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LA RIVOLUZIONE IPAD NEL MONDO DEI LIBRI

 Steve Jobs presenta IpadNell’assistere alla presentazione del nuovo prodotto della Apple, l’Ipad, ho avuto la sensazione che si sia al punto di svolta di una vera e propria rivoluzione culturale.
Non so se la nascita dell’Ipad possa essere paragonata all’invenzione della scrittura e a quella della stampa di Gutemberg e farlo forse sarebbe esagerato. Dopo tali eventi dovremmo comunque inserire prima la nascita del PC e quella di internet, e-mail e SMS.
L’Ipad è un supporto per la scrittura, un po’ come lo sono state la carta e il computer. Del computer è il figlio diretto. La madre pare sia il cellulare, ma il figlio somiglia di più al padre!
Certo non è il primo supporto per la lettura digitale dei libri. Sono decenni che si cerca uno strumento per dare sostanza all’e-book. Kindle già esiste e non è certo il solo supporto per la lettura di libri digitali, ma non mi ha mai convinto (e non mi pare abbia convinto neanche i lettori, in genere). Quello chelibro su ipad  c’è in giro ha spesso un’aria antica o comunque non ha dietro le spalle grosse di un gigante come Apple a sostenerlo. Né una libreria digitale come quella che dovrebbe offrire l’apposito ibookstore.
L’Ipad è invece il supporto che aspettavamo. Elegante, leggero, moderno, senza tasti, senza pesanti cornici. Essenziale e complesso al tempo stesso. E non è solo un lettore di e-books: è un vero PC.
“Ebbene?” Dirà qualcuno. Ebbene, in realtà, è un PC ma è anche qualcosa di più. È qualcosa che potrò portarmi in borsa, dove ora The book of Job- Steve Job presenta l'Ipadtengo l’ombrello pieghevole, il giornale e un libro. Al posto del giornale e del libro. E i giornali con Ipad saranno una cosa diversa. Saranno come le versioni digitali che già guardiamo sui ns PC fissi o portatili, ma che ora potremo leggere anche in autobus, seduti o in piedi. Alla fermata. Ai giardinetti. A letto. In poltrona. Ovunque.
E potremo portarci con noi non un solo libro ma un’intera libreria, alleggerendo, ad esempio la valigia quando partiamo per il mare (se siamo buoni lettori).
Credo poi che un supporto così (con i prezzi relativamente bassi che ha), potrà essere soprattutto una rivoluzione per il mondo della scuola.
Pensate agli assurdi zaini dei nostri figli, colmi di sei, sette o più libri. Un domani potranno portasi solo un Ipad e magari un paio di quaderni (ma perché non scrivere direttamente sull’Ipad?).
Certo l’evoluzione della tecnologia porterà altri concorrenti sul mercato. La potenza di queste macchine potrà aumentare e potranno ospitare librerie immense.
Quello che ancora mi pare disallineato è il prezzo degli e-books. Amazon per il Kindle li offre a 9,99 dollari. Apple, con il suo ibookstore, li offrirà attorno a  14 dollari. Sono prezzi destinati, io credo, a dimezzIpad della Applearsi in fretta. Con un supporto così, il mondo dei libri digitali non potrà non esplodere e dato che questi non hanno nè costi di stampa, né di distribuzione, rimarranno solo i diritti d’autore, le percentuali degli editori e quella delle librerie on-line e un po’ di pubblicità (che potrebbe ripagarsi inserendo pubblicità nei testi stessi). Un libro corredato di pubblicità, potrebbe arrivare a essere offerto gratis, pur facendo guadagnare autori e editori.
È questa la vera rivoluzione: la possibilità di allargare la diffusione dei libri con un’accelerazione del processo che non si ricordava dai tempi dell’invenzione dei caratteri mobili per la stampa.
E i libri non saranno più gli stessi: il multimediale diventerà realtà. Il confine tra romanzo e film si assottiglierà.
Potremo leggere libri coLa libreria digitale dell'Ipadn il sottofondo musicale scelto dall’autore o con quello che vogliamo noi. Sfogliarli facendoceli leggere da attori esperti (dando finalmente spazio al mercato degli audiolibri). Leggere libri corredati da link e immagini in quantità (senza i limiti economici della stampa a colori).
Tutto ciò si può già fare sui nostri PC, ma con l’Ipad (e i suoi fratelli futuri), sarà tutta un’altra Storia!
 
 
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Per sdrammatizzare (se sapete l'inglese), guardatevi questo video (di qualche tempo fa) che anticipava l'Ipad, prevedendone funzioni che Steve Job non ha segnalato! 😉
(per chi non lo sapesse "pad" vuol dire assorbente!)
 
Qui c'è un video simpatico che prende in giro la presentazione di Job, presentando un antenato dell'Ipad.
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IL SETTIMO PLENILUNIO verso la pubblicazione

Qualcuno forse ha già avuto modo di seguire qui  la nascita del romanzo collettivo illustrato IL SETTIMO PLENILUNIO.
IL MERCENARIO di Fabio Balboni
E’ un libro particolare, molto "web", scritto in rete, via e-mail, da tre autori (Carlo Menzinger, Simonetta Bumbi e Sergio Calamandrei) e illustrato su internet, qui su Splinder, da ben 18 illustratori (pittori, disegnatori e fotografi). Il romanzo avrà ben 118 immagini, di cui 40 pagine a colori.
La novità è che sono in corso le trattative con l’Editore e che è già stato definito oltre al numero delle immagini e delle pagine a colori anche il prezzo di copertina che sarà di € 19,00. Potrà sembrare alto ma per un romanzo illustrato che praticamente è una galleria di quadri (lo chiamo "gallery novel"), Vi assicuro che è un buon prezzo.
Ancora non saprei dire quando (e se) sarà davvero disponibile, ma a chi si metterà in lista ora offro il libro al prezzo speciale di € 16,00.
L’argomento? Una storia di licantropi e vampiri con ambientazione fantascentifica. Ma se ne volete sapere  di più, cliccate qui.
LA BATTAGLIA di Arturo Di Grazia
Questi sono i primi capitoli:

I disegni ricevuti sinora sono tutti su PLENILUNIO7.

I diciotto illustratori sono (in ordine di arrivo) Niccolò PizzornoSilvia Perosino, Massimo BernaAngelo Condello, Laura Fazio, Fraitz, Arturo di Grazia, Marco Ferrara, Lexi, Pino Santoro, Alessandro GiovagnoliGuido De Marchi, Alessandro FantiniGiuseppe Iannolo, Elena Masia, Luca Oleastri, Fabio Balboni e Daniela Divano

IL MERCENARIO di Luca Oleastri

PRENOTATE LA VOSTRA COPIA

Tre romanzi russi, l'Ucraina e niente ucronia

Ecco dei commenti che ho scritto circa un anno fa ma che ancora non ero riuscito a pubblicare e che riguardano due romanzi di Bulgakov e uno di Cechov.
LA GUARDIA BIANCA
 
BulgakovMikhail Bulgakov con questo romanzo non raggiunge gli elevatissimi livelli di creatività del suo capolavoro "Il Maestro e Margherita" ma rimane comunque un testo interessante soprattutto per chi sia curioso di conoscere la storia dell’Ucraina (*) e di quel difficile periodo a cavallo tra il 1918 e il 1919 in cui questa passò dal regime zarista a quello bolscevico attraverso le esperienze di governo etmanico di Skoropadskji (Hetman è il termine con cui è chiamato il capo dei cosacchi ucraini) e la veloce ed effimera conquista di Petljura (nazionalista ucraino). Brevi settimane ma di intensa violenza e cariche di enormi cambiamenti per questo popolo.
Splendide le frasi che aprono e chiudono il romanzo, da sole valgono l’intera lettura:
Grande fu, e terribile, l’anno 1918 dopo la nascita di Cristo, il secondo dall’inizio della rivoluzione. Fu ricco di sole in estate, ricco di neve in inverno, e due stelle stettero particolarmente alte nel cielo: la vespertina Venere, stella dei pastori, e il rosso, fremente Marte.”
(Michail Bulgakov – La guardia bianca – Mosca 1923-24- incipit)
 cosacchi ucraini
Tutto passa. Passano le sofferenze e i dolori, passano il sangue, la fame, la pestilenza. La spada sparirà, le stelle invece resteranno, e ci saranno, le stelle, anche quando dalla terra saranno scomparse le ombre persino dei nostri corpi e delle nostre opere. Non c’è uomo che non lo sappia. Ma perché allora non vogliamo rivolgere lo sguardo alle stelle? Perché?”
(Michail Bulgacov – La guardia bianca – Mosca 1923-24- finale)
 
(*) qui si parla di Ucrania, non di ucronia, nonostante il commento sia del sottoscritto! 😉
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UN BAMBINO SPEDITO NELLA STEPPA COME UN PACCO (CECHOV)
 
Anton CechovHo letto “La Steppa” di Anton P. Cechov, in un vecchio volume edito da Nuova Italia. Mi sono recentemente occupato di ucronia ed è, ora, tempo di occuparmi un po’ anche dell’Ucraina (che con l’ucronia ha in comune solo l’assonanza dei nomi, il che non è poco, dice qualcuno). Leggo su Wikipedia che nel 1887, Cechov, a causa dei suoi problemi di salute (primi sintomi della tubercolosi) fece un viaggio in Ucraina e al suo rientro iniziò a scrivere "La Steppa". Fu questo l’inizio della sua attività di scrittore a tempo pieno. Dunque, si tratta di un romanzo d’esordio per questo celeberrimo autore e questo mi rende particolarmente interessante la lettura, dato che recentemente ho letto molti romanzi di autori esordienti. Mi piace, dunque, ricercarvi i vezzi narrativi di chi scrive per la prima volta (o quasi). Devo dire, però, che di questi vezzi (auto-riferimento, mancanza d’ambientazione, astrattezza…) non ne ho colti molti. Vi è forse solo una certa esilità della trama ma è ampiamente compensata dalla ricchezza descrittiva dei personaggi e delle loro azioni.
I personaggi sono descritti, infatti, assai più tramite le loro azioni che tramite i loro pensieri. Indubbiamente, già da questa prima opera si coglie la grandezza dell’autore.
 
La riflessione principale che ho fatto riguardo questo libro di poche pagine (circa 100) steppariguarda, però, soprattutto il personaggio principale. Il titolo è “la steppa” ed è ambientato in Ucraina, dandoci un quadro affascinante di questo Paese che, proprio mentre leggevo, alcuni mesi fa, è stata oggetto di cronaca in merito all’eventualità di un suo ingresso nella Nato. Nonostante il titolo, però, l’autore sembra curarsi, piuttosto che del paesaggio, del giovane protagonista, Jegòruska, un bambino di nove anni che attraversa la steppa, prima con uno zio e poi con sconosciuti, per andare in una città in cui proseguire gli studi.
La riflessione che induce a fare questa lettura è su come, in poco più di un secolo sia cambiato il modo di rapportarsi degli adulti verso i bambini. Il mutamento, in realtà riguarda soprattutto gli ultimi anni, dato che fino ad una generazione o due fa le cose somigliavano molto a come le descrive Cechov.
Al giorno d’oggi i bambini (in Italia) sono dei piccoli principi a cui tutto è concesso e della cui salute psico-fisica tutti si preoccupano. Un tempo, come in questo racconto, non era così. Ne “La steppa” non siamo certo dalle parti di “David Copperfield”, nessuno fa o vuol fare del male a “Giorgietto” (come potremmo tradurre il suo nome), nessuno lo vuole sfruttare. Il bambino è, anzi, un piccolo privilegiato, un “signorino” che sta andando a studiare lontano da casa. Ciononostante, Jegòruska sembra solo un pacco sul carro dei viaggiatori, siano essi lo zio e l’amico prete o gli sconosciuti cui è affidato per un tratto. Lo zio, infatti, lo abbandona senza alcun rimorso o perplessità, come cosa di poca importanza.
Nessuno si preoccupa di lui, nessuno cerca di non farlo annoiare (cosa per la quale tanti genitori d’oggi si danno molto da fare). Quando si bagna o si ammala nessuno se ne cura più di tanto. Per non parlare del vitto, che non è certo studiato apposta per lui. Nessuno si preoccupa (forse un poco il vecchio) dell’umore di un bambino che è rimasto orfano di padre, ha abbandonato per un lungo periodo la madre ed è stato appena lasciato con sconosciuti dallo zio.
Davvero dei valori diversi, davvero un’assai diversa importanza dei bambini, di cui solo uno scrittore con la sensibilità di Cechov pare in grado d’interessarsi!

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ROMANZO TEATRALE
 
Romanzo teatrale- BulgakovPrima di partire per la Russia (dove sono stato la scorsa estate), avevo rispolverato un po’ di classici di questa terra.
Ho amato moltissimo Bulgakov per il suo "Il Maestro e Margherita", che non finirà mai di incantarmi. Da ragazzo ho apprezzato molto anche "Cuore di cane". Più sopra ho già detto de “La guardia bianca”.
Qualche mese fa ho, dunque letto anche “Romanzo Teatrale” o “Le memorie di un defunto”. Non è solo interessante perché scritto da un grande autore, perché descrive un Paese tutto da scoprire, ma anche per la sua ambientazione in un mondo al confine tra quello degli scrittori e quello del teatro. Narra, infatti, le tribolazioni di un piccolo giornalista sconosciuto che scrive un romanzo e tenta prima di pubblicarlo e poi di mandarlo in scena. Nonostante le difficoltà, sembra prossimo a realizzare i suoi sogni ma si scontra con un mondo chiuso in se stesso, che lo rifiuta non perché “incapace” o “inadatto”, ma proprio perché questo mondo è spaventato dal successo, che gli altri temono possa derivare dalla sua opera.
È una storia dal tocco finemente satirico (in cui si possono riconoscere le caricature dei divi del tempo), che ci insegna quanto poco siano, in sostanza, cambiate le cose. Le difficoltà incontrate dal protagonista Maksudov (piuttosto autobiografico) non sembrano molto diverse da quelle di un moderno autore ai tempi di internet, del print-on-demand e dell’informatica. Gli uomini sono sempre gli stessi e le invidie non hanno nazionalità o epoca. Il nuovo fatica sempre ad emergere e, spesso, viene sconfitto. I vecchi attori, se proprio non possono adattare la nuova commedia alla loro senescenza, preferiscono farla scomparire.
Questa trovata bulgakoviana pare quasi una metafora del mondo.

Ho compiuto vent’anni

Viaggio intorno allo specchio - Carlo MenzingerIn questo blog parlo spesso oltre che dei libri che ho letto anche di quelli che ho scritto, ma in genere mi soffermo su quelli più recenti.

Oggi però vorrei parlarvi di un anniversario.

In questi giorni ho compiuto vent’anni.

Sì, per gamba, direte voi, e in effetti avreste ragione, ma non mi riferisco all’età anagrafica bensì a quella come autore “edito”.

Nel febbraio del 1989, infatti Gabrieli Editore pubblicava il mio primo libro e nei primi giorni di marzo, direi, lo avevo tra le mie mani. Vent’anni fa!

Non è un volume di cui sia mai andato orgoglioso, innanzitutto per come fu maltrattato dall’editore che lo illustrò a modo suo, taglio metà delle poesie (senza un criterio alcuno, eliminando quelle della seconda parte, trasformando quello che voleva essere un “percorso” in un’accozzaglia di versi), modificò il titolo (riportandoci persino un errore d’ortografia) e, soprattutto, non mantenne le promesse in termini di promozione e distribuzione.

L’esperienza fu sufficiente a tenermi lontano dagli editori ancora per un bel pezzo, fino a scoprire un editore decisamente migliore in Antonello Cassan e in Liberodiscrivere, che mi hanno ridato la voglia di pubblicare.

Questo mio primo libro è una raccolta di poesie e si intitola “Viaggio intorno allo specchio“.

Contiene alcune poesie “giovanili” scritte dal 1982 al 1987 (ma sono state scritte soprattutto nel 1983 e nel 1984).

Il volume si apre con questi versi:

NARCISO SI SPECCHIA

Sono una stella che uccide la notte

e tu no, non puoi salvarla.
Sono Narciso che si specchia nel lago
e tu no, non puoi impedirlo.
Sono un alto biondissimo mago
che cammina sulla punta delle stelle
silente
e non prova dolore.
Sono la pioggia che casca e t’inonda il viso
e tu no, non puoi rialzarla.

Narciso - Caravaggio

Sono una danza che ti prende
e ti porta lontano
e tu no, non puoi dirle di no

e volteggi sul prato di fresco rasato
che ne senti l’odore nel naso,
che ne senti la frescura nei piedi.
Sono la notte da me stesso assassinata
e tu no, non puoi darmi la mano
mentre muoio e mi dolgo piano.
Sono il lago che la

mia immagine riflette

e tu no, non puoi fermare il mio sguardo
che nel mio occhio infinitamente si getta.
Sono il tuo viso
e t’amo perché sono Narciso
e sono la vita e sono la morte
e sono me stesso,
ognora e per sempre,
sebbene diviso, sebbene confuso.
Sono io e sono la vita.
(Roma 20.3.86)

Ci sono, tra gli altri, anche dei versi che avrei voluto veder pubblicati accanto al dipinto di Chagall che li aveva ispirati. Nel volume però non fu possibile.
Vorrei farlo ora, ma l’immagine che ho trovato, sebbene simile a quella che ricordavo, è ambientata a Parigi e non a Venezia. Chi mi aiuta a ritrovarla? Era qualcosa a metà tra le due che ho riportato sotto.
GLI INNAMORATI NEL CIELO
Gli innamorati nel cielo di Venezia

Marc Chagall
sono un’anima lunga
uno spirito solo non solitario
librato da antico reliquario
in un’aura che d’azzurro si tinga
e tutto nel sogno confonda
tra luci sottili
quali pensieri scomposti
nati dal corpo e dal cuore
o da qualche tempio segreto
celato nel profondo dell’uomo.
Ragione e moto,
pulsione
emozione,
trazione…
Nel cielo lunare librati
come un mazzo di fiori dissolto Marc Chagall
ondeggiante nel vento
variopinto di notte
esotica e astrale
inumana e quasi divina
baciata da piccola luna
per un amore rituale.
(Roma, 11.9.84)

GLI INTERESSI IN COMUNE DI SANTONI

Gli interessi in comune di Vanni SantoniA fine maggio sono stato in Feltrinelli, a Firenze, per sentire la presentazione del nuovo romanzo di Vanni SantoniGli interessi in comune”, edito dalla stessa Feltrinelli.
Avevo incontrato per caso, solo pochi giorni prima, Santoni su aNobii, l’immenso portale dei libri e dei lettori. Due cose mi avevano incuriosito e spinto ad andare a questa presentazione: che questo autore avesse effettuato il mitico “salto” da un editore minore come RGB a una “major” come Feltrinelli e che venisse da un’esperienza di scrittura collettiva, essendo trai fondatori di SIC, il progetto di “Scrittura Industriale Collettiva”.
Dalla presentazione già mi ero fatto l’idea di trovarmi davanti un romanzo che parlasse di amicizia, in particolare di gruppi di amici, quelli che scherzosamente chiamo “romanzi di compagnia”.
Fin da allora, prima di leggere il libro, mi era chiaro quali fossero gli “interessi in comune” di questi ragazzi: le droghe, di ogni tipo. Il libro è, infatti, diviso in capitoli che hanno ognuno il nome di uno stupefacente, dalle psichedeliche a quelle più innocue come il caffè e… il sesso. Mi ero anche fatto l’idea che rispetto alla descrizione delle droghe prevalesse la descrizione dei personaggi.
Dopo averlo letto posso confermare la centralità della descrizione delle dinamiche di un gruppo di amici e l’importanza delle droghe nella narrazione, questa, però, forse superiore a quanto avessi immaginato. In un certo senso il romanzo è quasi una piccola enciclopedia sugli effetti delle droghe!
Per chiarire l’argomento trattato, occorre, innanzitutto, dire che i personaggi descritti sono un gruppo di Vanni Santoniragazzi, di cui seguiamo la storia da metà degli anni novanta al 2006. Dai tempi del liceo a quelli dell’università, sebbene non siano esattamente dei secchioni. L’autore è un trentenne “spaccato”: è nato nel 1978 a Montevarchi, in provincia di Firenze. E questa zona della Toscana, alle porte di Firenze, il Valdarno, fa da sfondo attivo alle loro avventure. Si respira dunque un certo spirito autobiografico.
I personaggi che sono descritti in questo romanzo di Santoni, mi fanno un po’ pensare ai vitelloni di felliniana memoria o ai bamboccioni citati tempo addietro dal nostro Presidente Napolitano. Sono ragazzi che vivono a spese e a carico delle famiglie d’origine, direi piccolo borghesi, che studiacchiano ma che sembrano privi di alcun vero interesse e di alcuna maturità emotiva. Ne è un esempio il fatto che le donne in questo libro non compaiano quasi mai, se non come oggetti occasionali di un rapporto. Questi ragazzi passano il tempo al bar e a giocare (tra tutti i giochi prevale Magic).
Su cosa si regge allora la loro amicizia? Un po’ su queste chiacchiere da bar, su queste partite, ma soprattutto su quelli che sono i loro “interessi in comune”: le droghe.
Queste sono per loro quasi un vero interesse culturale: ne provano sempre di nuove, come studiosi continuano a sperimentarne di diverse, eppure in loro non c’è alcuno spirito o volontà scientifica o analitica, solo il desiderio di fare esperienza. Non viene detto ma la vera molla sembra essere il tentativo di combattere una sorta di noia esistenziale.
I vitelloni di Federico FelliniAnch’io vivo in Toscana, a Firenze, ma ci sono arrivato ormai laureato e appartengono ad un’altra generazione, quella dei quarantacinquenni, quindi non posso dire di conoscere veramente bene i trentenni fiorentini. Conosco però alcune persone della zona e della stessa fascia d’età, ma il mondo descritto da Santoni non corrisponde particolarmente né alla mia impressione della Toscana, né a quanto mi raccontano. A leggere queste pagine si ha l’impressione che il Valdarno pulluli di gente “fatta” o “allucinata” (per come sono presentati definirli drogati non parrebbe quasi corretto). È possibile che il mondo descritto abbia proporzioni assai più estese di quanto comunemente si crede? È possibile che siano così tanti i sedicenni/ventiquattrenni che fanno uso di sostanze stupefacenti di vario genere? E davvero circola una così grande varietà di droghe?
Qualunque sia la risposta, questa non conta per valutare la qualità di questo libro. Non stiamo parlando di un saggio ma di un romanzo. La narrativa, superati i tempi del realismo, è libera di esprimere qualunque realtà, anche totalmente inventata. Se qualcuno vuole scrivere che a Firenze le massaie comprano l’eroina a chili nei supermercati (tanto per esagerare, nulla del genere viene scritto dall’autore!) è libero di farlo e magari il suo libro, con un certo sapore almodovariano, potrebbe essere godibilissimo.
Segnalo, inoltre, che l’argomento “droghe” è trattato con la più assoluta indifferenza e normalità. L’autore non condanna né giudica nessuno, né i drogati, né gli spacciatori, né le droghe in sé. Neppure però si inserisce in quel filone letterario che osanna l’uso degli stupefacenti. Santoni si limita a raccontare il rapporto di un gruppo di ragazzi con queste sostanze. Mi verrebbe da dire la loro “esperienza” con gli stupefacenti, eppure il termine mal si addice a questo tipo di narrazione. Fa troppo pensare ad un approccio al fenomeno tipico degli anni ’60. Il modo di parlarne qui è molto diverso. Più moderno. Più disincantato. Più, appunto, indifferente. La droga ha perso, qui, ogni valenza politica o liberatoria.
È giusto parlare così di prodotti che indubbiamente sono nocivi per la salute e lo spirito? Certamente non offrirei questo libro in lettura ad un minorenne. Chi lo legge deve avere la maturità necessaria per capire che quello che qui viene descritto come normale, normale non è affatto ed è anzi pericoloso. Detto ciò, però non vorrei dare giudizi morali sul libro.
Vorrei ora, piuttosto, dire qualcosa su come è scritto.
Recentemente ho avuto modo di scrivere quanto io ritenga importante la presenza di una trama per fare Marjuanaun buon romanzo. Qui, sebbene la trama sia ridotta all’osso e non sia essenziale, abbiamo comunque una storia che scorre bene lo stesso. Si descrive l’evoluzione di un’amicizia, con i suoi alti e bassi. Non si sente l’esigenza di una vera trama. Ogni capitolo, in effetti, ne ha una propria. Ugualmente siamo curiosi di vedere cos’altro inventeranno questi ragazzi e un capitolo tira dietro il successivo. L’essere poi questi (che son ben 23!) dedicati ciascuno ad una droga diversa, rende il volume, come scrivevo sopra,quasi una piccola enciclopedia narrativa del genere e non può non suscitare una discreta curiosità.
Si aggiunga che il tutto è scritto bene, con uno stile diretto ma non banale, immediato ma non asciutto, e capirete di avere davanti un prodotto di qualità.
Vorrei ancora sottolineare che questo libro, sebbene edito da un editore importante come Feltrinelli, è un romanzo scritto da un esordiente (o quasi), con alle spalle solo (o principalmente) la pubblicazione di una raccolta di racconti, “Personaggi precari”, di cui ho già scritto. Mi chiedo allora cosa può aver indotto la Feltrinelli a decidere di pubblicarlo, a decidere di dare alle stampe questa storia e non tanti altri romanzi che certo devono venir proposti loro ogni giorno, alcuni sicuramente di qualità.
La risposta, credo sia in parte nel tema trattato, nella capacità di questo giovane autore di descrivere con assoluta normalità un mondo marginale che minaccia di diventare “centrale”, un mondo di giovani che vivono un po’ ai limiti, pur facendo parte a pieno titolo di una comunità più ampia che è quella dei giovani italiani e forse dei giovani di tutto il mondo. Forse Iacopo, Paride, Sasso, Malpa, Mimmo, Mella e gli altri non saranno davvero rappresentativi del mondo di oggi per il loro rapporto con le droghe ma lo sono certo per la loro immaturità, svogliataggine e disillusione.
Dunque, credo che un editore possa aver trovato in queste pagine la descrizione di un modo di vivere che deve aver ritenuto potesse interessare il pubblico. Farlo riflettere su se stesso e sui propri figli. Credo che in questo non si sia sbagliato. Penso che questo libro potrà far parlare ancora molto di sé. Potrà essere oggetto di analisi e discussione.
Posso dunque senz’altro consigliarvi, se avete almeno diciott’anni e vi ritenete poco suscettibili al fascino delle sostanze allucinogene (!!!), la lettura di questo libro.
E segnatevi questo nome: “Vanni Santoni”, perché ne sentirete parlare presto ancora.

Vanni Santoni – Gli interessi in comune

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Gran Serata Ucronica a Firenze

I quadri del Gruppo DonatelloEbbene sì, ieri è stata proprio una bella serata! Firenze era un po’ freddina, ma il cielo era terso e la Galleria Donatello, calorosamente accogliete, si è riempita in fretta.

Già mezz’ora prima di cominciare, la gente cominciava a cercare un posto per sedere o si aggirava intorno per ammirare i quadri del Gruppo Donatello, esposti sulle pareti.In attesa che cominci la presentazione

 Quando abbiamo iniziato la presentazione, i circa cinquanta posti a sedere erano ormai pieni e molta gente si accalcava in piedi. Altri c’hanno raggiunto via via. Complessivamente credo siano passate circa novanta persone.

Antonello Cassan e Carlo MenzingerIl primo intervento è stato quello del sottoscritto (Carlo Menzinger), in qualità di moderatore della serata, oltre che di curatore dell’antologia.

Ho iniziato con i ringraziamenti, che qui rinnovo, a tutti i presenti, per essere venuti così numerosi; al Gruppo Donatello per averci ospitato nella Galleria; all’editore Antonello Cassan per averci messo a disposizione il Forum di Liberodiscrivere, su cui il libro è stato scritto, per aver pubblicato il volume e per essere venuto da Genova a testimoniare il suo appoggio al progetto; a tutti gli autori e, in particolare a Maria Iorillo per l’editing, ad Angela Rosati per aver realizzato la copertina e ad Alberto Pestelli per averci messo in contatto con la Galleria.

Ho quindi spiegato cosa sia un’ucronia e come questo genere letterario si collochi nei confronti del romanzo storico e della fantascienza (in proposito potete leggere l’apposito post) e raccontato come quest’antologia sia nata.

Dopo aver scritto il mio primo romanzo ucronico "Il Colombo divergente", mentre stavo già scrivendo il secondo ("Giovanna e l’angelo"), ho spiegato, un lettore mi disse "hai scritto proprio una bell’ucronia. Quando ne scriverai un’altra, fammelo sapere!"

Ebbene, all’epoca non sapevo di aver scritto un romanzo ucronico o che si potesse inserire in uno specifico genere letterario.   Scoprii però che il termine "Ucronia" era ignoto ai più.

Fu così che, all’inizio del 2007, mi dissi "possibile che un genere letterario così ricco di possibilità narrative, non abbia il successo che si merita? Possibile che l’ucronia sia un genere così poco noto?"

Decisi che bisognava porre rimedio alla cosa. Mi posi allora, nel mio piccolo, tre obiettivi:

  1. individuare il maggior numero possibile di autori ucronici e cercare di metterli in contatto;
  2. realizzare un’antologia di racconti ucronici;
  3. cercare di far conoscere maggiormente questo genere letterario.

Ebbene, credo che qualcosa in quest’anno sia stata fatta. Abbiamo riunito un gruppo di diciotto autori, che hanno realizzato assieme un’antologia di ben 46 racconti, che copre tutta "l’allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi"!

Dopo il mio intervento il Prof. Gianni Marucelli, ha illustrato le principali Carlo Menzinger  Gianni Marucellicaratteristiche dell’antologia, la ricchezza di racconti umoristici, la varietà di toni stilistici, pur nell’omogeneità complessiva data dalla strutturazione cronologica e dalle note storiche alla fine di ogni capitolo. Il professore ha illustrato alcuni racconti che ha ritenuto particolarmente significativi e ha illustrato alcune recenti teorie della fisica, che rifacendosi alla relatività einsteniana, sembrerebbero non totalmente escludere i viaggi nel tempo e, quindi – ha voluto azzardare il professore – forse un giorno anche le ucronie potrebbero, magari, diventare possibili, se solo qualcuno riuscisse a tornare indietro nel tempo e modificare la storia!Antonello Cassan

E’, poi, intervenuto l’editore di Liberodiscrivere (che ha pubblicato il libro) Antonello Cassan, che ha salutato e fatto i complimenti per la qualità del lavoro svolto e per aver saputo creare un gruppo di scrittura così efficace.

Sono poi intervenuti alcuni degli autori presenti.

Sergio Calamandrei e Gianni MarucelliSergio Calamandrei, un giallista in via di rapida affermazione, autore, tra l’altro de "L’Unico Peccato" (un giallo ambientato nella Biblioteca Nazionale di Firenze), ha parlato del suo racconto "Caput Mundi", in cui il ratto delle sabine si risolve per Romolo e gli antichi romani in un disastroso fiasco.

Angela Rosati, giunta da Modena, autrice anche della copertina di "Ucronie per il terzo millennio", oltre che di quella della seconda edizione del mio "Il Colombo divergente", dopo essersi presentata, ci ha divertito con uno dei suoi racconti "La Cassata", in cui l’egiziana Nefertiti diventa una cuoca e apre una locanda.

L’autrice ha letto anche un simpatico messaggio fattoci avere da uno degli autori assenti Peppino Pompò.

Erano presenti anche Gianna Campanella e Vera Bianchini che hanno salutato e ringraziato tutti i presenti.

Gianna Campanella, Vera Bianchini e Angela Rosati

Alberto Pestelli, uno degli "Struffellati", gli autori di Liberodiscrivere, che recentemente si sono riuniti per realizzare il volume "Il volo dello Struffello", c’ha illustrato e letto in parte il suo simpatico racconto "Dante e Duccio", in cui immagina un Dante Alighieri che viene ucciso prima di completare la Divina Commedia.

Giunto dai castelli romani, Martino Pasquale ci ha parlato del suo racconto "Garibaldi, eroe di Roma", in cui Garibaldi consegna l’Italia al Papa, unificandola sotto i colori papalini e garibaldini: giallo e rosso, anticipando così i colori della squadra di calcio capitolina! Martino ha chiuso la serata con alcuni versi da lui scritti per l’occasione, che hanno molto divertito i presenti.

Dopo un aperitivo in Galleria, alcuni di noi si sono ritrovati in pizzeria per completare la serata.

E per finire ecco un’immagine degli autori presenti assieme all’Editore.

 

Se ne parla anche su:

http://lafinestrasulcortile.ilcannocchiale.it/post/1865707.html

http://xoomer.alice.it/sinfoniazigana/

http://calablog.splinder.com/post/16008513/E+se+la+Serata+Ucronica+non+ci

 

Ucronie per il terzo millennio

Mi è arrivato a casa il pacco con le mie copie di "Ucronie per il terzo millennio"!

Chi ne volesse una copia con dedica può farmene richiesta. Il modo migliore per averlo, però, è ordinarlo direttamente a Liberodiscrivere.

Si conclude così la terza fase (pubblicazione) di quest’avventura iniziata meno di un anno fa, lanciando sul Forum di Liberodiscrivere l’idea di realizzare un’antologia di allostorie (prima fase). La seconda fase (scrittura dei racconti e predisposizione del volume) si è conclusa  dicembre. Inizia ora la quarta e più difficile fase: la promozione e vendita del libro.

Spero che chiunque lo legga, ne parli e faccia sapere in giro che esiste. Chi volesse sapere di cosa si tratta può andare a vedere:

E’ un libro per tutti. Credo sia anche molto adatto per essere letto nelle scuole, grazie alle note storiche in fondo ad ogni racconto e per poter insegnare agli studenti che la storia avrebbe anche potuto essere diversa.

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