Posts Tagged ‘manuali’

LA SCRITTURA SI IMPARA

Ogni tanto affronto un nuovo volume della raccolta di lezioni di scrittura uscita anni fa in allegato a La Repubblica “Saper Scrivere” della Scuola Holden fondata da Alessandro Baricco.

Spesso passano molti mesi tra uno e l’altro. Ho così ora finito di leggere il “Volume 8”.

Come di consueto è articolato nelle sezioni:

  • Scrivere per raccontare
  • Scrivere per immagini
  • Scrivere per mestiere
  • Scrivere per lavoro

Scrivere per raccontare” ci parla di Giallo & Noir, scrittura umoristica, poesia narrativa, enigmistica (“il materiale di gioco più duttile in assoluto è costituito dalle parole” scrive Ennio Peres), scrittura per ragazzi.

Oggi tendiamo considerare la poesia come una forma espressiva non finalizzata alla narrazione, eppure in passato, basti pensare ai poemi epici, la poesia serviva anche a raccontare qualcosa. Preferisco considerarmi un romanziere piuttosto che un poeta ma quando scrivo poesie, spesso amo raccontare qualcosa, piccole scene. Viceversa quando scrivo un romanzo, mi è capitato di ricercare nella prosa una certa poetica. I due generi vengono spesso tenuti separati ma hanno punti di contatto che potrebbero riavvicinarli.

Scrive Mara Dompé: “scrivere significa soprattutto scrivere per se stessi, mentre scrivere per bambini significa scrivere per gli altri”. La prima parte
dell’affermazione può non essere del tutto vera, ma lo è senz’altro la seconda. Se scriviamo per bambini possiamo cercare di scrivere per il bambino che siamo stati, ma questo non esiste più, non siamo più lui, dunque anche in questo caso scriviamo per un terzo.

La prima volta che mi sono trovato a scrivere pensando a un lettore specifico è stato proprio quando ho voluto scrivere per mia figlia di otto anni il romanzo “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”.

Scrivere per le immagini” ci parla delle serie TV Noir, della scrittura delle sit-com, della poesia sullo schermo (fatta di luci, inquadrature, montaggi, movimenti di macchina, dissolvenze, stacchi, trucchi ottici, dilatazioni temporali), della scrittura dei giochi per la TV e della sceneggiatura dei film di animazione (quanta più libertà che nei film con attori ma quanto più lavoro!).

Scrivere per mestiere” affronta la scrittura degli articoli di cronaca nera, il giornalismo musicale, le traduzioni, la pubblicità di rottura, la scrittura storica.

Scrivere per lavoro” parla delle forme espressive della Pubblica Amministrazione, degli SMS, dell’insegnamento della poesia, di come imparare giocando e di come insegnare in genere.

 

Leggi anche:

Volume 7

Volume 6

PICCOLI CONSIGLI DI SCRITTURA TERAPEUTICA

A volte ci lasciamo attrarre da un titolo e cominciamo a leggere un libro senza particolari altri motivi. Più o meno questo mi è accaduto quando ho deciso di leggere “Scrivere zen” di Natalie Goldberg, un manuale di scrittura che, dal titolo mi faceva sperare potesse contenere qualche suggerimento originale, magari ispirato ai principi di essenzialità e complessa semplicità di alcuni componimenti giapponesi come gli haiku.

Due cose però mi dovevano insospettire: l’autrice non è giapponese e per giunta non è una scrittrice, non di romanzi almeno.

Scrivere è una tecnica e i manuali possono aiutare a scoprirne i meccanismi e ce ne sono alcuni validi che indagano ed esplorano vari aspetti. Ancora sto leggendo, per esempio, la serie di volumi realizzati dalla Scuola Holden per La Repubblica, sempre ricchi di spunti. Il manualetto scritto da questa signora che vive a Taos, in New Mexico, contiene però ben pochi consigli tecnici (per esempio, il classico non dichiarare un sentimento ma mostrarne i suoi effetti o “non dite frutto. Dite di che frutto si tratta” o cercare verbi, aggettivi e sostantivi alternativi a quelli consueti) e sebbene l’autrice si dichiari un’ebrea buddista e ogni tanto riporti qualche citazione del suo maestro zen, non mi pare che indichi, almeno non chiaramente, alcuna originale via zen alla scrittura.

Credo che i manuali utili possano essere di due tipi: quelli scritti da esperti delle meccaniche della scrittura e quelli scritti da grandi autori. “Scrivere zen” non appartiene a nessuna delle due categorie, anche se la Goldberg racconta di aver tenuto corsi e gruppi di scrittura.

I suoi sono piuttosto consigli di vita, suggerimenti per usare la scrittura come terapia (contro depressione, noia, sfiducia…), non tanto una guida per migliorare la propria capacità di affrontare la creatività letteraria.

Spesso invita a scrivere in modi e luoghi non tradizionali, come se la scrittura possa essere improvvisazione e non un mestiere con le sue regole e i suoi strumenti. Capisco poco quando dice “Proviamo a scrivere in circostanze e luoghi diversi” (pag. 105). Quello che dobbiamo scrivere è dentro di noi e ci vogliono spazi adeguati per farlo emergere, non il caos di posto occasionali.

Qualche utile suggerimento, peraltro, si riesce a trovare e la lettura è abbastanza piacevole, come due chiacchiere con una signora vivace, ma poco di più si ottiene da questo testo, le cui considerazioni sono spesso banali e a volte, nonostante tale banalità, riescono persino a trovarmi in disaccordo, cosa difficile per un’apparente ovvietà!

Riporto di seguito alcuni dei precetti che ho estratto dal volume:

  • “Se ti impegni abbastanza a fondo nello scrivere, ti porterà ovunque tu voglia” (pag.13). Può anche essere vero, ma proprio ovunque non direi e poi magari bastasse l’impegno!
  • Scrivere “è come correre. Quando si corre bene, le resistenze sono minime” (pag. 22). Ovvero se si ha tecnica, tutto è più semplice, peccato che questo volume di tecnica non ne contenga. Sul rapporto tra scrittura e corsa, consiglierei “L’arte di correre” del grande romanziere giapponese Haruki Murakami.
  • “Se uno vuole mettersi a scrivere un romanzo va benissimo, ma non per questo deve smettere di fare esercizio” (pag. 23). Giusto. Dobbiamo sempre esercitarci per trovare nuovi modi di scrittura, per mantenere la mente pronta e flessibile. Senza allenamento non si va da nessuna parte. Vale anche per la scrittura. È forse una delle osservazioni più importanti del volume.
  • “É così che dovremmo scrivere (…) lasciando che la nostra mente ingurgiti tutto quanto e poi lo risputi sulla carta con grande energia” (pag. 42). Sì, certo, scrivere è assorbire, mescolare e produrre qualcosa di nuovo da quel rimescolio che avviene nella nostra mente.
  • “Non c’è separazione tra la formica e l’elefante” (pag. 43). Scrivere è mescolare ogni cosa, superare le distinzioni, ricreare nuove categorie.
  • Parlando di grandi autori dediti all’alcool, giustamente osserva “Non è che bevano perché sono scrittori; lo fanno perché sono scrittori che non stanno scrivendo” (pag. 47).
  • “Essere scrittori e scrivere significa sentirsi liberi” (pag. 47): anche di più. Significa sentirsi potenti, capaci di creare mondi interi. L’autore è il Dio dei suoi personaggi, li conosce nell’intimo e li muove a suo piacere.
  • “Quando scrivete usate dettagli originali” (pag. 49): dicevo che in questo libro non ci sono consigli tecnici, ma questo lo è ed è importante.
  • “Quando si scrive astrattamente; si ha la sensazione di un grande calore, ma non c’è niente da addentare” (pag. 53): terribili i volumi di certi autori, di solito esordienti, così astratti da essere del tutto vuoti!
  • “Nell’usare i dettagli (…) Stiamo offrendo del buon pane sostanzioso agli affamati” (pag. 53): la scrittura reclama concretezza!
  • “Se ho tempo per scrivere mi sento ricchissima” (pag. 54). “Lo scrittore tiene moltissimo al proprio tempo”: il dramma dello scrittore è avere diecimila idee e il tempo per metterne su carta forse neanche una!
  • “Ciò che il grande scrittore ci trasmette, in realtà, non sono le sue parole, quanto il respiro nel momento dell’ispirazione” (pag. 57): si trasmettono sensazioni ed emozioni! Beato chi ci riesce!
  • “Se si vuole imparare a scrivere ben, bisogna fare tre cose. Leggere parecchio, ascoltare bene e intensamente, e scrivere tanto. E non pensare troppo” (pag. 59).
  • “La vera arte arriva a sfiorare il sentimentalismo, senza però diventare sentimentale” (pag. 62): difficile equilibrio!
  • “Allo scrittore spetta il compito di ascoltare i pettegolezzi e trasmetterli ad altri” (pag. 83): a volte un pettegolezzo nasconde una buona storia, ma la letteratura non si fa con i pettegolezzi (o non solo).
  • “Scrivere è un atto comunitario. (…) ci reggiamo sulle spalle degli scrittori venuti prima di noi” (pag. 85): niente di più vero (e forse ovvio).
  • “Tirate fuori quel che scrivete” (pag. 86): anche se scriviamo per noi stessi, scriviamo comunque per essere letti.
  • “Se possiamo scrivere una domanda, siamo anche in grado di dare una risposta.” (pag.91): magari! Nella vita non è certo così, ma in narrativa possiamo sostituire domande con risposte. A volte.
  • “Lo scrittore scrive di cose a cui gli altri non prestano molta attenzione” (pag. 103) Piuttosto vede le cose con occhi diversi.
  • “Per favore, nelle vostre poesie non voglio sentir parlare di Michael Jackson, di giochi elettronici o di personaggi dei cartoni animati” (pag.102) dice rivolta a dei bambini. Ma, per Diana, se quello è il loro mondo è proprio di quello che dovrebbero scrivere! La poesia per loro è lì non certo in cose che non li riguardano!
  • “Essere artisti significa vivere nella solitudine” (pag. 108): ma chi l’ha detto! Affermazioni come queste mi fanno rabbia! La visione dell’artista o dello scrittore come un recluso è ridicola e odiosa. Personaggi così sono solo dei falliti. Basterebbe quest’affermazione a farmi bocciare l’intero volume!
  • “Invece bisogna essere teneri e determinati verso quello che si scrive e coltivare il senso dell’umorismo” (pag. 112); almeno questo l’ha capito: non ci si deve prendere troppo sul serio!
  • “Il processo della scrittura è una fonte continua di vita e vitalità” (pag. 113): ma sì, Natalie, altrimenti perché scriviamo!
  • “Scrivere non vuol dire fare psicoterapia, anche se può avere un effetto psicoterapeutico” (pag. 116): allora lo sa anche lei, eppure il manuale sembra dire proprio il contrario!
  • “Scrivo perché ci sono storie che la gente ha dimenticato di raccontare” (pag. 118): e quante sono! Ci sono anche le storie mai nate che dobbiamo far venire fuori!
  • “Scriviamo in modo che gli altri possano capirci. L’arte è comunicazione” (pag. 141): a me pare ovvio eppure va ribadito, perché in molti lo dimenticano!
  • “Se vogliamo che ai nostri scritti non manchi nulla, è indispensabile tornare a casa (…) bisogna, però prendere atto delle proprie origini, e penetrarle a fondo” (pag. 144): conosci te stesso, diceva Socrate, ma in quest’idea c’è anche altro. Parliamo di come siamo. A noi sembra normale, ad altri può sembrare strano o esotico. Il meraviglioso può essere in noi. Prima o poi devo decidermi a scrivere il libro sui miei antenati a cui penso da anni.
  • “Qualunque cosa tu faccia non diventare una scrittrice regionale” (pag. 145): quanto sono d’accordo! Come non mi piacciono gli autori dialettali che scrivono oggi. Forse ormai persino scrivere in italiano è da provinciali e c’è gente che scrive in siciliano, sardo o genovese!
  • “<<Se l’energia di una poesia è tutta in un solo verso>> disse una volta William Carlos Williams ad Allen Ginsberg <<taglia tutto il resto, e lascia solo quel verso>> (pag. 158): la cosa più difficile per un autore è tagliare. Dice bene Williams (ma chi ha insegnato alla Goldberg o al suo traduttore a mettere le virgole prima delle congiunzioni!)
  • “Prima di rileggere i propri scritti, è opportuno lasciar trascorrere un po’ di tempo” (pag. 160): io i miei romanzi li leggo e rileggo a distanza di mesi, in modo da essere il più possibile una persona diversa da quella che ha scritto la precedente stesura.

 

Insomma, qualche idea nel volume c’è, fossero anche solo quelle che ho elencato. Non saranno idee particolarmente geniali e alcune sono tutt’altro che condivisibili, però sono uno spunto di riflessione e questo per un manuale è importante. È per questo che non lo boccio totalmente. Comunque, piuttosto che rileggere il libro, però, penso che sia per me sufficiente rileggere questo post.

 

TUTTI I LIBRI DEL 2014

Tiziano Terzani

Anche quest’anno voglio provare a fare un elenco dei libri letti da gennaio a dicembre. Ho continuato a censire regolarmente le mie letture su anobii e questo mi semplifica il compito, dato che per ognuno ho riportato varie informazioni, compreso la da di inizio e fine lettura.

Considererò come letture del 2014, quelle finite nell’anno.

Ecco, dunque, l’elenco, in ordine cronologico, dalla prima all’ultima lettura.

 

20) Avventura nell’iperspazio- John W. Campbell – (e-book) – romanzo fantascientifico.

 

Analizzando la lista dei libri letti nel 2012 avevo notato una prevalenza (per la prima volta nella mia vita di lettore) degli ebook sui cartacei (43 contro 21). Nel 2013 l’elettronico ha aumenta il distacco: i volumi in ebook sono stati 49 contro 23. Nel 2014 gli e-book sono stati 44 contro 12. Occorre poi notare che la maggior parte dei cartacei li ho letti nel periodo estivo, durante le ferie. Normalmente leggo in contemporanea un e-book e due cartacei (uno che tengo sul comodino e uno che mi porto appresso). Il libro che avevo sul comodino a fine agosto è rimasto lì fino alla fine dell’anno e non per colpa sua. Se fosse stato un e-book sono certo che in una settimana l’avrei finito. Tra i cartacei che mi porto appresso, da agosto a fine dicembre, ce ne sono stati solo due, entrambi di modeste dimensioni. Insomma, tolto i periodi di vacanza, per me ormai il solo modo di leggere è in e-book, grazie a quell’invenzione geniale che è il TTS (Text-To-Speech) con cui riesco a leggere durante i miei spostamenti a piedi o in auto, con le auricolari. Evviva allora la tecnologia, evviva gli e-book ed evviva il TTS, senza dei quali quest’anno avrei letto meno di 15 libri, una vera tristezza!

 

Tra le letture c’è un solo libro mio, “Ansia assassina”, che ho riletto per predisporre una possibile nuova edizione. Se il 2013 era stato piuttosto denso di pubblicazioni (un nuovo romanzo, la riedizione di un altro e sei raccolte di poesie più cose minori), quest’anno, invece, non ho pubblicato nulla e anche l’attività di scrittura procede a rilento, per mancanza di tempo, concentrata solo su un romanzo ucronico, ancora lontano da una possibile pubblicazione.

 

Anche quest’anno ho letto alcuni autori “poco noti” (esordienti o comunque editi di recente da case editrici minori o autoprodotti). Senza contare i miei sono stati 9 (come nel 2013, nel 2012, invece, ne avevo letti 12, nel 2011 altri 10 e nel 2010 ben 30) Non conto quello di Elisabetta Cametti, che sebbene esordiente ha pubblicato con Giunti con una discreta promozione. Ben tre sono di Sergio Calamandrei e fanno parte del progetto Sesso Motore.

 

Gli autori che ho letto di più quest’anno sono stati:

  • Stephen King: 5
  • Sergio Calamandrei: 3
  • Jeremy Rifkin: 2
  • Alessandro Baricco: 2
  • Joe R. Lansdale: 2
  • Isaac Asimov: 2
  • Andrea Frediani: 2
  • Haruki Murakami: 2 (uno in lettura)

King e Asimov erano presenti anche nella lista dei libri più letti nel 2013 con 2 volumi ciascuno.

 

Nel 2013 avevo letto 7 libri di premi nobel, quest’anno solo 4: Panuk, Hemingway, Modiano e Grass.

 

Nel 2014 le letture non di narrativa sono state più abbondanti, con 4 manuali, 1 volume illustrato e ben 8 saggi di vario argomento e 2 riviste letterarie, per un totale di 15 volumi.

Se i romanzi espressamente fantascientifici sono solo 4, questi, assieme a opere di carattere variamente fantastico, arrivano a 15. Le opere di narrativa a carattere storico, comprese le ucronie, sono 8.

Gli italiani sono stati 25.

 

Quali letture mi sono piaciute, di più, senza limiti di genere?

Direi:

 

Il migliore tra questi? Davvero difficile dirlo. Ai romanzi di King mi sono ormai appassionato e rischio di essere poco obiettivo, la grandezza di Hugo è incontestata, l’interesse dei saggi di Rifkin e Diamond è notevole, “Il labirinto”, pur opera leggera, è molto coinvolgente, Lansdale ha un bel piglio ma forse è un po’ ripetitivo, Grass è una bella scoperta, il saggio autobiografico di Terzani, non solo è interessante ma riesce a essere istruttivo e emozionante. Di tutti, forse, quello che mi ha stupito di più è stato proprio Terzani. Sebbene in un altro momento avrei potuto scegliere come miglior libro uno qualunque degli altri, voglio dare la palma per quest’anno  (sembra anche un buon auspicio per questo capodanno) a:

La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani.

 

Quale libro mi ha deluso di più? A parte gli autori poco noti, che non possono che stupirmi in positivo, tra i libri famosi, “Sonno profondo” mi ha lasciato indifferente per la sua piattezza e “Romanitas” mi ha indispettito per la mancanza di fantasia. “Avventure nell’iperspazio” può essere letto come un esempio di letteratura “vintage”, ma è davvero ingenuo. Sebbene abbia ormai capito che aver vinto un premio nobel non voglia dire per forza che i libri di questi autori mi debbano piacere, ma sia Modiano che Panuk mi hanno profondamente deluso, considerata la loro importanza (peraltro ho molto apprezzato Grass).

 

I libri che ho letto gli anni precedenti li trovate qui:

–          2013

–          2012,

–          2011,

–          2010,

–          2009,

–          2008,

–          2007.

Nella mia Libreria su anobii trovate i commenti da me fatti a ciascuno. I link invece rimandano ai commenti sul mio blog.

 

Buon 2015 ricco di nuove letture!

 

IMPARARE A SCRIVERE

Ancora non ho finito di leggere la raccolta di volumi pubblicati nel 2008 da La Repubblica e realizzati dalla Scuola Holden di Alessandro Baricco. L’ultimo volume, il sesto, l’ho letto nell’aprile 2013 (ne ho acquistati 9 anche se ne sono stati pubblicati di più). Non si può dunque dire che li stia leggendo a un gran ritmo, ma questo non vuol dire che non siano interessanti.

Del resto, di imparare non si smette mai e perfezionarsi nello scrivere è un’attività per la quale non basta una vita. Questi volumi offrono senz’altro spunti interessanti.

Ho così letto anche il settimo volume di “Saper scrivere – corso di scrittura”.

Come al solito, il volume, scritto da diversi autori, è articolato in diverse sezioni:

  • Scrivere per raccontare;
  • Scrivere per immagini;
  • Scrivere per mestiere
  • Scrivere al lavoro.

La prima parte è per me sempre la più interessante, sebbene io scriva anche per lavoro e quindi legga anche l’ultima con un certo interesse, ma solamente “funzionale”.

Nella sezione “Scrivere per raccontare”, questa volta, si parla di come scrivere un saggio, come fare una traduzione (rispetto letterale del testo o del senso della storia narrata?), come preparare la quarta di copertina (chi la fa, con quali obiettivi e come), dei rapporti tra scrittore e editor e delle recensioni.

Nella sezione “Scrivere per immagini” vengono ripresi alcuni argomenti della prima sezione nella loro versione visiva: il documentario (il saggio per immagini), le traduzioni (per il doppiaggio), il trailer (quasi la quarta di copertina di un film), l’editing cinematografico e la recensione televisiva.

Si parala ancora di recensioni (questa volta di film) nella parte “Scrivere per mestiere”, che tratta anche di giornalismo sportivo, ambientale e della moda e di strateghi pubblicitari.

Nell’ultima sezione (“Scrivere al lavoro”) sono trattati il comunicato stampa, la citazione bibliografica, i moduli assicurativi, la revisione di un sito web e scrittura per la pubblica amministrazione.

 

I volumi sono integrati da un DVD, ma devo dire che ne ho visto solo uno. Ho letto il volume in cartaceo, cosa che da quando uso il TTS dell’e-reader, faccio ormai sempre più raramente e lentamente, questo spiega perché un volume che in formato elettronico avrei certo finito in una settimana, è rimasto nella tasca della mia auto dal 13 settembre al 7 novembre. Da quando ho scoperto la lettura elettronica, la lettura su carta mi pare sempre meno pratica e scomoda!

UN PO’ DI FOTO DI GATTINI

Da quando, in occasione dell’ultima epifania, abbiamo preso in casa una gattina, sto pensando di trovare un libricino per aggiornarmi in merito alle cure domestiche per queste creature. I volumetti che ho in casa sono infatti piuttosto datati e anche l’ultimo che ho letto mi ha dato poca soddisfazione (“La piccola bibbia per chi ama i gatti” di Cerys Owen). Nel negozio di libri usati sotto casa ho visto un libro illustrato di ampie dimensioni (circa 30×25 cm), anche se di poche pagine e visto il modesto prezzo, in mancanza di meglio, l’ho preso.

Contiene alcune graziose foto di cuccioli di gatto di varie razze con alcune semplici informazioni su ciascuna di queste e altrettanto sbrigative notizie sulla cura e le abitudini dei gatti, senza alcuna pretesa di esaustività, completezza o rigore descrittivo. Un volume piacevole da sfogliare. La lettura integrale non richiede più di dieci o quindici minuti.

 

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Bri a tre mesi

COME SCRIVERE UN INCIPIT E SCEGLIERE IL TITOLO DI UN ROMANZO

Scrivere un libro (e farselo pubblicare)” è una raccolta di testi e di consigli di vari autori su come si scrive un romanzo, realizzata a uso e consumo dei partecipanti al concorso di scrittura “IoScrittore” edito dalla Mauri Spagnol, alla cui prima edizione ho partecipato con soddisfazione (pur non vincendo) con la prima versione del mio romanzo “La Bambina dei Sogni”. Dico di aver partecipato con soddisfazione perché il concorso è stato un utilissimo e importante momento di confronto con altri autori, dato che ognuno partecipava anonimamente non solo sottoponendo un proprio testo ma anche leggendo quelli degli altri, prima gli incipit e, poi, se si superava, come nel mio caso, la prima fase, anche l’intero romanzo. Ho potuto così ricevere numerosi e validi commenti al mio lavoro che mi hanno permesso di affinarlo e di avvicinarmi a quello che è ora il romanzo (poi sottoposto anche a web-editing, come chiamo io la revisione in rete di un testo).

Scrivere un libro (e farselo pubblicare)” non è il primo manuale di scrittura che leggo e non mi aspettavo quindi di scoprirvi grandi novità. In effetti, è stato così. Però, considerata la fase attuale del mio romanzo (ancora piuttosto lontano dalla fine), leggere queste poche pagine mi ha fatto riflettere utilmente su vari aspetti della mia opera in fieri e la lettura si è quindi rivelata davvero utile.

Il volume comincia con una breve antologia di consigli su come dare un titolo a un romanzo, segue poi un’analoga raccolta sugli incipit. Queste prime due parti mi sono parse le più sviluppate, organiche e valide del volume, dato che il resto del volume parla di personaggi, trama, motivi per cui si scrive, lettori ecc. in modo meno preciso e sistematico, se mai tali attributi possono essere associati a una raccolta di scritti di autori diversi. Nella seconda parte, mi ha incuriosito soprattutto l’aforisma secondo il quale chi non legge è un anoressico dell’anima con la successiva dieta del lettore, dove i classici sono le proteine, i bestseller gli amminoacidi e i libri che amiamo le vitamine. Direi che l’elenco è un po’ incompleto, ma il concetto di una dieta bilanciata di letture è qualcosa su cui concordo e che, dopo questa lettura, forse potrei cercare di realizzare in modo più sistematico.

Sono state però le due parti iniziali su titolo e incipit che mi hanno fatto riflettere e ragionare di più. Il romanzo che sto scrivendo aveva un titolo provvisorio (ma per me questi tendono a diventare quelli definitivi) che suonava “Via da Sparta”. Si tratta di un’ucronia ma con vari altri elementi per cui il riferimento all’antica città greca mi pareva delimitare troppo l’opera. Dopo aver letto il capitolo, ho cambiato il titolo in “La luce oltre l’urlo”. Non so se sarà quello definitivo e se non tornerò, magari, a quello iniziale, ma la riflessione è stata utile.

Lo stesso dicasi dell’incipit. Prima era:

“Una goccia di sudore scivolò lungo il ragno tatuato sulla sua fronte. La ragazza la asciugò con il dorso della mano. Respirava a fatica l’aria densa del respiro pesante delle altre donne. In quello spazio stretto e tetro nessuna finestra si affacciava sull’esterno, ma Aracne sapeva che era sera. Lo capiva dalla propria stanchezza.”

Ora comincia con:

“Aracne viveva in un tempo che non le apparteneva. In un tempo che non è neanche il nostro. Aveva diciassette anni ma non si sentiva giovane. Non considerava la sua un’età felice. Non erano cose cui pensasse. Non ne aveva il tempo.”

I titoli li cambio meno spesso, ma gli incipit li rimaneggio numerose volte e con buona probabilità questo non sarà quello finale. Ogni incipit ha in sé qualcosa di buono e non esiste quello perfetto, eppure si può sempre migliorare. Non conoscendo il resto del romanzo è difficile dare un parere, ma cosa ne pensate? Quale titolo e quale inizio preferite?

Un altro aspetto che questa lettura mi ha indotto a rivedere è la presenza di un vero antagonista. Quelli attuali forse sono ancora troppo poco marcati e la loro contrapposizione alla protagonista non è essenziale. Penso sia qualcosa su cui lavorare, anche se non è detto che arriverò a inserire un vero “cattivo”.

Tornando a “Scrivere un libro (e farselo pubblicare)” devo dire che l’ho apprezzato, se non altro proprio perché mi ha spinto a intervenire sul mio lavoro. Da un manuale non si può pretendere di più o di meglio.

 

Firenze, 04/01/2014

SOPRAVVIVENZA STEAMPUNK

Ho scoperto lo steampunk analizzando le correnti della letteratura ucronica. Con questo genere di opere si intendono, generalmente, quelle che descrivono il protrarsi sino ai giorni d’oggi della cultura vittoriana inglese e, soprattutto, della civiltà industriale ottocentesca, con le sue grandi macchine a vapore, i suoi ingranaggi, i suoi motori a carbone.

ragazza steampunk

ragazza steampunk

Il volume “Guida steampunk all’Apocalisse” dà una diversa definizione del genere. In realtà, mi pare più una non-definizione.

L’Introduzione comincia così:

Come il cyberpunk un quarto di secolo fa, lo steampunk è oggi soprattutto negli Stati Uniti e nella rete, un movimento culturale in sboccio, una tendenza estetica, uno stile di vita che prende le mosse dalla moderna fantascienza di Gibson, Sterling (La macchina della realtà) e Stephenson (L’era del diamante”) per citarne solo alcuni, ma si spinge molto più indietro nella storia della letteratura, attingendo ai mondi immaginati da Verne e da H.G. Wells.”

Insomma, lo steampunk, pur fortemente connesso alla letteratura, è anche “una tendenza estetica, uno stile di vita”.

La guida scritta da Margaret Killjoy, in effetti, ha poco a che fare con l’ucronia (dato che parla di un mondo futuro) e molto con lo “stile di vita”. Scritto in tono umoristico, fornisce dei consigli molto concreti e pratici per sopravvivere in un mondo post-apocalittico secondo i principi dello steampunk.

Gli steampunk non sono per un ritorno alla natura, ma per un ritorno alla meccanica essenziale, quella in cui chiunque, con un buon manuale e un po’ di intelligenza, può riparare una macchina guasta. Amano gli ingranaggi, ma odiano l’elettronica.

ragazza steampunk

ragazza steampunk

Il volumetto della Killjoy è simpatico ma non comico (ne penso intenda essere diverso). Se dovessi sopravvivere a una qualche apocalisse, lo infilerei in borsa. Non risolve certo tutti i problemi, ma dà suggerimenti utili su come distillare l’acqua e renderla potabile, come difendersi da alcune malattie, procurarsi e conservare cibi, trovare alloggio e altre cose utili in un mondo devastato.

Una lettura piacevole, soprattutto per chi come me ama questo tipo di scenari, i trapper, per gli amanti della vita alla Robinson Crusoe o i sopravvissuti a qualche apocalisse.

Firenze, 23/06/2013

macchina steampunk

macchina steampunk

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