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I METARACCONTI DEL FIDANZATINO DELLA ZIA JULIA

Ed eccomi, un po’ per caso, un po’ per il desiderio di approfondire le mie conoscenze dei più recenti Premi Nobel, a leggere per la terza volta di seguito un’opera di un autore insignito del massimo riconoscimento letterario. Ho, infatti, da poco finito di leggere “Marta Quest” di Dorris Lessing (Nobel 2007) e poco prima avevo letto “I percorsi dell’amore” di Alice Munro (Nobel 2013).

Ho ora appena completato la lettura de “La zia Julia e lo scribacchino” del peruviano Mario Vargas Llosa (Nobel 2010), autore di cui avevo già apprezzato il romanzo “Avventure della ragazza cattiva”. Bisogna dire, però che questo mio approccio a tali premiati autori non mi ha dato le soddisfazioni che speravo, anche se la qualità, per i mei gusti personali, delle tre opere è andata crescendo con l’ordine di lettura.  Se della Munro non avevo amato soprattutto la struttura a racconti, della Lessing mi aveva deluso l’approccio troppo leggero per un’ambientazione come il Sudafrica, di questo romanzo di Llosa mi ha convinto poco innanzitutto l’aver inserito dei racconti del tutto sconnessi dalla trama principale, approccio che mi suona sempre come un trucchetto per allungare il brodo trasformando in romanzo un racconto. Tali intermezzi sono (o dovrebbero essere, dato che non è dichiarato espressamente) i radioromanzi scritti da un tal Pedro Camacho, personaggio secondario della trama principale. Tipo che dà fuori di testa e che si mette a scrive storie sempre più confuse, mescolando personaggi e ambientazioni dei propri romanzi radiofonici. Ci troviamo quindi non solo a veder interrotta spesso la trama principale da storie diverse, ma per giunta da storie alquanto “disarticolate”.

Sono proprio queste, peraltro, a dare un tocco più “sudamericano” al romanzo, ma il caos mentale di Pedro Camacho è ben poca cosa rispetto alla fantasia grottesca di autori come Marquez o alla colta genialità di Borges o alla creatività immaginifica di un altro premio Nobel di lingua iberica (sebbene non sudamericano) come Saramago. Non si respira, soprattuto, la sensualità calda e surreale della miglior letteratura del continente e che, almeno in parte, respiriamo forse persino in “Avventure della ragazza cattiva” dello stesso Llosa.

Mario Vargas Llosa

Mario Vargas Llosa

Certo anche qui la trama si basa proprio su un amore difficile quale quello di un ragazzino diciottenne e spiantato per una specie di zia, di vari anni più grande e divorziata e assistiamo a una fuga rocambolesca alla ricerca di un sindaco compiacente che sia disposto a celebrare il matrimonio, ma questa è altra cosa rispetto alla carnalità spumeggiante di altre opere di quelle terre.

AMORE ETERNO, ETERNO DOLORE

Mario Vargas Llosa - Avventure della Ragazza Cattiva

Mario Vargas Llosa – Avventure della Ragazza Cattiva

Non leggo spesso storie sentimentali, percui non saprei dire quanto sia davvero una costante, ma leggendo “Avventure della Ragazza Cattiva” di Mario Vargas Llosa, mi viene da pensare che perché un amore sia eterno, in letteratura, pare che debba essere sfortunato e poco corrisposto.

Forse sono indotto a pensare così anche perché ho da poco letto “I Cani e i Lupi” di Irene Nemirovsky e ieri sera ho visto “One day” di Lone Scherfig. In tutte e tre queste storie c’è una persona che continua ad amare un’altra, anche se la loro non riesce mai a trasformarsi in una vera storia e queste storie incomplete durano tutta la vita.

Nel caso narrato da Mario Vargas Llosa, il protagonista Ricardo, ancora bambino, incontra, in Perù, dove vive, due ragazzine che si fingono sorelle e cilene. Saranno scoperte e svergognate. Una delle due è la “nina mala” dai mille nomi e dalle mille identità. Una bambina, che diventerà ragazza e poi donna, ma non perderà mai il vizio di fingersi un’altra, ogni volta così diversa da se stessa da non capirsi neanche più chi sia veramente.

Suo solo amico, a volte, amante, cui si dà senza passione, sarà Ricardo, che sempre la cercherà, ma che mai lei sentirà come veramente sua.

La rincorrerà dal Perù, a Parigi, a Londra, a Tokyo e con la geografia vediamo scorrere la storia, le rivoluzioni sudamericane e hippies, il fermento culturale parigino, la mafia giapponese, i guerriglieri e i terroristi, in una carrellata di storia che potrebbe quasi far pensare a quel de “Il Centenario che saltò dalla finestra e scomparve”.

Lei sarà una ricca cilena, una povera peruviana, una facoltosa francese, una schiava giapponese e altro ancora. La sua sorte a volte sembrerà benigna, ma più spesso la vedrà precipitare ripetutamente dalle stelle alle stalle in cui è nata e il cui odore di letame non riesce a togliersi di dosso.

Mario Vargas Llosa

Jorge Mario Pedro Vargas Llosa (Arequipa, 28 marzo 1936) è uno scrittore, giornalista, politico e drammaturgo peruviano naturalizzato spagnolo, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 2010.

Solo Ricardo sarà sempre pronto a porgerle la mano per rialzarsi, illudendosi ogni volta che sia finalmente giunto il suo turno di starle accanto davvero.

Un affresco che è più una storia sentimentale che un romanzo storico, ma che non definirei un romance, proprio per questa disperazione che non sembra trovare mai conforto, per questo amore irrimediabilmente inappagato.

Una fiaba dove la protagonista è incapace di riconoscere il principe azzurro, perché se è vero che alla “nina mala” sembra interessare solo emergere e guadagnare, è anche vero che sentimentalmente si presenta come un’analfabeta, incapace di comprendere i sentimenti e di comunicare i propri, che stentano a prender forma. Anche quel suo modo rigido di “ricevere” l’amore, invece di farlo, sembra un segno di questa incapacità. Forse un simbolo del nostro tempo, in cui l’apparire, l’avere, il possedere, contano più dell’essere, del vivere e dell’amare.

Firenze, 17/07/2012

Lauren Bacall
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