Posts Tagged ‘matrimonio’

FORMICHE E FANTASMI PSEUDO-OTTOCENTESCHI

Angeli e Insetti” è un volume che riunisce due romanzi di Antonia Susan Byatt intitolati “Morpho Eugenia” e “L’Angelo Coniugale”.

Vorrei scrivere un breve articolo sulla mitologia cristiana e, in particolare, sulla narrativa che si occupa di angeli, per cui il volume mi ha attratto. La storia che parla di angeli è la seconda, ma ho voluto leggere anche l’altra, che si è rivelata decisamente superiore alla seconda. Nel complesso, però, la lettura è stata per me una delusione. Innanzitutto perché “L’Angelo Coniugale” quasi non parla di angeli ma piuttosto di spiriti e, ancor più, di medium e spiritisti. La seconda delusione deriva dallo stile di questi romanzi.

Il primo è riuscito ad affascinarmi soprattutto quando parla della vita degli insetti, formiche, in particolare, e farfalle. Si presenta però discontinuo e irregolare nella narrazione, alternando passi di mirmecologia degni di un buon saggio divulgativo (l’autrice sembra sapere il fatto suo in materia), una storia d’amore e, persino, la parentesi di un racconto scritto da una dei personaggi, diciamo un meta-racconto. La vita del mirmecologo costretto alla vita coniugale non è però priva di fascino narrativo. “L’Angelo Coniugale” non è meno discontinuo nella trama di “Morpho Eugenia” e, per giunta, appesantito da citazioni e riflessioni teologico-filosofiche, in parte interessanti, in parte no. Nel complesso mi è parso un po’ troppo astratto.

Antonia Susan Byatt

Antonia Susan Byatt

Infine, entrambi i romanzi mi hanno colpito per lo stile ottocentesco, al punto che, non conoscendo l’autrice all’inizio avevo quasi pensato si trattasse di qualche signora inglese del XIX secolo. Mi stupivano però certe conoscenze mirmecologiche piuttosto moderne, al punto da dirmi “però, non pensavo conoscessero già queste cose!”

Sono poi andato a cercare notizie sulla Byatt per scoprire che è, sì una vecchia signora inglese, come l’avevo immaginata, ma nata nel 1936 e non un secolo prima!

Capisco che per molte persone lo stile ottocentesco rimane ancora sinonimo di letteratura e che, essendo l’ambientazione in tale epoca, la scelta può anche essere adeguata, ma francamente da un’autrice contemporanea (“Angeli e Insetti è del 1992) mi aspetto qualcosa di un po’ più al passo coi tempi come stile e come approccio verso i personaggi.

 

Firenze, 03/04/2013

 

LA DIFFIDENZA DI ULISSE E PENELOPE

Dopo millenni si può ancora scrivere delle vicende degli eroi di Troia? Evidentemente sì. Quando una storia è così ricca di eventi, di personaggi, di imprese, gli spunti per rielaborarla non finiscono mai e ogni epoca può rileggerla a modo suo. L’ha fatto anche Luigi Malerba in ”Itaca per sempre” (edito nel 1997).

Il giornalista italiano ha scelto il finale dell’Odissea, il ricongiungimento tanto atteso tra Ulisse e la moglie Penelope, per raccontarcelo a modo suo, mostrandoci la diffidenza dei due sposi, l’uno verso l’altra, dopo venti anni di lontananza.

Non si fida Ulisse della moglie quando, travestito da mendicante per spiare i Proci che ne hanno invaso la reggia non si rivela neppure a lei.

Non si fida Penelope, che subito lo riconosce e non capisce il motivo del suo non rivelarsi, cogliendovi, giustamente, poca fiducia in lei.

Si incrina il rapporto tra i due, al punto da ritardare l’atteso riconoscimento e ricongiungimento. Penelope, irata, continua a fingere di non riconoscerlo anche quando il marito si rivela e mostra le inutili prove della sua identità, prove di cui la donna non ha certo bisogno, bastandole riconoscere i gesti, gli atteggiamenti, il portamento.

Il figlio Telemaco prima lo accetta come padre, poi, confuso dall’ostinazione della madre, dubita. Lo porta dal nonno Laerte e il vecchio re, ormai poco lucido, fatica a riconoscerlo, confondendo ancor più Telemaco.

Luigi Malerba

Luigi Malerba

Persi ognuno nella propria finzione, Penelope quasi finisce con il credere che Ulisse davvero non sia Ulisse e questo quasi crede che la moglie non lo ami più.

Verità e menzogna si mescolano, ma la verità è solo quella che abbiamo nel cuore.

Dunque, Malerba riesce nel difficile gioco di rinnovare e modernizzare il racconto di questo incontro, donandoci pagine fresche, essenziali, che scorrono via veloci, ma lasciano qualcosa.

Firenze, 09/03/2013

Ulisse e Penelope

Ulisse e Penelope

I VIAGGI PSICO-CRONICI DELLA NIFFENEGGER

Audrey Niffenegger - La Moglie dell'Uomo che viaggiava nel Tempo

Audrey Niffenegger – La Moglie dell’Uomo che viaggiava nel Tempo

Viaggiare ti apre la mente, ti fa entrare in contatto con luoghi nuovi e gente diversa. Viaggiare nel tempo ti porta a visitare epoche diverse: è un modo ancora più affascinante per viaggiare, anche se non per tutti! La fisica purtroppo rende questi viaggi solo frutto della fantasia. Forse per questo ho sempre amato le storie che parlano di viaggi nel tempo. Nei confronti del tempo poi ho da anni una particolare attenzione, che forse si potrebbe quasi definire “ossessione”. Questo flusso inarrestabile che procede sempre nello stesso verso, con lo stesso ritmo è qualcosa che non mi è mai andato giù. Forse per questo mi sono trovato a diventare un autore di ucronie. Riscrivere la Storia è un po’ ingannare il Tempo, quasi come viaggiarci attraverso.

I romanzi che parlano di questo tipo di viaggi, da Wells in poi sono stati tanti. Persino l’ultimo romanzo che ho pubblicato, “Jacopo Flammer e il Popolo delle amigdale”, ne parla. Chi ne scrive comunemente si preoccupa dei paradossi che ne derivano. Il tema di molti viaggi nel tempo è: se torno indietro e faccio qualcosa che fa sì che io non nasca più, come posso essere tornato indietro? Spesso i viaggiatori nel tempo, come il protagonista di “Ritorno al futuro”, cercano continuamente di rimettere le cose al loro posto, come se con il loro passaggio nel passato non le avessero corrotte per sempre.

Nel mio romanzo ho risolto il problema immaginando un tempo che somigli a un frattale e che non sia quindi lineare. Se torno nel passato, creo un nuovo presente e un nuovo futuro, ma il presente da cui vengo non cambia.

Audrey Niffenegger in “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo” ha un approccio doppiamente innovativo rispetto a questa materia.

Il primo approccio consiste nel dire: quel che è stato è stato. I viaggi nel tempo non alterano proprio nulla, semplicemente sono qualcosa che c’è sempre stato, che fa parte del passato.

Se il suo Henry incontra Claire bambina, non ha alterato la sua relazione con quella che diverrà sua moglie. Semplicemente la loro storia d’amore è fatta così, si nutre di questi incontri tra il viaggiatore Henry e questa bambina-ragazza-donna che lui incontra in varie età della propria e della di lei vita. La loro vicenda è così: un continuo mescolarsi di passato, presente e futuro. Ogni capitolo comincia con una data e l’età di Henry e Claire. Una volta lui ha 40 anni e lei 6, un’altra lui 28 e lei 20 e così via. Solo quando si incontreranno nel presente potranno sposarsi, ma Henry continuerà a sparire per recarsi in epoche diverse e Claire continuerà ad aspettarlo, come faceva quando Henry era solo un uomo che veniva dal futuro.

La Moglie dell'Uomo che viaggiava nel Tempo - Il Film

La Moglie dell’Uomo che viaggiava nel Tempo – Il Film

Il secondo approccio è ancora più innovativo. Di solito si viaggia tramite macchine, buchi neri, deformazioni spazio-temporali, porte temporali. Henry no. Henry viaggia per malattia. La sua è una malattia genetica con manifestazioni psico-somatiche. Quando è nervoso o se guarda la TV (cosa che evita), tutto d’un tratto scompare e di lui rimangono solo i vestiti. Arriva così nell’altro mondo completamente nudo. Non può portarsi dietro nulla, neanche le capsule dei denti, cui deve rinunciare.

Anche la logica con cui si muove è nuova. Non si sposta di tanti anni quanti ha programmato o secondo regole fisico-matematiche. Si sposta in tempi e luoghi del cuore. Come in un sogno. Torna sempre nel luogo e nel momento dell’incidente in cui sua madre perse la vita e lui, smaterializzandosi, sopravvisse. Torna sempre nelle case in cui è vissuto o in cui vivrà e soprattutto torna sempre da Claire. Li definirei dei viaggi “psico-cronici”. Certo a volte finisce nei posti più impensati ed è lì che si trova nei guai maggiori. Perché viaggiare nel tempo è davvero pericoloso, soprattutto se lo si fa completamente nudi. I pericoli maggiori sono le persone che lo aggrediscono, prendendolo per un maniaco, e il gelo. Oltre tutto, dopo un viaggio ha sempre una gran fame. Se il viaggio dura a lungo, deve procurarsi cibo e vestiti e spesso soldi. Questo lo rende, suo malgrado, ladro e violento, procurandogli guai.

Gustav Klimt - Le Tre Età della Donna

Gustav Klimt – Le Tre Età della Donna

L’originalità di questo modo di viaggiare mi pare motivo più che sufficiente per leggere questo romanzo. Eppure contiene anche altro. È soprattutto una storia d’amore, resa originale, proprio da questo strano meccanismo.

Com’è incontrare un uomo, sapendo già che diverrà nostro marito? Com’è incontrare una bambina, sapendo che sarà nostra moglie? Com’è vivere, sapendo che non rivedremo l’uomo che amiamo per mesi o anni? Com’è vivere, sapendo l’uno dell’altra cose delle rispettive vite e persino del proprio rapporto che l’altro non sa perché per l’uno sono il passato e per l’altra il futuro e viceversa?

Si tratta dunque di un modo interessante di rappresentare le dinamiche di coppia.

Il titolo rende bene l’idea delle due componenti di questo romanzo: storia d’amore e di viaggi nel tempo. Ben mescolati.

Devo dire che l’aspetto dei viaggi è quello che mi interessava di più, percui arrivato a metà romanzo i meccanismi con cui Henry si muove mi erano tutti ben chiari e quindi mi sono detto: “e adesso?” Mi pareva infatti che mezzo romanzo fosse più che sufficiente per esplorare e descrivere le originali dinamiche “psico-croniche”. Sono però andato avanti e la storia di questa strana coppia, le loro difficoltà, tipiche di una coppia normale, ma rese speciali dalla peculiarità di Henry (come avere un figlio, i rapporti con altri uomini e donne o con i genitori, il lavoro) hanno cominciato ad appassionarmi (nonostante alcune divagazioni a volte forse superflue).

Audrey Niffenegger

Audrey Niffenegger

Insomma, un romanzo da non perdere, una pietra miliare nella storia della letteratura che parla di viaggi nel tempo e, forse, nel genere rosa (ma non me ne intendo affatto). Certo i toni non sono proprio da fantascienza e gli amanti del genere potrebbero restare perplessi. La scrittura è buona, però, e la lettura riesce spesso a essere emozionante.

Sicuramente un ottimo romanzo, uno dei migliori di questi anni. Forse un centinaio di pagine in meno l’avrebbero reso un capolavoro o quasi.

 

Firenze, 2/6/2011

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