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NEANCHE I CICLI ASIMOVIANI

Fino a poco fa, pensavo che “Neanche gli Dei”, il romanzo scritto da Isaac Asimov nel 1972, fosse l’ultimo volume della storia futura della Galassia immaginata da Isaac Asimov nei tre Cicli dei Robot, dell’Impero e della Fondazione e in alcune opere “fuori Ciclo”. Sto rileggendomi tutti questi romanzi e racconti e così, dopo aver letto il sesto e ultimo volume del terzo Ciclo, quello della Fondazione, “Fondazione e Terra”. Ho cominciato a leggere “Neanche gli Dei”. Si tratta di un romanzo che avevo letto da ragazzino ma di cui ricordavo solo due cose: mi era piaciuto moltissimo e raccontava di creature molto strane. Appena ho cominciato a leggere, però, mi è stato subito chiaro che l’informazione che avevo avuto e che collocava quest’opera al termine della storia galattica dei robot, dell’Impero e delle Fondazioni non era affatto corretta.  “Neanche gli Dei” non ha nulla a che fare con quei libri.

Che si tratti di un ottimo romanzo di fantascienza è testimoniato anche dal fatto che ha vinto due dei massimi riconoscimenti in questo campo, il Premio Nebula e il Premio Hugo, e anche questa seconda lettura, pur fatta a distanza di decenni, mi ha soddisfatto.

Se non ci fosse stato questo equivoco, non l’avrei riletto e sarebbe stato un peccato perché è certo uno dei migliori romanzi di Asimov. “Neanche” quelli dei tre Cicli sono all’altezza!

 

L’opera è divisa in tre parti che corrispondono a tre diverse ambientazioni. Ciascuna ha un titolo che letto assieme agli altri formano una frase:

  1. Contro la stupidità…
  2. … Neanche gli Dei…
  3. … Possono nulla?

 

Isaac Asimov

La prima parte si svolge sulla Terra e racconta di come un semplice radiochimico Frederick Hallam riesca a scoprire un sistema del tutto economico di produrre energia. Questo grazie a un insolito collegamento che si crea con un universo parallelo, da quale dei “para-uomini” inviano nel nostro universo sostanze non “previste” dalla nostra chimica. La trasmissione di queste sostanze comporta la creazione di energia in entrambi gli universi. Quello che si scopre poi è che questo è possibile perché l’altro universo ha leggi fisiche diverse dalla nostre. Oltre allo scambio di materia ed energia, la Pompa Elettronica Interuniversale, grazie alla quale avviene il processo, fa mescolare le leggi dei due universi che tendono a uniformarsi. In particolare, nell’altro universo l’Interazione Forte, quella che tiene unite le particelle, è diversa che da noi. “Importando” la loro Interazione Forte il sole e la Galassia rischiano di esplodere. Il sistema di produzione energetica è però troppo comodo, facile ed economico e nessuno ci vuol rinunciare, né credere alle cassandre, come il fisico Peter Lamont, che preconizzano la prossima esplosione galattica. Notevole è l’intuizione scientifico-narrativa alla base di questa prima parte. Partendo dall’idea della presenza di un isotopo “impossibile” del tugsteno, Asimov riesce a immaginare una fisica alternativa.

La seconda parte era certo quella che mi doveva aver affascinato di più da ragazzo e anche oggi mi ha colpito per la genialità creativa. Asimov non solo immagina un universo con forze fisiche e chimiche diverse, ma un’organizzazione sociale e sessuale del tutto differenti dalla nostra, dimostrandosi, assai più che nei Cicli dell’Impero o della Fondazione, un fantasioso creatore di mondi.

La diversa interazione forte del Parauniverso è tale da consentire ai suoi abitanti di mescolare tra loro i propri atomi.

La specie intelligente è formata da tre sessi. A ciascun sesso corrisponde un diverso grado di consistenza o rarefazione, un diverso carattere e una differente funzione nella coppia.

I Paterni sono i più solidi e si occupano dell’allevamento dei bambini che sono sempre tre, dei tre diversi sessi, ma che nascono uno per volta.

I Razionali sono più rarefatti dei Paterni e svolgono tutte le attività intellettuali.

Le Emotive, sono ancor più rarefatte, in grado di espandersi e diventare quasi una nube o di mescolare i propri atomi con quelli delle rocce. Sono la parte sensibile e sensuale della triade.

L’equivalente dell’accoppiamento sessuale, per questi esseri, è la fusione. Perché la fusione sia perfetta, si devono fondere tra loro un Paterno, un Razionale e un’Emotiva. Una volta formata la triade, le tre parti continuano a unirsi solo tra di loro. Quando le Emotive riescono a raccogliere abbastanza energia prima dell’accoppiamento, nasce un figlio. Per far nascere un’Emotiva ci vuole più energia che per gli altri. Nasce sempre per ultima. Dopo che è nata la terza figlia, la triade si unisce un’ultima volta e trapassa. Solo in questo momento o poco prima, scopre che questo non vuol dire morire ma trasformarsi in coloro che, fino a quel momento pensavano appartenere a un’altra razza, i Duri, esseri ancora più densi dei Paterni. Una triade con l’ultima fusione, cioè, si trasforma in un Duro, un essere davvero maturo e comprensivo di tutte le caratteristiche degli altri tre. La sua densità atomica è maggiore, perché unisce gli atomi della triade.

Il Parauniverso si sta raffreddando e morendo, i Duri e i Morbidi (così sono detti nel loro insieme Razionali, Paterni ed Emotive, anche detti Sinistridi, Destridi e Mediane) si stanno estinguendo. Lo scambio di energia dà loro nuove speranze ma sono consapevoli che la mescolanza di leggi fisiche farà spegnere il proprio sole ed esplodere quello dell’altro universo. Lo spegnimento del proprio debole sole non li preoccupa: avranno comunque l’energia dell’altro universo.

Un’Emotiva però non vuole che gli abitanti del nostro universo siano distrutti e cerca di avvertire gli uomini all’altro capo della Pompa Elettronica Interuniversale.

Se nella prima parte eravamo coinvolti dalle vicende della nascita della Pompa, nella seconda seguiamo la vita di una triade molto speciale, quella di Odeen, Dua e Tritt, quella dell’Emotiva Dua che avverte gli umani, ma anche quella che sta dando vita al Duro Estwald che ha creato la Pompa. La triade, infatti, durante i lunghi periodi della fusione, si trasforma già nel Duro, che poi diventerà definitivamente l’Estwald che ha intuito come realizzare lo scambio con l’altro universo.

La terza parte si svolge sulla luna. Asimov ne approfitta per descriverci una colonia umana popolosa che si è ormai adattata da generazioni a vivere in ambienti chiusi e sotterranei, con poca gravità e ci mostra le peculiarità di questa società.

Qui troviamo una lunarita, Selene, che, per effetto di sperimentazioni genetiche è diventata super-intuitiva. Sebbene sia solo una guida turistica, riesce ad aiutare il fisico Denison a trovare una soluzione al problema. Non possono convincere gli umani a bloccare le Pompe, perché la nuova energia è troppo allettante e il rischio non compreso e capiscono che il Parauniverso non le fermerà per loro, decidono allora di compensare la “immissione” di leggi naturali del parauniverso, con altre opposte. Cercano e trovano così un terzo universo con un’interazione forte opposta a quella
del primo. Con un nuovo sistema faranno così affluire nel nostro universo le leggi di questo terzo, annullando l’immissione di quel dell’universo delle triadi e tutto ciò senza rinunciare all’energia.

Tre parti tra loro, dunque, molto diverse ma perfettamente connesse, con la prima parte scientificamente originale, la seconda che spicca per la novità e la creatività dell’ambientazione e la terza che comunque, oltre a rappresentare la chiusura del cerchio con la soluzione al problema, offre un’interessante ambientazione lunare.

Oltretutto, il romanzo è quasi privo del più classico difetto della narrativa asimoviana: la chiacchiera. Le vicende vengono descritte direttamente sotto gli occhi del lettore tramite le vicende dei protagonisti. Comprendiamo poco per volta la natura e le caratteristiche del parauniverso studiando il comportamento dei suoi abitanti. Non possono mancare gli altrettanto classici ragionamenti asimoviani, ma, a differenza di altre sue opere, qui sono ben equilibrati. La descrizione della luna è certo meno originale di quella del parauniverso, ma ha una discreta complessità e ricchezza di dettagli che ne fanno comunque uno dei migliori esempi d’ambientazione lunare in narrativa.

IL MONDO AI TEMPI DELLA WORLD WIDE ENERGY (WWE)

Anni fa avevo già avuto modo di apprezzare la capacità di visione di uno dei più acuti economisti dei nostri tempi, Jeremy Rifkin (“Economia all’idrogeno”, “L’era dell’accesso”). Ho ora letto una delle sue opere più recenti (2011) “La terza rivoluzione industriale”, che mi ha forse colpito meno delle precedenti letture, perché alcune delle intuizioni presenti le avevo già trovate nelle opere precedenti. Il volume mi è parso però un’interessante summa del pensiero di Rifkin sulle sorti del mondo, sebbene particolarmente concentrato su una delle sue idee portanti: l’energia diffusa.

L’economista sostiene che il corrispondente e il supporto dell’informazione diffusa, consentita dall’avvento di internet, dovrebbe essere l’energia diffusa.

Come nel web, le informazioni si muovono liberamente da innumerevoli (virtualmente infinite) fonti verso altrettanti fruitori finali, in uno scambio spesso diretto, così dovrebbe avvenire per l’energia.

Jeremy Rifkin

Per Rifkin l’età del petrolio è finita (come non essere d’accordo?) ed è iniziato (anzi dobbiamo fare in modo che inizi) l’era dell’energia da fonti rinnovabili. Già ora abbiamo grandi centrali eoliche e fotovoltaiche oltre alle già più tradizionali centrali idroelettriche, ma non è questa la modernità del modello proposto dallo studioso americano. L’energia alternativa dovrà essere prodotta localmente e in maniera diffusa. Ogni abitazione dovrà essere dotata di pannelli fotovoltaici, di piccole pale eoliche, di sistemi per sfruttare l’energia geotermica e potrà sia sfruttare direttamente l’energia prodotta, sia immetterla in rete.

Sarà in questo modo che potremo salvarci dalla scarsità di petrolio (e dalle guerre connesse), dall’inquinamento, dal riscaldamento globale e fornire energia a un mondo in cui non solo cresce la popolazione, ma in cui, anche e soprattutto, cresce il tenore di vita e con esso le esigenze di energia. Il processo di trasformazione potrà anche essere un volano per riattivare lo sviluppo e la crescita economica.

Il mondo immaginato sarà basato sull’empatia, sullo scambio, sulla sostituzione dell’affitto alla proprietà, sulla mobilità, temi peraltro più diffusamente affrontati in altri libri.

Qui Rifkin ci mostra come si potrebbe uscire dalla crisi attuale e avviare un terzo periodo di crescita industriale basato su un nuovo sviluppo del settore immobiliare, che dovrebbe riconvertirsi all’energia diffusa e su un ritorno alla produzione artigianale e alla piccola impresa, grazie anche allo sviluppo di nuove tecnologie come la stampa tridimensionale.

Il volume presenta anche, come esempi, alcuni “masterplan” approntati dal gruppo di studio di Rifkin per la trasformazione di alcune città secondo i criteri della terza rivoluzione industriale. Da (ex-)romano ho trovato un po’ utopistica l’immagine di una Roma tagliata da fasce “verdi” e riconvertita al fotovoltaico. Abbiamo impiegato decenni per costruire due linee di metropolitana, dubito che si riesca a trasformare in meno tempo una città plurimillenaria, in cui non si riesce a smuovere un sasso senza chiamare in causa le Belle Arti e in cui le abitudini sono ancor più difficili da cambiare. Le altre città le conosco meno e spero che l’analisi non sia stata altrettanto ottimistica.

In ogni caso, la parte più interessante del libro non è la descrizione dei progetti, ma l’idea di fondo.

Condivido con l’autore la preoccupazione che se non troveremo presto un’alternativa all’economia da petrolio, la nostra civiltà rischi l’estinzione, dunque non posso che consigliare questa lettura, se non altro per una riflessione sul nostro futuro.

 

Cinquale, 12/08/2014

Jeremy Rifkin

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