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THE SECOND KING

Le Notti di Salem”, in originale “Salem’s Lot”, è il secondo romanzo pubblicato da Stephen King. Affronta con maestria, ma senza innovazioni particolari il tema dell’invasione di vampiri, anche se, quando fu pubblicato, nel 1975, l’approccio doveva certo suonare meno abusato di oggi, dopo che negli ultimi anni abbiamo visto vampiri sotto ogni punto di vista possibile.

La storia si presenta come un affresco corale. Il volume si apre con alcuni eventi che paiono scollegati tra loro (l’arrivo di uno scrittore nel paesino di Jerusalem’s Lot (anche detto Salem’s Lot), un cane ammazzato e appeso davanti al cimitero, due ragazzi che si perdono nel bosco, due antiquari che aprono un negozio in paese.

Sembra quasi di essere in uno di quei romanzi (il più recente che mi viene in mente è “Il Seggio Vacante” di J.K. Rowlings) che descrivono vizi e ipocrisie di un paese di provincia. Eppure King era King già negli anni ’70 e, sebbene abbia amato assai di più opere successive, la sua mano è già quella di un maestro, e il suo amore per il soprannaturale emerge presto, assieme ai vampiri contagiati dal morso infernale di uno dei due finti antiquari, contro cui combatterà fino all’ultimo… sangue, lo scrittore Ben.

Una vera e propria lotta del Bene contro il Male, con tanto di prete (quel Padre Callahan che ritroveremo anche in altre opere di questo autore), acqua santa, croci e paletti di legno da piantare nel cuore, per la salvezza di Gerusalemme. Non mi pare, infatti, casuale la scelta del nome del paesino, dove anche Lot, che qui sta per “terreno” è poi, in fondo, anche il nome di un patriarca biblico. Ovviamente Salem è anche il nome del famoso villaggio in cui nel 1692 ci fu una delle più grandi persecuzioni di streghe.

Stephen King

Stephen King

I riferimenti alla tradizione vampiresca classica sono non solo nei metodi di lotta, in puro stile Van Helsing, ma nelle esplicite citazioni del “Dracula” di Bram Stoker.

Se, poi, leggendo “It”, avevo sospettato che King potesse conoscere Lovecraft ed esserne stato condizionato, qui abbiamo la netta conferma che sapeva chi fosse l’inventore dei più arcani trai mostri che la letteratura ricordi, dato che il suo è uno dei nomi di scrittori che compare in queste pagine.

Certo qui i vampiri non hanno conquistato il mondo come in “Io sono Leggenda” di Richard Matheson, ma la loro presenza dilagante è forse l’aspetto più innovativo per il genere. Probabilmente non potremmo vedere oggi telefilm come “The Walking Dead”, con i sopravvissuti che combattono con nonchalance contro zombie che popolano l’intero pianeta, se King non avesse aperto loro la porta, pardon, le tombe.

 

Firenze, 25/04/2013

 

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