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STORIA DI UN GENOCIDA CHE SA INVENTARE MONDI IMMAGINARI

Image result for yuval noah harari da animali a deiQuando ho iniziato a leggere “Da animali a Dei” (2014) dello storico israeliano Yuval Noah Harari (Kiryat Ata,Israele 24/02/1976) non pensavo che questo saggio potesse aiutarmi ad approfondire il tema di cui ho parlato nel mio recente articolo “Sopravvivremo alla Sesta Estinzione di Massa?

Il volume, invece, presenta alcuni capitoli assai importanti per comprendere che l’umanità non ha cominciato a danneggiare in modo grave l’intero pianeta solo negli ultimi 200 o 500 anni per effetto della rivoluzione industriale e dell’incremento demografico. Da questo saggio emerge con evidenza come persino gli antichi coltivatori-raccoglitori di epoca pre-agricola, vissuti cioè tra 70.000 e 15.000 anni fa, sono stati in grado di provocare l’estinzione di un grandissimo numero di specie, in particolare gli animali terrestri di grossa taglia, che furono sterminati in maniera quasi totale soprattutto nei continenti in cui l’homo sapiens si trasferì in modo pressoché improvviso, ovvero l’Australia e, ancor più, le due Americhe. Se in Africa ed Eurasia gli animali avevano imparato a temere, poco per volta, gli uomini man mano che questi miglioravano le proprie tecniche di caccia, nei continenti “nuovi” l’arrivo di questa scimmia dall’aria fragile non impensierì i grandi abitanti di quelle zone, che sottovalutarono il pericolo, lasciandosi avvicinare e uccidere con facilità dai cacciatori. L’abitudine a bruciare boschi e giungle per creare radure in cui fosse facile scorgere i predatori e cacciare piccoli animali, contribuì sin da allora a devastare interi eco-sistemi.

Un’altra osservazione interessante di questo libro è nel fatto che a estinguersi, presumibilmente per causa nostra, non furono solo altri “animali”, ma persino i nostri “fratelli” delle altre specie di homo. L’homo sapiens non è, infatti, l’evoluzione diretta dell’uomo di Neanderthal, dell’homo abilis, dell’homo erectus e di molte altre specie di homo ma ne è una sorta di “fratello” allo stesso modo in cui non discendiamo dagli scimpanzé attuali ma da un antenato comune. Il sapiens è divenuto una specie concorrente delle altre e come tale ha contribuito alla loro estinzione, vuoi predando e raccogliendo cibo negli stessi territori, facendo morire di fame  i membri delle altre specie, vuoi, magari, compiendo autentici genocidi. Insomma, l’homo sapiens, ancor prima di diventare un essere tecnologico ha contribuito all’estinzione di un enorme numero di specie animali, compresi i suoi “fratelli” della famiglia biologica homo e a distruggere gli habitat di Image result for yuval noah harari da animali a deimolte altre specie animali e vegetali.

Altra osservazione affascinante di questo saggio è l’importanza della capacità di raccontare storie nel successo della nostra specie.

È relativamente facile concordare sul fatto che solo l’Homo sapiens può parlare di cose che non esistono veramente, e di mettersi in testa cose impossibili appena sveglio. Non riuscireste mai a convincere una scimmietta a darvi una banana promettendole che nel paradiso delle scimmiette, dopo morta, avrà tutte le banane che vorrà.”

La capacità di inventare storie è stata la base della creazione di grandi gruppi organizzati:

Ma la finzione ci ha consentito non solo di immaginare le cose, ma di farlo collettivamente. Possiamo intessere miti condivisi come quelli della storia biblica della creazione, quelli del Tempo del Sogno elaborati dagli aborigeni australiani e quelli nazionalisti degli stati moderni. Questi miti conferiscono ai Sapiens la capacità senza precedenti di cooperare tra grandi numeri di individui.”

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Yuval Noah Harari (in ebraico: יובל נח הררי‎?; Kiryat Ata, 24 febbraio 1976) è uno storico, saggista e professore universitario israeliano. Nel 2012 è stato membro della Giovane Accademia israeliana delle scienze, insegna all’Università Ebraica di Gerusalemme ed è noto soprattutto per aver pubblicato nel 2014 il best seller Sapiens: A Brief History of Humankind.

“Come ha fatto l’Homo sapiens ad attraversare questa soglia critica, arrivando a fondare città con decine di migliaia di abitanti e poi imperi che governavano centinaia di milioni di persone? Il segreto sta probabilmente nella comparsa della finzione. Grandi numeri di estranei riescono a cooperare con successo attraverso la credenza in miti comuni.”

Questa nostra capacità di immaginare e rendere reali le cose, ci ha anche permesso di inventare categorie giuridiche e considerare quindi reali cose che non esistono nella realtà. Per esempio: “La Peugeot appartiene a un particolare genere di finzioni giuridiche chiamate “società a responsabilità limitata”. “Il concetto che sta dietro queste società è tra le più ingegnose invenzioni dell’umanità.”

“Gran parte della storia gira intorno a questa domanda: come si fa a convincere milioni di persone a credere a storie tanto particolari circa gli dèi, le nazioni o le società a responsabilità limitata?”

Questa capacità di immaginare e credere nell’immaginario ha permesso al sapiens di creare le religioni e le ideologie. Tra le ideologie ci sono anche il capitalismo e il consumismo.

Harari, poi, sfata il mito che con l’avvento dell’agricoltura le condizioni di vita dell’umanità siano migliorate rispetto a quando eravamo solo cacciatori-raccoglitori: “Il tipo di vita del cacciatore-raccoglitore differiva notevolmente da una regione all’altra e da stagione a stagione, ma nel complesso pare che questi Sapiens abbiano potuto godere un’esistenza più confortevole e gratificante di quella vissuta dalla maggior parte dei contadini, pastori, operai e impiegati che sono venuti dopo di loro.”

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Hammurabi (il suo codice è citato come uno dei primi sistemi sociali creati dell’homo sapines)

Con l’agricoltura peggiora la dieta, meno varia, e peggiora la qualità del tempo: “Mentre nelle attuali società opulente una persona lavora in media quaranta-quarantacinque ore la settimana e nei paesi in via di sviluppo lavora tra le sessanta e le ottanta ore la settimana, i cacciatori-raccoglitori esistenti oggi negli habitat più inospitali – come il deserto del Kalahari – lavorano in media tra le trentacinque e le quarantacinque ore settimanali. Si occupano della caccia solo un giorno su tre, e la raccolta comporta giornalmente un lavoro fra le tre e le sei ore.”

La Rivoluzione agricola è stata la più grande impostura della storia.

Chi ne fu responsabile? Né re né preti né mercanti. I colpevoli furono una manciata di specie vegetali, compreso il frumento, il riso e le patate. Furono queste piante a domesticare l’Homo sapiens, non viceversa. Si pensi per un momento alla Rivoluzione agricola dal punto di vista del frumento. Diecimila anni fa il frumento era un’erba selvaggia, confinata in una zona piuttosto limitata del Medio Oriente. Improvvisamente, nel giro di qualche millennio, esso cresceva in tutto il mondo. Secondo i princìpi evoluzionistici basilari di sopravvivenza e di riproduzione, il frumento è diventato una delle piante di maggior successo nella storia della Terra. In regioni quali le grandi pianure del Nord America, dove diecimila anni fa non cresceva un solo gambo di questa pianta, oggi si può camminare per centinaia e centinaia di chilometri senza imbattersi in alcuna altra pianta. A livello mondiale, le piantagioni di frumento coprono circa 2,25 milioni di chilometri quadrati della superficie terrestre, quasi dieci volte l’estensione della Gran Bretagna. Come fu che quest’erba diventò, da insignificante, a ubiqua?

Il frumento ci riuscì manipolando l’Homo sapiens a proprio vantaggio. Questa scimmia, diecimila anni fa, stava vivendo una vita tutto sommato confortevole, cacciando e raccogliendo; ma poi cominciò a investire sempre più impegno a coltivare il frumento. Nel giro di un paio di millenni, in numerose parti del mondo, gli umani, dall’alba al tramonto, ormai facevano poco altro a parte prendersi cura delle piante di frumento.”

Se furono le piante ad addomesticare l’uomo e non viceversa, analogo discorso può valere per animali come mucche, pecore e galline, con la differenza, che per il frumento la simbiosi con l’uomo ha portato solo vantaggi riproduttivi e ben pochi svantaggi (almeno fino a a quando non si dimostrerà che anche le piante hanno dei sentimenti e soffrono come gli animali).

Per gli animali “domestici”, il discorso è un po’ diverso, perché, se è vero che ci hanno “addomesticato”, al punto che oggi ci sono molte più mucche, pecore e galline di quante ci sarebbero probabilmente state in natura senza il nostro aiuto.  Questi animali, però, sono stati introdotti nella produzione industriale e, se i loro geni (malati) ora si riproducono più facilmente (e questo è un successo evolutivo), peraltro, come anche Harari evidenzia, la qualità della loro vita ha subito un declino drammatico. In merito si potrebbe approfondire leggendo l’interessante saggio “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer. Caso ancora diverso quello degli animali da compagnia, che oggi sono serviti e riveriti.Image result for uomo schiavo del cane

Altre interessanti citazioni sulle origini della nostra specie sono:

Nell’Homo sapiens il cervello vale circa il 2-3 per cento del peso corporeo totale, ma consuma il 25 per cento dell’energia del corpo quando questo è in stato di riposo. Facendo il confronto, i cervelli delle altre scimmie richiedono solo l’8 per cento dell’energia in stato di riposo. Gli umani arcaici pagarono in due modi il fatto di avere cervelli grandi. In primo luogo, spesero più tempo alla ricerca di cibo. Secondariamente, atrofizzarono i loro muscoli.”

 

Il fatto di poter vedere più dall’alto e di usare mani industriose, l’umanità lo pagò con mal di schiena e colli rigidi. Alle donne costò anche di più. L’andatura eretta richiedeva fianchi più stretti, venendo a così restringere il canale vaginale – e ciò mentre le teste dei bambini diventavano sempre più grosse. Per le femmine degli umani, la morte per parto diventò un pericolo enorme.”

 Image result for cervelli a confronto“Addomesticando il fuoco, gli umani acquisirono il controllo di una forza totalmente gestibile e potenzialmente illimitata.”

 “I gruppi vaganti dei Sapiens raccontatori di storie costituirono la forza più importante e più distruttiva che il regno animale avesse mai prodotto.”

 “Tutto ruotava intorno al fatto di raccontare storie e di convincere gli altri a crederci.”

 Da animali a Dei” non si occupa solo della preistoria.

I suoi capitoli sono:

Parte prima. La Rivoluzione cognitiva

  1. Un animale di nessuna importanza
  2. L’albero della conoscenza
  3. Una giornata nella vita di Adamo ed Eva
  4. L’inondazione

Parte seconda. La Rivoluzione agricola

  1. La più grande impostura della storiaImage result for mal di schiena
  2. Costruire piramidi
  3. Memoria sovraccarica
  4. Non c’è giustizia nella storia

Parte terza. L’unificazione dell’umanità

  1. La freccia della storia
  2. L’odore del denaro
  3. Visioni imperiali
  4. La legge della religione
  5. Il segreto del successo

Parte quarta. La Rivoluzione scientifica

  1. La scoperta dell’ignoranza
  2. Il matrimonio tra Scienza e Impero
  3. Il credo capitalista
  4. Le ruote dell’industria
  5. Una rivoluzione permanente
  6. E vissero felici e contenti
  7. La fine dell’Homo Sapiens

Postfazione. L’animale che diventò un dio

Nella terza e quarta parte del saggio (e in parte anche nella seconda) Harari tratta il periodo “storico” della nostra specie, anche se piuttosto che usare la scoperta della scrittura come spartiacque, preferisce parlare di rivoluzione cognitiva, facendo partire tutto da lì e ridimensionando il ruolo della scrittura (che, del resto, di questi tempi sembra stare per morire e cui l’umanità e la Storia potrebbero riuscire a sopravvivere).

Se la parte iniziale mi è parsa la più interessante e densa, anche le altre offrono affascinanti temi di riflessione, come l’idea che le tre forze unificanti dell’umanità siano: denaro, imperi e religioni e come la tendenza generale dell’umanità, grazie all’azione di queste forze, sia verso l’unificazione delle culture.

Image result for denaro e religioneA qualcuno potrebbe sembrare semplicistico descrivere in poche centinaia di pagine la storia dell’umanità da 70.000 anni fa, quando i soli strumenti che sapevamo usare erano pietre e bastoni, a oggi, ma “Da animali a dèi” non ha la pretesa di descrivere tutti gli eventi di tutte le culture che si sono succedute in questi millenni sulla Terra. Quella che fa è un’analisi della nostra evoluzione-storia, con uno sguardo diverso. Come Jared Damond in “Armi, acciaio e malattie” analizzava il prevalere degli euro-asiatici sugli altri popoli con lo sguardo di un ornitologo, riuscendo a cogliere aspetti generali che agli storici attenti ai dettagli di norma sfuggono, così questo saggio di Harari riesce a portarci a riflettere sulle tendenze generali della nostra storia e sulle pulsioni che la muovono.

Nella parte finale, per esempio, lo storico s’interroga su come sia cambiata la felicità dell’uomo dall’antichità a oggi, cercando, innanzitutto, di capire che cosa s’intenda con “felicità”, come sia misurabile e come sia un concetto tipico del nostro tempo.

Gli ultimi cinquecento anni hanno assistito a una serie sbalorditiva di rivoluzioni. La terra è stata unificata in un’unica sfera ecologica e storica. L’economia si è sviluppata in misura esponenziale, e l’umanità oggi gode di un tipo di ricchezza un tempo riservato solo alle fiabe. La scienza e la Rivoluzione industriale hanno conferito all’umanità poteri sovrumani e un’energia praticamente illimitata. L’ordine sociale si è trasformato
completamente, così come la politica, la vita quotidiana e la psicologia umana.

Ma siamo più felici?”

Oggi abbiamo un livello di sopportazione del dolore e della sofferenza assai più basso che nel passato e una percezione della violenza che ci circonda assai maggiore. Questo ci inganna facendoci credere di vivere in un tempo violento, ma come questo testo dimostra (e molti altri studi con esso), stiamo vivendo nell’epoca meno violenta e più pacifica che l’umanità abbia mai attraversato.

Ciò che nessuno può negare è che la violenza internazionale è scesa a un minimo storico.”

Tra le varie ragioni che hanno contribuito a rendere le guerre degli eventi eccezionali e non più abituali, Harari elenca “Primo fra tutti, il prezzo della guerra è salito drasticamente. A Robert Oppenheimer e ai suoi colleghi artefici della bomba atomica avrebbe dovuto essere stato attributo il Nobel per la pace, avendo reso inutile questo premio dopo di loro.”.

In secondo luogo, mentre il prezzo della guerra s’impennava i profitti della guerra declinavano. Nel corso di gran parte della storia le nazioni potevano arricchirsi depredando o annettendo territori nemici. Il grosso della ricchezza consisteva di campi coltivati, bestiame, schiavi e oro, per cui era facile far bottino di queste cose. Oggi la ricchezza consiste principalmente di capitale umano, di know-how tecnico e di complesse strutture socioeconomiche quali le banche. Di conseguenza è difficile portare via questi beni o incorporarli nel proprio territorio.”

“Mentre la guerra diventava meno proficua, la pace diventò più lucrativa che mai.”

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“Ultimo ma non da meno, nella cultura politica globale ha avuto luogo uno spostamento tettonico. Nella storia, numerose élite – come i condottieri Hun, i nobili vichinghi e i sacerdoti aztechi – consideravano la guerra un bene positivo. Altri la vedevano come un male, ancorché inevitabile, da ricondurre possibilmente a proprio vantaggio. La nostra è la prima epoca nella storia in cui il mondo è dominato da un’élite amante della pace”.

Infine, Harari lancia, infine, uno sguardo verso il futuro, immaginando dove potrebbero portarci lo sviluppo della biotecnologia e della genetica:

i Sapiens, malgrado gli sforzi e conquiste da essi compiuti, non sono capaci di liberarsi dai loro limiti biologici. All’alba del ventunesimo secolo, questo sembra non essere più vero: l’Homo Sapiens sta valicando i propri limiti. Egli comincia ora a spezzare le leggi della selezione naturale, sostituendole con quelle della progettazione intelligente.”

Oggi il sistema di selezione naturale, vecchio di quattro miliardi di anni, sta affrontando una sfida completamente differente. Nei laboratori di tutto il mondo gli scienziati stanno progettando esseri viventi.”

“Al momento in cui scrivo, la sostituzione della selezione naturale da parte della progettazione intelligente potrebbe avvenire in uno di questi tre modi: attraverso la bioingegneria, la cyberingegneria (i cyborg sono esseri che combinano parti organiche con parti non organiche) e l’ingegneria della vita inorganica.”

“La nostra capacità di programmare non soltanto il mondo che ci circonda, ma soprattutto il mondo dentro i nostri corpi e le nostre menti, sta sviluppandosi a velocità vertiginosa.”

 

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In sintesi questo libro ci dice che “Settantamila anni fa l’Homo sapiens era ancora un animale insignificante che si faceva i fatti suoi in un angolo dell’Africa. Nei successivi millenni si trasformò nel signore dell’intero pianeta e nel terrore dell’ecosistema. Oggi è sul punto di diventare un dio, pronto ad acquisire non solo l’eterna giovinezza ma anche le capacità divine di creare e di distruggere.”

Il volume si conclude con un’angosciante interrogativo su cui tutti dovremmo riflettere (e agire) “Può esserci qualcosa di più pericoloso di una massa di dèi insoddisfatti e irresponsabili che non sanno neppure ciò che vogliono?” Questi dèi insoddisfatti siamo noi.

Credo che un primo passo per trovare la soluzione a questo problema, che ha fatto sì che l’homo sapiens (unica specie, per quanto ne sappiamo, a essere arrivata a tale grado di distruttività) stia mettendo a repentaglio l’esistenza di tutte le altre specie viventi e, presumibilmente, anche la propria, sia proprio leggere libri come questo, che ci aiutano a vedere il mondo in modo diverso.

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La serie TV “Vikyng”

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LA FANTASIA CREATRICE DELLA MAY

Risultati immagini per la terra dai molti coloriÈ appena uscito su “Progettando.Ing” un mio articolo intitolato “I costruttori di universi” che inizia con queste parole:

Ci sono numerosi modi per dividere e catalogare le opere di narrativa. Vorrei qui suggerirne una tra la letteratura che descrive il mondo e quella che costruisce mondi.

Sebbene i migliori e più acclamati autori si siano sinora dedicati più alla descrizione che alla costruzione e la prima abbia assai più numerosi sostenitori, credo che la letteratura che costruisce mondi meriti un maggior riconoscimento.”

A cool chick!

Julian May

Quando l’ho scritto non avevo ancora letto “La terra dai molti colori” (1981) di Julian May, ma questo libre e quest’autrice rientrano di certo a pieno titolo nella categoria della Letteratura che Costruisce Mondi. La piccola magia creata con questo romanzo da Julian May consiste nell’immaginare una galassia futura popolata da numerose razze intelligenti oltre all’umana e che convivono più o meno pacificamente tra loro, costituendo il Milieu Galattico. In questo universo, poi, inserisce una porta temporale che da questo futuro non troppo lontano, torna indietro di sei milioni di anni, nel pliocene della nostra vecchia cara Terra. Si tratta di una porta a senso unico e con una sola destinazione. Non è, insomma, una macchina del tempo che possa portarci nell’epoca che vogliamo: va solo nel pliocene, un po’ come la porta temporale di “22/11/’63” di Stephen King, che riportava invariabilmente allo stesso giorno e alla stessa ora del 1960. Qui, però, la porta è come un canale mobile tra il futuro e il pliocene, nel senso che se il signor X parte il giorno dopo del signor Y, arriva nel pliocene un giorno dopo di lui. Abbiamo così due “mondi immaginari” collegati, ma la fantasia della May non si ferma affatto qui. Dato che questa porta, creata nel 2034 da Theo Guderian, è ormai aperta da quasi un secolo, dall’altra parte sono passate circa centomila persone. Dovrebbero quindi aver creato una comunità di una certa importanza nella preistoria. Oltretutto, ognuno attraversa il tempo portandosi attrezzi e oggetti vari. Tutto ciò non sembrerebbe creare paradossi temporali, forse per l’enorme distanza tra i due tempi interessati, eppure tanta tecnologia e tanta gente passata nel passato dovrebbero avere effetti su tutto il futuro, salvo immaginare linee temporali autonome come nel mio ciclo su “Jacopo Flammer e i Guardiani dell’Ucronia”. Nel primo volume della saga, questo non sembra, ma rimane il sospetto che non sia così e che lo scopriremo nei prossimi volumi. Nelle prime cento pagine del libro, però non sappiamo nulla di quello che avviene nel pliocene. Che ci sia una comunità di uomini moderni è solo un’ipotesi plausibile, perché niente e nessuno torna indietro se non invecchiato di 6 milioni di anni. Immaginiamo dunque un terzo “mondo” di umani moderni all’interno del secondo e generato dal primo. Tra l’altro, la gente che decide di effettuare il salto indietro, si presenta piuttosto peculiare e molti attraversano il varco mascherandosi in vario modo (pirati, principesse, guerrieri…). Finalmente, dopo un’attesa che mi è parsa troppo lunga (circa cento pagine), arriviamo nella preistoria e scopriamo che la fantasia della May ha partorito un quarto “mondo”, che è qualcosa del tutto diverso da quello che si immaginava nel primo. Non vorrei dire molto altro, ma per far capire perché quest’opera sia un ottimo esempio di creatività, non posso non dire che nel pliocene non ci sono solo le creature che i paleontologi si aspettano, ma anche una razza aliena, diversa da quelle note nel futuro e proveniente da molto lontano. Non solo! Questa razza, pur umanoide, ha la peculiarità di generare figli tra loro molto diversi, al punto che si dividono in due popoli antagonisti, Tanu e Friulag. Non solo! La May immagina anche che alcuni individui della galassia futura siano dotati di poteri metapsichici e che lo stesso sia per gli alieni arrivati nella preistoria.

Insomma, un’ambientazione tra le più ricche, articolate e fantasiose della fantascienza, che, da sole, farebbero venir voglia di proclamare che si tratta di un capolavoro.

Non me la sento, però, di considerarlo pienamente tale, perché i personaggi sono buoni, anzi qualcosa di più, ma non siamo all’ottimo e la trama è accettabile, diciamo pure buona, eppure non è riuscita a coinvolgermi pienamente.

Il grande, notevole, fascino dell’opera rimane la sua ambientazione, questa mescolanza di mondi e culture, ma ci sono alcuni punti in cui l’attenzione vacilla, sebbene la trama sia abbastanza dinamica. Un’altra cosa mi è dispiaciuta è che ho iniziato a leggerlo sperando di avere a che fare con una storia di ambientazione preistorica, ma questo pliocene è talmente ricreato, che non lascia spazio ad avventure di sopravvivenza contro una natura selvaggia, come avevo sperato di leggere. Interessante è uno spunto per collegare fantascienza e fantasy, che forse potrebbe essere sviluppato nei prossimi volumi.

La Saga del Pliocene comprende altri tre romanzi (“Il collare d’oro”, “Il re non nato” e “L’avversario”) pubblicati tutti tra il 1981 e il 1984 e sono collegati al “Ciclo del Milieu Galattico”, pubblicato tra il 1987 e il 1996.

Probabilmente mi lascerò tentare dai prossimi volumi della saga, sperando che gli eventi prendano una piega più coinvolgente. Un universo così non può essere trascurato.Risultati immagini per pliocene

ILTEXAS NON È UN PAESE PER VECCHI

Joe R. Lansdale - La Notte del Drive-In

Joe R. Lansdale – La Notte del Drive-In

La notte del Drive-in” riunisce i due romanzi brevi di Joe R. LandsdaleDrive-in” (1988) e “Drive-in 2” (1989), due storie allucinate in cui la provincia americana riesce a mostrare il peggio di sé, in una situazione surreale e assurda.

Dopo aver letto un altro autore texano come Cormac McCarthy (“La Strada” e “Non è un Paese per Vecchi”) verrebbe proprio da pensare che il Texas non sia un posto da frequentare!

Sarà che il vecchio istinto selvaggio del cow-boy da quelle parti non deve essere ancora morto, ma Lansdale, come McCarthy, ci mostra un’umanità davvero spietata e poco conta che questa violenza emerga in situazioni irreali ed estreme. La sensazione che rimane è quella di una violenza latente ed esplosiva.

Lansdale ci mostra un enorme Drive-in improvvisamente isolato dal resto del mondo, con gli spettatori costretti a sopravvivere a forza di pop-corn e coca-cola e che passa presto al cannibalismo.

Le allucinazioni prendono corpo e alcuni uomini si trasformano in autentici mostri, in un ambiente sempre più irreale.

Nel secondo volume, il pubblico riesce finalmente a uscire dal Drive-in ma fuori tutto è cambiato e li attende un mondo non meno assurdo di quello in cui erano sopravvissuti, dove i dinosauri carnivori sono forse meno pericolosi degli stessi sopravvissuti.

Un mondo senza speranze e senza lieto fine. Anche qui come in McCarthy c’è una strada da percorrere alla ricerca di un mondo migliore, ma anche qui la speranza muore subito, perché la strada, sempre più disastrata non fa altro che riportare i protagonisti sempre indietro, nel solito posto, al folle Drive-in, ormai trasformato in un mondo di perversione e violenza totali.

Joe R. Lansdale

Joe R. Lansdale

Il profondo pessimismo che emerge è solo in parte mitigato dall’umorismo ironico e cattivo che scaturisce dall’assurdità delle situazioni, prese in parte in prestito da fantascienza, horror e pulp, ma riviste con uno sguardo del tutto particolare, che fanno di questa coppia di romanzi un testo unico nel suo genere, che strizza l’occhio al cinema di serie B, prendendolo e prendendosi crudelmente in giro.

Il secondo volume perde di unitarietà, raccontando tre diverse vicende, e porta agli estremi il surrealismo violento e fantascientifico del primo romanzo.

Firenze, 20/08/2012

Quali ALTRIMONDI conoscete?

IF 6 AltrimondiAltrimondi. La letteratura è piena di “altri mondi”, di mondi e universi alternativi. La loro esistenza è spesso uno dei presupposti di molta letteratura fantastica, dalla fantascienza, al fantasy, all’ucronia, al gotico, all’horror, all’utopia, alla distopia.
In fondo parlano di “altri mondi” anche i romanzi storici, i romance e tutte le storie ambientate in un passato che non ci appartiene più, diverso dal presente.
Forse persino il giallo, il noir, il thriller e il pulp parlano di mondi immaginari, anche se all’apparenza sono simili al nostro. Sono, infatti, spesso universi in cui la violenza trova diverse forme di espressione e la giustizia segue percorsi immaginari, a volte utopici, a volte distopici.
Dunque il n. 6 della splendida rivista “IF – Insolito & Fantastico” edita da Tabula Fati, dedicata agli “Altrimondi”, potrebbe contenere tutta la letteratura fantastica e non solo.
Anche nel n. 6 si conferma la struttura tripartita (articoli/ saggi – racconti – rassegne/ interviste/ recensioni) dei precedenti numeri monografici “Robot”, “Oltretomba”,  “Ucronia“, “Giallo & Noir“, “Vampiri ).

Il primo articolo/saggio, firmato da Gramantieri ci porta davvero in uno dei mondi alternativi più genialmente diversi: “Solaris”, il pianeta vivente di Lem, di cui avevo già scritto qui.Carlo Bordoni
Giuseppe Panella ci parla poi degli strani mondi di Robert Sheckley, così insoliti eppure così “figli” della nostra realtà.
Nell’articolo successivo io stesso parlo di come sarebbe il mondo se fossero sopravvissuti i dinosauri, esaminando soprattutto l’opera di Verne, Conan Doyle, Harrison e Wilson. Quelli nati dalle loro penne sono universi ucronici in cui la divergenza temporale che li ha generati si perde indietro nel passato per milioni di anni, creando delle piccole oasi preistoriche nella fantasia di Verne e Conan Doyle e un pianeta completamente nuovo nell’opera dei due autori più recenti.
Non poteva poi mancare Philiph K. Dick di cui ci parla Carlo Bordoni.
Fin qui ci siamo mossi nella fantascienza, seppure sfiorando l’ucronia.
Gianfranco De Turris affronta quindi il re del fantasy, J.R.R. Tolkien e le sue tecniche e filosofie creative, tra cui la sua difesa della letteratura d’evasione (“l’Evasione del Prigioniero non deve essere confusa con la Fuga del Disertore”. “Noi siamo nella prigione della Realtà e quindi siamo perfettamente autorizzati ad evadere” – pag. 35), la sua visione “positiva” della creazione di mondi, che deve tendere a una “eucatastrofe” e il concetto che una fiaba deve essere presentata come “vera”.
Grazie a Renato Pestriniero, torniamo a parlare di fantascienza con “City” (“Anni senza fine”) di Clifford D. Simak, anche se si tratta di “fantascienza umanistica” con i suoi “moduli narrativi attenti, oltre alla componente avventurosa e al meraviglioso, allo spessore dei personaggi, allo scopo di rendere accettabile la logicità del loro comportamento in un contesto insolito e comunque extra ordinario” (pag. 37).
Harry HarrisonUmanesimo particolare, però, che porta Simak a far dire a uno dei suoi personaggi “Non è sufficiente il vantaggio che l’uomo si è preso all’inizio della storia per giustificare il monopolio del progresso” (pag. 40). Un umanesimo, dunque, in cui l’uomo non occorre più, in cui cani o robot possono essere portatori di “umanità” alla stessa stregua. Una piccola rivoluzione copernicana. Qualcosa che mi fa pensare alle civiltà alternative del mio ciclo di Jacopo Flammer (potrei iniziare uno dei volumi con la citazione precedente!).
Annamaria Fassio ci parla del pianeta Tschai, immaginato da Jack Vance, esaminandone persino le somiglianze con il Milione di Marco Polo: in fondo i suoi racconti di viaggio suonavano all’orecchio dei contemporanei fantastici come un viaggio interstellare!
Correttissima poi la scelta di chiudere la sezione saggistica parlando in questo contesto anche di Borges, come fa Claudio Asciuti (io ne parlo qui  e qui). Chi meglio di lui ha saputo creare nuovi mondi culturali, inventare romanzi mai scritti, filosofie fantastiche, autori inesistenti!

Il volume, come i precedenti numeri della rivista, prosegue con la parte dedicata ai racconti.
Tra gli autori troviamo Ramiro Sanchiz (con la sua dama fuggita dal quadro), Vincenzo Bosica (le rogne della non-vita da vampiro), Giuseppe Magnarapa (e il suo vampiro condannato), Giuseppe Picciariello (mai fare affari con un fantasma!), Pierluigi Larotonda (difficile la convivenza con la propria ombra), Andrea Coco (sul potere di costruire la memoria altrui).

Nella terza parte troviamo le Rassegne e le recensioni. Walter Catalano ci parlaH.P. Lovecraft dell’immaginifico Lovecraft e di Austin Osman Spare. Maurizio Landini tratta la fantascienza militare. Renzo Montagnoli intervista Maurizio Cometto. Giuseppe Panella recensisce James Ellroy, Riccardo Gramantieri Robert Heinlein. Carlo Bordoni parla di Vincenzo Bosica e Giuseppe Panella di Annamaria Fassio. Sempre il curatore della rivista Bordoni tratta del saggio sui robot di Riccardo Notte, mentre Alberto Lombardo affronta l’opera di Rulli e Casseri.
Strano parallelo è quello che fa De Turris tra il romanzo “cattivo” di Fini (“Il Dio Toth”) e quello “buonista di Veltroni (“Noi”).
Si parla di fumetti con l’Eternauta e Luca Bordoni. Chiude il volume la recensione di Renzo Montagnoli per il romanzo ambientato al Castel Del Monte di Federico II Hoenstaufen, di cui Donato Altomare ci fa notare le stranezze.

Leggi anche:

IF n.1 – Robot
IF n.2 – Oltretomba
IF n.3 – Ucronia
IF n. 4 – Giallo & Noir
IF n. 5 – Vampiri
IF – Insolito & Fantastico
Tutti i post su IF – Insolito & Fantastico
È  uscito IF n. 6 – Altrimondi
Solaris
Borges- L’Aleph
Borges – Finzioni
Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

Firenze, 27/06/2011

Articolo su IF e nuova intervista

Ed eccomi a segnalarvi una nuova intervista, pubblicata da Yabooks e fatta da Ivano Bocceda  (che ringrazio (chee l'attesa uscita del nuovo numero di IF intitolato "Altrimondi", che contiene anche un mio articolo intitolato "i dinosauri sono tra noi", in cui parlo delle ucronie preistroriche, da "Viaggio al centro della terra" di Verne e "Il mondo perduto" di Conan Doyle, a "I libri degli Yilané" di Harrison e "Darwinia" di Wilson, per finire con il mio "Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale".

Così ne parla l'editore (appena avrò finito di leggere ne scriverò anch'io più dettagliatamente.

È USCITO IF6 ALTRIMONDI!IF 6 Altrimondi

È in distribuzione il n. 6 di IF (Insolito e Fantastico) dedicato a un tema classico della fantascienza: ALTRIMONDI.In questo numero Riccardo Gramantieri analizza "Solaris"di Stanislaw Lem; Panella scrive su Robert Sheckley, Pestriniero su Clifford D. Simak, Annamaria Fassio su Jack Vance, mentre Bordoni ripropone la sua postfazione per "Lotteria dello spazio" di Philip K. Dick. Completano la densa sezione saggistica Gianfranco de Turris su Tolkien, Carlo Menzinger sui dinosauri e Claudio Asciuti con un prezioso testo su Borges creatore di altri mondi.La sezione narrativa ospita lo scrittore uruguayano, Ramiro Sanchiz, e poi Vincenzo Bosica, Giuseppe Magnarapa, Giuseppe Picciariello, Pierluigi Larotonda, Andrea Coco.Completano questo numero interventi e recensioni di Walter Catalano (“Del sublime immondo”), Maurizio Landini sulla fantascienza militare e Renzo Montagnoli, che intervista Maurizio Cometto.La copertina è illustrata, come sempre splendidamente, da Franco Brambilla con una tavola per “Delany City”.
Un numero da non perdere!

La rivista è distribuita principalmente in abbonamento postale. Ogni copia 128 pagine illustrate al prezzo di 8,00 euro.La campagna abbonamenti a IF per il 2011 è in corso: soli 30,00 euro per quattro numeri.
Ai nuovi abbonati (e a quanti rinnovano) è riservata una copia omaggio del romanzo di Carlo Bordoni, "In nome del padre" (Baroni editore, 2001).

 Ed ecco l'inizio dell'intervista di Ivano Bocceda (che ringrazio molto). 

Bighellonando qua e là nella rete, quell’universo ricco di esperienze offerte alla conoscenza di tutti e di umanità reali, che qualcuno si ostina a definire mondo virtuale, mi sono ritrovato a discutere di libri in uno di quei social network a ciò dedicati e, in quel contesto ho incontrato lo scrittore Carlo Menzinger, un autore nato e cresciuto nella rete, che ha gentilmente accettato di rispondere alle curiosità dei lettori di Yabooks.

Ecco l'intervista che ho realizzato per voi.

Ivano Mario BoccedaLeggo di te che fin a bambino ti divertivi a scrivere storie a fumetti, da ragazzo hai scritto poesie e racconti e a 25 anni hai pubblicato il tuo primo libro. Ci vuoi raccontare come nonostante questa tu passione per lo scrivere, poi ti sei laureato in Economia e commercio e ti sei ritrovato a lavorare in banca? 

Ivano Mario Boceda 

(CONTINUA QUI)

Leggi anche:

IF n.1 – Robot
IF n.2 – Oltretomba
IF n.3 – Ucronia
IF n. 4 – Giallo & Noir
IF n. 5 – Vampiri
IF – Insolito & Fantastico
Tutti i post su IF – Insolito & Fantastico

Tutte le interviste a Carlo Menzinger
Le interviste di:
Ivano Bocceda su Yabooks

– Stefano Cafaggi su Fragmenta
– Irene Pecikar su Tutto sui Libri
– Barbara Risoli su Nobili Possidenti
– Barbara Risoli su Il Sovrano Lettore
– Argeta Brozi su Ali di cuore
– Chiara Sardelli su Lafinestrasulcortile
– LadyAileen su Una Passione e Oltre
– Teresa Di Gaetano su Due di cuori e Creativity Station 

 

LA MIA COLLABORAZIONE CON NICCOLÓ PIZZORNO

 La lupa assassina vista da NiccolòPizzornoQuando il 19 marzo 2007 mettemmo la parola fine alla stesura del romanzo “IL SETTIMO PLENILUNIO” scritto assieme a Simonetta Bumbi e Sergio Calamandrei, mi venne in mente che, trattandosi di un libro per ragazzi, popolato da vampiri e licantropi e con un’ambientazione fantascientifica, potesse essere molto adatto a essere illustrato.
Ci rivolgemmo allora al vasto e profondo web alla ricerca di qualcuno disponibile a darci una mano, dato che nessuno di noi era ed è un esperto disegnatore.
Già frequentavamo tutti e tre la community Splinder e fu lì che incontrai il blog di  Esharhamat. Illustrazione di Niccolò Pizzorno per IL STTIMO PLENILUNIONiccolò Pizzorno http://chinaccia.splinder.comed ebbi modo di apprezzare i suoi disegni.
Lo invitai così a collaborare al nostro progetto. Più o meno in quegli stessi giorni era maturata l’idea di trasformare il romanzo in una “gallery novel”. Volevamo cioè trovare vari artisti che contribuissero con la propria opera d’interpretazione grafica alla descrizione della storia della rossa licantropa Esharhamat, trasformandola in una sorta di galleria di illustrazioni, in un romanzo iperillustrato, ovvero in quello che qualche tempo dopo avrei definito, appunto, “gallery novel”, parafrasando il più comune “graphic novel”.
Niccolò Pizzorno aderì entusiasticamente, contribuendo con oltre cinquanta immagini, tra le più vivaci e le meglio rispondenti al testo. Assieme a lui il progetto ha visto riuniti, oltre ai tre autori, diciassette artisti molto diversi: pittori, illustratori e persino fotografi. Il volume, con quaranta pagine a colori, è stato felicemente pubblicato da Liberodiscrivere all’inizio del 2010.
 Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale - copertina Pizzorno 
Nel frattempo avevo in corso l’illustrazione del romanzo di fantascienza “JACOPO FLAMMER IL POPOLO DELLE AMIGDALE  ”. Essendo destinato a un pubblico ideale dagli otto anni in su, ritenevo, infatti, necessario presentarlo all’editore corredato da un certo numero di disegni. Collaborava già con me il bravo Ludwig Brunetti, ma vista la sua abilità, la sua velocità e il suo grande rispetto del testo illustrato, chiesi a Niccolò Pizzorno di affiancarlo nel lavoro.
Hanno prodotto così entrambi numerose tavole, diverse per stile, ma coerenti tra loro e con la storia narrata, rendendo il volume particolarmente ricco e piacevole.
Liberodiscrivere è stato così ben lieto di pubblicare anche questo libro alla fine del 2010 (anche la copertina è di Pizzorno).
 
Nel frattempo una delle migliori autrici di quella folta schiera di scrittori “poco noti” che gravitano attorno agli editori minori pur producendo opere degne della vetta delle classifiche letterarie, Erasmo Forntini - Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale - Niccolò Pizzorno Laura Costantini, mi chiese se conoscessi un illustratore per il suo romanzo “La lunga guerra”. Le suggerii Pizzorno, che apprezzò subito, adottandolo per il suo libro, con risultati, davvero invidiabili, che sono stati via via presentati su Facebook.
 
Ora Pizzorno è alle prese con il sequel del mio romanzo sui Guardiani dell’Ucronia: “JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI” e sono certo che il risultato sarà ancora migliore, perché questo ragazzo, nato nel 1983, continua a migliorare e a stupirmi 

Leggi anche:

§    Jacopo Flammer sta arrivando!

§ Jacopo Flammer: una nuova frontiera per la fantascienza.

§ Il Settimo Plenilunio è cominciato!

§ La mia collaborazione con Simonetta Bumbi 

§ La mia collaborazone con Sergio Calamandrei

§ La mia collaborazione con Andrea Didato
  autoritratto Niccolò Pizzorno 

 

JACOPO FLAMMER STA ARRIVANDO!

Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale - illustrazione di Niccolò PizzornoSiete Pronti?
Jacopo Flammer sta arrivando!
Una nuova avventura attraverso il tempo sta per entrare nelle vostre case. Ancora pochi giorni e si potrà ordinare il primo “Menzinger per tutti”. Finalmente un romanzo scritto da Carlo Menzinger che possono leggere davvero tutti, dagli 8 ai 99 anni! Il protagonista ne ha 9.

 
Tra poche settimane l’editore genovese Liberodiscrivere pubblicherà il romanzo di fantascienza per ragazzi “JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE”.
Dopo il thriller “Ansia assassina” e le ucronie “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo”, Carlo Menzinger pubblica ora la storia di un viaggio nel tempo dagli incredibili sviluppi ucronici.
 
Jacopo Flammer era di nuovo alla finestra. Quel giorno si affacciava in continuazione. Giocava per un po’, poi, all’improvviso si tirava su e andava ad affacciarsi per scrutare la strada. Stava aspettando una visita cui teneva molto.
 
“Oggi sembri elettrico” gli gridò la mamma. Jacopo vedeva di rado suo nonno Erasmo. Pochi potevano dire di vederlo spesso, a dire il vero. Non perché fosse una persona sfuggente, ma perché era sempre in giro, in avventure di cui nessuno sapeva nulla e che andavano aldilà di ogni immaginazione. Erasmo non era un nonno come tanti. Era un nonno speciale. Un uomo speciale. Jacopo sapeva che quel pomeriggio sarebbe venuto a trovarlo. Questo non era, però, il solo motivo percui era così in agitazione. (segue qui)
 
Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale - Illustrazione di Ludwig Brunetti
Comincia così questa storia che ci porterà nella preistoria tra uomini primitivi e animali feroci, in un viaggio che sarà sconvolto dall’arrivo di strane creature emerse da un universo divergente.
Riusciranno i Guardiani dell’Ucronia a salvare Jacopo Flammer e i suoi amici? Basterà il nuovo magico potere di Jacopo ad aiutarlo ad affrontare l’ira di Gruhum?
 
Prenotate subito “JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE”. Chi ne richiederà una copia subito scrivendo a menzin@virgilio.it potrà riceverla senza spese di spedizione e con dedica personale dell’autore al prezzo scontato di € 10,00.
 
Le illustrazioni sono di Niccolò Pizzorno e Ludwig Brunetti.
 
Se ne parla anche qui.
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