Posts Tagged ‘fantapolitica’

IL RAZZISMO: PARANOIA O CALCOLO POLITICO?

Mein Kampf. La mia battaglia - Adolf Hitler - Libro - Mondadori StoreUn personaggio del XX secolo che ha influenzato la Storia in modo radicale è senza ombra di dubbio Adolf Hitler. Costui ha portato all’Europa e al mondo la più devastante di tutte le guerre e lo sterminio di un intero popolo. Il suo operato è stato il tema forse trattato più spesso dagli autori ucronici, sia per la nostra vicinanza temporale alla Seconda Guerra Mondiale, sia per la profonda trasformazione che un uomo solo ha potuto operare sugli eventi e per la possibilità di generare universi alternativi. Gli autori ucronici si chiedono soprattutto due cose: come sarebbe oggi il mondo se i tedeschi avessero vinto la guerra e come sarebbe se Hitler non ci fosse mai stato o non avesse portato la Germania e il mondo alla guerra.

La più celebre di tutte le allostorie è “La svastica sopra il sole” di Philip K. Dick, in cui la Germania e il Giappone si sono spartiti l’America. Anche in “Fatherland” di Harris, la Germania ha vinto. Il nostro Pierfrancesco Prosperi in “Il 9 maggio” immagina invece la morte prematura del Führer. In un mio racconto (“Il pittore di Branau”) presente in “Ucronie per il terzo millennio” (Liberodiscrivere Edizioni, 2007) immagino che Hitler sia meno sfortunato che nella realtà nelle sue mire artistiche e non venendo bocciato alla scuola d’arte, si dedichi a questa piuttosto che alla politica. Ironico è il ritorno dei nazisti di “Iron sky”. Credo, che tra i possibili scenari sia interessante ipotizzare anche una Germania, magari guidata da un altro Führer, che si fosse accontenta di annettere Austria e Polonia.

Mi chiedo, però, se davvero oggi, qualora Hitler non ci fosse stato, avremmo avuto un mondo migliore. Non sempre eventi negativi, infatti, possono avere ripercussioni negative o eventi positivi averne di altrettanto positive. Quando si manipola la Storia, i suoi effetti possono essere imprevedibili e contrari a quelli attesi. Stephen King in “22/11/’63”, per esempio, immagina che, riuscendo il protagonista a salvare Kennedy, il mondo sprofondi in una sconvolgente guerra nucleare, idea poi ripresa anche dalla serie TV “The Umbrella Academy”. Immaginare che un uomo “buono” possa migliorare il mondo è un’illusione. Potrebbe, infatti, non avere le capacità di evitare eventi catastrofici. Così, io credo, il fatto di avere avuto una guerra terribile come la Seconda, ci ha dato poi, in Europa, un periodo di pace che probabilmente non avremmo avuto mai. Lo sterminio degli ebrei, nel suo orrore, ci ha vaccinato, almeno per un po’, dalle tentazioni razzistiche. Purtroppo, la gente ha la memoria corta e pare che gli insegnamenti di una simile follia, si stiano già perdendo.

 

Per meglio comprendere questo personaggio e cosa abbia spinto un intero popolo a seguirlo nella sua follia, credo Mein Kampf. La mia battaglia - Adolf Hitler - Libro - Mondadori Storesia importante leggere il suo programma politico “Mein Kampf”, un volume del 1925 in cui Hitler racconta della sua ascesa al potere, delle motivazioni delle sue scelte, delle possibili alleanze per la Germania. La sua preoccupazione è fornire la Germania di più ampi territori, per renderla in grado ci competere con le grandi potenze dell’epoca, soprattutto Inghilterra e Francia. Nell’ultima parte immagina soluzioni, che nello spirito del tempo non possono che essere di carattere bellico, mediante accordi militari, individuando come possibili alleati Inghilterra e Italia e come avversario principale la Francia, che si era impossessata delle miniere della Ruhr. L’ipotesi di allearsi con il Giappone, sebbene non sia un popolo ariano, viene ventilata come alternativa. All’Italia rimprovera l’annessione dell’Alto Adige. Sarà dunque la difficoltà di avere un appoggio britannico a portare agli sviluppi storici che ben conosciamo.

Fin qui, potrebbe parere il testo di un politico come tanti, figlio del suo tempo. Lo stesso valga per i discorsi sulla selezione dei funzionari di partito, dando loro responsabilità e premiando i più meritevoli.

Centrale, però, in “Mein Kampf” è l’ossessione paranoica per il complotto giudaico, che si starebbe attuando, udite, udite, mediante l’istigazione dell’ebreo Karl Marx, volta a dividere i proletari tedeschi dal loro Paese e mediante un’opera di sobillazione, da parte degli ebrei, di cattolici e protestanti, portandoli a litigare tra loro sino a dividere la Nazione, come se cattolici e protestanti non litigassero già abbastanza per conto loro.

Ovviamente non si limita prendersela con questi fantomatici cospiratori ma anche con i giovani ebrei dalle gambe storte che seducono bionde ragazze ariane imbastardendo la fiera razza tedesca.

Non penso, però, che fosse solo paranoia. Hitler penso credesse in buona parte in simili stupidaggini, ma da politico arguto le usava come strumenti di propaganda. È più facile unire un popolo dandogli un nemico da combattere che spingendolo a costruire qualcosa. Hitler, in realtà, farà entrambe le cose, muovendo la gente con il sogno di una Grande Germania. Nella scelta di prendersela con gli ebrei c’è anche la componente religiosa, che permette di mostrare i nazionalsocialisti come paladini di Dio. Anche in “Mein Kampf” compare qualche accenno alla difesa della fede cristiana. In Europa, secondo Hitler, nessuno si oppone adeguatamente alla minaccia di carattere internazionale rivestita dagli ebrei. I soli a opporsi in qualche modo, scrive, sarebbero gli Italiani.

Il volume nel mondo è stato spesso soggetto a censura da parte di governi di sinistra, ma forse a doverlo censurare dovrebbero essere quelli di destra, che, con parole e vittime diverse, spesso portano avanti discorsi altrettanto folli e che dovrebbero vedere negli sviluppi storici i rischi di affermazioni politiche prive di fondamento.

Tutto dipende da quanto la popolazione li segua, ma la Storia ha dimostrato che anche un paranoico può essere in grado di contagiare con la sua follia un’intera nazione.

Da leggere per capire che cosa successe e che cosa tutt’ora accade.

LA DISTOPIA PRIMA DI HUXLEY E ORWEL

Risultati immagini per tallone di ferro londonQuando ero un ragazzino divoravo i libri di Emilio Salgari e Jules Verne, ma accanto a loro c’erano altri autori che consideravo dei riferimenti per letture future, tra questi di sicuro c’era Jack London all’anagrafe John Griffith Chaney London (San Francisco, 12 gennaio 1876 – Glen Ellen, 22 novembre 1916).

Jack London era, però per me soprattutto l’autore di romanzi di avventura nella natura come “Il richiamo della foresta” e “Zanna bianca”. Ricordo di aver letto e apprezzato  anche “Martin Eden” e “Assassini S.p.A.”, non immaginavo, però, che la sua produzione comprendesse ben altro. London, infatti, ha scritto ben 50 opere in soli 40 anni di vita, la maggior parte dei quali passati a fare tutt’altro.

In età adulta ho letto poi “Il vagabondo delle stelle”, scoprendo un London, sì avventuroso, ma in modo ben diverso, essendo una storia con toni paranormali, che anticipa persino la fantascienza, immaginando viaggi onirici nel tempo.

Leggo ora “Il tallone di ferro” (“The Hiron Heel”, 1908), altra opera in qualche modo anticipatrice di tale genere e, in particolare, della distopia.

La struttura del romanzo è quella di una sorta di “matrioska temporale”, ambientato prevalentemente in un futuro abbastanza prossimo al momento in cui fu scritto (il 1907), direi circa il 1936, ha come protagonista un rivoluzionario socialista; viene raccontato qualche tempo dopo dalla moglie; si immagina poi che il diario di questa sia commentato con una serie di note a fine capitolo da un autore di sei secoli dopo.Risultati immagini per tallone di ferro london

Sia per la presenza del consistente corpo di note, alcune che fanno riferimento a informazioni storiche e vere, altre del tutto inventate, sia per quella di lunghi e complessi dibattiti socio-politici tra i personaggi, il volume appare quasi più come un saggio politico che come un romanzo, sebbene si assista ai tentativi di rivolta dei socialisti che cercano di resistere all’avvento di un’oligarchia plutocratica detta “Tallone di ferro”.

Risultati immagini per jack london

Jack London

La descrizione del futuro, rende l’opera un testo di anticipazione futurologica, che lo farebbe connotare come fantascientifico, sebbene sia qui quasi del tutto assente l’attenzione verso l’evoluzione tecnologica e la crescente presenza delle macchine è analizzata soprattutto in chiave sociologica. Siamo, insomma, in quell’area della fantascienza che possiamo dire fantapolitica. L’analisi socio-politica, sebbene vista oggi presenti alcune debolezze e ingenuità, ha una sua consistenza, che fa sì che l’autore riesca con essa ad anticipare alcuni fenomeni politici, che, secondo il ragionamento sviluppato nei discorsi dei personaggi, sembrano la logica conseguenza della situazione descritta e, soprattutto, di ovvie regole socio-economiche: London così anticipa la rivoluzione russa e cinese e, in qualche misura, anche l’avvento dei totalitarismi tedesco, italiano e spagnolo. I suoi “errori” sono soprattutto “geografici”. Non parla, per esempio, di una rivoluzione russa, ma ne immagina l’equivalente in America.

Altra singolare anticipazione è l’idea che tra la classe dei “plutocrati” e quella dei piccoli industriali, destinati a essere schiacciati dalla plutocrazia (oggi diremmo le “multinazionali”), nonché i lavoratori, compaia, per necessità storica, una classe di artisti strapagati, cosa che mi fa pensare agli stipendi miliardari di calciatori, cantanti e attori di successo.

Certo, va detto, che anticipare la rivoluzione russa non deve aver comportato un grosso sforzo immaginativo. Eravamo nel 1907, solo a dieci anni dal fatidico ottobre e i germi della rivoluzione erano nell’aria da tempo. Basti, del resto, pensare a quanto scriveva già nel 1873 (assai meno bene di London) il troppo lodato Dostoevskij ne “I demoni”, o nel 1877 Turgenev con “Terra vergine” (ambientato nel 1874) o, meglio di tutti, Puskin, già nel 1836  con “La figlia del capitano” parlando del settecentesco Pugacov.

Peccato che, appunto, London, non ci parli della Russia, che peraltro doveva conoscere abbastanza bene avendo fatto, tra le sue tante attività, il corrispondente della guerra russo-giapponese (anche se in Corea).

Peraltro, il ragionamento che porta all’anticipazione è qui particolarmente lucido, connotando l’opera come un saggio politico-economico mascherato da fantapolitica. Tale componente mi pare prevalente su quella distopica, giacché la dominazione del “Tallone di ferro” è qui solo preconizzata ed è il commentatore del futuro che ce ne parla, mentre gli eventi descritti hanno sì una forte connotazione negativa, ma ancora la società non presenta quelle forme di degenerazione strutturata che troveremo in “Noi” (1921) di Zamjatin, ne “Il mondo nuovo” (1932) di Huxley o in “1984” (1949) di Orwel.

La grande differenza rispetto a queste opere, poi, è che queste ultime nascono dopo la rivoluzione russa e hanno come bersaglio proprio l’Unione Sovietica, mentre London vede una rivoluzione socialista come lo strumento per avverare un’utopia e vede come un pericolo distopico il potere delle multinazionali (“plutocrazia”).

L’utopia londoniana vede i tentativi dei rivoluzionari di coinvolgere nella propria lotta al nascente “Tallone di Ferro” persino quella che oggi chiameremmo “Piccola e media impresa” e la Chiesa. Peculiare la figura del vescovo convertito al un ritorno ai principi di povertà e servizio del prossimo, che richiamano sviluppi che solo di recente stiamo cominciando a vedere ma sono ancora ben futuribili.

L’opera non è per nulla un capolavoro, ma è un documento interessante e meritevole di lettura come tale. Di sicuro la sua lettura ha stimolato in me la curiosità verso questo autore che forse ho sottovalutato (e non solo io). Mi piacerebbe ora sia rileggere, con gli occhi di un cinquantenne, i romanzi della mia infanzia, sia scoprire opere con titoli che sembrano promettenti, come “La figlia delle nevi”, “Prima di Adamo”, “Il bruto delle caverne”, “Le morti concentriche”, “La valle della Luna” o “Pronto soccorso per autori esordienti”.

Risultati immagini per rivoluzione russa

IPOTESI SUL FUTURO DELLA SOCIETÀ

Ci insegna wikipedia che “La fantapolitica è un filone narrativo che si concentra nel descrivere un sistema politico o una situazione politica ipotetici, ambientati spesso in un futuro prossimo. (omissis)

Il termine italiano è una parola macedonia tra fantasia (o fantastico) e politica, con significato di “politica fantastica”, analogamente alla parola fantascienza. Il termine e il relativo genere hanno avuto una notevole diffusione a partire dai primi anni sessanta. In ambito anglosassone è usata l’espressione political fiction.

La fantapolitica, nelle opere odierne di narrativa e cinema, è spesso assimilata a un sottogenere della fantascienza. Tali opere possono utilizzare riferimenti ad una ipotetica società del futuro o a fatti accaduti e persone esistenti, o descrivere l’evoluzione futura di una situazione politica presente. Non mancano tuttavia esempi, anche classici, di romanzi fantapolitici ambientati in un mondo immaginario, in cui si fa ampio ricorso all’allegoria o si attribuiscono a personaggi o popoli evidentemente inventati vizi e difetti che l’autore intende “mettere alla berlina”, in genere a scopo satirico o moraleggiante.

Aggiungerei che se i fatti narrati fossero nel passato, con buona probabilità saremmo nell’ambito dell’ucronia più che della fantapolitica.

Quella sorta di enciclopedia della letteratura fantastica che è la rivista “IF – Insolito e Fantastico”, dedica dunque il numero 17 di questo 2015 alla “Fantapolitica” cui sono dedicati gli articoli e i racconti di questo volume, come di consueto monografico e, come sempre, rigorosamente di 128 pagine in formato “libro”.

Essendo un genere sviluppatosi negli anni ’60 del secolo scorso, in piena Guerra Fredda, il tema più ricorrente della fantapolitica era la paura della bomba atomica e del comunismo, visto come regime totalitario. Ce ne parla anche il curatore della rivista Carlo Bordoni nel suo articolo introduttivo.

Che la fantapolitica sia uno strumento della politica è tema che sviluppa Domenico Gallo, che cita anche la stroncatura a “1984” di Orwell, fatta da Palmiro Togliatti, riportata a seguire.

Dei romanzi di Brian Aldiss ci parlano sia Riccardo Gramantieri, sia Carlo Bordoni. Della fantapolitica a sfondo religioso scrive Giuseppe Panella. Dei rapporti tra questo genere e la sincronicità tratta Max Gobbo, mentre di Robert Heinlein (ma non siamo più dalle parti della fantascienza?) scrive Vittorio Piccirillo. Esiste una branca della fantapolitica dedicata a quel politicante di Berlusconi? Pare di sì, a quel che scrive Lucasz Jan Berezowki.

Di “Fuga da New York” di Carpenter e del suo sequel scrive Dalmazio Frau, mentre i “Diari di Turner” di MacDonald sono raccontati da Diego Sobrà.

Un’analisi del genere viene affrontata da Gianfranco De Turris e Tomaz Skocki ci parla di come è trattato in Polonia.

Alla sezione di saggistica, come al solito, fa seguito la parte di narrativa, che comprende sia brani scelti dall’editore, sia i vincitori del concorso per racconti a tema.

Vi leggiamo così, fuori concorso, brani di Giovanni Agnoloni (di cui avevo già recensito il romanzo distopico “Sentieri di notte” e che qui si cimenta nella narrazione di un viaggio spaziale con allucinazioni), Fernando Iwasaki Cauti (che ci offre una serie di micro racconti di pochissime righe, a volte molto taglienti ed efficaci- della sua scrittura ci scrive poi Chiara Boschiero) e il classico Camille Flamarion (e il suo amore siderale)

In concorso erano invece Darkum Neik (ci mostra un Sudamerica sovieticizzato), Dario Marcucci (storia dal sapore distopico) e Juri Casati (il suo divertente racconto ci spiega alcuni eventi storici recenti con il naufragio di una nave aliena in Corea del Nord).

 

Di seguito vorrei ricordare i numeri di IF usciti sinora:

  1. Robot
  2. Oltretomba
  3. Ucronia
  4. Giallo & Noir
  5. Vampiri
  6. Altrimondi
  7. Distopie
  8. Fumetti
  9. Alieni
  10. Apocalisse
  11. Mainstream
  12. Fantascienza sociologica
  13. Ottocento fantastico
  14. Fuera del Mundo
  15. Fantareligione
  16. Protofantascienza
  17. Fantapolitica
  18. Star Trek

 

Ho partecipato spesso alla rivista con miei articoli, che colgo l’occasione per ricapitolare qui (il numero è quello della rivista, seguito dal titolo dell’articolo):

3 – “Ma cos’è l’ucronia?

5 – “Perché scrivere di vampiri nel terzo millennio?

6 – “I dinosauri sono ancora tra noi”.

7 – “Franco Mistrali, il primo vampiro italiano”.

9 – “Yukio Mishima, gli alieni sono tra noi”.

10 – “La più grigia delle distopie

13 – “L’evoluzione del vampiro ottocentesco”.

 

Nel numero 3 compare anche il mio racconto “Il pittore di Branau”, un’ucronia su Hitler tratta dall’antologia “Ucronie per il terzo millennio”.

 

Inoltre, nei seguenti numeri, sono presenti le recensioni di Antonio Daniele a:

8 – il romanzo illustratoIl Settimo Plenilunio”, da me scritto con Simonetta Bumbi e la collaborazione di Sergio Calamandrei e illustrato da 17 artisti.

13 – il mio thriller “La Bambina dei Sogni”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: