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L’UMANITÀ RETRÒ DEGLI ALIENI

Risultati immagini per hARRY tURTLEDOVE Invasione Atto finaleChe piacere ritrovare i numerosi personaggi di “Invasione”! Ho finalmente letto il 4° volume della serie di Harry Turtledove (“Invasione 4 – Atto Finale”) ed è stato un po’ come quando esce una nuova stagione di una serie TV cui ci siamo ormai abituati. Magari cambia poco, ma fa piacere seguire le vicende dei protagonisti cui ci siamo un po’ affezionati. E a dir il vero, le due saghe successive “Invasione” e “Colonizzazione” si presterebbero assai bene ha realizzare una serie TV in 8 stagioni, qualcosa tipo “Falling sky”, anche se la ricchezza della storia di Harry Turtledove potrebbe portare a risultati più interessanti.

Per chi non lo ricordasse, “Invasione” è una bell’ucronia fantascientifica che immagina l’interruzione della Seconda Guerra Mondiale per effetto di un’invasione aliena.

I 4 romanzi di “Invasione” e, immagino, pur non avendoli ancora letti, i quattro di “Colonizzazione” sono uno splendido esempio di romanzo corale, con un gran numero di protagonisti, di diverse nazionalità e persino alieni. Turtledove, pur non scrivendo un romanzo storico ma un’ucronia, offre una visone corale direi migliore di quella che emerge da “Century” di Follet. Accanto a uomini, donne e Rettili alieni comuni incontriamo personaggi storici. In questo volume soprattutto Molotov, Stalin, Ribbentrop e Mao. Quello che più affascina è la vicinanza con cui Turtledove ci fa conoscere gli invasori, con la loro superiorità tecnologica, ma anche tante debolezze, quasi umane.

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Harry Turtledove

La novità di “Invasione 4 – Atto finale” rispetto ai precedenti volumi della prima quadrilogia è che, finalmente, la Razza (come si fanno chiamare i Rettili, ovvero gli alieni) comincia a vacillare e accetta di venire a patti con alcuni umani (o Grossi Brutti, come ci chiamano loro). Reggerà l’alleanza tra nemici agguerriti come nazisti tedeschi, comunisti russi e cinesi, monarchici inglesi, democratici americani?

Rimane sempre ottima la caratterizzazione dei personaggi e simpatica l’ambientazione retrò di questa invasione aliena e apprezzabilissimo che, pur avendo parti ambientate in America, non sia tanto “americanocentrico” come la più classica fantascienza, specie se di autori statunitensi come Turtledove. Forse, però, dopo centinaia di pagine quante ne conta ciascun volume, si comincia a sentire un po’ di ripetitività, anche se il mutamento di scenario bellico è significativo.

Si attende ora che arrivino le truppe aliene di Colonizzazione. Mancano ormai pochi anni. Riuscirà l’umanità ad attrezzarsi per reggere a questa seconda, più massiccia, ondata di invasori? La Razza riuscirà ad adattarsi a un pianeta che si aspetta di trovare pacificato per i suoi coloni ma che non lo è per nulla?

Insomma, non potremo che proseguire, quanto prima, con la lettura della seconda saga, che altro non è che il seguito della prima.

 

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FANTASCIENZA RETRÒ O UCRONIA FANTASCENTIFICA

Risultati immagini per invasione atto terzoQuando alcuni anni fa lessi il primo volume della doppia saga di romanzi “Invasione” e “Colonizzazione” di Harry Turtledove, lo feci in quanto questi libri mi erano stati segnalati come un interessante esempio di ucronia, genere cui appartengono molte delle mie opere. In effetti, si tratta di un genere particolare di ucronia, se vogliamo prendere alla lettera la definizione che ne fa wikipedia “L’ucronìa è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui Storia si è differenziata dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

A voler essere rigorosi se si parla di “eventi ipoteticamente possibili”, tra questi le invasioni aliene dovrebbero avere un grado di probabilità piuttosto basso, ma possiamo davvero considerarle impossibili?

Nel mondo della narrativa credo che si possa anche accettare l’ipotesi ucronica di Turtledove che la Seconda Guerra Mondiale sia interrotta da un’invasione aliena, come avviene in “Invasione”.

Inoltre, questi alieni sono piuttosto plausibili, la loro tecnologia è piuttosto simile a quella nostra attuale e non giungono sino a noi attraverso varchi spazio-temporali o viaggiando più veloci della luce, ma con un viaggio di secoli attraverso lo spazio.

Il loro problema è che la sonda che avevano inviato sulla Terra per valutare le condizioni del pianeta arriva da noi nel Medioevo e le navi che la Risultati immagini per invasione atto terzoseguono impiegano alcuni secoli, ritrovandosi così a incontrare un’umanità tecnologicamente assai più evoluta e per giunta in pieno assetto di guerra, come nel bel mezzo del secondo conflitto mondiale.

La Razza (così si autodefiniscono gli alieni), è abituata a lenti mutamenti e non si aspettava che la storia umana evolvesse così in fretta. Del resto se fossero arrivati sulla Terra cinquecento anni prima e lo stesse avesse fatto la loro sonda, le differenze non sarebbero state così marcate neanche da noi.

Oltre che un bell’esempio di ucronia, queste storie sono anche un esempio quasi unico di qualcosa che oserei definire “fantascienza retrò”, se non “vintage”. Innanzitutto, per la scelta di ambientare l’invasione aliena nel passato, ma anche per il tipo di alieni, dei lucertoloni scagliosi che tanto ricordano, in piccolo, i Godzilla di certa fantascienza del secolo scorso, con armamenti in cui le bombe atomiche, i radar e i missili sono ancora tecnologia futuristica.

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Harry Turtledove

Questi romanzi, poi, sono anche un gran bell’esempio di opera corale, dove il protagonista è l’Invasione, più che un singolo personaggio, ma dove ognuno di questi ha comunque sufficiente spessore da ricavarsi un posto nel cuore e nell’immaginario del lettore. Personaggi, poi, presi da ogni parte del conflitto, che possiamo così osservare con gli occhi degli americani, dei nazisti tedeschi e degli ebrei tedeschi o polacchi, dei polacchi, dei cinesi, dei giapponesi e, soprattutto, dei Maschi della Razza, poiché il punto di vista degli alieni, siano essi semplici combattenti, scienziati o comandanti, ha un ampio spazio. Ogni tanto compare, persino, qualche accenno alla nostra piccola Italia (in questo terzo volume si accenna a Mussolini, a Pio XII, Enrico Fermi e si sente parlare con disprezzo di noi dai greci, che, vittime della nostra recente aggressione fascista, ci considerano “tiranni da operetta”).

Ho ora completato la lettura del terzo volume “Invasione – Atto Terzo” (1996) e, sebbene, anche questo tomo sia alquanto voluminoso con le sue oltre seicento pagine che si aggiungono alle altrettanto numerose dei precedenti “Invasione – Anno Zero” (1994) e “Invasione – Fase Seconda” (1994) , e le descrizioni di scontri militari non manchino, devo dire che i momenti di noia sono stati davvero pochissimi e la lettura è proceduta spedita e piacevolmente, creando una buona empatia con i numerosi personaggi, di cui si desidera sapere sempre di più. Interessante, poi, come i nemici di poco prima, riescano a trovare un modo per allearsi e combattere assieme.

Non potrò quindi che leggere, prima o poi, anche il quarto volume della quadrilogia (“Invasione Atto Finale”) e quindi iniziare anche il ciclo successivo sulla “Colonizzazione”, che, visto la sempre più serrata resistenza dei Toseviti (così ci chiama la Razza), davvero ci si chiede come sarà mai possibile.

FANTASCIENZA UCRONICA GLOBALE

Una cosa che m’irrita quando leggo storie di invasioni aliene, di apocalissi zombie, di epidemie mortali è che il centro degli eventi o, addirittura, l’unico teatro dell’azione sembrano essere gli Stati Uniti d’America. Questo ha un senso, dato che la maggior parte degli autori di questo genere di romanzi sono americani e, si dice, un buono scrittore dovrebbe sempre scrivere di cose che conosce, anche quando narra fatti immaginari. Però, trovo poco plausibile che i principali fatti di qualcosa del genere debbano sempre essere concentrati lì. Partire da un’ambientazione ben nota pare dunque corretto. Il fatto è che la motivazione non sembra essere tanto questa, quanto una sorta di arroganza culturale che fa credere a certi autori che la loro fetta di mondo sia la più rilevante. Questo è lo specchio letterario di ciò che avviene nel mondo reale, per esempio, con il giornalismo che pone facilmente sullo stesso piano cento morti a New York con un milione di morti in India; un evento marginale in America, con una catastrofe in Sudamerica.

Harry Turtledove è uno scrittore americano di Los Angeles, ma non pecca in tal senso nel suo ciclo “Invasione”, di cui ho appena letto il secondo volume “Invasione – Fase Seconda”.

Il romanzo è un’ucronia fantascientifica ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale e immagina che questa sia interrotta da un’invasione aliena.

Quello che Turtledove realizza è un romanzo corale, in cui la vera protagonista è la Guerra, descritta attraverso una moltitudine di personaggi, alcuni americani (come si poteva evitare?), ma altri cinesi, tedeschi, russi, croati, giapponesi, ebrei e persino alieni. L’approccio globale alla storia è, infatti, tale che vediamo non solo il punto di vista dei popoli coinvolti nella Seconda Guerra Mondiale, ma anche quello degli alieni.

C’è persino qualche accenno all’Italia, anche se è uno dei pochi territori subito assoggettato dagli invasori e che non presenta alcuna forma di resistenza!

L’affresco che dipinge Turtledove è ricco di azione, tecnicamente preciso nella descrizione di truppe e armamenti dell’epoca, e rappresenta uno dei migliori esempi di romanzo corale, in cui cioè le vicende dei singoli protagonisti si sviluppano nell’intento di descrivere il vero protagonista del romanzo, la Guerra contro la Razza (come si autodefiniscono gli alieni) o, considerato il punto di vista dei Rettili (come li chiamano gli umani), l’Invasione di Tosev III (come la Razza chiama la Terra). Qualcosa di simile l’ha realizzato Robert Silverberg con un’altra ucronia, “Roma Eterna”, in cui il protagonista è l’Impero Romano, visto nel suo sviluppo ucronico, dal 450 al 1970 dopo Cristo.

 

La trovata interessante di questa storia è che lo sviluppo della civiltà dei Rettili sia molto più lento di quello dei Toseviti (come i terrestri chiamano gli alieni). La Razza era giunta in esplorazione su Tosev III (la Terra) durante il nostro medioevo e aveva programmato la propria invasione per alcuni secoli dopo, non immaginando di trovare la civiltà dei Grossi Brutti (come la Razza chiama gli umani) evoluta all’era industriale e in procinto di costruire le prime bombe atomiche. Si trovano dunque in netta superiorità militare, ma impreparati a fronteggiare un’umanità assai più progredita e armata e, per giunta, già in pieno assetto bellico, essendo impegnata nella più devastante guerra della propria storia.

Affascinante è anche vedere come nazisti, comunisti e democratici riescano a trovare il modo di convivere e allearsi, superando differenze che parevano insormontabili, come popoli diversi, in lotta tra loro, siano capaci di allearsi per fronteggiare un nemico più forte, un po’ come i Greci contro le invasioni persiane. La scelta di collocare l’invasione nel passato, premette a Turtledove di immaginare una superiorità militare della Razza che ricorda quella della moderna tecnologia (computer, bombe atomiche, elicotteri, arei potenti), senza quindi un particolare sforzo immaginativo. Questo consente anche lo sviluppo che già dal secondo volume si intuisce: l’umanità si avvicina rapidamente al livello tecnologico dei Rettili alieni.

 

Anche il primo romanzo del ciclo “Invasione Anno Zero” è strutturato allo stesso modo. Sebbene siano entrambi romanzi poderosi, di varie centinaia di pagine, scorrono bene grazie alla vivacità della narrazione, alla curiosità per la situazione narrata e al coinvolgimento emotivo nelle vicende dei personaggi. Al ciclo di quattro romanzi “Invasione”, fa seguito la quadrilogia “Colonizzazione”. Dopo la prima flotta di Invasione, infatti, quarant’anni dopo, la Razza ha già programmato e fatto partire una seconda flotta di colonizzazione. Se la prima era composta solo dai Maschi della Razza, con la seconda arriveranno anche femmine e piccoli, certi di trovare un mondo ormai pacificato.

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Harry Turtledove

Leggendo nel 2010 “Invasione Anno Zero”, mi ero ripromesso di leggere presto gli altri volumi, ma mi rendo ora conto che nel frattempo sono passati già sei anni! Temo di avere quasi la lentezza della Razza!

Come scrivevo a proposito del primo volume, queste storie sono una contaminazione di ucronia e fantascienza. Sono ucronia perché descrivono un diverso corso della Storia, mutata dall’invasione dei Rettili, anche se di solito l’ucronia dovrebbe basarsi su presupposti più plausibili, e sono fantascienza, perché sarebbe difficile definire diversamente un’invasione aliena. Sono ucronie non solo perché il loro autore è nato nel 1949, quindi dopo i fatti narrati nel primo ciclo, ma soprattutto perché questo è stato pubblicato tra il 1994 e il 1996, mentre “Colonizzazione” tra il 1999 e il 2004. Se l’invasione fosse avvenuta nel futuro, avremmo solo potuto parlare di fantascienza.

Spero che presto ne potremo vedere realizzata una serie TV, qualcosa tipo “Falling Skies”, che, sebbene ambientato ai giorni d’oggi, ricorda un po’ questi romanzi.

L’UCRONIA FANTASCIENTIFICA DI TURTLEDOVE

Ucronia di Turtledove

Invasione – Anno zero – Harry Turtledove

Harry Turtledove, lo scrittore statunitense nato a Los Angeles nel 1949, è comunemente considerato un autore di allostorie, se non, forse, uno dei maggiori autori di ucronie.

In particolari i suoi cicli di romanzi “Invasione” e “Colonizzazione” sono considerati, di norma, ucronici.

Nel definire l’ucronia ho più volte sostenuto che questa si differenzia dalla fantascienza, perché riguarda sempre fatti del passato e non ricorre, di norma, ad artifizi per modificare la Storia e che le mutazioni descritte devono avere un grado accettabile di probabilità di verificarsi.

“Invasione anno zero” è il primo romanzo del suddetto ciclo. Si svolge nel 1942 (dunque rigorosamente nel passato (essendo stato scritto nel 1994) e descrive un attacco alieno che si svolge durante la Seconda Guerra Mondiale, iniziando proprio nel momento in cui l’Asse e gli Alleati si trovavano in una situazione di sostanziale parità.

Il romanzo descrive con logica attendibilità, attraverso le vite dei protagonisti, il mutare degli equilibri bellici e delle relative alleanze per effetto di questa divergenza ucronica.

Lo scrittore di fantascienza e ucronia Harry Turtledove

Harry Turtledove

Come non definire, però, “artifizio” un’invasione aliena? Che differenza ci sarebbe rispetto a un viaggio nel tempo?

Che differenza ci sarebbe, ad esempio, rispetto a quanto narrato da “Countdown Dimensione Zero”, il film diretto da Don Taylor e interpretato da Kirk Douglas in cui a causa degli imprevisti effetti di una misteriosa tempesta magnetica, una portaerei atomica americana dei giorni nostri, la ‘Nimitz’, torna indietro nel tempo e si ritrova nel 1941, proprio alla vigilia dell’attacco giapponese alla base hawaiana di Pearl Harbour? Per il comandante della nave la scelta è tra il mutare il corso della Storia e il lasciare che gli eventi si susseguano come sappiamo.

Tenderei a dire che dove ci sono viaggi nel tempo siamo nello spazio della fantascienza, poiché le nostre conoscenze scientifiche attualmente non considerano possibili spostamenti di esseri viventi da un’epoca un’altra (discorso diverso per la materia inanimata e i buchi neri).

Anche per un’invasione aliena il discorso potrebbe porsi negli stessi termini. Non abbiamo, infatti, prova dell’esistenza di altre civiltà (salvo non voler credere ai numerosi avvistamenti di U.F.O.). La probabilità però che forme di vita intelligenti esistano su altri pianeti è quanto mai elevata.

Turtledove del resto non immagina che i suoi extra-terrestri arrivino viaggiando alla velocità della luce o oltre (cosa che non si ritiene possibile), ma suppone che arrivino sulla Terra dopo un lunghissimo viaggio, di vari decenni almeno, dato che si dice che il contingente dei Coloni (che segue quello degli Invasori) è già partito da quarant’anni e non è ancora arrivato.

Anche gli alieni sono piuttosto plausibili, dotati come sono di una tecnologia di poco superiore a quella nostra attuale (che però surclassa quella del periodo bellico).

Gli effetti sugli equilibri internazionali sono quanto meno accettabili e la ricostruzione ucronica fatta da Turtledove, viste le premesse, appare logica.

Come fare dunque a non accettare tra le ucronie un romanzo con così forti caratteristiche fantascientifiche, scritto per giunta da un autore considerato un maestro della storia controfattuale?

Si tratta, inoltre, di un romanzo affascinante, che scorre via veloce nonostante le 539 pagine stampate da Editrice Nord, lasciando il desiderio di continuare a leggere gli altri romanzi del ciclo. Tolte forse le primissime pagine, che servono a ricordare come si stava svolgendo la Guerra e che ho trovato un po’ noiose, il romanzo prosegue alternando con maestria le vicende dei numerosi personaggi, terrestri e alieni, sparsi su tutto il pianeta. Una storia, dunque, che fa lustro al genere.

Colpisce il gusto un po’ retrò che porta l’autore a descrivere gli alieni (la c.d. Razza) con una rigidezza da film di fantascienza degli anni ’50, così come la tecnologia dei Rettili appare quasi inventata da un autore di allora (sebbene con la “conoscenza del poi”). Che questa sia una scelta esplicita sembra evidente, e non stona affatto con la narrazione, rendendola, in un certo senso, più ucronica e meno fantascientifica. Mi riferisco, ad esempio, al fatto che i Rettili utilizzino mitra, elicotteri e computer, piuttosto che prodotti di una tecnologia fantastica superiore.

Credo che questo romanzo (e l’intero ciclo) debba essere considerato un po’ lo spartiacque tra ucronia e fantascienza, il limite estremo verso cui l’ucronia può spingersi.

Accettare questo significa, implicitamente, accettare nel genere anche le ucronie evolutive di Verne, Doyle, Harrison e Wilson, che certo si pongono un passo più addentro all’allostoria, poiché presumono una divergenza avvenuta nella preistoria ma senza “artifizi”. Ciò che rende i loro romanzi vicini alla fantascienza è il fatto che la divergenza ucronica sia immaginata in un passato così remoto che i mutamenti sull’oggi divengono colossali.

Si può allora cominciare a immaginare una classificazione dell’ucronia che parte dalla fantascienza, passa per l’allostoria pura e arriva al romanzo storico.

Trasversale a questa classificazione ci potrebbe essere quella in base alla distanza temporale tra l’oggi narrativo e la divergenza ucronica passata.

Invasione aliena

Mars Attack – locandina film

Il romanzo di Turtledove, a differenza delle citate ucronie preistoriche vede la divergenza totalmente contestuale al tempo narrato. L’Invasione ha infatti inizio alla prima pagina del romanzo e continua per tutto il periodo della narrazione, continuando a influenzare il flusso degli eventi. L’evento che muta la Storia, in effetti, non è solo quello dello sbarco iniziale (vera divergenza) ma lo sono tutti gli atti degli alieni. Altro aspetto peculiare di questo romanzo, sintomo dell’originale creatività dell’autore.

Firenze, 08/07/2010

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