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RISCOPRENDO LA RIVISTA “ROBOT”.

Risultati immagini per rivista Robot 78Mi sono abbonato ad alcuni numeri della rivista Robot, edita da Delos. Ho così letto il  numero 78 (38 della nuova serie, anno XIV) di questa rivista storica, che ricordavo di aver letto da ragazzino. Pare, infatti, che i primi numeri risalgano al 1976 e che quest’anno ricorra il quarantennale della pubblicazione. La rivista fu fondata da Vittorio Curtoni.

Il numero, che alterna racconti e saggi e interviste e lascia spazio ad autori italiani e stranieri, si apre con un interessante editoriale di Silvio Sosio sulla babele informativa in cui stiamo vivendo, con miriadi d’informazioni di incerta provenienza e che spesso millantano posizioni in contrasto con la scienza e la conoscenza “ufficiali”, rendendo difficile comprendere quanto siano inventate o basate su teorie inconsistenti.

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Vittorio Antonio Maria Curtoni (San Pietro in Cerro, 28 luglio 1949 – Piacenza, 4 ottobre 2011) è stato uno scrittore di fantascienza e traduttore italiano.

Il primo racconto della rivista è “Nostra Signora della Strada” di Sarah Pinsker, la storia di un gruppo musicale ambientata in un futuro in cui la musica è fruita soprattutto tramite riproduzioni tridimensionali dei concerti e in cui questo gruppo di hippie post-moderni si ostina a suonare nei locali di persona, anziché in proiezione. Ne esce uno spaccato di vita in un mondo dal sapore leggermente distopico.

Segue un’intervista a George R.R. Martin, l’autore della serie di romanzi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” che racconta di come abbia sempre inventato storie, anche quando era ragazzino e giocava con dei pupazzetti, di come ha imparato ad amare la lettura e la fantascienza e dei suoi esordi come autore di questo genere. Davvero l’America di allora è molto diversa dall’Italia di oggi, basti pensare che Martin dice di aver ricevuto una quarantina di rifiuti per un racconto inviato a varie riviste: dove potremmo trovare oggi in Italia 40 riviste a cui scrivere?

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George R.R. Martin

Alla domanda su quali consigli darebbe oggi al suo se stesso giovane, Martin risponde:

<<Non dovresti mai scegliere di scrivere come tecnica per fare soldi, per farti un nome o qualunque altra soddisfazione esterna. Se devi scrivere, se dentro di te ci sono dei racconti, se quando eri piccolo inventavi nomi e storie per i tuoi soldatini spaziali, se le storie si presentano a te, poniti la domanda “E se nessuno mi darà mai un centesimo per i miei racconti? Li scriverò lo stesso?” E se la risposta è sì, allora sei uno scrittore.>>

Beh, se il criterio è questo, potrei persino dichiarare di essere uno scrittore!

 

Il secondo racconto (“I corridori” di Lorenzo Crescentini) ci porta in un mondo in cui attraverso dei varchi temporali strane creature meccaniche, simili a velocissimi cani, arrivano a predare e colpire inesorabili. Una bella riflessione sui loop temporali.

 

L’articolo “Family Opera” di Donato Rotelli esplora le forme di sessualità alternative presenti nella Space Opera, fornendo interessanti spunti di lettura. Mi sono segnato da leggere “La mano sinistra delle tenebre” di Ursula K. Le Guin e “Embassytown” di China Miéville.

 

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Gianfranco de Turris (Roma, 19 febbraio 1944) è un giornalista, saggista e scrittore italiano, studioso della letteratura del fantastico in Italia.

In “E se domani” Gianfranco De Turris ci porta in un’interessate carrellata attraverso l’ucronia, distinguendo tra le storie che immaginano uno sviluppo storico partendo dalla vittoria di personaggi negativi e creando quindi delle ucronie distopiche e quelle al contrario che disegnano delle ucronie quasi utopiche. Tra le illustrazioni noto la copertina del numero 3 di “IF – Insolito & Fantastico”, volume dedicato all’ucronia e che segna il mio esordio di collaboratore alla rivista di cui De Turris è assiduo e valido supporto.

 

Il racconto di Domenico Gallo “Vedi la mia gente che non può morire” ci porta in un’Italia appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale.

 

Giuseppe Lippi ci racconta la storia quarantennale della rivista “Robot” nell’articolo “Una rivista vi seppellirà!”, con accenni alle altre riviste di genere attive negli anni ’70.

 

Due dei racconti che seguono hanno un’insolita ambientazione africana. “Le piantagioni” di Luigi Calisi ci parla di un’Africa futura in cui l’agricoltura è gestita tramite esoscheletri e droni, che è troppo facile trasformare in armi. “Poiché ho toccato il cielo” di Mike Resnick ci regala una simpatica e gradevole storia/fiaba ambientata su un pianeta dove una popolazione africana, i kikuyu, si è rifugiata per ricreare le condizioni di vita antecedenti all’arrivo dei bianchi, cancellando il ricordo della tecnologia, la cui if3-ucronia-webpresenza, però, non manca nella capanna dello stregone, il mundumugu del villaggio, solo depositario della conoscenza. Sarà una ragazzina curiosa e intelligentissima a spezzare questo incantesimo.

 

Tra i due racconti africani incontriamo prima Piero Schiavo Campo, che ci parla di “Isaac Asimov e dell’intuizione della psicostoria”, cercando di dimostrare come oggi questa scienza, inventata dal fantasioso russo-americano, mediante la quale sarebbe possibile prevedere i grandi flussi della storia, potrebbe quasi essere realizzata. Troviamo poi “Un pomeriggio sul pianeta Terra”, in cui Susanna Raule ci racconta come Sherlock Holmes sia stato, in realtà, un alieno in missione sulla Terra e come il più grande mistero da lui risolto sia stato scoprire il significato della frase “Tienilo sempre dentro i pantaloni” da applicarsi nelle missioni in epoca vittoriana sul terzultimo pianeta del nostro sistema. Segue l’intervista a Franco Brambilla, l’illustratore di Urania.

 

Mi è già arrivato il n. 79 di “Robot” e mi appresto a leggerlo.

 

FISICA QUANTISTICA PER LICEI

Se la fisica non è la vostra materia, ma vi piacerebbe capire qualcosa di fisica quantistica “Passaggi curvi” (2008) della fisica statunitense Lisa Randall (New York, 18/06/1962) potrebbe essere il libro che fa per voi.

Vorreste capire qualcosa di spazio curvo, dimensioni extra, stringhe, bosoni, fermioni, fotoni, gravitoni, bulk, brane, supersimmetria, teorie duali, teoria della grande unificazione, buchi neri? Provate a leggerlo. Se non siete dei fisici (come non lo sono io) non vi garantisco che riusciate a capire tutto. Il volume, infatti, parte in seconda, ma ingrana subito la quarta. A differenza di altri testi divulgativi che mi è capitato di leggere, come “Il libro di fisica” di Asimov o “La storia del tempo” di Stephen Hawking, Lisa Randall dà per scontata la fisica di base e si lancia subito nelle “nuove” teorie quantistiche, cercando di divulgare conoscenze scientifiche forse non ancora del tutto consolidate neppure tra gli esperti. Lo fa con alcuni utili esempi presi dalla vita comune e riesce senz’altro a rendere meno ostica una materia che, per sua natura, suona comunque alquanto astratta. Non è mica facile accettare l’idea di vivere in un bulk quadridimensionale limitato da una brana tridimensionale, in una sorta di voragine tridimensionale (spero di non aver detto troppe stupidaggini!), circondati da un universo pluridimensionale (a quanto pare che le dimensioni siano dieci o undici cambierebbe poco). Per un profano è un po’ come sentir disquisire i teologi del sesso degli angeli. Si deve accettare il presupposto dell’esistenza degli angeli per fede e poi ragionar di conseguenza!

Lisa Randall

Rispetto a “Il Libro di fisica” di Asimov, del 1984, qui, essendo un volume del 2008, sono presentate teorie più recenti e l’attenzione è concentrata sulla fisica quantistica e le particelle elementari. L’approccio è diverso anche dal libro di Hawking, perché “La storia del tempo” esamina la fisica dell’infinitamente grande piuttosto che quella dell’infinitamente piccolo.

Qualcuno ha definito questo volume un testo divulgativo facile, nonostante la complessità della materia trattata, qualcun altro l’ha considerato comunque troppo complesso. La mia impressione è che se anziché leggerlo e basta, come ho fatto io (magari anche con attenzione ridotta), ci si mettesse a studiarlo capitolo per capitolo, arrivati in fondo si capirebbe ogni cosa. Il problema è che con una lettura superficiale, sebbene lì per lì si comprenda quel che si legge, passati al capitolo successivo, si fatica a raccogliere le informazioni precedenti e a utilizzarle per comprendere la nuova parte. Insomma, se si assimila ciò che si legge, poi la lettura mi pare quanto mai chiara. Gli esempi forse potranno lasciare perplessi un fisico, in quanto approssimazioni troppo generali di concetti ben più articolati, ma per un profano aiutano.

Insomma, se un liceo lo volesse adottare, non sbaglierebbe. Lisa Randall, del resto non mi pare l’ultima arrivata, considerate le cattedre ricoperte, i riconoscimenti ricevuti e l’attenzione riservatale dalla stampa.

 

IMBATTERSI IN SAN GEROLAMO

Caravaggio – San Girolamo

Nel leggere il “Libro dell’orologio a polvere” del filosofo tedesco Ernst Jünger mi sono imbattuto per la seconda volta in pochi giorni in una riflessione su un dipinto raffigurante San Girolamo, dopo quella che avevo letto nel romanzo di Italo CalvinoIl castello dei destini incrociati”. Sono allora andato leggere qualcosa su questo santo.

Wikipedia dice:

Sofronio Eusebio Girolamo, in latino Sofronius Eusebius Hieronymus, noto come san Girolamo, san Gerolamo o san Geronimo (Stridone347 – Betlemme30 settembre 419/420), è stato uno scrittoreteologo e santo romano. Fu padre e dottore della Chiesa. Tradusse la Bibbia dal greco e dall’ebraico al latino.

Colantonio – San Girolamo nello studio

Nato a Stridone in Illiria, studiò a Roma e fu allievo di Elio Donato. Si dedicò anche agli studi di retorica, terminati i quali si trasferì a Treviri, ov’era ben nota l’anacoresiegiziana, insegnata per qualche anno da Sant’Atanasio durante il suo esilio.[1] Si trasferì poi ad Aquileia, ov’entrò a far parte di una cerchia di asceti riunitisi in comunità sotto il patronato dell’arcivescovo Valeriano, ma deluso dalle inimicizie che erano sorte fra gli asceti, partì per l’Oriente.[1] Ritiratosi nel deserto della Calcide, vi rimase un paio di anni (375 – 376) vivendo una dura vita di anacoreta. Fu questo periodo ad ispirare i numerosi pittori che lo rappresenteranno come San Girolamo penitente ed è a questo periodo che risale l’episodio leggendario del leone che, afflitto da una spina penetratagli in una zampa, gli sarebbe poi stato accanto, grato poiché Girolamo gliel’avrebbe tolta; così come la tradizione secondo la quale Girolamo era uso far penitenza colpendosi ripetutamente con un sasso.  

Ghirlandaio – San Girolamo nello studio

(Leggi il seguito)

Vorrei riportare qui entrambe le letture che mi è capitato di fare, nonché il dipinto di Dürer e altre celebri raffigurazioni del santo.

Ecco quella dello scrittore italiano:

 

Il gioco di prestigio che consiste nel mettere dei tarocchi in fila e farne uscire delle storie, potrei farlo anche coi quadri dei musei: mettere per esempio un San Girolamo al posto dell’Eremita, un San Giorgio al posto del Cavaliere di Spade e vedere cosa viene. Sono, vedi il caso, tra i soggetti della pittura che più mi hanno attratto.

Zuccaro – San Girolamo nella grotta

Nei musei mi fermo sempre volentieri davanti ai sangirolami. I pittori rappresentano l’eremita come uno studioso che consulta trattati all’aria aperta, seduto all’imboccatura d’una grotta. Poco più in là è accucciato un leone, domestico, tranquillo. Perché il leone? La parola scritta ammansisce le passioni? O sottomette le forze della natura? O trova un’armonia con la disumanità dell’universo? O cova una violenza trattenuta ma sempre pronta ad avventarsi, a sbranare? Lo si spieghi come si vuole, è piaciuto ai pittori che San Girolamo abbia con sé un leone (prendendo per buona la storiella della spina nella zampa, grazie al solito qui pro quo d’un copista), e così a me dà soddisfazione e sicurezza vederli insieme, cercare di riconoscermici, non specialmente nel santo e nemmeno nel leone (che del resto spesso s’assomigliano) ma nei due insieme, nell’insieme, nel quadro, figure oggetti paesaggio.

Nel paesaggio gli oggetti del leggere e dello scrivere si posano tra le rocce le erbe le lucertole, diventano prodotti e strumenti della continuità minerale-vegetale-animale. Tra le suppellettili dell’eremita c’è anche un teschio: la parola scritta tiene sempre presente la cancellatura della persona che ha scritto o di quella che leggerà. La natura inarticolata ingloba nel suo discorso il discorso umano.

Ma si noti che non siamo nel deserto, nella giungla, nell’isola di Robinson; la città è lì a due passi. I quadri degli eremiti, quasi sempre, hanno una città sullo sfondo. Una stampa di Dürer è occupata tutta dalla città, bassa piramide intagliata da torri quadrate e tetti aguzzi; il santo, appiattito su un dosso in primo piano, le volta le spalle, e non stacca gli occhi dal libro, di sotto al cappuccio monacale. Nella puntasecca di Rembrandt la città alta

sovrasta il leone che gira il muso intorno, e il santo in basso, che legge beato, all’ombra d’un noce, sotto un cappello a larghe tese.

Jacopo Bassano – San Girolamo

Alla sera gli eremiti vedono accendersi le luci alle finestre, il vento porta a ondate la musica delle feste. In un quarto d’ora, volessero, sarebbero di ritorno tra la gente. La forza dell’eremita si misura non da quanto lontano è andato a stare, ma dalla poca distanza che gli basta per staccarsi dalla città, senza mai perderla di vista.

Oppure il solitario scrittore è raffigurato nel suo studio, dove un San Girolamo, se non fosse per il leone, si confonde facilmente con un Sant’Agostino: il mestiere dello scrivere uniforma le vite individuali, un uomo allo scrittoio assomiglia a ogni altro uomo allo scrittoio. Ma non solo il leone, altri animali visitano la solitudine dello studioso, discreti messaggeri del fuori: un pavone (in Antonello da Messina, a Londra), un lupacchiotto (in Dürer, altra incisione), un cagnolino maltese (in Carpaccio, a Venezia).

Leonardo da Vinci – San Girolamo penitente nel deserto,1480 – Musei Vaticani

In questi quadri d’interno, ciò che conta è come un certo numero d’oggetti ben distinti si dispongono in un certo spazio, e lasciano scorrere la luce e il tempo sulla loro superficie: volumi rilegati, rotoli di pergamena, clessidre, astrolabi, conchiglie, la sfera appesa al soffitto che mostra come ruotano i cieli (al suo posto, in Dürer, c’è una zucca). La figura del Sangirolamo-Santagostino può star seduta nel bel mezzo della tela, come in Antonello, ma sappiamo che il ritratto congloba il catalogo degli oggetti, e lo spazio della stanza riproduce lo spazio della mente, l’ideale enciclopedico dell’intelletto, il suo ordine, le sue classificazioni, la sua calma. O la sua inquietitudine: Sant’Agostino, in Botticelli (agli Uffizi), comincia a innervosirsi, appallottola fogli dopo fogli e li butta per terra sotto il tavolo. Anche nello studio dove regna la serenità assorta, la concentrazione, l’agio (sto sempre guardando il Carpaccio) passa una corrente d’alta tensione: i libri lasciati in giro aperti voltano le pagine da soli, oscilla la sfera appesa, la luce dalla finestra entra obliqua, il cane leva il muso. Dentro lo spazio interiore cova un annuncio di terremoto: l’armoniosa geometria intellettuale sfiora al limite l’ossessione paranoica. Oppure sono i boati del fuori che fanno tremare le finestre? Come solo la città dà un senso all’ispido paesaggio dell’eremita, così lo studio, col suo silenzio e il suo ordine, non è altro che il luogo dove si registrano le oscillazioni dei sismografi.

 

E questa è quella di Jünger:

 

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Albrecht Dürer – San Girolamo (1514)

Questa affinità dell’orologio a polvere con la quiete degli studi eruditi e con l’intimità della casa è stata più volte osservata. Entrambe le situazioni sono testimoniate da quadri famosi: la Melancholia e il San Gerolamo nello studio di Dürer. Nel primo vediamo un angelo in atteggiamento pensoso, con in mano un compasso e circondato da uno strumentario faustiano di cristalli, bilance, serie numeriche. Un fuoco alchemico arde sullo sfondo cosmico. L’altro quadro mostra il santo nella sua cella mentre è intento a scrivere. L’arredamento è costituito da libri, fogli fitti di appunti, un teschio e un crocifisso. Sotto la panca ci sono un paio di scarpe da giardino; il sole illumina la stanza attraverso i vetri piombati.

In entrambi i quadri si osserva un grande orologio a polvere, una vera e propria clessidra. E in entrambi essa è raffigurata a metà del suo corso, il che significa, probabilmente, che il pittore osserva il santo e l’angelo nel pieno della loro attività. Ne è riprova il fatto che, nella Melancholia, la bilancia è in equilibrio, la campana oscilla e il fuoco arde. Siamo nel cuore del tempo.

Albrecht Dürer, Melencolia I (1514)

I due quadri riportano la data del 1514. La clessidra è riprodotta in due differenti modelli, il che fa pensare che fosse a quell’epoca un oggetto di uso comune. Mentre l’angelo, circondato dagli strumenti del sapere, sembra assorto in pensieri oziosi, anzi probabilmente medita sulla vanità delle sue conoscenze e delle sue opere, san Gerolamo è immerso nel suo lavoro. Non si tratta evidentemente di un’opera di trascrizione, ma di una creazione letteraria; perché davanti a lui, sul piccolo scrittoio, non c’è neppure un libro. Per generazioni questo quadro ha esercitato il suo fascino sugli spiriti contemplativi. Chi non desidererebbe condividere questa quiete, circondato dal calore delle assi di legno, mentre in un angolo la sabbia scorre pian piano attraverso la clessidra e in primo piano, davanti allo scrittoio, un leone – ai nostri giorni si tratterebbe di un gatto – è sprofondato nei suoi sogni? In effetti, ancor oggi in Europa vivono e operano in condizioni analoghe molti di questi ingegni, e davanti al quadro di Dürer a ciascuno di noi verrà in mente l’abitazione più o meno modesta di un amico letterato o artista che il dipinto gli richiama alla memoria. Questo rammemorare appartiene all’essenza dell’opera d’arte, la quale svela una relazione nascosta e pur sempre ricorrente.

In ogni studio, in ogni libreria antiquaria, si ritrova un po’ dell’atmosfera evocata dall’orologio a polvere, un po’ dello spirito della Melancholia e del San Gerolamo. C’è sempre una certa mestizia in questi luoghi, ma sempre unita a un’atmosfera accogliente, perché si è costantemente immersi in un clima di meditazione. Ognuno di noi certamente ricorda di avervi trascorso, in silenzio o conversando, ore e ore durante le quali il tempo pareva, se non immobile in assoluto, scorrere comunque con estrema lentezza. E’ probabile che fuori piovesse, o che nel camino ardesse il fuoco.

Durer Albrecht -San Girolamo

Io conservo il ricordo di molti di questi luoghi e se resisto alla tentazione di nominarli è solo perché l’elenco mi appare interminabile. Nella vita dei giovani ci sono anni in cui si passa dall’una all’altra di queste celle, eremi, cittadelle dello spirito, come se fossero punti d’appoggio, ciascuno dei quali abitato da un personaggio più o meno stravagante. Questi alloggi non mancano né nelle grandi né nelle piccole città, e neppure nei paesi. Lo spirito di san Gerolamo domina ovunque: al Sud, quando si ascoltano le cicale stridere in giardino; al Nord, quando si osservano i frontoni coperti di neve, oppure si cerca una camera d’affitto o si sceglie un appartamento nella casa avita. E’ più facile incontrare la povertà o la più aspra miseria che non l’opulenza, ma quasi tutti i ricchi e i potenti della terra hanno trascorso anni, e spesso i loro anni migliori, in simili rifugi del pensiero, nei quali lavoro e ozio si mescolano passando l’uno nell’altro.

E’ difficile ritrovare questi stati d’animo nelle successive situazioni della vita, soprattutto quando si profila il successo. Ma non è impossibile, poiché non è in gioco la differenza tra vecchiaia e giovinezza, né si tratta di stati d’animo legati alla povertà o alla ricchezza. San Gerolamo viene raffigurato da Dürer in età avanzata. La sua fu una vita potente e al tempo stesso sontuosa, come dimostra il leone che giace ai suoi piedi. Non è quindi una differenza nella condizione dell’esistere, vuoi fondata sul ceto sociale o sull’età, ciò che dà luogo a questa situazione di particolare gradevolezza. Ad agire è piuttosto, in questo caso, una differenza nella natura del tempo.

 

San Girolamo è stato oggetto di numerosissime raffigurazioni anche da parte dello stesso Dürer, non è quindi immediato capire a quale immagine si riferissero i due autori.

TUTTI I LIBRI DEL 2014

Tiziano Terzani

Anche quest’anno voglio provare a fare un elenco dei libri letti da gennaio a dicembre. Ho continuato a censire regolarmente le mie letture su anobii e questo mi semplifica il compito, dato che per ognuno ho riportato varie informazioni, compreso la da di inizio e fine lettura.

Considererò come letture del 2014, quelle finite nell’anno.

Ecco, dunque, l’elenco, in ordine cronologico, dalla prima all’ultima lettura.

 

20) Avventura nell’iperspazio- John W. Campbell – (e-book) – romanzo fantascientifico.

 

Analizzando la lista dei libri letti nel 2012 avevo notato una prevalenza (per la prima volta nella mia vita di lettore) degli ebook sui cartacei (43 contro 21). Nel 2013 l’elettronico ha aumenta il distacco: i volumi in ebook sono stati 49 contro 23. Nel 2014 gli e-book sono stati 44 contro 12. Occorre poi notare che la maggior parte dei cartacei li ho letti nel periodo estivo, durante le ferie. Normalmente leggo in contemporanea un e-book e due cartacei (uno che tengo sul comodino e uno che mi porto appresso). Il libro che avevo sul comodino a fine agosto è rimasto lì fino alla fine dell’anno e non per colpa sua. Se fosse stato un e-book sono certo che in una settimana l’avrei finito. Tra i cartacei che mi porto appresso, da agosto a fine dicembre, ce ne sono stati solo due, entrambi di modeste dimensioni. Insomma, tolto i periodi di vacanza, per me ormai il solo modo di leggere è in e-book, grazie a quell’invenzione geniale che è il TTS (Text-To-Speech) con cui riesco a leggere durante i miei spostamenti a piedi o in auto, con le auricolari. Evviva allora la tecnologia, evviva gli e-book ed evviva il TTS, senza dei quali quest’anno avrei letto meno di 15 libri, una vera tristezza!

 

Tra le letture c’è un solo libro mio, “Ansia assassina”, che ho riletto per predisporre una possibile nuova edizione. Se il 2013 era stato piuttosto denso di pubblicazioni (un nuovo romanzo, la riedizione di un altro e sei raccolte di poesie più cose minori), quest’anno, invece, non ho pubblicato nulla e anche l’attività di scrittura procede a rilento, per mancanza di tempo, concentrata solo su un romanzo ucronico, ancora lontano da una possibile pubblicazione.

 

Anche quest’anno ho letto alcuni autori “poco noti” (esordienti o comunque editi di recente da case editrici minori o autoprodotti). Senza contare i miei sono stati 9 (come nel 2013, nel 2012, invece, ne avevo letti 12, nel 2011 altri 10 e nel 2010 ben 30) Non conto quello di Elisabetta Cametti, che sebbene esordiente ha pubblicato con Giunti con una discreta promozione. Ben tre sono di Sergio Calamandrei e fanno parte del progetto Sesso Motore.

 

Gli autori che ho letto di più quest’anno sono stati:

  • Stephen King: 5
  • Sergio Calamandrei: 3
  • Jeremy Rifkin: 2
  • Alessandro Baricco: 2
  • Joe R. Lansdale: 2
  • Isaac Asimov: 2
  • Andrea Frediani: 2
  • Haruki Murakami: 2 (uno in lettura)

King e Asimov erano presenti anche nella lista dei libri più letti nel 2013 con 2 volumi ciascuno.

 

Nel 2013 avevo letto 7 libri di premi nobel, quest’anno solo 4: Panuk, Hemingway, Modiano e Grass.

 

Nel 2014 le letture non di narrativa sono state più abbondanti, con 4 manuali, 1 volume illustrato e ben 8 saggi di vario argomento e 2 riviste letterarie, per un totale di 15 volumi.

Se i romanzi espressamente fantascientifici sono solo 4, questi, assieme a opere di carattere variamente fantastico, arrivano a 15. Le opere di narrativa a carattere storico, comprese le ucronie, sono 8.

Gli italiani sono stati 25.

 

Quali letture mi sono piaciute, di più, senza limiti di genere?

Direi:

 

Il migliore tra questi? Davvero difficile dirlo. Ai romanzi di King mi sono ormai appassionato e rischio di essere poco obiettivo, la grandezza di Hugo è incontestata, l’interesse dei saggi di Rifkin e Diamond è notevole, “Il labirinto”, pur opera leggera, è molto coinvolgente, Lansdale ha un bel piglio ma forse è un po’ ripetitivo, Grass è una bella scoperta, il saggio autobiografico di Terzani, non solo è interessante ma riesce a essere istruttivo e emozionante. Di tutti, forse, quello che mi ha stupito di più è stato proprio Terzani. Sebbene in un altro momento avrei potuto scegliere come miglior libro uno qualunque degli altri, voglio dare la palma per quest’anno  (sembra anche un buon auspicio per questo capodanno) a:

La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani.

 

Quale libro mi ha deluso di più? A parte gli autori poco noti, che non possono che stupirmi in positivo, tra i libri famosi, “Sonno profondo” mi ha lasciato indifferente per la sua piattezza e “Romanitas” mi ha indispettito per la mancanza di fantasia. “Avventure nell’iperspazio” può essere letto come un esempio di letteratura “vintage”, ma è davvero ingenuo. Sebbene abbia ormai capito che aver vinto un premio nobel non voglia dire per forza che i libri di questi autori mi debbano piacere, ma sia Modiano che Panuk mi hanno profondamente deluso, considerata la loro importanza (peraltro ho molto apprezzato Grass).

 

I libri che ho letto gli anni precedenti li trovate qui:

–          2013

–          2012,

–          2011,

–          2010,

–          2009,

–          2008,

–          2007.

Nella mia Libreria su anobii trovate i commenti da me fatti a ciascuno. I link invece rimandano ai commenti sul mio blog.

 

Buon 2015 ricco di nuove letture!

 

L’IMPOSSIBILE IMPRESA DI FARE UN ELENCO DI LIBRI PREFERITI

Ovvero la differenza tra libri e frutta

 

D’estate ci si lascia andare un po’ di più a pensieri oziosi. Mentre camminavo, mi chiedevo quale fosse il mio frutto preferito, da lì sono passato a stilarne una sorta di peraclassifica. Mi sono quindi chiesto cosa ne potessi fare? Pubblicarla su Facebook o sul blog? Il mio blog si occupa di libri, dunque mi è parso poco coerente oltre che, genericamente, inutile pubblicarla lì. Farlo su Facebook mi è parso, alla pari, quanto meno idiota. Mi sono però detto che avrei, invece potuto predisporre una lista di romanzi. Anche una simile lista è piuttosto fine a se stessa e di scarso interesse per i frequentatori dei social network, anche se non ne mancano esempi in giro.

Ho però cominciato a ragionare su come farla e pensato che forse di (leggermente) maggior interesse potrebbe essere una riflessione sul metodo per arrivare a una simile classifica.

Apparentemente scrivere le due liste (i frutti e i libri preferiti) sembrerebbe comportare un processo simile, ma ritengo che non sia così.

Se voglio indicare i miei frutti preferiti, posso agevolmente farlo con riferimento a un momento temporale preciso, per esempio (è sicuramente la scelta più facile) a oggi.

Sebbene per alcuni frutti siano passati mesi dall’ultima volta che li ho mangiati, ho ben chiaro quali siano i loro sapori e le sensazioni che ho provato. Di ciascuno, nel tempo, ho potuto provare diversi esemplari. Da ciascuna degustazione, ho tratto una percezione e un concetto preciso del singolo frutto (potremmo quasi dire “l’idea platonica del frutto”). È cioè facile risalire dalle particolari esperienze del passato a un’idea generale che posso ritenere attuale. Presumibilmente da bambino amavo frutti diversi da oggi, ma, a mia memoria, non ci sono state grosse variazioni.

Posso allora stilare la seguente lista, riportando tra parentesi una veloce motivazione:

1-      pere (amo soprattutto quelle succose, ma sono quasi sempre buone);

2-      mele (difficile trovarne una cattiva, ma quelle buone sono inferiori a una buona pera);

3-      banane (non ne mangerei in continuazione):

4-      manghi (sapore un po’ particolare e scomodi da mangiare);

5-      albicocche (devono essere mature);

6-      susine (se sono dure, non le sopporto);

7-      uva (peccato per i semi);

8-      ciliegie (purché non siano sfatte);

9-      ananas (purché non sia aspro);

10-   fragole (senza zucchero, spesso, non le riesco a mangiare).

libro anticoMi fermo ai primi dieci. Chiaramente non ho considerato frutti esotici non commercializzati che non conosco, ma se mi limito all’insieme dei frutti che comunemente si trovano in circolazione, predisporre l’elenco è piuttosto semplice. Ho dato la preferenza a frutta che consumo senza alcun trattamento. Le fragole sono finite a fondo lista, per esempio, perché mi piacciono con zucchero e panna, assai meno senza. Le pesche le tollero solo con aggiunta di zucchero. Lo stesso i mirtilli. Dunque non sono in lista. Anche gli elementi per decidere la posizione in classifica sono pochi e chiari (dolcezza, morbidezza, succosità, consistenza, asprezza, comodità).

Con i libri è tutto un altro discorso. Innanzitutto sono del tutto consapevole di avere una conoscenza limitatissima di tutti i libri pubblicati.

Solo su anobii sono censiti milioni di libri. Non è possibile neanche lontanamente ricordare o conoscere i nomi di tutti gli autori che abbiano pubblicato qualcosa. Anche per la frutta posso dire che ci sono in natura frutti che non consideriamo neppure, ma posso fidarmi abbastanza dell’esperienza delle generazioni che mi hanno preceduto e del fatto che la frutta commestibile e divenuta tale per effetto di opera di selezione umana. Posso dare per scontato che la frutta non consumata abitualmente sia meno buona dell’altra. Le eccezioni ritengo siano davvero limitate o, più probabilmente inesistenti. La mia selezione riguarda dunque quasi per intero l’universo “frutta commestibile commercializzata”.

Con i libri non è affatto così. Posso accedere a milioni di titoli. L’universo “libri leggibili commercializzati” è sterminato e inconoscibile per un singolo lettore. Non posso limitarmi a leggere i titoli consigliati da qualcuno, sia questo il comitato che assegna il Premio Nobel (ho letto pessimi romanzi di autoripremiati), la scuola italiana o di un’altra nazione, la critica letteraria (quali critici?), gli amici, i social network. Comunque sia, sono certo che non verranno considerati titoli ottimi e saranno invece suggeriti titoli che non apprezzerò come mi sarei potuto aspettare fidandomi del consiglio di lettura.

Come posso fare la mia lista? Chiaramente dovrò avere l’onesta di dire: “questi sono i libri che mi sono piaciuti di più, tra quelli che ho letto”, analogamente a quanto faccio per la frutta, ma mentre il campione di frutta da me esaminato in cinquant’anni di vita lo considero esaustivo, pur essendo un “grande lettore” (leggendo circa un libro a settimana), nella mia vita ho letto solo una parte infinitesimale della produzione letteraria mondiale e persino di quella nazionale. Non so quanti libri ho letto, ma posso fare una stima (per eccesso), immaginando di aver letto circa 50 libri all’anno per 43 anni (dal mio settimo anno al mio cinquantesimo). La semplice moltiplicazione mi dà 2.150 libri. Immaginiamo di considerare solo 1 milione di libri “importanti” (stima decisamente modesta): vuol dire che ne ho letti appena lo 0,215%! E tra questi ci sono molti libri “inessenziali” e senza alcuna speranza di finire in classifica.

Le differenze tra libri e frutta non finiscono qui.

Il problema con i libri, è che la mia valutazione dipende da numerosissimi fattori. Diciamo che, in linea di massima, mi aspetto che un libro eccella, almeno come trama, personaggi, stile, originalità generale, sensazioni trasmesse, struttura, ambientazione, spettacolarità, suspance, avventura, linguaggio e che abbia, magari, anche alcuni elementi che gli danno sostanza come magia, amicizia, amore, competizione, conflitto, ritualità, crescita, morte (insomma quelli che ho chiamato gli “ingredienti magici” commentando i romanzi di Harry Potter).

La mia valutazione di ciascuno di questi elementi differisce di anno in anno, se non di momento in momento.

Leggere un libro in un giorno o in un altro mi dà diverse sensazioni. Se leggo un bel romanzo di un autore mai letto prima, posso esserne affascinato, ma quando poi ne leggo un secondo, sebbene esattamente pari al primo, le mie sensazioni sono molto meno favorevoli, anche se i pregi dei due libri sono gli stessi. Questo perché la nuova lettura non ha aggiunta nulla alla prima. Dunque valuterò meno il secondo romanzo. Il giudizio avrebbe potuto essere invertito se la lettura fosse avvenuta in ordine inverso. Due autori che mi hanno dato questa sensazione sono Dan Brown e Joe R. Lansdale. Leggere “Il codice Da Vinci” mi è piaciuto molto. Ripetere l’esperienza con “Angeli e Demoni” ha rinnovato il piacere (con in più un’ambientazione in luoghi a me ben noti che mi incuriosiva). La lettura de “Il simbolo perduto” mi ha dato una sensazione di inutilità, ripetendosi esattamente gli stessi schemi. Al punto che ancora non oso leggere “Inferno”, sebbene l’ambientazione fiorentina mi stimoli. Ritengo che se avessi letto i tre libri in ordine inverso, sarei stato deluso da “Il Codice Da Vinci” almeno quanto lo sono stato da “Il simbolo perduto”.

Indubbiamente poi si attraversano nella vita diverse fasi, in ciascuna delle quali amiamo di più o di meno certi libri. Nel fare questo elenco dobbiamo tenere conto solo dei nostri gusti attuali?

Se da bambino amavo Emilio Salgari, da ragazzino Isaac Asimov, da adolescente Herman Hesse e Milan Kundera li dovrei porre ai primi posti del mio elenco o, considerando che oggi non li considero così interessanti come allora, dovrei escluderli? Per poter valutare una lettura del passato dovrei rifarla oggi, ma questo è difficile, avendo ancora migliaia, se  non milioni di libri mai letti da esplorare. Non posso ricominciare da capo solo per fare una graduatoria. Di recente sto rileggendo i cicli di Isaac Asimov e, chiaramente, le sensazioni sono ben diverse da quelle di 30-40 anni fa, sia perché sono cambiato io, sia perché sono cambiate la letteratura e il mondo.

Come conciliare dunque i gusti degli infiniti Carlo Menzinger che si sono succeduti negli ultimi cinquant’anni? Una soluzione potrebbe essere quella di concentrarsi solo su autori e romanzi che oggi mi danno le sensazioni più positive. Un’altra potrebbe essere di ponderare di più le letture recenti, ma non escludere quelle vecchie. Un’ulteriore soluzione potrebbe essere di cercare di dare pari peso alle letture più amate, cercando di ricordare quali siano stati i libri che mi sono di volta in volta piaciuti di più. Nessuno degli elenchi che potrei ottenere con questi metodi sarebbe soddisfacente, perché sarei consapevole della sua imperfezione. C’è poi il limite della memoria. Riuscirei a ricordarmi veramente tutte le sensazioni positive e negative lasciatemi da tutti i libri che ho letto e confrontarle tra loro?

Insomma, se una lista di frutta può essere fatta e, ugualmente lascia insoddisfatti, perché sappiamo di aver escluso forse ingiustamente, per esempio noci e castagne, una lista dei libri preferiti è pressoché impossibile da fare in modo soddisfacente.

Eppure a un lettore e a un autore tocca spesso dover rispondere all’apparente banale (ma insidiosissima) domanda: quali sono i tuoi libri preferiti? Occorre dunque trovare un compromesso.

 

Proviamo allora a costruire assieme un possibile elenco.

Ultimamente ho segnalato sul mio blog i libri migliori tra quelli letti nell’anno.

 

Per il 2013 avevo segnalato:

1)      Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

2)      Il giardino segreto

3)      Il vecchio e il mare

4)      Il signore delle mosche

5)      Caino

6)      Middlesex

7)      Le vergini suicide

8)      Lo scudo di Talos

9)      Il complotto contro l’America

10)  Intervista con il vampiro

11)  Il seggio vacante

12)  David Copperfield

13)  La cattedrale del mare

 

Per il 2012, in ordine sparso, citavo come migliori letture:

 

Per il 2011 scrivevo:

“Al primo posto segnalerei La Strada di McCarthy, il miglior libro tra quelli letti quest’anno e forse anche in passato. In classifica lo farei seguire subito da altri romanzi di qualità, come Trilogia della città di K., La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempoCecitàNon Lasciarmi e Io sono Leggenda.

Appena un gradino più sotto segnalarei ItL’indagine del Tenente GregoryLa solitudine dei numeri primi, Esercizi di stileMille e una luna, L’uomo greco, Il ProfetaIl Trono di Spade, Uomini che odiano le Donne, Alexandros, Io sono Dio e Accabadora.

Tra gli esordienti mi hanno colpito soprattutto Massimiliano PrandiniSilvio Donà Alessandro Bastasi.”

 

Per gli anni precedenti non ho classifiche ma ho gli elenchi dei libri letti e ricostruirei così quella del 2010:

1-      Il donatore – Lois Lowry – Giunti

2-      It – Stephen King – Sperling & Kupfer (letto nel 2010 e finito all’inizio del 2011)

3-      Incubi – Dean R. Koontz – Sperling & Kupfer

4-      Amabili resti – Alice Sebold – e/o

 

E così il 2009:

1-      Il Vangelo secondo Gesù Cristo – Josè Saramago

2-      L’Alchimista – Paul Coelho

3-      Solaris – Stanislaw Lem

4-      La fine dell’eternità – Isaac Asimov

E il 2008:

1-      Harry Potter e i doni della Morte – Joanne K. Rowling – Edizioni Salani

2-      Finzioni – Jorge Luis Borge –Einaudi

3-      Il Libro degli Yilané – Harry Harrison – Editrice Nord.

4-      La steppa – Anton Cechov – La Nuova Italia

5-      Il mondo nuovo – Aldous Huxley – Oscar Mondadori

6-      Roma Eterna – Robert Silverberg

7-      Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini – Piemme

 

L’ultimo anno per il quale ho un censimento sistematico delle letture è il 2007, ne estrarrei i seguenti titoli:

1-      Come dio comanda – Niccolò Ammaniti

2-      L’ombra del vento – Carlos Ruiz Zafón – Mondadori

3-      Lolita – Vladimir Nabokov – La Biblioteca di Repubblica

4-      I pilastri della terra – Ken Follett – Oscar Mondadori.

5-      Fuori da un evidente destino – Giorgio Faletti – Baldini, Castaldi Dalai Editore

6-      Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon – Einaudi

7-      Harry Potter e il Principe Mezzosangue – J. K. Rowling – Salani Editore

8-      La verità del ghiaccio – Dan Brown – Mondadori

9-      Do androids dream of electric ship – Philip K. Dick – Ballantine Books

10-   Imperium – Robert Harris – Arrow Books

 

Per questi primi sei mesi del 2014 segnalerei, più o meno alla pari, ma in ordine sparso:

–          La chiamata dei tre di Stephen King

–          Terre desolate di Stephen King

–          Acqua buia di Joe R. Lansdale

–          Cielo di sabbia di Joe R. Lansdale

–          Norwegian Wood – Tokyo Blues di Haruki Murakami

 

Vediamo allora di fare una classifica delle letture dal 2007 a fine giugno 2014. Alcuni libri appartengono a dei cicli che costituiscono di fatto una storia unitaria, accorperei dunque i sette romanzi della Rowlings su Harry Potter e il ciclo della Torre Nera di King.

 

1-      La Strada – Cormac McCarthy

2-      Harry Potter (ciclo) – Joanne K. Rowling

3-      La Torre Nera (ciclo) – Stephen King

4-      Il Supplizio del Legno di Sandalo – Mo Yan

5-      Il Vangelo secondo Gesù Cristo – Josè Saramago

6-      Kafka sulla Spiaggia – Haruki Murakami

7-      Armi, Acciaio e Malattie – Jared Diamond

8-      Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve – Jonas Jonasson

9-      La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo – Audrey Niffenegger

10-    Se Niente Importa – Jonathan Safran Foer

11-   Trilogia della città di K. – Agota Kristof

12-   22/11/’63 – Stephen King

13-    Finzioni – Jorge Luis Borges

14-   Il vecchio e il mare – Hernest Hemingway

15-   It – Stephen King

16-   Cecità – José Saramago

17-   Che ne è stato di Te, Buzz Aldrin? – Johan Hasrtad

18-   Io sono Leggenda – Richard Matheson

19-   L’Alchimista – Paul Coelho

20-   Il donatore – Lois Lowry

21-   Il Libro degli Yilané – Harry Harrison

22-   L’ombra del vento – Carlos Ruiz Zafón

23-   Non Lasciarmi – Kazuo Ishiguro

24-   Il giardino segreto – Francis Hodgson Burnett

25-    Lolita – Vladimir Nabokov

26-   Solaris – Stanislaw Lem

27-   Caino – José Saramago

28-   Cielo di sabbia – Joe R. Lansdale

29-   I pilastri della terra – Ken Follett

30-   La fine dell’eternità – Isaac Asimov

31-   Il signore delle mosche – William Golding

 

Un simile elenco, per quanto impreciso, rappresenta però un quadro abbastanza corretto delle letture più interessanti che ho fatto negli ultimi anni. Indubbiamente, però lascia fuori moltissimi libri che ho letto negli anni precedenti. Mi parrebbe ingiusto tralasciare tanti titoli che hanno avuto un discreto peso nella mia formazione. Per aggiungerli alla classifica, dovrei però affidarmi solo alla memoria. Penso, innanzitutto, a tutte le letture fatte da bambino (già allora leggevo molto, forse persino un libro al giorno). E cosa dire dei fumetti?

Alla classifica andrebbero dunque aggiunti almeno i seguenti (in ordine sparso):

–          Il lupo della steppa – Herman Hesse

–          L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera

–          I Pirati della Malesia (ciclo) – Emilio Salgari

–          I Corsari delle Bermude (ciclo) – Emilio Salgari

–          I Viaggi Straordinari (ciclo) – Jules Verne

–          Cento anni di solitudine – Gabriel Garcia Marquez

–          Così parlò Zarathustra – Friedrich Nietzsche

–          Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandello

–          Il castello – Franz Kafka

–          La metamorfosi – Franz Kafka

–          L’interpretazione dei sogni – Sigmund Freud

–          Il ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde

–          Doctor Faustus – Thomas Mann

–          Memorie di un cacciatore – Ivan Turgenev

–          Sogno di una notte di mezza estate – William Shakespeare

–          Candide – Voltaire

–          Il principe – Niccolò Macchiavelli

–          Le tragedie – Sofocle

–          Odissea – Omero

–          Iliade – Omero

–          Guerra e Pace – Lev Tolstoj

–          Il maestro e Margherita – Michail Afanas’evič Bulgakov

–          Cuore di cane – Michail Afanas’evič Bulgakov

–          Il processo – Franz Kafka

–          L’arte di amare- Erich Fromm

–          Ipotesi su Gesù – Vittorio Messori

–          Il complesso dell’imperatore- Carolus L. Cergoly

–          I figli della terra (ciclo) – Jean M. Auel

–          La collina dei conigli – Richard Adams

–          I nostri antenati (ciclo) – Italo Calvino

–          Il deserto dei tartari – Dino Buzzati

–          I cicli Robot, Impero e Fondazione (cicli) – Isaac Asimov

–          Il nome della Rosa – Umbero Eco

–          Il codice Da Vinci – Dan Brown

–          Narciso e Boccadoro – Herman Hesse

–          Siddharta – Herman Hesse

–          Ti con Zero – Italo Calvino

–          1984 – George Orwell

–          La fattoria degli animali – George Orwell

–          Il piccolo principe – Antoine de Saint- Exupéry

–          Vita e avventure di Robinson Crusoe – Daniel Defoe

–          La peste – Albert Camus

–          Il male oscuro – Giuseppe Berto

–          Il popolo dell’autunno – Ray Bradbury

–          Alice nel paese delle meraviglie – Lewis Carroll

–          Il pianeta delle scimmie – Pierre Boulle

–          Trilogia di Topolino – Walt Disney

–          Viaggio allucinante – Isaac Asimov

–          Oblomov – Ivan Goncharov

–          Avere o essere – Erich Fromm

–          Ulisse – James Joyce

–          Moby Dick – Herman Melville

–          Al Dio sconosciuto – John Steinbeck

–          Furore – John Steinbeck

–          Visioni – William Blake

–          O Capitano! Mio capitano! – Walt Whitman

–          La Divina Commedia – Dante Alighieri

–          Paradiso Perduto – John Milton

–          La fabbrica di cioccolato – Roald Dahl

–          La collina dei conigli – Richard Adams

–          I fiori del male – Charles Baudelaire

–          Il gabbiano Jonathan Livingstone – Richard Bach

–          I viaggi di Gulliver – Jonathan Swift

–          Orlando – Virginia Wolf

 

Sicuramente ne ho dimenticati molti importanti (per me). Volutamente non ho riportato alcuni titoli che mi stanno ancora più a cuore: quelli che ho scritto io. Se avessi inserito in lista almeno questi:

–          Il Colombo divergente – Carlo Menzinger

–          Giovanna e l’angelo – Carlo Menzinger

–          La bambina dei sogni – Carlo Menzinger

considerato il numero di volte che li ho letti e la rispondenza ai miei gusti, dovrebbero di sicuro occupare le primissime posizioni.

 

Mescolare le due liste (quella del passato più antico e quella delle ultime letture) non sarebbe corretto, ma in conclusione di questa lunga riflessione, vorrei almeno tirar fuori una lista di libri (che sono stati) fondamentali per me. Quello che cercherò di fare è di immedesimarmi nell’epoca in cui li ho letti. Darò dunque pari peso alle letture infantili, giovanili e dell’epoca adulta. Questo porterà la lista a essere sbilanciata dal peso delle opere lette nei primi anni, quando l’emozione della lettura era ancora intatta e più forte.

 

1-      I pirati della Malesia (ciclo) – Emilio SalgariFoto: seguiteci su www.caffeinamagazine.it

2-      I viaggi straordinari (ciclo) – Jules Verne

3-      Alice nel paese delle meraviglie – Lewis Carroll

4-      I viaggi di Gulliver – Jonathan Swift

5-      Iliade e Odissea – Omero

6-      Trilogia di Topolino – Walt Disney

7-      Harry Potter (ciclo) – Joanne K. Rowling

8-      Cento anni di solitudine – Gabriel Garcia Marquez

9-      Vita e avventure di Robinson Crusoe – Daniel Defoe

10-   Il lupo della steppa – Herman Hesse

11-   L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera

12-   Il maestro e Margherita – Michail Afanas’evič Bulgakov

13-   La metamorfosi – Franz Kafka

14-   Gli antenati (ciclo) – Italo Calvino

15-   Il deserto dei tartari – Dino Buzzati

16-   La strada – Cormac McCarthy

17-   Robot, Impero e Fondazione (cicli) – Isaac Asimov

18-   Il Vangelo secondo Gesù Cristo – Josè Saramago

19-   Il piccolo principe – Antoine de Saint- Exupéry

20-   1984 – George Orwell

21-   La fabbrica di cioccolato – Roald Dahl

ESISTE UNA TEORIA UNIFICATRICE CHE SPIEGI TUTTI I FENOMENI DELL’UNIVERSO?

La “Storia del tempo – Dal Big Bang ai buchi neri” del fisico Stephen Hawking è un trattato divulgativo che affronta i grandi dilemmi della fisica, offrendoci una carrellata dei suoi sviluppi, dalle prime teorie sulla forma e la struttura dell’universo a quelle più recenti (la mia edizione del volume è della fine degli anni ’90), parlando dei tentativi di trovare una legge unificatrice per tutti i fenomeni fisici, dall’immensamente piccolo all’immensamente grande, mostrandoci, secondo le conoscenze attuali, quali sono le componenti più microscopiche della materia, le loro caratteristiche e quali quelle dello spazio intergalattico che ci circonda. Ampio spazio viene dato a buchi neri e warmhole e alla teoria dello spazio a più dimensioni, esaminando la possibilità di effettuare viaggi nel tempo, ipotesi che non può essere esclusa dalle più recenti teorie sulla struttura dell’universo. Chiudono il volume, un po’ off-topic, le biografie “politiche” di Einstein, Galileo e Newton.

Una cosa non viene detta però in questo libro ed è un quesito che, da profano, talora mi pongo: perché cercare di unificare le varie teorie “fisiche” e dimenticarsi della vita, delle regole che ne determinano lo sviluppo e l’evoluzione?

Come noto, sono state individuate dagli studiosi quattro forze o interazioni fondamentali: l’interazione gravitazionale, l’interazione elettromagnetica, l’interazione nucleare debole e l’interazione nucleare forte. Per energie dell’ordine dei 100 GeV la forza elettromagnetica e la forza debole si presentano come un’unica interazione, definita elettrodebole. Il grande tentativo della scienza di questi anni è trovare una forza o regola che spieghi ciò che ora si spiega con le quattro forze.

Hawking ci fa capire che l’universo, man mano che lo si studia appare sempre più complesso, quindi mi chiedo se davvero possa bastare una sola regola generale per spiegare ogni cosa. Il desiderio di razionalizzare e semplificare, trovando delle sintesi, delle regole unitarie è tipico del modo di ragionare della mente umana, ma non è detto che corrisponda a come è fatto l’universo. Questo forse è molto più caotico di quanto vorremmo. Mi pare che questa ricerca di una forza unica, sia un po’ come nell’antichità si credeva nelle sfere celesti e nelle orbite circolari dei pianeti. Cerchiamo di ricondurre il complesso a modelli facilmente comprensibili e con una loro dignità ed eleganza, che gli deriva dall’essere forme “perfette”. Come le orbite planetarie non sono circolari, forse così non esistono leggi unificanti. Eppure le teorie che si sono succedute nel tempo, pare che trovino, sempre di più, man mano che da una si passa a un’altra più sofisticata, una rispondenza nella realtà.

Se però cerchiamo una legge che spieghi al contempo l’esistenza e il movimento delle particelle subatomiche e dei corpi spaziali, perché questa non dovrebbe spiegare anche come la vita si evolve da forme semplici a forme complesse e il perché dell’esistenza di una razza tecnologica come la nostra?

Hawking, nel testo, a volte accenna alla formazione della vita sulla terra e alla sua evoluzione, ma è fondamentalmente concentrato nello spiegare la natura di quark, galassie e buchi neri, come del resto è giusto aspettarsi da un fisico.

Fa comunque un interessante osservazione sul fatto che il tempo può avere diverse direzioni, ma la sola direzione in cui la vita intelligente (io direi tutta la vita) si muove è quella in cui l’universo si espande, perché in questa fase temporale vale la seconda legge della termodinamica (il caos e l’entropia tendono ad aumentare). Ci spiega anche che se l’universo ha numerose dimensioni, molte di queste però sono “curve a livello microscopico” e quindi non sono percepibili. I viaggi nel tempo potrebbero essere possibili utilizzando queste dimensioni ulteriori. Ci spiega anche perché la vita sia possibile solo in uno spazio-tempo quadridimensionale (altezza, larghezza, lunghezza e tempo).

Eppure, da ignorante della materia, continuo a non capire come sia possibile un fenomeno come la vita, che va nel verso opposto alla seconda legge della termodinamica e che sostanzialmente, nel suo piccolo in termini delle dimensioni dell’universo, contribuisce a ridurre l’entropia.

Stephen Hawking

Stephen Hawking

Probabilmente pecco della classica visione antropocentrica del passato, considerando la vita un fenomeno importante, mentre nell’economia dell’universo potrebbe essere un accidente inessenziale tipico di questo granello di polvere che è il nostro pianeta. Eppure, se è vero quel che scrive Hawking in merito al fatto che l’universo, su grande scala è omogeneo e che in qualunque direzione lo osserviamo è uguale a se stesso, mi parrebbe anomalo e singolare che la vita si sia sviluppata solo sulla Terra. Condizioni uguali dovrebbero presumere lo sviluppo di fenomeni simili. Non mi aspetto di trovare omini verdi nella Galassia, ma fenomeni che contrastino la seconda legge della termodinamica, creando ordine ed espandendolo, cioè forme di vita, che crescono, si riproducono e evolvono verso forme sempre più complesse. Mi aspetterei anzi che, con tempistiche diverse, la vita (magari non a base di carbonio, magari senza ossigeno, magari in forme non riconducibili né al mondo animale né a quello vegetale e neppure a quello micotico) compaia in quasi tutti i sistemi solari. Oppure siamo una rarissima eccezione? Mi parrebbe improbabile. Mi chiedo, quindi, se la comparsa della vita è un evento frequente, ci sarebbe allora una legge fisica da cui la sua comparsa e sviluppo dipende? Una formula matematica che ne spieghi il fenomeno? Una formula che leghi la vita alle altre forze generali? Qualcosa di correlato al secondo principio della termodinamica, di cui costituisce l’opposto?

Il propagarsi della vita segue regole matematicamente e fisicamente prevedibili? Lo sviluppo di civiltà tecnologiche rientra in questa regola? La nascita di una civiltà tecnologica è un “trucco” dell’evoluzione per consentire il diffondersi della vita su pianeti dove non è nata spontaneamente? Se così fosse potrà esistere una civiltà in grado di muoversi da una stella all’altra? Potremo mai sfruttare, se esistono, i warmhole di cui parla Hawking per spostarci da una parte all’altra dell’universo?

warmhole

warmhole

Queste sono domande che il saggio di Hawking non si pone e alle quali non mi risulta ci siano risposte. Forse sono domande sciocche, in quanto viziate dal solito antropocentrismo da cui fatichiamo a liberarci, ma mi piacerebbe che qualcuno, debitamente competente, se le ponesse. Non potranno, infatti, spiegare il senso della nostra esistenza, ma almeno il suo perché.

Storia del tempo” si interroga invece su quark e antiquark, materia e antimateria e sulla natura dei buchi neri. Sentir parlare di cose che vanno oltre ogni nostra forma di percezione mi fa pensare alle antiche discussioni teologiche, pare, insomma, un po’ come parlare del sesso degli angeli, eppure senza la meccanica quantistica, per esempio, non penso che saremmo mai riusciti a circondarci di tutti quei magici manufatti che chiamiamo, non a caso, elettronici. Gli studi della fisica possono apparire quanto mai astratti, ma è grazie alle loro scoperte e teorie che la nostra civiltà si è evoluta sempre più rapidamente negli ultimi anni. Sarà, un giorno, la fisica a farci capire la biologia e il senso della vita?

 

 

 

 

 

COME SCRIVERE UN INCIPIT E SCEGLIERE IL TITOLO DI UN ROMANZO

Scrivere un libro (e farselo pubblicare)” è una raccolta di testi e di consigli di vari autori su come si scrive un romanzo, realizzata a uso e consumo dei partecipanti al concorso di scrittura “IoScrittore” edito dalla Mauri Spagnol, alla cui prima edizione ho partecipato con soddisfazione (pur non vincendo) con la prima versione del mio romanzo “La Bambina dei Sogni”. Dico di aver partecipato con soddisfazione perché il concorso è stato un utilissimo e importante momento di confronto con altri autori, dato che ognuno partecipava anonimamente non solo sottoponendo un proprio testo ma anche leggendo quelli degli altri, prima gli incipit e, poi, se si superava, come nel mio caso, la prima fase, anche l’intero romanzo. Ho potuto così ricevere numerosi e validi commenti al mio lavoro che mi hanno permesso di affinarlo e di avvicinarmi a quello che è ora il romanzo (poi sottoposto anche a web-editing, come chiamo io la revisione in rete di un testo).

Scrivere un libro (e farselo pubblicare)” non è il primo manuale di scrittura che leggo e non mi aspettavo quindi di scoprirvi grandi novità. In effetti, è stato così. Però, considerata la fase attuale del mio romanzo (ancora piuttosto lontano dalla fine), leggere queste poche pagine mi ha fatto riflettere utilmente su vari aspetti della mia opera in fieri e la lettura si è quindi rivelata davvero utile.

Il volume comincia con una breve antologia di consigli su come dare un titolo a un romanzo, segue poi un’analoga raccolta sugli incipit. Queste prime due parti mi sono parse le più sviluppate, organiche e valide del volume, dato che il resto del volume parla di personaggi, trama, motivi per cui si scrive, lettori ecc. in modo meno preciso e sistematico, se mai tali attributi possono essere associati a una raccolta di scritti di autori diversi. Nella seconda parte, mi ha incuriosito soprattutto l’aforisma secondo il quale chi non legge è un anoressico dell’anima con la successiva dieta del lettore, dove i classici sono le proteine, i bestseller gli amminoacidi e i libri che amiamo le vitamine. Direi che l’elenco è un po’ incompleto, ma il concetto di una dieta bilanciata di letture è qualcosa su cui concordo e che, dopo questa lettura, forse potrei cercare di realizzare in modo più sistematico.

Sono state però le due parti iniziali su titolo e incipit che mi hanno fatto riflettere e ragionare di più. Il romanzo che sto scrivendo aveva un titolo provvisorio (ma per me questi tendono a diventare quelli definitivi) che suonava “Via da Sparta”. Si tratta di un’ucronia ma con vari altri elementi per cui il riferimento all’antica città greca mi pareva delimitare troppo l’opera. Dopo aver letto il capitolo, ho cambiato il titolo in “La luce oltre l’urlo”. Non so se sarà quello definitivo e se non tornerò, magari, a quello iniziale, ma la riflessione è stata utile.

Lo stesso dicasi dell’incipit. Prima era:

“Una goccia di sudore scivolò lungo il ragno tatuato sulla sua fronte. La ragazza la asciugò con il dorso della mano. Respirava a fatica l’aria densa del respiro pesante delle altre donne. In quello spazio stretto e tetro nessuna finestra si affacciava sull’esterno, ma Aracne sapeva che era sera. Lo capiva dalla propria stanchezza.”

Ora comincia con:

“Aracne viveva in un tempo che non le apparteneva. In un tempo che non è neanche il nostro. Aveva diciassette anni ma non si sentiva giovane. Non considerava la sua un’età felice. Non erano cose cui pensasse. Non ne aveva il tempo.”

I titoli li cambio meno spesso, ma gli incipit li rimaneggio numerose volte e con buona probabilità questo non sarà quello finale. Ogni incipit ha in sé qualcosa di buono e non esiste quello perfetto, eppure si può sempre migliorare. Non conoscendo il resto del romanzo è difficile dare un parere, ma cosa ne pensate? Quale titolo e quale inizio preferite?

Un altro aspetto che questa lettura mi ha indotto a rivedere è la presenza di un vero antagonista. Quelli attuali forse sono ancora troppo poco marcati e la loro contrapposizione alla protagonista non è essenziale. Penso sia qualcosa su cui lavorare, anche se non è detto che arriverò a inserire un vero “cattivo”.

Tornando a “Scrivere un libro (e farselo pubblicare)” devo dire che l’ho apprezzato, se non altro proprio perché mi ha spinto a intervenire sul mio lavoro. Da un manuale non si può pretendere di più o di meglio.

 

Firenze, 04/01/2014

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