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NONNA E NIPOTE TRA SARDEGNA E TOSCANA

Risultati immagini per del mare soltanto l'ecoDel mare soltanto l’eco”, libro d’esordio di Barbara Carraresi, autrice, come me, della scuderia di Porto Seguro, più che un romanzo è il racconto di due vite, di una ragazza e di sua nonna. Le due storie si alternano per poi unirsi presto in una sola. La storia della nonna è, a sua volta, sdoppiata nel presente e nel passato, ma anche questi tendono a convergere.

L’occasione di incontro tra le due generazioni è la preparazione di un pranzo tradizionale sardo, un pasto senza ospiti, come si scoprirà. Sostanzialmente una lezione di cucina della nonna alla nipote. La lezione di cucina è, però, quasi un pretesto per una lezione di vita e per tramandare una storia familiare.

Protagoniste sono la giovane Barbara e Nonna Peppa Luisa. Il fatto che l’autrice si chiami proprio Barbara e che nella postfazione parli della propria nonna Peppa Luisa non lascia molti dubbi sul carattere autobiografico della storia, anche se possiamo immaginare che qualcosa di inventato magari ci sia.

Centrale diventa la vicenda della nonna, il suo vivere tra i pastori della Sardegna, la partenza, dal sapore di

Carlo Menzinger con il libro di Barbara Carraresi

fuga, verso la Tosca

na, il periodo in un Piemonte dall’aria così freddo e ostile da non parere reale, il ritorno in Toscana e il riaffacciarsi, di passaggio, dopo decenni in Sardegna.

Ne nasce una storia intensa, aspra, e mi vengono in mente certe figure di donne sarde disegnate su fogli di sughero.

È una storia di povertà e di sopravvivenza, di piccole violenze e di isolamento. C’è tutto il dramma e la fatica dell’emigrante che poco o nulla conosce del mondo verso cui fugge. Gli italiani, fino a poco fa erano spesso così e oggi ce ne dimentichiamo così facilmente quando sono altri a cercare rifugio da noi, quando sono altri a guardarsi attorno con sguardo perso in un mondo che non comprendono.

Del mare soltanto l’eco” è, quindi, un po’ diario e un po’ storia di vita familiare e mi vengono in mente letture simili fatte di recente come “Radici” di Massimo Acciai Baggiani & Co. e “A cavallo del tempo” di Maila Meini. Queste origini mezze toscane e mezze sarde, mi fanno pensare, invece ad Alberto Pestelli e al suo ispettore toscano in Sardegna, alle sue “pause” culinarie.

Barbara Carraresi

La scrittura è densa e intensa e le pagine scorrono via con piacere e ci fanno sentire ogni momento più vicini alle protagoniste.

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L’ETRUSCO COLPISCE ANCORA.

Risultati immagini per etrusco tra i nuraghesIn vista della serata al Ristorante I 5 Sensi di Firenze del 13 dicembre in cui Alberto Pestelli presenterà il secondo volume delle avventure gialle del Maresciallo Cosimo Fantini dal titolo “Un Etrusco tra i nuraghes – Volume II” e io “Il sogno del ragno”, la mia ucronia spartana, ho letto le tre nuove storie dell’ispettore fiorentino trapiantato in Sardegna.

Il volume (la cui copertina è stata dipinta dall’autore stesso) comprende, infatti, i tre romanzi brevi:

“La guerra dei torroni”

“Solo per i tuoi gnocchi”

“Lassù, dove i sogni volano”.

Come nel primo volume, alle indagini del Maresciallo fanno da contorno le sue vicende familiari e alcune pause eno-gastronomiche. In questa seconda trilogia, i personaggi che gravitano attorno a Cosimo Fantini hanno assunto maggior spessore e più precise connotazioni. Nel secondo racconto, addirittura, sembra di essere in una duplice saga familiare, più che in un giallo, con da una parte la famiglia del Maresciallo, coinvolta in prima persona delle indagini e, dall’altra, la famiglia della suora di clausura, la cui vicenda è al centro del romanzo. Famiglia che va dilatandosi con una serie di colpi di scena che qui, ovviamente non anticipo. Nel terzo racconto il ruolo del Maresciallo è quasi defilato rispetto alle famiglie del bambino siriano malato di displasia ossea e vittima di un attentato (che più che terroristico sembra un atto di bullismo portato all’estremo), quella originaria e quella adottiva.

Risultati immagini per Alberto Pestelli

Alberto Pestelli

Rispetto alla prima trilogia ho avuto la percezione che in questo secondo volume la parte descrittiva del contesto socio-ambientale abbia avuto un maggior sviluppo, quasi che Pestelli, nel procedere con lo sviluppo delle vicende abbia virato i suoi interessi dal giallo alla ricostruzione di dinamiche interpersonali. Del resto il nostro Maresciallo è in pensione e questo ben si concilia con casi non prettamente “da scrivania”.

Il primo racconto si svolge durante una gara, guarda caso, culinaria per la preparazione dei torroni. Il secondo ci porta nel mondo delle monache di clausura, indagando su violenze e autoritarismi familiari,  e il terzo si spinge su temi sociali più impegnativi, parlandoci di razzismo, di malattie invalidanti, del dramma del popolo siriano, di adozione e del difficile mestiere di genitore di un figlio gravemente malato.

La sensazione leggendo le due trilogie è di un’evoluzione e di una crescita nella scrittura di questo autore, che non sembra più accontentarsi della semplice indagine poliziesca e della curiosità gastronomica ma che, attraverso la pagina scritta è tentato dall’approfondimento di meditazioni sociali. Ci si chiede, allora, che sorprese ci riserverà la terza trilogia.

LE INDAGINI ENOGASTRONOMICHE DI UN TOSCANO IN SARDEGNA

Alberto Pestelli è autore fiorentino nato dalle “scuderie” della casa editrice genovese “Liberodiscrivere”, dove lo conobbi frequentando il Laboratorio di Scrittura. Ne lessi la sua prima prova d’autore presente nella raccolta “Il volo dello struffello” e contribuì poi alla raccolta di racconti “Ucronie per il terzo millennio”, da me curata, opere entrambe edite appunto da Liberodiscrivere.

Carlo Menzinger con “Un Etrusco tra i Nuraghes”

Non ci siamo mai persi del tutto di vista da allora, ma si può dire che ci siamo comunque  ritrovati nella collaborazione per la rivistaItalia Uomo Ambiente” promossa dall’associazione Pro Natura e di cui Alberto Pestelli è Coordinatore e alla quale ho recentemente contribuito con alcuni miei articoli e racconti.

Ultimamente Alberto Pestelli ha creato un personaggio, l’ispettore Cosimo Fantini, fiorentino di nascita, sardo di adozione cui ha già dedicato sei romanzi editi e almeno altrettanti in arrivo.

Ho letto ora la prima trilogia, riunita in un solo volume dal titolo “Un Etrusco tra i Nuraghes – Volume I” che riunisce i romanzi “Un bicchiere di Carignano del Sulcis”, “Per un chicco di Muristellu in più” e “Pici e bici”. Come si può intuire da questi titoli, l’elemento eno-gastronomico è ricorrente e talora assume un ruolo centrale nella trama.

Per essere più precisi il protagonista Cosimo Fantini sarebbe un maresciallo maggiore dei carabinieri del R.I.S. di Cagliari in pensione.

Alberto Pestelli con una copia de Il sogno del ragno

Ciascun romanzo della trilogia è autonomo e autoconclusivo ma la figura del protagonista e degli altri personaggi seguono un loro sviluppo e ci si affeziona loro man mano che si procede con la lettura. L’interesse del lettore diviene così duplice, da una parte per lo sbrogliarsi dell’indagine e dall’altro per le vicende umane dei personaggi, coinvolti (se non travolti) in prima persona dagli eventi. Siamo così partecipi del lento recupero della salute del maresciallo, dopo un attentato, della salute della sua amica, il sergente maggiore Carmen Mura e dell’evoluzione del rapporto tra i due.

La lettura è anche occasione per scoprire, con la guida sapiente di Pestelli, alcune peculiarità dei vini e dei cibi delle due regioni in cui le storie si dipanano, Sardegna e Toscana che, non a caso, sono anche le due “patrie” dell’autore, nel senso di terre d’origine dei genitori.

Insomma, un interessante e riuscita prova di questo autore che ancora non avevo conosciuto su testi di così ampio respiro da consigliare agli amanti del giallo e della buona cucina.

STORIA IMMAGINIFICA DI EPISCOPI, GIUDICI, DONNE E FALCHI DI SARDEGNA

user posted imageScrivere la storia di una grande isola sotto forma di romanzo pare impresa non priva di presunzione. Scrivere la storia di un popolo in prima persona plurale può poi apparire ancor più presuntuoso. Per fortuna, dopo alcune pagine il romanzo sulla Sardegna di Sergio Atzeni, “Passavamo sulla terra leggeri” (1996), abbandona questo poetico e plurale punto di vista per passare a una miriade di terze persone, episcopi, giudici e loro donne e altri personaggi che si succedono in una cascata di eventi priva di reali riferimenti cronologici (qualche personaggio pare campare anche 200 anni! Molti si somigliano tra loro, quasi confondendosi l’uno nell’altro). Personaggi che sono tutti parti di quel “noi” iniziale, che, sinceramente all’inizio mi aveva un po’ irritato, anche se vi ritovavo la pluralità soggettiva del bel romanzo “Venivamo tutte per mare” (2011) di Julie Otsuka, che narra l’epopea dell’emigrazione giapponese in America nella prima metà del XX secolo. Ben altra, però è la magia ricreata dall’autrice nippo-americana, avvantaggiata forse dall’aver scelto un arco temporale minore. Se un autore però può aver imitato l’altro, dovrebbe essere casomai alla rovescia, dato che la recente opera di Otsuka è successiva alla pubblicazione postuma del libro di Atzeni. Appare però improbabile che l’autrice d’oltremare conoscesse l’opera del sardo.

Sergio Atzeni (Capoterra, 14 ottobre 1952 – Carloforte, 6 settembre 1995)

Peraltro, poi, come si diceva, la prima persona plurale viene abbandonata presto, anche se ne rimane traccia nella narrazione immaginifica e a volte quasi astratta del romanzo, che sembra dimenticarsi del reale scorrere del tempo.

Se di romanzo storico possiamo parlare, dobbiamo immaginarne uno assai particolare in cui si capisce l’epoca degli eventi narrati solo indirettamente per alcuni accenni vaghi alla storia nazionale meglio nota. L’approccio è più poetico che razionale e i vari episcopi e giudici che si succedono da una pagina all’altra sembrano figure mitiche, esseri fantastici partoriti dall’amplesso di una tradizione isolana con la fantasia immaginifica di Atzeni. Il risultato è una leggerezza che ricorda quella del titolo, nel senso soprattutto di mancanza di concretezza, di sostanza narrativa che trasformi la favola poetica in narrazione fluida e coerente, in testimonianza storica credibile. Libro, insomma, da accettarsi come il frutto un po’ bastardo di romanzo storico e poesia, da amare, forse, o da abbandonare frettolosamente con un moto di stizza o di noia. Romanzo che lascia di sé più che un ricordo, una sensazione.

DELLA NASCITA E DELLA MORTE

Accabadora- Michela Murgia

Accabadora- Michela Murgia

Accabadora” di Michela Murgia è un bel romanzo che parla di cose essenziali: la Vita e, soprattutto, la Morte. Forse è bello proprio per questo. L’occhio con cui guarda è particolare. Ci mostra il rapporto particolare dei sardi (ma solo di alcuni di loro) con la Nascita, la Vita e la Morte. Nel farlo parla a tutti noi, alle nostre anime.

L’accabadora, in sardo, è colei che “termina” (mi viene in mente il Terminatore de “Il Colombo divergente”, il mio romanzo che maggiormente parla di Nascita, Vita e Morte). L’accabadora è l’ultima madre, colei che toglie la vita, come la prima madre l’ha data. Il suo è un gesto buono, di misericordia, di eutanasia.

Maria è una figlia dell’anima, una bambina “ceduta” dalla propria famiglia a una donna più ricca, l’accabadora, ma senza figli.

Michela Murgia

Michela Murgia

Dunque questa donna che mai è stata veramente madre, si trova a esserlo due volte, come madre dell’anima e come madre dell’ultimo gesto. Maria avrà in questa vecchia la sua nuova famiglia. Imparerà ad amarla. Ne scoprirà con raccapriccio l’occupazione estrema e, dopo averla aspramente criticata, si troverà quasi a imitarla, ma la Morte sarà più veloce di lei, evitandole questo peso. Perché l’eutanasia non è qualcosa che si somministra a cuor leggero, neppure in quelle terre aspre. Il peso di simili gesti continua a gravare sull’anima e non trova l’approvazione di tutti, ma in alcuni diventa risentimento.

Firenze, 28/12/2011

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