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CHI HA TROPPO POTERE SIA ELIMINATO

Shakespeare - Giulio Cesare

Shakespeare – Giulio Cesare

La lettura attuale di un classico come il “Giulio Cesare” di William Shakespeare riesce a risultare più moderna e contemporanea di certi testi ottocenteschi, nonostante sia scritto da cinque secoli e narri di fatti di ben due millenni fa.

Giulio Cesare rimane una figura di primo piano nella storia nazionale e mondiale. I suoi pregi continuano a sopraffare i difetti nella memoria della gente, per cui può stupire, chi non conosca già l’opera, vedere come Shakespeare la inizi mostrando le vicende connesse all’omicidio del condottiero romano dal punto di vista dei congiurati, facendo di Bruto un eroe, pronto a sacrificare il suo affetto per l’amato Cesare pur di salvare la Repubblica e la Libertà.

Fa, infatti, dire a Bruto:

 

Se è cosa che riguarda il bene pubblico,

innanzi a un occhio mettimi l’onore,

innanzi all’altro mettimi la morte;

li guardo con la stessa indifferenza;

perché così m’aiutino gli dèi,

com’è vero ch’io amo più l’onore

Giulio Cesare di Shakespeare

Giulio Cesare di Shakespeare

E ancora, parlando di Cesare:

Per mia parte, non ho nessun motivo

per doverlo coprire di disprezzo;

ma si tratta del bene generale.

Vorrebbe farsi incoronare re.

Quanto ciò può cambiar la sua natura?

Ecco il mio dubbio… È la bella giornata

che fa uscire la vipera all’aperto.

E allora occorre agire con cautela.

Incoronarlo re!…

Già, ma così gli diamo in mano un pungolo

con cui potrà far danno quando vuole…

Del potere si abusa facilmente,

quando non sia congiunto alla pietà;

Julius Caesar

Giulio Cesare

E poi:

si deve pensare allora a Cesare

come a un uovo di serpe che, covato,

diverrebbe fatale per natura;

ed allora uccidiamolo nel guscio!

Shakespeare

Shakespeare

Insomma, quando un uomo acquista troppo potere (o sembra che ne possa acquistarne), ogni mezzo sembrerebbe lecito per toglierlo di torno. Poco conta, per Bruto, quanto Cesare si sia comportato bene sino ad allora e quanto egli stesso l’abbia amato. Se con il suo comportamento attenta alla libertà e al bene pubblici, ogni uomo diventa un pericolo e come tale va eliminato dalla vita sociale.

Viene da chiedersi se un così forte senso civico, un po’ anglosassone, sia mai esistito davvero in questa Italia, dove gli interessi personali e familiari continuano a prevalere su quelli nazionali o se non sia un altro dei tanti anacronismi shakespeariani come i corsetti, le vesti da camera, le alchimie e il rintoccar degli orologi che compaiono in questa stessa opera. Il Bardo è sempre il Bardo e questo e altro gli si perdona, sebbene, leggendo simili anacronismi in altri autori, saremmo inorriditi.

Fiumalbo 22/08/2012 

LA MANOMISSIONE DELLA MORALE

Gianrico Carofiglio - La Manomissione delle Parole

Gianrico Carofiglio – La Manomissione delle Parole

Gianrico Carofiglio, l’autore de “La Manomissione delle Parole”, oltre che uno scrittore è un magistrato e un politico (del Partito Democratico) e che sia queste tre cose, oltre che un amante della scrittura, della corretta espressione, dell’onestà intellettuale, emerge chiaramente dalle poche pagine del suo piccolo saggio.

Non amando personalmente i gialli, non ho mai letto i suoi romanzi sull’Avvocato Guerrieri, ma questo saggio mi ha incuriosito.

In esso, Carofiglio riflette su cinque parole (Vergogna, Giustizia, Ribellione, Bellezza e Scelta), mostrandoci come il loro significato originario sia stato stravolto e confuso. Sono tutte parole con una profonda accezione morale e il magistrato ci mostra come la loro “manomissione” sia forma, mezzo e sintomo di un imbarbarimento civile della nostra società.

Il politico Carofiglio non ha dubbi su chi sia il maggior colpevole di questo crollo morale e, tra i numerosi esempi storici e letterari, emerge con netta e preoccupante evidenza l’uso manipolatorio e disonesto che è stato fatto di queste e altre parole dall’attuale Centrodestra e dal suo leader Berlusconi.

Pur condividendo in pieno l’analisi dell’attività mistificatoria posta in piedi da questa persona, mi ha un po’ sorpreso e forse persino infastidito vedere un buon numero delle pagine concentrate sul linguaggio usato da costui, sarà forse perché in questi giorni cerchiamo tutti di credere che un simile fenomeno non sia mai esistito, come se a sorreggere il Governo Monti non ci fosse dietro sempre lui. Sentirne rinominare ed elencare con tanta precisione le malefatte, suscita un senso di repulsione, che si riflette, ingiustamente sullo stesso autore. Dovranno ancora passare degli anni perché si possa fare un’analisi serena della tirannide mediatica e linguistica in corso, così come ora si possono analizzare finalmente i discorsi del Fuhrer o del Duce.

Tolto ciò, la lettura rimane illuminante e culturalmente formativa, ricca di riferimenti e citazioni, a partire da quella iniziale “Le fiabe non dicono ai bambini che esistono i draghi: i bambini già sanno che esistono. Le fiabe dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti” (G. K. Chesterston).

Molto bella anche quella del poeta greco Ghiannis Ritsos secondo cui le parole sono come “vecchie prostitute che tutti usano spesso male” e al poeta tocca restituire loro la verginità.

Quello che cerca di fare Carofiglio è ridare il loro senso originario alle parole, svuotate di significato da politici, avvocati e altri professionisti che si celano dietro un gergoPapi Pio Sex-tus inutile, per affermare la propria superiorità e per rendere il proprio mestiere più misterioso, se non misterico.

Il dominio del linguaggio è potere. La sua incapacità di comprenderlo o utilizzarlo, schiavitù. L’incapacità di comunicare diventa violenza. La violenza del bullo, ma anche la violenza della società.

Sulla forza creatrice e sulla capacità di mutare il mondo proprio delle parole, del resto, si basa la stessa Bibbia, con il suo “In principio era il Verbo”. Dalla Parola di Dio, tutto nasce. Compito di Adamo è dare un nome agli animali e alle piante, divenendone così padrone.

Saltando poi a un libro assai meno religioso il giudice ci mostra Alice discutere con Humpty Dumpty (in italiano direi sia noto come Pinco Panco): “Quando io uso una parola” disse Humpty Dumpty in tono alquanto sprezzante “questa significa esattamente quello che decido io… né più né meno.” 

“Bisogna vedere” disse Alice “se lei può dare tanti significati diversi alle parole.” “Bisogna vedere” disse Humpy Dumpty “chi è che comanda. È tutto qua.

Insomma, Carofiglio ci ricorda di dare il giusto senso e peso alle parole, perché a non farlo si rischia che siano altri a decidere per noi cosa significano e come funziona il mondo.

 

Firenze, 7/02/2012

Voldermort 3

 

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