Posts Tagged ‘tempo circolare’

TEMPO E NON TEMPO

Risultati immagini per orologio liquido dalìIl concetto di tempo, probabilmente è qualcosa di innato in noi e in tutte le creature più evolute, basti pensare agli animali, come gli scoiattoli, che accumulano scorte per il futuro o, magari persino a quelli che si nutrono di più prima di andare in letargo. La percezione di un futuro in arrivo è propria di molti mammiferi. È vera coscienza o semplice istinto o, come si direbbe oggi, parte del patrimonio eugenetico? Difficile dirlo, ma credo che gli uomini preistorici debbano avere avuto qualche concetto di ieri e di domani, di passato e di futuro. Dovrà passare, però, moltissimo tempo prima che il tempo prenda forma “intellettuale” e, soprattutto, divenga una dimensione con cui misurare il mondo circostante.

Si arriverà, innanzitutto, a chiedersi quanto tempo ci voglia a realizzare qualcosa, a percorrere un dato spazio.

Si renderà necessario misurare innanzitutto il tempo, per poter così conoscere la velocità.

Ogni popolo ha creata diversi strumenti di misurazione in base alle proprie esigenze e alla propria percezione del tempo, quali clessidre, meridiane, orologi. Al giorno d’oggi diamo per scontata l’esigenza di dividerlo e misurarlo, di rispettare orari e appuntamenti, ma tutto ciò è solo una caratteristiche della nostra cultura europea e non qualcosa che sorge spontaneo in ogni uomo. La misurazione puntale del tempo è qualcosa che necessita di strumenti precisi e presuppone l’invenzione degli orologi o di altri analoghi strumenti di precisione.

Notiamo anzi, nella storia, numerosi esempi di repulsione, più o meno profonda, a ogni tentativo di irreggimentare il tempo. Del resto, proprio più riusciamo a imbrigliare il tempo, a incanalarlo in perfetti sistemi di misurazione, maggiormente ne diventiamo schiavi. Persino un personaggio di una commedia di Plauto si lamenta dell’introduzione della meridiana!

«Maledetto chi ha inventato l’orologio / e stramRisultati immagini per meridianaaledetto il primo che ha piazzato qui la meridiana! / M’ha fatto a pezzettini la giornata, me tapino. / Da ragazzo, la pancia era la sola meridiana, / la migliore, senza confronto, e la più esatta di tutte quante. / Quando dava il segnale quella, si poteva mangiare, se mai ce n’era: / adesso, anche quel che c’è non si mangia, se non garba al sole».

Se avesse visto gli orologi moderni, che avrebbe fatto!

Il tempo degli orologi a polvere, delle clessidre e delle meridiane era tempo meno preciso, più umano (nonostante le rimostranze del personaggio
plautino), in cui la misurazione riguardava singoli eventi. Gli orologi meccanici invece sono invasivi e misurano non solo il tempo del lavoro, ma anche quello del riposo, divengono oggetti da cui non ci liberiamo mai e ci tengono perennemente avvinti a loro. Gli orologi digitali ne accentuano l’azione non tanto per la loro precisione, ma per la loro onnipresenza, per il loro insinuarsi in altri dispositivi, dai computer, ai cellulari, ai cruscotti delle auto.

Il filosofo Zygmunt Bauman nel saggio “Modernità liquida” spiega come il concetto di tempo si sia separato da quello di spazio quando furono inventate macchine in grado di superare i limiti umani e naturali al movimento, quando forza muscolare, trazione animale, vento e acqua cessarono di essere i mezzi del moto.  In precedenza le distanze potevano essere espresse in giorni di cammino o, magari, di cavallo. Con la modernità, occorre distinguere il mezzo adoperato e questi sono in continua competizione tra loro e in evoluzione verso una tendenziale velocità infinita, che annulli lo spazio e ci renda ubiquitari. Ecco dunque Kant rimanere talmente colpito dalle scoperte dei fisici e astronomi del suo tempo come Newton da definire tempo e spazio come due categorie di cognizione umana trascendentalmente separate e reciprocamente indipendenti.

Comincia così una grande rivoluzione culturale legata alla semplice formula v=s/t che spiega la velocità come rapporto tra spazio e tempo. La velocità è qualcosa che concerne tutti i corpi in movimento relativo, ma è soprattutto la rappresentazione di un modo di pensare che dà valore alla velocità. Raffigurare la velocità come il tempo necessario ad attraversare un dato spazio significa, innanzitutto, cominciare a quantificare questa velocità, a Risultati immagini per astronaveraffrontare quella di esseri diversi. Una misura precisa della velocità consente di quantificare il progresso. Possiamo ora dire con precisione quanto una macchina sia migliore di un’altra nel portarci da un luogo a un altro, possiamo dire quanto un processo sia più efficiente di un altro. Possiamo, insomma, dare l’avvio a forme di produzione sistematica, all’industrializzazione. Diviene concreta l’affermazione di Benjamin Franklin che “il tempo è denaro” (“Remember that time is money”) e si sviluppa l’arte dei banchieri, divenendo finanza.

Nasce il motto moderno “Mi affretto, dunque sono”, espressione della vita moderna, in cui la fretta, figlia del periodo rivoluzionario e della civiltà industriale, come osserva Diego Fusaro in “Essere senza tempo”, è divenuta condizione di vita costante e insuperabile dell’uomo contemporaneo, continuamente pressato da scadenze e obblighi temporali, che ne scandiscono non solo la vita o l’anno, ma i mesi, i giorni e persino le singole ore. Come non interrogarsi allora sul senso di tutto ciò, considerando anche l’origine storica e sociologica del fenomeno: la necessità di produrre di più e in modo più efficiente, per riversare sui lavoratori-consumatori masse di prodotti che si fanno desiderare ma che per essere acquisiti richiedono sempre maggiori sforzi lavorativi-produttivi e quindi l’immissione di ancora più prodotti e servizi da offrire, in una catena viziosa in cui il risultato è un’accelerazione spasmodica dei ritmi di vita e della fretta che li caratterizza, con la perdita di profondità di cui ha scritto Baricco nel suo saggio “I Barbari”.

Eppure questo non è fenomeno nuovo, se anche Goethe poteva scrivere: “Come massima disgrazia della nostra epoca, che non permette ad alcunché di pervenire a maturità, devo considerare il fatto che nell’istante prossimo si consuma quello precedente, si sprecano i giorni e si vive sempre alla giornata, senza combinare nulla” (J. W. Goethe, lettera del novembre 1825)

Risultati immagini per Kant

Kant

Il concetto prende forma, del resto, come evidenzia Fusaro già in Kant, Hegel, Marx e caratterizza le politiche di Lenin e Hitler. Come scrive Bauman (Modernità liquida), Lenin applica le teorie produttive fordiste al socialismo, tecniche che legando il lavoratore alla catena di lavoro ne impediscono la diserzione. Oggi, con internet, l’accelerazione della locomotiva del tempo, raggiunge ritmi da deragliamento, con uno scambio informativo istantaneo e globalizzato.

Con l’ossessione per la velocità, comincia anche, il sogno di annullare il tempo per attraversare in modo istantaneo lo spazio.

Nasce il sogno della fantascienza, nascono i tentativi di immaginare viaggi alla velocità della luce o superiori a questo limite che pare invalicabile, nascono le storie sui viaggi nel tempo.

Stephen Hawking in “Dal Big Bang ai buchi neri – Breve storia del tempo”, fa un interessante osservazione sul fatto che il tempo può avere diverse direzioni, ma la sola direzione in cui la vita intelligente (io direi tutta la vita) si muove è quella in cui l’universo si espande, perché in questa fase temporale vale la seconda legge della termodinamica (il caos e l’entropia tendono ad aumentare). Ci spiega anche che se l’universo ha numerose dimensioni, molte di queste però sono “curve a livello microscopico” e quindi non sono percepibili. I viaggi nel tempo potrebbero essere possibili utilizzando queste dimensioni ulteriori. Ci spiega anche perché la vita sia possibile solo in uno spazio-tempo quadridimensionale (altezza, larghezza, lunghezza e tempo).

Risultati immagini per hawkings

Stephen Hawkings

Grazie all’idea di attraversare il tempo, la narrativa fantastica si arricchisce di storie che, dalla “Macchina del Tempo” (1895) di H.G. Wells in poi, raccontano della possibilità di percorrere il tempo a ritroso. Già Mark Twain, nel 1889, in “Un americano alla corte di Re Artù”, senza ricorrere ad artifizi tecnologici, immagina questa possibilità. Tantissime saranno le storie di questo filone, da “Paria dei cieli” di Isaac Asimov, a “Le meraviglie del duemila” di Emilio Salgari (ma in entrambi il viaggio è effettuato in avanti, sebbene accelerato), alla trilogia di “Ritorno al futuro”, a “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo” di Audrey Niffenegger in cui passato, presente e futuro si mescolano continuamente, rendendo irraggiungibile l’amore tra i due protagonisti che hanno sempre età sbagliate per poter stare assieme come amanti (non si muovono tramite macchine, ma per effetto di una malattia genetica di Henry), al complesso “Ubik” di Philip K. Dick, fino al recente “Harry Potter e la maledizione dell’erede”. In “Ubik” è il tempo stesso a venire alterato. In un romanzo precedente di Dick, “Tempo fuori sesto” ci troviamo invece su un palcoscenico in cui il tempo è stato riportato indietro da un 1998 futuro agli anni ’50 a beneficio di una persona sola, Raggle Gum, un po’ come avviene nel film “The Truman Show” (guarda caso uscito nel 1998 reale).Risultati immagini per moglie dell'uomo che viaggiava tempo

Nel film di Peter Weir, Truman Burbank, impersonato da Jim Carrey, vive in questo mondo immaginario a beneficio del pubblico di una sorta di Grande Fratello televisivo (mi riferisco all’orrenda trasmissione, non al capolavoro di Orwell).

Isaac Asimov ne “La fine dell’eternità” arriva a immaginare di poterlo manipolare e cambiare la storia e basa l’intero ciclo della “Fondazione” sul concetto di Psicostoria, ovvero sulla possibilità di prevedere statisticamente il futuro di grandi masse di persone.

Poul Anderson ne “I Guardiani del Tempo” immagina una Time Patrol che veglia contro le alterazioni della storia provocate dai viaggiatori nel tempo. Qualcosa di simile all’attività della squadra della recente serie TV “Timeless”.

Ramson Riggs ne “La casa per bambini speciali di Mrs Peregrine” immagina degli anelli temporali: una giornata che ogni volta ricomincia da dove era finita, un’eterna e sempre ripetuta giornata della Seconda Guerra Mondiale, in cui i bambini aspettano una gigantesca bomba che ogni giorno cade su di loro.

Kurt Vonnegut in “Cronosisma” immagina qualcosa di simile, quando nel suo romanzo il tempo torna indietro di dieci anni. Da quel momento tutto ricomincia esattamente allo stesso modo, con tutte le persone del mondo consapevoli di rivivere dieci anni della propria vita e nella totale impossibilità di dire o fare nulla di diverso da quanto avessero fatto prima, pur sapendo che magari qualcosa che stanno per fare li avrebbe portati al Risultati immagini per La casa per bambini speciali di Miss Peregrinedisastro. Arrivati alla fine dei dieci anni, riacquistano il libero arbitrio e ne restano sconvolti, incapaci oramai di fare qualcosa che non fosse già scritto e preordinato dal destino.

C’è, però, anche un altro modo di viaggiare nel tempo, che riconduce questo alla sua unità con lo spazio: annullare il tempo. Se riesco a spostarmi istantaneamente, sto manipolando il tempo. Nella quadrilogia di Dan Simmons “I Canti di Hyperion”, per esempio, incontriamo dei portali attraverso i quali è possibile raggiungere all’istante altri mondi, mentre le astronavi impiegano anni per arrivarci, creando “debiti temporali” per i viaggiatori, poiché le astronavi viaggiano a velocità prossime a quelle della luce e questo crea il ben noto esempio dei due gemelli, uno che resta sulla Terra e l’altro che viaggia ad altissime velocità e che al ritorno trova il gemello più vecchio di lui. Chi viaggia attraverso i portali, rispetto a chi viaggia in astronavi, sta andando avanti nel tempo, dato che percorrono lo stesso spazio ma il primo all’istante, l’altro in molti anni.

Anche ne “La terra dai molti colori” di Julian May troviamo una porta, ma che conduce attraverso il tempo in una sola epoca della preistoria.

Per assistere a uno sfasamento tra la velocità di due flussi temporali, non occorre scomodare la fantascienza, perché qualcosa di simile si può trovare anche nella letteratura mainstream, per esempio in “Punto Omega” di Don De Lillo, in cui la storia principale si svolge in una sala in cui viene proiettato al rallentatore il film “Psycho” di Alfred Hitchcock o in “Bambini nel tempo”, Ian McEwan mostra come possa scorrere in modo diverso il tempo per adulti e bambini, soprattutto quando un padre perde la figlia e crede poi di averla ritrovata.

Il protagonista del romanzo di Jack London “Il vagabondo delle stelle” non ha bisogno di una macchina del tempo per vivere in epoche diverse, vista la sua capacità di reincarnarsi e il ricordo di queste vite passate che riemerge in lui per la tortura cui è sottoposto a base di isolamento e la totale immobilità imposta da una camicia di forza.

Risultati immagini per Philip K. Dick

Philip K. Dick

In “Noi marziani” di Philip K. Dick, la schizofrenia del piccolo Manfred (il confine con una malattia ben diversa come l’autismo è qui confuso) è spiegata come un diverso modo di vivere il tempo. Se è vero che il tempo non scorre, ma è lo spazio ad attraversarlo, Manfred ci si muove a una diversa velocità ed è capace di andare avanti e indietro, vedendo il proprio futuro di vecchio malato immobilizzato in ospedale, futuro che lo terrorizza e che forse è la causa del suo autismo. Questa visione della schizofrenia mi ricorda Schopenauer (“Saggio sulla visione degli spiriti”), immaginando che lo schizofrenico entri in contatto con una diversa conoscenza e che possa essere persino in grado di preveggenza e di intuizioni sul futuro.

Un altro modo per fermare il tempo lo troviamo nei romanzi della Rowling su Harry Potter, dove Hermione Granger, per avere più tempo per studiare, usa la magia della “Giratempo”. Analogamente nel citato ciclo di Simmons sia il mostro tecnologico Shrike, sia la soldatessa geneticamente modificata hanno il potere di muoversi in “tempo-veloce”, cioè si muovono, solo loro, in una dimensione temporale diversa, come un flusso, che scorre più veloce, mentre gli altri rimangono, inermi come statue immobili, nel tempo normale. Qualcosa del genere l’abbiamo visto anche in “Matrix”.

Rallentare e annichilire il tempo, ma anche dilatarlo sono i grandi sogni dell’uomo moderno, ma anche dilatarlo nell’immortalità, come ne “La casa senza tempo” di A.E. Van Vogt. Sempre che l’immortalità non diventi un capriccio della Morte, come ne “Le intermittenze della morte” del nobel José Saramago e in tal caso l’immortalità potrebbe rivelarsi un problema sociale. Un personaggio del nobel portoghese che viaggia nel tempo, anche se non si sa come faccia è il protagonista del suo “Caino”, che attraversa le varie epoche della Bibbia. A Caino basta camminare per trovarsi in un altro tempo.

E se i viaggi nel tempo fossero solo una questione mentale? Jack Finney, in “Indietro nel tempo” parte da un’idea originale: noi ci troviamo in un dato periodo, in una data epoca, perché siamo mentalmente convinti di esserci, perché tutte le informazioni che abbiamo, tutto quello che percepiamo, vediamo e sentiamo ci parlano di quell’epoca.

Ancora più improbabile l’ipotesi alla base di “Hyperversum” di Cecilia Randall, in cui il passaggio nel medioevo avviene attraverso un videogioco.

Se, immagina Finney, costruissimo intorno a un individuo un tempo diverso, una sorta di palcoscenico in cui viene descritta e recitata un’altra epoca, mediante autosuggestione e ipnotismo, la sua mente gli farebbe superare gli anni e tornare nel passato che gli è stato ricostruito attorno.

La narrativa ha affrontato il tempo anche in altri modi. I viaggi nel tempo ci parlano della possibilità di andare avanti e indietro lungo una linea, con la quale convenzionalmente raffiguriamo lo scorrere di ore, mesi, anni ed ere. I viaggi istantanei ci parlano di un tempo annichilito. I viaggi spaziali raccontano di tempi diversi in funzione della velocità. C’è poi un’altra visione del tempo, che si discosta da quella della fisica tradizionale, che è quella dei tempi alternativi. La possibilità che esistano cioè universi paralleli o divergenti nei quali la storia segua corsi e percorsi diversi da quelli noti (e reali). Siamo dalle parti dell’ucronia.

Nelle ucronie, immaginiamo, infatti, un tempo diverso, un tempo che diverge dal corso originale, un tempo che si biforca. Ogni storia segue una biforcazione, ma le divergenze temporali, per l’ucronia, possono essere infinite. Ogni evento ha in sé eventi alternativi, spesso infiniti, gli eventi della linea temporale in cui viviamo sono infinti, con infinite divergenze. Le linee temporali sono dunque altrettanto infinite, ognuna con infinite divergenze. In “Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale” definisco il tempo come un frattale, dalle innumerevoli linee.

Siamo lontani dalla fisica conosciuta, ma in un mondo in cui le possibilità narrative si moltiplicano assieme alle linee temporali.

Risultati immagini per Colombo divergenteA quanto pare sono ancora in pochi a sapere cosa sia l’ucronia e questo non mi stupisce, perché il termine non si può certo dire dei più usati, eppure il genere letterario che rappresenta è ricco di possibilità creative e sta cominciando a riscuotere discreti successi. A dir il vero, quando pubblicai il mio primo romanzo ucronico, “Il Colombo Divergente”, nel 2011, il termine mi pareva ancora meno noto di oggi.

Vorrei allora non solo cercare di fare un po’ di chiarezza su questo misterioso vocabolo, ma anche spezzare una lancia a favore di questo genere letterario, che meriterebbe ben altri spazi, essendo estremamente ricco di possibilità creative.

L’ucronia, che si pone a metà strada tra la fantascienza e il romanzo storico, mediante eventi immaginari o scelte mai fatte, modifica la Storia, rendendola diversa. Ne presenta dunque al lettore una versione alternativa. Non una sua diversa interpretazione, ma proprio un diverso svolgimento delle vicende storiche. Crea dunque un mondo nuovo in cui ambientare la trama, un universo divergente in cui gli eventi hanno preso una diversa piega, il cui il tempo si è mosso lungo una linea alternativa.

L’ucronia è narrazione del “se”, del “what if”. Descrive come sarebbe stato il mondo se qualcosa nel passato si fosse svolto diversamente. Racconta, per esempio, come sarebbe stata l’Italia se non ci fosse stata la Seconda Guerra Mondiale, oppure come sarebbe stata la Francia se Napoleone non fosse andato in esilio o Giovanna D’Arco non fosse morta sul rogo (come immagino in “Giovanna e l’angelo”) o come sarebbe stato il mondo se Cristoforo Colombo fosse sbarcato in Messico e fosse stato fatto prigioniero degli aztechi (come scrivo ne “Il Colombo divergente”).

Credo che non sfugga la potenzialità didattica e conoscitiva di questo tipo di analisi.

Secondo Wikipedia:

L’ucronìa è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui Storia si è differenziata dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo” (da ou = non e chronos = tempo), per analogia con utopia che significa nessun luogo, e indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dallo scrittore francese Charles Renouvier in un testo apparso nel 1857 che intendeva ricostruire la storia europea “quale avrebbe potuto essere e non è stata” (“Uchronie, l’utopie dans l’histoire”).

Suoi sinonimi possono essere “allostoria” e “storia alternativa” e, direi io, anche “fantastoria”.

L’ucronia non è, però, solo un genere letterario. C’è anche chi si occupa di storia alternativa al solo fine di esaminarne le possibili varianti, senza alcunRisultati immagini per la svastica sopra il sole intento letterario (qualcuno ha persino scritto un elenco di possibili ucronie).

Il genere, cui a volte si nega una propria autonomia, viene spesso considerato come parte della fantascienza.

Ha, però caratteristiche sue proprie molto marcate e penso sarebbe giusto considerarlo come un genere a sé, essendo a volte assai più vicino al romanzo storico che non alla fantascienza.

In inglese pare che sia noto come “counterfactual history” o “alternate history”: per una volta almeno i termini “mediterranei” sembrano, però, più sintetici e suggestivi, percui lasciamo pure da parte gli anglicismi.

Il più antico esempio di ucronia si può forse trovare in Tito Livio (“Libro Nono ab urbe condita”).

Tra i maggiori scrittori di ucronie si ricordano Philip Dick (“La svastica sopra il sole”), Harry Turtledove (“Basyl Argyros”, i cicli di “Invasione” e “Colonizzazione”, “Dramma nelle Terrefonde” e “Per il trono d’Inghilterra”), Robert Harris (“Fatherland”), Philiph Roth (“Il complotto contro l’America”), Harry Harrison (“Il Libro degli Yilané”, “Gli Dei di Asgard”, “Tunnel negli abissi”, “A Rebel in Time”) e addirittura un improbabile Winston Churchill (“Se Hitler avesse vinto la guerra” e “Se Lee non avesse vinto la battaglia di Gettysburg”), ma ormai la loro schiera si è molto allargata, e vi incontriamo Stephen King (“22/11/’63” ma anche il ciclo della Torre Nera), Robert Silverberg (“Roma eterna”), Robert J. Sawyer (“La genesi della specie”) e Joe Lansdale (il surreale “La notte del Drive-In”) e i nostrani Mario Farneti, Giampiero Stocco, Guido Morselli, Luca Masali, Enrico Brizzi (“L’inattesa piega degli eventi”) o persino Josè Saramago con “Il vangelo secondo Gesù Cristo” o Nikos Kazantakis con “L’ultima tentazione di Cristo”, per non parlare di ragazzi allevati Risultati immagini per il vangelo secondo gesù cristocome donatori d’organi che vivono in una Seconda Guerra Mondiale ucronica in “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro.

Ci sono persino alcuni film, oltre a quelli tratti dai romanzi già citati, che pur mescolando generi diversi, hanno elementi di “non-tempo” come “PPZ – Pride Prejudize and Zombies”, dove il capolavoro di Jane Austen è riscritto nell’ambito di un’ucronica invasione di zombie; “Iron sky” in cui i nazisti sono sopravvissuti sulla Luna; “I vestiti nuovi dell’Imperatore” in cui Napoleone fugge da Sant’Elena; “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino, che vede la morte prematura di Adolf Hitler;  il comico “Non ci resta che piangere” dove i personaggi interpretati di Benigni e Troisi si ritrovano nel Rinascimento, per non parlare della serie TV “Lost” in cui tempo passato, presente e futuro si mescolano a tempi alternativi.

Anche i fumetti e i cartoni animati hanno affrontato il genere, per esempio, Dylan Dog con il suo “Ucronia” o “Shrek forever after”.

Fino a dove può spingersi l’ucronia senza diventare fantascienza o pura fantasia? I confini sono incerti. Come possiamo considerare del tutto assurdo che gli alieni avrebbero potuto interrompere la Seconda Guerra Mondiale come racconta Turtledove? La loro esistenza non è, infatti, provata ma neanche esclusa.

Forse, invece, immaginare un’Inghilterra in cui esiste la magia, come fa Susanna Clarke, è più forzato ancora e romanzi simili andrebbero considerati solo “fantasy”.

In linea di massima se la Storia viene alterata con una Macchina del Tempo, dovremmo immaginare di essere nella fantascienza. Ma se, come immagina Ward Moore, il romanzo è già ambientato in un Passato Alternativo e la Macchina del Tempo ci riporta al nostro flusso temporale, siamo Risultati immagini per il mondo perduto Doylenell’ucronia o nella fantascienza?

Se è vero che l’ucronia riguarda la Storia e che la Storia ha inizio con l’invenzione della scrittura, è giusto definire ucronie romanzi con una divergenza preistorica come “Viaggio al centro della terra” di Jules Verne o “Il mondo perduto” di Conan Doyle?

Se lo fosse, si tratterebbe, in effetti, di racconti assai prossimi alla fantascienza, dato che la divergenza, riguardando i processi evolutivi, porterebbe a risultati talmente “rivoluzionari” da essere difficilmente accettabili come plausibili. Mi piace definire questi libri “preucronie”.

Lasciate, per finire, che ve ne dia una definizione del tutto personale e un po’ “poetica”: l’ucronia è il sogno della Storia, come scrivo nell’antologia da me curata “Ucronie per il terzo millennio”. Il Non-Tempo è la storia sognata da ciascuno di noi.

Narrativa e sogno, in effetti, hanno sempre avuto punti di contatto, anche se a volte il sogno diventa incubo (e siamo nell’horror, nel romanzo gotico e nella distopia), altre volte diventa aspirazione per un mondo migliore (utopia), aspettativa di futuri (fantascienza), sogno di mondi alternativi (ucronia e fantasy), desiderio di avventure (storie avventurose, space-opera, thriller) o di amori (rosa e romance) o di mistero (giallo o noir).

L’ucronia, disegnando tempi alternativi (o non-tempi immaginari), può nel contempo essere tutto questo, essere contenitore di avventure, di misteri, di amori. Si presenta, insomma, come un genere relativamente nuovo ma dall’incredibile potenziale.

Risultati immagini per Invasione TurtledoveLe opere che si possono definire ucronie, sono ancora poche, ma si potrebbe già immaginarne una classificazione interna, innanzitutto tra storie che descrivono la divergenza storica, che raccontano cioè il momento in cui la storia prende un diverso corso e quelle in cui la divergenza non è narrata, ma se ne mostrano gli effetti in un periodo più o meno avanti nel tempo. Più ci discostiamo dalla divergenza, più la linea temporale diverge dalla reale e ci troviamo in mondi nuovi. Parlare di un mondo contemporaneo che si sia differenziato dal nostro nel XX secolo, nel Medioevo o nell’antichità, per non dire nella preistoria, porta a risultati assai diversi, con contributi di fantasia via via crescenti man mano che la divergenza si allontana e analogamente una plausibilità storica che rischia di ridursi di pari passo.

Potremmo, poi, dividere le ucronie in base all’epoca in cui è ambientata la vicenda principale.Risultati immagini per clessidra

Ancora potremmo dividerle in base alla plausibilità storica o alle maggiori caratteristiche fantastiche, immaginando da una parte “ucronie storiche”, vicine al romanzo storico e dall’altra “ucronie fantascientifiche”, più vicine a questo genere.

Insomma, la trasformazione del tempo in concetto, l’ha anche reso qualcosa che può essere manipolato intellettualmente, qualcosa sui cui ragionare e creare storie. Liberi dal destino o vincolati dal suo inviolabile tracciato, possiamo immaginare infinite narrazioni che si muovono aldilà dei confini del tempo precostituito, della rigida linea temporale a senso unico, così come dalla Storia, che per alcuni sarebbe “senza se e senza ma”, ma che riempiendosi di “se” diviene assai più affascinante e istruttiva, mostrandoci come potremo diventare e come avremmo potuto essere.

TIM BURTON E GLI ANELLI TEMPORALI DI RIGGS

Risultati immagini per la casa per bambini speciali di miss peregrineHo visto che sta per uscire in sala un nuovo film di Tim Burton, ispirato al romanzo “La casa per bambini speciali di Miss Peregrine”, scritto da Ramson Riggs. Ho voluto leggere il romanzo prima di vedere il film. Come per quel capolavoro che è “La fabbrica di cioccolato”, Tim Burton ha scelto un libro geniale per realizzare un film che spero sia altrettanto geniale del remake del film con Gene Wilder prodotto qualche anno fa.

Risultati immagini per Ransom Riggs

Ramson Riggs

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine” è il primo volume di una trilogia (almeno per ora) pubblicato da questo giovane autore statunitense nato nel Maryland nel 1980 e, in effetti, il finale è piuttosto aperto e lascia presagire un seguito (che ho scoperto esistere veramente solo a lettura ultimata).

Si tratta di un piccolo capolavoro di avventure di ragazzi e per ragazzi, ma non solo. Credo che si presterà bene alla regia visionaria di Tim Burton. La scena dei bambini che guardano le bombe cadere sulla loro casa cantando canzoncine e indossando maschere antigas mi ha fatto ricordare oltre a “The Wall” dei Pink Floyd, le canzoni degli Umpa Lumpa ne “La fabbrica di cioccolato”, autentica chicca di umorismo macabro.

Il romanzo, per quanto non lungo, è complesso e ricchissimo di colpi di scena e trovate. Riesce a essere, nel contempo, storia sui rapporti generazionali all’interno di una famiglia, storia di mostri (autentici freaks da circo ma anche esseri spettrali da cinema horror), interessante variazione sui viaggi nel tempo e sulle ipotesi di tempo circolare (che possono derivare dal concetto di spazio-tempo multidimensionale, con alcune dimensioni ricurve), descrizione delle dinamiche di una comunità separata dal resto del mondo, avventura, raffigurazione delle difficoltà della crescita e dell’inserimento nel mondo.

Il romanzo è illustrato da alcune curiose foto d’epoca e pare sia stato costruito proprio attorno ad esse.Risultati immagini per la casa per bambini speciali di miss peregrine

Vivace, ricco di personaggi affascinanti, fantasioso è stato una splendida scoperta e spero davvero che Burton possa averne tratto un film degno e che possa dar modo a un pubblico più ampio di scoprire questo piccolo gioiello letterario.

Certo, ci sono immagini che sembra di aver già visto, come Miss Peregrine (una vecchia signora nel libro, un’avvenente giovane donna nel trailer) che si trasforma in falco pellegrino come Minerva McGranitt nei romanzi su Harry Potter si muta in gatto o, meglio, la protagonista di Ladyhawke, i Vacui dalle lingue prensili come nel telefilm “The Strain”, il ragazzo invisibile e la ragazza che produce fuoco e la ragazza fortissima come ne I Fantastici Quattro (manca solo quello che si allunga come un elastico) e la stessa casa pare una via di mezzo tra Hogwarth e il ritrovo degli X-Men, ma l’insieme è fresco e sembra persino spontaneo.Risultati immagini per la casa per bambini speciali di miss peregrine

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: