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LA PIÙ GRIGIA DELLE DISTOPIE

Risultati immagini per La strada McCarthyLa Strada” di Cormac McCarthy è grigia di cenere. “La Strada” di Cormac McCarthy è deserta e priva di vita. “La Strada” di Cormac McCarthy è pericolosa e cupa. “La Strada” di Cormac McCarthy non arriva da nessuna parte. “La Strada” di Cormac McCarthy ti colpisce al cuore come una lama che poi non voglia più uscire. Lungo “La Strada” di Cormac McCarthy ci sono solo un uomo e un bambino, senza nome, senza volto e senza età. L’uomo e il bambino percorrono da soli la loro via verso sud, attraverso luoghi senza nome, in un’epoca futura ma senza date. Loro stessi non hanno bisogno di un nome, dato che non ci sono altri con cui confonderli. Certo ci sono anche i “cattivi”, ma i “cattivi” non sono più umani, non “portano più il fuoco”, sono esseri spenti e malvagi, che mangiano i bambini ma anche gli adulti. Sono pochi ma pericolosi. Il bambino è figlio dell’uomo e l’uomo è il padre del bambino. L’uno è il mondo dell’altro. Se uno dei due dovesse mancare, l’altro non potrebbe andare avanti o così crede.

Il mondo che attraversano è il più grigio dei mondi distopici che si possa immaginare. C’è stata un’apocalisse ma non sono morti tutti subito. Cosa l’abbia causata non lo sappiamo. L’autore non ce lo dice e non importa. Potrebbe essere stata una catastrofe nucleare, ma non si parla di radiazioni, solo di alberi bruciati, cenere, asfalto che si è sciolto. Più probabilmente è stato l’effetto di un enorme meteorite o magari di una colossale eruzione, che ha rilasciato le sue ceneri ovunque, nascondendo il sole. Ma non importa. Fa sempre freddo. Troppo freddo. Un freddo fisico ma anche morale. L’uomo e il bambino viaggiano verso sud, alla ricerca del calore, ma continuano a gelare.

L’apocalisse si è verificata tempo fa. I sopravvissuti hanno fatto il resto. Hanno devastato, depredato, distrutto. Il cibo è finito e sono divenuti cannibali e cattivi. Anche se la rovina forse è stata opera della natura, il vero pericolo è l’uomo. L’uomo senza umanità. Un uomo troppo moderno nella sua mancanza di ideali e morale.

L’uomo e il bambino vanno avanti, anche se non c’è nulla in grado di alimentare la speranza, il piccolo fuoco che si portano dentro. Eppure continuano a cercare. Non sappiamo cosa. Forse il calore del sud, forse i “buoni”, forse un’oasi. In realtà sopravvivono e basta. Malamente. A fatica. A volte sembra che non ce la facciano.

La Strada - Il Film

La Strada – Il Film

La loro è una storia essenziale e primitiva e per questo la più vera e forte e amara e penetrante che si possa immaginare. Una storia così basilare da poter diventare eterna. Un piccolo capolavoro del genere più intenso che la letteratura conosca: un romanzo sulla sopravvivenza, come “Robinson Crusoe” di Defoe, come “La bambina che amava Tom Gordon” di King, come “Io sono Leggenda” di Matheson, come il ciclo di Ayla della Auel. Qui però c’è in più l’aggiunta di un mondo distopico agghiacciante, più cupo di quello di “Blade Runner” o di “Matrix”, descritto con un linguaggio scarno, con dialoghi in cui le virgolette non compaiono, quasi forse un inutile vezzo in una storia di privazioni come questa, in cui i luoghi sono così privi di umanità che dar loro un nome sarebbe inutile: gli scivolerebbe via come pioggia sulla cenere. E non ci sono neppure i capitoli, ma non ci si fa caso, perché non vorremmo mai smettere di leggere, non vorremmo mai fermarci, per paura di gelare anche noi. “La Strada” di Cormac McCarthy va percorsa fino in fondo. Non importa che non conduca a nessun lieto fine o a nessun evento risolutivo. Ugualmente bisogna andare avanti. Chi si ferma è perduto. Chi apre il libro non può chiuderlo fino a quando l’avrà finito e dopo… dopo gli resterà per sempre dentro. L’uomo e il bambino non potranno morire, perché saranno nel cuore di chiunque abbia letto la loro storia fredda e tagliente e aspra.

Cormac McCarthy

Cormac McCarthy

Una storia in cui il passato è sconosciuto, il futuro misterioso, il presente ridotto al piccolo mondo di due corpi in movimento lungo una strada. Due corpi mossi da una piccola fiammella. Una fiammella quasi invisibile, ma sufficiente a sciogliere il gelo che li circonda. Una storia in cui il lettore può immaginare quasi tutto se vuole, le ragioni e le forme dell’apocalisse, lo stato del mondo, il suo futuro, la vita dell’uomo (di cui sappiamo pochissimo), il nome dei protagonisti, i loro pensieri. Cormac McCarthy non ci dice quasi nulla. Anche per questo ha scritto un capolavoro: un romanzo che si lascia sognare da chi lo legge.

Firenze, 18/05/2011

 

Questo articolo è comparso anche sul n. 10 (“Apocalisse”) della rivista IF – Insolito & Fantastico.

 

Tra tutti i libri che ho letto nel 2011 e 2012, credo che questo sia il migliore.

CARI VECCHI VAMPIRI DI UN TEMPO ANDATO

Nicole Kidman - Stoker

Nicole Kidman – Stoker

Gli autori più recenti ci hanno abituato a convivere con vampiri che frequentano i licei, dall’aria affascinante, a volte persino di animo buono (e non parlo solo della saga di “Twilight). Fu, del resto, forse “Dracula di Stoker il primo vampiro a presentarsi con aspetto da gentiluomo, pur essendo un essere la cui malvagità prevaleva su ogni caratteristica positiva.

Ci dimentichiamo, allora, le origini di questa figura letteraria e leggendaria assieme. Ci dimentichiamo l’orrore che suscitava nei lettori ottocenteschi. Ci dimentichiamo le sue origini animalesche, la sua parentela con il pipistrello e, in particolare, con quella razza detta, appunto, vampiro.

vampiro

Vampiro

Ben venga allora l’opera meritevole di Antonio Daniele, critico esperto di narrativa gotica e già curatore della nuova edizione de “Il Vampiro” di Mistrali, il primo romanzo italiano sull’argomento. Daniele ha riunito nel volume “Vampiriana”, edito da Keres, otto racconti di altrettanti autori italiani, scritti tra il 1885 e il 1917, tutti antecedenti “Dracula”, che è del 1922, ma successivi all’opera di Mistrali, del 1869.

Tra gli autori ritroviamo persino Emilio Salgari, che si associa comunemente a storie di pirati e corsari, ma che aveva invece allargato la sua opera anche ad altri generi, come la fantascienza (vedi Le Meraviglie del Duemila) e il romanzo gotico.

A dir il vero anche il suo “Il Vampiro della Foresta” ha un sapore molto salgariano, a partire dall’ambientazione, che non è un castello dei Carpazi, ma una foresta pluviale dell’Uruguay. I protagonisti non sono dei gentiluomini inglesi, ma due avventurieri siciliani in cerca di fortuna e il vampiro è proprio un pipistrello succhia-sangue, ammaestrato da un indigeno, che per opera dell’animale cerca di scacciare gli invasori del suo territorio. Per estensione, nel racconto anche l’indigeno verrà definito vampiro.

Vampiriana - a cura di Antonio Daniele

Vampiriana – a cura di Antonio Daniele

Vedete, insomma, come possa essere diverso l’approccio al tema, rispetto alla saga della Meyer.

In “Vampiriana” troviamo poi due esempi di storie narrate da un pazzo, quella di Francesco Ernesto Morando,Vampiro Innocente”, e quella di Giuseppe Tonsi, “Il Vampiro”. Nel primo il narratore vendica la morte di una fanciulla uccisa dal fratello, un bambino-vampiro. Nel secondo il narratore finisce in manicomio per l’omicidio del direttore di una scuola, che sospetta di aver ucciso, vampirescamente, la figlia.

Chi parla di vampiri, insomma, non può essere capito o creduto e la sua sorte è il manicomio. Il vampirismo è, ancora, un fenomeno misterioso, non accettato e non accettabile. Le vittime sono bambini, ad accentuare l’orrore.

No, non ridere!” sono le prime parole di “Un Vampiro” di Luigi Capuana. Chi parla di vampiri, se non è preso per pazzo, nel XIX secolo, viene infatti quantomeno deriso. Poi il personaggio aggiunge “vengo da te appunto per avere la spiegazione di fatti che possono distruggere la mia felicità, e che già turbano straordinariamente la mia ragione”. Il vampirismo, anche qui, è visto come follia di chi lo descrive, come orrore che devasta la vita. Quello che segue è un dialogo tra un uomo di scienza e un poeta, con i diversi punti di vista che ci si può ben immaginare dalle due figure. Il vampiro descritto hai i tratti del fantasma, se non dello zombie. Si tratta di un marito morto che torna a perseguitare la moglie e il figlio.

Antonio Daniele

Antonio Daniele

Daniele Oberto Marrama, con il suo “Il Dottor Nero”, ci offre una storia che fa quasi pensare a “Il Ritratto di Dorian Gray” con un vampiro che sembra riprender vita attraverso un ritratto antico per tornare a vendicarsi dell’amata, colpevole di non averlo atteso dopo che egli è morto, sposandosi con un altro.

In queste due storie, appare dunque già la figura del vampiro-amante, anche se, rispetto ai racconti moderni, nel momento in cui l’uomo cessa di essere amante o marito diviene vampiro e non c’è mescolanza dei due momenti. L’orrore nasce dal fatto che chi prima amavamo ora è causa di paura, dolore e morte.

Un’altra trasformazione la troviamo nel sacerdote che si muta in vampiro descritto da Vittorio Martella nel suo “Il Vampiro”. Qui non è l’amato che diviene mostro, ma una figura rispettata e ritenuta buona, per sua natura e per ruolo, che si muta in malefica. L’ambientazione, come per Salgari, è nuovamente nelle foreste del Sudamerica.

Emilio Salgari

Emilio Salgari

Ne “Il Vampiro” di Giuseppe De Feo siamo quasi dalle parti degli esseri notturni che riemergono dalle tombe.

L’ambientazione, sebbene si svolga in Tripolitania, è egizia, come egizio è il vampiro, che, di notte, sembra prendere vita da un’antica statua sepolcrale.

Con “Vampiro”, Enrico Boni, ci offre, infine, un bell’esempio di una delle prime cacce a questi morti-viventi. Un gruppo di uomini si unisce e con i consigli di uno di loro, si reca a piantare un chiodo nel cuore di uno stregone che, dopo tempo, giace integro nella sua bara.

Se le vittime sono talora donne, mai lo sono, in questa antologia, i vampiri. Carmilla (racconto del 1872) di Le Fanu, la donna-vampiro, non vi trova imitatori.

Che queste creature della notte in quegli anni fossero ancora una novità, lo si desume, io credo, anche dalla frequenza con cui il termine “vampiro” compare nei titoli di questi racconti. Gli autori, evidentemente, non sentivano l’esigenza di differenziare particolarmente i loro personaggi da quelli esistenti. D’altra parte, però, il termine doveva essere già ben noto ai lettori e sufficiente a far capir loro di cosa si parlasse.

IL MONDO INSPIEGABILE DI LEM

L'indagine del Tenente Gregory - Stanislaw Lem

L’indagine del Tenente Gregory – Stanislaw Lem

Di Stanislaw Lem, il geniale autore ucraino nato a Leopoli, avevo già letto “Solaris” la descrizione di un incredibile pianeta pensante.

Ho quindi letto “L’indagine del tenente Gregory”. Se definire “Solaris” fantascienza è semplicistico (ma sono lavori come questo che la fanno “grande”), essendo un’opera che indaga i limiti e le possibilità della mente, analogamente un lettore superficiale potrebbe commettere l’errore di considerare “L’indagine del Tenente Gregory” un giallo. Leggendo si scopre che l’indagine riguarda la scomparsa di alcuni cadaveri. Non solo. Anche i loro misteriosi movimenti notturni. Eppure non siamo davvero dalle parti del romanzo gotico.

Più personaggi indagano assieme al Tenente e ciascuno dà il proprio contributo. In primis lo scienziato Sciss, che scopre che i movimenti dei morti sembrano legati da una sorta di regola matematica, che connette tra loro variabili all’apparenza poco rilevanti. Passi per la distanza e il tempo, ma cosa c’entrano la temperatura e il numero di morti per cancro?

Stanislaw Lem

Stanislaw Lem

Il capo della polizia trova una spiegazione empirica per giustificare la logica statistica di Sciss, ma neanche lui sembra crederci veramente.

Perché? Perché quello che scopre il tenente non è, come lui vorrebbe, un vero colpevole, ma l’incommensurabile Mistero della Natura. Scopre, e noi con lui, la pochezza dell’intelletto umano per spiegare dei fenomeni che saremmo portati ad ascrivere al soprannaturale, proprio perché le costruzioni scientifiche per giustificarli appaiono, alla fine, alla nostra mente troppo astratte e poco plausibili.

Stanislaw Lem

Stanislaw Lem

Come in Solaris gli studiosi dopo decenni si devono arrendere e rinunciare a comprendere la natura del pianeta pensante, così qui, nel loro piccolo, il Tenente e il suo capo, devono accettare l’inesplicabile.

Importante è dunque il monito che ci offre Lem con queste sue opere: non possiamo illuderci che la scienza possa spiegare tutto, non possiamo illuderci che la nostra piccola mente di primati possa comprendere il senso ultimo dell’universo. Dobbiamo accettare il Mistero e rinunciare a inscatolarlo in teorie matematiche o filosofiche.

Firenze, 25/01/2011

Leggi anche:

Solaris: due film e un romanzo per un pianeta pensante

UN’ESORDIENTE DA UN MILIONE DI COPIE

Amabili resti - Alice Sebold

Amabili resti – Alice Sebold

Amabili resti” è il primo romanzo scritto da Alice Sebold e il secondo libro da lei pubblicato dopo “Lucky” il resoconto dello stupro che l’autrice subì nel 1981. L’autrice è nata nel Wisconsin nel 1963. Aveva allora circa diciotto anni. “Lucky” viene pubblicato nel 1999. Nel 2002 esce “Amabili resti” e fa un milione di copie nel primo mese di edizione.

Com’è possibile? Da autore “minore” e conoscendo vari esordienti, so bene che non è assolutamente possibile azionare, in autonomia, un passaparola che porti a simili risultati in un mese (salvo nelle leggende metropolitane). Non con le normali risorse di un autore e di un piccola casa editrice italiana. Certo il mercato americano è diverso, ma il meccanismo del passaparola sui libri presuppone che uno lo legga, gli piaccia, lo suggerisca a qualcun altro e questo legga e passi parola. Immaginando una settimana media per la lettura di un simile libro, due settimane tra la fine del primo ciclo di letture e il secondo ciclo attivato dal primo passaparola, quando il secondo gruppo di lettori avrà finito la lettura, sarà finito il mese (a essere ottimisti). Si può pensare che la storia personale dell’autrice, che viene ripresa nel romanzo, possa aver stimolato un primo gruppo di lettori, ma quanti possono essere quelli, che senza l’esperienza di lettori precedenti possono aver provato il libro per primi? In Italia forse mille (e credo di essere ancora una volta ottimista). Facciamo finta che ognuno di questi abbia convinto, mediamente, tre lettori a testa (a qualcuno non sarà magari piaciuto e l’avrà anche sconsigliato). Alla fine del mese saremmo a quattromila copie.

Alice Sebold

Alice Sebold

Evidentemente qui c’è stato molto di più che uno spontaneo passaparola, pur considerando che il mercato americano è molto più grande del nostro. Mi incuriosisce dunque sapere quale sia stato l’investimento iniziale dell’editore per questo romanzo e come abbia fatto a ottenere un simile risultato in così poco tempo.

Quanto a capire perché “Amabili resti” sia stato scelto per essere pubblicato, non mi è difficile: la storia di una violenza, dei mutamenti che questa apporta nella vita di una famiglia è già di per sé argomento che può attirare un certo numero di lettori. Se per giunta c’è un elemento autobiografico, alcuni lettori penseranno che questo aggiunge credibilità. Bisogna poi aggiungere che il Punto di Vista è quanto mai particolare, in teoria un po’ macabro, ma trattato con leggerezza: si narra di una violenza sessuale su una quattordicenne, culminata in un omicidio, il tutto narrato dalla vittima, Susie Salmon, ormai morta che osserva la vita dei propri familiari e amici, nonché del suo assassino, da un Cielo speciale, che non ha nulla dell’Aldilà cristiano o di altre fedi.

Trama dunque stimolante.

Come scrivevo, poi, il tocco narrativo non è quello dell’horror, come potrebbe essere, ma ha la leggerezza e l’allegria che può avere una vicenda descritta da una ragazzina, con ancora tanta voglia di vivere e amare, sebbene sia ormai morta. Sembra che io stia parlando della protagonista di una storia di vampiri. Non è così, ma forse si toccano corde simili: l’amore impossibile di una morta per i vivi.

Difficile, poi, leggendo, non lasciarsi emozionare dal dolore di questa famiglia cui è stato strappato via brutalmente un pezzo, dal triste stupore di questa morta, cui non basta la pace del suo bel Cielo.

Quello che mi è parso un po’ mancare è lo sviluppo della vicenda dell’assassino. Quel George Harvey, che sappiamo bene essere un maniaco e un pluriomicida e che continuiamo a veder sfuggire alla giustizia, ci fa un po’ rabbia. Verrebbe voglia di vedere un finalone in cui venga punito platealmente, non la sua morte casuale e naturale. Abbiamo qui invece una sorta di punizione divina, ma così blanda, che se fosse tale, allora dovremmo pensare che Dio punisce quasi tutti noi con la morte. Alice Sebold, del resto, di Dio non parla neppure nel Cielo di Susie Salmon, non sembra interessarle. La Giustizia umana fallisce e la Giustizia divina è assente.

Amabili resti - il film

Amabili resti – il film

Dato che si tratta di un bestseller vorrei fare anche qui la mia solita analisi degli ingredienti tipici dei libri di successo.

La trama: come già detto è avvincente, anche se poco adatta a svilupparsi tanto. Nella seconda parte diventa fiacca, perché alla fine ciò che conta (il delitto, le indagini e le reazioni dei parenti) lo abbiamo già visto all’inizio e andare tanto avanti negli anni, poco aggiunge alla lettura.

I personaggi: sono ben delineati, molti sono giovani e ispirano simpatia.

La paura: è neutralizzata dal fatto che sappiamo già quasi tutto e il narratore sta “in alto”, nel Cielo, lontano dai pericoli della terra.

Il mistero: idem come sopra. Il solo mistero è: “ritroveranno il corpo?” e “scopriranno l’assassino?” Ma all’autrice non interessa darci la soluzione.

Horror: la storia sarebbe anche un po’ macabra ma l’horror è annullato dal Punto di Vista.

La morte: qui ha un ruolo centrale, è la causa scatenante della narrazione e genera la voce narrante.

Il sentimento: non manca. C’è l’amore dei genitori verso la figlia, il loro amore reciproco in crisi, l’amore delle figlie per i ragazzini. Soprattutto c’è l’emozione per i sentimenti spezzati.

Conflitti minori trai personaggi con la presenza di “cattivi secondari”: pressoché assenti.

La magia: si parla di fantasmi e comunicazione tra vivi e morti.

Un mondo parallelo: è il Cielo in cui Susie “vive” la propria morte ovattata.

Un bambino isolato dal mondo: Susie è una ragazzina di quattordici anni che viveva in armonia con il mondo, ma che da questo è stata strappata via.

La lotta tra il Bene e il Male: c’è l’assassino e c’è il desiderio dell’amore, ma non c’è un vero conflitto trai due opposti. Sappiamo che Harvey è cattivo, ci sta antipatico o l’odiamo, ma nessuno lo combatte veramente e nessuno lo sconfigge. Né vince lui.

La spettacolarità: non molta, a parte forse la scena delle anime che di notte si sollevano dall’ospedale.

Rapporti parentali irrisolti: la morte di Susie mette in crisi il matrimonio dei genitori e porta la sorella a chiudersi.

La crescita: Susie vorrebbe crescere, ma il suo essere è congelato nel Cielo. Cresce allora attraverso la sorella, di cui segue la vita o attraverso Ruth, cui ruba persino il corpo.

La struttura: poco articolata.

L’ambientazione particolare: lo è il Cielo, ma il mondo terreno è comune e lì si svolge la maggior parte della scena

Un linguaggio speciale: assente.

L’amicizia: è importante.

Insomma ci sono alcuni degli “ingredienti magici” di un bestseller che avevo individuato qui parlando dei romanzi della Rowling. Siamo però piuttosto lontani dalla sua completezza.

Una cosa poi che mi lascia perplesso è che questo è un romanzo autobiografico, sebbene fortemente romanzato e reso fantastico da un tocco di sovrannaturale. Tendo infatti a dubitare un po’ degli autori che scrivono partendo da vicende personali. La paura è che esauriscano presto la vena creativa. La propria biografia (a meno che non si abbia una vita davvero straordinaria) è difficile che possa contenere troppe storie.

Aspetto dunque quest’autrice alla prova con qualcosa di completamente diverso.

Firenze, 13/10/2010

CARMILLA E ALTRE STORIE: QUANDO IL VAMPIRO DIVENTA DONNA

Joseph Sheridan Le Fanuè nato a Dublino (Irlanda) nel 1814 e morto nel 1873. A lui dobbiamo un interessante rivisitazione della figura del vampiro in un racconto del 1872 intitolato “Carmilla”, scritto dunque venticinque anni prima della pubblicazione di “Dracula” di Bram Stoker e cinquantasei anni dopo “Il Vampiro” di Polidori.
Si tratta probabilmente della prima versione femminile di questo non-morto apparsa in un’opera di narrativa moderna. Il racconto si presenta più articolato e psicologicamente evoluto del racconto di Polidori ma, non essendo un romanzo, ha una struttura più semplice di “Dracula”, e sviluppa la natura particolarmente sensuale della (apparentemente) giovane donna-vampiro.
Bisogna però dire che gli elementi fondamentali di questa figura sono gli stessi che avevamo notato in Polidori, solo che volti al femminile: è di aspetto e origini nobili, ha modi misteriosi (nasconde il proprio passato), ha un grande fascino e un incredibile potere di seduzione, cerca il sangue di una giovane donna, inganna un’altra fanciulla (in Polidori un gentiluomo) che si illude di poter essere sua amica.
In Polidori è meno chiaro, ma qui la donna-vampiro ha chiaramente la capacità di rimanere giovane e immutata per vari decenni e, infatti, viene ritrovato un ritratto antico la cui somiglianza con Carmilla stupisce la protagonista (ma non suo padre).
Compaiono però alcuni elementi nuovi, che ritroveremo in seguito, ad esempio in Dracula: i denti aguzzi, il fatto di dormire in una tomba, di assentarsi per lunghe ore, una dieta che comincia a essere sospetta.
Carmilla non sembra avere un particolare bisogno di sangue umano, nel senso che Le Fanu non dice che le sia impossibile vivere senza, ma se ne nutre, a volte colpendo velocemente, altre volte seducendo lentamente la propria vittima.
L’ambientazione, questa volta, è la Stiria (in Austria) e ci avviciniamo dunque un po’ ai Carpazi di Stoker, rispetto all’Inghilterra di Polidori.
 
Quello che rende particolare questo racconto è una certa natura lesbica del rapporto di Carmilla con le propria vittime. Si tratta di un racconto ottocentesco, percui non aspettatevi scene di sesso né passioni travolgenti, però Carmilla bacia teneramente la sua vittima, si infila nel suo letto e questa è affascinata da lei, anche se il padre della protagonista non vede in questo rapporto nulla di più di un’intensa amicizia femminile.
 
Ho letto “Carmilla” in un volume edito da Newton Compton, (nella collana Biblioteca Economica Newton, che vanta prezzi davvero competitivi) intitolato “Carmilla e altri racconti di fantasmi e vampiri”. Edizione curata da Gianni Pilo, che riunisce oltre alle 55 pagine del racconto principale, che chiude il volume, altri quattordici racconti che parlano di fantasmi (“Il testamento del gentiluomo Toby”, “Il dissoluto Capitano Walshave di Wauling”, “Il fantasma della signora Crowl”), non-morti e morti viventi (“Schalken il pittore” e “La notte alla Locanda della Campana”), case infestate (“Cronaca di alcune stranezze occorse in Augier Street”), quadri che prendono vita (“Il fantasma e il conciaossa”), una strana mano, che mi ha fatto capire da dove, forse, derivi la famosa Mano della Famiglia Addams (“Racconti di fantasmi della Tiled House”), misteriosi animali (“Il gatto bianco di Drumgunniol”), assassini (“La cugina assassinata”), demoni (“La persecuzione”, “Il Patto con il Diavolo”), visite all’inferno (“Il sogno dell’ubriaco”) e processi onirici infernali (“Il Giudice Harbottle”).
 
L’intero volume è ancora oggi una piacevole lettura per gli amanti del genere, anche se lo stile è decisamente quello del XIX secolo, con frasi introduttive e rassicurazioni al lettore sulla veridicità dei fatti raccontati e l’attendibilità delle fonti, e per noi risulta ormai difficile spaventarsi.
 
Firenze, 18 Giugno 2010
 
Joseph Sheridan Le Fanu è nato a Dublino (Irlanda) nel 1814 e morto nel 1873. A lui dobCarmilla - Le Fanubiamo un interessante rivisitazione della figura del vampiro in un racconto del 1872 intitolato “Carmilla”, scritto dunque venticinque anni prima della pubblicazione di “Dracula” di Bram Stoker e cinquantasei anni dopo “Il Vampiro” di Polidori.
Si tratta probabilmente della prima versione femminile di questo non-morto apparsa in un’opera di narrativa moderna. Il racconto si presenta più articolato e psicologicamente evoluto del racconto di Polidori ma, non essendo un romanzo, ha una struttura più semplice di “Dracula”, e sviluppa la natura particolarmente sensuale della (apparentemente) giovane donna-vampiro.
Bisogna però dire che gli elementi fondamentali di questa figura sono gli stessi che avevamo notato in Polidori, solo che volti al femminile: è di aspetto e origini nobili, ha modi misteriosi (nasconde il proprio passato), ha un grande fascino e un incredibile potere Carmilla - Le Fanudi seduzione, cerca il sangue di una giovane donna, inganna un’altra fanciulla (in Polidori un gentiluomo) che si illude di poter essere sua amica.
In Polidori è meno chiaro, ma qui la donna-vampiro ha chiaramente la capacità di rimanere giovane e immutata per vari decenni e, infatti, viene ritrovato un ritratto antico la cui somiglianza con Carmilla stupisce la protagonista (ma non suo padre).
Compaiono però alcuni elementi nuovi, che ritroveremo in seguito, ad esempio in Dracula: i denti aguzzi, il fatto di dormire in una tomba, di assentarsi per lunghe ore, una dieta che comincia a essere sospetta.
Carmilla non sembra avere un particolare bisogno di sangue umano, nel senso che Le Fanu non dice che le sia impossibile vivere senza, ma se ne nutre, a volte colpendo velocemente, altre volte seducendo lentamente la propria vittima.
L’ambientazione, questa volta, è la Stiria (in Austria) e ci avviciniamo dunque un po’ ai Carpazi di Stoker, rispetto all’Inghilterra di Polidori.
 
Le Fanu Quello che rende particolare questo racconto è una certa natura lesbica del rapporto di Carmilla con le propria vittime. Si tratta di un racconto ottocentesco, percui non aspettatevi scene di sesso né passioni travolgenti, però Carmilla bacia teneramente la sua vittima, si infila nel suo letto e questa è affascinata da lei, anche se il padre della protagonista non vede in questo rapporto nulla di più di un’intensa amicizia femminile.
 
Ho letto “Carmilla” in un volume edito da Newton Compton, (nella collana Biblioteca Economica Newton, che vanta prezzi davvero competitivi) intitolato “Carmilla e altri racconti di fantasmi e vampiri”. Edizione curata da Gianni Pilo, che riunisce oltre alle 55 pagine del racconto principale, che chiude il volume, altri quattordici racconti che parlano di fantasmi (“Il testamento del gentiluomo Vampira. Illustrazione di Luca Oleastri per Il Settimo Plenilunio - www.innovari.itToby”, “Il dissoluto Capitano Walshave di Wauling”, “Il fantasma della signora Crowl”), non-morti e morti viventi (“Schalken il pittore” e “La notte alla Locanda della Campana”), case infestate (“Cronaca di alcune stranezze occorse in Augier Street”), quadri che prendono vita (“Il fantasma e il conciaossa”), una strana mano, che mi ha fatto capire da dove, forse, derivi la famosa Mano della Famiglia Addams (“Racconti di fantasmi della Tiled House”), misteriosi animali (“Il gatto bianco di Drumgunniol”), assassini (“La cugina assassinata”), demoni (“La persecuzione”, “Il Patto con il Diavolo”), visite all’inferno (“Il sogno dell’ubriaco”) e processi onirici infernali (“Il Giudice Harbottle”).
 
L’intero volume è ancora oggi una piacevole lettura per gli amanti del genere, anche se lo stile è decisamente quello del XIX secolo, con frasi introduttive e rassicurazioni al lettore sulla veridicità dei fatti raccontati e l’attendibilità delle fonti, e per noi risulta ormai difficile spaventarsi.
 

Firenze, 18 Giugno 2010
 

  Leggi anche:

Perché scrivere di vampiri e licantropi nel terzo millennio?
– "Il vampiro" di John W. Polidori
– "Il Vampiro" di Franco Mistrali
– "Dracula di Bram Stoker
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IL PICCOLO DRAGO DI STOKER

Dracula - Bram StokerIl romanzo “Dracula” di Bram Stoker, fece la sua comparsa nelle librerie il 26 maggio 1897, ottantuno anni dopo la scrittura de “Il vampiro” di Polidori e centotto anni prima di Twilight. Cronologicamente si pone dunque a metà della storia del romanzo gotico con protagonisti i vampiri, ma è sicuramente l’opera più nota di questo genere e quella cui maggiormente gli autori successivi si sono rifatti in seguito.
Dracula” (che significa in realtà “piccolo drago”) è diventato sinonimo di vampiro. Se Polidori aveva delineato molti dei caratteri fondamentali del personaggio, Stoker completa l’opera, dotando il Conte Dracula di poteri sovrannaturali quali la capacità di mutare forma (assumendo, in particolare, quella di pipistrello e di nebbia), la forza sovrumana e l’agilità estrema (è capace di arrampicarsi a testa in giù per i muri del castello).  Come per Polidori, anche per Stoker il vampiro necessita del sangue umano per sopravvivere. Le sue vittime sono attratte da lui e, alla fine, si mutano in Bram Stokervampiri.
Stoker ci mostra anche molte delle debolezze del vampiro: la sua mente è tornata infantile e impiega secoli per tornare a capacità intellettuali da adulto. I suoi poteri di trasformazione di giorno non esistono e dopo l’alba è costretto a tornare a dormire su terra sconsacrata. Vive, da non-morto, in eterno, ma si consuma per la mancanza di sangue e può essere ucciso mediante il taglio della testa e un paletto piantato nel cuore. L’ostia e le croci lo tengono lontano e gli impediscono persino di tornare nella sua terra sconsacrata.
Il romanzo di Stoker non è però solo interessante, come potrebbe essere il caso di Polidori, per la sua rilevanza nella storia di questo genere di romanzi, ma anche perché è una bella narrazione, che si legge con piacere ancora oggi, a oltre un secolo di distanza da quando fu scritta.
Certo ha molte delle caratteristiche del romanzo razionalista ottocentesco, ma si caratterizza anche per una struttura narrativa di un certo interesse, per l’alternarsi delle voci narranti e delle forme narrative. Si passa, infatti, dalle pagine del diario di Johnatan Harker, alle lettere di Mina e Lucy, ai diari degli altri personaggi. Non mancano poi alcuni brani che assumono addirittura la forma del telegramma o della nota.
 Il Conte DraculaDi discreto spessore poi sono i vari personaggi e memorabile rimane la figura del Dottor Van Helsing, al punto che ci si domanda chi sia veramente il protagonista di questa storia: il Conte Dracula o uno dei suoi avversari.
Mi ha colpito la forte razionalità di Stoker nel descrivere una vicenda così innaturale. Mi chiedo come avrebbe potuta descriverla un autore quasi contemporaneo ma più visionario come Lovecraft. La componente religiosa è importante e contribuisce a chiarire senza troppi dubbi dove sia il male e dove il bene, cosa che con vampiri a noi temporalmente più vicini si è un po’ persa: per Stoker il vampiro (e con lui le sue vittime) è un dannato, un essere per il quale la morte non può che essere un sollievo.
 
Un appunto in merito alla mia edizione (Barbera Editore): c'è qualche refuso di troppo e non sono stato troppo convinto dalla scelta di tradurre il cockney con sgrammaticature.
 
Firenze, 08/04/2010

Leggi anche:

Perché scrivere di vampiri e licantropi nel terzo millennio?
– "Il vampiro" di John W. Polidori
– "Il Vampiro" di Franco Mistrali
Tutti i post su "Il Settimo Plenilunio"
"Karpat Infinite Love" di Karinee Price
Vampiri – N. 5 di IF – Insolito & Fantastico
Oltretomba – N. 2 di IF – Insolito & Fantastico
"Il Settimo Plenilunio <!–

–>" di Carlo Menzinger, Simonetta Bumbi e Sergio Calamandrei
"Bestiario stravagante" di Massimiliano Prandini
"Twilight" di Stephenie Meyer – l'amore ai tempi dei vampiri
"Werewolf" di Francesca Angelinelli
  <!–

–>Il Conte Dracula  

L'amore ai tempi dei vampiri

Edward e Bella in TwilightQuando l’anno scorso è stato pubblicato il romanzo curato e in parte scritto da me “Il Settimo Plenilunio”, che narra la storia di un’umana fidanzata con un licantropo e che s’inamora di un vampiro, mi è parso giusto leggere finalmente “Twilight” di Stephenie Meyer, storia che, in estrema sintesi potrebbe somigliare a quella del nostro romanzo. Quando l’abbiamo scritto (nel 2007) ne ignoravamo (siamo tre autori) l’esistenza, trovo dunque curioso ritrovarci alcune somiglianze, sebbene gli intenti dei due romanzi siano assai diversi.
Questo del resto è abbastanza scontato, quando si scrive una storia di “genere”. Il romanzo gotico, poi, ha regole e canoni ben più stringenti di altri generi letterari ed è facile che due storie abbiano alcuni punti in comune. Parlerò altrove delle somiglianze con “Il Settimo Plenilunio”. Qui vorrei dire invece solo di “Twilight”.
Quello che la Meyer ha fatto di originale con questo libro è stato di trasformare una storia gotica, tradizionalmente fatta di paura, orrore, magari disgusto e, certo, passione, in una storia d’amore adolescenziale.
Con questo non intendo fare una notazione negativa. Semplicemente constato un’innovazione nel genere e una sua interesante miscela con il romanzo rosa e con il romanzo adolescenziale.
I vampiri che ne escono fuori sono dei ragazzi bellissimi, che vivono isolati all’interno della scuola, ignorando gli altri e ignorati da tutti, sino al ritorno nell’umida Forks, di una ragazzina imbranata ma attraente di nome Bella. Noto per inciso il ricorso a un’ambientazione scolastica per una storia con personaggi fantastici, come in Harry Potter.
Per qualche strana alchimia, scoppia l’amore tra il bel vampiro e la ragazzetta.
I vampiri vivono tutti assieme e hanno deciso di rinunciare al sangue umano, oltre che bellissimi (come mai?) sono anche fortissimi, velocissimi e ognuno ha poteri particolari come leggere nel pensiero, prevedere il futuro, cambiare le emozioni degli altri. Insomma più che dei vampiri sembrano dei supereroi. E non dormono in bare (non dormono affatto) e non si sciolgono al sole (ma diventano luminosi!).
Certo non tutti i vampiri sono buoni e virtuosi come loro e un giorno arrivano a Forks anche quelli cattivi, allora, da bravi supereroi i vampiri buoni difenderanno la ragazzina imbranata e la sua famiglia ignara.
Tutto ciò avrà, come sappiamo, sviluppi in vari altri volumi, per ora quattro, credo, in cui avrannoStephenie Meyer   la loro parte anche alcuni licantropi, tra cui il giovane Jacob che già qui rende geloso il buon vampiro Edward e che si sta già innamorando, un po’, della sprovveduta e incosciente Bella.
Si assite alla nascita, difficoltosa, di un amore. Il finale si immagina, ma viene ritardato sempre più, per la gioia delle lettrici, credo. Gli amori contrastati sono sempre interessanti. In questo caso la difficoltà più grande viene dall’interno della coppia, dal loro essere decisamente male assortiti, dalla paura di Edward Cullen di risvegliare i propri istinti predatori e di divorare per sbaglio la sua amata, la cui fragilità, rispetto ai suoi superpoteri, è tale che potrebbe ucciderla con una sola mano.
C’è poi l’angosciante tema dell’immortalità: che senso a vivere in eterno, se si deve vivere soli? Meglio vivere e morire presto umanamente o vivere in eterno da dannati? Certo altri vampiri conosciuti in letteratura avevano l’aria più sfigata di Edward, che invece non sembra passarsela male, con una bella villa, belle macchine (ne spunta sempre una nuova) e un gruppetto di amici con cui giocare a baseball. Si capisce che anche Bella abbia voglia di diventare un vampiro: mica gli si prospetta di abitare a casa Adams o in un reliquario di un castello cadente pieno di ragnatele e ratti. I tentativi di Edward di convincerla che è meglio essere mortali non la persuadono affatto. Forse sarebbe bastato mostrargli che viveva, da bravo vampiro di una volta, in un bel cimitero infestato di spettri e si sarebbe data una calmata.
Una storia, comunque, ben scritta e piacevole, adatta soprattutto per un pubblico di ragazzine ma leggibile da tutti.
 
Leggi anche:

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– "Il vampiro" di John W. Polidori
– "Il Vampiro" di Franco Mistrali
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Tutti i post su Il Settimo Plenilunio
"Karpat Infinite Love" di Karinee Price
Vampiri – N. 5 di IF – Insolito & Fantastico
Oltretomba – N. 2 di IF – Insolito & Fantastico
Il Settimo Plenilunio di Menzinger, Bumbi e Calamandrei  di   <!–

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"Bestiario stravagante" di Massimiliano Prandini
"Werewolf" di Francesca Angelinelli <!–

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ALLA RICERCA DELL’ETERNITÀ

 

Fred Vargas - Nei boschi eterniAmo leggere un po’ di tutto ma i gialli non mi ispirano mai molto. “Nei boschi eternidi Fred Vargas, Edizioni Einaudi, però sebbene, innegabilmente, appartenga a questa categoria, mi è piaciuto.

Bisogna dire comunque che l’atmosfera non somiglia affatto a quella di genere (come me l’immagino io, almeno, nella mia ignoranza in materia). Fin dalle prime pagine si ha subito l’impressione di avere a che fare con un romanzo gotico, paranormale o magari horror.

Non per nulla si parla subito del fantasma di un’assassina. Il commissario Adamsberg percepisce poi la presenza di un’Ombra. Due delitti su cui indaga portano alla profanazione di altrettante tombe.

Sembrerebbe dunque di essere su un terreno assai poco razionale. Lo stesso protagonista, Adamsberg, poi segue ragionamenti tutti suoi, quasi un anti-Holmes per quanto appare guidato dalle emozioni piuttosto che dalla razionalità.

La trama però poi si sviluppa. Non direi che si appiana, perché l’autrice (si tratta di una donna,  Frédérique Audouin-Rouzeau, anche se scrive sotto lo pseudonimo di Fred Vargas) riesce a rendere la narrazione complessa e articolata, ma si dipana verso una soluzione meno irrazionale di quanto si potrebbe pensare, in un processo che mi è parso un po’ l’inverso di quello di “Ansia assassina.

Da brava giallista ci offre una sospettata, della cui colpevolezza restiamo convinti fino alle Fred Vargasultime pagine per poi scoprire che la verità è altrove, con un doppio cambio di prospettiva.

La trama si giova di un arricchimento continuo grazie alla comparsa di strane ricette per ottenere l’immortalità, “omicidi” di gatti e cervi, al riaffiorare di antichi conflitti infantili, che riportano al presente odii mai sopiti, e di amori dimenticati da vent’anni, che hanno però lasciato il segno.

I personaggi sono affascinanti e fantasiosi. Dal commissario un po’ lunatico, al “Nuovo” che parla in versi, alla poliziotta grassona e indistruttibile, all’esperta della scientifica specializzata in dissociazione, al coltissimo Danglard, braccio destro di Adamsberg, al commissario depresso, alla “congrega degli uomini”, al bambino Tom, al gatto Palla, lento e pigro, tutti contribuiscono a trasformare questo romanzo in qualcosa di più di un semplice giallo, in una vera opera di letteratura, che merita senz’altro molta attenzione. Finalmente un romanzo originale e fantasioso.

Il tutto poi pare sia arricchito ulteriormente dai vari giochi di parole che nella traduzione italiana  non ho potuto gustare (ad esempio, il titolo “Nei boschi eterni”, in francese significa anche “nei palchi eterni” e “nei legni eterni”, traduzioni valide e significative, come si potrà capire leggendo il libro).

Consigliatissimo.

Firenze, 16/02/10


 

CREATURE INQUIETANTI

Bestiario stravagante - Massimiliano PrandiniChe piacere quando si scopre un bel libro. Il piacere è doppio quando il libro è edito da una casa editrice minore e l’autore è poco conosciuto. Da un besteseller o da un classico mi aspetto, infatti, sempre il massimo ma a volte vengo deluso. Da un autore che vende le copie a decine e non a migliaia o milioni ci si aspetta forse meno, ma spesso i suoi libri sono degni di quelli più celebri.
Un esempio di bella sorpresa è stato per me “Bestiario stravagante” di Massimiliano Prandini, edito da Damstar.
Devo dire che il titolo mi aveva tratto un po’ in inganno. Mi aspettavo un libro che parlasse di animali buffi o al più mitologici o magari un “bestiario” di uomini stravaganti, di tipi strani, eccentrici, bizzarri (secondo il senso etimologico del termine).
Non è questo il caso. Forse un titolo più appropriato sarebbe stato “Creature inquietanti”. Protagonisti di questa raccolta di tredici racconti sono, infatti, vampiri, licantropi, zombie, alieni e altri esseri mostruosi.
Nulla di nuovo sotto il sole, dirà qualcuno, ma non è così. Il bravo Prandini si dimostra capace di muoversi con disinvoltura nei cliché di genere, creando delle storie che hanno una loro originalità.
Sarà che le storie con finale a sorpresa e paranormale mi stimolano sempre, ma questi racconti sono stati per me come delle ciliegie: uno tirava dietro l’altro e appena avevo finito di leggerne uno, mi chiedevo subito: “chissà cosa avrà inventato questo Prandini per il prossimo”.

Si comincia con un racconto apocalittico ambientato in uno scenario che mi ricorda “IlVampira. Illustrazione di Luca Oleastri - www.innovari.it per Il Settimo Plenilunio  deserto dei Tartari” di Buzzati, con un fortilizio nel deserto da cui si attende un arrivo misterioso. Solo che qui, a differenza che nel romanzo di Buzzati, qualcuno arriva e il finale fa sorridere per la sua arguzia.
Il secondo racconto ha i toni di un vero horror, con equilibrati messaggi iniziali che preparano l’atmosfera e un agghiacciante mostro alieno degno del miglior horror.
Nel terzo, nell’ottavo e tredicesimo racconto, Prandini gioca con la realtà e l’illusione.
Nel quinto racconto gli intrighi amorosi di tre coppie mal mescolate si trasformano in un preparato finale da zombie.
Eccezionale la quinta prova, per come riesce a innovare il canone dei racconti sui licantropi e per la bella ambientazione.
Il sesto racconto mi fa quasi pensare a un prequel del nostro “Il Settimo Plenilunio” (romanzo collettivo illustrato di cui sono coautore e curatore) con la guerra economica dei vampiri e il progetto di realizzare un sangue alternativo.
Inquietante il cassonetto infernale della settima storia, che sembra quasi uscito dalla penna di Stephen King.
La nona, quasi una storia di fantasmi, ci parla della debolezza delle nostre percezioni.
Il decimo mostro che ci regala Prandini è finalmente un animale, un tenero cucciolo che si rivela essere l’emissario di un fantomatico e inquietante “Stato”, dai connotati leggendari e quasi infernali, creatura che, in base alle mie conoscenze, mi pare di totale invenzione dell’autore.
Licantropo. Illustrazione di Luca Oleastri - www.innovari.it per Il Settimo PlenilunioDavvero stravagante è l’undicesimo personaggio, che si cimenta in una buffa storia con un’agghiacciante sexy-doll futuristica.
Al dodicesimo capitolo affrontiamo l’ossessione e la follia umana negli affetti familiari.

Insomma 140 pagine da leggersi tutte d’un fiato, se ancora ce ne rimane dopo la lettura delle prime pagine, e un autore da tenere d’occhio.

Una curiosità: ho notato spesso i ringraziamenti finali nei bestseller, in cui vengono citate decine di nomi, facendo la considerazione che con un ampio staff, scrivere un buon libro sia più facile.
Anche Prandini, cosa insolita per un autore “poco noto”, fa i suoi ringraziamenti a ben una decina di persone e a un intero gruppo, quello del laboratorio di scrittura collettiva Xomegap, di cui è uno dei fondatori. Insomma, anche qui l’unione fa la forza, a quanto pare e si conferma che le esperienze di scrittura collettiva aiutano di sicuro la maturazione di ogni autore.

Firenze, 03/04/2011

IL PRIMO VAMPIRO ITALIANO

Il Vampiro - Franco Mistrali - Antonio Daniele Grazie al mio incontro con Antonio Daniele sulle pagine del numero di IF dedicato ai Vampiri, cui abbiamo collaborato entrambi, ho avuto modo, dialogando nel web, di scoprire il raro libello curato dal medesimo Daniele e scritto da Franco Mistrali Il Vampiro – Storia vera”.
Come si legge in quarta di copertina, questo volume, edito ora da Keres, anticipa di un trentennio il Dracula di Bram Stoker e di tre anni La Carmilla di Le Fanu, essendo stato pubblicato per la prima volta nel 1869. Rappresenta dunque uno dei primissimi romanzi di vampiri della letteratura italiana ed è uno trai primi in assoluto, seguendo solo di pochi decenni “Il vampiro” di John Polidori e quello di Lord Byron, entrambi del 1816.

Il Barone Franco Mistrali (1833-1880) fu un personaggio eclettico e interessante. Scrittore,  garibaldino, anticlericale, pubblicò vari romanzi – spesso storici – diresse e fondò riviste, fu oggetto di scandali e incarcerato.
Il Vampiro” è opera romantica ma che ancora fortemente risente degli influssi neo-classici, come si può notare dalle abbondantissime citazioni letterarie presenti. L’autore Franco Mistrali stesso (pag. 67) arriva così a scusarsi dal “nuovo stile”:
I narratori classici grideranno al barocchismo, ma li lasceremo gridare: le grammatiche sono una gran bella cosa, ma vi è qualche cosa che sta sopra tutti i codici  a tutte le regole: la musica di Rossini quando comparve fu dichiarato che violava i regolamenti: non ci è che dire: i pedanti trovavano le violazioni sulla partitura e le segnavano con tanto di croce: il pubblico applaudiva: Shakespeare anche cotesto è un gran violatore di regole: Voltaire che pure avea talento, lo chiamavano barbaro saltimbanco: ma i drammi del barbaro seppelliranno tutte le tragedie del classico: a me basta che nelle evoluzioni che andrò facendo in questa curiosa storia, non mi manchi l’indulgenza del lettore: chi mi ama mi segua.
Da buon autore di romanzi storici Mistrali ci offre un’ambientazione precisa e alcuni personaggi storici compaiono da protagonisti, in primis il Principe di Monaco, che con il narratore e l’ispettore Ledru al suo servizio, indaga sulle misteriose vicende narrate, ma anche lo Zar di Russia, causa di tutte le vicende narrate.
Si tratta, infatti, di un indagine su strani fatti, che al narratore fanno subito pensare a vicende di vampiri, e che coinvolgono la nascita di figli illegittimi del medesimo Zar.  vampiroDietro al mistero ci sono storie di vendette e su tutto il racconto si muove un misterioso personaggio, dall’aspetto vampiresco, che muta più volte nome e identità.
Compare, infine, una setta di vampiri. Ci sono esperimenti di alchimia e l’esperimento sul sangue (pag. 224) porta a conclusioni che ricordano, seppur romanticamente, quelle della moderna clonazione.
La vita vive nel sangue ed ogni gocciola del fluido rubicondo trae seco un atomo vitale. Se noi potessimo avere conservato del sangue di Sesostri o di Faraone, noi avremmo in esso un atomo vivo della loro vita, una fibra dell’anima loro, un’eco degli affetti e delle passioni che li dominavano”.
Più che alle teorie sul vampirismo, il romanzo sembra far riferimento a quelle pitagoriche sulla reincarnazione e di vampiri, in realtà, in queste pagine non se ne incontrano mai, salvo quelli della Setta, che tali non sembrano veramente. Di loro però si parla. Una particolarità delle creature della notte immaginate da Mistrali è che non mordono le loro vittime sul collo, ma sul petto, vicino al cuore.
Si tratta, però, più che altro di un giallo con tinte gotiche, con un mistero da risolvere e  svelare, e in cui non mancano riferimenti alla vita del tempo e piccole osservazioni o critiche sociali come la seguente (pag. 25): “la civiltà invece dovrebbe realizzare l’ideale della libertà anche nelle tasse, e pertanto gli inglesi sostengono che in fatto d’imposte l’ideale è la generalizzazione del tributo indiretto: fuma chi vuole, beve chi vuole, consuma chi vuole oggetti di lusso: ma non mangia chi vuole.
Lo stile narrativo è decisamente ottocentesco e così pure la grammatica dove, ad esempio, le prime persone dell’imperfetto finiscono sempre in “a” (“io aveva paura”) e si eccede nell’uso dei doppi punti, sebbene il curatore abbia parzialmente provveduto a modernizzare la punteggiatura originaria.
Romanzo dunque imperdibile per chi voglia conoscere e approfondire la storia del romanzo gotico, piacevole souvenir per chi ami esplorare la letteratura del XIX secolo, curioso libello per chi cerchi una testimonianza della storia europea e, cosa quanto mai rara, leggere una storia che sia ambientata nel ristretto Principato di Monaco.
Completano il volume la pregevole  introduzione del curatore Antonio Daniele e le interessanti note sull’autore. 
 vampiro

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