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QUANDO GLI UOMINI SI COMPORTANO COME ANIMALI

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Juan Dìaz Canales e Juanjo Guarnido

Approfitto di questi giorni d’influenza in cui non ho le forze per attività più impegnative per leggere “Blacksad” di Juan Dìaz Canales e Juanjo Guarnido, un volume a fumetti che fa parte dei miei acquisti a Firenze libro Aperto, la fiera del libro visitata alla Fortezza da Basso.

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Si tratta di un giallo dalle forti tinte noir e con tutte le caratteristiche di una detective story. La novità è che i personaggi sono animali, o meglio umani dal volto animalesco.

Il protagonista è un tipo muscoloso con il volto di un gatto nero, il capo della polizia è un distinto cane, la vittima una bella gatta e non mancano gorilla, orsi, rinoceronti, rane, ratti e un essere che pur avendo gambe e braccia si direbbe un serpente.

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Il senso di tutto questo è detto nel riquadro di chiusura: “ormai ero condannato a quel mondo: una giungla dove il grande divora il piccolo e dove gli uomini si comportano come animali”. Quello che Canales descrive attraverso i bei disegni dalle tinte scure o sanguigne di Guarnido è, infatti, un mondo umano, ma in cui la violenza e la sopraffazione ci rendono peggiori delle bestie.

Il volume è il primo di una serie che, da quanto si legge sulla quarta di copertina, comprende per ora tre sequel e un retroscena.

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IL MEDITERRANEO FUORI DAL MONDO

Quando ho letto che il numero 14 di IF – Insolito & Fantastico, intitolato “Fuera del Mundo” era dedicato all’omonimo “Incontro internazionale di studio sulle origini delle letteratura di anticipazione e protofantascienza in Spagna, Portogallo e Italia”, mi aspettavo una serie di atti congressuali su autori mediterranei sconosciuti del secolo scorso, cosa che mi ispirava poco, ma il volume mi ha piacevolmente sorpreso per i suoi contenuti.

Intanto, ho potuto scoprire l’origine della famosa frase ripetuta da Snoopy, il cane di Shultz, quando siede alla macchina da scrivere sul tetto della sua cuccia “Era una notte buia e tempestosa…” incipit di “Seis dias fuera del mundo”, opera che ha certo ispirato il titolo del convegno, di Juan Perez Zuniga, parodia de “The First Men in the Moon” di Herbert George Wells.

Uno spazio viene dedicato persino al nostrano Salgari, con il suo fantascientifico “Le Meraviglie del duemila” e ad altri autori italici, come  Ippolito Nievo, Antonio Ghislanzoni, Paolo Mantegazza, Della Sala Spada, Ferri, Grifoni e persino Guareschi, il cui rapporto popolaresco con l’ultraterreno lo avvicina alla letteratura fantastica.

Tra gli spagnoli sono ricordati Luis Bargaria con i suoi viaggi spaziali illustrati, il catalano Manuel De Pedrolo con la sua “Seconda origine”, Eduardo Mendoza e il suo “Nessuna notizia di Gurb”. Alvaro Ceballos Viro ci sintetizza la natura degli autori fantastici ispanici con la frase: “Ciò che i viaggiatori temporali incontrano nel futuro è la nostalgia del presente; ciò che gli astronauti spagnoli incontrano nello spazio è fondmentalmente il proprio riflesso”.

Parlando di letteratura portoghese, spostandoci da Herculano a Régio, partiamo dall’antico racconto “La dama dal piede caprino” per arrivare all’insuperabile premio nobel José Saramago, con il suo approccio unico e originale al fantastico, passando per le opere di Frederico Cruz, Luis de Mesquita, Alves Morgado.

Un intero capitolo è dedicato al fumetto “Little Nemo in Slumberland”.

Anche se geograficamente off-topic, un altro articolo è dedicato al ceco Karel Čapek, l’inventore del termine “robot” e uno all’argentino Julio Cortazar, l’immaginifico autore delle “Historias de Cronopios y de Famas”.

C’è, poi, vero la fine, un imperdibile articolo del curatore della rivista Carlo Bordoni sull’immenso J.L. Borges.

Un omaggio fuori tema è dedicato al grande della fantascienza Jack Vance, scomparso in maggio, e ai suoi rapporti con l’opera di Ray Bradbury.

Firenze, 13/02/2014

LE AVVENTURE DI UN CAMALEONTE DI BARCELLONA

Come si può trovare un difetto in un libro che appassiona, incuriosisce e raramente annoia? Può esserlo forse una trama densa di avvenimenti? Dal punto di vista narrativo, questa credo sia la buona regola di molti bestseller, dal punto di vista della credibilità della storia, questo però può essere un elemento che la inficia seriamente.

Che ne direste allora di un personaggio che vediamo neonato sfuggire alla morte per abbandono e fame, crescere orfano di madre, perdere da piccolo il padre in una rivolta, diventare scaricatore di porto, trasformarsi in soldato e poi in banchiere, perdere parenti e amici per peste e guerre, diventare Barone e Console del Mare e poi perdere tutto sotto gli attacchi dell’Inquisizione, scampare a morte certa e ritornare ricco?

Sebbene il romanzo che ne parla sia voluminoso, l’impressione è che questo personaggio sia un po’ finto. Se però accettiamo questo suo camaleontismo come, per esempio, i superpoteri di un eroe dei fumetti o il trovarsi sempre in mezzo ai guai di qualche detective, allora non potremo non goderci un romanzo come “La Cattedrale del Mare” di Ildefonso Falcones (nato a Barcellona nel 1958). Lo apprezzeremo allora non tanto per il piacere di immergerci in una Barcellona del XIV secolo, assistere all’edificazione della sua cattedrale, alle lotte interne ed esterne della città e della Catalogna, quanto per la simpatia verso personaggi cui è difficile non affezionarsi, dal buon protagonista Arnau Estanyol, al suo fratello adottivo Joanet, alla madre Francesca, alle belle donne che lo circondano, agli amici ebrei e moreschi. Faremo fatica a staccarci da queste pagine per i numerosi momenti in cui riusciremo a emozionarci seguendo le avventure di Arnau, sempre guidate dal cuore. Scopriremo un mondo in cui chi sa essere un buon amico generoso sarà sempre ricambiato.

Ildefonso Falcones

Ildefonso Falcones

Non stupisce che questo libro, uscito nel 2006, sia stato tradotto in numerose lingue e abbia venduto, pare, milioni di copie: con una ricetta che non risparmia colpi di scena, suspance, emozioni, la strada per diventare un bestseller appare spianata.

 

Firenze, 27/05/2013

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