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ALIENI, ROBOT, L’ILIADE e SHAKESPEARE

Risultati immagini per ilium Dan SimmonsIlium” (2003) di Dan Simmons è sicuramente una lettura impegnativa e non solo per il numero di pagine (il mio e-reader ne contava 2425, 827 ne indica anobii), ma per la complessità dell’ambientazione e della trama e, soprattutto, per i salti continui tra generi letterari diversi come il romanzo storico e la fantascienza.

Oltretutto non parliamo neppure della più classica fantascienza, perché qui, in maniera meno marcata che nel ciclo di Hyperion, Simmons sfiora la fantareligione, mescola viaggi spaziali con viaggi nel tempo, ci parla di futuri e passati remoti, ci mostra un’epopea che attraversa secoli e millenni parlandoci della storia dell’umanità oltre il tempo storico. E il romanzo diviene persino ucronia, quando la vicenda omerica della guerra di Troia è stravolta, per seguire un nuovo, incredibile corso (Achille prevale su Agamennone e Menelao e guida gli achei, facendoli alleare con i troiani).

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Dan Simmons

Tutto ciò rende l’inizio della lettura (per alcune centinaia di pagine!) un po’ faticoso e soprattutto lascia disorientati, perché si fatica a capire dove tutto ciò porti e come mondi così diversi potranno a un certo punto trovare un percorso comune. Eppure lo trovano! Simmons riesce a ricondurre a unità ciò che sembrerebbe inconciliabile. Del resto anche la saga di Hyperion partiva con tante storie separate, che poi si ricongiungevano e si dilatavano verso un tempo lontano. Peccato che questo volume si interrompa, direi, sul più bello, lasciandoci con la curiosità di capire gli esiti di un evento che sta per verificarsi e che non posso che definire “inaudito”, cercando di non spolierare un finale pure troppo aperto.

Simmons, ancora una volta (come con Hyperion) si dimostra un grande creatore di universi letterari. I suoi mondi difficilmente si possono paragonare per ricchezza e fantasia a ben più scarne creazioni di altri autori. Ci perdiamo allora dietro a Dei greci che si “telequantano” (versione da fisica quantistica del teletrasporto), esseri umani che si spostano tramite fax (che li disintegrano per ricostruirli altrove), divinità potenziate da tecnologia nanotech, scoliasti esperti dell’Iliade che, trasportati dal nostro presente per volere di Zeus, studiano in diretta la guerra di Troia, rischiando di interferirvi, mutandola, nascondendosi come Harry Potter, con un Elmo che rende invisibili. Sappiamo bene che gli Dei greci erano soliti assumere sembianze di esseri umani o animali. Non “sapevamo”, però, che lo facessero “morfizzandosi” con una tecnologia quantistica, né che Atena usasse uno scudo di energia. Ci potremmo poi stupire di ascoltare due moravec, robot usati per la colonizzazione delle luneRisultati immagini per ilium Dan Simmons di Giove, che discutono di Shakespeare, Proust e Omero. Non dovremo, però, poi, stupirci se la scena si sposta dalla piana di Ilio all’Antardide o a un Marte terraformato e se Ulisse invece di incontrare Ciclopi e Sirene viaggia nel futuro e lo sentiamo persino spiegare come potrebbe essere un inverno nucleare da fall-out atomico. Ne ci dovremmo stupire di un futuro in cui gli uomini non sanno più leggere o di uno in cui si sono estinti persino i loro discendenti post-umani o di trovare miriadi di Piccoli Omini Verdi con biologia a base di clorofilla su Marte. E se i moravec discutono di Shakespeare, ecco che incontriamo oltre agli eroi omerici anche Prospero, Ariel e Calibano, in versione fantascientifica, partoriti da “La tempesta”. In Hyperion tutto girava attorno al poeta Keats, qui i riferimenti letterari sono un po’ più ampi.

Peccato che quando ci si cominciava a orientare in un tale mix (guazzabuglio?), la storia si interrompe e ci resta la voglia di proseguire leggendo il seguito, “Olympos” (2005), pubblicato in Italia in due volumi: “La guerra degli immortali” e “L’attacco dei Voynix”. Per inciso, i voynix sono strane creature, mezzi servitori, mezzi guardiani, di origine aliena.

LA GUERRA DI ODISSEO

Sono passati appena sei mesi da quando ho letto per l’ultima volta una riscrittura moderna (e italiana) della “Iliade” di Omero. Mi riferisco a “Iliade, Omero” di Alessandro Baricco. In questi giorni ho, invece letto, “Il mio nome è nessuno – Il giuramento”, il primo dei due volumi con cui Valerio Massimo Manfredi ripercorre la vita di Ulisse, prima e dopo i fatti della guerra di Troia. Sebbene i fatti narrati siano i medesimi, l’intento dei due autori è diverso e diverso è il risultato, sebbene in entrambi i casi apprezzabile. Baricco aveva l’intento di fare una sintesi dell’Iliade, per leggerla in pubblico. Manfredi ci mostra i fatti di Ilio con lo sguardo del più moderno dei suoi protagonisti: Odisseo. Manfredi, poi, in realtà, anche solo in questo primo volume (il secondo dovrebbe essere incentrato sulla “Odissea”) non ci parla esclusivamente dell’Iliade, ma la prima parte del volume ci racconta della gioventù di Ulisse e dei miti che lo hanno influenzato, primo fra tutti, il viaggio degli argonauti alla ricerca del Vello d’Oro, ma anche le imprese di Ercole. Miti che Manfredi non presenta come tali, ma come imprese eccezionali seppur non soprannaturali di uomini contemporanei o quasi di Odisseo. Solo raramente indulge al fantastico, ma solo per riferire di credenze, come quando racconta del nonno di Ulisse, creduto da chi lo conosceva un licantropo, spiegandoci razionalmente come questa credenza sia nata.

Dunque i romanzi di Manfredi e di Baricco hanno in comune l’aver spogliato l’epos omerico delle sue divinità e della sua antica magia, ma Manfredi è capace di rendergliene una rinnovata, più moderna, quella della narrazione di tempi e fatti a tutti ben noti ma così lontani nel tempo e nel sentire quotidiano da rivestirsi di un’aura esotica e arcaica.

Valerio Massimo Manfredi

Come già ho avuto modo di notare leggendo la trilogia su “Alexandros” o “Lo scudo di Talos”, Manfredi è un autore che ben conosce i fatti narrati, che scrive con leggerezza e precisione e non manca di saper dare quel tocco in più che trasforma la Storia in una buona storia da essere narrata (dove la scomparsa della maiuscola non vuol essere in senso negativo, ma solo differenziare l’oggetto dello studio degli storici dall’esercizio narrativo). Doti che non sempre si riscontrano in autori stranieri più famosi, che a volte indulgono nelle descrizioni “folcloristiche” o si limitano a descrivere i personaggi storici senza aggiunger loro alcuno spessore.

L’Odisseo di Manfredi, è invece personaggio che spicca tra gli eroi di Troia più di quanto si notasse nei versi omerici e viene quasi da pensare che il vero protagonista di quella guerra in fondo fu lui, più di Achille, Elena, Paride, Agamennone, Menelao, Aiace o altri. Solo che nella “Iliade” non era messo bene in luce. Quasi che attendessimo l’opera di Manfredi per illuminarlo correttamente, sebbene fosse tutto già lì, nei versi di Omero.

 

RISCRIVERE L’ILIADE

Non è passato molto tempo dall’ultima volta che ho riletto l’Iliade in una traduzione classica, ma l’idea di leggerne una riscrittura sintetica (“Omero, Iliade”) realizzata da uno dei nostri migliori autori viventi mi ha incuriosito.

Alessandro Baricco ha, infatti, pubblicato un volumetto di 163 pagine nel quale riscrive e racconta uno dei libri più celebri e letti della storia dell’umanità.

L’intento è quello di trasformare il testo in qualcosa che possa essere letto davanti a un pubblico in sala in un tempo ragionevole. In tal senso, forse, il volume, pur sintetico per i contenuti trattati, mi parrebbe anche troppo esteso.

Nell’introduzione Baricco spiega di non aver tagliato quasi nessuna scena, tranne le apparizioni degli Dei. Scelta questa che rende il volume più snello e moderno, ma certo anche più lontano dal suo spirito originario.

Il maggior pregio di questo lavoro mi pare sia quello di fornire un testo gradevole e di veloce lettura che meglio di qualunque traduzione ci aiuta a calarci nella trama dell’Iliade. Pur avendo letto in vari modi questo libro, le sue tante digressioni mi hanno sempre reso difficile focalizzare la trama nelle sue linee essenziali. Questa versione è di grande aiuto in tal senso. Gli eventi, finalmente, si succedono con moderna regolarità e ogni cosa sembra estremamente chiara e semplice. Persino le battaglie si snodano con lineare precisione.

Insomma, un ottimo testo soprattutto per gli studenti più pigri che vogliono entrare facilmente tra queste pagine immortali o per chi, come me, si illude di conoscere questa storia ma voglia provare a vederla con una diversa angolazione o per chi voglia tornare a rivivere la più celebre delle battaglie ma non abbia il tempo per affrontare il testo integrale. Forse anche un’occasione per sentirsi spinti a leggerlo o rileggerlo in una traduzione più completa.

 

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