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LA SCRITTURA SI IMPARA

Ogni tanto affronto un nuovo volume della raccolta di lezioni di scrittura uscita anni fa in allegato a La Repubblica “Saper Scrivere” della Scuola Holden fondata da Alessandro Baricco.

Spesso passano molti mesi tra uno e l’altro. Ho così ora finito di leggere il “Volume 8”.

Come di consueto è articolato nelle sezioni:

  • Scrivere per raccontare
  • Scrivere per immagini
  • Scrivere per mestiere
  • Scrivere per lavoro

Scrivere per raccontare” ci parla di Giallo & Noir, scrittura umoristica, poesia narrativa, enigmistica (“il materiale di gioco più duttile in assoluto è costituito dalle parole” scrive Ennio Peres), scrittura per ragazzi.

Oggi tendiamo considerare la poesia come una forma espressiva non finalizzata alla narrazione, eppure in passato, basti pensare ai poemi epici, la poesia serviva anche a raccontare qualcosa. Preferisco considerarmi un romanziere piuttosto che un poeta ma quando scrivo poesie, spesso amo raccontare qualcosa, piccole scene. Viceversa quando scrivo un romanzo, mi è capitato di ricercare nella prosa una certa poetica. I due generi vengono spesso tenuti separati ma hanno punti di contatto che potrebbero riavvicinarli.

Scrive Mara Dompé: “scrivere significa soprattutto scrivere per se stessi, mentre scrivere per bambini significa scrivere per gli altri”. La prima parte
dell’affermazione può non essere del tutto vera, ma lo è senz’altro la seconda. Se scriviamo per bambini possiamo cercare di scrivere per il bambino che siamo stati, ma questo non esiste più, non siamo più lui, dunque anche in questo caso scriviamo per un terzo.

La prima volta che mi sono trovato a scrivere pensando a un lettore specifico è stato proprio quando ho voluto scrivere per mia figlia di otto anni il romanzo “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”.

Scrivere per le immagini” ci parla delle serie TV Noir, della scrittura delle sit-com, della poesia sullo schermo (fatta di luci, inquadrature, montaggi, movimenti di macchina, dissolvenze, stacchi, trucchi ottici, dilatazioni temporali), della scrittura dei giochi per la TV e della sceneggiatura dei film di animazione (quanta più libertà che nei film con attori ma quanto più lavoro!).

Scrivere per mestiere” affronta la scrittura degli articoli di cronaca nera, il giornalismo musicale, le traduzioni, la pubblicità di rottura, la scrittura storica.

Scrivere per lavoro” parla delle forme espressive della Pubblica Amministrazione, degli SMS, dell’insegnamento della poesia, di come imparare giocando e di come insegnare in genere.

 

Leggi anche:

Volume 7

Volume 6

IMPARARE A SCRIVERE

Ancora non ho finito di leggere la raccolta di volumi pubblicati nel 2008 da La Repubblica e realizzati dalla Scuola Holden di Alessandro Baricco. L’ultimo volume, il sesto, l’ho letto nell’aprile 2013 (ne ho acquistati 9 anche se ne sono stati pubblicati di più). Non si può dunque dire che li stia leggendo a un gran ritmo, ma questo non vuol dire che non siano interessanti.

Del resto, di imparare non si smette mai e perfezionarsi nello scrivere è un’attività per la quale non basta una vita. Questi volumi offrono senz’altro spunti interessanti.

Ho così letto anche il settimo volume di “Saper scrivere – corso di scrittura”.

Come al solito, il volume, scritto da diversi autori, è articolato in diverse sezioni:

  • Scrivere per raccontare;
  • Scrivere per immagini;
  • Scrivere per mestiere
  • Scrivere al lavoro.

La prima parte è per me sempre la più interessante, sebbene io scriva anche per lavoro e quindi legga anche l’ultima con un certo interesse, ma solamente “funzionale”.

Nella sezione “Scrivere per raccontare”, questa volta, si parla di come scrivere un saggio, come fare una traduzione (rispetto letterale del testo o del senso della storia narrata?), come preparare la quarta di copertina (chi la fa, con quali obiettivi e come), dei rapporti tra scrittore e editor e delle recensioni.

Nella sezione “Scrivere per immagini” vengono ripresi alcuni argomenti della prima sezione nella loro versione visiva: il documentario (il saggio per immagini), le traduzioni (per il doppiaggio), il trailer (quasi la quarta di copertina di un film), l’editing cinematografico e la recensione televisiva.

Si parala ancora di recensioni (questa volta di film) nella parte “Scrivere per mestiere”, che tratta anche di giornalismo sportivo, ambientale e della moda e di strateghi pubblicitari.

Nell’ultima sezione (“Scrivere al lavoro”) sono trattati il comunicato stampa, la citazione bibliografica, i moduli assicurativi, la revisione di un sito web e scrittura per la pubblica amministrazione.

 

I volumi sono integrati da un DVD, ma devo dire che ne ho visto solo uno. Ho letto il volume in cartaceo, cosa che da quando uso il TTS dell’e-reader, faccio ormai sempre più raramente e lentamente, questo spiega perché un volume che in formato elettronico avrei certo finito in una settimana, è rimasto nella tasca della mia auto dal 13 settembre al 7 novembre. Da quando ho scoperto la lettura elettronica, la lettura su carta mi pare sempre meno pratica e scomoda!

NON SI SMETTE MAI DI IMPARARE

Nel 2008 il quotidiano La Repubblica se ne uscì con un’iniziativa editoriale interessante: una serie di volumetti, corredati di CD, intitolati “Saper Scrivere – Corso di Scrittura”, realizzati in collaborazione la Scuola Holden fondata da Alessandro Baricco (uno dei più creativi autori italiani contemporanei).

Acquistai i primi numeri del corso e sto ancora completandone lentamente la lettura. Tra quando affronto un volume e il successivo passano, infatti, vari mesi. Sono così arrivato al numero 6.

Il volume, come sempre, è diviso in più sezioni.

–          Scrivere per raccontare: questa volta tratta della riscrittura, degli aforismi, del registro linguistico, dei finali e della progettazione di un romanzo.

Articoli tutti interessanti. Citerei solo un paio di concetti importanti: “non c’è romanzo che possa dirsi davvero finito”. Credo che ogni scrittore lo scopra presto. Non si finisce mai di correggere e rettificare. A un certo punto, però occorre metter fine alle correzioni e rielaborazioni e consegnare l’opera alle stampe, con un senso di insoddisfazione mai totalmente placato. Certo, oggi, con gli ebook e l’autopubblicazione è molto più facile fare poi delle nuove edizioni. Ognuna esprime la medesima ansia di voler migliorare ancora l’opera.

Un altro concetto su cui riflettere è “spesso non c’è niente di peggio di una buona idea”. L’idea iniziale del romanzo spesso cambia, il romanzo si muove per conto proprio, prende vita e segue strade che all’inizio non pensavamo. Se restiamo ancorati alla buona idea iniziale, probabilmente la nostra storia non prenderà mai il mare.

–          Scrivere per le immagini: si parla qui delle diverse versioni della sceneggiatura, del pitch (presentare la sceneggiatura a un produttore), di teatro, del punto di vista del produttore e del location manager (non si pensa spesso a quanto possa essere importante in un film una buona scelta dei luoghi in cui girare).

Alessandro Baricco

–          Scrivere per mestiere: mettersi in salvo dalle querele, separare fatti e opinioni, internet come divagazione, pubblicità e neologismi. Qui per mestiere si intende quello del giornalista!

–          Scrivere al Lavoro: le slides, l’abstract, il regolamento, il naming, gli ipertesti e la scrittura delle banche.

Se per hobby scrivo romanzi e, talora, racconti o poesie, per mestiere lavoro in banca e, in effetti, facendo i conti, ho scritto molti più testi (anonimi ovviamente) in ufficio che romanzi a casa. In banca ho svolto attività diverse: marketing, rapporti con altre banche, analisi di mercato, analisi di rischio, finanziamenti a grandi gruppi industriali, per l’acquisto di aziende o per progetti infrastrutturali o energetici. Mi sono così trovato sia scrivere relazioni, regolamenti, testi promozionali e persino slogan. Dunque, questo capitolo riguarda argomenti che ho vissuto professionalmente e quindi vi ho trovato pochi elementi aggiuntivi rispetto alle mie attuali conoscenze. Certo, mi ha fatto un po’ sorridere la parte finale dedicata specificamente alle banche, quando si invita a parlare semplice ed evitare termini stranieri. In effetti, nella comunicazione esterna si cerca di farlo, ma la comunicazione interna, specie in ambiti specialistici come quelli in cui opero ora, tende invece a essere sempre più tecnica e densa di termini inglesi. Credo che sia ormai difficile trovare nelle nostre relazioni finanziarie una riga che non contenga almeno un termine straniero! Questo, purtroppo, si riflette anche nella comunicazione esterna, perché lo sforzo di trasformare un linguaggio interno tecnico e complesso in uno semplice e non tecnico è grande e non sempre porta a risultati felici.

Comunque, ogni tanto è sempre bene prendere in mano testi come questo e riflettere un po’ su come scriviamo e su come potremmo scrivere.

 

Firenze, 13/04/2013

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