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LA MAGIA VIOLENTA DELLA CINA RURALE

Del Premio Nobel cinese Mo Yan, ho letto di recente l’eccezionale romanzo “Il Supplizio del Legno di Sandalo”, che mi ha affascinato per lo stile narrativo e la trama, che mescola magia, realtà, vita quotidiana e un’immensa violenza.

L’Uomo che allevava i Gatti e Altri Racconti”, dello stesso autore, ha in buona parte le stesse caratteristiche, ma essendo una raccolta di racconti e non un romanzo, perde in profondità, articolazione e ricchezza narrativa.

I racconti sono:

  • Il vecchio fucile
  • Il fiume inaridito
  • Il cane e l’altalena
  • Esplosioni
  • Il neonato abbandonato
  • Il tornado
  • La colpa
  • Musica popolare
  • L’uomo che allevava i gatti
Mo Yan

Mo Yan

Vi incontriamo un uomo che va a cacciare con il fucile con cui sua madre uccise suo padre, una ragazza rimasta cieca che ha sposato un muto, liti attorno ad aborti e bambini abbandonati (effetti delle politiche di contenimento demografico della Cina), un vecchio e un ragazzino che affrontano un vento imprevisto, un mendicante cieco che con la sua musica fa la fortuna e la disgrazia di una donna divorziata, un uomo che alleva gatti per far soldi.

Certo la violenza non raggiunge i livelli de “Il Supplizio del Legno di Sandalo” in cui uno dei personaggi centrali era un boia torturatore, ma questa non è quasi mai del tutto assente. La Cina che ne esce fuori, non è davvero “un paese per vecchi”, è un mondo persino più spietato di quelli di McCarthy, anche perché si percepisce come reale. È una Cina fatta di contadini o di figli di contadini, che ancora stentano ad adattarsi alla vita moderna, di cui cominciano appena ad intravedere gli agi. Non sono, però, morte le leggende e la magia del passato, con le volpi che fabbricano pillole dell’immortalità e gli spiriti che si muovono nelle campagne.

Firenze, 21/03/2013

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