Posts Tagged ‘sudamericano’

PROVACI ANCORA LUIS

Risultati immagini per storia del gatto e del topo che diventò suo amico pdfDopo il successo della “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, Luis Sepùlveda ci riprova con una storiella con protagonista un gatto e altri animali con “Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico”. Il prodotto è un raccontino che non oserei neppure definire favola e degno di tanti analoghi scritti di amici del web che ogni tanto si mettono a digitare qualche pagina di una storiella narrata a un figlio o nipote. Protagonisti sono tre personaggi dai nomi quasi omofoni, Max, Mix e Mex. Ci spiega l’autore che Max è il nome di suo figlio e Mix quello del suo gatto. A questi personaggi, presi dalla propria vita, aggiunge il topo Mex. Il gatto è cieco e il topo diventa suo amico e guida, fungendogli da occhi e narrandogli ciò che vede.

Risultati immagini per Luis Sepùlveda

Luis Sepùlveda

Ho detto che Mix è il gatto di Max, ma Sepùlveda ci spiega che “potrei dire che Mix è il gatto di Max, oppure che Max è l’umano di Mix, ma come ci insegna la vita non è giusto che una persona sia padrona di un’altra persona o di un animale, quindi diciamo che Max e Mix, o Mix e Max, si vogliono bene.” Questo è l’incipit di questo libricino (o libruncolo) e già basterebbe a farcelo chiudere per il banale buonismo pseudo-anti-razzista. Se fosse una favola, ci vorrebbe una morale in chiusura, ma questa è già nell’incipit e si sostanzia in un plauso dell’amicizia, che rende tutto possibile.

Per fortuna le pagine sono poche, scritte grandi e scorrono velocissime, perché la lettura mi pare alquanto inutile, persino per un bambino, cui più propriamente dovrebbe essere indirizzato. Magari gli si può dedicare una sera, seduti accanto a un figlio che ci ascolta leggere. Probabilmente si addormenterà prima della fine. A qualcosa almeno sarà servito.

Risultati immagini per Gatto e topo

Annunci

I METARACCONTI DEL FIDANZATINO DELLA ZIA JULIA

Ed eccomi, un po’ per caso, un po’ per il desiderio di approfondire le mie conoscenze dei più recenti Premi Nobel, a leggere per la terza volta di seguito un’opera di un autore insignito del massimo riconoscimento letterario. Ho, infatti, da poco finito di leggere “Marta Quest” di Dorris Lessing (Nobel 2007) e poco prima avevo letto “I percorsi dell’amore” di Alice Munro (Nobel 2013).

Ho ora appena completato la lettura de “La zia Julia e lo scribacchino” del peruviano Mario Vargas Llosa (Nobel 2010), autore di cui avevo già apprezzato il romanzo “Avventure della ragazza cattiva”. Bisogna dire, però che questo mio approccio a tali premiati autori non mi ha dato le soddisfazioni che speravo, anche se la qualità, per i mei gusti personali, delle tre opere è andata crescendo con l’ordine di lettura.  Se della Munro non avevo amato soprattutto la struttura a racconti, della Lessing mi aveva deluso l’approccio troppo leggero per un’ambientazione come il Sudafrica, di questo romanzo di Llosa mi ha convinto poco innanzitutto l’aver inserito dei racconti del tutto sconnessi dalla trama principale, approccio che mi suona sempre come un trucchetto per allungare il brodo trasformando in romanzo un racconto. Tali intermezzi sono (o dovrebbero essere, dato che non è dichiarato espressamente) i radioromanzi scritti da un tal Pedro Camacho, personaggio secondario della trama principale. Tipo che dà fuori di testa e che si mette a scrive storie sempre più confuse, mescolando personaggi e ambientazioni dei propri romanzi radiofonici. Ci troviamo quindi non solo a veder interrotta spesso la trama principale da storie diverse, ma per giunta da storie alquanto “disarticolate”.

Sono proprio queste, peraltro, a dare un tocco più “sudamericano” al romanzo, ma il caos mentale di Pedro Camacho è ben poca cosa rispetto alla fantasia grottesca di autori come Marquez o alla colta genialità di Borges o alla creatività immaginifica di un altro premio Nobel di lingua iberica (sebbene non sudamericano) come Saramago. Non si respira, soprattuto, la sensualità calda e surreale della miglior letteratura del continente e che, almeno in parte, respiriamo forse persino in “Avventure della ragazza cattiva” dello stesso Llosa.

Mario Vargas Llosa

Mario Vargas Llosa

Certo anche qui la trama si basa proprio su un amore difficile quale quello di un ragazzino diciottenne e spiantato per una specie di zia, di vari anni più grande e divorziata e assistiamo a una fuga rocambolesca alla ricerca di un sindaco compiacente che sia disposto a celebrare il matrimonio, ma questa è altra cosa rispetto alla carnalità spumeggiante di altre opere di quelle terre.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: