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IL REGNO DEL RAGNO STA PER COMINCIARE

Ebbene eccoci qui: un anno e un giorno esatti dopo l’uscita de “IL SOGNO DEL RAGNO”, il 29 Settembre 2018, alle ore 16,30, presso lo stand di Porto Seguro Editore presso la fiera Firenze Libro Aperto (in Fortezza da Basso – Firenze), presenterò il nuovo volume della saga “VIA DA SPARTA”: “IL REGNO DEL RAGNO”.

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Chi avesse già letto il primo volume o mi avesse seguito nelle presentazioni di questo già saprà che i libri di “VIA DA SPARTA” sono un’ucronia che descrive un presente alternativo in cui gli ultimi 2400 anni di storia si sono svolti diversamente. Nello specifico si immagina che Sparta abbia vinto a Leuttra contro Tebe e quindi sia poi riuscita a sconfiggere e distruggere Atene. In un mondo senza gli insegnamenti di questa città non ci sarebbero dunque stati il neoclassicismo, il rinascimento, la rivoluzione francese e, di conseguenza, molte altre cose.

IL REGNO DEL RAGNO”, però, non si occupa di tutti questi rivolgimenti storici, ma descrive le avventure di due ragazze in questo nostro presente stravolto e mutato. L’ipotesi fantastica da cui si parte è che Sparta non solo sia sopravvissuta sino ai giorni d’oggi ma sia diventata un grande impero, uno dei due più potenti del pianeta (l’altro è il Giappone, ancora retto dai samurai).

A Sparta si viveva in modo molto diverso. Nel romanzo molti degli usi di allora sono rimasti, altri si sono evoluti. Tanto per darvi un’idea, immaginate che ogni lusso sia abolito (non per nulla ancora oggi si dice di una cosa senza fronzoli che è “spartana”) al punto che persino i vestiti sono considerati mollezze barbariche e la gente va in giro senza. A Sparta la società era divisa tra una piccola classe dominante, che al suo interno non prevedeva differenziazioni al punto che si definivano “gli Uguali” (più spesso chiamati spartiati), e un gran numero di schiavi pubblici detti iloti. Questa struttura si mantiene anche nel romanzo, nonostante lo scorrere dei secoli. Uomini e donne poi vivevano separati e gli uomini mangiavano in tavolate tra di loro (i sissizi). Nel romanzo la separazione è accentuata e gli uomini si occupano solo di guerra e politica, mentre le donne gestiscono tutto il resto. L’uso spartano per il quale una donna poteva avere più mariti qui assume una funzione economica rilevante. L’omosessualità e la pedofilia tra i greci erano considerati normali e tali continuano a essere, ma l’eterosessualità viene ostracizzata e riservata alla sola procreazione, dato che il vero amore è “tra uguali”. Anche l’amore è ben diverso, del resto non abbiamo avuto né il romanticismo, né l’amor cortese dei cavalieri. Non vi voglio tediare oltre descrivendovi anche le differenze in campo tecnico, economico, politico, filosofico e religioso, ma le scoprirete leggendo.

Chi ha già letto “IL SOGNO DEL RAGNO” avrà seguito le avventure delle due giovani protagoniste, una, Aracne, una schiava pubblica ilota, che violentata per l’ennesima volta in strada, fugge dalla provincia dell’Impero per evitare l’aborto cui sarebbe costretta e per cercare un mondo migliore verso nord, l’altra, Nymphodora, una ragazza spartiata, figlia di due personaggi tra i più importanti della capitale dell’Impero, Lacedemone,  che sogna di cambiare il mondo, partendo dal modo in cui si costruiscono le case, dato che a Sparta si prediligono le case sotterranee, più sicure da difendere e con minor impatto ecologico. Lei sogna grattacieli.

Dopo mille avventure, alla fine de “IL SOGNO DEL RAGNO” le strade delle due ragazze si congiungeranno e Aracne diverrà la schiava di Nymphodora.

 

Ed è qui che comincia “IL REGNO DEL RAGNO”. Se ne “IL SOGNO DEL RAGNO” lo scenario è limitato a Italia e Grecia, con “IL REGNO DEL RAGNO” si allarga e troviamo molti nuovi personaggi, mentre le avventure delle due ragazze si congiungono in una storia unica. Il primo capitolo ci presenta Archidamo, il padre di Nymphodora, un importante comandante militare, che combatte sulle rive del Gange, ai confini dell’Impero. Conosceremo meglio anche la madre Cliternestra, potente Gerente dell’Unione di Commercio, che presenterà alla figlia un promettente guerriero, Spartaco, con l’idea di farli sposare, ma che Nymphodora definirà Montagna di Presunzione. Nel frattempo il rapporto tra Aracne e Nymphodora si colorerà di sesso lesbico e amicizia.

L’ostilità contro i progetti urbanistici di Nymphodora e le pressioni della madre per farla sposare con Montagna di Presunzione, indurranno la ragazza ad abbandonare la capitale e fuggire, assieme ad Aracne, riprendendo con la schiava-amica-amante la fuga di questa verso nord, durante la quale scopriranno segreti insospettabili tenuti nascosti dall’Impero, uno dei quali riguarda direttamente Aracne e il ragno che la ragazza ha tatuato sulla fronte.

Se volete saperne di più, vi aspetto a Firenze Libro Aperto sabato 29 Settembre 2018 alle ore 16,30, presso lo stand di Porto Seguro Editore per l’anteprima del libro. Può essere già ora ordinato a Porto Seguro Editore o a me . Tra pochi giorni sarà poi ordinabile sui principali siti di vendita on-line.

 

HANNO SCRITTO LA MIA BIOGRAFIA!

Carlo Menzinger e alcuni dei suoi personaggi (da “Giovanna e l’angelo”, “Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale”, “Il Colombio divergente”, “Via da Sparta”, “La bambina dei sogni”) nell’illustrazione di Angelo Condello che compare in copertina de IL SOGNATORE DIVERGENTE

In passato, frequentando vari siti di scrittura, in maniera abbastanza vivace, mi è capitato che qualcuno scrivesse racconti in cui comparivo come personaggio o di essere citato in qualche post (a parte, ovviamente quelli che recensiscono i miei romanzi, che peraltro sono ormai assai numerosi), ma ancora non mi era mai capitato che qualcuno scrivesse un intero libro su di me e, per giunta, non un libricino di poche pagine, ma un signor saggio. Sì aggiunga, per comprendere la mia sorpresa, che a scriverlo è stata una persona che un anno fa ancora non conoscevo e di sua iniziativa, non sollecitato né da me, né dall’editore. Inoltre, va detto che l’autore, Massimo Acciai Baggiani non è certo l’ultimo arrivato nel mondo dei libri, avendo pubblicato romanzi, antologie di racconti e poesie e, come in questo caso, saggi di argomento letterario. Dirige anche una rivista on-line, “I segreti di Pulcinella” ed è stato curatore di altre opere. Ora, peraltro, abitando entrambi nello stesso quartiere Rifredi, a Firenze, siamo anche diventati amici e abbiamo persino scritto un romanzo a quattro mani, “Psicosfera”, per ora inedito.

Come è arrivato, allora, Massimo a decidere di pubblicare IL SOGNATORE DIVERGENTE (sottotitolo “La produzione letteraria di Carlo Menzinger di Preussenthal tra ucronia, fantascienza e horror”)?

Un po’ per volta, direi. Tutto è cominciato con la lettura de “Il sogno del ragno”, il primo romanzo della saga ucronica “Via da Sparta”, di cui sta per uscire in questi giorni il secondo volume “Il regno del ragno”.

Il romanzo gli è piaciuto, a quanto pare, e ha letto un altro paio di romanzi da me scritti. A questo punto, trovandosi in sintonia con i miei scritti,  mi ha chiesto di intervistarmi. Gli dissi di sì, ma mentre aspettavamo di fare l’intervista ha continuato a leggere altre cose mie e alla fine si è detto che poteva anche farci su un intero libro. È nato così “IL SOGNATORE DIVERGENTE”,  editore Porto Seguro.

 

IL SOGNATORE DIVERGENTE comprende:

  • l’introduzione (“Perché ho scritto questo libro”),
  • una panoramica generale sulle opere (“Gli universi divergenti di Carlo Menzinger”),
  • vari capitoli sui singoli volumi,
  • una “Intervista a Carlo Menzinger”,
  • una sezione di “Racconti” (uno scritto da Massimo Acciai, Marco Bazzato e Francesco Guglielmino – “America” -, una rielaborazione di Carlo Menzinger di questo stesso racconto, “Quel che manca”, firmato assieme ad Acciai, e infine un racconto di Menzinger sul medesimo tema degli altri due “Il sognatore divergente” che prende il nome dal volume),
  • una sezione di “Testimonianze”, con brani scritti su Menzinger da Sergio Calamandrei, Simonetta Bumbi, Paolo Ciampi, Giuliano Gemma, Gianni Marucelli, Carla Casazza, Chiara Sardelli e Laura Costantini,
  • due ritratti “letterari” realizzati da Angelo Condello e Niccolò Pizzorno,
  • i ringraziamenti del protagonista.

 

Massimo Acciai Baggiani e Carlo Menzinger

Mi ha colpito il grande impegno di Massimo Acciai nel leggere ben sedici volumi, oltre a varie opere sparse, la sua attenzione per l’analisi, sempre attenta e dettagliata dei testi, la sua capacità di raccontare tante opere con precisione e curiosità.

Credo poi che l’articolazione dell’opera, di cui sopra, contribuisca a rendere il volume particolarmente godibile, nella sua varietà.

Credo che il lettore possa trovare interessante anche la sezione centrale, con i tre racconti, uno evoluzione dell’altro, non solo per i racconti in sé, ma proprio per il fascino di vedere come si possa scrivere in modo diverso sul medesimo argomento (la mancata scoperta dell’America, tema ucronico al centro del mio primo romanzo, “Il Colombo divergente”).

Sono inoltre molto grato, non solo a Massimo Acciai per tale grande lavoro, ma anche tutti gli amici che hanno contribuito nella sessione “Testimonianze”, raccontando il “Carlo scrittore” che hanno conosciuto. Anche qui la scelta per comporre questa parte non è caduta banalmente sugli amici di tutti i giorni, ma su persone che con me hanno in vario modo collaborato in ambito letterario o su alcuni “grandi lettori”, come chiamo quelle persone che hanno letto un gran numero di opere da me scritte. Sottolineo che con alcuni di loro ci siamo incontrati solo raramente e con altri non ci siamo neanche mai visti, ma la conoscenza passa solo attraverso i libri. Tra le testimonianze ci sono quella di Sergio Calamandrei, amico anche nella vita comune, oltre che mio coautore ne “Il Settimo Plenilunio”, “Parole nel web” e “Ucronie per il terzo millennio”. Anche Simonetta

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Bumbi è stata mia coautrice ne “Il Settimo Plenilunio” e in “Parole nel web”.

 

Il volume sarà presentato sabato prossimo, il 29 Settembre 2018 (un anno e un giorno dopo che vidi per la prima volta Massimo Acciai, in occasione della prima presentazione de “Il sogno del ragno”) alle 16,30, a Firenze Libro Aperto, in Fortezza da Basso, nel capoluogo fiorentino.

A seguire sarà presentato per la prima volta anche il mio nuovo romanzo IL REGNO DEL RAGNO, anche questo pubblicato da Porto Seguro Editore.

L’ESPERIENZA SI TRASMETTE CON I GENI

Risultati immagini per Epigenetica il DNA che imparaTra i volumi che ho acquistato all’ultima Fiera del Libro di Firenze (Firenze Libro Aperto) c’è il saggio di Ernesto Di MauroEpigenetica – Il DNA che impara”, sottotitolo “Istruzioni per l’uso del patrimonio genetico”. Tra i tanti volumi in Fiera, mi è caduto lo sguardo su questo, perché speravo di poterci trovare qualche traccia su un concetto che ho utilizzato nel mio romanzo “Via da Sparta” e di cui ho letto qualcosa, ma mai nulla di organico: la possibilità di costruire computer che utilizzino la codificazione genetica.

Sapevo che probabilmente il volume non ne avrebbe parlato affatto e così è. Speravo, però, che, ugualmente, potesse essermi in qualche modo d’aiuto per capire se questa sia pura fantasia o abbia un qualche senso.

Devo dire che dopo la lettura, la mia comprensione e conoscenza in merito non è progredita di molto, ma non importa, perché il volume si è rivelato ugualmente molto interessante per un profano come il sottoscritto.

La prima cosa che vi ho appreso è che Lamarck non si sbagliava poi del tutto quando diceva che sono gli individui stessi ad adattarsi all’ambiente e a trasmettere le modifiche apportate alla propria discendenza. La soluzione della selezione della specie di Darwin, appare, infatti, troppo drastica. Ci sono cambiamenti che avvengono da una generazione all’altra che, però, non comportano la sopravvivenza dei portatori delle variazioni o la loro selezione sessuale.

Ernesto Di Mauro è Professore di Biologia Molecolare all’Università “Sapienza” di Roma. Ha sempre studiato il materiale ereditario, la sua forma e la sua struttura, la sua capacità di codificare segni e significati, l’eleganza e il rigore della trasmissione dei messaggi genetici.

Quello che mi è parso di capire è che si ormai appreso che alcuni caratteri genetici restano latenti ed emergono all’occorrenza, restando poi attivi nelle generazioni successive, finché ve n’è bisogno.

Tra gli esempi riportati quello di una popolazione umana, mi pare dell’Olanda, che per effetto della carestia si era ridotta di altezza, trasmettendo la nuova altezza media anche alle due generazioni successive, per poi tornare a quelle precedenti la carestia. Altro esempio è quello degli insetti stecco, categoria che comprende migliaia di specie diverse, in cui alcune hanno un gene recessivo delle ali, ovvero a volte, a distanza di anni l’evoluzione dota questi animali di ali, poi, arrivano nuove generazioni senza e quindi altre di nuovo dotate di ali. Questo a secondo dell’ambiente. Sono, infatti, insetti mimetici, che si confondono con rami e foglie. Il volo può rappresentare un ostacolo, in quanto li rende più visibili, ma anche un vantaggio, per spostarsi, per esempio su un ramo alto.

Insomma, l’evoluzione non funziona solo a grandi salti, per effetto della morte degli individui meno adatti all’ambiente, ma anche per apprendimento.

Un esempio è la capacità degli uccelli di cantare in un certo modo. Gli individui imparano a cantare in modo diverso, ma ogni specie acquisisce il suo modo di cantare che si trasmette di generazione in generazione.

Tra le cose che s’imparano “epigeneticamente” c’è persino la paura. Se oggi abbiamo paura di serpenti, topi o insetti, non è perché rappresentano un pericolo nel mondo in cui viviamo, ma lo erano in passato. Ne abbiamo paura non tanto per conoscenza appresa dalla comunità, ma per “istinto”. Mi pare di capire che molto di quello che chiamavamo istinto, sia, in realtà, epigenetica.

Come scrive Di Mauro “siamo il prodotto di accumulo di energia”, “siamo eredi di scelte evolutive fatte in tempi lontani” (pag. 14.)

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Insetto stecco

Persino Cicerone scriveva “Una chiara prova, poi, che gli uomini posseggono la più parte delle cognizioni prima ancora di nascere è che sin da fanciulli, imparando difficili discipline, essi si impadroniscono di innumerevoli cognizioni con tanta prontezza, da far pensare che non le apprendano per la prima volta, ma che esse riaffiorino nella loro memoria!” (pag. 114).

E Socrate non usava forse la maieutica: insegnava cercando di far riemergere le conoscenze dalla mente dei suoi allievi.

Insomma, persino nell’antichità s’intuiva già alcuni concetti di epigenetica.

Già ho avuto occasione di scrivere che la risposta all’entropia è la vita, che non ha senso studiare le leggi della fisica senza includervi la vita, che ne è una forza.

Di Mauro scrive: “Contrario all’entropia è l’organizzazione, la vita, l’informazione” e “Vita è impedire la disgregazione”.

Il volume si conclude con alcune considerazione sull’etica della genetica e Di Mauro fa rilevare come l’uomo abbia due grossi problemi che ne inficiano la sopravvivenza: “la grande capacità di modificazione di quanto lo circonda, la dimostrata incapacità di prendere decisioni programmate di sopravvivenza” (pag. 101).

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Insetto stecco

Insomma, l’umanità ha modificato e continua a modificare in modo drastico l’ambiente in cui vive. La variazione dell’ambiente comporta forti capacità adattative nella specie. L’umanità rischia, insomma, di estinguersi per aver modificato essa stessa l’habitat in modo dannoso e così drastico da non riuscire poi ad adattarsi al nuovo contesto.

Una di queste pericolose modificazioni consiste nel fatto che sia “sempre maggiore l’estensione (in milioni di ettari) dei terreni nei quali le uniche specie viventi sono quelle monocolture non sviluppate attraverso selezione avvenuta lungo il filo delle stagioni, create in laboratorio con lo scopo ovvio di essere più efficienti dei loro predecessori” (pag. 103). “Migliore è la pianta geneticamente modificata e sviluppata secondo criteri esclusivamente produttivi, maggiore sarà la tendenza a perdere tutte le altre varietà” (pag. 104).

Un mondo a bassa biodiversità è un mondo a rischio, più fragile, in cui la rottura di un anello può far saltare l’intera catena.

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QUANDO GLI UOMINI SI COMPORTANO COME ANIMALI

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Juan Dìaz Canales e Juanjo Guarnido

Approfitto di questi giorni d’influenza in cui non ho le forze per attività più impegnative per leggere “Blacksad” di Juan Dìaz Canales e Juanjo Guarnido, un volume a fumetti che fa parte dei miei acquisti a Firenze libro Aperto, la fiera del libro visitata alla Fortezza da Basso.

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Si tratta di un giallo dalle forti tinte noir e con tutte le caratteristiche di una detective story. La novità è che i personaggi sono animali, o meglio umani dal volto animalesco.

Il protagonista è un tipo muscoloso con il volto di un gatto nero, il capo della polizia è un distinto cane, la vittima una bella gatta e non mancano gorilla, orsi, rinoceronti, rane, ratti e un essere che pur avendo gambe e braccia si direbbe un serpente.

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Il senso di tutto questo è detto nel riquadro di chiusura: “ormai ero condannato a quel mondo: una giungla dove il grande divora il piccolo e dove gli uomini si comportano come animali”. Quello che Canales descrive attraverso i bei disegni dalle tinte scure o sanguigne di Guarnido è, infatti, un mondo umano, ma in cui la violenza e la sopraffazione ci rendono peggiori delle bestie.

Il volume è il primo di una serie che, da quanto si legge sulla quarta di copertina, comprende per ora tre sequel e un retroscena.

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