Posts Tagged ‘noir’

AMORE, AMICIZIA, MISTERO E MORTE A FIRENZE

Risultati immagini per simona merlo sessantuno chiodiIn occasione della recente fiera del libro di Firenze (Firenze Libro Aperto), ho partecipato ad alcune presentazioni e acquistato qualche libro. Giuseppe Previti, attento lettore e commentatore di gialli che ho il piacere di conoscere era presente presso uno stand in cui venivano presentati un paio di volumi, “Il gioco dei nomi” di Luigi Bicchi e “Sessantuno chiodi” di Simona Merlo. Ci siamo dunque seduti ad ascoltare.

Come più volte ho avuto modo di dire, non sono un amante del giallo, categoria cui appartengono entrambe le opere, ma la presentazione di “Sessantuno chiodi” mi ha incuriosito, così ho aggiunto il volume, impreziosito dall’autografo dell’autrice, alla mia “spesa” in Fiera.

Risultati immagini per simona merlo

Simona Merlo

Simona Merlo, giornalista e scrittrice, nasce a Palermo, ma vive a Firenze, dove ha ambientato la sua storia. Già, dunque, l’ambientazione m’incuriosiva, essendo anch’io un neo-fiorentino. Si tratta, in effetti, di un giallo, con tanto di morta e indagine, ma l’aspetto dei rapporti umani tra i protagonisti è importante. Lo stile, che forse risente dell’esperienza professionale di chi scrive per i giornali, è asciutto, con frasi brevi e capitoli corti se non cortissimi. Non c’è però concitazione nella narrazione, che si sviluppa con i suoi tempi, senza correre verso l’epilogo, in un’opera comunque certo non lunga. L’impressione alla fine è che si voglia indagare assai più le amicizie e gli amori di questo gruppo di persone che condivide un appartamento, piuttosto che arrovellarsi nella ricerca dell’omicida, sempre che di omicidio si tratti e il lettore si lascia portare in mezzo a questi coinquilini, divenendo quasi uno di loro.Nessun testo alternativo automatico disponibile.

 

QUANDO GLI UOMINI SI COMPORTANO COME ANIMALI

Risultati immagini per Juan Dìaz Canales e Juanjo Guarnido

Juan Dìaz Canales e Juanjo Guarnido

Approfitto di questi giorni d’influenza in cui non ho le forze per attività più impegnative per leggere “Blacksad” di Juan Dìaz Canales e Juanjo Guarnido, un volume a fumetti che fa parte dei miei acquisti a Firenze libro Aperto, la fiera del libro visitata alla Fortezza da Basso.

Risultati immagini per blacksad

Si tratta di un giallo dalle forti tinte noir e con tutte le caratteristiche di una detective story. La novità è che i personaggi sono animali, o meglio umani dal volto animalesco.

Il protagonista è un tipo muscoloso con il volto di un gatto nero, il capo della polizia è un distinto cane, la vittima una bella gatta e non mancano gorilla, orsi, rinoceronti, rane, ratti e un essere che pur avendo gambe e braccia si direbbe un serpente.

Risultati immagini per blacksad

Il senso di tutto questo è detto nel riquadro di chiusura: “ormai ero condannato a quel mondo: una giungla dove il grande divora il piccolo e dove gli uomini si comportano come animali”. Quello che Canales descrive attraverso i bei disegni dalle tinte scure o sanguigne di Guarnido è, infatti, un mondo umano, ma in cui la violenza e la sopraffazione ci rendono peggiori delle bestie.

Il volume è il primo di una serie che, da quanto si legge sulla quarta di copertina, comprende per ora tre sequel e un retroscena.

Risultati immagini per blacksad

GALBRAITH NON È LA ROWLING

Credo che J.K Rowling abbia fatto bene a non mettere il proprio nome su “Il richiamo del cuculo”, pubblicato invece con lo pseudonimo di Roberth Galbraith. Non è infatti un romanzo all’altezza della saga di Harry Potter, autentico capolavoro del fantasy.

Personalmente non amo i gialli e questo ha di sicuro influenzato il mio giudizio, ma l’investigatore privato Cormoran Strike non solo non è capace delle magie dello studente di Hogwarth, ma anche le pagine del romanzo mancano totalmente della “magia letteraria” che ha stregato milioni di lettori, portandoli a divorare e adorare le migliaia di pagine della saga.

Tutte le regole, in letteratura, sono fatte per essere violate, ma quando si violano occorre farlo coscientemente e  con capacità. I grandi autori, in tal modo, spesso ottengono grandi risultati.

Nelle scuole di scrittura insegnano che non bisogna descrivere ma mostrare.

Quando in un romanzo abbiamo un investigatore che ricostruisce la “verità” interrogando i vari “testimoni”, “sospetti” e “attori” della vicenda, inevitabilmente i fatti vengono raccontati e filtrati e non mostrati direttamente. Non leggendo molti gialli, non saprei dire se sia un vizio del genere, ma di certo è qualcosa che mi disturba e mi ha disturbato leggendo il romanzo della Rowling… pardon, di Galbraith.

J.K. Rowling, alisa Robert Galbraith

Inoltre, mi pare che si vada troppo per le lunghe senza che le indagini prendano una direzione precisa, per poi accelerare verso la fine. Mi sarei aspettato che l’autrice avrebbe dirottato i lettori su un paio di ipotesi false, per poi spostarsi alla fine verso la soluzione, ma per quasi tutto il romanzo l’ipotesi più plausibile continua a sembrare quella iniziale, che Strike cerca di confutare, il suicidio della splendida modella di colore Lula Landry.

Ben altra cosa era persino “Il seggio vacante” in cui la Rowling ci offriva il quadro di una provincia inglese e che aveva persino realizzato una struttura di una certa originalità, facendo ruotare la storia attorno a un’assenza.

Certo, anche ne “Il richiamo del cuculo” tutto ruota attorno a un’assenza, quella della scomparsa Lula, ma qui non si nota, perché nelle indagini su un presunto omicidio di norma è così.

Questo è quello che pensavo prima di leggere il finale del romanzo, che, dopo essere rimasti a lungo nel guado degli interrogatori di questo investigatore corpulento e monco, all’improvviso schizza verso la conclusione e la soluzione finale, senza particolari preavvisi. Eppure, come in ogni buon giallo (almeno credo, da “non-lettore-di-gialli”) appena l’autrice svela il mistero, ci scopriamo convinti di aver sempre saputo tutto dall’inizio, anzi già solo leggendo il titolo. Però ,non è così, perché, in effetti, c’è qualcosa di abbastanza sorprendente nel finale, che ovviamente non voglio dire, per non rovinare la lettura. Ed ecco che assaporata la soluzione scopriamo che, in fondo, ci siamo affezionati a questo detective reduce di guerra e alla sua brillante segretaria interinale e che ci dispiace lasciarli andare. Sappiamo che c’è già un secondo volume della serie e che potremmo essere persino tentati di leggerlo.

Eppure speriamo che la Rowling smetta di perder tempo a scrivere gialli e torni a ciò che sa fare davvero: il fantasy. Speriamo che sappia creare presto un nuovo mondo in cui perderci. Di detective, per quanto ben disegnati, non sentiamo alcun bisogno. Tutto sommato mi è quasi dispiaciuto che alla fin fine il romanzo non sia da buttar via. La paura è che la Rowling dedichi ora troppe risorse dietro a Cormoran Strike.

 

IL QUARTO NUMERO DI IF DEDICATO A GIALLO E NOIR

IF - Insolito & Fantastico - Giallo & NoirChe bella scoperta questa rivista! “IF – Insolito & Fantastico” è una rivista con un taglio davvero speciale. Innanzitutto il formato è quello di un libro, cosa che ti mette subito in un diverso spirito di lettura: come un libro va letta tutta, dalla prima all’ultima pagina, cosa che ho sempre fatto con tutti i numeri che ho ricevuto sinora.
Se il numero precedente era per me di grande interesse, dato che trattava un genere cui sono molto legato, per via dei romanzi che ho pubblicato, l’Ucronia, e se quello prima era pure su un argomento vicino alla mia sensibilità, l’Oltretomba, questo quarto numero invece, essendo dedicato al “Giallo & Noir” avrebbe dovuto lasciarmi più indifferente, essendo questi dei generi che frequento solo occasionalmente, ma la gran qualità degli articoli riportati ha ugualmente calamitato la mia attenzione, fin dall’editoriale introduttivo “Il fascino discreto della contaminazione”: quando leggo qualcosa cerco sempre di catalogarla, di comprenderne le parentele sia come ascendenti e discendenti, sia in linea orizzontale, però è maledettamente vero che non ha senso cercare di imprigionare un libro nei confini di un genere. La contaminazione tra generi è una grande ricchezza. Anche se, come scrive, nell’articolo successivo, Roberto Barbolinile vie del giallo non sonoSherlock Holmes infinite”: ci sono modelli e antecedenti da cui non si può prescindere, dal whodunnit all’hard boiled.
Ogni detective ha il suo stile, nell’affrontare “la semplice arte dell’investigazione”, come ci racconta Giuseppe Panella, dallo Zadig di Voltaire, a Auguste Dupin di Poe per arrivare a Hercule Poirot di Agata Christie, passando per lo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle (uno trai primi autori ad avere scritto qualcosa di ucronico).
Delle contaminazioni con la fantascienza ci parla diffusamente Gian Filippo Pizzo (“Il giallo fantascientifico”) e già mi sento più di casa, visto l’importante ruolo in questo di Isaac Asimov, uno degli autori che da ragazzo ho amato di più. Si cita persino l’ucronico Lord Darcy con il suo universo parallelo in cui la magia è realtà.
Monografico è l’articolo di Riccardo Gramantieriscienza mostruosa e teorie della cospirazione nella narrativa di Robin Cook”, l’autore di Coma Profondo e Chromosome 6.
Elena Romanelli ci parla dei gialli televisivi “Senza traccia”, “Cold case”, “Criminal Minds” e “Bones” in “Il thriller dal volto umano”.
Graziano Braschi in “Takeaway murders” ci fa conoscere autori stranieri che hanno ambientato gialli in Italia come Magdalen Nabb, TimothY Holme, Timoty Williams, Micheael Dibdin.
Mi sono ritrovato particolarmente nella descrizione di Firenze della Nabb, riportata nell’articolo: “è stata Firenze a ispirarmi: una città strana, che gira le spalle alla strada. Camminavo, camminavo e guardavo le facciate delle case, le persiane chiuse, i bandoni abbassati, la striscia di cielo che lasciava filtrare appena uno spiraglio di luce, quasi una cortina di sicurezza dietro la quale poteva succedere di tutto. Mi incuriosivo quando, di tanto in tanto, da qualche portone intravedevo un giardino, una corte, uno spazio impensabile e segreto agli occhi del passante.” Incredibile come una straniera abbia saputo cogliere bene lo spirito di questa città!"
Isaac AsimovGianfranco De Turris ci parla de “gli investigatori dell’ignoto” dall’indagatore dell’incubo Dylan Dog (un altro che è sconfinato nell’ucronia), al detective dell’impossibile Martin Mystère, a X-files, Ghostbuster e Men in Black, per arrivare a Buffy l’Ammazzavampiri, passando per Fringe (che venendo dagli autori di Lost, mi riprometto di vedere).
Dedicato a “Ruth Rendell – fra mistery e sociologia” l’articolo di Annamaria Fassio su un’altra interessante contaminazione.
Si arriva poi al dettagliato e preciso articolo di Sergio Calamandrei (autore del giallo “L’Unico Peccato”) “La struttura profonda del giallo e del noir”, in cui, riassumendo il saggio “Detective thriller e noir. Teoria e tecnica della narrazione” di Luigi Forlai e Augusto Bruni, ci offre una carrellata dei sottogeneri letterari, dei loro Eroi Archetipali, dei fattori base della narrazione, delle Stazioni Narrative Obbligatorie, dell’uso del Punto di Vista, del Colpo di Scena, del Cliffhanger, della Concatenazione, degli Hidden Tools e della Mousetrap.
Con Antonio Daniele entriamo in zona Vampiri, anticipando la materia del prossimo numero di IF (cui parteciperò anch’io con un articolo su perché si scrivono ancora storie di questo genere), per scoprire la “Viki Nelson Investigazioni” e la serie di romanzi relativi.
Articolata e approfondita l’analisi di Walter Catalano su “Tutti i colori del nero – il film noir classico”.
Roberto Santini ci parla poi de “Il cinema noir del perturbante” con “La fiamma del peccato”, “Il falcone maltese”, “Le diaboliques”, “Ascensore per il patibolo” e “Il cattivo tenente”.
Sarà Carlo Bordoni a parlarci dei telefilm con ambientazione ospedaliera con “Elementare Dottor House – quando l’assassino è un serial virus”.Dottor House
Dopo un ricordo dello scomparso Ernesto Vegetti, comincia la parte dei racconti: psicologico e coinvolgente “l’erba del vicino” di Giuseppe Magnarapa, sadico e spietato “non cercai e trovai” di Susanna Daniele, triste e inquietante “L’uomo che non sapeva leggere” di Michele Nigro, pulp e allucinato “Intervallo pubblicitario” di Andrea Coco.
Si arriva quindi alla parte degli articoli fuori tema, con l’interessante ricostruzione di Claudio Asciuti dell’esperienza politica letteraria del gruppo di autori di sinistra dell’UAU – Un’Ambigua Utopia, che volevano destrutturare la fantascienza. Seguono un’intervista di Susanna Daniele a Maurizio de Giovanni e il ricordo di James Ellroy nell’esperienza di Carlo Bordoni, cui si deve anche la riflessione su Avatar.
Trai libri segnalati a fine rivista: “Un dramma in Livonia”, un insolito Jules Verne, “Ultimi vampiri” di Gianfranco Manfredi, “La strega e il robivecchi” di Fiorella Borin e la raccolta di Urania “I miti di Lovecraft”.
 
********
A questo punto non vedo l'ora di leggere il numero 5 di IF, dedicato ai Vampiri. Avete visto chi c'è tra gli autori?
 
*******
LEGGI ANCHE:
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: