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L’AMORE, LA MEMORIA E IL FANTASY DEL NOBEL

Risultati immagini per il gigante sepolto di kazuo ishiguroIl gigante sepolto” di Kazuo Ishiguro, autore da poco premiato con il premio nobel di cui avevo già letto la splendida ucronia “Non lasciarmi”, è un fantasy che parte con un passo diverso dagli altri, non saprei se con passo da gigante, ma pur sapendo di leggere una storia del genere, ci si comincia a muovere in un mondo in cui la magia sembra esserci, ma non essere poi così evidente. Non ci corrono, insomma, subito incontro, folletti, gnomi e giganti. Quanto a presenza di magia e creature fantastiche, siamo più dalle parti de “Il trono di spade”, che de “Il signore degli anelli” o di “Harry Potter”. Mentre i modesti emuli di Tolkien e Lewis spesso scrivono solo avventure per bambini cresciuti di principesse da salvare e draghi da uccidere, Ishiguro utilizza il fantasy come uno strumento per narrarci di altro. Ci parla, dunque, soprattutto della memoria, della sua mancanza, del suo ruolo nelle cose del mondo e nei rapporti tra le persone e, soprattutto, nell’amore. E di amore, in fondo, questo romanzo parla, pur non essendo certo una storia d’amore nel senso classico, con due giovani che si amano tra mille peripezie. Qui si parla soprattutto di amore senile. Di come muti in una coppia che si avvicina alla fine dei propri giorni assieme, di come le cose belle e brutte che sono capitate loro abbiano contribuito a creare un legame forte, diverso dalla semplice passione, dal colpo di fulmine, che all’improvviso può legare due giovani.

Per parlarci di questo Ishiguro usa un drago, che non vediamo quasi mai, ma il cui fiato ha sparso sul mondo e sulla nostra coppia di vecchi la dimenticanza. C’è insomma nel romanzo un drago, come ci sono orchi e qualche altra creatura magica, ma, se ci fa caso, l’autore ci ha messo qualcosa di diverso da quello che avrebbe potuto metterci un autore totalmente occidentale. Il drago non è solo una creatura aliena, un mostro da combattere con spada e lancia. Si sente qualcosa dello spirito animista dell’antico Giappone. Il Risultati immagini per il gigante sepolto di kazuo ishigurodrago qui è una sorta di divinità minore, anche se la sua magia è mossa da un sortilegio dell’antico, mitico Merlino, qui ormai morto. Come in varie culture asiatiche, spesso i draghi giapponesi sono divinità dell’acqua, associate alle precipitazioni e ai fiumi, tipicamente rappresentati come grandi creature serpentine senza ali ma con lunghi artigli. Anche di questo drago (una femmina) si dice che “sembra un verme” e lo troviamo in fondo a una grotta e lì sarà affrontato, non in una battaglia aerea come quelle, per esempio, de “Il trono di spade”.

Ci muoviamo, allora, assieme ai due vecchi dalla memoria corta. Eppure la loro è ben più lunga di quella di tanti giovani delle loro terre.  Non sono solo loro, in effetti, ad avere poca memoria, ma tutto il mondo, da quando vi è calata quella che i vecchi chiamano “La Nebbia”, un qualcosa che nasconde i ricordi.

Ecco così che, da questa nebbia, poco a poco i personaggi prendono forma, il paesaggio si delinea, la storia si svela e compaiono persino le prime creature fantastiche e, in particolare, si comincia a parlare di questo mitico drago, i cui poteri sembra vadano al di là di quel che i più credono e che assume via via un ruolo sempre più centrale nella storia.

Risultati immagini per il gigante sepolto di kazuo ishiguro

Kazuo Ishiguro (カズオ・イシグロ? o 石黒 一雄 Nagasaki, 8 novembre 1954) è uno scrittore giapponese naturalizzato britannico, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 2017

All’inizio del romanzo si parla, come si diceva, soprattutto dell’importanza della memoria, di come l’amore si nutra di ricordi e di quanto sia difficile un amore senza memoria di sé. La vicenda si muove con il passo lieve delle fiabe in questo mondo incantato più per la mancanza di passato che per la magia. Mancanza di passato che non vuol dire però sua reale assenza, perché lo spazio della narrazione è spazio storico o pseudo-storico. Siamo in Gran Bretagna, tra britanni e sassoni e Artù non è morto da molto. Incontriamo persino uno dei suoi mitici cavalieri, il suo nipote Galvano, ormai molto anziano, ma sempre bardato nella sua antica armatura e pronto a esser paladino dei deboli ed eroe nelle imprese più ardue e la magia di Merlino ancora permea ogni cosa. Sembrerebbe un classico fantasy di derivazione arturiana, ma le origini anglo-nipponiche dell’autore si fanno sentire e, soprattutto, si fa sentire la penna di un uomo che sa scrivere e che è solito farlo anche con storie di altro genere. All’apparenza, dunque, ci regala un fantasy dei più classici, ma nella sostanza la storia è ben altro.

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FLUSSO E RIFLUSSO DEI RICORDI

Non so perché Sabrina Calzia abbia chiamato la sua raccolta di racconti “Onde”, ma penso possa avere qualcosa a che fare con il riflusso, che in qualche modo mi fa pensare ai ricordi: qualcosa che torna e poi se ne va di nuovo. “Onde” infatti è un libro fatto di memorie, non saprei quanto autobiografiche, perché ogni volta appartengono a personaggi diversi e non penso possano essere state tutte frutto di esperienze dell’autrice.

In un racconto, peraltro, si parla di ricordi che affondano e riemergono nel “mare della mente”

Onde” è anche un libro di perdite, di dolori, di rimpianti, come spesso è quando si ha a che fare con i ricordi.

Onde” contiene momenti poetici, a partire dal primo racconto, che ci trasporta subito in un viaggio dal sapore onirico, momenti di vita quotidiana e storia comune. Tra le “onde” troviamo alcuni personaggi che non si dimenticano, come il professore solitario, la vecchia gattara che si chiamare Bimba e tanti altri. Tra le “onde” troviamo ricordi che somigliano ai nostri, di noi che abbiamo vissuto gli ultimi decenni del ventesimo secolo, quel clima di vero terrore degli anni di piombo, che ritroviamo in uno dei racconti, quando si aveva paura ad andare in luoghi frequentati, altro che i terroristi islamici di oggi!

Non è, insomma, solo una raccolta di pensieri intimistici, ma, oltre al terrorismo, ci troviamo storie di mafia, di razzismo, di immigrazione.

A volte le memorie fanno sentire la loro voce, perché i ricordi sono anche fatti di musica, a volte si trasformano in acquerelli delicati, a volte si mutano in giochi di parole, soprattutto dove sentono il profumo del vino.

Ing. Sabrina Calzia

Queste “onde” ti passano sopra con delicatezza, senza travolgerti, anche quando parlano di grandi dolori, di malattie (cancro, anoressia, bulimia…) o della morte. Sono “onde” che formano un mare e come davanti al mare ci si ferma a riflettere, a pensare o semplicemente a osservare.

Tutto appare vicino, riportato a noi dalla memoria, e, nel contempo, lontano, proprio perché filtrato da questi ricordi, veri protagonisti della silloge, riportati in vita da una scrittura corretta, precisa, con tinte color seppia, che ricordano quelle delle fotografie di una volta.

Pubblicato con “Youcanprint”.

 

 

 

 

Versilia - agosto 2014 - Foto Carlo Menzinger

Versilia – agosto 2014 – Foto Carlo Menzinger

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