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COME TROVARE UNA NAVE SPAZIALE SU UN PIANETA ALIENO

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Jack Vance

SRisultati immagini per le insidie di Tschaie vi interessa sapere come procurarvi un’astronave su un pianeta alieno o se vi incuriosisce vedere come diverse razze umanoidi possano convivere sul medesimo pianeta, allora questa è la lettura che fa per voi, ma se non è così, penso possiate tranquillamente evitare di leggere “Le insidie di Tschai”, il secondo romanzo del ciclo iniziato con “Naufragio su Tschai” di Jack Vance.

Il primo volume non mi aveva entusiasmato, ma questo sequel perde addirittura alcuni dei pochi elementi d’interesse del primo, come la principessa umanoide che il naufrago terrestre cercava di salvare nel primo volume della saga e che qui è ormai defunta. Leggendo l’inizio del ciclo mi ero chiesto se l’ipotesi di come tante razze umanoidi potessero convivere su questo pianeta trovasse una spiegazione più articolata (i loro antenati furono rapiti molti millenni fa dalla Terra e si sono poi evoluti diversamente), ma nessuno sviluppo appare in tal senso. L’intero romanzo è concentrato sulle peripezie del protagonista per procurarsi una nave spaziale con cui fare ritorno sulla Terra. Un po’ poco, per i miei gusti. Penso che non proseguirò con la lettura degli altri volumi.

 

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NAUFRAGIO TRA UNA FOLLA DI UMANOIDI

Com’è possibile che i terrestri giunti sul lontano pianeta Tschai vi trovino altri esseri umani e numerose razze di umanoidi? Se c’è qualcosa che mi fa qualificare un romanzo di fantascienza come di Serie B, sono gli alieni umanoidi, ma Jack Vance è uno dei maestri del genere e nel suo “Naufragio sul Pianeta Tschai” sono gli stessi naufraghi a porsi questa domanda e a trovare una possibile risposta. Si tratta del primo volume di una serie, quindi, non avendo ancora letto gli altri volumi, non potrei dire se l’ipotesi formulata troverà conferma, ma quello che il protagonista intuisce è che, ai tempi degli uomini preistorici una delle razze aliene che vive su Tschai passò dalla Terra e da lì rapì alcuni dei nostri antenati e lo stesso fece su altri pianeti, trasformando così Tschai in un crogiolo di razze aliene. Gli umani e le altre razze, nel frattempo, nel corso dei millenni si sono evoluti in varie sottorazze.

Trovo strano, però, che oltre agli umani, dalla terra siano arrivati anche i cavalli (mentre non si citano altre specie animali), sebbene in epoca preistorica il loro addomesticamento non fosse iniziato e, quindi, non fosse già legati agli umani.

Jack Vance, vero nome John Holbrook Vance (San Francisco, 28 agosto 1916 – Oakland, 26 maggio 2013),

Il romanzo è sostanzialmente l’avventura dell’unico superstite di una spedizione spaziale, che, dopo aver imparato a tempo di record e alla perfezione la lingua locale, si destreggia tra feroci indigeni, belle fanciulle (praticamente una principessa) da salvare, scialuppa spaziale da recuperare, sacerdotesse combattive e vendicative, combattendo con successo e riuscendo persino a diventare il capo di una città di umani, dopo averli aiutati  a liberarla dagli oppressori di una razza aliena.

La parte più interessante dell’ambientazione è la ricchezza di razze umanoidi, ma nessun altro aspetto del pianeta è descritto con pari dettaglio (fauna, flora, morfologia, architettura). Anche la tecnologia non eccelle per originalità, essendo rappresentata da classiche astronavi, armi al plasma, zattere
volanti e poco più.

La caratterizzazione dei personaggi è più legata all’identificazione razziale che non ad approfondimenti psicologici.

Insomma, non direi che sia un’opera indimenticabile, anche se l’ho letta con piacere e potrei persino leggere i prossimi volumi anche solo per il gusto di sapere come andrà a finire la vicenda.

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