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BATTAGLIE INTERPLANETARIE E PIRATI SPAZIALI IN 3D

Il sole dei soli” (2006) di Karl Schroeder (Brandon, Manitoba, Canada, 4/9/1962) ha un pregio: un’ambientazione originale. Descrive il sistema di Virga, in cui, all’interno di una sorta di guscio si è sviluppata una civiltà umana che vive all’interno di questa sfera, su micromondi con gravità artificiale generata con l’azione di apposite moto e riscaldati e illuminati da soli altrettanto artificiali. Si tratta di un insolito spazio interno, con aria respirabile e temperature sopportabili, in cui ogni nazione ha il suo piccolo mondo, che si muove all’interno di questa sfera, a distanze ragionevoli dagli altri mondi. Le persone si spostano con navi spaziali ma anche con moto volanti. Un simile ambiente consente di ricreare la space-opera in uno spazio più a “dimensione d’uomo”. Non occorre immaginare viaggi oltre la velocità della luce, problemi di gelo cosmico, di mancanza d’aria. In questo spazio interno respirabile ci sono nuvole, laghi fluttuanti, foreste, iceberg volanti. La gravità non è uniforme e lontano dai micromondi è spesso quasi assente.

Qui Schroeder colloca una classica guerra spaziale, con bombardamenti vari tra le navi interplanetarie. Ci piazza dei pirati che combattono con tanto di spade e hanno persino un tesoro perduto da cercare. Siamo quasi dalle parti del cartone animato “Il pianeta del tesoro” diretto da Ron Clements e John Musker.

Sarà che leggendolo non ero molto in vena per sorbirmi una serie di battaglie e scontri con armi varie, ma la trama mi è parsa esile e mi ha piuttosto annoiato. Rimane, però, quest’originale ambientazione a renderlo un lavoro che non può essere dimenticato con leggerezza.

Il volume è il primo della Serie di Virga:

  • Sun of Suns (Tor Books, 2006.) ISBN 978-0765354532

    Photo: Do-Ming Lum

    Karl Schroeder

  • Queen of Candesce (Tor Books, 2007.) ISBN 978-0765315441
  • Pirate Sun (Tor Books, 2008.) ISBN 978-0765315458
  • The Sunless Countries (Tor Books, 2009.) ISBN 978-0765320766
  • Ashes of Candesce (Tor Books, 2012.) ISBN 978-0765324924

Karl Schroeder è un esperto di Strategic Foresight, uno specialista nello sviluppo di modelli previsionali in ambito sociopolitico ed economico e questo si sente nella sua capacità di creare un modello sociale anche per questa storia.

 

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Il pianeta del tesoro

UN ROMANZO SENZA TRAMA NON HA STOFFA

Negli ultimi anni mi sono sempre più convinto dell’importanza della trama in un romanzo. A qualcuno questo potrà forse sembrare ovvio, ma, sebbene gran parte dei romanzi abbia una trama degna di questo nome, non tutti ne hanno una e alcuni hanno trame poco interessanti o, peggio, poco consistenti.

Credo che l’etimologia del termine “trama” sia riconducibile a quella della “trama” di un tessuto. Che cosa sarebbe una stoffa senza una trama? Può averne di diverse ma senza non avremmo alcun tessuto. Cos’è un romanzo senza trama? Di solito poca cosa. Diciamo pure che un romanzo senza trama non ha stoffa!

Non amo, però, essere prevenuto, anche se la mia prevenzione deriva da un’esperienza personale ripetuta, dunque mi dico che un giorno potrei trovare un romanzo senza trama e innamorarmene e così ogni tanto leggo qualcosa che ha tutte le caratteristiche per non piacermi (per esempio romanzi gialli o peggio rosa, diari, ecc.).

Avevo letto che “Le città della notte rossa” (1981) è un romanzo destrutturato ma, ciononostante o forse proprio per questo, oggetto di amore incondizionato da parte di alcuni fan che vi hanno creato attorno una sorta di culto. Dunque, dato che penso sempre che se qualcosa piace a qualcuno deve pur avere dei pregi e che se qualcosa piace a molti deve averne tanti, ho provato a leggere questo romanzo di William Burroughs, autore che già conoscevo, se non altro per aver letto, parecchio tempo fa, “Il pasto nudo”. Troppo tempo fa, dato che ne ho ormai solo un ricordo vago, cosa che non è un buon segno, perché i buoni romanzi lasciano la loro impronta anche a distanza di tempo.

Tutto sommato sono attratto dall’idea di un romanzo destrutturato, anche se sono scettico sul tema.

Iniziando a leggere “Le città della notte rossa” in cui le avventure del pirata Mission si alternano ad altre storie più moderne o addirittura fantascientifiche o fantastiche, la mia prima riflessione è stata “più che un romanzo destrutturato, mi pare di leggere una raccolta di racconti”. Andando avanti, però, ho realizzato che non era così: quello che stavo leggendo era un intreccio di storie con barlumi di trame sconnesse, che spesso si perdevano in un caos in cui alcuni elementi tornavano insistentemente, se non ossessivamente.

William Burroughs

Potevamo considerare questi elementi il ritmo del romanzo? Erano loro a sostituire la trama e ha costituire la struttura portante del narrato? Forse sì, ma se c’era un ritmo o addirittura un’armonia in tutta quell’accozzaglia di immagini non ero in grado di percepirli. Del resto, si sa che non ho orecchio.

Immagini? Forse la sostanza del libro sono le immagini. Va avanti per sovrapposizione, successione e ripetizione di immagini. Come cosa? Come un collage? Forse. Mi piacciono i collage? Non necessariamente. Questo collage mi ha annoiato.

Quali elementi contiene? Tanti. Alcuni saltano più in evidenza: pirati lascivi e libertari, erezioni, accenni di ucronia, eiaculazioni, creature fantastiche, ragazzi nudi, erezioni, rapporti omosessuali, ragazzi nudi con gli stivali, sperma, eiaculazioni, erezioni, droghe, erezioni, sesso, sogni allucinati, eiaculazioni, magia, impiccagioni, eroina, erezioni, strangolamenti, erezioni, oppio, pirati nudi, decapitazioni, peni, western, erezioni, territori postatomici, ragazzi nudi con le pistole. Notate qualche ripetizione? Sono volute. Spero di aver dato almeno una vaga idea della ricorrenza di certe immagini!

Tutto questo può sostituire una trama decente? A qualcuno pare di sì. Come già dicevo, io leggendo mi sono soprattutto annoiato, sarà forse perché poco mi interessa di ragazzi nudi con gli stivali che eiaculano durante un’impiccagione. Se invece questo è il genere di cose che cercate in un romanzo, affrettatevi a leggerlo.

Il volume è il primo di una trilogia che comprende anche “Strade morte” e “Terre occidentali”. Dicono che per comprenderne la genialità occorre leggerlo assieme agli altri due. Cosa che non ho fatto e per il momento non ho intenzione di fare.

L’ISOLA DEL CORSARO INGLESE

L’isola dei pirati” è un romanzo di Michael Crichton (Chicago 23/10/1982-Chiacago 4/11/2008)  pubblicato postumo, dopo che è stato rinvenuto all’interno del suo computer.

Ricorrendo proprio ieri il settimo anno dalla morte dell’autore, sono lieto di segnalarlo come ricordo di questo maestro di bestseller, noto soprattutto per opere come “Jurassic Park”.

Si tratta di un gradevolissimo romanzo di avventura ambientato in Giamaica nel 1665, con una discreta ricostruzione storica della pirateria in quel periodo, che, per esempio, chiarisce la differenza tra pirati e corsari e i rapporti di questi con le corone europee.

Si presenta come una storia incalzante e vivace, in cui continui colpi di scena si susseguono e vediamo in azione personaggi ben caratterizzati. Insomma, una versione più moderna e scattante degli amati romanzi di Emilio Salgari, con tesori da conquistare, fanciulle da salvare, intrighi, tradimenti, agguati, battaglie navali. Una scrittura fluida e gradevole, che non fa pensare a un romanzo solo abbozzato, ma un’opera ormai conclusa (non ho idea quanto abbia però dovuto lavorarci sopra l’editor).

Michael Crichton

Imperdibile per chi ama il genere.

 

P.S. Una curiosità personale: mentre finivo di leggere questo romanzo ho cominciato a leggere “La chimica della morte” di Simon Becket e mi sono trovato, come in una misteriosa trasposizione a leggere in entrambi le avventure di un protagonista di nome “Hunter”. Qui è il corsaro Charles Hunter, lì è l’anatomapatologo forense David Hunter. Parenti?!

 

P.P.S.: Ormai leggo sempre più con il sintetizzatore vocale: questo libro, letto su carta, ho impiegato oltre due mesi a finirlo, mentre se fosse stato un e-book probabilmente l’avrei finito in meno di dieci giorni. La lentezza non dipende certo da quanto fosse avvincente la storia (lo era) ma dallo strumento di lettura (cartaceo). Con il TTS dell’ebook riesco a trovare molte più occasioni di lettura.

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