Posts Tagged ‘geografia’

CHI VUOLE DISEGNARE LA MAPPA DI “VIA DA SPARTA”?

Chi ha voglia di disegnare una mappa ucronica del mondo per il mio prossimo romanzo “IL REGNO DEL RAGNO? La situazione geografica, in realtà si adatterebbe bene anche al romanzo “IL SOGNO DEL RAGNO”,  il primo volume della trilogia “Via da Sparta”, ma questo è già stato pubblicato.

Se qualcuno realizzerà una buona mappa, si potrebbe inserire nel volume in uscita.

Riepilogo qui la situazione geografica all’inizio de “IL REGNO DEL RAGNO”.

 

La capitale dell’Impero di Sparta si trova al posto dell’antica Sparta, nel Peloponneso, ma ora si chiama Lacedemone. L’Impero si estende per tutta Europa, fino agli Urali (tranne i Regni Perieci del Nord, corrispondenti alla Scandinavia, che sono parzialmente indipendenti). Ne fanno parte anche Africa, Nord e Sud America, parte dell’Asia meridionale, tra cui India e Bengala.

Gran Mexico è indipendente e domina tutta l’America centrale con capitale Mexicatl (l’attuale Città del Messico).

L’Australia è indipendente e si chiama Arrernte.

L’oriente è dominato dal Giappone, che sia chiama Nippon-koku e domina la Cina (qui detto Catai), la Siberia (qui detta Jenisseia) e l’Indocina, portando il suo regno fino agli Urali da una parte e ai confini della grande isola meridionale detta Arrernte (Australia) dall’altra. La capitale si chiama Edo (l’attuale Tokyo).

L’Asia si chiama Chitrinodermia, le Americhe Eurotrodermia, l’Australia Arrernte.

L’Oceano Atlantico si chiama Mare Oceano.

I galloceltici vivono al posto dei francesi.

Napoli si chiama Neapolis ed è il capoluogo della provincia dell’Impero di Sparta detta Vitellia (più o meno l’Italia). Anche Roma fa parte della Vitellia, anche se solo pochi decenni prima era il capoluogo di un territorio autonomo (corrispondente a Lazio, Toscana, Umbria, Marche e Abruzzo), che ancora conserva alcune prerogative.

La provincia di Thule è il territorio comprendente Groenlandia, Canada Settentrionale e Alaska  ed è parte dell’Impero di Sparta.

Nel corso del romanzo, Nippon-koku riconquista l’India, un tempo suo dominio, ma raffigurerei la situazione iniziale con l’India parte dell’Impero di Sparta.

Tra i luoghi citati, come città fuori dell’Ellade (così si chiama la Grecia) ci sono Cleomenia, Licurgopoli e Megasparta. Cleomenia la immaginerei in Asia, per esempio, in Siria e Licurgopoli in Turchia. Doukas viene dai Carpazi, ma i suoi nonni erano di Megasparta. Potrebbe essere una località intermedia, magari in Bosnia.

Tra i Regni Perieci del Nord ci sono la Svezia e la Norvegia (con i loro nomi reali).

Lucius visita Bisanzio, la capitale della Provincia di Lidia; il fiume Gange e Kalikata (la nostra Calcutta), in India; la città di Khulna sul fiume Bhairab in Bengala (il nostro Bangla Desh).

In Nepal incontriamo Kantipur (l’antica Kathmandu) da cui si vedono le altissime vette del Ganesh Himal. La città, che sorge sulle sponde del Bagmati e del Vishnumati, ai piedi dell’Himalaya.

Spartaco e Lisando attraversano la Persia, arrivano alla città di Baki, sulle rive del Mar Caspio, attraversano l’altopiano dell’Anatolia in Chitrinodermia Minore e giungono al porto di Smirne.

Da Lacedemone Spartaco e Lisandro attraversano in barca il Golfo di Messenia fino a Zante, da lì proseguono per Corfù e quindi Crotone, in Apulia, nella Magna Grecia (la Vitellia meridionale).

Ne “Il regno del ragno” si incontra anche Darjeeling, nel Bengala occidentale.

Ne “La figlia del ragno” esploriamo la Britannia e arriviamo nei Regni Perieci del Nord. Nel Regno di Norvegia incontriamo il lago Hanangervatnet, sulle cui rive sorge il villaggio, Vindupåsjøen e l’isola di Storeholmen. Nel Regno di Svezia troviamo l’isola di Lïmon e la città di Gävle (nomi uguali ai reali).

Scopriamo che il Regno di Israele è una provincia autonoma dell’Impero di Sparta, che la Sardegna si chiama Ichnusa e i suoi abitanti Shardana mentre la Corsica si chiama Kalliste.

___

Ecco la visione di Francesco Gugliemino, appena arrivata (16/03/2018).

Mappa Sparta con grigio Francesco Gugliemino

 

Che ne dite?

LA SUGGESTIONE DEI LUOGHI MITICI

Umberto Eco è certo più letto come autore di romanzi che come studioso, ma la sua attività universitaria è ben nota e la sua produzione saggistica supera almeno in quantità quella narrativa. In passato ho molto amato la lettura innanzitutto de “Il nome della rosa”, ma anche de “Il pendolo di Foucalt”, “L’isola del giorno prima”,  “Baudolino”. In queste opere si ritrovano spesso accenni, più o meno ampi a miti e leggende, dunque non stupisce affatto che il semiologo alessandrino abbia recentemente (2013) pubblicato un saggio intitolato “Storia delle terre e dei luoghi leggendari”.

Se, anzi, lo considero uno degli autori più vicini al mio modo di scrivere è proprio per quel suo gusto di inserire elementi mitici nelle sue ambientazioni storiche, che non molto dissimile da quanto posso aver fatto nel mio “Il Colombo divergente” e in “Giovanna e l’angelo”, ma anche, in misura minore ne “La bambina dei sogni”.

Il professore, però, come questo suo ruolo richiede, tiene più distinti i due piani, che io amo invece mescolare maggiormente.

Leggere “Storia delle terre e dei luoghi leggendari” non mi ha certo aperto un mondo nuovo, dato che molti dei luoghi immaginari citati li conoscevo già e alcuni possono essere trovati citati nelle mie opere che dicevo, ma qualcosa di nuovo e interessante questo libro lo offre anche a me, se non altro, il gusto di rinfrescare la memoria su temi come gli antipodi, le terre australi, la terra cava, Taprobana, Atlantide, le terre omeriche e bibliche, l’Eden, l’Ultima Thule, i luoghi del Graal, Iperborea, le isole dell’utopia, Lemuria e il regno del Prete Gianni.

Il volume alterna, all’interno dei capitoli, una parte descrittiva a un’antologica a supporto di quanto descritto.

Il testo non si presenta né innovativo, né porta avanti tesi particolari, ma sembra piuttosto una piccola enciclopedia antologica delle terre e dei luoghi leggendari. Insomma, più un testo da consultazione che da lettura. Testo comunque utile e che meritava essere scritto.

 

 

Umberto Eco

PERCHÉ GLI EURO-ASIATICI DOMINANO IL PIANETA TERRA?

Jared Diamond - Armi, acciaio e malattie

Jared Diamond – Armi, acciaio e malattie

Non sono uno storico e non sono aggiornato sulle moderne teorie storiografiche, ma “Armi, acciaio e malattie” (edito nel 1997) mi è parso un saggio rivoluzionario. Se qualche esperto del settore, dovesse leggere queste righe, spero possa confermare quanto affermo. In caso contrario, non potrò che essere lieto che lo studio della Storia abbia già preso uno sviluppo tanto moderno. Il fatto che il libro abbia vinto il Premio Pulitzer, mi fa però pensare di non essere troppo lontano dalla verità.

L’autore Jared Diamond non nasce come storico. È, infatti, un biologo e un fisiologo statunitense, che ha studiato a Cambridge, nel Regno Unito, è ha avuto importanti esperienze lavorative in Nuova Zelanda.

In questa brevissima sintesi della sua biografia, credo ci siano le basi della sua intuizione. La Storia è comunemente considerata una materia letteraria, non per nulla nelle scuole viene insegnata dallo stesso professore di italiano, geografia e, talora, lettere antiche.

Uno sguardo scientifico alla Storia può, però, portare a risultati sorprendenti. È vero, come scrive lo stesso Diamond, che la Storia non consente esperimenti in laboratorio, ma è così per molte altre scienze, da quelle naturali, alla geologia, all’astronomia. Non per questo le consideriamo materie “letterarie”. Ci sono, in Storia, interessanti “esperimenti naturali”, ovvero spontanei, che l’uomo può osservare e comparare tra loro. Così fa Diamond.

Basterebbe il diverso approccio di questo libro, che come dice il sottotitolo offre un “Breve storia degli ultimi tredicimila anni” per rendere il volume interessante.

La lettura si dimostra però irrinunciabile, appena si capisce a quale annoso quesito tenta di rispondere: perché l’uomo bianco sta dominando il mondo?

La domanda è ricca di implicazioni sociali e politiche, ma l’approccio è un altro.

Jared Diamond

Jared Diamond

L’autore stesso fornisce già nelle prime pagine delle risposte, per poi esaminarle e argomentarle nel seguito, quindi spero di non fare uno spoiler eccessivo spiegando, con una banalizzazione di cui chiedo venia (se volete leggerne in modo più professionale, vi invito a leggere il testo stesso) alcune delle sue conclusioni che mi sono parse più interessanti.

L’uomo bianco domina il mondo perché è il più forte, il più intelligente, il più bello e ha la pelle chiara. Ci credete? Spero per voi di no. Non ci crede neppure Diamond e, dopo averlo letto, credo che anche il razzista più becero dovrebbe provare dei seri dubbi.

In sostanza, le popolazioni euro-asiatiche (il discorso non vale solo per gli europei, basta aprire qualunque libro di Storia) hanno vinto la competizione evolutiva con gli africani (che erano partiti in vantaggio), gli americani indigeni e gli australiani- neo zelandesi, per questioni geografiche.

Il merito è tutto del territorio. L’Eurasia ha il grande vantaggio di disporre della fascia climatica omogenea più lunga del pianeta, grazie al suo assetto est-ovest, mentre le Americhe e l’Africa sono orientate da Nord a Sud, l’Australia è troppo piccola e desertica.

Inoltre, l’Eurasia, pur disponendo di una fascia climatica omogenea, non ha un clima costante ovunque, essendoci al suo interno, mari, isole, laghi, montagne e pianure. Presenta ostacoli naturali ma non insormontabili come i vasti mari dell’Oceania o il deserto del Sahara.

Questo ha fatto sì che disponesse di un maggior numero di ecosistemi e che questi fossero tra di loro in comunicazione. Da questo è derivata una maggior varietà di piante e animali con caratteristiche tali da essere in grado di vivere anche nei territori limitrofi.

In tanta varietà, l’uomo è riuscito ad avere una maggior scelta di piante e animali addomesticabili.

Questo ha fatto sì che al suo interno, nella Mezza Luna Fertile, come in Cina, nascessero e si diffondessero l’agricoltura e la pastorizia e le popolazioni di nomadi cacciatori-raccoglitori si trasformassero in contadini e pastori stanziali, sviluppando grandi civiltà e organizzandosi in entità di grandi dimensioni.

Non solo. La vicinanza con gli animali che deriva dalla domesticazione, ha fatto sì che i virus degli animali subissero delle mutazioni e si adattassero all’uomo. Poco per volta. L’Eurasia ha subito grandi epidemie, ma è sopravvissuta, generando i necessari anticorpi. Quando gli europei sono entrati in contatto con altre popolazioni che non avevano avuto lo stesso sviluppo si sono sì ammalati, ma mai in modo epidemico e drammatico come è capitato, per esempio, a Inca e Aztechi, che furono sconfitti più dalle nostre malattie che non dalle nostre armi.

Insomma, pastorizia, agricoltura e malattie hanno permesso agli euro-asiatici di dominare gli altri continenti.

E perché li hanno conquistati gli Europei e non i Cinesi, che nel XV secolo avevano un grande e forte impero e una tecnologia in molti campi superiore? Perché, conseguentemente, negli ultimi 5 secoli la pluri-millenaria supremazia cinese ha subito un rallentamento (che ora sembra esaurirsi)?

Proprio perché la Cina era, da secoli, un grande e compatto impero monolitico. Quando al suo interno prevalse una fazione, per dominare l’altra decise di rinunciare alla flotta (che era controllata dalla fazione perdente) . Questa decisione fu presa da pochi uomini, pochi decenni prima della partenza di Cristoforo Colombo. Se avesse vinto l’altra fazione, una flotta tanto evoluta con buona probabilità avrebbe potuto precederlo o almeno arrivare nelle nuove terre nello stesso periodo.

Dunque, l’Europa fu fortunata? Non solo. La fortuna ha sempre le sue ragioni. Anche questa volta sono nella geografia. L’Europa ha un territorio più vario della Cina, con isole, penisole, catene montuose come Alpi, Pirenei, Urali e Appennini che dividono i popoli. E questi hanno dato vita a miriadi di staterelli. In quell’epoca nascevano i grandi Stati nazionali, ma l’Europa restava divisa in una miriade di centri di potere.

Colombo offrì i propri servigi al Portogallo e alla Gran Bretagna, in Italia Genova non lo sostenne né nessuna delle altre potenze marinare locali. Fu solo la Spagna, che usciva vittoriosa dal conflitto con i mori e che stava cacciando dalle sue terre gli ebrei, a sentirsi così forte da finanziare un’impresa che poteva apparire all’epoca poco affidabile.
– Se l’Europa fosse stata un impero monolitico sotto la guida dei regnanti portoghesi dell’epoca, la scoperta dell’America sarebbe stata rimandata (e… io non avrei mai scritto “Il Colombo Divergente” in cui immagino che Colombo rimanga prigioniero degli aztechi, sovvertendo, in altro modo, le sorti della Storia).

Non vorrei avervi dato l’impressione di avervi ormai già detto tutto di questo libro. Ho solo semplificato. C’è molto di più. Le singole argomentazioni dietro queste tesi sono affascinanti. C’è forse qualche ripetizione, come se l’autore si immaginasse che molti suoi lettori non lo dovessero leggere per intero o che ne dovessero leggere le singole parti a distanza di tempo. Io l’ho divorato in pochi giorni e quindi questo mi ha un po’ infastidito, ma è un difetto che perdono volentieri a un autore che ha comunque il pregio della chiarezza e della semplicità e che ha scritto un libro che può essere letto da tutti e che anzi raccomanderei vivamente nei Licei.

Firenze, 28/07/2012

 

Leggi anche:

– Collasso – La fine delle civiltà passate e presenti

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: