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IL MEDITERRANEO FUORI DAL MONDO

Quando ho letto che il numero 14 di IF – Insolito & Fantastico, intitolato “Fuera del Mundo” era dedicato all’omonimo “Incontro internazionale di studio sulle origini delle letteratura di anticipazione e protofantascienza in Spagna, Portogallo e Italia”, mi aspettavo una serie di atti congressuali su autori mediterranei sconosciuti del secolo scorso, cosa che mi ispirava poco, ma il volume mi ha piacevolmente sorpreso per i suoi contenuti.

Intanto, ho potuto scoprire l’origine della famosa frase ripetuta da Snoopy, il cane di Shultz, quando siede alla macchina da scrivere sul tetto della sua cuccia “Era una notte buia e tempestosa…” incipit di “Seis dias fuera del mundo”, opera che ha certo ispirato il titolo del convegno, di Juan Perez Zuniga, parodia de “The First Men in the Moon” di Herbert George Wells.

Uno spazio viene dedicato persino al nostrano Salgari, con il suo fantascientifico “Le Meraviglie del duemila” e ad altri autori italici, come  Ippolito Nievo, Antonio Ghislanzoni, Paolo Mantegazza, Della Sala Spada, Ferri, Grifoni e persino Guareschi, il cui rapporto popolaresco con l’ultraterreno lo avvicina alla letteratura fantastica.

Tra gli spagnoli sono ricordati Luis Bargaria con i suoi viaggi spaziali illustrati, il catalano Manuel De Pedrolo con la sua “Seconda origine”, Eduardo Mendoza e il suo “Nessuna notizia di Gurb”. Alvaro Ceballos Viro ci sintetizza la natura degli autori fantastici ispanici con la frase: “Ciò che i viaggiatori temporali incontrano nel futuro è la nostalgia del presente; ciò che gli astronauti spagnoli incontrano nello spazio è fondmentalmente il proprio riflesso”.

Parlando di letteratura portoghese, spostandoci da Herculano a Régio, partiamo dall’antico racconto “La dama dal piede caprino” per arrivare all’insuperabile premio nobel José Saramago, con il suo approccio unico e originale al fantastico, passando per le opere di Frederico Cruz, Luis de Mesquita, Alves Morgado.

Un intero capitolo è dedicato al fumetto “Little Nemo in Slumberland”.

Anche se geograficamente off-topic, un altro articolo è dedicato al ceco Karel Čapek, l’inventore del termine “robot” e uno all’argentino Julio Cortazar, l’immaginifico autore delle “Historias de Cronopios y de Famas”.

C’è, poi, vero la fine, un imperdibile articolo del curatore della rivista Carlo Bordoni sull’immenso J.L. Borges.

Un omaggio fuori tema è dedicato al grande della fantascienza Jack Vance, scomparso in maggio, e ai suoi rapporti con l’opera di Ray Bradbury.

Firenze, 13/02/2014

UN NUMERO DI IF SULLA FANTASCIENZA SOCIOLOGICA

A metà strada tra utopia e distopia, sua una diagonale in un’altra dimensione dell’ucronia, si trova la fantascienza sociologica.

Se l’utopia descrive società migliori, la distopia peggiori e l’ucronia mondi alternativi nati da diversi passati, la fantascienza sociologica, in senso lato riunisce tutti e tre e, in senso stretto, copre gli spazi lasciati vuoti nella piramide polidimensionale delimitate dagli altri generi.

In senso stretto, tende a essere meno fortemente connotata di utopia e distopia, pur offrendo descrizioni suggestive e affascinanti di mondi alternativi.

Il numero 12 di IF (“Fantascienza sociologica”), trattandone, non può che affrontarne i limiti. Vi leggiamo quindi gli articoli di Gramantieri sull’Utopia americana, di Roberta Amato sulla tradizione apocalittica di Doris Lessing, di Stefano Manferlotti sulle distopie di Wells e Saramago con i loro affascinantissimi mondi di ciechi.

SF Sociologica senza aggettivi sono quella di Asimov, creatore di una Storia intergalattica plurisecolare, descritta da Gian Filippo Pizzo, e di Ballard (ne parlano Carlo Bordoni, curatore della rivista, e Bruna Mancini).

Un po’ fuori tema è il pur interessante articolo di Giuseppe Lippi sul genio italico di Buzzati.

Ben due articoli (di Gianfranco De Turris e Claudio Asciuti) sono dedicati a Lo Hobbit di Tolkien, il grande creatore di mondi e leggende, di cui è uscita in questi mesi la versione cinematografica.

Dalla lettura di questo numero della rivista, traggo lo spunto per due prossime letture: “Oltre Apollo” di Barry Malzberg (lettura invogliatami dall’articolo di Gramantieri) e “Nina dei Lupi” di Alessandro Bertante (incuriosito dalla recensione di Giuseppe Panella).

 

Firenze, 15/07/2013

PUBBLICAZIONI ESTIVE (2013)

L’ultimo mese, complici le ferie, è stato piuttosto intenso per quanto riguarda le mie pubblicazioni!
Ho finito di revisionare ancora una volta “La Bambina dei Sogni” e ne ho fatto nuove versioni cartacee ed ebook. Finalmente ho ricevuto l’ultimo dei 45 disegni di “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati” e così ho potuto varare il volume (cartaceo + ebook). Prosegue poi la mia opera di raccolta di poesie di volumetti tematici con la pubblicazione di “Schiavi Part-Time” e, infine, continua felicemente la mia collaborazione con la rivista “IF – Insolito e Fantastico” che questa volta oltre a presentare un mio articolo, recensisce “La Bambina dei Sogni“.
Ecco i dettagli:
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SCHIAVI PART-TIME
Il 31 agosto 2013 ho pubblicato (cartaceo con Lulu + ebook gratuiti) il terzo volume della serie di raccolte di poesie con cui sto riordinando le poesie scritte negli ultimi trent’anni. Ogni volume riguarda un tema specifico. “Schiavi part-time” ci parla del nostro tempo con le sue storture e prevaricazioni, di come gran parte delle nostre giornate non ci appartengano e si viva come… schiavi part-time.
 
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IF n. 13 – OTTOCENTO FANTASTICO
E’ uscito, con il consueto ritardo, il numero di giugno 2013 della rivista “IF – Insolito & Fantastico”. Come sempre gli articoli hanno carattere monografico e, questa volta, il tema è “Ottocento fantastico”. il numero contiene un mio articolo intitolato “L’evoluzione del vampiro ottocentesco” e la recensione fatta da Antonio Daniele al mio romanzo “La Bambina dei Sogni” (pdf dell’articolo scaricabile a fondo pagina del link). Una curiosità: la foto con sotto il mio nome che compare in questo articolo ritrae invece Sergio Calamandrei (mio coautore in altre opere)!


 
LA BAMBINA DEI SOGNI
Il 20 Agosto 2013 ho completato una nuova revisione totale del romanzo, tenendo conto dei primi commenti rilasciati in rete dai lettori dopo la pubblicazione. Cambia il finale, Giovanna diventa molto più scettica, alcuni personaggi minori si fanno sentire un po’ di più, soprattutto nella seconda parte. La nuova versione si può scaricare come e-book qui.
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JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI
Concluso da qualche mese il web-editing di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI (il secondo volume della saga de “I GUARDIANI DELL’UCRONIA“), il 31 luglio 2013 anche la fase di illustrazione si è conclusa, con 13 illustratori e 43 disegni.

Niccolò Pizzorno, già illustratore del primo volume, ha realizzato l’immagine per la copertina.

Il 31 Luglio 2013 è stata avviata la pubblicazione del volume, che si può ordinare qui. L’ebook si può scaricare (gratis) qui.

OTTOCENTO FANTASTICO: IN ARRIVO IL N. 13 DI IF – INSOLITO E FANTASTICO

IF - Ottocento fantastico

E’ in preparazione il n. 13 di IF (Giugno 2013), dedicato all’OTTOCENTO FANTASTICO. 
La rivista ha 128 pagine, costa solo € 8 ed è acquistabile presso l’editore Solfanelli (Chieti) o in abbonamento postale 
(€ 30 per quattro numeri).
Anche in questo numero ci sarà un mio articolo: “L’evoluzione del vampiro ottocentesco“.

In questo numero un omaggio a E.T.A. Hoffmann e i seguenti interventi:

Maria Teresa ChialantIl ritratto e la cornice
Riccardo Valla, Il viaggio spaziale nella prima fantascienza
Marco Lauri“Io avrò fatto l’uomo”: Nievo tra i precursori della SF
Giuseppe PanellaMaupassant. La fascinazione dell’altrove
Romolo RunciniL’irrazionalismo fantastico nel dottor Jekyll di Stevenson
Michele MartinelliFantastico e avventuroso in Emilio Salgari
Gianfranco de TurrisTradizione o tentazione fantastica italiana?
Morena CorradiIl fantastico nelle riviste milanesi dell’Italia post-unitaria
Errico PassaroTre collane storiche specializzate nell’Ottocento fantastico
Walter Catalano“Bitter” Bierce. Da solo in cattiva compagnia
Max MilnerIl vampiro di Nodier dal romazo al melodramma
Carlo Menzinger, L’evoluzione del vampiro ottocentesco
Carlo BordoniDonne vampiro. Le sorelline di Carmilla

Le rassegne:   
Claudio AsciutiPikadon. Emergenze nucleari in Giappone
Arielle SaiberI dischi volanti non sbarcano a Lucca. Storia della SF italiana
Valerio EvangelistiSinistre presenze. Nuove mappe dell’orrore
e le consuete recensioni…

DISTOPIE PER UN MONDO DISTOPICO

DISTOPIE - IF - Insolito & Fantastico n. 7

DISTOPIE – IF – Insolito & Fantastico n. 7

E così la rivista “IF – Insolito & Fantastico” è arrivata al numero 7 e io continuo a leggerla in abbonamento con grande soddisfazione. È difficile trovare un’altra pubblicazione con impostazione monografica, che tratti così sistematicamente, direi quasi in modo enciclopedico, la letteratura fantastica. Credo che trattare un tema prevalente in ogni numero renda i volumi assai più piacevoli da leggere, donandogli quell’unità d’argomento che spesso alle riviste manca.

Il tema di questo numero è uno dei più affascinanti della fantascienza, la “distopia”.  Per chi non lo sapesse le distopie o antiutopie sono utopie alla rovescia, in cui si immagina un mondo peggiore di quello attuale (mica facile, con i tempi che corrono, eh!), in cui certi aspetti della società sono ampliati, come fa ad esempio Orwell in “1984”, immaginando un Grande Fratello che, tramite la televisione controlla il mondo. Scenario inconcepibile, vero?

Il volume parte con un’analisi dell’opera di Aldous Huxley, l’autore de Il Mondo Nuovo (di cui ho già parlato qui). Oltre che di “Brave New WorldRomolo Runcini ci parla anche di “Point Counter Point”, “Ape and essence” (che anticipa i temi de “Il pianeta delle scimmie”, il cui prequel cinematografico sta per uscire sugli schermi in questi giorni) e “The Perennial Philosophy”.

Il curatore della rivista, Carlo Bordoni, ci parla di Margaret Atwood e del suo “L’ultimo degli uomini” (“Orix and Crake”) che immagina un nuovo mondo nato dalla manipolazione genetica (come non pensare allora al “Libro degliYilané” e al mondo nato dall’attività genetica dei dinosauri) con uomini “eletti” che vivono in Recinti per difendersi dalla plebe (una razza umana divisa come ne “La macchina del tempo” di Wells). Bordoni tratta anche altre opere dell’Atwood, quale”Il racconto dell’ancella”, un mondo sterile post-nucleare in cui la maternità torna a essere unìesigenza vitale per la sopravvivenza della specie, e “Il Canto di Penelope”, la storia di Ulisse vista con gli occhi della moglie.

Gianfranco De Turris tenta quindi di fare un’opera di sistematizzazione delle opere utopiche e antiutopiche e ci parla, tra le altre cose, di “Ecotopia” (1975) di Ernest Callebach, con alcuni stati americani secessionisti in nome dell’ecologia, della satira grottesca di Emile Souvestre (“Le monde tel qu’il sera” – 1845), della distopia catto-comunista di Ira Levin (“This Perfect Day” – 1970).

Giuseppe Panella ci parla di Herbert George Wells e Evgenj Zamjatin. Quest’ultimo in “Noi” immagina un mondo in cui si crede che “la felicità sia raggiungibile solo attraverso la soppressione della libertà ‘selvaggia’ dell’arbitrio individuale”.

Richard Matheson - Io sono Leggenda

Richard Matheson – Io sono Leggenda

L’articolo di Domenico Gallo è dedicato alle “società distorte di Anthony Burgess” e in particolare al romanzo che ispirò Kubrik “Un’arancia a orologeria” (1982), ma anche “Il Seme Inquieto” e “1985”. Come nota Gallo, Burgess riprende il tema di Orwell che “nel regime totalitario è diffusa la mancanza di memoria” e che “la carta stampata fosse un elemento imprescindibile di memoria perché, essendo di proprietà del singolo, può essere conservata e consentire il confronto critico”.

Ne “Il seme inquieto”, in un mondo sovrappopolato, “la procreazione è scoraggiata e lo Stato incentiva l’omosessualità e la sterilizzazione” e “gli eserciti sono mandati allo scontro al solo scopo di provocare la morte dei soldati mentre i cadaveri sono destinati all’industria alimentare” (come ne “La fuga di Logan” e in “Cloud Atlas”).

Riccardo Gramantieri ci parla delle forme di automazione per il controllo della società, dal geniale Panopticon ideato da Jeremy Bentham (e studiato da Michel Foucault), un carcere in cui un solo carceriere può scrutare numerosi carcerati senza essere visto, all’occhio onnipresente del Grande Fratello di Orwell, al controllo televisivo di Vogt (“Colosso anarchico” – 1977).

 

Dopo i saggi, si passa quindi alla sezione narrativa, con “E-topia” di Errico Passaro, in cui l’umanità è così concentrata su se stessa da non notare l’arrivo evidente di un’invasione aliena.

Seguono “Collateral Damages” di Renato Pestriniero con il suo mondo post-apocalittico, “Fino all’ultima generazione” di Gian Filippo Pizzo” in cui il pericolo, in una terra devastata, può anche venire da chi sembra il più innocente e inoffensivo.

Si chiama “Amenia” il racconto di Mario Farneti, con le sue città-isole utopiche ma che celano gravi distopie.

Chiude la sezione narrativa “L’ultimo tramonto” di Michele Nigro, con una società in cui anche osservare il sole che cala può essere un delitto.

 

La terza parte di IF, di solito è quella degli articoli non legati al tema del volume, ma questa volta il tema è talmente ricco che anche qui domina la sezione.

Si comincia con un articolo di Antonio Daniele su “Io sono leggenda” il romanzo del 1954 di Richard Matheson che descrive un mondo abitato solo da vampiri (non è distopia anche questa?). Matheson però lo fa con il tipico spirito fantascientifico del decennio, cercando una spiegazione “naturale” all’esistenza di questi esseri (un batterio che altera la natura dei corpi e diffuso dal vento e dalle zanzare).

Anche Carlo Asciuti con “la fine del mondo vista da Abel Gance” ci parla ancora di realtà distopiche  nei film del regista del secolo scorso.

Disarmante è il quadro che fa Gianfranco De Turris nel descrivere le distopie scritte dagli autori italiani contemporanei (Walter Veltroni, Massimo Fini, Francesco Alberoni, Oliviero Beha, Mauro Corona, Pierfrancesco Prosperi, Sergio Sozi, Paolo Pasi e altri). Ben pochi di questi romanzi hanno una trama allettante. Andrebbero però letti per giudicare meglio.

Viene poi riportata un’intervista fiorentina del 2002 a Douglas Preston.

Le recensioni finali riguardano “Il Quinto principio” di Vittorio Catani, opera di Giuseppe Panella, “Il Gran Notturno” di Jean Ray, scritta da Walter Catalano, l’antologia di autrici varie (solo donne) “Eros e Thanatos” sul mondo dell’erotismo macabro (Carlo Bordoni ci parla di questo testo curato da Lia Volpati).

1984 - George Orwell

1984 – George Orwell

Giuseppe Panella recensisce “Lazarus” di Alberto Cola, in cui si immagina la clonazione di Yukio Mishima.

Vito Tripi parla di “Apocalisse Z” dello spagnolo Manuel Loureiro, con la sua epidemia che trasforma tutti in zombi (siamo dalle parti di Matheson, insomma).

Otto racconti di autori italiani compongono l’antologia “Mistero” curata da Nicola Roserba.

Ben cinquanta sono invece quelli di “Riso nero” la silloge di umorismo noir curata da Graziano Braschi e Mauro Smocovich (recensore Giuseppe Panella).

Claudio Asciuti ci parla delle riflessioni sulla morte del regista Clint Eastwood e in particolare del suo “Hereafter”.

Chiude il volume la recensione di Carlo Menzinger (il sottoscritto) al volume “Il Vampiro” di Franco Mistrali, uno dei primissimi romanzi gotici (del 1869) che trattano di queste creature. L’edizione è curata da Antonio Daniele. Ne parlo anche qui.

 

Firenze, 11/09/2011

GLI ALIENI DI IF

ALIENI - IF - Insolito e Fantastico n. 9

ALIENI – IF – Insolito e Fantastico n. 9

Da quando la gente si è fatta più scettica in tema di apparizioni di Dei, Angeli e Santi, il cielo ha cominciato a mandarci nuove visioni, sotto forma di U.F.O. ed extra-terrestri.

La comparsa più significativa di oggetti volanti non identificati credo coincida con la metà del secolo scorso, nel momento in cui i cieli hanno cominciato a farsi più affollati di oggetti volanti identificati, dai dirigibili, agli aerei, alle sonde, ai satelliti, ai missili.

Confondere uno di questi oggetti o un gioco di luci per qualcosa di alieno, sotto la suggestione della fantascienza, che di queste fantasie si alimentava e a sua volta nutriva, non era difficile.

L’idea che potessero esserci esseri “altri”, però non dipende solo dall’avvistamento di forme volanti. Da quando l’uomo ha capito che la terra è solo uno dei tanti corpi celesti, ha cominciato a immaginare che anche gli altri potessero essere abitati, a partire dai più vicini, la Luna e Marte.

Basti pensare al fantasioso viaggio descritto dal greco Luciano di Samosata ben 1789 anni prima dell’allunaggio vero, all’Astolfo ariostesco, che sulla Luna cerca il senno dell’Orlando furioso, al racconto tecnico di Keplero, ai due viaggi di Cyrano de Bergerac, per arrivare quindi al Barone di Münchhausen, scritto “solo” 184 anni prima del 1969.

Scrive il greco degli abitanti della luna: “Questi Ippogrifi son uomini che vanno sovra grandi grifi, come su cavalli alati: i grifi sono grandi e la più parte a tre teste: e se volete sapere quanto sono grandi immaginate che hanno le penne più lunghe e massicce d’un albero di un galeone.

Non erano poi, in fondo, alieni, anche gli immaginari abitanti degli antipodi o di terre esotiche, sciapodi, leviatani, giganti, elfi, ciclopi, gorgoni, centauri, ninfe, basilischi e moltissimi altri esseri di forma semi-umana o animalesca?

Insomma, la storia letteraria degli alieni, sebbene legata in gran parte al secondo dopoguerra, sua epoca d’oro, ha radici antiche (gli Dei stessi, non erano in fondo una forma di alieni?) e la sua fortuna non si è ancora estinta, basti pensare al recente successo cinematografico di “Avatar”.

Una rivista intitolata “IF – Insolito & Fantastico” non poteva quindi non dedicare uno dei suoi numeri al tema degli “Alieni”.

Come sempre il volume, in formato libro, è diviso in una parte saggistica e una di racconti, seguite poi da alcune sezioni a volte fuori dal tema principale, con interviste, recensioni e altro.

L’occasione per trattare l’argomento è data dal convegno veneziano “Fuera dal mundo” sulla letteratura d’anticipazione e la proto-fantascienza, dell’aprile 2012, i cui atti sono stati pubblicati da IF.

Avatar

Avatar

Quando l’uomo parla di alieni, parla spesso del proprio rapporto con loro. Come nota Bordoni nel suo articolo su “Alien”, “le tre fasi della vita biologica di Alien – uovo, feto e adulto – corrispondono ad altrettanti ‘segni’ all’interno di una terribile contaminazione tra umano e mostruoso.

Nel secondo dopoguerra la fantascienza diventa anche strumento per canalizzare ed esorcizzare la paura della guerra nucleare, la minaccia cino-sovietica, la paura di un mondo che l’America (e in parte l’Europa) sentiva come diverso da sé. L’extra-terrestre accentua questa diversità. Ne “L’invasione degli Ultracorpi” di Finney si può leggere la paura delle spie russe, degli infiltrati. Il McCartismo non è lontano. “Alieni, spie e infiltrati” è il titolo dell’articolo di Domenico Gallo.

E.T.

E.T.

De “L’invasione degli Ultracorpi” ci parla anche “Giuseppe Panella, che ne descrive tre delle versioni cinematografiche, saltando però il più recente remake (2007) “Invasion” di Oliver Hirschbiegel, con Nicole Kidman. Ci parla anche di “The Thing from Another Worl” di Hawks e Nyby.

Annamario Fassio ci ricorda che alieno è “ colui che ti inquieta perché è diverso. Alieno: colui che ti terrorizza perché in sé racchiude quello che non vorresti mai vedere, sapere, immaginare. Alieno come metafora dei mali della società. Alieno come presenza fortemente destabilizzante. Ma anche alieno come speranza di vita oltre i confini angusti della terra e come antidoto contro la solitudine cosmica.

La fantascienza impiegherà anni per arrivare all’autoidentificazione con l’alieno. Bisognerà aspettare E.T., come accenna la Fassio, per entrare in empatia con gli alieni, “Star Wars” per auto-identificarsi con gli abitanti di galassie lontane. Nel frattempo, gli alieni assumeranno forme altre così diverse da quelle antropomorfiche quali quelle dei Trifidi di Whyndham di cui ci parla sempre Fassio, o il pianeta pensante Solaris di Lem.

Cosa c’è poi di più inquietante di riconoscere degli alieni nei propri figli? Eppure questo è ciò che spesso avviene con il passaggio all’adolescenza. I veri alieni, da sempre accanto a noi, sono loro: i figli.

De “I Figli dell’Invasione” di Whyndham ci parlano, oltre ad Annamaria Fassio, anche Riccardo Gramantieri.

Gian Filippo Pizzo dedica un articolo al ricordo dell’autrice Luce D’Eramo, scomparsa dieci anni fa.

Non poteva mancare un articolo su Avatar.  Ce ne parla Gianfranco De Turris.

Lunga è la carrellata di opere fantascientifiche offertaci da Piero Giorgi.

Nel XIX secolo si credeva esistesse un pianeta nell’orbita intramercuriana. Lo chiamavano Vulcano. Jean-Pierre Laigle ci racconta delle opere che ne hanno parlato, descrivendone gli abitanti. Tra questi non c’era però lo Spock di Star Trek, proveniente da un altro Vulcano.

Sempre di Laigle è il primo racconto della sezione narrativa. Dedicato proprio a Vulcano.

Affascinante il racconto di Dabrowski “Nascita dalla morte”, sull’ipotesi di nascere vecchi e morire bambini, che, con approccio diverso, ricorda un po’ “Il curioso caso di Benjamin Button” (1922) di Francis Scott Fitzgerrald, da cui è stato tratto il recente (2008) film di Fincher.

Memorie di guerra e fantasmi popolano “Il Parco dei Morti” di Domenico Gallo.

Spok - Star Trek

Spok – Star Trek

Ci sono collegamenti tra filosofia e fantascienza? Ne parla Giuseppe Panella.

Claudio Asciuto ci parla dell’utopia al cinema, da Frank Capra a Robert Ruskin, a Arthur Penn, a Sean Penn, a Michael Wadleigh, a Vincente Minnelli, a Conrad Rooks, per finire con Tim Burton, John Boorman e Akira Kurosawa.

Del nuovo romanzo di Stephen King “22/11/’63” ci parla Carlo Bordoni.

Vito Tripi ci descrive tre antologie ucroniche sulla storia alternativa dell’Italia curate da Gianfranco De Turris. In particolare, mi incuriosisce “Se l’Italia – Manuale di storia alternativa da Romolo a Berlusconi”, Vallechi 2005, la cui struttura mi parrebbe ricordare abbastanza quella del volume “Ucronie per il terzo millennio –Allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi” da me stesso curata (Edizioni Liberodiscrivere).

Chiude il volume un mio articolo su “Stella Meravigliosa” di Yukio Mishima: “Gli alieni sono tra noi” e vorrebbero salvarci dalla guerra atomica, ma ai nostri occhi sono solo una famiglia di pazzoidi esaltati.

Firenze, 27/05/2012

IL FUMETTO COME LETTERATURA

Fumetti - IF - Insolito & Fantastico n. 8

Fumetti – IF – Insolito & Fantastico n. 8

Il numero 8 di IF “Fumetti”, la rivista del fantastico e dell’insolito di Tabula Fati giunta ormai la secondo anno di vita, è dedicato alle storie disegnate.

Anche i fumetti, infatti, possono essere letteratura. Una forma narrativa con diversi tempi e ritmi rispetto alle altre, ma, potenzialmente, pur sempre tale, anche se molti non concorderanno. Dove ci sono personaggi, trama e ambientazione c’è narrativa. Il confine tra narrativa “scritta” e “disegnata” può sembrare netto, ma sulla linea di confine troviamo i romanzi illustrati. Tra questi anche quelli “iperillustrati” come “Il Settimo Plenilunio”, il romanzo collettivo (di cui sono uno degli autori e il curatore) illustrato da diciassette artisti con centodiciassette immagini, qualcosa che ho voluto definire con un’etichetta apposita: gallery novel. Una galleria di dipinti, disegni e foto, a illustrare un romanzo gotico-fantascientifico. Il nome ricalca, non a caso quello delle graphic novel. Se ne parla anche in chiusura di questo numero della rivista, nella recensione fatta da Antonio Daniele, uno che di vampiri e licantropi se ne intende.

Il volume, come al solito, è diviso in una prima parte, che contiene vari articoli di saggistica sull’argomento, una seconda di racconti (in questo caso avrei visto più opportuno sostituirli con delle strisce animate), e una terza e quarta parte di interviste, rassegne e recensioni varie.

Nella parte di saggistica, troviamo brani firmati da Alessandro Scarsella (le estetiche del fumetto), Renato Pestriniero (le proprietà multidimensionali del fumetto), Stefano Trovato (le edizioni in latino di Asterix), Claudio Gallo (i rapporti tra letteratura e fumetto), Davide Giurlando (la trasposizione cinematografica delle strisce), Manuela Gallina (i rapporti di Dino Buzzati con i fumetti), Francesco Cesari (il cinema di Jess Franco), Riccardo Gramantieri (la figura del Jolly), Luca Berta (il video clip come forma ibrida tra immagine e testo), Giuseppe Panella (eroi dei fumetti al cinema), Walter Catalano (Sandman), Elena Romanello (Gaiman), Carlo Bordoni (un omaggio al fumettista recentemente scomparso Carlo Peroni, detto Perogatt – con cui anche io avevo avuto modo di fare due chiacchiere tramite internet), Enrico Fornaroli (gli alieni nei fumetti).

La parte di narrativa vede i racconti di Douglas Preston & Lincoln Child (un thriller “on the road”), Roberto Barbolini (un prete inquietante), Fernando Sorrentino (una storia surreale sulle aspirazioni degli scarafaggi), Piero Giorgi (una storia di ispirazione asimoviana, costruita attorno a una vecchia barzelletta), Bruce McAllister (un racconto demoniaco).

Nella parte delle rassegne Claudio Asciuti ci racconta di come George Nolfi abbiamo reso in “I Guardiani del Destino” un racconto di Philiph K. Dick sulla possibilità di modificare il futuro. Sull’interpretazione del tempo, interessante la citazione di Eugenio Montale (Tempo e Tempi): “Non c’è un unico tempo: ci sono molti nastri che paralleli slittano spesso in senso contrario e raramente si intersecano”: sembra quasi il tempo divergente dei miei romanzi!

Carlo Bordoni intervista Giuseppe Lippi curatore della rivista Urania, mentre Walter Catalano ci parla dei suoi illustratori e, più avanti, Riccardo Gramantieri, passa in rassegna alcuni dei titoli più significativi di questa storica rivista di fantascienza.

Carlo Bordoni ci presenta poi una rassegna di racconti di Manrico Viti, dal surreale robot innamorato di una lavatrice, agli infiniti Colbert riuniti in Assembea, al microbo spavaldo.

Asterix

Asterix

Gian Filippo Pizzo presenta l’antologia di noir fantascientifici “Notturno alieno”, interessante commistione di generi.

Enrico Passera presenta “Teoria dell’orrore” di un maestro del genere: H.P. Lovecraft.

Gian Filippo Pizzo esamina il mondo di cloni inconsapevoli di “Non Lasciarmi” nelle versioni film e romanzo.

Giuseppe Panella illustra il romanzo di spionaggio rinascimentale “I Delitti dell’Anatomista” di Bruno Vitello.

Renzo Montagnoli quello di Renato Pestriniero “Le Tre Morti di Aloysius Sagredi”, che affronta la storia di un uomo condannato a morire tre volte (dalla trama mi pare cosa assai diversa però da “La Doppia Vita di Quincas l’Acquaiolo” di Amado, che subito mi è venuta in mente).

Vito Tripi ci informa dell’uscita di ben due romanzi su Giuliano l’Apostata: l’ucronia di Mario Farneti  “Imperium Solis” e il giallo “Rosso Velabro” di Luigi De Pascalis.

Giuseppe Panella presenta un saggio di Riccardo Gramantieri sull’autore di fantascienza Van Voght, testimone significativo della letteratura d’anticipazione.

Dopo l’articolo su “Il Settimo Plenilunio” di cui abbiamo già detto, si parla di una versione gotica dei Promessi Sposi di un presunto Anonimo Lombardo e di un saggio sugli zombie e il cinema di George Romero. Chiude il volume Carlo Bordoni con la recensione di “Lo Scandalo dell’Osservatorio Astronomico” di Giorgio Scerbanenco.

Firenze, 03/05/2012

I LIMITI DELLA CATALOGAZIONE

IF - Insolito & Fantastico n. 11 - Mainstream

IF – Insolito & Fantastico n. 11 – Mainstream

Attribuire delle etichette ai libri è una tentazione forte per chi se ne occupa. Può essere utile a far capire, con una parola o poco più, con che tipo di romanzo il lettore avrà a che fare. Il problema è che, spesso, i romanzi non sono catalogabili o, quasi sempre, una loro etichettatura comporta gravi perdite informative.

Come autore, sono spesso tormentato da questa dicotomia.

Ho trovato comodo definire alcune mie opere ucronie, altre thriller, altre surreali o fantascientifiche, ma sono categorie a cui sento che nessuno dei miei scritti appartiene in toto, sia perché difficilmente ne rispetta i canoni, sia perché sempre dense di altri contenuti, che poco hanno a che fare con il genere.

Leggendo il numero 11 della forse ancora troppo poco nota rivista monografica “IF – Insolito & Fantastico”, edita da Tabula Fati e curata da Carlo Bordoni, che porta, nell’ottobre 2012, il titolo “Mainstream” e il sottotitolo “Quando la letteratura italiana incontra la fantascienza”, questo problema mi si è riaffacciato dolorosamente alla mente.

Forse il sottotitolo sarebbe dovuto essere più correttamente “Quando la letteratura italiana incontra il fantastico”, dato che di quest’ultimo vengono trattati oltre alla science-fiction, anche l’horror, il noir, la fantapolitica, la distopia, l’utopia, l’ucronia e… insomma, come vedete, anche qui le etichette si moltiplicano, proprio perché, soprattutto quando si parla di letteratura ufficiale, di mainstream, i confini sono assai difficilmente tracciabili.

Questo è un numero che trascina per le continue affascinanti scoperte che ogni articolo porta con sé, soprattutto chi, come il sottoscritto, fa della scrittura solo un hobby e quindi ha una conoscenza dilettantistica della letteratura.

Credo comunque che persino non pochi professori di letteratura di liceo (spero non gli accademici, ma non lo escluderei) magari possono sapere che Primo Levi, che era anche un chimico, è stato autore fantascientifico, che Italo Calvino con “Le Cosmicomiche” e “Ti con Zero” si muoveva nei pressi della fantascienza, che Anna Maria Ortese era autrice fantastica, che Paolo Volponi era autore apocalittico e certo non catalogherebbero Guido Morselli altro che come autore fantascientifico (sarebbe invece più corretto dirlo ucronico) e saprebbero della scrittura fantastica di Giorgio Manganelli. Magari però ignorano l’importanza di Curzio Malaparte come autore ucronico e fantapolitico o l’attività fantascientifica di Riccardo Bacchelli, non pensano a Giorgio Bassani come autore noir, a Mario Soldati o, addirittura, a Corrado Alvaro, come a scrittori utopico-fantascientifici o – udite udite – a Beppe Fenoglio come maestro dell’horror, che si ispira a Edgar Allan Poe.

Italo Calvino

Italo Calvino

Del resto, come è ben raccontato nell’articolo di Arielle Saiber “I Dischi volanti non sbarcano a Lucca” (a pag. 100), trovare il nome anche di un solo autore italiano importante che sia definito fantascientifico è quanto mai difficile.

Sul tema, mi viene, in mente la recente antologia “Vampiriana” curata da Antonio Daniele (anche lui ha scritto su IF), che cita tra gli autori di romanzi gotici persino l’avventuroso Emilio Salgari (di cui non va dimenticato il romanzo fantascientifico “Le Meraviglie del 2000”).

Se la commistione tra letteratura “ufficiale” e fantastico è senz’altro vera per la letteratura italiana del secolo scorso (di cui si occupa la rivista), quanto è più vero per la letteratura contemporanea internazionale, dato che oggi i confini tra i generi sembrano essersi persi. Mi basta pensare ad alcune mie letture recenti come “Il Supplizio del Legno di Sandalo” del Premio Nobel per la Letteratura nel 2012 Mo Yan, dove non mancano gli elementi soprannaturali e fantastici inseriti in un affresco storico, ai forti elementi fantastici delle opere di Haruki Murakami (che non credo sia di norma considerato autore fantasy o fantascientifico), anch’esso prossimo a prendere il Nobel l’anno scorso,  alla magia della narrazione di José Saramago (altro Nobel), alla rilevanza della scrittura di un autore apocalittico come il geniale Cormac McCarthy, agli angeli di Anatole France, ai mondi onirici o futuristici di Ian McEwan, al recente successo planetario di autrici fantastiche come J.K. Rowling o fantascientifiche come  Suzanne Collins (quanti dei loro lettori pensano a queste etichette?), alle distopie di Kazuo Ishiguro, al paranormale in Jorge Amado, ai viaggi psico-cronici della Niffenegger.

Beppe Fenoglio

Beppe Fenoglio

Insomma, una lettura che porta con sé riflessioni interessanti. Tra l’altro, da questo numero la rivista ha abolito la parte narrativa, che conteneva alcuni racconti, diventando solo una raccolta di brevi saggi e articoli, quasi tutti incentrati sul tema principale. Dunque, sempre più i volumetti di questa rivista (in formato libro tascabile) sono una sorta di piccola enciclopedia del fantastico, da conservare in libreria per future consultazioni.

 

Firenze, 19/12/2013

APOCALISSE SENZA RIVELAZIONE

IF - Insolito & Fantastico - Apocalisse - n. 10

IF – Insolito & Fantastico – Apocalisse – n. 10 – Il mito della fine del mondo

Il termine “Apocalisse” ha ormai da tempo perso del tutto il suo significato originale di “rivelazione”. Se ancora persiste l’interpretazione di “fine del mondo e inizio del Regno di Dio”, la seconda parte di questa definizione pare ormai quasi dimenticata e si attribuisce al termine la valenza di “fine catastrofica del mondo”.

In questo 2012 caratterizzato dalla profezia Maya che annuncia la fine per il 21/12/2012  non poteva mancare un numero di IF – Insolito & Fantastico dedicato all’Apocalisse nella letteratura fantastica. Strano, per inciso, che un calendario così diverso dal nostro la faccia coincidere con un numero così pieno di ripetizioni, dato che il calendario cristiano nulla ha a che vedere con quello Maya, ma forse la suggestione della data deriva proprio da questo.

Certo i tempi della paura della distruzione nucleare sembrano passati (ma non il rischio relativo), eppure, soprattutto in tempi di crisi, l’umanità continua a temere per il proprio futuro.

Il numero 10 della rivista edita da Tabula Fati, si presenta anche questa volta, dunque, quanto mai interessante, con riflessioni, saggi e articoli di Romolo Runcini, Giuseppe Panella, Marco Lauri, Annamaria Fassio, Carlo Menzinger, Claudio Asciuti, Domenico Gallo, Gianfranco De Turris, Roberto Chiavini, Gian Filippo Pizzo e Carlo Bordoni.

I quattro cavalieri dell'Apocalisse

I quattro cavalieri dell’Apocalisse

La parte di narrativa comprende racconti di Sergio Gaut vel Hartman, Daniel Frini, Adriano Alarco de Zadra, Gianandrea De Antonellis e Andrea Coco.

La terza parte, con testi di solito fuori dal tema principale, vede l’intervista di Annamaria Fassio a Fausto Oneto e articoli e recensioni di Piero Giorgi, Franco Forte, Carlo Bordoni, Riccardo Gramantieri, Vito Tripi, Renato Pestriniero, Riccardo Donati, Gianfranco De Turris e ancora Giuseppe Panella.

meteorite precipita sulla terra

Meteorite distrugge la terra

Il mio intervento nel volume consiste in una recensione del bel romanzo “La Strada”  di Cormac McCarthy, una distopia che descrive un gelido mondo post-apocalittico.

I DINOSAURI SONO ANCORA TRA NOI

IF 6 Altrimondi

IF Insolito & Fantastico – N. 6 Altrimondi

Infiniti possono essere gli Altrimondi, dai Mondi Lontani e immaginari della fantascienza, ai Mondi “Lontani Lontani” delle Fiabe, ai Mondi fantastici e magici del Fantasy, ai Mondi Alternativi dell’Ucronia, a quelli Surreali dell’horror o negativi della Distopia. Tra questi c’è anche un piccolo insieme di mondi che ruota attorno a una pallida stella posta negli spazi abbandonati tra la Fantascienza e l’Ucronia: il Mondo dei Dinosauri Vincenti.

Penso che si possa dare un’idea di questo piccolo sistema planetario tramite quattro libri: “Viaggio al Centro della Terra” di Verne, “Il Mondo Perduto” di Conan Doyle, “Il Libro degli Yilané” di Harrison e “Darwinia” di Wilson. A questi aggiungerei, immodestamente, un piccolo satellite da me creato e intitolato “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”.

Prima di cominciare a parlarne vorrei però tediarvi, per poche righe, con alcune definizioni che ci aiuteranno a intenderci meglio.

IF3 - UCRONIA ExtraSmallNel numero 3 di IF, avevo già dato la seguente definizione di ucronia: “l’ucronia o allostoria o fantastoria o storia controfattuale, è un genere letterario intermedio tra la fantascienza e il romanzo storico in cui la storia narrata si differenzia dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi immaginari.

Come genere narrativo si differenzia dalla fantascienza perché riguarda sempre fatti del passato e non ricorre, di norma, ad artifizi per modificare la Storia.

Le mutazioni descritte devono avere un grado accettabile di probabilità di verificarsi.

L’ucronia può descrivere il momento in cui la Storia muta o gli effetti di questo mutamento.

Si parla, dunque, di Storia e non di Preistoria. Può esserci ucronia qualora la divergenza avvenga nella preistoria? I pareri in merito mi paiono contrastanti.

Personalmente immagino che il gruppo di romanzi che parla di dinosauri sopravvissuti fino ai giorni d’oggi possa essere considerato come un parente stretto dell’ucronia (che alcuni vedono come un sottogenere della fantascienza), nonostante siano cosa piuttosto diversa. Diciamo che questi libri sono un po’ l’anello mancante tra il Mondo della Fantascienza e quello dell’Ucronia. Come li vogliamo chiamare? In passato li ho definiti preucronie, ma potremmo parlare, magari, di dinocronie. Con la differenza che le preucronie riguardano anche divergenze successive al giurassico, potrebbero, ad esempio, parlare anche di divergenze avvenute ai tempi degli uomini primitivi, mentre le dinocronie dovrebbero essere più antiche e riguardare proprio i dinosauri.

Ora che abbiamo un po’ di terminologia per intenderci, vediamo di cosa trattano questi libri, partendo dal più antico e forse più noto.

Viaggio al Centro della Terra”, uno dei romanzi più celebri di Jules Verne, fu scritto nel 1864. Questo romanzo viene considerato uno dei precursori della fantascienza, ma lo è in effetti, anche della preucronia e, forse, dell’ucronia stessa (che di solito si fa nascere solo pochi anni prima, nel 1857, con l’opera di Renouvier). La trama è ben nota a molti e chi ne volesse sapere di più non avrà difficoltà a documentarsi in merito. Dirò solo che si narra del viaggio nelle viscere della terra del Professor Otto Lidenbrock  e di suo nipote Image result for viaggio al centro della terraAxel, lì giunti calandosi attraverso un vulcano islandese. Gli esploratori scopriranno che sotto il manto terrestre si nasconde un intero habitat, popolato da creature animali e vegetali, che si credevano estinti da milioni di anni. Penso che sia chiaro che per giustificare l’esistenza di un simile fenomeno occorra una divergenza ucronica, occorre cioè immaginare che, grazie alla presenza di questi spazi sotterranei, questi esseri preistorici abbiano potuto evitare l’estinzione. Abbiamo in realtà due momenti di divergenza: quello che fa mutare il corso dell’evoluzione e la scoperta dei dinosauri: il loro “ingresso” nella Storia, non potrebbe che essere sconvolgente. Di questo, però, Verne non ci parla affatto.

Chi non conosce, poi, Arthur Conan Doyle, l’autore di Sherlock Holmes, uno dei personaggi meglio delineati di tutta la letteratura, una figura indelebile nell’immaginario di ogni lettore, anche di quelli che poco amano il giallo? Non tutti però sanno che questo autore ha scritto anche poesie e romanzi storici e, soprattutto, che ha scritto un’ucronia fantascientifica,

anzi, come dicevamo, una preucronia: “Il Mondo Perduto”.

Anche qui, essendo questo romanzo stato scritto nel 1912 si potrebbe parlare di una delle prime ucronie mai scritte, precedendo di vari anni quelle di Dick, Turtleodove, Harris e altri.

Dico che si tratta di un’ucronia, in quanto si basa su due “se”: cosa sarebbe successo “se” i dinosauri, in una parte della terra non si fossero estinti?  E cosa sarebbe successo “se” dai nostri antenati “scimmieschi” si fosse evoluta un’altra razza intelligente in grado di competere con la nostra?

Diciamo che un’ucronia classica, forse, avrebbe immaginato un dominio totale sulla Terra dei dinosauri (come ne “Il Libro degli Ylané” che vedremo più avanti) o da parte degli uomini-scimmia. La scelta di Conan Doyle è stata invece di immaginare che queste razze siano rimaste confinate su un acrocoro del Sud America, isolato da un profondo burrone. Questo rende la storia assai più simile a un racconto fantascientifico, dato che la divergenza, fino al momento della narrazione non ha prodotto effetti (li produrrà però sicuramente, una volta che la scoperta sarà dichiarata al mondo). Siamo comunque un passo più avanti nel cammino dalla fantascienza all’ucronia rispetto al romanzo di Verne, dato che una parte di umanità, per quanto piccola, ha già subito gli effetti della divergenza preistorica.

In effetti “Il Mondo Perduto” sembra quasi un romanzo uscito dalla penna di Jules Verne, a cui deve essere in qualche modo debitore, ma nulla ha da invidiare al suo “Viaggio al Centro della Terra”.

Quello che lo rende decisamente un “Conan Doyle” è la maestria con cui l’autore delinea i personaggi, anche in questo caso con tratti e linee marcati, che li rendono ben riconoscibili e facilmente memorizzabili, dimostrando una notevole potenza descrittiva!

Il Mondo Perduto” è un libro di cui sono certo debitrici a loro volta molte altre storie, dal ciclo di film di Steven Spielberg “Jurassic Park” di cui uno porta lo stesso titolo, pur avendo diversa trama, a, forse, “Il Pianeta delle Scimmie” di Pierre Boulle, romanzo che ha ispirato gli omonimi film di Franklin J. Schaffner e Tim Burton, che, seppur proiettato nel futuro, immagina un diverso percorso evolutivo.

Image result for il libro degli YlanéOccorre poi aspettare gli anni tra il 1984 e il 1987 perché vengano dati alle stampe i tre libri che, riuniti, costituiscono l’immenso volume (1.100 pagine a carattere minuto) intitolato “Il Libro degli Yilané” di Harry Harrison, che forse più correttamente si sarebbe dovuto chiamare “I Libri delle Yilané”, essendo, appunto, i libri tre e le protagoniste femminili. Il volume è pubblicato da Editrice Nord e non è facilissimo da trovare, ma la ricerca merita di esser fatta perché qui la preucronia trova forse il suo sviluppo più compiuto e fantasioso.

Harrison, infatti, ci narra di un mondo ancora preistorico, grosso modo corrispondente al periodo di passaggio dall’età della pietra all’età dei metalli, ma dissimile da quello reale, in quanto, in un passato ben più lontano è avvenuto qualcosa che ha fatto sì che i dinosauri non si estinguessero.

Abbiamo dunque qui un lasso temporale tra la divergenza ucronica e gli eventi narrati di ben 75 milioni di anni.

In un simile incredibile periodo l’autore ha ben potuto sbizzarrirsi, immaginando un mondo divergente estremamente originale. Se nelle ucronie “storiche” vediamo che una minima divergenza può alterare il passato e il presente in modo eclatante, immaginate cosa potrebbe succedere se gli effetti della divergenza si propagassero per milioni di anni.

Questo, per inciso, è possibile che si verifichi solo collocando la divergenza nella preistoria, altrimenti, avanzando di milioni di anni, andremmo a descrivere mondi futuri e saremmo quindi in territorio fantascientifico e non ucronico.

Il presupposto di questo romanzo è che una razza di dinosauri si sia evoluta al punto di creare una complessa società, molto gerarchica, che basa il proprio dominio sulle altre specie non sulla capacità di dominare il fuoco e costruire manufatti (poiché non dominano il primo e realizzano manufatti solo per fini artistici) bensì, nientemeno che sulla genetica e sulla capacità di modificare e adattare le altre forme viventi alle proprie esigenze.

Se l’uomo, nel nostro mondo reale, ha creato centinaia di razze canine, feline, bovine e di altro genere in poche migliaia di anni, Harrison immagina che le scienziate di questa razza di sauri bipedi di nome Yilané abbia saputo ricreare, nel coso di milioni di anni, gran parte delle comodità della vita moderna adattando la genetica degli altri animali. A qualcuno forse verranno in mente i cartoni animati degli Antenati, ma qui lo spirito è, chiaramente, un altro.

Quello che rende piacevole la lettura di questo volume è l’alternarsi delle vicende delle protagoniste Yilané (tanto diverse da noi ma a volte con difetti così tristemente simili ai nostri) con quelle dei protagonisti umani.

Harrison ha, infatti, immaginato che le Yilané (si tratta di una civiltà dominata dalle femmine in cui i maschi sono poco più che animali) dominino solo una parte del mondo, mente gli ustuzou (i mammiferi, in lingua Yilané), vivano in un’altra parte del mondo e tra questi ci siano degli esseri umani. Qualcosa di simile a quanto avveniva nell’acrocoro di Conan Doyle.

L’approssimarsi dell’era glaciale, facendo gelare le città Yilané e allontanando la selvaggina dai monti frequentati dai Tanu (gli umani), costringe i due popoli a scontrarsi.

Un altro messaggio lanciato da Harrison riguarda l’ucronia sessuale, tema non certo ignoto agli autori ucronici, ma qui presentato come base di uno scontro di civiltà. Spesso nell’ucronia ci si chiede come sarebbe un mondo in cui le donne abbiano la supremazia. Harrison porta all’estremo questo quesito e dipinge un’intera civiltà totalmente femminile. Forse lo fa in modo un po’ maschilista, giacché il mondo che dipinge è quanto mai distopico e le femmine Yilané appaiono quasi tutte come dei mostri, mentre il protagonista umano Kerrick trova l’amicizia, guarda caso solo trai deboli maschi della specie nemica.

Oltre ad essere un interessante esempio di preucronia, questo romanzo è comunque una bella avventura, uno scontro di civiltà tanto diverse, una lezione sulla convivenza e la stupidità della guerra, un allegro lunapark di esseri fantastici e fantasiosi, che le odierne tecniche cinematografiche assai bene potrebbero rendere in uno spettacolare film ricchissimo di effetti speciali, quale quello che si delinea già da solo nella mente del lettore.

Darwinia - Robert Charles Wilson

Darwinia – R.C. Wilson

Il quarto esempio di preucronia che vorrei riportare qui è “Darwinia”, il romanzo di Robert C. Wilson, pubblicato per la prima volta nel 1999.

La narrazione si svolge in quattro epoche storiche: 1912, 1921, 1945 e 1965 con un epilogo nel 1999. Non c’è dunque dubbio che tratti fatti “storici” antecedenti alla sua stesura. Se dunque, ad esempio, “1984”, il romanzo di Orwell, non può essere considerato un’ucronia (ma una distopia), narrando di un futuro ipotetico (essendo stato scritto nel 1948), questa obiezione non vale per “Darwinia”.

Non solo: gli eventi ucronici descritti si differenziano dalla realtà conosciuta perché nel 1912 è successo qualcosa che ha cambiato il mondo, ma questo qualcosa si è generato in una remotissima preistoria. È li che, come nei romanzi visti prima, dovremmo collocare la divergenza allostorica.

Nel 1912 l’Europa viene cancellata e sostituita da un mondo alternativo in cui tutta l’evoluzione del pianeta ha seguito un percorso diversissimo, con una divergenza presumibilmente da collocarsi in corrispondenza della comparsa dei primi insetti sulla terra (probabilmente 225 milioni di anni fa, se sono vere le recenti teorie che ne vedono l’apparizione 100 milioni di anni prima delle angiosperme).

Quello che Wilson descrive è, tra le altre cose, la reazione del resto del mondo a questo misterioso sconvolgimento, con pesanti impatti sulla religione e la scienza, al punto che il mutamento verrà definito “Miracolo”. Di Miracolo però non si tratta, ma di una tecnologia evolutissima (al lettore scoprire cosa sia successo). Siamo dunque ancor più vicini ai Mondi dell’Ucronia, dato che si tocca e muta il corso della Storia moderna.

Bisogna dire, comunque, che un qualche artifizio qui è stato usato. Non una macchina del tempo (il cui uso fa di solito propendere per un’esclusione dal campo ucronico), ma l’ipotesi di una civiltà superiore che governi l’universo.

Se dunque l’allostoria è sempre in precario equilibrio tra romanzo storico e fantascienza, qui si può dire che Wilson, ancor più di Turtledove con i suoi lucertoloni alieni (quasi dei dinosauri!) che interrompono la Seconda Guerra Mondiale, sia ancora nel mondo ipotetico della fantascienza.

Quando al grado di probabilità di verificarsi di quanto descritto, beh, credo che dovremmo mettere una lunga serie di zeri dopo la virgola! Cosa che ci allontana dalle regole dell’Ucronia.

Fantascienza o ucronia che sia, questo è comunque un romanzo affascinante, soprattutto perché ci mostra l’uomo impotente davanti alla vastità e inesplicabilità della Natura, l’uomo che arranca e fatica a capire ma non si arrende. Il protagonista Guilford si pone allora sulla scia di Robinson Crusoe, mentre attraversa le foreste aliene dell’Europa rinnovata, è un naufrago volontario su un continente intero, uno straniero nella culla dell’umanità resa all’improvviso il luogo più selvaggio e inospitale che si possa immaginare.

Wilson coniuga dunque con maestria la miglior avventura con i grandi quesiti del “se”, interrogandosi, con la leggerezza dei grandi narratori, sulla religione, la politica e il senso dell’esistenza dell’umanità. Tutto questo creando un mondo alternativo trai più fantasiosi e originali che siano stati mai prodotti.

Jacopo Flammer e il Popolo delle AmigdaleE, infine, mi concedo di dire due parole su quel piccolo satellite da me creato, intitolato “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”, pubblicato nel 2010 da Liberodiscrivere.

In questo romanzo incontriamo un ragazzino che assieme a suo nonno, si reca in una preistoria di soli 750.000 anni fa, ai tempi dell’Homo Erectus, passando per una Porta del Tempo costruita da una razza ucronica discendente da un mutazione dei Velociraptor, che in un universo divergente sono la razza dominante e da questo universo, tramite le Porte, si muovono nei Mondi Alternativi creati dalle infinite divergenze allostoriche. L’avventura dei viaggiatori nel tempo sarà dunque movimentata proprio dal drammatico incontro con queste creature, che sebbene sia siano evolute, sono rimaste feroci come un tempo. Siamo dunque anche qui in un Mondo sospeso tra la fantascienza e l’ucronia.

In Conclusione, quindi, “la preucronia è un’ucronia in cui la divergenza dall’evoluzione delle specie e dai fatti reali è avvenuta in un’epoca antecedente alla scoperta della scrittura e quindi all’inizio della Storia”.

La preucronia ci parla di Mondi Alternativi in cui ancora oggi i dinosauri lasciano impronte fresche sulla superficie del Terzo Pianeta del Sistema Solare.

Firenze, 12/09/10

 Questo articolo è stato pubblicato anche su IF – Insolito & Fantastico n. 9 – Altrimondi.

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