Posts Tagged ‘Olga Tokarczuk’

I VIAGGIATORI E L’ARTE DELLA CONSERVAZIONE DEI CORPI

Risultati immagini per olga tokarczuk

Olga Tokarczuk (Sulechów, 29 gennaio 1962)

A seguito dell’assegnazione del doppio premio nobel per la letteratura (2018 e 2019 quest’anno in un colpo solo), proseguo la mia scoperta dei premiati con un secondo libro della polacca (Premio nobel 2018) Olga Tokarczuk (Sulechów, 29 gennaio 1962), di cui ho letto poco fa “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” (2009), che mi aveva lasciato nel complesso abbastanza soddisfatto della lettura.

Ho affrontato ora il più corposo “I vagabondi” (2007), un’opera che stento a classificare tra romanzo, antologia di racconti, riflessioni personali e, se vogliamo, talora, riflessioni di viaggio. Si presenta, infatti, con una moltitudine di situazioni e di storie, anche di epoche e luoghi molto diversi, che non si concludono come un racconto, ma riprendono più avanti nel volume.

È stato definito un libro che parla del concetto di viaggio (“beato è colui che parte”; “lo scopo di ogni pellegrinaggio è un altro pellegrinaggio”). Vi compare, in un certo modo la distinzione tra viaggiatori, pellegrini, migranti, vagabondi e flaneur che tanta centralità aveva ne “La società dell’incertezza” (1999) di Zygmunt Bauman, ma non esaminata in modo così sistematico come nel saggio del filosofo polacco. Essendo entrambi dello stesso Paese, tendo a pensare che la Tocarczuk ne sia stata influenzata.

Il libro comincia davvero alla grande, attorno a una bambina, e sembra quasi di essere in un romanzo di Stephen King:

Sono una bambina. Sto seduta sul davanzale circondata da giocattoli buttati sul pavimento, torri di cubi crollate, bambole con occhi sbarrati. La casa è in penombra, l’aria nelle stanze pian piano si raffredda e si fa sempre più buio. Qui non c’è più nessuno; sono usciti tutti, spariti, si sentono ancora le loro voci affievolirsi, lo strascichio dei loro piedi, l’eco dei passi e le risate in lontananza. Fuori dalla finestra i cortili sono vuoti. L’oscurità scende con dolcezza adagiandosi su tutto come rugiada nera.

La cosa peggiore è l’immobilità: densa e visibile nell’aria fredda del crepuscolo e nelle luci flebili delle lampade al sodio che, ad appena un metro di distanza, si insabbiano nel buio.

Non succede nulla, la marcia dell’oscurità si ferma davanti alla porta di casa, tutto il frastuono si placa e crea una pellicola spessa come quella sul latte che si raffredda”.

E

“Quella sera ho scoperto per caso il limite del mondo, giocando, senza volerlo. E l’ho scoperto perché per un attimo mi hanno lasciato sola, incustodita. Naturalmente mi sono ritrovata in trappola, bloccata.”

Olga Tocarczuk, però, non è King e non sviluppa in alcun modo questa splendida atmosfera. Il libro parte presto per altre strade.

Molto più avanti la storia riprende temi avvincenti, come nella storia del medico seicentesco senza una gamba che fa esperimenti sulla propria gamba recisa, con quell’incredibile collezione di creature anomale conservate, con le riflessioni sui diversi sistemi di conservazione dei corpi dalla plastinizzazione all’imbalsamazione, con le riflessioni sul corpo, sulla sua materialità, sulle dissezioni, con la storia di Angelo Soliman, fatto impagliare dall’imperatore d’Austria e poi finito alla corte dello zar, dove la figlia lo reclama indietro.

Il volume, infatti, oltre a parlare del viaggio nelle sue diverse accezioni, parla molto anche del corpo. I due temi si toccano, quando affronta l’argomento del contatto fisico tra viaggiatori, costretti a lungo in ambienti ristretti.

Se parla di corpi, come detto, spesso sono corpi morti. Si parla, dunque, anche del viaggio estremo.

Parlando di viaggio, poi, non si può non parlare di tempo.

Ampio spazio è anche dato alle mappe (e non posso non pensare alle riflessioni in merito di Paolo Ciampi ne “Il sogno delle mappe”) e alle guide di viaggio: “Anch’io, nella mia ingenuità giovanile, avevo iniziato a descrivere i luoghi. (…) La verità è terribile: descrivere significa distruggere.

Nel Libro delle sindromi, di cui ho già parlato, c’è anche la cosiddetta Sindrome di Parigi, che riguarda soprattutto i turisti giapponesi che visitano la capitale francese. È caratterizzata da shock e vari sintomi vegetativi come respirazione superficiale, palpitazioni, sudorazione ed eccitazione. A volte si possono avere anche delle allucinazioni. In questi casi si somministrano dei calmanti e si consiglia il ritorno in patria. Questo genere di disturbi si spiega con la delusione delle aspettative dei pellegrini: la Parigi nella quale arrivano non rispecchia a pieno quella che conoscono dalle guide, dai film e dalla televisione.”.

Parlando di guide, al giorno d’oggi, non si può non fare riferimento a internet, che le sta sostituendo, fornendo ogni informazione in modo più diretto e immediato. Navigare in rete è diventato il moderno modo di viaggiare.

Se in “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” la difesa del mondo animale era centrale, anche ne “I vagabondi” non mancano tematiche ecologiche, affrontate con ironico sarcasmo, come le balene spiaggiate e la riflessione sul diritto di questi animali (dai lobi frontali più grandi dei nostri) a suicidarsi, all’emersione di una nuova specie che si sta diffondendo ovunque: i sacchetti di plastica, caratterizzati per il vuoto interiore, esseri di sola “pelle”, privi di un vero corpo, ma dotati di grande mobilità.

Siamo testimoni della comparsa sulla Terra di nuovi esseri, che hanno già conquistato tutti i continenti e la maggior parte delle nicchie ecologiche. Sono gregari e anemofili, si spostano senza difficoltà su grandi distanze.

  Ora li vedo dal finestrino dell’autobus, questi anemoni in volo, intere mandrie, nomadi nel deserto. I singoli esemplari si tengono stretti alle piccole piante del deserto e svolazzano rumorosamente – forse è il loro modo di comunicare.

  Gli specialisti dicono che i sacchetti di plastica sono un nuovo capitolo dell’esistenza, che rovesciano le antiche abitudini della natura perché sono fatti I vagabondi - Olga Tokarczuk - copertinasolo di superficie; all’interno sono vuoti e questa storica rinuncia a qualsiasi contenuto dà loro inaspettatamente grandi vantaggi evolutivi. Sono mobili e leggeri; le orecchie prensili permettono loro di essere agganciati a oggetti o alle appendici di altre creature e in questo modo di ampliare l’habitat.”

La motivazione dell’assegnazione del premio nobel è stata: «per un’immaginazione narrativa che, con passione enciclopedica, rappresenta l’attraversamento dei confini come forma di vita». Di certo i giurati avevano presente quest’opera già premiata con il Man Booker International Prize.

Condivido la scelta? Certo andrebbe capito con quali altri autori è stata raffrontata e quali opere sue sono state lette, ma sebbene “I vagabondi” sia opera ricchissima e, come si è visto dai pochi esempi, colma di suggestioni, manca a mio avviso dell’unitarietà necessaria e di una trama in grado di tenere assieme parti tanto diverse.

AAA – ASTROLOGIA E ANIMALI ASSASSINI

Guida il tuo carro sulle ossa dei mortiL’anno scorso il Premio Nobel per la Letteratura non fu assegnato per uno scandalo tra i giurati, così quest’anno abbiamo avuto la contemporanea proclamazione del premio per il 2018 e il 2019. Quello del 2018 è andato all’autrice polacca Olga Tokarczuk.

Ne ho, dunque, letto ora “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti”, titolo che si rifà a un verso di William Blake. Non a caso, perché la “trama secondaria” vede l’anziana protagonista intenta a tradurre con un amico i versi del poeta inglese.

Janina Duszejko (nome complicato per noi italiani, ma che anche la protagonista non ama), vive un po’ alla giornata, insegnando saltuariamente inglese e facendo la custode di una casa tra i boschi. Quasi fosse un giallo, vediamo la donna indagare su una serie di misteriose morti che, mediante l’astrologia e alcune tracce rinvenute, vedrebbero come colpevoli gli animali, in una sorta di vendetta verso cacciatori e allevatori particolarmente crudeli nei loro confronti.

La svolta finale è un rovesciamento di una regola del giallo, di cui proprio ieri sentivo parlare, dicendo “ovviamente questa è una cosa che in un giallo non può esserci”. Non voglio rovinarvi la lettura, per cui non dirò di cosa si tratta.

La motivazione del premio è stata “Per un immaginario narrativo che con passione enciclopedica rappresenta l’attraversamento dei confini come forma di vita”. Di sicuro lo sviluppo narrativo di “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” è ricco di immaginazione. Quanto all’attraversamento dei confini, ovviamente la giuria non deve aver fatto riferimento al fatto che qui la storia si svolge al confine tra Polonia e Cechia, che gli animali attraversano più volte, ma piuttosto al superamento dei limiti tra i generei letterari, alla capacità di lanciare un messaggio ecologista con ironia, all’esaltazione della vita in ogni sua forma, con la protagonista che combatte con chi considera gli animali inferiori a noi o addirittura senz’anima. Forse il vero confine che dovremmo imparare ad abbattere davvero è quello tra umano e animale, tra civiltà e natura. Che cosa s’intenda per “passione enciclopedica”, da questo romanzo non traspare e probabilmente fa riferimento alla ricchezza della sua opera complessiva.

Devo dire che il Premio Nobel alternativamente mi delude e convince o mi lascia in una sorta di guado.

Olga Tokarczuk

Olga Tokarczuk, Premio nobel per la letteratura 2018.

Se quello a Peter Handke per il 2019 è più prossimo alla delusione, questo mi ha, invece, maggiormente convinto. Diciamo che il romanzo scorre bene, ha una sua trama, ha personaggi ben delineati e un’ambientazione valida. In particolare, la caratterizzazione mediante soprannomi dei personaggi, li rende ben caratterizzati, facilmente individuabili e meglio ricordabili. L’ambientazione essenziale, nei boschi e in poche case, ha una sua individualità ed è parte integrante della trama. Questa a sua volta, a parte le divagazioni su William Blake, che sono solo parzialmente giustificate, porta avanti con sapienza gli indizi per la soluzione finale, del tutto giustificata e ben anticipata, senza dilungarsi e senza fretta eccessiva. Insomma, un buon libro. Buono come molti altri che ho letto e che magari non hanno vinto alcun premio. Un’autrice di sicuro degna di lettura e rilettura. Addirittura da Premio Nobel? Lasciatemi leggere altro.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: