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POESIE PRATAIOLE

Oggi ho scovato tra i libri ancora da leggere un libricino scritto e prodotto da Guido De Marchi e illustrato da Elena Pongiglione. Si tratta de “I racconti del prato”, una raccolta di allegre poesiole per bambini, tutte rigorosamente in rima e di 4 versi, che parlano con delicata ironia, in stile filastrocca, di animali e piante del prato. Le illustrazioni sono forse un po’ troppo raffinate per un bambino, ma i quadretti poetici sono graziosi e piacevoli.

De Marchi è poeta e pittore che conosco ormai da vari anni e che ha anche collaborato alla mia gallery novel “Il Settimo Plenilunio”.

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EMOZIONI DEL QUOTIDIANO

Difficile dire da quanto tempo conosco, almeno virtualmente Guido De Marchi. Probabilmente dal 2001, quando cominciai a frequentare il Laboratorio di Scrittura di Liberodiscrivere, che poco dopo si trasformò in casa editrice e pubblicò, tra i suoi primi 5 libri, il mio “Il Colombo divergente”.

Sicuramente sul sito di Liberodiscrivere molte volte ho incrociato e letto qualcosa di Guido De Marchi. Forse intorno al 2002-2003 cominciai a proporre ai membri del sito alcuni giochini letterari, del tipo “ora scriviamo tutti un racconto intitolato…”, oppure scriviamo un haiku, o scriviamo un’ucronia. Da quest’ultima idea nacque l’antologia “Ucronie per il terzo millennio”. Tra i titoli da me proposti c’era senz’altro “Sexy doll”. Un altro titolo su cui ricordo che in molti si cimentarono era “Gente di montagna”. In questo caso non sono sicuro di averlo proposto proprio io, ma vi partecipai.

Perché vi racconto tutto questo? Perché ho appena finito di leggere l’antologia “Piccole storie metropolitane”, scritto e autopubblicato da Guido De Marchi, e ho avuto la sorpresa e il piacere di scoprirvi, tra vari altri, due racconti intitolati proprio così e che sono pressoché certo furono scritti in quell’occasione.

Piccole storie metropolitane” di racconti ne contiene numerosi, tutti accomunati dalla voglia di descrivere personaggi e luoghi quotidiani, di tutti i giorni, ma carichi di una loro poesia. De Marchi del resto, oltre che narratore è poeta e pittore. Ricordo di aver letto di lui “Haiku per un mese” (con una mia introduzione), la silloge poetica “L’ombra del verso”, scritta assieme a Francesco Brunetti, e i versi “Non voglio essere poeta”.

Piccole storie metropolitane” è quasi poesia in prosa. De Marchi dice “tutto ciò non evoca la città, ma la vita che in questo luogo si agita”: vale per la copertina di cui parla ma anche per tutta la raccolta, in cui “ogni storia è una memoria che riporta in vita un evento”, ogni racconto ci regala la “consapevolezza della nostra fragilità” e le “emozioni del quotidiano”.

De Marchi, nato a Genova nel 1940, di vita ne ha attraversata non poca, con sguardo attento e sensibile e di storie ne ha tante da raccontare, tanti amici da ricordare, veri o immaginari poco importa.

E così tra scorci cittadini di un tempo che fu, con “le vecchie lampade, col loro cappello smaltato (scuro sopra e bianco sotto) che creavano coni di luce

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Guido De Marchi

che piovevano sulla gente come quelle del palcoscenico”, con le antiche farmacie, con le osterie (poi soppiantate da bar e pub), scopriamo personaggi come il misantropo filantropo Lino, il piccolo Tino maestro delle cose della natura, Giovanni, maestro di fotografia, il fattorino Aldo che scopre la fine della solitaria signorina Clara, il fratellastro ritrovato, l’emigrato Marco, il solitario Mario che si spegne senza nessuno, l’amico aggregante Mattia, il determinato Luigi, i bambini che osservano le stelle, Antonio che vive libero dai telefoni, i piccoli contrabbandieri, l’amore di Franco e Gina, il tradimento virtuale con la bambola gonfiabile, l’amore quasi impossibile. Entriamo poi nelle case e scopriamo i segreti di un cassetto a lungo chiuso, il sogno di una libreria, il giardino in una bottiglia.

Questo è il mondo di Guido De Marchi, queste sono le sue “Piccole storie metropolitane”.

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POETA NONOSTANTE TUTTO

Guido De Marchi dichiara nel titolo della sua recente silloge di versi “Non voglio essere poeta” e prosegue nel sottotitolo “ma voce/ voce dell’individuo / che vive in me / nella scomposta scorza / della mia pelle”, eppure c’è poesia in queste pagine. Poesia che non vuole “usare parole / adorne di sete orientali / e scintillanti broccati / ornati di perle / e pietre preziose” ma che uso un linguaggio quotidiano e diretto, nel descrivere una realtà non meno quotidiana e umana, in cui persino la “banalità / di un pomeriggio / al mare” può essere occasione per osservare e scrutare un mondo fatto di persone vive che si perde nelle proprie attività e pare ignorare “lo stormire / di fronde senza nome, / il gorgogliare delle fonti / e il canto … il canto allegro / degli ignoti / abitanti dell’aria / e i mille colori / della loro livrea”. Tutto ciò non sfugge, invece, ai sensi del poeta, che sembra amare più la compagnia della natura o nel paesaggio, che sia la sua amata Liguria, Lisbona, la Bretagna o una misteriosa “city”, al vano chiacchiericcio della gente “tra distratte / strette di mano / e stampati sorrisi / da orecchio a orecchio / (chiusi all’ascolto) /”.

Guido De Marchi oltre che poeta e persona sensibile è pittore e lo sguardo attento al dettaglio si nota anche in questi versi. Sguardo attento che però non traduce l’immagine in pedante descrizione, ma la coglie con veloci linee, rapidi tratteggi, come nella sua pittura, che predilige l’astratto.

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Guido De Marchi

Il volume è illustrato da numerosi disegni di non meno numerosi artisti, quasi una trentina, direi. Se fosse un romanzo, direi che potrebbe quasi essere una “gallery novel” sulla scorta delle due da me curate cui Guido De Marchi partecipò. Chissà se gli ha dato una definizione. “Poetic gallery”? Strano che con tante immagini all’interno, la copertina non ne abbia alcuna.

Conosco, infatti, De Marchi ormai da quasi vent’anni, da quando frequentavo Liberodiscrivere, e ci si leggeva reciprocamente in rete. Ricordo in particolare la sua partecipazione all’opera collettiva “Tr@mare” nata nel Laboratorio di Liberodiscrivere assieme ad altri 11 autori. Nel 2007 fu tra gli illustratori de “Il Settimo Plenilunio” e nel 2013 tra quelli della gallery novel “Jacopo Flammer nella terra dei suricati”.

Nel 2008 lessi la sua antologia di foto e poesie “L’ombra del verso”, scritta con Francesco Brunetti. Sempre ricevo con piacere le copie della sua rivista “Banchina”. L’introduzione del suo volumetto “Haiku per un mese” la scrissi io e la prima versione di “Cybernetic love”, che scrissi con Simonetta Bumbi e che poi Liberodiscrivere pubblicò nella raccolta “Parole nel web”, ce la stampò in casa lo stesso De Marchi, che anche questo volumetto lo ha prodotto in proprio. Un poeta, un artista, una persona gentile e un amico, seppure virtuale (rarissime le occasioni in cui ci siamo incontrati di persona).

 

Carlo Menzinger con il volume di De Marchi

Alcune letture recenti

 

Mi sono reso conto di essere rimasto terribilmente indietro nel riportare sul blog i commenti agli ultimi libri letti. Cerco di porre rimedio con questo post “collettivo”, in cui parlo di vari lavori interessanti.
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GIOVANNA E LA TEMPESTA VERTICALE
 
Giovanna e la tempesta verticale di Giulia GhiniGiovanna e la tempesta verticale” è l’intrigante e fantasioso romanzo di Giulia Ghini, edito da Lulu.
È una storia non priva di momenti di poesia, sebbene si tratti di opera di narrativa. Un racconto strano, che si avventura nel paranormale, che si muta in investigazione, quasi fosse un giallo, che scava nel profondo della psiche dei personaggi.
È un romanzo molto originale, per la sua capacità di descrivere una sorta di allucinazione, di schizofrenia della protagonista Giovanna, che in seguito ad un trauma (la cui natura è ciò che il lettore e la protagonista debbono scoprire) perde la memoria di alcuni momenti importanti della propria vita. Giovanna si muove allora alla ricerca dei propri ricordi perduti ed in questo è aiutata da un altro personaggio, Francesco, la cui identità rimane a lungo misteriosa (imbroglione, veggente, illusione, fantasma, bravo ragazzo?) e che l’aiuta e accompagna in questa sua ricerca, introspettiva sì ma rivolta verso l’esterno, verso il mondo in cui vive e che sembra volerle nascondere la verità, negarle il diritto di recuperare la memoria perduta. Un mondo che si rivela assai meno amichevole di quanto pareva alla sfortunata Giovanna, la cui fantasia comincia a dipingere (non senza motivo) ritratti mostruosi di chi le sta intorno.
E mentre cerca di capire cosa le sia successo, perché non riesca a ricordare neanche come sia nato suo figlio Simone, qualcosa succede nella sua testa. Una tempesta verticale e immobile minaccia la sua salute, la sua esistenza e quella di Francesco.
Un libro che, se letto con la dovuta attenzione, può dare al lettore il giusto piacere intellettuale della scoperta dell’inventiva di questa promettente autrice che ha il coraggio di affrontare nuovi orizzonti narrativi, pur senza perdersi in inutili sperimentalismi.

 

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LISA VERDI E IL CIONDOLO ELFICO
 
Lisa Verdi e il ciondolo elfico di M.P. BlackNonostante mi sia ormai da tempo chiaro che in rete si possano trovare numerosi autori validi seppur sconosciuti al grande pubblico, è per me sempre fonte di grande sorpresa e piacere ogni qualvolta ne individuo uno.
L’ultima mia scoperta è un’autrice italiana che si cela dietro uno pseudonimo (o dovrei dire nickname?) inglese: M.P. Black.
Ha scritto una serie di romanzi fantasy di cui ho letto piacevolmente il primo volume “Lisa Verdi e il ciondolo elfico”.
Si tratta di un romanzo lieve e fantasioso, ben adatto ad un pubblico di qualsiasi età e penso che potrebbe leggerlo volentieri anche mia figlia di undici anni.
Si tratta una storia tipicamente fantasy, popolata però solo da elfi, senza gnomi, nani, troll, orchi o altre figure più oscure. I ruolo dei cattivi è riservato ad alcuni degli stessi elfi e a qualche umano.
Questo contribuisce a rendere il romanzo meno cupo di altri del genere, essendo gli elfi, comunque, creature solari. Si aggiunga, poi, che le ambientazioni sono in parte in Italia e in parte in un mondo immaginario ma, tutto sommato felice, contribuendo alla lievità della storia. Ben diverso sarebbe stato se si fosse svolta in boschi intricati, grotte o montagne impervie.
Se poi pensiamo che il tutto è condito con alcuni amori adolescenziali (che non vanno oltre il bacio, come loro manifestazione esteriore), sarà dunque chiaro quale possa essere il target ideale di questo romanzo.
Se amate il fantasy e emozioni adolescenziali, non potete dunque sicuramente perdervi la lettura di questa storia, ben scritta, vivace, scorrevole e fluida, nonostante qualche piccola debolezza di editing.
Una sola cosa mi ha lasciato perplesso: gli elfi hanno tutti nomi italiani! Suona davvero strano pensare ad una Regina degli Elfi di nome Marta, a sua figlia Lisa Verdi o sua sorella Anna. Per non parlare di Bartolomeo e Guglielmo! Ma, del resto, perché no?
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LA NONNA DAGLI OCCHI VIOLA
 
Blue e rosso. Viola di IannottaBlu e rosso. Viola”, di Cristiana Iannotta, Aletti Editore, è un piccolo volume di appena 52 pagine che racchiude un lungo, intimo, appassionato racconto. Una storia vera (o almeno descritta come tale, perché di questo in letteratura non c’è mai certezza). La storia di una donna.
O meglio la storia del rapporto dell’autrice con la propria nonna, da quando lei, l’autrice-voce narrante, era bambina a quando la protagonista, la nonna dagli occhi viola, non se ne andata del tutto dopo che il morbo di Alzheimer aveva già cominciato a portarsela via un poco per volta.
Questo libro è una piccola storia d’amore di una nipote che, cresciuta sotto l’ala protettiva di una nonna buona e forte, la vede, novantenne, come tornata bambina, senza più memoria e incapace di affrontare le cose più semplici del mondo.
Una storia triste ma raccontata con così tanto amore da renderla lieve, mai strappalacrime. La figura di “nonna” continua ad aleggiare serena su di noi per tutta la lettura e anche dopo. La serenità e la forza di questa donna dagli occhi viola è tale da rendere impossibile immaginare che il morbo possa averla devastata nella mente. Continuiamo ance noi, come l’autrice, a ricordarla nel pieno delle sue capacità.
Una storia che ci fa riflettere sull’imprevedibilità della malattia e del destino, sul potere riparatore dell’amore e sulla forza della memoria.
 
Un saluto a nonna Cecilia e uno alla nipote Cristiana che le ha donato questo libro, che, almeno in parte, sostituirà la sua memoria perduta.
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IL PORTO DI CALAIS
 
Il porto di Calais di ContilliIl porto di Calais: amori, cospirazioni e duelli nella Francia del 1804”, Carta e Penna Editore, è un romanzo storico scritto dalla prolifica Cristina Contilli, autrice di numerose altre storie.
Questo veloce libricino è, come recita il sottotitolo, “una ricostruzione romanzata del fallito colpo di stato contro Napoleone del 1804”.
In realtà Napoleone, però, non compare mai in queste pagine, che descrivono la vicenda dal punto di vista dei cospiratori. Anzi, a dir il vero, dal punto di vista del Conte Alain De Soissons, un personaggio storico che non fu mai accusato di aver partecipato alla congiura, ma imparentato con l’organizzatore presunto, il Duca D’Enghien. L’autrice immagina che il Duca D’Enghien fosse realmente innocente, come proclamò fino alla fine, ma che fosse stato arrestato per errore al posto del Conte De Soissons, protagonista principale di questo breve romanzo.
Si respira dunque qui, soprattutto un grande amore per la Storia e il desiderio di scrutarne e approfondirne le possibili alternative, con un piglio quasi ucronico nell’approccio, anche se non nel risultato, giacché Contilli interpreta la Storia a modo suo, approfittando dei vuoti informativi che questa sempre offre, ma non cerca di ridisegnarne gli sviluppi come fanno, invece, gli autori di allostorie.
Bisogna dire comunque che la cospirazione anti-napoleaonica pare quasi un pretesto per parlare d’altro (“amori, cospirazioni e duelli”, appunto), per descrivere personaggi e farli recitare davanti ai nostri occhi. Incontriamo allora figure come la conturbante figlia del Marchese De Sade, giovanissima prostituta, o come una certa Christine Leyrdet, una donna giunta incredibilmente ai più altri gradi dell’esercito, cosa che credevo inventata dall’autrice ma che, a quanto pare, è realmente avvenuta.
Certo meno di cinquanta pagine per raccontare un simile spaccato di vicende francesi, in un momento tanto delicato per l’intera Europa, paiono un po’ poche e a volte si sarebbe desiderato che l’autrice si fosse soffermata maggiormente a descriverci duelli e battaglie o amori, che invece scivolano via veloci.
Importante e apprezzabile il lavoro di documentazione storica.
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IL DUELLO TRA VITA E STORIA
 
Il duello di ContilliDopo aver letto “Il Porto di Calais” di Cristina Contilli, ho ora finito di leggere anche il suo “Il duello: Costanza Arconati tra Giovanni Berchet e Pietro Borsieri”, un altro veloce romanzo di poche pagine, molte delle quali dedicate a note introduttive e conclusive, con le quali l’autrice meglio spiega la propria analisi storica dei rapporti tra Silvio Pellico e i tre personaggi del titolo.
L’impressione generale è che a quest’autrice quello che sta veramente a cuore sia la ricostruzione della Storia, il cercare di scoprirne i tasselli mancanti, forse di più che cercare di stupire o affascinare il lettore con trame fantasiose o espedianti emotivi.Il racconto si snoda infatti con dialoghi costanti,che ci svelano i rapporti di questi personaggi tra loro e ci aiutano a comprendere le loro biografie.
Potrebbe magari apparire un po’ forzato il continuo alternarsi ai dialoghi con scene di intimità e di sesso, spesso assai rapidamente tracciate, sebbene con colori forti e ben marcati, con cui l’autrice vivacizza la vita di questi uomini realmente esistiti e da lei ridisegnati.

 

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L’OMBRA DEL VERSO
 
L'ombra del verso di De Marchi e BrunettiL’ombra del verso”, da non confondersi con “L’ombra del vento” di Zafon, è uno dei libri nati dalle fucine inesauribili di Liberodiscrivere, la casa editrice che ha pubblicato la maggior parte dei miei scritti e che da Laboratorio di scrittura on line si trasformò in casa editrice proprio iniziando le sue pubblicazioni con il mio romanzo “Il Colombo divergente”.
Guido De Marchi e Francesco Brunetti sono, infatti, due storici frequentatori non solo del Laboratorio di scrittura on line di Liberodiscrivere ma membri attivi e “fisicamente” sempre presenti del Circolo Banchina, il gruppo di lavoro genovese della casa editrice, da cui sono nati molti lavori interessanti, e, in particolare, il romanzo “Tr@mare”, scritto da ben 13 autori assieme, superando le “prodezze” di Luther Blisset, ora Wu Ming.
E trai 13 autori di “Tr@mare” c’erano proprio loro, Brunetti e De Marchi.
“L’ombra del verso” è una singolare prova di collaborazione: Brunetti ha scritto alcuni versi, li ha sottoposti a De Marchi, che, oltre che di letteratura, si occupa di pittura e fotografia. De Marchi, a sua volta, ha “commentato” le poesie sia con delle foto da lui stesso rielaborate graficamente, sia con una rilettura in prosa (ma con forte contenuto poetico). Il processo però non finisce qui. A questo punto Brunetti, riprendendo tra le mani il volume, ha risposto commentando a sua volta le immagini di De Marchi con altri versi.
Capite, dunque, l’originalità e l’estrosità di questo processo, che potrebbe, in realtà proseguire pressoché all’infinito, dando sempre nuovo sfogo alla creatività.
Il volumetto è poi completato da uno scambio di considerazioni tra Francesco e Guido e da una conclusione realizzata congiuntamente proprio sull’importanza e il senso della scrittura a quattro mani e sull’interattività di diverse forme espressive (qui prosa, poesia, fotografia e ritocco grafico).
Mi sento dunque particolarmente vicino a questo lavoro, non solo per aver anch’io partecipato a vari lavori a “più mani”, ma anche perché, proprio in questi mesi, sono impegnato nella realizzazione di quella che chiamo una “gallery novel”: un romanzo scritto da tre autori e reinterpretato da numerosi illustratori. Qualcosa che nasce dunque da un analogo spirito di interattività.
Quanto al contenuto di queste pagine, si nota un profondo amore per la natura, uno sguardo attento ed osservatore rivolto alle cose della vita quotidiana, ai sentimenti e al respiro pulsante del mondo, dove il sentimento si muta in immagine e ogni immagine diventa sensazione e emozione. Gli autori si dimostrano ancora una volta abili giocolieri delle parole e raffinati scrittori, dal tocco lieve ma preciso.
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E ovviamente….buon anno a tutti!

 

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