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PPZ – QUANDO LA MISCELA DI GENERI CREA UN PICCOLO CAPOLAVORO

Di solito recensisco solo libri, ma questa settimana ho visto un film che non posso esimermi dal commentare e che comunque ha una doppia dote letteraria, nasce cioè da due libri, indirettamente, da “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen e, direttamente, da “Orgoglio, Pregiudizio e Zombie” di Seth Graham Smith.

PPZ – Pride+Prejudice+Zombie” è, infatti, la trasposizione cinematografica del libro di Seth Graham Smith, che a sua volta, due secoli dopo, inserisce il romanzo del 1813 in un’Inghilterra ucronica in cui, da circa un secolo, un’epidemia ha trasformato gran parte della popolazione in zombie.

Il risultato non è una parodia del celebre romanzo inglese, ma un prodotto intelligente e innovativo, che mescola con eleganza e raffinatezza generi tra loro diversi, partendo dal romanzo sentimentale (se la trama non fosse quella di un classico della letteratura mondiale, vista l’ambientazione storica, potremmo parlare di romance), inserendoci un’ucronia, arriva a realizzare un romanzo gotico-avventuroso.

Seth Graham Smith

Sebbene l’ucronia sia solo una componente, presenta una certa raffinatezza, mostrandoci non semplicemente un mondo devastato dagli zombie, ma anche gli effetti storici e culturali nel tempo di un simile evento. Troviamo un’Inghilterra e presumibilmente l’intera Europa (si fa solo un accenno alla Francia) devastata da questa malattia che somiglia a un’invasione e a un’infinita guerra civile e quindi ormai degradata, con il risultato che il centro della cultura si è spostato, con secoli di anticipo, in oriente. I ragazzi e le ragazze ora non vanno più a studiare a Parigi ma in Giappone o, se non se lo possono permettere in Cina. Le cinque ragazze Bennet sono aristocratiche, ma non abbastanza ricche da potersi permettere gli studi in Giappone e vengono derise per la loro cultura cinese, la cui qualità sapranno però ben difendere. Poiché siamo in un mondo violento, persino le ragazze imparano
le arti marziali e ne fanno uso. Deliziosa la scena in cui discutono tra loro di amore e filosofia picchiandosi selvaggiamente!

La vita civile si conserva in alcune oasi grazie a muri e fossati che isolano alcune città (o quantomeno Londra) dai morti viventi. Graziosa la citazione tolkeniana della Terra Di Mezzo per descrivere il territorio fuori di Londra, tra il muro e il più ampio fossato.

Anche il tema degli zombie è trattato con una certa originalità. Non siamo, infatti, di fronte ai classici morti che camminano senza parola o intelletto che si conosce dall’inizio del genere e che ancora oggi ritroviamo in ottime serie TV come “The Walking Dead” o “Z Nation”. Gli zombie qui piuttosto possono ricordare le strane creature un po’ zombie, un po’ vampiri, un po’ alien (con quella sorta di serpe che esce dalle fauci) di “The Strain” o almeno quelle tra loro dotate di raziocinio. Comune ad altre storie, come “Io sono Leggenda”, è l’idea che la trasformazione avvenga per un virus, ma qui diversi sono non solo i tempi del contagio, assai più lenti, con lunghi tempi di incubazione, ma il comportamento di queste creature, che mantengono un’intelligenza malvagia, una capacità di parlare e un raziocinio strategico, cosa che li rende ancor più pericolosi.

Guardando le storie di morti viventi mi sono spesso detto che questo tipo di storie non potrebbe funzionare che in America o comunque non certo in Italia. Il presupposto per queste trame, infatti, sono le case della periferia americana, con porte fragili, finestre al piano terreno che anche un bambino potrebbe scavalcare. Se in Italia ci fosse un’epidemia zombie, troveremmo non solo castelli, torri e fortezze varie per difenderci, ma basterebbero i muri di tante ville o anche solo le finestre sbarrate di tante case a salvare gran parte della popolazione e a rendere difficile la trama di una storia del genere.

PPZ” ci mostra una soluzione per importare in Europa gli zombie, rendendoli appunto più intelligenti e capaci di complottare per superare le pur efficaci misure difensive del vecchio continente. Strano che Seth Graham Smith sia americano!

Non so il romanzo, che ancora non ho letto, ma il film riesce poi a unire a romance, romanzo sentimentale, romanzo gotico-horror, avventura, umorismo anche una delle componenti alla base del successo delle storie di amore gotico alla “Twiligh” presentando non solo le belle e agguerrite sorelle Bennet, ma anche un certo numero di ragazzotti che penso le ragazze in sala dovrebbero trovare interessanti.

Accennavo all’umorismo, che qui non è, come detto, quello grossolano delle parodie cinematografiche alla “Scary Movie”, ma quello raffinato dei riferimenti culturali. Questo forse potrà essere il maggior ostacolo al successo che un simile film (e immagino un simile libro) meriterebbe, dato che per apprezzarlo a pieno sarebbe bene avere almeno un’idea dell’ucronia, dei classici del romanzo gotico e, direi, conoscere il romanzo originale di Jane Austen.

Se sentirete dire da qualcuno che non gli è piaciuto, probabilmente è perché gli mancano almeno un paio di questi pilastri culturali. Personalmente sono riuscito ad apprezzarlo pur avendo solo un ricordo vago della trama del romanzo ottocentesco da cui è stato generato, ma sono certo che l’avrei goduto maggiormente conoscendolo meglio.

Le sorelle Bennet in PPZ

THE REICH STRIKES BACK

La produzione di film ucronici nel corso del 2012 si è arricchita di un nuovo titolo: “Iron Sky”, storia di fantascienza ucronico-satirica dalle tinte steampunk, uno steampunk particolare, però, tedesco nazista anziché inglese! Regista è Timo Vuorensola.

La trovata fa un po’ pensare a “I fascisti su Marte” di Corrado Guzzanti e Igor Skofic e si inserisce nel filone più prolifico dell’ucronia: la sopravvivenza del nazi-fascismo dopo il 1945, tema di romanzi fondamentali come “Complotto contro l’America” di Roth, “La svastica sul sole” di Dick o “Fatherland”, ma anche di opere come “Nero italiano” di Stocco o “L’inattesa piega degli eventi” di Brizzi.

L’idea è che nel 1945 un nutrito gruppo di nazisti si sia rifugiato sulla faccia oscura della luna e lì abbia costruito una flotta con cui nel 2018 si appresta a conquistare la terra.

L’impostazione del film è ironica e parodistica e cita alcuni film, dalla sfuriata della collaboratrice della Presidentessa degli Stati Uniti (parodia di Sarah Palin, candidata alla Presidenza) che riprende quella di Hitler nel  film La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler, alle divise degli astronauti nazisti che ricordano quelle dei soldati imperiali di Guerre Stellari (anch’esse ispirate alle uniformi naziste, del resto).

L’aspetto forse più divertente del film è vedere come in settant’anni in nazisti, vivendo in isolamento totale, abbiano mantenuto inalterato i loro usi e mode, pur essendosi concentrati in uno spasmodico tentativo di sviluppare una tecnologia spaziale, pur in assenza dell’elettronica, ritroviamo così giganteschi ingranaggi, intrichi di cavi elettrici, inefficienti e colossali computer anni ’50.

La vera debolezza dei nazisti (e ironia del film) si rivelerà la loro totale ignoranza di come sia evoluto il mondo.

Il risultato non è certo un capolavoro, ma è molto godibile e non manca di alcune trovate simpatiche, come quella di far sottoporre James Whashington, l’astronauta americano di colore, a un trattamento speciale per renderlo ariano (biondo e con gli occhi azzurri). Imperdibile per gli amanti dello steampunk e da vedere per chi ama l’ucronia e la fantascienza.

 

Firenze 19/10/2013

 

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