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NON BASTANO DUE LUNE PER FARE FANTASCIENZA

DhalgrenNon bastano due lune, un po’ di casino con il tempo, una città immaginaria, un sole assurdo che compare per poche pagine e un pizzico di distopia per definire un romanzo “fantascienza”, eppure, sebbene questi elementi in “Dhalgren” (romanzo di Samuel R. Delany del 1975) siano quanto mai marginali, il romanzo è considerato fantascientifico!

La storia è ambientata a Bellona, una città immaginaria degli Stati Uniti d’America contemporanei, vagamente distopica, che differisce in poco dalle altre città americane, ma che pare abbia subito una qualche catastrofe. La sua caratteristica principale direi è che la gente se vuole può andare in giro nuda e nessuno ci fa caso, un po’ come nella mia saga di “Via da Sparta”. I suoi abitanti, poi, hanno una sorta di culto commerciale per un tizio di sangue africano che porta il nome di uno dei Beatles, George Harrison, che è diventato famoso per avere stuprato una ragazzina bianca. C’è tutto un commercio di poster con sue foto sexy. Quando in cielo, inspiegabilmente, compare una seconda luna, le danno il suo nome!

Tra l’altro, la seconda luna è assurdamente in una diversa fase rispetto alla nostra. La sua comparsa, poi, non provoca alcuno sconvolgimento nelle maree e negli equilibri del pianeta, come sarebbe logico aspettarsi.

Purtroppo, questo non solo non è un romanzo di fantascienza, anche se viene di solito spacciato per tale, ma non è neppure un romanzo degno di tale nome per l’assoluta inconsistenza della trama. D’accordo, lo so che ci possono essere romanzi con trame inesistenti, basti pensare a capolavori come “Ulisse” di Joyce o “L’arcobaleno della gravità” di Pynchon e, in effetti, “Dhalgren” viene considerata una di quelle opere che sono un “flusso di coscienza”, un po’ come queste. Eppure continuo a pensare che senza una buona trama non ci sia una storia e senza una storia non si possa parlare di romanzo, men che mai di fantascienza, dato che, come dice la seconda parte di questo nome, la fantascienza presuppone un certo rigore scientifico per essere tale.

Risultati immagini per Samuel R Delany

Samuel R Delany (New York, 1º aprile 1942), è uno scrittore, glottoteta e critico letterario statunitense.

Dhalgren” pare sia stato, infatti, amato meno dagli appassionati di SF che dal pubblico mainstream, comunque dicono abbia avuto un notevole successo di pubblico e critica.

Forse questo può essere stato favorito dalla presenza di immagini forti e molto dettagliate, soprattutto di particolari intimi o erotici, che la rendono un’opera di un certo impatto. Anzi, va detto che questi, nella seconda parte del libro aumentano di frequenza e intensità, sfociando in continue ammucchiate, se non orge. Certo, siamo a metà degli anni ’70 e l’opera risente molto della cultura hippie.

Basta scrivere frasi come queste che riporto di seguito per rendere un romanzo “interessante”?

L’acqua si raccolse nei peli dietro i testicoli, gli sgocciolò sulle gambe. Si passò le mani sulla testa. Aveva i capelli untuosi.

L’acqua gli arrivò all’inguine, gli si riversò nello scroto; lo scroto s’incartapecorì.

Certo, tra tante centinaia di pagine c’è anche molto altro, ma non mancano descrizioni di questo tipo, talora persino inserite in rapporti sessuali al limite del pornografico, come il rapporto triangolare tra Kidd, Danny e “la ragazza”, che introduce una serie di atti pornografici, spesso variamente omosessuali, privi però di alcun erotismo o addirittura passione o romanticismo.

Si tratta di un romanzo estremamente e (inutilmente?) prolisso che mi sono trovato continuamente tentato, durante la lettura, ad abbandonare, cosa che non faccio pressoché mai.

Peraltro il protagonista Kidd (o il kid), un poeta senza memoria, ci accompagna in alcune riflessioni sulla poesia, la scrittura e la letteratura che non sono del tutto noiose, ma la mia attenzione durante la lettura è stata messa a durissima prova.

Come non condividere riflessioni come questa?

l‘elenco dei Premi Nobel, dove per tre volte io stesso ho rischiato di finire, brulica di scrittori mediocri che non hanno eleganza né profondità, leggibilità né rilevanza; esaltati durante la loro vita, sono morti, ne sono sicuro, convinti di aver fatto compiere progressi sostanziali alle loro lingue. La vostra Miss Dickinson morì altrettanto convinta che nessuno avrebbe mai letto una parola di ciò che aveva scritto; ed è una dei poeti più luminosi che il suo paese abbia prodotto. Un artista non può fidarsi delle medaglie al merito assegnate dal pubblico. Quelle private? Quelle sono ancora più fuorvianti”.

Risultati immagini per due luneSamuel R. Delany (New York, 1º aprile 1942) ogni tanto ha, in questo romanzo, alcune trovate che meriterebbero uno sviluppo, come quando scrive:

se un autore, passando davanti ad uno specchio, un giorno dovesse vedere non se stesso, ma qualche personaggio di sua invenzione, anche se resterebbe sorpreso, anche se forse dubiterebbe della propria sanità mentale, avrebbe comunque qualcosa cui riferirsi. Ma supponiamo che, passando all’interno, il personaggio guardasse lo specchio e vedesse, non se stesso, ma l’autore, assolutamente sconosciuto, che lo guardasse, l’autore con cui non avrebbe alcuna relazione: cosa proverebbe quella povera creatura…?

L’idea è un po’ quella del mio racconto “Il sognatore divergente”, pubblicato da Porto Seguro nel volume omonimo curato da Massimo Acciai Baggiani, ma in “Dhalgren” l’idea si ferma lì e non ha alcuno sviluppo.

Devo poi confessare che non ho neanche ben capito perché il romanzo si chiami “Dhalgren”. C’è un William Dhalgren che compare in un elenco di nomi e questi due passaggi:

La parola esatta che avevo sentito al momento dell’orgasmo e quella che aveva continuato a ripetersi nella mia testa negli ultimi minuti era: «… Dhalgren….» Mi asciugai con un pezzo della seconda pagina del Times di Bellona, 23 gennaio 1776. Mentre tornavo al letto sul soppalco, pensai che sarebbe stato bello che Lanya fosse venuta e mi stesse aspettando con Denny (sapendo che non l’avrebbe fatto perché io ci avevo pensato); e non l’aveva fatto

e

l’unico nome che riesco a ricordare è William Dhalgren”. Un po’ poco, per usare questo nome per l’intero tomo.

Insomma, un romanzo solo vaghissimamente fantascientifico, stracolmo di sesso poco coinvolgente e terribilmente (quasi insopportabilmente) lungo (sul mio e-reader l’ebook conta 3.943 pagine, nella versione cartacea in inglese della Random House USA Inc sono 802).

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