anni che non lo facevo (l’ultima raccolta prima di queste è “Viaggio intorno allo specchio”, pubblicata nel 1989 da Gabrieli).

Ho deciso di dividere il più possibile i versi in base all’argomento, sebbene questo sia un criterio impreciso e molte “poesie” (non amo e non oso chiamare i miei lavori così!) avrebbero potuto collocarsi in raccolte diverse da quelle in cui le ho inserite.

Questo volume (“Schiavi Part-Time”) parla del nostro vivere quotidiano, da cittadini di un mondo un po’ stretto, in cui siamo vincolati da orari, obblighi e impegni vari e in cui il tempo per noi stessi sembra sempre meno. Ci crediamo liberi, ma la maggior parte del nostro tempo appartiene ad altri. Siamo, in un certo senso, tutti “schiavi part-time”.

 

L’idea è di pubblicare presto anche gli altri versi. Gli altri due volumi già pubblicati sono:schiavi in barattolo

  1. Il Terzultimo Pianeta” (pubblicato il 24 marzo 2013): un pianeta morente, l’uomo come un virus, dalla Genesi all’Apocalisse, in versi ora rabbiosi ora ironici che parlano di vita, morte e illusione di Dio.
  2. Rossi di sangue sono dell’uomo l’alba e il tramonto” (pubblicato il 19 maggio 2013): raccolta di componimenti brevi, in stile giapponese. Nell’immediatezza dell’attimo la profonda percezione della vita.

 

Anche per questa raccolta ho scelto la formula del copyleft:: un volume cartaceo da vendere a chi lo volesse, ma accompagnato da un e-book gratuito che sarà possibile scaricare senza spesa alcuna dal mio sito www.menzinger.too.it.

 

TITOLO: Schiavi part-time

Autore: Carlo Menzinger di Preussenthal

ISBN 9781291543650

Copyright Carlo Menzinger

Pubblicato 31 agosto 2013

Lingua Italiano

Pagine 91

Rilegatura Copertina morbida con rilegatura termica

Inchiostro contenuto Bianco e nero

Peso 0,19 kg

Dimensioni (centimetri) Larghezza: 14,81, altezza: 20,98

bianconiglio con orologio

La scheda del volume è qui.

L’e-book può essere scaricato gratuitamente qui.

Il cartaceo può essere acquistato su Lulu.

 

catena cravatta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: