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LA MITOLOGIA ANGELICA

Quando si parla di mitologia si pensa subito a quella greco-romana, a quella nordica o addirittura a quelle cinesi e indiane, dimenticandosi magari che anche il cristianesimo ha ormai sviluppato i propri miti, che è stata la fonte per numerose opere letterarie e cinematografiche in cui non sempre si rispecchia una visione cristiana, ma in cui si attinge alla simbologia di questa religione per creare delle storie.

Numerosi sono i temi del mito biblico-evangelico, basti pensare agli angeli, i demoni, la personificazione della morte, l’apocalisse, i miracoli, i santi, babbo natale, la befana, il potere della croce (vampiri e altro), il mito del Graal, i re Magi, la resurrezione (vampiri, zombie e fantasmi), l’inferno, il paradiso, il limbo, solo per citare alcuni dei più trattati.

Tra le figure che caratterizzano maggiormente la mitologia cristiana, penso si possano porre gli angeli. Scelgo questo argomento, trai vari possibili, essendo un tema che ho avuto modo di affrontare anche come autore con il romanzo ucronico-onirico “Giovanna e l’Angelo”.

Gli angeli, come le altre figure mitiche, a volte, in letteratura, hanno comportamenti “cristiani”, altre volte no.

Spesso si tratta di angeli caduti, ovvero di demoni, come nel “Faust” o nelle sue derivazioni.

Il termine deriva dal greco  ἄγγελος (pronuncia: ánghelos), che significa messaggero. Nell’antichità il termine era attribuito soprattutto al Dio Hermes, il messaggero degli Dei e, a volte, anche degli Inferi o a Iride. Il termine viene abbinato anche ad Artemide-Ecate, per il suo rapporto con il mondo dei morti ed è forse soprattutto da queste figure che si sviluppa l’equivalente mitologico cristiano.

Non c’è però solo l’influsso greco-romano sul cristianesimo in questo campo. Si deve tenere conto della presenza di figure analoghe in aree geografiche più prossime alla zona d’origine della Bibbia. I babilonesi avevano dei messaggeri divini, i sukkal (o sukol) ma anche degli “angeli-custodi” (Shedu e Iamassu). In Mesopotamia troviamo anche il karibu (“colui che prega”), essere che intercede presso gli Dei a favore degli uomini, da cui il termine “cherubino”.

Nota è l’influenza dello zoroastrismo su ebraismo e cristianesimo. Per i fedeli di Zorohastro, l’unico Dio Ahura Mazdā è circondato da una serie di figure secondarie tra cui lo Spirito del Male Angra Mainyu, che si ribellò a Dio trascinando con sé una moltitudine di esseri celesti (Daēva, termine che ha qualche assonanza con devil o diavolo, anche se quest’ultimo termine deriva dal greco Διάβολος, diábolos, che significa “dividere”, “colui che divide”, “calunniatore”, “accusatore”). Presumibile origine del mito di Satana. Altri spiriti rimasero invece fedeli a Dio, pre-configurando, insomma, il mito della divisione tra angeli e demoni.

Il libro sacro dello zoroastrismo menziona anche degli “angeli custodi” che proteggono gli uomini e le loro case (Fravašay).

Quelli che nella traduzione italiana della Bibbia vengono definiti angeli, spesso derivano da termini che significano alternativamente “messaggero” e “uomo forte”. Nella Genesi (III, 4) troviamo i Kerub (termine che pare connesso al mesopotamico karibu) nel passo:

«Scacciato l’uomo, collocò a oriente del giardino di Éden i Cherubini che roteavano la spada fiammeggiante, per custodire la via che portava all’albero della vita».

Nella Bibbia troviamo anche il diavolo Ashmedai, connesso allo zoroastriano Aēšmadaēva (demonio irato).

Gli stessi ordini celesti compaiono già nella Bibbia. Ognuna delle 70 Nazioni aveva un suo Principe Angelico, Israele aveva come Principi Michele e Gabriele, ma si riferiva, unica tra le nazioni, direttamente a Dio).

Gli angeli fanno parte della fede cristiana e il cattolicesimo accoglie le gerarchie angeliche  proposte dallo pseudo-Dionigi Areopagita nella sua opera De coelesti hierarchia, suddividendo gli angeli in nove “cori angelici“: Angeli, ArcangeliArchai o PrincipatiPotestàVirtùDominazioniTroniCherubiniSerafini. Sono tre serie di schiere angeliche composte ciascuna da tre tipologie di angeli, i quali avrebbero funzioni, regole e compiti precisi. Ci sarebbe, poi, l’Angelo dell’Apocalisse, che distruggerà il mondo.

Anche per l’Islam l’esistenza degli angeli è un atto di fede. Gli angeli servono Allah e ne cantano le lodi.

L’angelo dunque, pur affondando le sue origini nel mito antico, è oggi figura sacra delle tre principali fedi monoteiste, sorta di mitigazione dell’unicità della divinità.

Questo non toglie però che tali esseri siano stati trattati dalle arti figurative e in letteratura in modo da tale da sviluppare una sorta di mitologia parallela al dogma ufficiale.

In letteratura, parlando di angeli e demoni non si può non pensare alla La Divina Commedia, in cui Dante Alighieri, partendo da tradizioni consolidate, crea un vero e proprio mondo “fanta-religioso” che nell’immaginario popolare è stato quasi assimilato a un’estensione del credo ufficiale, ma le opere che ne parlano sono davvero molte e non occorre neanche citare nomi come quelli di Baudelaire (“I Fiori del Male”) o Milton (“Il Paradiso Perduto”).

Lascerei ad altri il compito gravoso di fare una disertazione completa e organica di tutte le opere che hanno trattato il tema angelico, limitandomi invece a parlare di alcune mie letture recenti in argomento.

Il tema della ribellione degli angeli a Dio, viene ripreso, tra gli altri, in un romanzo moderno di Anatole France.

Chi è che sconvolge l’intricato ordine dato dal meticoloso Julien Sariette ai volumi della biblioteca della famiglia d’Esparvieu e sparpaglia in giro i suoi amati libri, causandogli notti agitate e insonni?

Nessuna spiegazione naturale sembra possibile. Chi potrebbe penetrare in quella biblioteca così ben conservata?

Chi quell’uomo nudo che si nasconde nella camera dove Maurice d’Esparvieu si unisce di nascosto alla bella Madame des Aubels? Sarà lui stesso a rivelarsi: è Arcade, l’angelo custode di Maurice, il rampollo della famiglia d’Esparvieu, ed è sempre lui a materializzarsi all’interno della biblioteca per consultare i testi di teologia e cercare un modo per avviare la più grande delle rivolte. Quello che i cristiani venerano, egli dice, non è il vero Dio, ma l’usurpatore degli altri Dei, Ialdabaoth, e, grazie al sapere acquisito consultando febbrilmente i testi dei pensatori umani, Arcade si appresta ora a ripetere le gesta di Satana, ribellandosi a Dio.

Il potere è nella conoscenza e questa è nei libri. Solo i libri possono sconfiggere l’ignoranza, la credulità e le false fedi.

Forse “La Rivolta degli Angeli” che veramente Anatole France vorrebbe mostrarci è quella degli intelletti contro la superstizione.

Da un simile titolo, mi sarei aspettato qualcosa di modernamente più epocale, cinematografico, colossale: schiere di angeli in battaglia gli uni contro gli altri, inganni, tradimenti, complotti, repressioni, battaglie.

France ci mostra ben poco di tutto ciò. Il suo è un mondo delicato in cui sono in primo piano le manie del bibliotecario Sariette, le debolezze di Maurice, le illusioni giovanili di Arcade.

Una storia in cui il vero, grande messaggio, sembra essere nell’esaltazione del potere della cultura e dell’informazione, vera grande arma delle genti moderne, con cui persino un Dio può essere sconfitto.

Troviamo una biblioteca, con un angelo bibliotecario che colleziona libri antichi e versioni errate della Bibbia, anche in “Buon Apocalisse a tutti!” di Terry Pratchett e Neil Gaiman, un romanzo con un approccio particolare, tra l’umoristico e il metafisico, in cui spicca la simpatica amicizia tra l’angelo Azraphel e il diavolo Crowley (stesso nome del famoso occultista), che convivono sulla Terra per seimila anni e alla fine si sentono più legati tra di loro che con Paradiso e Inferno. Terry Pratchett, del resto è un vero maestro di “fantareligione”, avendo scritto una trentina di romanzi ambientato nel suo mitico Mondo Disco, una Terra piatta che poggia, come nella mitologia indù, su quattro elefanti che stanno a loro volta sul dorso di una tartaruga.

Ai giorni d’oggi, un po’ come filone alternativo all’esaurirsi del tema vampiresco, ampiamente esplorato da diversi autori, stiamo assistendo a un appropriarsi di questa figura da parte del fantasy.

Un esempio ne è “Angelology” di Danielle Trussoni, che non sarà un capolavoro della letteratura, ma di sicuro è un romanzo appassionante.

A renderlo trascinante è il susseguirsi ben dosato di eventi. A renderlo interessante sono i riferimenti a testi, eventi e luoghi reali in una storia di fantasia, dato che si parla di angeli – angeli caduti, a dir il vero, quindi, in sostanza, demoni. A renderlo piacevole sono la vivacità dei personaggi.

Il principale rischio nelle storie che parlano di creature soprannaturali, sono certe ingenuità che possono rendere un testo fantastico poco credibile. Qualcosa del genere, l’ho percepito nei primi capitoli, soprattutto quando s’immagina che gli angeli vivano in mezzo agli esseri umani, in una sorta di società parallela assai simile alla nostra, con genitori, nonni e zii, con poche differenze, come il fatto che vivono centinaia di anni (e vediamo un angelo secolare trattato dalla madre come un ragazzetto discolo!), però questo passa presto in secondo piano e la poca fantasia di una simile soluzione è compensata dalla trama che si dipana in un misto di thriller, caccia al tesoro archeologica e scontro di civiltà.

Stimolanti sono le citazioni bibliche. Non credo siano in molti a ricordare che la Genesi parla di Giganti! Anche il termine Nefilim (che compare nel romanzo), con cui vengono indicati i figli di donne e angeli nonché i loro discendenti, ha un’origine biblica ed è spesso tradotto proprio con Giganti.

Il passo è citato all’interno del volume, ma ho visto che corrisponde a quanto riporta la mia edizione della Bibbia, salvo che i Nefilim lì vengono detti, appunto, Giganti:

1 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, 2 i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. 3 Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». 4 C’erano sulla terra i Nefilim a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.

Chi sono i Figli di Dio? Secondo l’autrice sono Angeli e questa tesi è una delle tre ipotesi principali avanzate sull’interpretazione di questo passo, anche se per approfondirla si finirebbe per parlar del sesso degli angeli, espressione con cui solitamente si intende “parlar di cose vane”, ma come trascurare un simile interrogativo: gli angeli hanno avuto dei figli che popolano la terra? Chi dice che non erano angeli, si basa soprattutto sull’affermazione che gli angeli sono asessuati e quindi non potevano accoppiarsi con le Figlie degli Uomini. Che siano asessuati si dedurrebbe dal passo Matteo 22:30 in cui è scritto: “Perché alla risurrezione non si prende né si dà moglie; ma i risorti sono come angeli nei cieli”. Mi pare però una forzatura far discendere dall’unione di queste due frasi una simile conclusione.

Dunque, prendendo la Bibbia alla lettera, un tempo sulla terra sarebbe vissuti i Nefilim (o Giganti), figli di uomini e angeli! Ipotesi degna della più azzardata fanta-religione!

Una teoria che cerca di stabilire un legame tra la scienza e Bibbia sostiene che i Nephilim fossero neandertaliani sopravvissuti (oppure i loro resti ossei), o forse un ibrido tra Homo sapiens e uomo di Neanderthal. Ben miseri figli d’angelo, direi!

Nel romanzo si parla anche di Gibborim, intendendo degli angeli caduti combattenti, esseri un po’ ottusi, di cui si avvalgono i Nephilim, di razza superiore, per le loro azioni più violente. Ebbene anche questo termine compare nella Bibbia, per esempio nel lamento di Davide per la morte di Saul e Jonathan, in cui si legge: “Ek Naphelu Gibborim” (come guerrieri caddero).

Oltre ai riferimenti biblici, reale è anche la grande protagonista assente, la defunta Abigail Rockfeller. Recita Wikipedia: “Abby Aldrich Rockefeller, nata Abigail “Abby” Greene Aldrich (Providence26 ottobre 1874 – New York5 aprile 1948), fu una donna mondana e filantropa, appartenente alla seconda generazione matriarcale della celebre famiglia Rockefeller. È particolarmente nota per essere stata la forza trainante dietro la costituzione del Museo d’Arte Moderna di New York, situato sulla 53ª Strada, nel novembre del 1929”. Insomma, è proprio lei, la donna che ha nascosto l’arpa angelica!

Anche “I Diari dell’Angelo Custode” (2011), il romanzo d’esordio dell’autrice irlandese Carolyn Jess-Cooke, nonostante il titolo, non è un libro per vecchie signore che sgranano il rosario.

Che ne pensate di una vita così? Appena nati vostra madre muore di parto e vostro padre viene arrestato. Vi adottano e i genitori muoiono quando avete meno di quattro anni. Finite in un orfanatrofio che fa rimpiangere di non stare ad Auschwitz (la punizione “classica” è un soggiorno, nudi, in un buco fetido pieno di topi e insetti, ovviamente dopo essere stati picchiati e frustati). Scappate. La nuova madre adottiva muore dopo un anno e il padre qualche tempo dopo. Quando il vostro ragazzo scopre che siete incinta, vi picchia fino a farvi abortire. Vi sposate (con un altro tipo) e divorziate. Vostro figlio diventa un delinquente. Tanto per finire in bellezza, morite giovani.

Questa è, in sintesi, la vita di Margot. Sarebbe quasi uno spoiler, se non fosse che il romanzo comincia più o meno a questo punto, perché Margot, appena morta, diventa uno spirito. Come dice Sant’Agostino (citato all’inizio) “Ora gli angeli sono spiriti, ma in quanto spiriti non sono angeli: è quando sono inviati che diventano angeli”. Margot riceve una missione e viene inviata sulla terra. Il suo nome ora è Ruth. Diventa così un angelo. Un angelo custode. L’angelo custode di se stesso.

Il compito di un angelo custode è riassunto in 4 ordini: Veglia. Proteggi. Registra. Ama.

Gli angeli inventati dalla Jess-Cooke hanno alcune peculiarità: le loro ali sono fatte d’acqua che scorre e sono dei “banchi di memoria” con cui registrano tutto ciò che succede, attraversano il Tempo come visitatori, hanno una vista speciale.

Gli angeli custodi non sono soli nello spazio inventato dalla Jess-Cooke. Ci sono altri angeli e ci sono i demoni che li contrastano.

Di solito un angelo custode è qualcuno che è morto e che era stato vicino al suo protetto. Solo raramente angelo e protetto sono la stessa persona.

Immaginate allora di essere questo angelo che torna indietro nel tempo e si vede nascere, sapendo già tutte le disgrazie che patirà la sua protetta, ovvero lei stessa. Eppure tra i suoi quattro ordini (veglia, proteggi, registra, ama) non è previsto alcun “cambia la sua vita”.

La grande tentazione di Ruth sarà quella di mutare l’esistenza della sventurata della Margot che un tempo era lei stessa. I demoni ne conoscono la debolezza e la tentano.

Tutto ciò fa di questo romanzo una storia sulla crescita interiore, sulla ricerca del senso della vita, sulla relatività degli eventi, sulla fede. Non è, insomma, solo un semplice fantasy che si avvale di miti cristiani, ma una riflessione sull’importanza della Vita, dei rapporti familiari, delle scelte, del libero arbitrio. Se la fantascienza ci fa ragionare sulle conseguenze di ipotesi scientifiche alternative (magari improbabili), la fantareligione può essere un’occasione per riflettere sui grandi temi della fede.

Margot / Ruth, forse proprio grazie alla sua doppia personalità, è un personaggio di un certo spessore. Certo, si respira un’atmosfera da “christian fiction”, ma il romanzo ha una sua corposità e l’approccio religioso non è del tutto canonico. Merita, insomma, una lettura.

Personalmente, poi, ritrovo in questo romanzo il rapporto con una voce angelica che ho trattato in (“Giovanna e l’Angelo”)

Ruth è molto diverso dalla Voce che parla a Giovanna D’Arco nel mio romanzo, innanzitutto perché ha già avuto una vita terrena, mentre l’essere di “Giovanna e l’Angelo” viene dal nulla. Ruth dialoga con molti altri angeli e ne riceve consigli o minacce. La Voce è immensamente sola, al punto di ignorare persino l’esistenza di Dio. Ruth riesce spesso a farsi sentire, mentre la Voce è spesso frustrata nel suo desiderio di comunicazione.

Un altro parallelo tra i due romanzi è la ciclicità: in entrambi la protagonista umana vive prima la sua vita normale, poi rinasce per viverne una diversa. Nulla è certo. Non c’è alcun Destino immutabile e tutto può esser riscritto.

Tra i romanzi fantasy citerei anche “Angeldi L.A. Weatherly in cui dei ragazzini fronteggiano un invasione di angeli caduti, la serie paranormal romance “Lost Angelsdi Heather Killough-Walden, che racconta le vicende di quattro Arcangeli scesi sulla Terra per cercare le loro anime gemelle, cherubine create da Dio come ricompensa, ma, a causa di una rivolta in Paradiso causata dalla gelosia, da lui disperse sulla Terra per loro stessa protezione, “Daughter of Smoke and Bondi Laini Taylor, un urban fantasy che contrappone angeli e chimere, “Guild Hunter di Nalini Singh, in cui si scontrano invece angeli e vampiri.

Ne “Il dardo e la rosa di Jacqueline Carey incontriamo una complessa società discendente dagli angeli.

Credo che il grande potenziale della mitologia angelica sia quello di creare un fantasy alternativo in cui le gerarchie angeliche possono sostituirsi alle classiche divisioni tra le creature magiche del fantasy nordico fatto di elfi, gnomi, maghi, troll, giganti, nani, fate e così via.

Penso soprattutto alla varietà di poteri che differenziano tra loro i vari angeli, divisi in tre gerarchie e ciascuna in cori (prima gerarchia: serafinicherubinitroni; seconda gerarchia: dominazionivirtù, potestà; terza gerarchia: principati, arcangeliangeli – esistono anche altre suddivisioni).

Ogni coro ha compiti e poteri diversi. I serafini fanno la guardia al trono di Dio, muovono le sfere celesti e nessun occhio, se non divino, può vederli. I cherubini sono i guardiani della luce e delle stelle, hanno quattro ali e quattro facce. I troni sono angeli di forma mutevole e dagli infiniti colori, hanno infiniti occhi e portano il trono di Dio in giro per il Paradiso. Questo solo per parlare della prima gerarchia.

All’interno di ciascun coro, poi ci sono angeli con un proprio nome e proprie caratteristiche precise.

Insomma, basterebbe attingere a queste tradizioni per poter inventare storie alquanto articolate. Se poi a questo si aggiunge la connaturata contrapposizione tra Bene e Male tipica del conflitto tra gli Angeli fedeli a Dio e gli Angeli Caduti, si vedrà come non manchi la più forte caratteristica del fantasy.

Spesso però quando nei romanzi fantasy (paranormal romance) compare la parola “angelo” nel titolo, si parla invece di angeli caduti e il vero pretesto e quello di creare una storia d’amore con un essere soprannaturale (per esempio “Il bacio maledetto” di Lisa Desrochers, la saga “Hush, Hush” di Becca Fitzpatrick, “Baciata da un angelo” di Elizabeth Chandler, Fallen di Lauren Kate).

Carlo Menzinger - Giovanna e l'angelo

Carlo Menzinger – Giovanna e l’angelo

Ben altro approccio avevo tentato scrivendo il romanzo “Giovanna e l’Angelo(Carlo Menzinger – Edizioni Liberodiscrivere, 2007), anche se il titolo temo possa far pensare a una storia di questo genere. Si tratta, invece, di un romanzo ucronico-onirico che narra la vita e le vicende dell’eroina francese Giovanna D’Arco. Una delle sue peculiarità è che le gesta della pulzella d’Orléans sono viste attraverso gli occhi di uno strano essere. Come è noto, la tradizione vuole che Giovanna D’Arco fosse guidata nella sua missione di unificazione della Francia e di cacciata degli inglesi da delle Voci, che, secondo lei, appartenevano ad angeli o sante.

In “Giovanna e l’Angelo” s’immagina che questo essere, la fonte delle sue Voci, segua la vita dell’eroina fin dalla sua nascita. È una creatura isolata dal mondo terreno e celeste. Vive in assoluta solitudine e il suo solo tramite con il mondo è lei, Giovanna D’Arco, la sola in grado di sentirlo e di spezzare la sua drammatica solitudine. Riesce però a comunicare solo a tratti e difficilmente. Giovanna porta avanti la sua missione e infine, condannata al rogo, muore. Siamo a metà del romanzo. Comincia allora la parte ucronica, in cui la donna, tra le fiamme sogna una vita diversa, si trasforma, diventa uomo, conquista la Francia. Questo suo mutamento vede un parallelo cambiamento di altri personaggi e, in particolare, dell’angelo che le parlava, che muta identità.

La storia è incentrata sulle solitudini parallele dei due protagonisti Giovanna D’Arco e la sua Voce. Giovanna è isolata nel mondo, circondata da gente che la sfrutta per obiettivi politici e militari, ma non le è mai realmente vicina. La Voce vive in una sorta di limbo tra Cielo e Terra popolato da lui soltanto. Ha una sola finestra verso il mondo: Giovanna. Ne segue la vita, cerca di parlarle. Le rare volte che ci riesce viene frainteso. Capisce che Giovanna lo crede un essere mandato da Dio, ma non conosce Dio. Lo cerca. Vorrebbe incontrarlo, capirlo, ma non ci riesce. Attorno a lui c’è solo il vuoto, fino al momento in cui Giovanna muore. Solo allora miriadi di angeli cominciano a vorticargli attorno. È solo un istante. La vita di Giovanna riprende ucronicamente. Diversa da quella reale, oltre il rogo e lui stesso si trova mutato, non più angelo ma donna eterea, una santa. Rimane però pur sempre solo una Voce, ancora più isolata, con difficoltà ancora maggiori di farsi intendere da Giovanna ormai presa dal suo sogno transessuale, in cui, divenuta uomo, conquista, nell’arco di tempo di una fiammata del rogo, l’intera Francia e l’Inghilterra. La sua fine la riporterà all’inizio, con l’angelo che la guarda nascere di nuovo, forse all’infinito.

Il cielo sopra Berlino - Wim Wenders

Il cielo sopra Berlino – Wim Wenders

Gli angeli compaiono spesso anche al cinema. Come dimenticarsi allora dell’impareggiabile film “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders, ispirato alle poesie di Rilke, in cui si descrive la vita di due angeli, osservatori passivi della vita terrena, che sono tentati dall’esistenza dei mortali (minore è “City of Angels” di Brad Silbering, il suo remake americano, del tutto privo della poesia dell’originale).

Come non menzionare, poi, il celebre “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, tratto dal racconto “The Greatest Gift”, scritto nel 1939 da Philip Van Doren Stern. Narra di George Bailey, che, per tutta la vita con grandi rinunce, ha sempre aiutato il prossimo, ma arriva sul punto di suicidarsi la sera della vigilia di Natale. In suo soccorso, arriverà un angelo custode mandato da Dio. Sarà un angelo “di seconda classe”, uno che si deve ancora guadagnare le ali, impersonato da un goffo signore che si fa chiamare Clarence Oddbody, quanto di più lontano da superumani cui siamo soliti pensare.

La vita è meravigliosa - Frank Capra

La vita è meravigliosa – Frank Capra

Il tema de “L’inafferrabile signor Jordan” (“Here comes Mr. Jordan”), girato nel 1941 da Alexander Hall e ambientato nel mondo del pugilato, viene ripreso nel suo remake del 1978 “Il Paradiso può attendere” di Warren Beatty e Buck Henry, in cui è un angelo custode a commettere un errore e a far morire troppo presto il campione di football americano Joe Pendleton e dovrà quindi procurargli un nuovo corpo.

In “Appuntamento con un angelo” (1987) di Tom MCLouhlin, un aspirante musicista, prima di sposarsi incontra un angelo con le ali spezzate.

Tra i film, penso anche aGabriel, la furia degli angeli” in cui 7 arcangeli combattono contro i demoni per riportare la luce in un mondo distopico.

Non vorrei, invece, qui considerare tutta quella miriade di testi che potremmo definire “manuali angelici” in cui si spiega come entrare in contatto con loro, come pregarli, quali sono le loro virtù. Tali volumi, infatti, sebbene contribuiscano ad alimentare l’immaginario popolare in materia, a volte diffondendo idee poco ortodosse rispetto a quelle delle religioni ufficiali e contribuendo anch’essi alla creazione di una mitologia cristiana, non hanno scopo narrativo.

Firenze, 01/06/2013-24/07/2013 

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L’OPPOSTO DI GIOVANNA D’ARCO

Michel Tournier - Gilles e Jeanne

Michel Tournier – Gilles e Jeanne

Michel Tournier ha pubblicato nel 1983 il romanzo storico “Gilles et Jeanne” (titolo originale). L’edizione italiana credo sia del 2009. Si tratta, dunque, di opera anteriore a “Giovanna e l’Angelo” (scritto nei primi anni del millennio e pubblicato nel 2007). Peraltro, sono venuto a conoscenza dell’opera del francese solo nel 2012.

Si tratta di opere diverse per numerosi motivi. Nel testo del francese il vero protagonista è Gilles De Rais, in “Giovanna e l’Angelo” è Giovanna D’Arco. Il primo è un romanzo storico, il secondo lo è solo per metà, divenendo poi un’ucronia.

Mi ha colpito però come in entrambi si sia immaginato di creare una figura che fosse il negativo della pulzella d’ Orléans.

Carlo Menzinger - Giovanna e l'Angelo

Carlo Menzinger – Giovanna e l’Angelo

In “Gilles e Jeanne” (titolo italiano), Tournier immagina che il Maresciallo di Francia Gilles De Rais nasca fondamentalmente con animo puro e rimanga tale fino al rogo di Giovanna D’Arco. Poiché si era invaghito della ragazza-maschio che l’eroina francese rappresentava, vederla finire tra le fiamme come un’eretica provoca in lui una reazione psicologica violenta che lo induce verso l’abominio della sua perfidia pedofila e assassina. Egli diviene malvagio per compensare il torto subito dalla santità della sua Jeanne. Ricerca in ogni ragazzo che violenta il corpo e il volto di Jeanne D’Arc.

In “Giovanna e l’Angelo” gli opposti di Giovanna D’Arco sono molteplici. Innanzitutto, la voce narrante è quella di un essere ignaro della propria natura, la fonte delle celebri Voci di Giovanna, un angelo che non conosce Dio. Un angelo maschio, anch’esso con uno sguardo un po’ pedofilo. Forse l’Arcangelo Michele. Quando Giovanna Barbablù muore sul rogo, nel suo sogno lei diviene maschio e l’angelo di muta in femmina e diviene Santa Caterina. Anche in “Giovanna e l’Angelo” c’è la contrapposizione con Gilles De Rais. Qui il ricco possidente viene visto come malvagio da sempre. Da sempre attento alla virtù e alla verginità di Giovanna/Jeanne. Lui solo, nella seconda parte onirica/ucronica del romanzo riconosce il cambiamento di Giovanna, lui solo ne contesta l’innaturalezza.

Barbablù

Barbablù

Giovanna, in “Giovanna e l’Angelo” è, infine, contrapposta al re-bambino d’Inghilterra Henry. Nel sogno, quando Giovanna diviene uomo e parte alla conquista della Francia, il re-bambino diventa una giovane regina e si invaghisce di Jeanne ormai divenuta Jean.

Tournier fa morire Giovanna/Jeanne nelle prime pagine del suo romanzo. A lui interessa soprattutto mostrare gli effetti di questa morte sull’animo debole e contorto di Gilles. È lui che segue con il suo racconto. A lui vediamo affiancarsi la perversione teologica del fiorentino Prelati e la condiscendenza dei suoi servi nell’opera di sterminio, che ci viene descritta nei dettagli, con tutti quei ragazzi violentati e fatti morire a completamento del piacere perverso del più ricco Signore di Francia.

Michel Tournier

Michel Tournier

Dalla sua malvagia brama sessuale nascerà poi la fiaba edulcorata di Barbablù, in cui la violenza sarà incanalata trai binari del matrimonio e dell’eterosessualità, fingendo che nelle cantine del Signore non vi fossero i resti maciullati di decine di ragazzi strappati alle loro povere famiglie, ma i corpi delle numerose mogli di Barbablù.

Nel leggere queste pagine, a loro modo originali e suggestive, continuo a ripensare con irritazione all’interpretazione di questa favola fatta da Clarissa Pinkola Estés in “Donne che corrono con i lupi”, in cui l’autrice si dimentica totalmente delle origini del mito e lo mostra come archetipo della violenza sulla donna!

Il Maresciallo Gilles de Rais

Il Maresciallo di Francia Gilles de Rais

La versione di Tournier mi pare, invece, rispettosa della Storia, per come la conosco, con la sola eccezione dell’aver sorvolato, pur accennandole, sulle sventure familiari di Gilles, allevato dal nonno, che a me parrebbero causa sufficiente a spiegarne la perversione, senza ricorrere, come poeticamente fa il francese, all’idea del contrappasso della vendetta psicologica verso Dio e gli uomini, per l’ingiusta morte della pastorella che conquistò Orléans.

Firenze, 1/4/2012

Giovanna d'Arco

Giovanna d’Arco

DONNE CHE SCRIVONO COME BESTIE

Clarissa Pinkola Estés - Donne che corrono con i lupi

Clarissa Pinkola Estés – Donne che corrono con i lupi

Il tema della “donna selvaggia” (ma anche quello dell’”uomo selvaggio”) è molto interessante. Le aspettative verso il libro “Donne che corrono con i lupi”, che si ripromette di analizzarlo, mostrando come sia stata trattato da diverse culture antiche, erano dunque, per me, molte.

Eppure affrontare le prime pagine, la lettura si è rivelata uno sforzo non indifferente, perché l’autrice Clarissa Pinkola Estés scrive in modo a dir poco indisponente: ripete lo stesso concetto decine di volte con parole diverse e rigira la stessa parola in elenchi interminabili di sinonimi o circonlocuzioni simili.

Forse in questo è condizionata dal tema trattato. Nella narrazione orale dei popoli antichi, infatti, la ripetizione serviva a fissare le idee e le immagini in lettori poco abituati all’uso della parola e quindi distratti. I primi elenchi della letteratura li troviamo in Omero (ma non sono mai di facile fruizione). Forse Pinkola pensa che anche il lettore moderno sia tendenzialmente distratto, rispetto a quello degli ultimi secoli, essendo sommerso di informazioni e “correndo” su di esse, passando da una all’altra. Se così è, però confonderebbe una “distrazione antica”, dovuta alla disabitudine alla parola con una “distrazione moderna”, basata sulla capacità di elaborare e digerire un gran numero di informazioni. L’uomo del XXI secolo vuole poche informazioni, chiare e precise. Il contrario opposto degli elenchi ripetitivi che ci propina costei! Il lettore moderno vuole un solo termine che condensi tutto. Preferisce l’inglese all’italiano per la sua capacità di sintesi e imbastardisce la lingua di Dante con termini anglosassoni in onore della precisione espressiva di certi termini tecnici.

Si riesce a proseguire nella lettura di “Donne che corrono con i lupi” solo per la promessa dell’autrice di mostrarci presto alcuni esempi di storie antiche (quante volte ci ripete, però, che sono degli archetipi! Basta!). Quando però i racconti arrivano, non riesce a tener chiusa quella sua boccaccia e continua a parlarci sopra. È come guardare un film con accanto un chiacchierone che non fa altro che commentare! Se alcuni autori (ho appena letto, ad esempio, una raccolta di Asimov) riescono a introdurre i propri racconti citando fatti personali con leggerezza e simpatia, le continue allusioni alla propria formazione “scientifica” e “umana” fatta dall’autrice ne mostrano solo la latente insicurezza e ce la rendono sempre più antipatica.

L’idea che in ogni donna ci sia un elemento selvaggio represso (che dovrebbe tornare alla luce) mi pare bello e corretto, ma perché questa donna si dimentica o ignora che questo è vero anche per l’uomo? Perché considera le donne una “razza” a parte, che paragona a quelle dei lupi e degli orsi?

L’essere umano non è forse composto di maschile e femminile?

Questo è altri aspetti minori, danno la sensazione della scarsa scientificità del saggio, anche se non mi sento titolato per valutarlo professionalmente. Le mie sono solo impressioni da lettore profano. Se ci si aggiunge la caoticità della scrittura, davvero non si riesce a capire il successo che ha sinora riscosso questo libro.

Ho comunque resistito fino alla parte in cui l’autrice comincia a raccontarci qualcuna di queste storie antiche, ma – orrore! – sceglie come “archetipo” la storia di Barbablu. Senza addentrarmi nelle infinite considerazioni che ci imbastisce sopra, trattando il racconto come una metafora psicologica della donna ingenua che cede alle lusinghe del maschio cacciatore e infido, cadendone preda, il mio disagio nasce dalla scelta di una fiaba con precise origini storiche, che ben poco mi fanno pensare al tanto strombazzato “archetipo”.

Il caso vuole che conosca abbastanza bene questa fiaba, avendo studiato il personaggio di Gilles De Rais quando scrivevo il romanzo “Giovanna e l’angelo” su Giovanna D’Arco, di cui Gilles fu Maresciallo.

Posso anche credere che la storia del pedofilo francese sia stata reinventata e trasformata nella fiaba di Barbablù con l’intento di farne il simbolo di concetti e istinti primordiali, ma quando rifletto sulle sue origini, mi riesce difficile immaginarla come frutto di una tradizione popolare femminile, con le quali le donne “istruivano” e mettevano in allarme altre donne dalla malvagità maschile.

Per quello che si sa, Gilles De Rais, nel suo castello, violentava, seviziava e uccideva i ragazzini – maschi – figli dei suoi contadini e ne conservava le ossa negli stessi scantinati in cui li aveva assassinati con la complicità di alcuni servi.

Questa storia fu edulcorata e i bambini divennero le numerose mogli di Barbablù, inquadrando quindi la storia tra due binari di normalità: il matrimonio e l’eterosessualità.

Sapendo che quando nella fiaba si dice “moglie”, si deve leggere “ragazzino”, mi riesce
davvero ostico accettare l’interminabile spiegazione della Pinkola sul femminino.

Clarissa Pinkola Estés

Clarissa Pinkola Estés

Annoiato e irritato, abbandono dunque, almeno per ora (ma forse per sempre), la lettura di questo libro, gesto che non compivo da circa quarant’anni, quando alle
elementari abbandonai la lettura di un romanzo di Verne intitolato Mrs Branican. Non so se sarà l’ultimo libro che abbandonerò, perché qualcosa sta cambiando in me. Finora consideravo impossibile abbandonare un libro prima dell’ultima pagina. Oggi mi pare che, grazie agli e-book e a internet, ci sia un’offerta così sterminata di libri che perder tempo dietro dei testi insulsi sia un vero peccato.

Firenze, 28/02/2012

TUTTE LE UCRONIE DI CARLO MENZINGER

Non mi considero un autore di genere, ma tra i libri che ho scritto le ucronie hanno un peso (ancora) determinante.

Eccole qui:

Carlo Menzinger di Preussenthal - Il Colombo Divergente

Carlo Menzinger – Il Colombo divergente

Ne “Il Colombo divergente” il navigatore ligure, dopo essere approdato nell’isola da lui denominato San Salvador (come storicamente avvenuto) fa rotta più a nord che nella realtà storica e questa semplice deviazione lo porta a raggiungere le coste del Messico, dove incontra gli aztechi e ne è fatto prigioniero. Questa è l’occasione per descrivere l’incontro con questa diversa cultura e le difficoltà di un Colombo “perdente”. La storia è qualcosa di più di una semplice ucronia, in quanto cerca di sintetizzare teorie contrastanti su questa figura. Era genovese o spagnolo? Era davvero un fervente cattolico o era legato e pagato dagli ebrei di Spagna? Quale connessione c’era con la contestuale cacciata di questi dalla penisola iberica? Si ipotizzano persino rapporti con i Cavalieri di Cristo, gli eredi dei Templari. Ci si interroga anche sul fatto che qualcuno a quei tempi già sospettasse dell’esistenza di terre in mezzo al “Mare Oceano” (vedi le teorie di Lullo). La narrazione è inframmezzata da allusioni letterarie, rosacrociane, leggendarie e di altra natura che sta al lettore scoprire. Tra le tante anomalie di questo romanzo c’è la voce narrante, la cui identità sarà la sorpresa finale.

 

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Carlo Menzinger - Giovanna e l'Angelo

Carlo Menzinger – Giovanna e l’Angelo

Giovanna e l’angelo” è la storia di Giovanna d’Arco vista attraverso gli occhi di un insolito angelo che non ha contatti né con Dio né con altri. Un angelo che stenta a capire la propria reale natura e il proprio ruolo ma che nonostante ciò guida la Pulzella d’Orléans. Questa, con continua meraviglia dell’angelo, ne percepisce la voce come la Voce dell’Arcangelo Michele, prima, e delle due sante Margherita e Caterina, poi. In “Giovanna e l’angelo” si narra tutta la vita dell’eroina francese dalla nascita al rogo e poi (parte ucronica) si narra della sua vita (sognata) futura. Tutto pare solo un sogno fatto tra le fiamme del rogo al punto che l’angelo e la santa stentano a comprendere il confine tra verità e sogno, umano e divino, bene e male. In questo sogno sono entrambi eternamente imprigionati, in una ciclicità che pian piano l’angelo comincia a sospettare e che troverà la sua piena evidenza nel finale.

La forza del sogno (o del desiderio) è tale da mutare la natura dei personaggi, il loro stesso destino e persino la loro sessualità. Ecco che la mascolinità dell’eroina si muta in piena transessualità, che capovolge i rapporti tra i sessi di coloro che le sono più vicini, dell’angelo in primis. Un’ucronia estrema.

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Dott. Menzinger e gli Ucronici - Ucronie per il Terzo Millennio - Allostoria dell'Umanità da Adamo a Berlusconi

Dott. Menzinger e gli Ucronici – Ucronie per il Terzo Millennio – Allostoria dell’Umanità da Adamo a Berlusconi

Ucronie per il terzo millennio” è un’antologia di racconti di diciotto autori diversi, curata da Carlo Menzinger, che ne anche uno degli autori.

Le storie sono in ordine cronologico e descrivono, come dice il sottotitolo un’ “allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi”. Sono storie dai registri narrativi molto vari, ora seri, ora umoristici, a volte scanzonati. Tra i racconti di Menzinger uno in cui Hitler diventa pittore, un altro in cui Berlusconi fa il cantante, uno in cui Dio rinuncia a creare l’uomo e uno in cui Dante odia Beatrice. Ogni racconto ha, in fondo, una nota che spiega in cosa la vicenda narrata differisca dalla realtà.

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Carlo Menzinger - Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale - I Guardiani dell'Ucroniua

Carlo Menzinger – Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale” pur essendo un romanzo di fantascienza per ragazzi ambientato nella preistoria, si avvale dell’ucronia per spiegare l’esistenza di civiltà animali, frutto di una preistoria divergente nella quale l’evoluzione ha premiato razze diverse dall’umanità. Non è ucronia “pura” perché si avvale di macchine del Tempo, anzi Porte dell’Ucronia, con cui i protagonisti si spostano non solo da un’epoca all’altra ma anche da un flusso temporale all’altro, da un universo divergente a un altro, con una diversa Storia.

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Carlo Menzinger - Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati - I Guardiani dell'Ucronia

Carlo Menzinger – Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati

Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”, il secondo volume della serie “I Guardiani dell’Ucronia” vede il piccolo Jacopo e i suoi amici in un universo in cui le razze dominanti sono suricati e lontre, in lotta tra loro. Scoipriremo anche le meraviglie di Govinia, la sede dei Guardiani dell’Ucronia, dove ogni tempo passato, presente o futuro possibile convive nello stesso periodo.

Sto poi scrivendo quella che, spero, sarà la mia “migliore ucronia” (ma temo di non poterla completare quest’anno) nonché ho abbozzato l’inizio del terzo volume della saga di Jacopo Flammer.

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Leggi anche:

–         La mia esperienza come autore ucronico

–           Ucronia, la Storia sognata

–          I principali romanzi ucronici

–          Alterazioni temporali e ucronie al cinema

–          Il Colombo divergente

–          Giovanna e l’angelo

–          Ucronie per il terzo millennio

–          Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

–          Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati

–          Tutti i post sulle ucronie

–          romanzi con una divergenza preistorica

–          La svastica sul sole

–          Invasione

–          Fatherland

–          Il Libro degli Yilané

–          Il mondo perduto

–          22/11/’63

–          Darwinia

–          Bastardi senza gloria

–          Lost

–          Dylan Dog

–          Shrek Forever After

–          IF – Insolito & Fantastico

–          Il Vangelo secondo Gesù Cristo

–          L’Ultima Tentazione di Cristo

–          Finzioni

–          Nero italiano

–          L’inattesa piega degli eventi

–          Roma eterna

–          Quali sono i principali romanzi ucronici (vecchio elenco)

–          Cos’è un ucronia? (precedente versione)

LA MIA ESPERIENZA COME AUTORE UCRONICO

Carlo Menzinger - Il Colombo divergente

Carlo Menzinger – Il Colombo divergente

degli anni ’90, riflettendo sul concetto che un semplice gesto possa avere conseguenze che si dilatano nel tempo (non pensavo alla famosa teoria della farfalla il cui battito d’ali può generare un terremoto, ma il concetto era simile), mi chiesi quali eventi avessero davvero avuto una rilevanza determinante nella Storia dell’umanità e quanto poco sarebbe bastato per mutarli.

Scelsi così uno di questi momenti fondamentali del nostro passato e decisi di scriverci su un romanzo. Pensai alla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo.

Fu così che, tra il 1993 e il 1996, scrissi “Il Colombo Divergente”.

Nel 2000 volli ripetere la cosa, prendendo un altro personaggio di rilievo. Questa volta non ero tanto determinato ad analizzare le conseguenze storiche di una divergenza ucronica, quanto a raccontare una vicenda usando un punto di vista particolare, sviluppando quanto già fatto con “Il Colombo Divergente”. Scelsi così di scrivere di nuovo un romanzo in seconda persona, facendo narrare la vita di Giovanna D’Arco a lei stessa da un essere ignaro della propria natura, forse un angelo.

Fu mentre scrivevo “Giovanna e l’angelo” che un lettore, complimentandosi con me per “Il Colombo Divergente” (che avevo pubblicato nel 2001 con l’editore genovese Liberodiscrivere), mi disse “fammi sapere quando pubblicherai una nuova ucronia”.

Carlo Menzinger - Giovanna e l'angelo

Carlo Menzinger – Giovanna e l’angelo

Fino a quel momento, confesso di aver ignorato l’esistenza di questo genere letterario. Scoprii, così, di non essere il solo a scriverne. Eravamo, credo, nel 2002 e il termine era ancora assai poco conosciuto e diffuso. Anche i romanzi ucronici non erano poi molti.

Trovare informazioni in merito non era semplicissimo.

Decisi così di cominciare a leggere altre ucronie e di capire meglio i limiti e le regole dell’allostoria e, se possibile, di individuare quali fossero le opere più significative scritte.

Mi resi conto delle enormi potenzialità narrative di questo genere. Ogni momento storico poteva essere reinventato!

Decisi di fare il possibile per diffondere la conoscenza di questa forma letteraria.

Ne parlai in rete e attivai un Forum sul sito del mio editore Liberodiscrivere (all’epoca aveva una Community di scrittori piuttosto attiva) e misi assieme un gruppo di diciotto autori, chiedendo a ognuno di scrivere una o più storie, cercando di coprire la maggior parte dei periodi storici, in modo da avere alcuni racconti ambientati nell’antichità, altri nel medioevo e altri ancora in epoca moderna.

Realizzammo così l’antologia “Ucronie per il terzo millennio”, sottotitolo “Allostoria dell’umanità da Adamo e Berlusconi”.

Il volume fu pubblicato da Liberodiscrivere nel 2007 e potemmo così presentarlo in varie città, contribuendo, nel nostro piccolo, a far conoscere meglio la storia alternativa.

Quando un giorno mia figlia, che aveva otto anni, mi chiese (era dunque il 2005), di scrivere un libro che potesse leggere anche lei, cominciai la stesura di “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”. Non era un vero romanzo ucronico, ma piuttosto un’avventura di fantascienza in cui ho inserito alcuni elementi allostorici.

Il Dott. Menzinger e gli Ucronici - Ucronie per il Terzo Millennio

Il Dott. Menzinger e gli Ucronici – Ucronie per il Terzo Millennio

Il protagonista, un bambino di nove anni, accompagna il nonno, un Guardiano dell’Ucronia, in una recente preistoria, attraverso una Porta del Tempo costruita da una razza, discendente dai velociraptor, che, in un universo divergente ha sviluppato una civiltà evoluta e la capacità di spostarsi da una realtà alternativa a un’altra, perché, in ucronia, il tempo non è una retta ma un frattale.

L’anno successivo ho scritto il secondo volume di questa serie (I Guardiani dell’Ucronia): “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”.

Nel 2010 ho pubblicato con Liberodiscrivere “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale” e nel 2012 ho sottoposto a web-editing il secondo volume (Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati), per il quale sto ancora cercando illustratori  e che spero di pubblicare nel 2013.

Leggi anche:

–          Ucronia, la Storia sognata

–          I principali romanzi ucronici

–          Alterazioni temporali e ucronie al cinema

–          Il Colombo divergente

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–          Ucronie per il terzo millennio

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–          Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati

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–          romanzi con una divergenza preistorica

–          La svastica sul sole

–          Invasione

–          Fatherland

Carlo Menzinger - Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

Carlo Menzinger – Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

–          Il Libro degli Yilané

–          Il mondo perduto

–          22/11/’63

–          Darwinia

–          Bastardi senza gloria

–          Lost

–          Dylan Dog

–          Shrek Forever After

–          IF – Insolito & Fantastico

–          Il Vangelo secondo Gesù Cristo

–          L’Ultima Tentazione di Cristo

–          Finzioni

–          Nero italiano

–          L’inattesa piega degli eventi

–          Roma eterna

–          Quali sono i principali romanzi ucronici (vecchio elenco)

–          Cos’è un ucronia? (precedente versione)

Orlando, l'ispirazione per Giovanna e l'angelo

 

Se c’è un romanzo verso il quale "Giovanna e l’angelo" (Carlo Menzinger – Edizioni Liberodiscrivere) è debitore, questo è "Orlando" di Virginia Woolf.

Forse lo è ancor più verso il film omonimo. C’è un’idea di fondo che è stata ripresa in "Giovanna" ed è quella del mutamento di sesso "naturale".

Quello che maggiormente colpisce in "Orlando" è, infatti, come il protagonista cambi sesso quasi come se cambiasse abito, senza neppure rendersene conto, senza meravigliarsene e senza che il mondo se ne stupisca.

Lo stesso avviene anche in "Giovanna e l’angelo", sebbene la tematica trattata in Orlando - Virginia Wolfquest’altro romanzo sia assai diversa, narrando della vita

 ucronica ed onirica di Giovanna d’Arco, vista attraverso gli occhi attenti di un angelo ateo.

Peraltro, i due romanzi condividono anche il fatto di essere inseriti in un contesto storico preciso, sebbene diverso, di essere entrambi, pur nella loro anormalità, romanzi storici.

Leggere gratis GIOVANNA E L'ANGELO

Di aNobii, il grande sito che riunisce, ad oggi, 10.705.493 libri e un grandissimo numero di lettori, ho già parlato qui e qui.

Su aNobii ho una Libreria che trovate qui. All’interno del sito c’è la possibilità di aprire dei Gruppi di interesse, sempre, ovviamente, su argomenti che riguardino i libri.

Trai vari Gruppi, quello a cui sto partecipando maggiormente si chiama Due chiacchiere con gli autori.

Giovanna D'ArcoL’iniziativa più interessante di questo Gruppo sono le Catene di lettura, ovvero chi vuole offre un libro in prestito (normalmente scritto da lui stesso) e i lettori si mettono in coda e lo leggono gratuitamente, lasciando in cambio, dopo la lettura un commento. Dopo aver finito la lettura, si passa il volume a chi è in coda dopo.

Io ho inserito in catena i miei libri Il Colombo divergente, Giovanna e l’angelo, Ansia assassina, Parole nel web e Ucronie per il terzo millennio, che sono stati tutti già letti e comentati varie volte.

Ogni lettore lascia dei commenti articolati, per semplificare però ho voluto fare di seguito una sintesi dei commenti lasciati finora dai lettori di GIOVANNA E L’ANGELO.

 

Se volete leggerli per esteso andate nel Gruppo qui o sulla Scheda del libro, qui

LISTA:

Mirella (ha detto: "bellissimo!")

Monica Caira (l’ha comprato e ha detto: "sorprendente!")

Perflinka ("Poiché mi sta piacendo un sacco, l’ho ordinato su Ibs")

Boskoop Carla Casazza (ha detto "molto bello")

Lauretta ("fantastico libro")

1949Paperina (dopo aver letto Il Colombo divergente e Ansia assassina, si è tolta dalla lista e l’ha comprato)

Mirtilli75 ("Bravo Carlo")Giovanna D'Arco

Alice ("Bello, davvero!")

Valila ("nulla da invidiare ad autori di spicco")

Flaviocrem ("Leggetelo perchè merita")

Cristiana ("grande fantasia dell’autore, la sua capacità e bravura stilistica e la bellissima ricerca letteraria effettuata")

Ma di cosa parla questo libro?

Giovanna e l'angelo - Carlo Menzinger - Liberodiscrivere Editore“Giovanna e l’angelo” è, come il “Colombo divergente” (altro romanzo scritto da me), un’ucronia o allostoria.
È la storia di Giovanna d’Arco vista attraverso gli occhi di un insolito angelo che non ha contatti né con Dio né con altri. Un angelo che stenta a capire la propria reale natura ed il proprio ruolo, ma che nonostante ciò guida la Pulzella d’Orléans. Questa, con continua meraviglia dell’angelo, ne percepisce la voce come la Voce dell’Arcangelo Michele, prima, e delle due sante Margherita e Caterina, poi. In “Giovanna e l’angelo” si narra tutta la vita dell’eroina francese dalla nascita al rogo e poi (parte ucronica) si narra della sua vita (sognata) futura. Tutto pare solo un sogno fatto tra le fiamme del rogo, al punto che l’angelo e la santa stentano a comprendere il confine tra verità e sogno, umano e divino, bene e male.

In questo sogno sono entrambi eternamente imprigionati in una ciclicità che, pian piano, l’angelo Giovanna D'Arcocomincia a sospettare e che troverà la sua piena evidenza nel finale. La forza del sogno (o del desiderio) è tale da mutare la natura dei personaggi, il loro stesso destino e persino la loro sessualità. Ed ecco che la mascolinità dell’eroina si muta in piena transessualità, che capovolge i rapporti tra i sessi di coloro che le sono più vicini, dell’angelo in primis, in uno stravolgimento totale e soprannaturale non solo della storia ma anche delle forze della natura, andando ben oltre i canoni dell’ucronia.

E allora? Se non vi va di comprarlo qui, almeno prendetelo in prestito qui!

Per leggere l’inizio provate qui.

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