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I COSTRUTTORI DI UNIVERSI

Ci sono numerosi modi per dividere e catalogare le opere di narrativa. Vorrei qui suggerirne una tra la letteratura che descrive il mondo e quella che costruisce mondi.

Sebbene i migliori e più acclamati autori si siano sinora dedicati più alla descrizione che alla costruzione e la prima abbia assai più numerosi sostenitori, credo che la letteratura che costruisce mondi meriti un maggior riconoscimento.

Con questo non voglio togliere nulla a opere che raccontano il nostro quotidiano, la nostra storia, il nostro ambiente, la nostra natura, la nostra vita, la nostra quotidianità ovvero al realismo, al verismo, alle biografie, al romanzo storico, al giallo, al noir, al romanzo psicologico, sentimentale o erotico. Del resto, non a caso ho ripetuto più volte l’aggettivo possessivo. Molti sono attratti da ciò che sembra loro appartenere, esser loro vicino. Viene più naturale descrivere qualcosa che sentiamo come “nostro”.

Del resto, però, quanto è forte anche l’impulso di costruire, di creare? Non è forse questo impulso che ha sospinto l’umanità dai suoi primi passi scimmieschi ai viaggi spaziali, all’edificazione delle città e dei monumenti, alle grandi invenzioni della tecnica, alle scoperte scientifiche, ai capolavori della pittura, della scultura, della musica, della letteratura, del cinema, della fotografia, della moda, alle opere dell’artigianato e dell’industria e a ogni forma di realizzazione concreta?

Risultati immagini per creazione di adamo

Creazione di Adamo di Michelangelo Buonarroti

Sarà pur vero che anche altri animali costruiscono nidi, dighe, formicai, piccoli attrezzi, ma se vi è una specie che ha fatto del costruire una sua caratteristica dominante è proprio l’umanità. Ci sentiamo uomini perché costruiamo e realizziamo opere.

Credo, dunque, che impresa più grande e apprezzabile del semplice descrivere e raccontare, sia quella dei creatori di mondi nuovi. I loro libri non sono (o non devono essere) inferiori agli altri nella capacità di analisi del mondo, dell’animo umano, della natura, dell’ambiente, ma a questa dote devono aggiungere in massimo grado la fantasia, la creatività e devono saperle usare con logica e raziocinio, oltre che con una certa dose di fascino e d’incantamento. Creare mondi nuovi, sebbene solo letterari, è quanto di più vicino all’opera divina l’uomo possa immaginare. Rendere abitabili (“terraformare”) nuovi pianeti potrebbe essere il senso e dell’esistenza dell’umanità e la sua meta, compensazione per l’esaurimento e la consunzione delle risorse della nostra Terra. In attesa di ciò, sogniamo e creiamo mondi letterari!

Maggiore mi pare la maestria di chi riesce a trasportarci in realtà diverse e sconosciute facendoci comunque sentire a casa, facendoci sembrare questi mondi fantastici come reali e veri.

Risultati immagini per creazione mondoÈ questa la magia di un numero piuttosto ristretto di autori. Spesso appartengono a “letterature di genere” e sapete tutti bene come queste siano considerate dai fieri accademici come letterature di seconda classe, popolari, se non popolaresche.

In questo dico che costoro s’ingannano o vogliono ingannarsi, forse essendo incapaci di un simile genio, incapaci di cogliere il nobile anelito all’edificazione.

Tra gli autori che costruiscono mondi, troviamo le grandi penne del fantasy, del romanzo gotico, della fantascienza, dell’utopia, della distopia, dell’ucronia e di altre forme letterarie ma anche autori non catalogabili nella letteratura di genere.

Ognuno di questi generi ha le sue regole e spesso i loro mondi si somigliano un po’ tra loro, perché dopo che i grandi hanno tracciato il primo disegno, altri ne ricalcano il tratto, sebbene con deviazioni più o meno importanti.

Scrivere di fantasy, così, diventa difficile senza considerare le opere, per esempio, di Tolkien, Lewis, Bradley, Brooks, Pratchet e questi a loro volta Risultati immagini per creazione mondoaffondano le loro radici culturali nella mitologia classica, mesopotamica o nordica e ci regalano un universo di miti, allegorie, metafore, popolato da maghi, elfi, gnomi, troll, streghe, fate e hobbit che si ravviva e rinnova di autore in autore. Ai nomi classici andrebbero aggiunti quelli di scrittori che si sono discostati dalle regole del genere, creando opere di notevole importanza come, per esempio, King e la Rowling.

Anche il romanzo gotico ha radici antichissime. Il mito del vampiro nasce dalle leggende popolari di gran parte dell’Europa e si collega a figure di esseri non-morti presenti in numerose culture umane. Tra i non-morti, il vampiro si caratterizza per l’abitudine di succhiare il sangue. Il termine ha origine slava. Nasce dall’antica paura che un morto possa tornare in vita e tormentare i viventi. L’usanza di seppellire i morti potrebbe avere motivazioni igieniche, ma il deporre sulla tomba pesanti lapidi sembra riconducibile alla medesima paura che ha generato le creature della notte.

Pare che il più antico testo che parli di esseri simili, sia una tavoletta babilonese su cui è incisa una formula magica per proteggersi dagli etimmé, i demoni succhia-sangue. Di simili esseri parlano anche gli antichi greci e romani (Filostrato e Flegone Tralliano) e il mito trova sviluppi in epoche successive.

Sarà però tra il XIX e il XX secolo che il vampiro, con PolidoriLe Fanu, Presket PrestBram Stoker, Connell e altri, diverrà soggetto letterario di romanzi di successo, riprendendo poi energia in questo XXI secolo, con canoni mutati.

Risultati immagini per mondo fantasyAnche per la licantropia le origini si perdono nelle tradizioni popolari e persino nella Bibbia si legge che Nabucodonosor fu trasformato in lupo. Gli egizi, peraltro, veneravano il Dio-sciacallo Anubi e il Dio-lupo Ap-uat che traghettava i morti nell’Aldilà.
La leggenda più diffusa vuole che il lupo mannaro assuma sembianze animalesche con la luna piena. Invenzione più moderna è che possa essere ucciso solo da una lama d’argento. In epoche più recenti si è sviluppata la credenza che la licantropia fosse una vera e propria malattia. In letteratura i licantropi fanno la loro comparsa in alcuni romanzi ottocenteschi come quelli di Baring-Gould, Maturin, Reynolds e Dumas.

E qui tralascio di parlare di fantasmi, zombie, fate, streghe e maghi e di tutto quanto è stato scritto su di loro.

I mondi del fantasy e del romanzo gotico sono sì mondi immaginari, ma fortemente legati ad alcune regole, ad alcune creature immaginarie o mitiche che compaiono, in una forma o in un’altra in tutte queste opere. Di fatto, con ogni romanzo visitiamo regioni diverse del medesimo pianeta.

In parte anche la fantascienza soffre di simili ripetizioni. Dopo che alcuni grandi creatori hanno inventato futuri e mondi alieni, altri sono corsi a imitarli, ed ecco moltiplicarsi alieni antropomorfi, insettiformi, scimmieschi, viaggi spaziali, pianeti misteriosi le cui forme si ripetono in innumerevoli variazioni.

Muovendo dunque i passi dalle invenzioni ottocentesche di Verne e Wells, si arriva alle opere di Zamjatin, Huxley, Orwell, Asimov, Bradbury, Wyndham, Clarke, Matheson, Blish, Heinlein, Dick, Lem, Sheckley, Boulle, Vonnegut, Pohl, King, Sagan e molti altri loro pari, che ora certo sto Risultati immagini per mondo fantasyingiustamente dimenticando, o loro emuli.

Ho citato a parte utopia, distopia e ucronia, sebbene alcuni vogliano far rientrare la prima e la terza tra la fantascienza come sotto-generi, ma ritengo che queste tre categorie abbiano caratteristiche proprie, sebbene, come avrete notato, ho citato tra gli autori di fantascienza anche grandi nomi della distopia come Zamjatin, Huxley e Orwell. Spesso, infatti, la fantascienza tende a descrivere mondi negativi e i due generi si confondono.

Altro discorso vale per l’utopia, genere che viene ravvicinato alla filosofia, con il suo tentativo di suggerire mondi migliori in cui potremmo vivere o verso cui potremmo aspirare. Il termine utopia deriva dal greco ο (“non”) e τόπος (“luogo”) e significa “non luogo”, anche se l’ο è facilmente confuso con “ευ” (“buono”) e si parla quindi di utopia, pensando piuttosto a un “eutopia”. Il termine fu coniato dal filosofo Tommaso Moro e giocava proprio su questo equivoco: descrivere un buon luogo per vivere, ma che non esiste.

Le grandi utopie del passato sono spesso riconducibili a filosofi. Vi possiamo annoverare persino “La Repubblica” di Platone, sebbene antecedente all’invenzione del termine, e opere come “La Città del Sole” di Tommaso Campanella o “La nuova Atlantide” di Francesco Bacone.

Risultati immagini per mondo fantascientificoLa distopia è il contrario dell’utopia e descrive società inumane e spaventose. Non certo luoghi in cui al lettore verrebbe voglia di vivere.

La distopia si presta così a essere strumento politico per denunciare, parlando di universi immaginari, le storture del mondo contemporaneo e, in particolare, la tirannia e le dittature. Non è satira, ma spesso s’ispira ad analoghi obiettivi. Altre volte si limita a descrivere i risultati di qualche catastrofe, come nelle distopie apocalittiche o post-apocalittiche.

Il termine pare sia stato coniato nel 1868 dall’inglese John Stuart Mill, che parlava, con il medesimo significato, anche di cacotopia.

Possiamo così leggere opere come “Il padrone del mondo” di Benson, “Il tallone di ferro” di London, “Noi” di Zamjatin, “Il Mondo Nuovo” di Huxley e “1984” di Orwell, che ci introducono a opere successive dal sapore post-apocalittico come “Io sono leggenda” di Matheson o “La strada” di McCarthy.Risultati immagini per mondo fantascientifico

Utopia e distopia sono solitamente considerate e apprezzate per il messaggio politico e morale, in positivo o in negativo, che intendono trasmettere, ma ne vorrei qui sottolineare la potenza creativa, la capacità di costruire mondi, simili al nostro ma diversi, con loro regole e strutture, sebbene migliori o peggiori per qualche aspetto determinante. Questa capacità creativa è più comunemente apprezzata per altre opere di genere fantascientifico e, a mio avviso, appare in misura superiore nella distopia che nel romanzo gotico e nel fantasy, che giocano in scenari spesso consolidati, innovando poco.

 

Se c’è, però, un genere che sembra fatto apposta per creare nuovi mondi, per il solo gusto del costruire, dell’immaginare, del creare, questo è l’ucronia.

Sebbene la conoscenza si stia diffondendo, sono ancora in pochi a sapere cosa sia l’ucronia e questo non mi stupisce, perché il termine non si può certo dire dei più usati, eppure il genere letterario che rappresenta è ricco di possibilità creative e sta cominciando a riscuotere discreti successi. Quando pubblicai il mio primo romanzo ucronico, “Il Colombo Divergente”, nel 2001, il termine mi pareva meno noto di oggi. La pubblicazione in seguito di nuove opere, come “22.11.’63” di Stephen King, “Il complotto contro l’America” di Philip Roth, gli ultimi volumi della saga “Colonizzazione” di Harry Turtledove, “Roma Eterna” di Robert Silverberg o i nostrani “L’inattesa piega degli eventi” di Enrico Brizzi e “Occidente” di Mario Farneti ha contribuito alla conoscenza del genere tra il grande pubblico, anche se non riscuote ancora la fama che meriterebbe.

Vorrei allora non solo cercare di fare un po’ di chiarezza su questo misterioso vocabolo, ma anche spezzare una lancia a favore di questo genere letterario, che meriterebbe ben altri spazi, essendo estremamente ricco di possibilità creative.Risultati immagini per mondo steampunk

L’ucronia si pone a metà strada tra la fantascienza e il romanzo storico. Mediante eventi immaginari o la narrazione di scelte mai fatte in realtà, l’allostoria modifica la Storia, facendole prendere percorsi nuovi. Presenta dunque al lettore una versione alternativa della Storia. Non una sua differente interpretazione, ma proprio un diverso svolgimento delle vicende storiche. L’ucronia costruisce dunque un mondo nuovo in cui ambientare la trama della narrazione, un universo divergente (come lo definii ne “Il Colombo divergente”) in cui gli eventi hanno preso una diversa piega.

L’ucronia è narrazione del “se”, del “what if”. Descrive come sarebbe stato il mondo se qualcosa nel passato si fosse svolto diversamente. Racconta, per esempio, come sarebbe stata l’Italia se non ci fosse stata la Seconda Guerra Mondiale, oppure come sarebbe stata la Francia se Napoleone non fosse andato in esilio o Giovanna D’Arco non fosse morta sul rogo (come nel mio romanzo “Giovanna e l’angelo”) o come sarebbe stato il mondo se Cristoforo Colombo fosse sbarcato in Messico e fosse stato fatto prigioniero degli aztechi (come ne “Il Colombo divergente”).

Secondo Wikipedia:

“L’ucronìa è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui Storia si è differenziata dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo” (da ou = non e chronos = tempo), per analogia con utopia che significa nessun luogo, e indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dallo scrittore francese Charles Renouvier in un testo apparso nel 1857 che intendeva ricostruire la storia europea “quale avrebbe potuto essere e non è stata” (“Uchronie, l’utopie dans l’histoire”).”

Suoi sinonimi possono essere “allostoria” e “storia alternativa” e, direi io, anche “fantastoria”.

L’ucronia non è, però, solo un genere letterario. C’è anche chi si occupa di storia alternativa al solo fine di esaminarne le possibili varianti, senza alcun intento letterario (su internet si possono persino leggere elenchi di possibili ucronie).

Il genere, cui a volte si nega una propria autonomia, è spesso considerato, al pari della distopia, come parte della fantascienza.

Ha, però, caratteristiche sue proprie molto marcate e penso sarebbe giusto considerarlo come un genere a sé, essendo a volte assai più vicino al romanzo storico che non alla fantascienza.

In inglese pare che l’ucronia sia nota come “counterfactual history” o “alternate history”. Per una volta almeno, i termini “mediterranei” sembrano però più sintetici e suggestivi, per cui, almeno questa volta, lasciamo pure da parte gli anglicismi.

Il più antico esempio di ucronia si può forse trovare in Tito Livio (“Libro Nono ab urbe condita”).

Tra i maggiori scrittori di ucronie si ricordano Philip Dick (“La svastica sul sole”), Harry Turtledove (“Basyl Argyros”, i cicli di “Invasione” e “Colonizzazione”, “Dramma nelle Terrefonde” e “Per il trono d’Inghilterra”), Robert Harris (“Fatherland”), Philiph Roth (“Il complotto contro l’America”), Harry Harrison (“Il Libro degli Yilané“Gli Dei di Asgard”, “Tunnel negli abissi”“A Rebel in Time”) e addirittura Winston Churchill (“Se Hitler avesse vinto la guerra” e “Se Lee non avesse vinto la battaglia di Gettysburg”). Ricordavate che lo statista inglese ha persino vinto un premio nobel per la letteratura?

Dopo di lui e dopo José Saramago il cui “L’ultima tentazione di Cristo” può considerarsi un’ucronia, il premio nel 2017 è andato per la terza volta a un autore del genere, a quel Kazuo Ishiguro che ha scritto la distopia ucronica “Non lasciarmi”.

Fino a dove può spingersi l’ucronia senza diventare fantascienza o pura fantasia? I confini sono incerti. Come possiamo considerare del tutto assurdo Risultati immagini per ultima tentazione di cristoche gli alieni avrebbero potuto interrompere la Seconda Guerra Mondiale, come racconta Turtledove in “Invasione”? La loro esistenza non è, infatti, provata ma neanche esclusa.

Forse, invece, immaginare un’Inghilterra in cui esiste la magia, come fa Susanna Clarke, è più forzato ancora e romanzi simili andrebbero considerati solo “fantasy”.

In linea di massima, se la Storia è alterata con una Macchina del Tempo, dovremmo immaginare di essere nella fantascienza. Se, invece, come immagina Ward Moore, il romanzo è già ambientato in un Passato Alternativo e la Macchina del Tempo ci riporta al nostro flusso temporale, siamo nell’ucronia o nella fantascienza? Sono fantascienza o ucronia i miei romanzi “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale” e “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”, in cui, attraverso dei portali, è possibile viaggiare da un universo divergente a un altro e raggiungere versioni del mondo in cui l’evoluzione si è svolta diversamente che nella realtà?

Se è vero che l’ucronia riguarda la Storia e che la Storia ha inizio con l’invenzione della scrittura, è giusto definire ucronie romanzi con una divergenza preistorica come “Viaggio al centro della terra” di Jules Verne o “Il mondo perduto” di Conan Doyle?

Se lo fosse, si tratterebbe, in effetti, di racconti assai prossimi alla fantascienza, dato che la divergenza, riguardando i processi evolutivi, porterebbe a risultati talmente “rivoluzionari” da essere difficilmente accettabili come plausibili. Mi piace definire questi libri “preucronie” e vi faccio rientrare anche il ciclo dei Guardiani dell’Ucronia con il mio Jacopo Flammer.

Lasciate, per finire, che ve ne dia una definizione del tutto personale e un po’ “poetica”: l’ucronia è il sogno della Storia, come scrivo nell’antologia da me curata “Ucronie per il terzo millennio”, ovvero l’ucronia è la Storia sognata da ciascuno di noi.

Se preferite, potremmo anche dire che ucronia è costruire universi divergenti, in cui il tempo “diverge” dalla propria linea.

Se con “Il Colombo divergente” e “Giovanna d’Arco” ho scritto delle ucronie, con “Via da Sparta”, di cui è uscito il 28 Settembre 2017 il primo volume “Il sogno del ragno”, ho voluto non solo scrivere un’ucronia ma anche, nel mio piccolo, costruire un mondo.

I primi due romanzi, infatti, raccontano una storia nel momento in cui la narrazione si discosta dalla realtà. Con “Via da Sparta” ho voluto, invece, immaginare gli effetti di una divergenza storica (o ucronica, se preferite) a distanza di secoli. Il romanzo si basa su due divergenze, la principale risalente a 2400 anni fa (la sconfitta, mai avvenuta di Tebe da parte di Sparta) e l’altra riguarda il Giappone. Sull’altra metà del pianeta regnano i samurai di Nippon-koku, il Giappone, dopo che nel 1540 d.c., Hideyory (il figlio di quel Hydeyoshi che attaccò la Corea) e suo figlio Hidetara riuscirono a sottomettere la Cina.

Quello che descrivo, dunque, è un mondo contemporaneo ma del tutto mutato per gli effetti combinati nel tempo di queste due divergenze.

Quest’ucronia si basa sull’idea che ogni mutamento del passato abbia ripercussioni crescenti sulle epoche future, pertanto il mondo descritto è quanto di più diverso potremmo immaginare da quello reale. Il romanzo rifiuta il concetto di predestinazione, che si può trovare in altre ucronie o in storie di viaggi nel tempo in cui nonostante il passato sia cambiato, il presente resta uguale o quasi.

Via da Sparta” è utopia e distopia al tempo stesso. È un mondo ucronico con luci e ombre. A qualcuno potrà sembrare migliore a qualcuno peggiore di quello reale, ma è solo diverso. Il sogno dei suoi protagonisti è quello di renderlo migliore o, almeno, di trovare un loro spazio, una piccola parte di mondo in cui riconoscersi, un’isola costruita a loro misura in cui rifugiarsi (non a caso tante sono le isole che incontreranno, ma nessuna è quella che cercano).

Nell’Impero di Sparta ci sono due classi: gli spartiati che comandano e gli iloti, loro schiavi. Un’altra forte distinzione è tra uomini e donne. Gli spartiati maschi si occupano solo di guerra e politica, le loro donne di tutto il resto, gli iloti svolgono tutti i lavori più umili, ma i maschi sonosoprattutto militari.

Uomini, donne e bambini vivono separati tra loro e, sebbene esistano i matrimoni, sono solo accordi economici e riproduttivi, mentre sesso e amore (tra loro spesso separati) si svolgono al di fuori. L’amore omosessuale è considerato quello vero, ma è accettato anche quello eterosessuale. La violenza sessuale è accettata.

Chi supera i 55 anni viene eliminato. L’eutanasia è la principale soluzione per molte malattie.

Le macchine a vapore sono appena state inventate, ma le usa quasi solo l’esercito. Elettronica e informatica non esistono. Le telecomunicazioni sono ferme al telegrafo, anche questo in dotazione solo ai militari. In compenso si conosce l’elettricità e la genetica è molto evoluta. Grazie alla continua selezione uomini e animali sono cambiati e i grandi progressi recenti della genetica hanno accelerato il processo selettivo, verso cui Sparta punta da secoli. La genetica è utilizzata anche per la codificazione d’informazioni, mediante manipolazione del DNA (qui detto COGE) e la generazione di energia.

La proprietà e il denaro non esistono. Tutto è di Sparta, che affida temporaneamente alle sue donne la gestione delle proprietà sulla base del merito militare dei mariti. Le donne possono sposarne contemporaneamente quanti ne vogliono, gli uomini invece una sola, ma fuori del matrimonio possono avere rapporti sessuali con altri uomini e donne. Il disprezzo per il lusso e le comodità hanno portato anche al divieto dell’uso “inutile” dei vestiti, pertanto i personaggi, quando non indossano armature o non fa troppo freddo, vanno in giro nudi e disprezzano chi si copre.

La capitale dell’Impero di Sparta si chiama Lacedemone. Qui, come in molte città spartane, le case sono tutte costruite sottoterra, sia per motivi difensivi, sia ecologici. Sparta, infatti, ama sentirsi tra la natura anche in città.

La storia parte parallelamente da Neapolis, una Napoli ucronica, capitale della provincia della Vitellia (Italia ucronica) e da Lacedemone, capitale dell’impero, in Grecia. La trama si articola in vari altri luoghi, tra cui Britannia (Gran Bretagna), Regni Perieci del Nord (Scandinavia), Bengala, India, Persia.

Il forte controllo demografico e lo stato di guerra continua hanno fatto sì che ai giorni d’oggi la popolazione mondiale sia di circa 500 milioni di abitanti. Le foreste europee sono ancora molto estese e popolate da lupi, rispettati dagli spartani, che non li cacciano. Non ci sono animali domestici da compagnia.

Gli spartani cacciano ma con moderazione e rispetto dell’ecologia e si nutrono soprattutto di verdure e insetti.

Questo è il mondo che ho costruito e in cui faccio muovere le due giovani protagoniste de “Il sogno del ragno”, la schiava ilota in fuga Aracne e la ricca studentessa spartiata Nymphodora.

 

È difficoltoso scrivere una lista di romanzi ucronici che possano veramente dirsi rappresentativi del genere, perché ben pochi studiosi hanno affrontato la questione. Si trovano in vari siti internet elenchi più o meno caotici, che accomunano opere di fantascienza, distopie, romanzi ucronici e di serie B (qualunque sia la loro natura).

Ne ho tentato altrove un elenco che potete leggere anche nel mio blog su WordPress (https://carlomenzinger.wordpress.com), ma qui vorrei segnalare senza pretese, come consigli di lettura, alcune opere:

  • il “Libro degli Yilané” di Harry Harrison (1984-88), una trilogia che descrive un mondo in cui i dinosauri non si sono estinti ma hanno sviluppato una civiltà evoluta.
  • L’ultima tentazione di Cristo” (1955) di Nikos Kazantzakis, in cui Cristo rifiuta la Croce.
  • Il vangelo secondo Gesù Cristo” (1991) del premio nobel José Saramago, dove Gesù non resuscita Lazzaro e Giuseppe è tormentato dalla colpa per la strage degli innocenti.
  • Roma Eterna” (2004) di Robert Silverberg: un grande affresco che ci racconta come sarebbe il mondo se l’impero romano fosse durato fino ad oggi.
  • “La svastica sul sole” (“The Man in the High Castle“- 1962)  di Philip Dick, che descrive un mondo in cui Germania e Giappone hanno vinto la seconda guerra mondiale e dove i personaggi leggono un libro ucronico in cui, invece, l’Asse ha perso (anche se in modo diverso da quello reale).
  • i cicli “Invasione” (1994-96) e “Colonizzazione” (1999-2004) di Harry Turtledove in cui la Seconda Guerra Mondiale viene interrotta da un’invasione aliena.
  • 22/11/’63 (2011) di Stephen King in cui un uomo trova in uno sgabuzzino una porta del tempo che lo rimanda sempre indietro fino a pochi anni prima dell’assassinio di Kennedy e cerca così, prima lui, poi un suo amico, più volte di salvarlo cambiando il corso della Storia. Ne è stata tratta da poco una serie TV.
  • Finzioni” (1944) di Jorge Luis Borges. Pur non essendo allostorico, presenta alcuni elementi ucronici, con l’invenzione di libri mai scritti e con uno dei personaggi che “credeva in infinite serie di tempo, in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli.”

E non dimenticatevi di leggere qualcosa di mio:

E soprattutto il nuovissimo ciclo di “Via da Sparta”, di cui è appena uscito:

Buona lettura.

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LA TENTAZIONE DI RICOMINCIARE

I Diari dell’Angelo Custode” (2011) il romanzo d’esordio dell’autrice irlandese Carolyn Jess-Cooke, nonostante il titolo, non è un libro per vecchie signore che sgranano il rosario.

Che ne pensate di una vita così? Appena nati vostra madre muore di parto e vostro padre viene arrestato. Vi adottano e i genitori muoiono quando avete meno di quattro anni. Finite in un orfanatrofio che fa rimpiangere di non stare ad Auschwitz (la punizione “classica” è un soggiorno, nudi, in un buco fetido pieno di topi e insetti, ovviamente dopo essere stati picchiati e frustati). Scappate. La nuova madre adottiva muore dopo un anno e il padre qualche tempo dopo. Quando il vostro ragazzo scopre che siete incinta, vi picchia fino a farvi abortire. Vi sposate e divorziate. Vostro figlio diventa un delinquente. Tanto per finire in bellezza, morite giovani.

Questa è, in sintesi, la vita di Margot. Sarebbe quasi uno spoiler, se non fosse che il romanzo comincia più o meno a questo punto, perché Margot, appena morta, diventa uno spirito. Come dice Sant’Agostino (citato all’inizio) “Ora gli angeli sono spiriti, ma in quanto spiriti non sono angeli: è quando sono inviati che diventano angeli”. Margot riceve una missione e viene inviata sulla terra. Il suo nome ora è Ruth. Diventa così un angelo. Un angelo custode. L’angelo custode di se stesso.

Il compito di un angelo custode è riassunto in 4 ordini: Veglia. Proteggi. Registra. Ama.

Gli angeli inventati dalla Jess-Cooke hanno alcune peculiarità: le loro ali, fatte d’acqua che scorre, sono dei “banchi di memoria” con cui registrano tutto ciò che succede, attraversano il Tempo come visitatori e hanno una vista speciale.

Gli angeli custodi non sono soli. Ci sono altri angeli e ci sono i demoni che li contrastano.

Di solito un angelo custode è qualcuno che è morto e che era stato vicino al suo protetto. Solo raramente angelo e protetto sono la stessa persona.

Carolyn Jess-Cooke

Carolyn Jess-Cooke

Immaginate allora di essere questo angelo che torna indietro nel tempo e si vede nascere, sapendo già tutte le disgrazie che patirà il suo Protetto, ovvero lei stessa. Eppure tra i suoi quattro ordini non è previsto alcun “cambia la sua vita”.

La grande tentazione di Ruth sarà quella di mutare l’esistenza sventurata della Margot che un tempo era lei stessa. I demoni ne conoscono la debolezza e la tentano.

Tutto ciò fa di questo romanzo una storia sulla crescita interiore, sulla ricerca del senso della vita, sulla relatività degli eventi, sulla fede. Non è, insomma, solo un semplice fantasy che si avvale di miti cristiani, ma una riflessione sull’importanza della Vita, dei rapporti familiari, delle scelte, del libero arbitrio.

Margot / Ruth, forse proprio grazie alla sua doppia personalità, è un personaggio di un certo spessore. Certo, si respira una certa atmosfera da “christian fiction”, ma il romanzo ha una sua corposità e l’approccio religioso non è del tutto canonico. Merita, insomma, una lettura.

Personalmente, poi, ritrovo in questo romanzo due temi da me già affrontati come autore: il rapporto con una voce angelica (“Giovanna e l’Angelo”) e l’adozione (“La Bambina dei Sogni”).

Ruth è molto diversa dalla Voce che parla a Giovanna D’Arco nel mio romanzo, innanzitutto perché ha già avuto una vita terrena, mentre l’essere di “Giovanna e l’Angelo” viene dal nulla. Ruth dialoga con molti altri angeli e ne riceve consigli o minacce. La Voce è immensamente sola, al punto di ignorare persino l’esistenza di Dio.

Un altro parallelo tra i due romanzi è la ciclicità: in entrambi la protagonista umana vive prima la sua vita normale, poi rinasce per viverne una diversa.
Quanto al confronto con “La Bambina dei Sogni”, l’adozione nel mio romanzo è un veicolo, insufficiente, per placare l’ansia paranormale della bambina, ma è la reazione degli adulti a portare all’abbandono. Ne “I Diari dell’Angelo Custode”, l’adozione porta a nuovi abbandoni, ma per forze esterne, che nulla hanno a che vedere con la volontà dei genitori.

Firenze, 24/07/2013

 

LA MITOLOGIA ANGELICA

Quando si parla di mitologia si pensa subito a quella greco-romana, a quella nordica o addirittura a quelle cinesi e indiane, dimenticandosi magari che anche il cristianesimo ha ormai sviluppato i propri miti, che è stata la fonte per numerose opere letterarie e cinematografiche in cui non sempre si rispecchia una visione cristiana, ma in cui si attinge alla simbologia di questa religione per creare delle storie.

Numerosi sono i temi del mito biblico-evangelico, basti pensare agli angeli, i demoni, la personificazione della morte, l’apocalisse, i miracoli, i santi, babbo natale, la befana, il potere della croce (vampiri e altro), il mito del Graal, i re Magi, la resurrezione (vampiri, zombie e fantasmi), l’inferno, il paradiso, il limbo, solo per citare alcuni dei più trattati.

Tra le figure che caratterizzano maggiormente la mitologia cristiana, penso si possano porre gli angeli. Scelgo questo argomento, trai vari possibili, essendo un tema che ho avuto modo di affrontare anche come autore con il romanzo ucronico-onirico “Giovanna e l’Angelo”.

Gli angeli, come le altre figure mitiche, a volte, in letteratura, hanno comportamenti “cristiani”, altre volte no.

Spesso si tratta di angeli caduti, ovvero di demoni, come nel “Faust” o nelle sue derivazioni.

Il termine deriva dal greco  ἄγγελος (pronuncia: ánghelos), che significa messaggero. Nell’antichità il termine era attribuito soprattutto al Dio Hermes, il messaggero degli Dei e, a volte, anche degli Inferi o a Iride. Il termine viene abbinato anche ad Artemide-Ecate, per il suo rapporto con il mondo dei morti ed è forse soprattutto da queste figure che si sviluppa l’equivalente mitologico cristiano.

Non c’è però solo l’influsso greco-romano sul cristianesimo in questo campo. Si deve tenere conto della presenza di figure analoghe in aree geografiche più prossime alla zona d’origine della Bibbia. I babilonesi avevano dei messaggeri divini, i sukkal (o sukol) ma anche degli “angeli-custodi” (Shedu e Iamassu). In Mesopotamia troviamo anche il karibu (“colui che prega”), essere che intercede presso gli Dei a favore degli uomini, da cui il termine “cherubino”.

Nota è l’influenza dello zoroastrismo su ebraismo e cristianesimo. Per i fedeli di Zorohastro, l’unico Dio Ahura Mazdā è circondato da una serie di figure secondarie tra cui lo Spirito del Male Angra Mainyu, che si ribellò a Dio trascinando con sé una moltitudine di esseri celesti (Daēva, termine che ha qualche assonanza con devil o diavolo, anche se quest’ultimo termine deriva dal greco Διάβολος, diábolos, che significa “dividere”, “colui che divide”, “calunniatore”, “accusatore”). Presumibile origine del mito di Satana. Altri spiriti rimasero invece fedeli a Dio, pre-configurando, insomma, il mito della divisione tra angeli e demoni.

Il libro sacro dello zoroastrismo menziona anche degli “angeli custodi” che proteggono gli uomini e le loro case (Fravašay).

Quelli che nella traduzione italiana della Bibbia vengono definiti angeli, spesso derivano da termini che significano alternativamente “messaggero” e “uomo forte”. Nella Genesi (III, 4) troviamo i Kerub (termine che pare connesso al mesopotamico karibu) nel passo:

«Scacciato l’uomo, collocò a oriente del giardino di Éden i Cherubini che roteavano la spada fiammeggiante, per custodire la via che portava all’albero della vita».

Nella Bibbia troviamo anche il diavolo Ashmedai, connesso allo zoroastriano Aēšmadaēva (demonio irato).

Gli stessi ordini celesti compaiono già nella Bibbia. Ognuna delle 70 Nazioni aveva un suo Principe Angelico, Israele aveva come Principi Michele e Gabriele, ma si riferiva, unica tra le nazioni, direttamente a Dio).

Gli angeli fanno parte della fede cristiana e il cattolicesimo accoglie le gerarchie angeliche  proposte dallo pseudo-Dionigi Areopagita nella sua opera De coelesti hierarchia, suddividendo gli angeli in nove “cori angelici“: Angeli, ArcangeliArchai o PrincipatiPotestàVirtùDominazioniTroniCherubiniSerafini. Sono tre serie di schiere angeliche composte ciascuna da tre tipologie di angeli, i quali avrebbero funzioni, regole e compiti precisi. Ci sarebbe, poi, l’Angelo dell’Apocalisse, che distruggerà il mondo.

Anche per l’Islam l’esistenza degli angeli è un atto di fede. Gli angeli servono Allah e ne cantano le lodi.

L’angelo dunque, pur affondando le sue origini nel mito antico, è oggi figura sacra delle tre principali fedi monoteiste, sorta di mitigazione dell’unicità della divinità.

Questo non toglie però che tali esseri siano stati trattati dalle arti figurative e in letteratura in modo da tale da sviluppare una sorta di mitologia parallela al dogma ufficiale.

In letteratura, parlando di angeli e demoni non si può non pensare alla La Divina Commedia, in cui Dante Alighieri, partendo da tradizioni consolidate, crea un vero e proprio mondo “fanta-religioso” che nell’immaginario popolare è stato quasi assimilato a un’estensione del credo ufficiale, ma le opere che ne parlano sono davvero molte e non occorre neanche citare nomi come quelli di Baudelaire (“I Fiori del Male”) o Milton (“Il Paradiso Perduto”).

Lascerei ad altri il compito gravoso di fare una disertazione completa e organica di tutte le opere che hanno trattato il tema angelico, limitandomi invece a parlare di alcune mie letture recenti in argomento.

Il tema della ribellione degli angeli a Dio, viene ripreso, tra gli altri, in un romanzo moderno di Anatole France.

Chi è che sconvolge l’intricato ordine dato dal meticoloso Julien Sariette ai volumi della biblioteca della famiglia d’Esparvieu e sparpaglia in giro i suoi amati libri, causandogli notti agitate e insonni?

Nessuna spiegazione naturale sembra possibile. Chi potrebbe penetrare in quella biblioteca così ben conservata?

Chi quell’uomo nudo che si nasconde nella camera dove Maurice d’Esparvieu si unisce di nascosto alla bella Madame des Aubels? Sarà lui stesso a rivelarsi: è Arcade, l’angelo custode di Maurice, il rampollo della famiglia d’Esparvieu, ed è sempre lui a materializzarsi all’interno della biblioteca per consultare i testi di teologia e cercare un modo per avviare la più grande delle rivolte. Quello che i cristiani venerano, egli dice, non è il vero Dio, ma l’usurpatore degli altri Dei, Ialdabaoth, e, grazie al sapere acquisito consultando febbrilmente i testi dei pensatori umani, Arcade si appresta ora a ripetere le gesta di Satana, ribellandosi a Dio.

Il potere è nella conoscenza e questa è nei libri. Solo i libri possono sconfiggere l’ignoranza, la credulità e le false fedi.

Forse “La Rivolta degli Angeli” che veramente Anatole France vorrebbe mostrarci è quella degli intelletti contro la superstizione.

Da un simile titolo, mi sarei aspettato qualcosa di modernamente più epocale, cinematografico, colossale: schiere di angeli in battaglia gli uni contro gli altri, inganni, tradimenti, complotti, repressioni, battaglie.

France ci mostra ben poco di tutto ciò. Il suo è un mondo delicato in cui sono in primo piano le manie del bibliotecario Sariette, le debolezze di Maurice, le illusioni giovanili di Arcade.

Una storia in cui il vero, grande messaggio, sembra essere nell’esaltazione del potere della cultura e dell’informazione, vera grande arma delle genti moderne, con cui persino un Dio può essere sconfitto.

Troviamo una biblioteca, con un angelo bibliotecario che colleziona libri antichi e versioni errate della Bibbia, anche in “Buon Apocalisse a tutti!” di Terry Pratchett e Neil Gaiman, un romanzo con un approccio particolare, tra l’umoristico e il metafisico, in cui spicca la simpatica amicizia tra l’angelo Azraphel e il diavolo Crowley (stesso nome del famoso occultista), che convivono sulla Terra per seimila anni e alla fine si sentono più legati tra di loro che con Paradiso e Inferno. Terry Pratchett, del resto è un vero maestro di “fantareligione”, avendo scritto una trentina di romanzi ambientato nel suo mitico Mondo Disco, una Terra piatta che poggia, come nella mitologia indù, su quattro elefanti che stanno a loro volta sul dorso di una tartaruga.

Ai giorni d’oggi, un po’ come filone alternativo all’esaurirsi del tema vampiresco, ampiamente esplorato da diversi autori, stiamo assistendo a un appropriarsi di questa figura da parte del fantasy.

Un esempio ne è “Angelology” di Danielle Trussoni, che non sarà un capolavoro della letteratura, ma di sicuro è un romanzo appassionante.

A renderlo trascinante è il susseguirsi ben dosato di eventi. A renderlo interessante sono i riferimenti a testi, eventi e luoghi reali in una storia di fantasia, dato che si parla di angeli – angeli caduti, a dir il vero, quindi, in sostanza, demoni. A renderlo piacevole sono la vivacità dei personaggi.

Il principale rischio nelle storie che parlano di creature soprannaturali, sono certe ingenuità che possono rendere un testo fantastico poco credibile. Qualcosa del genere, l’ho percepito nei primi capitoli, soprattutto quando s’immagina che gli angeli vivano in mezzo agli esseri umani, in una sorta di società parallela assai simile alla nostra, con genitori, nonni e zii, con poche differenze, come il fatto che vivono centinaia di anni (e vediamo un angelo secolare trattato dalla madre come un ragazzetto discolo!), però questo passa presto in secondo piano e la poca fantasia di una simile soluzione è compensata dalla trama che si dipana in un misto di thriller, caccia al tesoro archeologica e scontro di civiltà.

Stimolanti sono le citazioni bibliche. Non credo siano in molti a ricordare che la Genesi parla di Giganti! Anche il termine Nefilim (che compare nel romanzo), con cui vengono indicati i figli di donne e angeli nonché i loro discendenti, ha un’origine biblica ed è spesso tradotto proprio con Giganti.

Il passo è citato all’interno del volume, ma ho visto che corrisponde a quanto riporta la mia edizione della Bibbia, salvo che i Nefilim lì vengono detti, appunto, Giganti:

1 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, 2 i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. 3 Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». 4 C’erano sulla terra i Nefilim a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.

Chi sono i Figli di Dio? Secondo l’autrice sono Angeli e questa tesi è una delle tre ipotesi principali avanzate sull’interpretazione di questo passo, anche se per approfondirla si finirebbe per parlar del sesso degli angeli, espressione con cui solitamente si intende “parlar di cose vane”, ma come trascurare un simile interrogativo: gli angeli hanno avuto dei figli che popolano la terra? Chi dice che non erano angeli, si basa soprattutto sull’affermazione che gli angeli sono asessuati e quindi non potevano accoppiarsi con le Figlie degli Uomini. Che siano asessuati si dedurrebbe dal passo Matteo 22:30 in cui è scritto: “Perché alla risurrezione non si prende né si dà moglie; ma i risorti sono come angeli nei cieli”. Mi pare però una forzatura far discendere dall’unione di queste due frasi una simile conclusione.

Dunque, prendendo la Bibbia alla lettera, un tempo sulla terra sarebbe vissuti i Nefilim (o Giganti), figli di uomini e angeli! Ipotesi degna della più azzardata fanta-religione!

Una teoria che cerca di stabilire un legame tra la scienza e Bibbia sostiene che i Nephilim fossero neandertaliani sopravvissuti (oppure i loro resti ossei), o forse un ibrido tra Homo sapiens e uomo di Neanderthal. Ben miseri figli d’angelo, direi!

Nel romanzo si parla anche di Gibborim, intendendo degli angeli caduti combattenti, esseri un po’ ottusi, di cui si avvalgono i Nephilim, di razza superiore, per le loro azioni più violente. Ebbene anche questo termine compare nella Bibbia, per esempio nel lamento di Davide per la morte di Saul e Jonathan, in cui si legge: “Ek Naphelu Gibborim” (come guerrieri caddero).

Oltre ai riferimenti biblici, reale è anche la grande protagonista assente, la defunta Abigail Rockfeller. Recita Wikipedia: “Abby Aldrich Rockefeller, nata Abigail “Abby” Greene Aldrich (Providence26 ottobre 1874 – New York5 aprile 1948), fu una donna mondana e filantropa, appartenente alla seconda generazione matriarcale della celebre famiglia Rockefeller. È particolarmente nota per essere stata la forza trainante dietro la costituzione del Museo d’Arte Moderna di New York, situato sulla 53ª Strada, nel novembre del 1929”. Insomma, è proprio lei, la donna che ha nascosto l’arpa angelica!

Anche “I Diari dell’Angelo Custode” (2011), il romanzo d’esordio dell’autrice irlandese Carolyn Jess-Cooke, nonostante il titolo, non è un libro per vecchie signore che sgranano il rosario.

Che ne pensate di una vita così? Appena nati vostra madre muore di parto e vostro padre viene arrestato. Vi adottano e i genitori muoiono quando avete meno di quattro anni. Finite in un orfanatrofio che fa rimpiangere di non stare ad Auschwitz (la punizione “classica” è un soggiorno, nudi, in un buco fetido pieno di topi e insetti, ovviamente dopo essere stati picchiati e frustati). Scappate. La nuova madre adottiva muore dopo un anno e il padre qualche tempo dopo. Quando il vostro ragazzo scopre che siete incinta, vi picchia fino a farvi abortire. Vi sposate (con un altro tipo) e divorziate. Vostro figlio diventa un delinquente. Tanto per finire in bellezza, morite giovani.

Questa è, in sintesi, la vita di Margot. Sarebbe quasi uno spoiler, se non fosse che il romanzo comincia più o meno a questo punto, perché Margot, appena morta, diventa uno spirito. Come dice Sant’Agostino (citato all’inizio) “Ora gli angeli sono spiriti, ma in quanto spiriti non sono angeli: è quando sono inviati che diventano angeli”. Margot riceve una missione e viene inviata sulla terra. Il suo nome ora è Ruth. Diventa così un angelo. Un angelo custode. L’angelo custode di se stesso.

Il compito di un angelo custode è riassunto in 4 ordini: Veglia. Proteggi. Registra. Ama.

Gli angeli inventati dalla Jess-Cooke hanno alcune peculiarità: le loro ali sono fatte d’acqua che scorre e sono dei “banchi di memoria” con cui registrano tutto ciò che succede, attraversano il Tempo come visitatori, hanno una vista speciale.

Gli angeli custodi non sono soli nello spazio inventato dalla Jess-Cooke. Ci sono altri angeli e ci sono i demoni che li contrastano.

Di solito un angelo custode è qualcuno che è morto e che era stato vicino al suo protetto. Solo raramente angelo e protetto sono la stessa persona.

Immaginate allora di essere questo angelo che torna indietro nel tempo e si vede nascere, sapendo già tutte le disgrazie che patirà la sua protetta, ovvero lei stessa. Eppure tra i suoi quattro ordini (veglia, proteggi, registra, ama) non è previsto alcun “cambia la sua vita”.

La grande tentazione di Ruth sarà quella di mutare l’esistenza della sventurata della Margot che un tempo era lei stessa. I demoni ne conoscono la debolezza e la tentano.

Tutto ciò fa di questo romanzo una storia sulla crescita interiore, sulla ricerca del senso della vita, sulla relatività degli eventi, sulla fede. Non è, insomma, solo un semplice fantasy che si avvale di miti cristiani, ma una riflessione sull’importanza della Vita, dei rapporti familiari, delle scelte, del libero arbitrio. Se la fantascienza ci fa ragionare sulle conseguenze di ipotesi scientifiche alternative (magari improbabili), la fantareligione può essere un’occasione per riflettere sui grandi temi della fede.

Margot / Ruth, forse proprio grazie alla sua doppia personalità, è un personaggio di un certo spessore. Certo, si respira un’atmosfera da “christian fiction”, ma il romanzo ha una sua corposità e l’approccio religioso non è del tutto canonico. Merita, insomma, una lettura.

Personalmente, poi, ritrovo in questo romanzo il rapporto con una voce angelica che ho trattato in (“Giovanna e l’Angelo”)

Ruth è molto diverso dalla Voce che parla a Giovanna D’Arco nel mio romanzo, innanzitutto perché ha già avuto una vita terrena, mentre l’essere di “Giovanna e l’Angelo” viene dal nulla. Ruth dialoga con molti altri angeli e ne riceve consigli o minacce. La Voce è immensamente sola, al punto di ignorare persino l’esistenza di Dio. Ruth riesce spesso a farsi sentire, mentre la Voce è spesso frustrata nel suo desiderio di comunicazione.

Un altro parallelo tra i due romanzi è la ciclicità: in entrambi la protagonista umana vive prima la sua vita normale, poi rinasce per viverne una diversa. Nulla è certo. Non c’è alcun Destino immutabile e tutto può esser riscritto.

Tra i romanzi fantasy citerei anche “Angeldi L.A. Weatherly in cui dei ragazzini fronteggiano un invasione di angeli caduti, la serie paranormal romance “Lost Angelsdi Heather Killough-Walden, che racconta le vicende di quattro Arcangeli scesi sulla Terra per cercare le loro anime gemelle, cherubine create da Dio come ricompensa, ma, a causa di una rivolta in Paradiso causata dalla gelosia, da lui disperse sulla Terra per loro stessa protezione, “Daughter of Smoke and Bondi Laini Taylor, un urban fantasy che contrappone angeli e chimere, “Guild Hunter di Nalini Singh, in cui si scontrano invece angeli e vampiri.

Ne “Il dardo e la rosa di Jacqueline Carey incontriamo una complessa società discendente dagli angeli.

Credo che il grande potenziale della mitologia angelica sia quello di creare un fantasy alternativo in cui le gerarchie angeliche possono sostituirsi alle classiche divisioni tra le creature magiche del fantasy nordico fatto di elfi, gnomi, maghi, troll, giganti, nani, fate e così via.

Penso soprattutto alla varietà di poteri che differenziano tra loro i vari angeli, divisi in tre gerarchie e ciascuna in cori (prima gerarchia: serafinicherubinitroni; seconda gerarchia: dominazionivirtù, potestà; terza gerarchia: principati, arcangeliangeli – esistono anche altre suddivisioni).

Ogni coro ha compiti e poteri diversi. I serafini fanno la guardia al trono di Dio, muovono le sfere celesti e nessun occhio, se non divino, può vederli. I cherubini sono i guardiani della luce e delle stelle, hanno quattro ali e quattro facce. I troni sono angeli di forma mutevole e dagli infiniti colori, hanno infiniti occhi e portano il trono di Dio in giro per il Paradiso. Questo solo per parlare della prima gerarchia.

All’interno di ciascun coro, poi ci sono angeli con un proprio nome e proprie caratteristiche precise.

Insomma, basterebbe attingere a queste tradizioni per poter inventare storie alquanto articolate. Se poi a questo si aggiunge la connaturata contrapposizione tra Bene e Male tipica del conflitto tra gli Angeli fedeli a Dio e gli Angeli Caduti, si vedrà come non manchi la più forte caratteristica del fantasy.

Spesso però quando nei romanzi fantasy (paranormal romance) compare la parola “angelo” nel titolo, si parla invece di angeli caduti e il vero pretesto e quello di creare una storia d’amore con un essere soprannaturale (per esempio “Il bacio maledetto” di Lisa Desrochers, la saga “Hush, Hush” di Becca Fitzpatrick, “Baciata da un angelo” di Elizabeth Chandler, Fallen di Lauren Kate).

Carlo Menzinger - Giovanna e l'angelo

Carlo Menzinger – Giovanna e l’angelo

Ben altro approccio avevo tentato scrivendo il romanzo “Giovanna e l’Angelo(Carlo Menzinger – Edizioni Liberodiscrivere, 2007), anche se il titolo temo possa far pensare a una storia di questo genere. Si tratta, invece, di un romanzo ucronico-onirico che narra la vita e le vicende dell’eroina francese Giovanna D’Arco. Una delle sue peculiarità è che le gesta della pulzella d’Orléans sono viste attraverso gli occhi di uno strano essere. Come è noto, la tradizione vuole che Giovanna D’Arco fosse guidata nella sua missione di unificazione della Francia e di cacciata degli inglesi da delle Voci, che, secondo lei, appartenevano ad angeli o sante.

In “Giovanna e l’Angelo” s’immagina che questo essere, la fonte delle sue Voci, segua la vita dell’eroina fin dalla sua nascita. È una creatura isolata dal mondo terreno e celeste. Vive in assoluta solitudine e il suo solo tramite con il mondo è lei, Giovanna D’Arco, la sola in grado di sentirlo e di spezzare la sua drammatica solitudine. Riesce però a comunicare solo a tratti e difficilmente. Giovanna porta avanti la sua missione e infine, condannata al rogo, muore. Siamo a metà del romanzo. Comincia allora la parte ucronica, in cui la donna, tra le fiamme sogna una vita diversa, si trasforma, diventa uomo, conquista la Francia. Questo suo mutamento vede un parallelo cambiamento di altri personaggi e, in particolare, dell’angelo che le parlava, che muta identità.

La storia è incentrata sulle solitudini parallele dei due protagonisti Giovanna D’Arco e la sua Voce. Giovanna è isolata nel mondo, circondata da gente che la sfrutta per obiettivi politici e militari, ma non le è mai realmente vicina. La Voce vive in una sorta di limbo tra Cielo e Terra popolato da lui soltanto. Ha una sola finestra verso il mondo: Giovanna. Ne segue la vita, cerca di parlarle. Le rare volte che ci riesce viene frainteso. Capisce che Giovanna lo crede un essere mandato da Dio, ma non conosce Dio. Lo cerca. Vorrebbe incontrarlo, capirlo, ma non ci riesce. Attorno a lui c’è solo il vuoto, fino al momento in cui Giovanna muore. Solo allora miriadi di angeli cominciano a vorticargli attorno. È solo un istante. La vita di Giovanna riprende ucronicamente. Diversa da quella reale, oltre il rogo e lui stesso si trova mutato, non più angelo ma donna eterea, una santa. Rimane però pur sempre solo una Voce, ancora più isolata, con difficoltà ancora maggiori di farsi intendere da Giovanna ormai presa dal suo sogno transessuale, in cui, divenuta uomo, conquista, nell’arco di tempo di una fiammata del rogo, l’intera Francia e l’Inghilterra. La sua fine la riporterà all’inizio, con l’angelo che la guarda nascere di nuovo, forse all’infinito.

Il cielo sopra Berlino - Wim Wenders

Il cielo sopra Berlino – Wim Wenders

Gli angeli compaiono spesso anche al cinema. Come dimenticarsi allora dell’impareggiabile film “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders, ispirato alle poesie di Rilke, in cui si descrive la vita di due angeli, osservatori passivi della vita terrena, che sono tentati dall’esistenza dei mortali (minore è “City of Angels” di Brad Silbering, il suo remake americano, del tutto privo della poesia dell’originale).

Come non menzionare, poi, il celebre “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, tratto dal racconto “The Greatest Gift”, scritto nel 1939 da Philip Van Doren Stern. Narra di George Bailey, che, per tutta la vita con grandi rinunce, ha sempre aiutato il prossimo, ma arriva sul punto di suicidarsi la sera della vigilia di Natale. In suo soccorso, arriverà un angelo custode mandato da Dio. Sarà un angelo “di seconda classe”, uno che si deve ancora guadagnare le ali, impersonato da un goffo signore che si fa chiamare Clarence Oddbody, quanto di più lontano da superumani cui siamo soliti pensare.

La vita è meravigliosa - Frank Capra

La vita è meravigliosa – Frank Capra

Il tema de “L’inafferrabile signor Jordan” (“Here comes Mr. Jordan”), girato nel 1941 da Alexander Hall e ambientato nel mondo del pugilato, viene ripreso nel suo remake del 1978 “Il Paradiso può attendere” di Warren Beatty e Buck Henry, in cui è un angelo custode a commettere un errore e a far morire troppo presto il campione di football americano Joe Pendleton e dovrà quindi procurargli un nuovo corpo.

In “Appuntamento con un angelo” (1987) di Tom MCLouhlin, un aspirante musicista, prima di sposarsi incontra un angelo con le ali spezzate.

Tra i film, penso anche aGabriel, la furia degli angeli” in cui 7 arcangeli combattono contro i demoni per riportare la luce in un mondo distopico.

Non vorrei, invece, qui considerare tutta quella miriade di testi che potremmo definire “manuali angelici” in cui si spiega come entrare in contatto con loro, come pregarli, quali sono le loro virtù. Tali volumi, infatti, sebbene contribuiscano ad alimentare l’immaginario popolare in materia, a volte diffondendo idee poco ortodosse rispetto a quelle delle religioni ufficiali e contribuendo anch’essi alla creazione di una mitologia cristiana, non hanno scopo narrativo.

Firenze, 01/06/2013-24/07/2013 

L’OPPOSTO DI GIOVANNA D’ARCO

Michel Tournier - Gilles e Jeanne

Michel Tournier – Gilles e Jeanne

Michel Tournier ha pubblicato nel 1983 il romanzo storico “Gilles et Jeanne” (titolo originale). L’edizione italiana credo sia del 2009. Si tratta, dunque, di opera anteriore a “Giovanna e l’Angelo” (scritto nei primi anni del millennio e pubblicato nel 2007). Peraltro, sono venuto a conoscenza dell’opera del francese solo nel 2012.

Si tratta di opere diverse per numerosi motivi. Nel testo del francese il vero protagonista è Gilles De Rais, in “Giovanna e l’Angelo” è Giovanna D’Arco. Il primo è un romanzo storico, il secondo lo è solo per metà, divenendo poi un’ucronia.

Mi ha colpito però come in entrambi si sia immaginato di creare una figura che fosse il negativo della pulzella d’ Orléans.

Carlo Menzinger - Giovanna e l'Angelo

Carlo Menzinger – Giovanna e l’Angelo

In “Gilles e Jeanne” (titolo italiano), Tournier immagina che il Maresciallo di Francia Gilles De Rais nasca fondamentalmente con animo puro e rimanga tale fino al rogo di Giovanna D’Arco. Poiché si era invaghito della ragazza-maschio che l’eroina francese rappresentava, vederla finire tra le fiamme come un’eretica provoca in lui una reazione psicologica violenta che lo induce verso l’abominio della sua perfidia pedofila e assassina. Egli diviene malvagio per compensare il torto subito dalla santità della sua Jeanne. Ricerca in ogni ragazzo che violenta il corpo e il volto di Jeanne D’Arc.

In “Giovanna e l’Angelo” gli opposti di Giovanna D’Arco sono molteplici. Innanzitutto, la voce narrante è quella di un essere ignaro della propria natura, la fonte delle celebri Voci di Giovanna, un angelo che non conosce Dio. Un angelo maschio, anch’esso con uno sguardo un po’ pedofilo. Forse l’Arcangelo Michele. Quando Giovanna Barbablù muore sul rogo, nel suo sogno lei diviene maschio e l’angelo di muta in femmina e diviene Santa Caterina. Anche in “Giovanna e l’Angelo” c’è la contrapposizione con Gilles De Rais. Qui il ricco possidente viene visto come malvagio da sempre. Da sempre attento alla virtù e alla verginità di Giovanna/Jeanne. Lui solo, nella seconda parte onirica/ucronica del romanzo riconosce il cambiamento di Giovanna, lui solo ne contesta l’innaturalezza.

Barbablù

Barbablù

Giovanna, in “Giovanna e l’Angelo” è, infine, contrapposta al re-bambino d’Inghilterra Henry. Nel sogno, quando Giovanna diviene uomo e parte alla conquista della Francia, il re-bambino diventa una giovane regina e si invaghisce di Jeanne ormai divenuta Jean.

Tournier fa morire Giovanna/Jeanne nelle prime pagine del suo romanzo. A lui interessa soprattutto mostrare gli effetti di questa morte sull’animo debole e contorto di Gilles. È lui che segue con il suo racconto. A lui vediamo affiancarsi la perversione teologica del fiorentino Prelati e la condiscendenza dei suoi servi nell’opera di sterminio, che ci viene descritta nei dettagli, con tutti quei ragazzi violentati e fatti morire a completamento del piacere perverso del più ricco Signore di Francia.

Michel Tournier

Michel Tournier

Dalla sua malvagia brama sessuale nascerà poi la fiaba edulcorata di Barbablù, in cui la violenza sarà incanalata trai binari del matrimonio e dell’eterosessualità, fingendo che nelle cantine del Signore non vi fossero i resti maciullati di decine di ragazzi strappati alle loro povere famiglie, ma i corpi delle numerose mogli di Barbablù.

Nel leggere queste pagine, a loro modo originali e suggestive, continuo a ripensare con irritazione all’interpretazione di questa favola fatta da Clarissa Pinkola Estés in “Donne che corrono con i lupi”, in cui l’autrice si dimentica totalmente delle origini del mito e lo mostra come archetipo della violenza sulla donna!

Il Maresciallo Gilles de Rais

Il Maresciallo di Francia Gilles de Rais

La versione di Tournier mi pare, invece, rispettosa della Storia, per come la conosco, con la sola eccezione dell’aver sorvolato, pur accennandole, sulle sventure familiari di Gilles, allevato dal nonno, che a me parrebbero causa sufficiente a spiegarne la perversione, senza ricorrere, come poeticamente fa il francese, all’idea del contrappasso della vendetta psicologica verso Dio e gli uomini, per l’ingiusta morte della pastorella che conquistò Orléans.

Firenze, 1/4/2012

Giovanna d'Arco

Giovanna d’Arco

TUTTE LE UCRONIE DI CARLO MENZINGER

Non mi considero un autore di genere, ma tra i libri che ho scritto le ucronie hanno un peso (ancora) determinante.

Eccole qui:

Carlo Menzinger di Preussenthal - Il Colombo Divergente

Carlo Menzinger – Il Colombo divergente

Ne “Il Colombo divergente” il navigatore ligure, dopo essere approdato nell’isola da lui denominato San Salvador (come storicamente avvenuto) fa rotta più a nord che nella realtà storica e questa semplice deviazione lo porta a raggiungere le coste del Messico, dove incontra gli aztechi e ne è fatto prigioniero. Questa è l’occasione per descrivere l’incontro con questa diversa cultura e le difficoltà di un Colombo “perdente”. La storia è qualcosa di più di una semplice ucronia, in quanto cerca di sintetizzare teorie contrastanti su questa figura. Era genovese o spagnolo? Era davvero un fervente cattolico o era legato e pagato dagli ebrei di Spagna? Quale connessione c’era con la contestuale cacciata di questi dalla penisola iberica? Si ipotizzano persino rapporti con i Cavalieri di Cristo, gli eredi dei Templari. Ci si interroga anche sul fatto che qualcuno a quei tempi già sospettasse dell’esistenza di terre in mezzo al “Mare Oceano” (vedi le teorie di Lullo). La narrazione è inframmezzata da allusioni letterarie, rosacrociane, leggendarie e di altra natura che sta al lettore scoprire. Tra le tante anomalie di questo romanzo c’è la voce narrante, la cui identità sarà la sorpresa finale.

 

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Carlo Menzinger - Giovanna e l'Angelo

Carlo Menzinger – Giovanna e l’Angelo

Giovanna e l’angelo” è la storia di Giovanna d’Arco vista attraverso gli occhi di un insolito angelo che non ha contatti né con Dio né con altri. Un angelo che stenta a capire la propria reale natura e il proprio ruolo ma che nonostante ciò guida la Pulzella d’Orléans. Questa, con continua meraviglia dell’angelo, ne percepisce la voce come la Voce dell’Arcangelo Michele, prima, e delle due sante Margherita e Caterina, poi. In “Giovanna e l’angelo” si narra tutta la vita dell’eroina francese dalla nascita al rogo e poi (parte ucronica) si narra della sua vita (sognata) futura. Tutto pare solo un sogno fatto tra le fiamme del rogo al punto che l’angelo e la santa stentano a comprendere il confine tra verità e sogno, umano e divino, bene e male. In questo sogno sono entrambi eternamente imprigionati, in una ciclicità che pian piano l’angelo comincia a sospettare e che troverà la sua piena evidenza nel finale.

La forza del sogno (o del desiderio) è tale da mutare la natura dei personaggi, il loro stesso destino e persino la loro sessualità. Ecco che la mascolinità dell’eroina si muta in piena transessualità, che capovolge i rapporti tra i sessi di coloro che le sono più vicini, dell’angelo in primis. Un’ucronia estrema.

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Dott. Menzinger e gli Ucronici - Ucronie per il Terzo Millennio - Allostoria dell'Umanità da Adamo a Berlusconi

Dott. Menzinger e gli Ucronici – Ucronie per il Terzo Millennio – Allostoria dell’Umanità da Adamo a Berlusconi

Ucronie per il terzo millennio” è un’antologia di racconti di diciotto autori diversi, curata da Carlo Menzinger, che ne anche uno degli autori.

Le storie sono in ordine cronologico e descrivono, come dice il sottotitolo un’ “allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi”. Sono storie dai registri narrativi molto vari, ora seri, ora umoristici, a volte scanzonati. Tra i racconti di Menzinger uno in cui Hitler diventa pittore, un altro in cui Berlusconi fa il cantante, uno in cui Dio rinuncia a creare l’uomo e uno in cui Dante odia Beatrice. Ogni racconto ha, in fondo, una nota che spiega in cosa la vicenda narrata differisca dalla realtà.

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Carlo Menzinger - Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale - I Guardiani dell'Ucroniua

Carlo Menzinger – Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale” pur essendo un romanzo di fantascienza per ragazzi ambientato nella preistoria, si avvale dell’ucronia per spiegare l’esistenza di civiltà animali, frutto di una preistoria divergente nella quale l’evoluzione ha premiato razze diverse dall’umanità. Non è ucronia “pura” perché si avvale di macchine del Tempo, anzi Porte dell’Ucronia, con cui i protagonisti si spostano non solo da un’epoca all’altra ma anche da un flusso temporale all’altro, da un universo divergente a un altro, con una diversa Storia.

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Carlo Menzinger - Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati - I Guardiani dell'Ucronia

Carlo Menzinger – Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati

Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”, il secondo volume della serie “I Guardiani dell’Ucronia” vede il piccolo Jacopo e i suoi amici in un universo in cui le razze dominanti sono suricati e lontre, in lotta tra loro. Scoipriremo anche le meraviglie di Govinia, la sede dei Guardiani dell’Ucronia, dove ogni tempo passato, presente o futuro possibile convive nello stesso periodo.

Sto poi scrivendo quella che, spero, sarà la mia “migliore ucronia” (ma temo di non poterla completare quest’anno) nonché ho abbozzato l’inizio del terzo volume della saga di Jacopo Flammer.

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Leggi anche:

–         La mia esperienza come autore ucronico

–           Ucronia, la Storia sognata

–          I principali romanzi ucronici

–          Alterazioni temporali e ucronie al cinema

–          Il Colombo divergente

–          Giovanna e l’angelo

–          Ucronie per il terzo millennio

–          Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

–          Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati

–          Tutti i post sulle ucronie

–          romanzi con una divergenza preistorica

–          La svastica sul sole

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–          Il Libro degli Yilané

–          Il mondo perduto

–          22/11/’63

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–          Bastardi senza gloria

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–          L’inattesa piega degli eventi

–          Roma eterna

–          Quali sono i principali romanzi ucronici (vecchio elenco)

–          Cos’è un ucronia? (precedente versione)

LA MIA ESPERIENZA COME AUTORE UCRONICO

Carlo Menzinger - Il Colombo divergente

Carlo Menzinger – Il Colombo divergente

degli anni ’90, riflettendo sul concetto che un semplice gesto possa avere conseguenze che si dilatano nel tempo (non pensavo alla famosa teoria della farfalla il cui battito d’ali può generare un terremoto, ma il concetto era simile), mi chiesi quali eventi avessero davvero avuto una rilevanza determinante nella Storia dell’umanità e quanto poco sarebbe bastato per mutarli.

Scelsi così uno di questi momenti fondamentali del nostro passato e decisi di scriverci su un romanzo. Pensai alla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo.

Fu così che, tra il 1993 e il 1996, scrissi “Il Colombo Divergente”.

Nel 2000 volli ripetere la cosa, prendendo un altro personaggio di rilievo. Questa volta non ero tanto determinato ad analizzare le conseguenze storiche di una divergenza ucronica, quanto a raccontare una vicenda usando un punto di vista particolare, sviluppando quanto già fatto con “Il Colombo Divergente”. Scelsi così di scrivere di nuovo un romanzo in seconda persona, facendo narrare la vita di Giovanna D’Arco a lei stessa da un essere ignaro della propria natura, forse un angelo.

Fu mentre scrivevo “Giovanna e l’angelo” che un lettore, complimentandosi con me per “Il Colombo Divergente” (che avevo pubblicato nel 2001 con l’editore genovese Liberodiscrivere), mi disse “fammi sapere quando pubblicherai una nuova ucronia”.

Carlo Menzinger - Giovanna e l'angelo

Carlo Menzinger – Giovanna e l’angelo

Fino a quel momento, confesso di aver ignorato l’esistenza di questo genere letterario. Scoprii, così, di non essere il solo a scriverne. Eravamo, credo, nel 2002 e il termine era ancora assai poco conosciuto e diffuso. Anche i romanzi ucronici non erano poi molti.

Trovare informazioni in merito non era semplicissimo.

Decisi così di cominciare a leggere altre ucronie e di capire meglio i limiti e le regole dell’allostoria e, se possibile, di individuare quali fossero le opere più significative scritte.

Mi resi conto delle enormi potenzialità narrative di questo genere. Ogni momento storico poteva essere reinventato!

Decisi di fare il possibile per diffondere la conoscenza di questa forma letteraria.

Ne parlai in rete e attivai un Forum sul sito del mio editore Liberodiscrivere (all’epoca aveva una Community di scrittori piuttosto attiva) e misi assieme un gruppo di diciotto autori, chiedendo a ognuno di scrivere una o più storie, cercando di coprire la maggior parte dei periodi storici, in modo da avere alcuni racconti ambientati nell’antichità, altri nel medioevo e altri ancora in epoca moderna.

Realizzammo così l’antologia “Ucronie per il terzo millennio”, sottotitolo “Allostoria dell’umanità da Adamo e Berlusconi”.

Il volume fu pubblicato da Liberodiscrivere nel 2007 e potemmo così presentarlo in varie città, contribuendo, nel nostro piccolo, a far conoscere meglio la storia alternativa.

Quando un giorno mia figlia, che aveva otto anni, mi chiese (era dunque il 2005), di scrivere un libro che potesse leggere anche lei, cominciai la stesura di “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”. Non era un vero romanzo ucronico, ma piuttosto un’avventura di fantascienza in cui ho inserito alcuni elementi allostorici.

Il Dott. Menzinger e gli Ucronici - Ucronie per il Terzo Millennio

Il Dott. Menzinger e gli Ucronici – Ucronie per il Terzo Millennio

Il protagonista, un bambino di nove anni, accompagna il nonno, un Guardiano dell’Ucronia, in una recente preistoria, attraverso una Porta del Tempo costruita da una razza, discendente dai velociraptor, che, in un universo divergente ha sviluppato una civiltà evoluta e la capacità di spostarsi da una realtà alternativa a un’altra, perché, in ucronia, il tempo non è una retta ma un frattale.

L’anno successivo ho scritto il secondo volume di questa serie (I Guardiani dell’Ucronia): “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”.

Nel 2010 ho pubblicato con Liberodiscrivere “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale” e nel 2012 ho sottoposto a web-editing il secondo volume (Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati), per il quale sto ancora cercando illustratori  e che spero di pubblicare nel 2013.

Leggi anche:

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–          Alterazioni temporali e ucronie al cinema

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–          Giovanna e l’angelo

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Carlo Menzinger - Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

Carlo Menzinger – Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

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PERCHE’ JACOPO FLAMMER?

Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale - Carlo Menzinger

Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale – Carlo Menzinger di Preussenthal

Dopo aver scritto romanzi complessi e densi di significati, spesso stratificati come piani di lettura e contenuti, con marcate scelte stilistiche, come “Il Colombo divergente” (giugno 1995-agosto 1997) e “Giovanna e l’angelo” (dicembre 2000-gennaio 2006), desideravo fare un percorso verso la semplicità e la linearità narrativa. Il primo passo, ancora un po’ inconsapevole, fu la stesura di “Ansia assassina” (luglio-ottobre 2006), un romanzo veloce e leggero, senza la pretesa di lanciare messaggi, ma solo con il desiderio di scrivere una storia. C’è stata allora (senza considerare i racconti e romanzi brevi di “Ucronie per il terzo millennio” e “Parole nel web”)  la scrittura a sei mani del romanzo “Il Settimo Plenilunio” (marzo 2006-marzo 2007), un tentativo di scrivere per un target di lettori giovanile e non particolarmente sofisticato.

Il vero passaggio verso la “narrazione per la narrazione”, mi parve però potesse essere la stesura di un romanzo per ragazzini. Mia figlia nel 2005 aveva otto anni, cominciava a interessarsi alla lettura e mi chiedeva dei miei libri, che però ancora non si prestavano a esser letti da lei. La sua richiesta di una storia a sua misura coincideva con il mio desiderio di semplificare la scrittura, fu così che mi cimentai con la stesura di un’avventura fantascientifica: “Jacopo Flammer e il Popolo delle amigdale” (novembre 2005-giugno 2007). Purtroppo il tempo che ho a disposizione per la scrittura è poco e così mia figlia cresceva più in fretta del protagonista, Jacopo Flammer, che nella prima stesura aveva otto anni e che feci invecchiare a nove, per adattarlo a lei.

Essendo un romanzo per ragazzi, mi sembrava doveroso illustrarlo. Cominciai così la ricerca di un disegnatore che mi piacesse. Dopo un paio di tentativi a vuoto, che mi fecero perdere tempo, perché la persona prescelta, pur essendosi mostrata interessata, non produceva i disegni richiesti, trovai su internet (Splinder) il bravo, preciso e creativo, Ludwig Brunetti, che si mise subito al lavoro producendo le prime tavole. Il tempo però continuava a passare. Fu così che il progetto del romanzo “Il Settimo Plenilunio” si trasformò da semplice romanzo collettivo in quella che chiamai una “gallery novel”: una storia illustrata da 17 artisti con 117 immagini, tra dipinti, disegni e foto.

Grecia 2012 - Carlo  Menzinger

Carlo Menzinger

Tra gli illustratori c’era il bravo, veloce e fantasioso Niccolò Pizzorno, cui chiesi di affiancare Ludwig Brunetti per completare i disegni di “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”. Siamo così arrivati a luglio del 2010, quando Liberodiscrivere (l’editore dei romanzi precedenti) accetta di pubblicare questo mio nuovo libro, anche se “dopo l’estate”. Ed eccoci a novembre 2010, con il libro stampato e pronto per essere distribuito! Peccato solo che mia figlia ormai abbia tredici anni e per lei sia forse più adatto “Il Settimo Plenilunio”, anche se confido che “Jacopo Flammer” possa piacere a lettori di qualunque età, purché amino le avventure in nuovi mondi di fantasia. Si tratta, in fondo, di un romanzo di fantascienza, con un bel viaggio nel tempo, fughe e scontri e tutte le avventure che possono capitare a tre ragazzini dispersi da soli nella preistoria. Che poi sia una preistoria un po’ particolare, perché visitata non solo dai protagonisti, ma anche da altre, misteriose e pericolose presenze provenienti da un tempo ucronicamente mutato, penso possa aggiungere ulteriore interesse alla storia. Ma spero possiate dirmi voi stessi cosa ne pensate.

Tra dicembre 2005 e ottobre 2006 ho scritto anche il seguito di questo libro, “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”. Tra il 2009 e il 2011, mentre il primo episodio aveva la storia che dicevo, l’ho revisionato più volte.

Nel frattempo, ho scritto anche “La Bambina dei Sogni (dal 20/02/2007 al 29/09/08), di nuovo una storia per adulti. Una sorta di thriller come “Ansia assassina”, ma più articolato e più ricco di riferimenti letterari, insomma una risalita verso il tipo di scrittura de “Il Colombo Divergente” e di “Giovanna e l’angelo”, ma per un’altra strada.

Per evitare gli errori e i refusi che sempre emergono quando un autore non dispone di un buon editor che lo corregga, ho deciso di sottoporre (01/09/2011-14/04/2012) il romanzo alla revisione on-line, un processo che ho chiamato “web-editing” e che vede il coinvolgimento di vari lettori disponibili a fornire ciascuno il proprio apporto per migliorare la stesura prima della pubblicazione.

Il volume l’ho autoprodotto il 4 febbraio 2012 con Lulu e il 29 luglio 2012 con Ilmiolibro de La Repubblica. Il web-editing è un processo che continua ancora, dato che il volume, essendo autoprodotto, può venir corretto anche dopo la prima pubblicazione. Inoltre, ne ho fatto un’edizione ebook, che distribuisco in copy-left e che posso modificare all’istante. Di fatto, però, a oggi il libro è lo stesso del 14 aprile 2012.

Vista la positiva esperienza di web-editing de La Bambina dei Sogni, sto ora applicando lo stesso metodo a “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”.

Spero che vorrete partecipare anche voi con i vostri consigli! Vi aspetto qui.

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