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CHIAROVEGGENZA E PREVEGGENZA

maila4 ritaglio – ALA Libri
Maila Meini

Dopo aver letto “A cavallo del tempo” e “Il sentiero delle foglie cadute” di Maila Meini, autrice del GSF, leggo ora il romanzo ESP “Strani ospiti in solaio” (A.l.a. Libri, 2019).

Seguiamo la protagonista, di nome Malena, attraverso tutta la sua vita, dal 1958 a oggi, scoprendo le strane coincidenze, che sempre più frequenti, sembrano dimostrare che è dotata di poteri ESP di chiaroveggenza e preveggenza.

Interessante la digressione sull’origine e l’evoluzione del nome Malena, che a me, peraltro, aveva quasi fatto pensare a un mezzo anagramma del nome dell’autrice. Dopo aver letto “A cavallo del tempo”, mi è capitato di incontrare Maila Meini a una fiera del libro e lei e Barbara Carraresi mi convinsero ad associarmi al GSF. Da allora ci siamo frequentati in varie occasioni. Non posso dire di conoscerla a fondo, ma in questa Malena mi è parso di rivedere molto di Maila. Non per nulla ogni capitolo è completato de una poesia che ne riprende i temi e le atmosfere e che riporta una data corrispondete al periodo dei fatti narrati, come se la Meini le avesse scritte nel corso della vita poi avesse adattato il romanzo a queste.

Sentire a distanza che qualcuno sta morendo, immaginare i voti degli esami universitari prima di uscire di casa, riconoscere la malattia non diagnosticata nelle persone incontrate, prevedere incidenti mortali, provocare malattie in persone odiate sono alcune delle sensazioni che

Strani ospiti in solaio - Maila Meini - Libro - Mondadori Store

guidano Malena attraverso la vita. Poteri ESP? Difficile dirlo. Certo non sono poche le strane coincidenze per pensare solo al caso. Certo sono tutte occasioni per “incursioni nel mondo interiore degli altri” (pag. 238).

Il romanzo, come già gli altri due che avevo letto è una sorta di biografia della protagonista dall’infanzia alla maturità avanzata, approccio narrativo che l’autrice pare prediligere, così come la ricchezza di riferimenti che paiono autobiografici.

Il volume è anche occasione per lasciare un messaggio ecologista che non posso non condividere. Anzi, vi ho colto persino lo stesso spirito del mio “Apocalissi fiorentine” là dove scrive “Certo, nel piccolo spazio in cui viviamo abitualmente è difficile cogliere i sintomi della malattia  gravissima  che minaccia la nostra esistenza. Se ci limitiamo a gettare attorno a no uno sgardo distratto ci pare che nulla cambi da un giorno all’altro”: occorre far capire che non è vero che “Qui da noi non succede!” (pag. 231) e occorre riportare nelle nostre città le sensibilità  verso problemi di “crescita demografica”, “dell’effetto serra, del buco dell’ozono, delle piogge acide, dell’inquinamento sonoro, del fatto che le nostre risorse non sono rinnovabili all’infinito” (pag.232).

Seguire la vita di Malena coinvolge e fa scorrere veloce la lettura, caratterizzata da una scrittura lineare, ordinata e piana, che ritroviamo sia nella parte in prosa, sia nelle poesie, caratterizzate da spontaneità  e immediatezza.

THE LOVE’S SERIAL KILLER

Il sentiero delle foglie caduteNon ricordo bene quando e come conobbi Maila Meini, ma fu in rete prima che di persona e credo che prima di averle mai parlato lessi il suo libro “A cavallo del tempo”, che recensii il 12 aprile 2018.

Ricordo poi di essermi trovato, a settembre 2018, durante la fiera Firenze Libro Aperto, assieme a Sergio Calamandrei davanti allo stand del GSF – Gruppo Scrittori Firenze, che ancora non conoscevo e aver indicato il volume sul banco indicandolo a Calamandrei che lo scambiò, giustamente visto il titolo, per un romanzo di fantascienza. Gli feci notare che non lo era ma che si trattava di una sorta di diario di una signora conosciuta in rete. Fu in quell’istante che Maila Meini si materializzò alle mie spalle dicendo “quella signora sono io”. Mi sentì colto con le mani nella marmellata, anche se non stavo facendo nulla di male. Da allora ho incontrato alcune volte Maila e fu, anzi, lei, assieme a Barbara Carraresi, a convincermi a iscrivermi al GSF.

Ora ho finito di leggere il suo “Il sentiero delle foglie cadute” e credo che la veloce definizione data al suo “A cavallo del tempo” ben si addica anche a questo romanzo/ raccolta di racconti, anche se qui correggerei in “quasi il diario di una ragazza”.

Rispetto all’altro volume qui siamo maggiormente dalla parte del romanzo, sebbene la successione cronologica degli anni dal 1958 al 1971, con un’introduzione e un finale nel 1982 (anno in cui potrebbe esser stato scritto, anche se la pubblicazione è successiva).

Vi si parla di una bambina, che vediamo crescere. Non è espressamente un’autobiografia, anche perché la piccola si chiama Lia e non Maila, ma credo che non vi manchino riferimenti alla vita dell’autrice.

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Maila Meini (a sinistra)

Penso che le ruberò per qualche mio libro la bella citazione iniziale di Nietzche “Il mondo è favola e non esistono fatti, ma solo interpretazioni”.

Sappiamo poco della protagonista dopo il 1982 ma l’incipit già ce la dipinge in modo affascinante:

Mangerò, quando avrò fame. Berrò, quando avrò sete. Dormirò, quando avrò sonno. Mi crogiolerò nel balsamo della solitudine. Questi sono i miei progetti per il futuro.

Questo è il risultato del mio passato”.

Non del futuro parla il libro, ma del passato.

Sempre nella prima pagina troviamo un importante indizio sul carattere di Lia, che dichiara che uno dei suoi più grandi errori è stato “essere come pensavo che gli altri volessero che fossi”. Ne nasce il ritratto di una figura sempre succube, dalle molte “maschere” (pag. 13), intenta a “costruire sorrisi” (pag. 17), “talmente scettica” che le “viene da ridere e da vomitare, contemporaneamente” (pag. 18).

La bambina e, poi, la ragazza, sono sempre alla ricerca dell’amore. Prima quello dei genitori, poi quello dell’altro sesso: “Avevo fame d’amore e tanta paura” (pag. 209). Ed è proprio questa ricerca costante che, forse, rende impossibile per Lia trovare il vero amore, perché non riesce a coglierlo quando le passa accanto, non riesce ad accontentarsi di quello che le viene offerto e, volendone di più e di diverso, lo perde.

Questo la porta a odiare, o quasi, fino a desiderare la morte degli oggetti del suo desiderio. Ed eccola ogni volta, alla fine di una nuova storia (non ne ha poche per essere un po’ “racchia”, come si definisce all’inizio: forse ha una percezione errata di se stessa), immaginare articoli di giornale in cui viene scoperta la fine tragica del suo ex-amato, fine che lei sogna di aver procurato lei stessa. I suoi amori sono come “foglie cadute” e Lia scrive:

Oggi

fossi non-io,

risalirei

il sentiero delle foglie cadute”.

Realtà e finzione si confondono: “Il mondo è favola” direbbe forse Nietsche. Lia, serial killer potenziale, ci fa quasi paura e viene persino da pensare a certi personaggi di Stephen King, dalla mente un po’ contorta, con quella sua amica immaginaria con cui si confida anche quando non più la bambina spaurita che nessuno vuole. Se anche si lamenta talora “Niente più amori per me, niente più amici” (pag. 228), le sue amate vittime, si susseguono una dietro l’altra o a volte alcune assieme (“Tre ragazzi cominciarono un corteggiamento che divenne assiduo – pag. 196) e Lia cerca “disperatamente di capire che cosa ho che non va” (pag. 204).

Il volume alterna alle predominanti parti in prosa, alcune in versi, che ben si inseriscono, grazie alla parte narrativa che le contestualizza, lasciando la lettura scorrere intensamente.

 

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