Posts Tagged ‘Munro’

IL PERCORSO DISCONTINUO DELLA MUNRO

Il mese scorso la scrittrice canadese Alice Munro ha vinto il premio Nobel per la Letteratura 2013, in quanto considerata “la più grande maestra delle storie brevi contemporanee”, grazie ai suoi capolavori “Il sogno di mia madre”, “Nemico, amico, amante”, “In fuga”, “Il percorso dell’amore”, “La vista da Castle Rock”, “Segreti svelati”, “Le lune di Giove” o “Troppa felicità”.

Non avendo ancora mai letto niente di suo, ho voluto rimediare affrotando la raccolta Il percorso dell’amore”. Con questa silloge, Alice Munro ha vinto nel 1986, per la terza volta, il Governor General’s Award, il premio letterario canadese più importante.

Purtroppo raramente riesco a calarmi in un racconto, per quanto ben scritto, allo stesso modo come in un romanzo, forma letteraria che, pertanto, preferisco nettamente oltre, forse, a considerarla superiore ai racconti. Questi, per coinvolgermi, in genere, devono contenere un evento rilevante intorno a cui la storia si snoda, orientandosi verso un finale che in qualche modo mi sorprenda. Nei racconti apprezzo poi la brevità e l’andare dritti al punto. Questi sono criteri chiaramente personali, che evidenzio per far capire perché, pur avendo gradito questa lettura, non mi abbia entusiasmato.

Alice Munro (Wingham, 10 luglio 1931), scrittrice canadese, vincitrice del premio Nobel per la Letteratura nel 2013 e vincitrice per tre volte del Governor General’s Award, il più importante premio letterario canadese.

In questi racconti della Munro non mancano eventi di un certo effetto, per esempio un incidente con un fucile, una vecchia aggredita dagli hippies, una bambina che assiste al tentativo di suicidio della madre, l’omicidio-suicidio di una coppia di pensionati, eppure attorno a questi fatti focali la Munro ama disegnare tutto un mondo di dettagli, che spesso hanno poco a che fare con l’evento centrale. Qualcuno ha scritto che è un’autrice asciutta ed essenziale e che questo è uno dei suoi pregi. In un certo senso è vero: descrive i dettagli così, ma tante divagazioni non sono per me qualcosa che si possa definir tale. Se la Munro descrive davvero un mondo crudele e deprimente, allora cosa dovremmo dire di McCarthy? Tra l’altro, quest’anno il Nobel l’avrei dato a lui, piuttosto!

Si è detto che la sua bravura sta nel girare attorno alle storie, come, per esempio, in “Mucchio bianco”, uno dei racconti della raccolta, dove prima introduce i personaggi secondari come se fossero loro i protagonisti, poi si concentra sulla nonna Sophie (con l’episodio degli hippies che la lasciano nuda nel lago) e infine si spostandosi su Isabel. Sarà anche una prova di maestria narrativa, ma mi è parso un approccio romanzesco, e quindi improprio per un racconto. Se scrivi un racconto non puoi perderti, a mio avviso, in digressioni, flashback e storie parallele. Occorre restare concentrati e mirare a un epilogo mirabile.

In linea generale, forse proprio per questo uso dei personaggi e degli eventi secondari, i racconti di questa raccolta mi sono parsi troppo lunghi. Sebbene ne abbia apprezzato lo stile narrativo, la scrittura pulita e chiara e mi sia appassionato in alcuni momenti più intensi, il tutto mi è parso perdersi in descrizioni di vita quotidiana. Si può forse dire che è proprio questo l’intento dell’autrice: mostrarci come la vita di tutti i giorni possa celare in sé piccole avventure, paure, emozioni, quelle che rendono ogni vita piena e degna di essere ricordata. Eppure il quotidiano, proprio perché tale, difficilmente mi pare materia narrativa in grado di tenere desta la mia attenzione a lungo, sarà perché amo la letteratura fantastica e accetto il realismo solo nella misura in cui riesce comunque a emozionare.

 

Firenze, 23/11/2013

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: