Posts Tagged ‘ragazze’

GLI EFFETTI SECONDARI DEI BUONI INSEGNAMENTI

Il Colombo divergente” si basa sul presupposto che basta mutare un singolo gesto per mutare l’intera storia dell’umanità. Nel romanzo, quando il navigatore approda sulla prima isola al largo dell’America viene indirizzato verso sud anziché verso nord, verso gli aztechi anziché verso popoli meno civilizzati e da lì cambia tutto.

Questo stesso concetto ucronico viene applicato da Delphine de Vigan nel suo libro “Gli effetti secondari dei sogni”(“No et moi” – 2007) a un microcosmo di persone e rapporti umani.

Basta un compito assegnato da un insegnante esigente e scrupoloso a trasformare la timida protagonista tredicenne Lou Bertignac e questa trasformazione si estenderà con effetto domino su alcune persone che le stanno attorno.

La ragazzina, con problemi relazionali, è terrorizzata di presentarsi davanti alla classe per presentare la sua relazione, ma la scelta quasi inconsapevole di un tema sui senzatetto, la porterà a intervistare Nolween (detta No), una ragazza poco più grande di lei, diciottenne, a diventarne prima amica e poi a legarle strettamente l’una all’altra (per descrivere la loro amicizia Lou cita il piccolo principe: addomesticare significa che la volpe è diventata speciale per il bambino e il bambino per la volpe). Da qui riuscirà a trovare il coraggio per attraversare e affrontare il mondo dei clochard parigini, dei diseredati e degli emarginati, il coraggio di rispondere ai professori, il coraggio di chiedere ai suoi genitori di poter aiutare quella ragazza, riuscendo a convincerli a portarla in casa (“I cani li possiamo prendere in casa, i senzatetto no”).

La madre, crollata in un’apatia profonda per la morte dell’altra figlia, si riprende. Lucas, il compagno di classe diciasettenne pluribocciato e ribelle si lega a lei, prima della classe ed emarginata tra i suoi compagni, e la aiuta a proteggere la senzatetto, divenendo un po’ più maturo. Tre ragazzi ai limiti della società, in modo diverso e per motivi diversi, si uniscono e si ritrovano amici. Due mondi paralleli, che sempre si incrociano ignorandosi, nelle strade di Parigi, come in quelle di ognuna delle nostre città, quello dei senza tetto e quello degli altri, scoprono di poter dialogare e di poter avere ciascuno qualcosa da offrire all’altro.

Delphine de Vigan (Boulogne-Billancourt, 1 marzo 1966)

L’autrice non immagina, insomma, un’autentica rivoluzione, ma mostra come possa bastare poco per fare del bene, migliorare le persone, rendere tutti più umani.

Gli effetti secondari dei sogni” è un libretto snello, che scorre veloce ma i suoi personaggi hanno una bella intensità, l’amicizia tra la giovane e la ragazzina è forte e bella, così come dimostra anche il finale, in cui si vede come il vero amore aiuta a sacrificarci per gli altri. In poche pagine vengono affrontati e segnalati grandi temi come l’emarginazione sociale, la depressione, i problemi nei rapporti tra genitori e figli, la solitudine, i disturbi relazionali, i limiti e le potenzialità dell’educazione e della formazione scolastica, l’altruismo e il suo opposto, il senso dell’amicizia.

La protagonista ha problemi relazionali, ma il romanzo ha poco a che fare con “Il silenzio dei numeri primi”, “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”, “Oltre il giardino” o “Rain man”.

Lettura anche assai diversa da altri romanzi adolescenziali in voga di questi tempi (“Hunger games”, “Il labirinto”, “La via di fuga”, “Divergent”, “Twilight” e altre storie di vampiri innamorati), consigliata ad adolescenti e adulti.

 

 

IL MITO DELLE SORELLE LISBON

Jeffrey Eugenides - Le vergini suicideEssere genitori di figli adolescenti non è mai stato un mestiere facile. Alcuni, poi, ci sono meno portati di altri. Se le figlie sono cinque e tutte femmine, probabilmente deve essere davvero difficile. Se poi queste si ammazzano tutte e cinque, mi chiedo quale genitore non ne uscirebbe distrutto dai sensi di colpa.

Lo sguardo che Jeffrey Eugenides rivolge verso “Le Vergini Suicide” non è però quello dei genitori, ma di un gruppo di coetanei delle ragazze, che osservano, quasi sempre a distanza, la vita da recluse di queste ragazzine dai 13 ai 17 anni, che i genitori lasciano uscire di casa solo in rare occasioni (messa e scuola a parte) e  che ne limitano i contatti con il mondo esterno.

Da genitori ci si chiede quale sia il limite della libertà che si può e si deve concedere ai figli, se la sua negazione può portare a risultati tanto irreparabili.

Le ragazze forse non sono neppure particolarmente belle, ma il mistero che le avvolge le rende affascinanti, quasi mitiche per i giovani che le scrutano e cercano di contattarle.

Il romanzo è scritto in un’insolita prima persona plurale e mostra il punto di vista collettivo di questa quasi indistinta comunità maschile di ragazzi tutti innamorati di tutte loro, quasi indistintamente. Ogni tanto le distanze si riducono e allora emerge qualche differenza tra una sorella Lisbon e l’altra, lo sguardo si focalizza e si nota che non sono fatte con lo stampino. Non basterà però l’attenzione e l’interesse di questi giovani a iniettare nelle Lisbon la voglia di vivere. Se ne andrà prima la più piccola, al secondo tentativo, e poi le altre, ingannando i loro amici che le credevano finalmente pronte a una fuga d’amore, mentre cercavano solo la morte.

Ambientato nella provincia americana del 1974, il romanzo parla di un mondo un po’ bigotto che ha paura dei venti di rinnovamento che già da un po’ spirano nel resto dell’America e del mondo. Anche i ragazzi, nel loro vivere passivamente la passione giovanile verso il mito delle vergini suicide, dimostrano una ridotta emancipazione, tipica di quegli anni (che erano anche quelli della mia infanzia).

Parlando di ritratti collettivi di provincia, non può non venire in mente il recente romanzo della Rowling (“Il Seggio Vacante”): due province diverse, ma a loro modo entrambe malate.

La sfortuna che si annida in casa Lisbon mi fa invece pensare alla camera d’albergo maledetta del racconto “1408” di Stephen King (nella raccolta “Tutto è Fatidico”) e, forse, a “La Casa Stregata” di H.P. Lovecraft che ho iniziato a leggere mentre completavo questa lettura, anche se in questi due esempi l’intento è di spaventare, mentre qui la decadenza della casa, il suo diventare sempre più una prigione malsana, è qualcosa che deriva dai suoi stessi abitanti, lo specchio delle loro anime sempre più malate.

Jeffrey Eugenides

Jeffrey Eugenides

Libro coinvolgente, in definitiva, anche se, forse, l’impersonalità dei personaggi e la difficoltà di capire le motivazioni e i pensieri più profondi delle ragazze rendono la lettura meno appassionante di come magari avrebbe potuto essere con un maggior approfondimento.

Firenze, 06/05/2012

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: