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LE LETTERE NON SPEDITE DI UN BLOGGER ANZITEMPO: un altro nobel che non mi ha convinto

Leggo su Wikipedia che “Herzog è un romanzo di Saul Bellow, pubblicato nel 1964. È un romanzo a struttura epistolare, dove le lettere scritte dal protagonista costituiscono gran parte del testo.

Il romanzo ha vinto il National Book Award nel 1965. La rivista TIME ha incluso il romanzo nella lista dei 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 al 2005.” A questo si aggiunga che l’autore Saul Bellow, che ha da poco compiuto un secolo, (Lachine, 10 giugno 1915 – Brookline, 5 aprile 2005), scrittore ebraico canadese di origini russe naturalizzato statunitense fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1976 con la motivazione “Per la comprensione umana e la sottile analisi della cultura contemporanea che sono combinate nel suo lavoro“. Oltretutto l’edizione in cui l’ho letto è quella dedicata da La Repubblica ai classici del Novecento.

Di fronte a tali e tanti riconoscimenti, come si può dire che un simile libro non ci è piaciuto? In effetti, ci sono parti che ho apprezzato e letto con piacere, ma nel complesso mi ha abbastanza annoiato, sia per l’inserimento delle lunghe lettere che questa sorta di blogger anzitempo di nome Moses Elkanah Herzog scrive un po’ a tutto il mondo, da amici e parenti a personaggi illustri del suo tempo, sia per la trama, incentrata sulla vita quotidiana di un personaggio poco attraente. Se fosse vissuto oggi, il protagonista probabilmente si sarebbe sfogato aprendo un Blog che nessuno legge o tormentando i suoi amici di Facebook con post interminabili.

Saul Bellow è laureato in sociologia e antropologia e il suo protagonista è un professore di filosofia. Le infinite lettere non spedite sono dunque un espediente letterario per inserire riflessioni sociali nell’ambito di una trama principale che sostanzialmente descrive la vita di questo professore, due volte separato, con una figlia che non riesce a vedere, con pochi amici e molte turbe.

Il trucchetto delle lettere però non mi piace e mi disturba. Se già la trama base mi entusiasma poco (in un romanzo le miserie e tristezze del quotidiano non le vorrei trovare, se miseria e tristezza devono esserci che abbiano almeno qualcosa di epico!), vederla interrotta per narrare le vicende di personaggi secondari o per seguire le elucubrazioni di questo professore, mi crea un notevole disturbo.

Insomma, o si scrive un saggio di filosofia, sociologia o altro, oppure si scrive un romanzo! Non mi pare degno di un premio Nobel cercare di mescolare le cose. Questo non vuol dire che io non ami la mescolanza di generi narrativi (si veda in proposito quanto scrivo della grande capacità in tal senso di Stephen King), ma mescolare narrativa con ciò che non lo è non mi pare giusto nei confronti dei lettori.

Con tutto ciò, non voglio comunque dire che “Herzog” sia un romanzo illeggibile e che lo collocherei in fondo alla classifica, tra quelli che ho detestato, dato che comunque ci sono descrizioni di personaggi e di episodi di tutto pregio e questo va riconosciuto. Rimango però ancora una volta deluso dalla lettura di un Premio Nobel. Ormai la delusione è sempre minore, perché Bellow non è certo il primo insignito del riconoscimento a non avermi entusiasmato (vedi per esempio Pamuk, Lessing, Munro o Modiano). Ribadisco anche qui che questo avviene perché da autori considerati dei classici o insigniti di premi di grande importanza, mi aspetto sempre dei capolavori, eppure anche i Nobel scrivono cose che alcuni editori potrebbero rifiutarsi di pubblicare se gli fossero presentate da degli sconosciuti e questo mi amareggia. E dire che è un premio vinto da grandi autori come Carducci, Kipling, Mann, Pirandello, Hesse, Gide, Eliot, Hemingway, Camus, Pasternak, Quasimodo, Steinbeck, Sartre, Becket, Marquez, Golding, Morrison, SaramagoGrass e, di recente (2012), da Mo Yan.

 

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