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LEGGERE LA BIBBIA TUTTA D’UN FIATO

La sacra bibbiaChi di voi ha letto la Bibbia dall’inizio alla fine, parola per parola, tutta in una volta, come se fosse un romanzo?

Scommetto che saranno in pochi a poter ammettere di averlo fatto.

Ebbene, che effetto fa? Va detto, che si tratta di una lettura estremamente lunga e impegnativa. Ho scelto la versione e-book da “La Sacra Bibbia – Edizione ufficiale della CEI” (Edizioni Paoline), di cui dispongo anche di una versione cartacea che conta 1256 pagine. Non è la prima volta che affronto libri con questo numero di pagine, ma va detto che i caratteri sono molto piccoli e le pagine assai dense. Ho così impiegato molto più tempo di quanto pensassi o sperassi.

Leggendo la Bibbia come se fosse un qualunque altro libro, la cosa che salta maggiormente all’occhio è l’enorme numero di ripetizioni, le contraddizioni e le incoerenze. Sono, poi, estremamente impegnative sia certe liste di nomi di persone (per esempio, “Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch, 14 Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei. 15 Canaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet 16 e il Gebuseo, l’Amorreo, il Gergeseo, 17 l’Eveo, l’Archita e il Sineo, 18 l’Arvadita, il Semarita e l’Amatita[1]”) o luoghi, sia certe descrizioni come, per esempio, il modo in cui fu costruita l’arca dell’alleanza per riporvi le tavole delle leggi, il modo in cui devono vestire i sacerdoti o l’edificazione del tempio di Salomone. Persino le vicende dei personaggi più importanti sono riprese e narrate diverse volte, presumibilmente da autori diversi. Basti pensare al Nuovo Testamento, in cui le vicende di Gesù sono ripetute quattro volte dai rispettivi evangelisti. Diciamo che ogni libro che compone la Bibbia potrebbe essere letto autonomamente, ricavandone insegnamenti e impressioni del tutto diverse, anche se persino all’interno di questi non mancano le ripetizioni.

Stupisce, dunque, trovare in un testo così inorganico, che riunisce veri e propri cataloghi con cronache di battaglie e guerre ed episodi variamenti esemplari di vita, quell’insieme di preghiere e lodi a Dio che sono i Salmi, quel misto di saggezza popolare e filosofia zen che sono i Proverbi, una chiara indicazione su un metodo di scrittura della storia nel Libro dei Maccabei, che sembra quasi la prefazione di un moderno saggio:

Vedendo infatti la massa di numeri e l’effettiva difficoltà per chi desidera di inoltrarsi nelle narrazioni storiche, a causa della vastità della materia, 25 ci siamo preoccupati di offrire diletto a coloro che amano leggere, facilità a quanti intendono ritenere nella memoria, utilità a tutti gli eventuali lettori. 26 Per noi certo, che ci siamo sobbarcati la fatica del sunteggiare, l’impresa non si presenta facile: ci vorranno sudori e veglie, 27 così come non è facile preparare un banchetto e accontentare le esigenze altrui; tuttavia per far cosa gradita a molti ci sarà dolce sopportare la fatica, 28 lasciando all’autore la completa esposizione dei particolari, curandoci invece di procedere secondo gli schemi di un riassunto. 29 Come infatti in una casa nuova all’architetto tocca pensare a tutta la costruzione, mentre chi è incaricato di dipingere a fuoco e a fresco deve badare solo alla decorazione, così, penso, è per noi. 30 L’entrare in argomento e il passare in rassegna i fatti e l’insinuarsi nei particolari, spetta all’ideatore dell’opera storica; 31 curare il sunto della esposizione e tralasciare i complementi della narrazione storica, è riservato a chi fa opera di compendio. 32 Di qui dunque cominceremo la narrazione, senza nulla aggiungere a ciò che abbiamo detto nella prefazione: sarebbe certo ingenuo abbondare nei preamboli e abbreviare poi la narrazione storica.[2]

Se non fosse assai noto, sorprenderebbe anche scoprire il Cantico, una poesia d’amore tra tanto sangue, con versi come:

Somiglia il mio diletto a un capriolo / o ad un cerbiatto. / Eccolo, egli sta /dietro il nostro muro” o

“O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, / nei nascondigli dei dirupi, / mostrami il tuo viso, / fammi sentire la tua voce, / perché la tua voce è soave, / il tuo viso è leggiadro”.

E che dire all’incredibile invito al carpe diem del capitolo 2 della Sapienza:

“5 La nostra esistenza è il passare di un’ombra / e non c’è ritorno alla nostra morte, / poiché il sigillo è posto e nessuno torna indietro. / 6 Su, godiamoci i beni presenti, / facciamo uso delle creature con ardore giovanile! / 7 Inebriamoci di vino squisito e di profumi, / non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera, / 8 coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano; / 9 nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza. / Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia / perché questo ci spetta, questa è la nostra parte”?

Peccato che l’introduzione di questi versi sia “Dicono fra loro sragionando:” e la loro conclusione “21 La pensano così, ma si sbagliano; / la loro malizia li ha accecati. / 22 Non conoscono i segreti di Dio; / non sperano salario per la santità / né credono alla ricompensa delle anime pure. / 23 Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; / lo fece a immagine della propria natura. / 24 Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; / e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono.

Risultato immagini per genesi

 

Non dico certo nulla di nuovo nell’affermare che la Bibbia è opera fondamentale della nostra cultura e, dunque, alla base di tutta la letteratura che ne segue. C’è una certa modernità, per esempio, nelle vicende di Tobia, che sembrano preannunciare la narrativa “rosa”.

Centrali sono, però, le cronache di guerra, nelle quali oltre al grande protagonista, il popolo di Israele, compaiono molte delle genti dell’antichità e alcuni nomi importanti della storia antica, da Nabucodonosor ad Alessandro Magno.

Dal punto di vista “morale”, colpisce, invece l’estrema lontananza dei comportamenti dei personaggi rispetto al nostro modo di sentire di europei, per non dire di cristiani.

Il Dio che ne emerge è una divinità crudele, spietata e vendicativa, che usa lo sterminio e il genocidio come strumenti di affermazione e così fa il suo popolo. I sostantivi “stermino” e “strage” e il verbo “sterminare” sono tra i termini più ricorrenti di questo libro che pare soprattutto una cronaca di guerre e battaglie. Essenzialmente sembra un Dio geloso (più che un Dio unico), che teme più di tutto che il suo popolo veneri altri dei (“Giuda fece ciò che è male agli occhi del Signore; essi provocarono il Signore a gelosia più di quanto non l’avessero fatto tutti i loro padri, con i loro peccati[3].”). Non sembra tanto un Dio in cui credere, quando un Dio da onorare e cui si debba obbedienza cieca. Quando, per esempio, Salomone si apre a nuove fedi, facendo costruire templi per le divinità onorate dalle sue numerose mogli (la poligamia è decisamente la norma), Dio se la prende.

Risultato immagini per genesiAdorare un altro Dio è colpa da punire con la morte: “Acab riferì a Gezabele ciò che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti[4]Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi uno!». Li afferrarono. Elia li fece scendere nel torrente Kison, ove li scannò.[5]”.

Inoltre, sembra un Dio piuttosto emotivo, che prima accorda il suo pieno appoggio a un re e poi lo nega improvvisamente per riaccordarlo, magari, dopo qualche tempo. Lo si nota, per esempio, nel conflitto tra gli eredi di re Salomone. Sembra che il successo dei vari protagonisti dipenda sempre e solo dalla volontà di Dio, che a volte è conseguenza delle azioni degli uomini, altre volte pare punirli senza motivo immediato, per fini suoi imperscrutabili.

In sostanza, sembra quasi che la Bibbia cerchi di giustificare il fatto che il popolo eletto da Dio tante volte sia sconfitto in battaglie o in guerra: è sempre colpa di qualche re che non ha seguito gli insegnamenti del Signore o, in alternativa, del popolo che ha peccato. In che cosa? Sembra che la cosa che conti davvero sia quasi solo il “non avrai altro Dio all’infuori di me”, come se gli altri peccati non rilevino altrettanto, fino almeno al Nuovo Testamento. E i sovrani di Israele e Giuda sembra che non sappiano astenersi dal venerare altri Dei o, quantomeno, dal permettere che siano onorati tra la propria gente, generando l’ira del Signore, che immancabilmente li lascia alla mercé dei loro nemici, quasi che questi siano davvero “la mano di Dio in terra”.

Quando Dio appoggia il suo popolo (“supplicato Dio che si facesse loro alleato[6], “con un alleato venuto dal cielo[7], “Giuda supplicò il Signore che si mostrasse loro alleato e guida nella battaglia[8]), ne segue morte violenta e sterminio per tutte le altre genti. Non è, insomma, un Dio-padre, ma un alleato militare, piuttosto inaffidabile, oltretutto. A guerre e stermini si accompagnano persino torture. Si pensi, per esempio alla madre e ai suoi sette figli che sono fatti a pezzi e bruciati vivi da re Antioco, solo per convincerli a mangiare carne di maiale, contravvenendo agli usi religiosi: “Allora il re irritato comandò di mettere al fuoco padelle e caldaie. 4 Diventate queste subito roventi, il re comandò di tagliare la lingua, di scorticare e tagliare le estremità a quello che era stato loro portavoce, sotto gli occhi degli altri fratelli e della madre. 5 Quando quegli fu mutilato di tutte le membra, comandò di accostarlo al fuoco e di arrostirlo mentre era ancora vivo.”[9]

Sono estremamente numerose le situazioni, penso all’Esodo in particolare, in cui gli israeliti fanno strage dei loro Risultato immagini per Signore degli Esercitinemici per impossessarsi delle loro terre, senza risparmiare nessuno (per esempio “Israele votò allo sterminio i Cananei[10] o “votammo allo sterminio ogni città, uomini, donne, bambini; non vi lasciammo alcun superstite[11] o “votammo allo sterminio ogni città, uomini, donne, bambini. 7 Ma il bestiame e le spoglie delle città asportammo per noi come preda[12] o “Soltanto nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; 17 ma li voterai allo sterminio: cioè gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare, 18 perché essi non v’insegnino a commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dèi e voi non pecchiate contro il Signore vostro Dio.[13]). Qualche volta se la “cavano” solo le fanciulle ancora vergini, che vengono prese dagli invasori, anziché essere trucidate.

Lo stesso Signore incita all’odio e alla violenza: “spazzerò la casa di Geroboamo come si spazza lo sterco fino alla sua totale scomparsa. 11 I cani divoreranno quanti della casa di Geroboamo moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli dell’aria”.[14]

Non per nulla uno degli epiteti con cui è spesso chiamato è “Signore degli Eserciti”[15]Risultato immagini per piaghe d'egitto immagini

Eppure, questo Dio violento e spietato non sempre ama la violenza e può persino capitare, tra tante stragi ed eccidi, spesso voluti proprio dal Signore degli Eserciti di leggere frasi come questa:

“5 Il Signore scruta giusti ed empi, / egli odia chi ama la violenza.”[16]

Occorre, però, attendere gli evangelisti per avere davvero messaggi di amore e pace, anche se non sono privi di immagini violente:

30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.[17]

Anche il Nuovo Testamento non manca, però, di violenza.

 

La poligamia, come scrivevo sopra, invece, sembra davvero cosa normale e accettata:Risultato immagini per strage degli innocenti

Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l’altra chiamata Zilla.[18]

Gedeone ebbe settanta figli che gli erano nati dalle molte mogli.[19]

Salomone si legò a loro per amore. 3 Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli pervertirono il cuore. 4 Quando Salomone fu vecchio, le sue donne l’attirarono verso dèi stranieri e il suo cuore non restò più tutto con il Signore suo Dio come il cuore di Davide suo padre.[20]

Ascùr padre di Tekòa aveva due mogli, Chelea e Naara.[21]

Davide prese altre mogli in Gerusalemme e generò figli e figlie.[22]

 

Dio è “guida della sapienza”[23] e numerosi sono gli insegnamenti presenti, in primis le numerose regole lasciate da Mosè (non solo Dieci Comandamenti!). Ricordo, per esempio:

16 Sei cose odia il Signore, / anzi sette gli sono in abominio: / 17 occhi alteri, lingua bugiarda, / mani che versano Risultato immagini per sodoma e gomorrasangue innocente, / 18 cuore che trama iniqui progetti, / piedi che corrono rapidi verso il male, / 19 falso testimone che diffonde menzogne / e chi provoca litigi tra fratelli.”[24]

 

Molto insistono i Proverbi sulla distinzione tra empio e giusto. Leggiamo, per esempio:

16 Il salario del giusto serve per la vita, / il guadagno dell’empio è per i vizi.”[25]

25 Al passaggio della bufera l’empio cessa di essere, / ma il giusto resterà saldo per sempre.”[26]

“9 Con la bocca l’empio rovina il suo prossimo, / ma i giusti si salvano con la scienza.”[27]

O anche su quella tra saggi e stolti:

29 Chi crea disordine in casa erediterà vento / e lo stolto sarà schiavo dell’uomo saggio.”[28]

Prov 12:1 Chi ama la disciplina ama la scienza, / chi odia la correzione è stolto.[29]

15 Lo stolto giudica diritta la sua condotta, / il saggio, invece, ascolta il consiglio.”[30]

3 Nella bocca dello stolto c’è il germoglio della superbia, / ma le labbra dei saggi sono la loro salvaguardia.”[31]

Tra empi e giusti:

32 Dalla propria malvagità è travolto l’empio, / il giusto ha un rifugio nella propria integrità.”[32]

“6 Nella casa del giusto c’è abbondanza di beni, / sulla rendita dell’empio incombe il dissesto.”[33]

Tra umili e arroganti (non solo nei Proverbi ma anche altrove):

23 L’orgoglio dell’uomo ne provoca l’umiliazione, / l’umile di cuore ottiene onori.”[34]

6 eccelso è il Signore e guarda verso l’umile / ma al superbo volge lo sguardo da lontano.”[35]

“28 Tu salvi la gente umile, / mentre abbassi gli occhi dei superbi.”[36]

“Sir 11:1 La sapienza dell’umile gli farà tenere alta la testa, / gli permetterà di sedere tra i grandi.”[37]

Impressionante sono la lunghezza e il contenuto delle regole che Mosè impone al suo popolo, in cui la schiavitù, l’omicidio e altre forme di violenza non sono proibite ma regolamentate.

Per esempio: “Non consegnerai al suo padrone uno schiavo che, dopo essergli fuggito, si sarà rifugiato presso di te[38] o “distruggerò nella casa di Geroboamo ogni maschio, schiavo o libero in Israele[39] o “Non maltrattare uno schiavo che lavora fedelmente[40]”.

Risultato immagini per inferno

Quale ricchezza è più grande della sapienza, / la quale tutto produce?[41]

Credo che il libro migliore per comprendere cosa sia la sapienza di Dio sia, appunto, il libro detto “Sapienza”:

17 Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose, / per comprender la struttura del mondo / e la forza degli elementi, /18 il principio, la fine e il mezzo dei tempi, / l’alternarsi dei solstizi e il susseguirsi delle stagioni, / 19 il ciclo degli anni e la posizione degli astri, / 20 la natura degli animali e l’istinto delle fiere, / i poteri degli spiriti e i ragionamenti degli uomini, / la varietà delle piante e le proprietà delle radici. / 21 Tutto ciò che è nascosto e ciò che è palese io lo so, / poiché mi ha istruito la sapienza, / artefice di tutte le cose. / 22 In essa c’è uno spirito intelligente, santo, / unico, molteplice, sottile, / mobile, penetrante, senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, / 23 libero, benefico, amico dell’uomo, / stabile, sicuro, senz’affanni, / onnipotente, onniveggente / e che pervade tutti gli spiriti / intelligenti, puri, sottilissimi.”[42]

 

Il medesimo libro ci fornisce una bella definizione di “uomo”:Risultato immagini per inferno

Sap 7:1 Anch’io sono un uomo mortale come tutti, / discendente del primo essere plasmato di creta. / Fui formato di carne nel seno di una madre, / 2 durante dieci mesi consolidato nel sangue, / frutto del seme d’un uomo e del piacere compagno del sonno. / 3 Anch’io appena nato ho respirato l’aria comune / e sono caduto su una terra uguale per tutti, / levando nel pianto uguale a tutti il mio primo grido. / 4 E fui allevato in fasce e circondato di cure; / 5 nessun re iniziò in modo diverso l’esistenza.”

 

Davvero il Dio della Bibbia è il solo dio? Da dove nasce il monoteismo delle tre grandi fedi che su di essa si appoggiano? Sembra, piuttosto, solo un Dio, tra tanti, ma con la pretesa di essere superiore agli altri.

Strano leggere frasi come “Grande è il Signore e degno di ogni lode, / terribile sopra tutti gli dèi. / 5 Tutti gli dèi delle nazioni sono un nulla, / ma il Signore ha fatto i cieli.”[43]

“Si prostrino a lui tutti gli dèi!”[44]Risultato immagini per apocalisse di GIovanni

“9 Perché tu sei, Signore, / l’Altissimo su tutta la terra, / tu sei eccelso sopra tutti gli dèi.”[45]

“5 Io so che grande è il Signore, / il nostro Dio sopra tutti gli dèi.”[46]

“Lodate il Dio degli dèi”.[47]

“Quali mai, fra tutti gli dèi di quelle regioni, hanno liberato il loro paese dalla mia mano?”[48]

“18 Accendono loro lumi, persino più numerosi che per se stessi, ma gli dèi non ne vedono alcuno.”[49]

“Dice il Signore Dio: «Distruggerò gli idoli / e farò sparire gli dèi da Menfi.”[50]

“90 Benedite, fedeli tutti, il Dio degli dèi, / lodatelo e celebratelo, perché la sua grazia dura sempre».”[51]

Risultato immagini per apocalisse di GIovanniDunque, ci sono anche altri Dei! Direi che compaiono un po’ troppo spesso per dire che non esistono!

Se è un Dio geloso degli altri Dei, lo è anche degli uomini, degli animali e persino delle piante:

24 Sapranno tutti gli alberi della foresta / che io sono il Signore, / che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso; / faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco. / Io, il Signore, ho parlato e lo farò[52]”.

Il Signore degli Eserciti è un Dio che vuole essere onorato con sacrifici e che siano di buona qualità:

Quando voi dite: «La tavola del Signore è spregevole» 8 e offrite un animale cieco in sacrificio, non è forse un male? Quando voi offrite un animale zoppo o malato, non è forse un male? Offritelo pure al vostro governatore: pensate che l’accetterà o che vi sarà grato? Dice il Signore degli eserciti.[53]

E neppure il Dio del Nuovo Testamento accetta doni incompleti, come si legge negli Atti, a proposito di Anania e sua moglie Saffira, puniti entrambi con la morte perché Anania aveva venduto un suo podere ma “tenuta per sé una parte dell’importo d’accordo con la moglie, consegnò l’altra parte deponendola ai piedi degli apostoli[54].

 

È un Dio che parla agli uomini attraverso i sogni, come ben ricordiamo dalle vicende di Giuseppe, ma anche di Daniele con Nabucodònosor:

26 Il re disse allora a Daniele, chiamato Baltazzàr: «Puoi tu davvero rivelarmi il sogno che ho fatto e darmene la spiegazione?».

27 Daniele, davanti al re, rispose: «Il mistero di cui il re chiede la spiegazione non può essere spiegato né da saggi, né da astrologi, né da maghi, né da indovini; 28 ma c’è un Dio nel cielo che svela i misteri ed egli ha rivelato al re Nabucodònosor quel che avverrà al finire dei giorni. Ecco dunque qual era il tuo sogno e le visioni che sono passate per la tua mente, mentre dormivi nel tuo letto[55]”.

Risultato immagini per apocalisse di GIovanni

Non ci sono solo altri Dei: ci sono anche altre creature sovrumane come gli angeli.

Mi sono spesso interrogato sul ruolo e le origini degli angeli nel cristianesimo. In effetti, compaiono con una certa frequenza nella Bibbia, ma assai più spesso nel Nuovo piuttosto che nel Vecchio Testamento. Riporto di seguito solo alcuni esempi, ma vi compaiono assai più di frequente:

Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore.”[56]

Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Benedetto il suo grande nome su di noi e benedetti i suoi angeli per tutti i secoli.”[57]

Mentre Giacobbe continuava il viaggio, gli si fecero incontro gli angeli di Dio.[58]

I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma.[59]

Ecco, dei suoi servi egli non si fida / e ai suoi angeli imputa difetti[60].

Fece piovere su di essi la manna per cibo / e diede loro pane del cielo: /25 l’uomo mangiò il pane degli angeli[61]

Lodatelo, voi tutti, suoi angeli[62]

La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli.[63]

Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli[64].

Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli”[65]

Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?[66]

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27 Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.[67]

Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo».”[68]

Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12 e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.”[69]

Quando si manifesterà il Signore Gesù dal cielo con gli angeli della sua potenza 8 in fuoco ardente, a far vendetta di quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù.[70]

Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, 3 come potremo scampare noi se trascuriamo una salvezza così grande?[71]

Le sette stelle sono gli angeli delle sette Chiese e le sette lampade sono le sette Chiese”[72]

Durante la visione poi intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia”.[73]

Insomma, per essere una religione monoteista, non c’era bisogno di scomodare i santi, per ampliare il pantheon ad altre creature sovrannaturali.

 

Che cosa dice la Bibbia a proposito della creazione, a parte quanto ben noto della Genesi?

Nel libro della Sapienza, capitolo 1, si legge:

“12 Non provocate la morte con gli errori della vostra vita, / non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani, / 13 perché Dio non ha creato la morte / e non gode per la rovina dei viventi. / 14 Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza”.

È un Dio che ha creato ogni cosa, il bene come il male: se avesse odiato qualcosa, si dice, non l’avrebbe creata. Un Dio libero di distruggere ciò che ha creato, anche il suo stesso popolo.

E io ho creato anche il distruttore per devastare.[74]

2 Il Signore ha distrutto senza pietà / tutte le dimore di Giacobbe[75]”.

5 Il Signore è divenuto come un nemico, / ha distrutto Israele; / ha distrutto tutti i suoi palazzi, / ha abbattuto le sue fortezze[76]”.

Si parla, mi pare, assai più spesso di distruzione che di creazione. Non c’è bisogno di attendere il libro dell’Apocalisse per trovare profezie di sciagura:

Li distruggerò con la spada, la fame e la peste[77]”.

3 Io manderò contro di loro quattro specie di mali – parola del Signore –: la spada per ucciderli, i cani per sbranarli, gli uccelli dell’aria e le bestie selvatiche per divorarli e distruggerli.[78]

I padri divoreranno i figli e i figli divoreranno i padri[79]”.

 

Il libro di Ezechiele si apre con una scena che certo deve aver ispirato Giovanni per l’Apocalisse e che sembra quasi tratta da un libro di proto-fantascienza:

4 Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro incandescente. 5 Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, dei quali questo era l’aspetto: avevano sembianza umana 6 e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. 7 Le loro gambe erano diritte e gli zoccoli dei loro piedi erano come gli zoccoli dei piedi d’un vitello, splendenti come lucido bronzo. 8 Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d’uomo; tutti e quattro avevano le medesime sembianze e le proprie ali, 9 e queste ali erano unite l’una all’altra. Mentre avanzavano, non si volgevano indietro, ma ciascuno andava diritto avanti a sé.

10 Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d’uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d’aquila. 11 Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. 12 Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro.

13 Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. 14 Gli esseri andavano e venivano come un baleno. 15 Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota al loro fianco, di tutti e quattro.

16 Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutt’e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo a un’altra ruota. 17 Potevano muoversi in quattro direzioni, senza aver bisogno di voltare nel muoversi. 18 La loro circonferenza era assai grande e i cerchi di tutt’e quattro erano pieni di occhi tutt’intorno. 19 Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. 20 Dovunque lo spirito le avesse spinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote. 21 Quando essi si muovevano, esse si muovevano; quando essi si fermavano, esse si fermavano e, quando essi si alzavano da terra, anche le ruote ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote.

22 Al di sopra delle teste degli esseri viventi vi era una specie di firmamento, simile ad un cristallo splendente, disteso sopra le loro teste, 23 e sotto il firmamento vi erano le loro ali distese, l’una di contro all’altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. 24 Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento.”

 

È, comunque, un Dio capace di far sconfiggere la morte ai suoi profeti: Elia, per esempio, “21 Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: «Signore Dio mio, l’anima del fanciullo torni nel suo corpo». 22 Il Signore ascoltò il grido di Elia; l’anima del bambino tornò nel suo corpo[80]”. Non è questa solo una prerogativa del Cristo.

Alcune figure, che dovrebbero essere d’esempio, appaiono come violente e irresponsabili, come il giudice Sansone (tra l’altro è uno di quelli la cui nascita era stata annunciata da un angelo, cosa piuttosto frequente), che sembra volere una ragazza filistea per puro capriccio e che non esita a scatenare conflitti apparentemente per poco più che nulla.

Persino il Re David, quello che da ragazzino sconfisse il filisteo Golia (dimostrando una discreta dose di arroganza, direi “Il Signore che mi ha liberato dalle unghie del leone e dalle unghie dell’orso, mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo” e “Il Filisteo gridò verso Davide: «Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?»”) e che da pastore si fece re, sfidando Saul in un’interminabile guerra civile (“Saul ha ucciso i suoi mille, Davide i suoi diecimila”, appare più che altro come uno spietato condottiero e in certi momenti sembra persino un padrino mafioso come nell’episodio del ricco pastore che fa contattare dai suoi uomini per chiedere un “omaggio” e quando questo risponde che non sa chi sia questo David (“Nabal rispose ai servi di Davide: «Chi è Davide e chi è il figlio di Iesse? Oggi sono troppi i servi che scappano dai loro padroni. 11 Devo prendere il pane, l’acqua e la carne che ho preparato per i tosatori e darli a gente che non so da dove venga?”), questo torna con un mezzo esercito per minacciarlo (“Allora Davide disse ai suoi uomini: «Cingete tutti la spada!». Tutti cinsero la spada e Davide cinse la sua e partirono dietro Davide circa quattrocento uomini.”).

Quanto alla tanto lodata Giuditta, mi pare un’ignominiosa assassina, che fa ubriacare la sua vittima e che poi, approfittando della sua ebrezza, la uccide a tradimento, per non parlare dell’uso della seduzione sessuale come strumento di guerra, morte e, ahimè, gloria di un popolo:

Poiché non cadde il loro capo contro giovani forti, / né figli di titani lo percossero, / né alti giganti l’oppressero, / ma Giuditta figlia di Merari, / con la bellezza del suo volto lo fiaccò. / 7 Essa depose la veste di vedova / per sollievo degli afflitti in Israele, / si unse con aroma il volto, / 8 cinse del diadema i capelli, / indossò una veste di lino per sedurlo. / 9 I suoi sandali rapirono i suoi occhi / la sua bellezza avvinse il suo cuore / e la scimitarra gli troncò il collo. / 10 I Persiani rabbrividirono per il suo coraggio, / per la sua forza raccapricciarono i Medi.”[81]Risultato immagini per apocalisse di GIovanni

E che dire di Ester? Non diviene regina per la sua bellezza e non aiuta gli ebrei grazie alla sua capacità di sedurre e controllare il sovrano?

Il re amò Ester più di tutte le altre donne ed essa trovò grazia e favore agli occhi di lui più di tutte le altre vergini. Egli le pose in testa la corona regale e la fece regina al posto di Vasti.[82]

Gli stessi criteri con cui gli uomini sono “scelti” sono basati su meriti legati all’estrema violenza (“Egli uccise i due figli di Arièl, di Moab. Scese anche in mezzo a una cisterna, dove uccise un leone, in un giorno di neve. 21 Uccise anche un Egiziano, uomo d’alta statura, che teneva una lancia in mano; Benaià gli scese contro con un bastone, strappò di mano all’Egiziano la lancia e lo uccise con la lancia di lui. 22 Questo fece Benaià figlio di Ioiadà, e si acquistò fama tra i trenta prodi. 23 Fu il più illustre dei Trenta, ma non giunse alla pari dei Tre. Davide lo ammise nel suo consiglio.”[83])

 

Quando fu deciso che “si distruggessero, si uccidessero, si sterminassero tutti i Giudei, giovani e vecchi, bambini e donne, in un medesimo giorno, il tredici del decimosecondo mese, cioè il mese di Adàr, e si saccheggiassero i loro beni.”[84]Il terzo giorno, quando ebbe finito di pregare, ella si tolse le vesti da schiava e si coprì di tutto il fasto del suo grado.”[85] Ottiene così dal sovrano che sia convocato davanti al re Assuero il comandante Amàn, che ha ordinato lo sterminio degli ebrei, e, interrogata su cosa desideri risponde “la mia richiesta è che mi sia concessa la vita e il mio desiderio è che sia risparmiato il mio popolo. 4 Perché io e il mio popolo siamo stati venduti per essere distrutti, uccisi, sterminati.”[86]

“Subito il re Assuero disse alla regina Ester: «Chi è e dov’è colui che ha pensato di fare una cosa simile?». 6 Ester rispose: «L’avversario, il nemico, è quel malvagio di Amàn»”[87]

Amàn è giustiziato, la sua casa regalata a Ester e persino i figli di Amàn vengono trucidati.

I Giudei ebbero in mano i loro nemici. 2 I Giudei si radunarono nelle loro città, in tutte le province del re Assuero, per aggredire quelli che cercavano di fare loro del male; nessuno potè resistere loro, perché il timore dei Giudei era piombato su tutti i popoli.”[88]

Si ordina, persino, che “siano impiccati al palo i dieci figli di Amàn[89]. Una giustizia, insomma, che fa ricadere sui figli le colpe dei padri, anche se Ezechiele scrive diversamente: “20 Colui che ha peccato e non altri deve morire; il figlio non sconta l’iniquità del padre, né il padre l’iniquità del figlio. Al giusto sarà accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagità.[90]

 

La pigrizia non è certo una dote: “2 Il pigro è simile a una palla di sterco[91]” né l’ingordigia “non masticare con voracità per non renderti odioso.[92]

Compito del padre è educare i figli con forza: “Sir 30:1 Chi ama il proprio figlio usa spesso la frusta, / per gioire di lui alla fine[93]” e “7 Chi accarezza un figlio ne fascerà poi le ferite[94]”.

Non c’è poi molta fiducia verso le donne: “14 Meglio la cattiveria di un uomo che la bontà di una donna[95]” e ancor meno negli stranieri:

9 Così dice il Signore Dio: Nessuno straniero, non circonciso di cuore, non circonciso nella carne, entrerà nel mio santuario, nessuno di tutti gli stranieri che sono in mezzo agli Israeliti.[96]

Ro 3:1 Qual è dunque la superiorità del Giudeo? O quale l’utilità della circoncisione?

2 Grande, sotto ogni aspetto. Anzitutto perché a loro sono state affidate le rivelazioni di Dio.[97]

Occorre attendere gli apostoli, per leggere:

34 Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, 35 ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. 36 Questa è la parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti.[98]

O

25 Esattamente come dice Osea: Chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo[99]

Da notare che Osea scrive altro:

9 E il Signore disse a Osea: / «Chiamalo Non–mio–popolo, / perché voi non siete mio popolo / e io non esisto per voi».[100]” e “e a Non–mio–popolo dirò: Popolo mio, / ed egli mi dirà: Mio Dio.[101]

Nei Romani si dice “11 Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso. 12 Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l’invocano. 13 Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato[102].

 

Il Nuovo Testamento innova fortemente il vecchio ma si riallaccia a questo, sfruttandone alcune profezie come quella citata da Matteo su Betlemme.

Ne parla il Libro di Michea:

Mi 5:1 E tu, Betlemme di Efrata / così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda,/ da te mi uscirà colui / che deve essere il dominatore in Israele; / le sue origini sono dall’antichità, / dai giorni più remoti.[103]

Nel Vangelo abbiamo anche un rovesciamento del concetto di “immondo”:

nulla è immondo in se stesso; ma se uno ritiene qualcosa come immondo, per lui è immondo”.[104]

Soprattutto, si nota l’apertura ai non circoncisi:

25 Esattamente come dice Osea: / Chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo / e mia diletta quella che non era la diletta.”[105]

Giudei e Greci, tutti, sono sotto il dominio del peccato[106].

29 Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo, anche dei pagani! 30 Poiché non c’è che un solo Dio, il quale giustificherà per la fede i circoncisi, e per mezzo della fede anche i non circoncisi. 31 Togliamo dunque ogni valore alla legge mediante la fede? Nient’affatto, anzi confermiamo la legge.[107]

Chiaro è l’insegnamento nei “Corinzi” verso il sesso:

“15 Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! 16 O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo. 17 Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. 18 Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. 19 O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?[108]

“1Co 7:1 Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto, è cosa buona per l’uomo non toccare donna; 2 tuttavia, per il pericolo dell’incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito.[109]

4 La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie.[110]

Il volume si chiude con il “Libro della Rivelazione”, anche noto come “Apocalisse” di Giovanni, che ci proietta ancora in una nuova dimensione, con le sue creature mostruose, i suoi cavalieri, angeli, vegliardi, sigilli e trombe. Certo, ci sono testi profetici anche nel resto della Bibbia e abbiamo visto immagini quanto mai fantasiose, ma questo finale va ben oltre.

 

Diciamo che appare chiaro persino a un lettore (senza fare particolari studi in merito), che l’opera è un coacervo di scritti di autori assai diversi e con finalità tra loro diversissime, dalle regole sanitarie, a quelle rituali, a quelle morali, passando per una serie numerosa di elenchi di genealogie, per cronache di vicende belliche, per aneddoti su alcuni personaggi, per storie o storielle con morale o insegnamento annesso e altre che sono raccontate come semplice fatto di cronaca. La parte narrativa, spesso di pura cronaca o elencazione di nomi appare forse prevalente.

Fa molto riflettere la datazione degli eventi. Nella Genesi la presenza di personaggi vissuti per centinaia di anni, fa sospettare che all’epoca con il termine tradotto “anni” si intendesse altro, probabilmente mesi, anche se è strano come anche dopo non manchino patriarchi che superano i 120 anni. Altre volte sembra quasi che con il nome di un uomo si intenda invece un’intera tribù o un “casato”.

Molto ci sarebbe da capire sul vero senso dei numeri in questi libri e sul loro ricorrere.

 

Dopo aver letto questo volume immenso e così importante, mi viene da chiedermi se davvero oggi, nel Terzo Millennio di quest’era cristiana, vi sia ancora bisogno di questo Dio geloso, vendicativo, violento e crudele e se non sarebbe meglio limitarci a considerare la Bibbia solo come un importante documento storico, liberando il cristianesimo dai suoi vincoli e trasformando questa fede in una semplice filosofia di vita basata sull’amore del prossimo e il perdono?

Risultato immagini per angeli di morte

Si è trattato di una lettura impegnativa, che mi ha preso tre mesi dal 7 dicembre al 10 marzo. Ai fini delle mie statistiche di lettura, non saprei neppure se considerarla un libro solo: racchiude una vera e propria biblioteca di testi di diversa natura e autori.

Quanto meno si potrebbe considerare divisa in due parti, Nuovo e Vecchio Testamento.

Il primo è diviso in:

  1. Pentateuco
  2. Libri storici
  3. Libri poetici
  4. Libri profetici.

Il secondo in:

  1. Quattro vangeli
  2. Atti degli apostoli
  3. Lettere
  4. Apocalisse

Insomma, otto parti divise in un numero difficile da definire di testi, a seconda, per esempio, di come vogliamo contare i libri di Samuele, dei Re e delle Cronache o accorpare le lettere, che direi prossimo alla sessantina.

Non so se avrò ancora la forza di rileggerlo tutto assieme, come questa volta, ma di sicuro una lettura sola non è sufficiente. Vorrei magari rileggere i Libri poetici e forse anche quelli profetici.

Note

[1] Genesi, 10

[2] Maccabei, 2, 24-32

[3] Re, 14, 22

[4] Re, 19,1

[5] Re, 18,40

[6] Maccabei, 10, 16

[7] Maccabei, 11, 10

[8] Maccabei, 12, 36

[9] Maccabei, 7, 3-5

[10] Numeri, 20

[11] Deuteronomio, 2,34

[12] Deuteronomio, 3, 6-7

[13] Deuteronomio, 20, 6-18

[14] Re, 14, 10-11

[15] Samuele, 7, 27; Re, 18, 15; Re, 19, 10

[16] Salmi, 10, 5

[17] Matteo, 5, 30

[18] Genesi, 4, 19

[19] Giudici 8, 30

[20] Re, 11, 2-4

[21] Cronache, 4, 5

[22] Cronache, 14, 3

[23] Sapienza, 7, 15

[24] Proverbi, 6, 16-19

[25] Proverbi, 10, 16

[26] Proverbi, 10, 25

[27] Proverbi, 11, 9

[28] Proverbi, 11, 29

[29] Proverbi, 12, 1

[30] Proverbi, 12, 15

[31] Proverbi, 14, 3

[32] Proverbi, 14, 32

[33] Proverbi, 15, 6

[34] Proverbi, 29, 23

[35] Salmi, 137, 6

[36] 2 Samuele, 22, 8

[37] Siracide, 11, 1

[38] Deuteronomio, 23, 16

[39] Re, 14, 10

[40] Siracide, 7,20

[41] Sapienza, 8, 5

[42] Sapienza, 7, 17-23

[43] Salmi, 95, 4.5

[44] Salmi, 96, 7

[45] Salmi, 96, 9

[46] Salmi, 134, 5

[47] Salmi, 135, 2

[48] Isaia, 36, 20

[49] Baruc, 6, 18

[50] Ezechiele, 30, 13

[51] Daniele, 90, 3

[52] Ezechiele, 17,24

[53] Malachia,1, 7-8

[54] Atti, 5, 2

[55] Daniele, 2, 26-28

[56] Tobia, 12, 15

[57] Tobia, 11, 14

[58] Genesi, 32, 2

[59] Genesi, 19, 1

[60] Giobbe 4, 18

[61] Giobbe, 77, 24-25

[62] Giobbe, 148, 2

[63] Matteo, 13, 39

[64] Matteo, 13, 41

[65] Matteo, 18, 10

[66] Matteo, 26, 53

[67] Marco, 13, 26

[68] Giovanni, 1, 51

[69] Giovanni, 20, 11

[70] Tessalonicesi, 1, 7-9

[71] Ebrei, 2, 2-3

[72] Apocalisse, 1, 20

[73] Apocalisse, 5 11

[74] Isaia, 54,16

[75] Lamentazioni, 2,2

[76] Lamentazioni, 2, 5

[77] Geremia, 14, 11

[78] Geremia, 15, 3

[79] Ezechiele, 5, 10

[80] Re, 17, 21;

[81] Giuditta, 16, 6-10

[82] Ester, 2, 17

[83] Samuele, 23, 20-23

[84] Ester, 3, 13

[85] Ester, 5,1

[86] Ester, 7,3

[87] Ester, 7, 5-6

[88] Ester, 9, 1-2

[89] Ester, 9,13

[90] Ezechiele, 18, 20

[91] Siracide, 22, 2

[92] Siracide, 31, 16

[93] Siracide, 30, 1

[94] Siracide, 30, 7

[95] Siracide, 42,14

[96] Ezechiele, 44, 9

[97] Romani, 3, 1

[98] Atti, 10, 34-36

[99] Romani, 9,25

[100] Osea, 1, 9

[101] Osea, 2,25

[102] Romani, 10, 11-13

[103] Michea, 5, 1

[104] Romani, 14, 14

[105] Romani, 9, 25

[106] Romani, 3, 9

[107] Romani, 3, 29, 31

[108] Corinzi, 6, 15-19

[109] Corinzi, 7, 1

[110] Corinzi, 7, 4

UNA TOMBA DEI TEMPI DI GESÙ

Come la sabbia del desertoHo conosciuto di recente Vincenzo Maria Sacco, cominciando a frequentare come socio la vivace associazione culturale GSF- Gruppo Scrittori Firenze, di cui Sacco è presidente.

Leggo ora il suo romanzo storico “Come sabbia nel deserto”, edito dalla medesima casa editrice con cui ho pubblicato i miei ultimi quattro lavori, Porto Seguro Editore, iperattiva realtà editoriale del capoluogo toscano.

Come sabbia nel deserto” è opera storica che si snoda su due piani temporali, due millenni fa e nel 1941, sempre in Palestina. Narra del ritrovamento (avvenuto anche nella realtà – il romanzo sviluppa un’ipotesi dello studioso americano Tom Powers) di un’antica tomba dei tempi di Gesù Cristo e del mistero che vi gravita attorno, tale da indurre i due archeologici (le figure reali Eleazar Lipa Sukenik  e Nahman Avigad) a rimandare la comunicazione al mondo della loro scoperta.

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Vincenzo Maria Sacco

Anni intensi, quelli in cui è ambientato, i primi per lo sviluppo del cristianesimo, i secondi per il diffondersi del nazismo e il dilagare della Seconda Guerra Mondiale e, sebbene ambientato in luoghi esotici e lontani, se ne sentono fin lì gli echi.

La scrittura di Sacco scorre precisa e determinata, con rigorosa attenzione alla ricostruzione storica e alle tecniche archeologiche ma anche allo spirito di quei ricercatori (“noi studiosi ridiamo loro la luce, mettiamo un piccolo tassello al suo posto nel grande mosaico della Storia” – pag. 145), offrendoci il ritratto di una “famiglia di immigrati ebrei vissuta in questa terra quasi duemila anni fa” (pag. 8), spunto per alcune veloci riflessioni sui migranti d’oggi e le similitudini con allora (“erano state tassativamente limitate le immigrazioni e le concessioni di terre agli ebrei” – pag. 19) e nel contempo occasione per descrivere una Storia  che “in fondo, è fatta dagli uomini” (pag. 145) ma anche per interrogarsi sul divino (“Se fosse davvero risorto perché non mostrarsi a tutti?” – pag. 37) e sul messaggio evangelico (“Essere tutti uguali! Sarebbe bello ma è un’utopia, non è così e non lo sarà mai!” e “Se è il Messia come dicono i cristiani, allora, credetemi, Dio ha sbagliato tempo e luogo” – pag. 90).

 

SE TUA FIGLIA DIVENTA UNA TERRORISTA

LA DISGREGAZIONE DELLA FAMIGLIA AMERICANA

Che cosa succede in una famiglia americana quando, dopo tre generazioni dedite al miglioramento e all’avanzamento sociale, un uomo dalla vita perfetta, un ebreo così alto e biondo da essere chiamato Lo Svedese, sempre primo nello sport, amato e invidiato da tutti, sposato con una cattolica che è stata tra le candidate a fare Miss America, si ritrova una figlia balbuziente, fa di tutto per curarla e lei guarisce ma diventa prima una terrorista e poi una barbona?

Di questo ci parla “Pastorale americana” di Philip Roth, un romanzo sulla caduta delle certezze, sulla difficoltà di essere genitori (padri soprattutto), sull’illusione del sogno americano, sulla vacuità della “pastorale americana”, sulla crisi degli ideali e del modello borghese, sui traumi dell’adolescenza, sui conflitti intergenerazionali e interreligiosi.

Siamo nel secolo scorso. Durante la guerra del Vietnam, quando mette la sua prima bomba in paese, la figlia dello Svedese ha sedici anni. Il padre s’interroga, alla ricerca delle motivazioni che anno fatto della sua bambina prima una balbuziente e poi un’assassina. La cerca, perché dopo la prima bomba la ragazzina fa perdere le sue tracce. Lui e la moglie falliscono nel tentativo, mai convinto, di ricostruire le proprie vite attorno al vuoto lasciato dalla figlia. Un vuoto che forse è piuttosto il suo opposto, con il peso opprimente di quel primo delitto a tormentarli.

Il padre cerca le cause nei propri comportamenti, ma anche nella difficoltà di coniugare l’educazione ebraica con quella cattolica. Roth ricostruisce poco per volta la vita dei genitori, modelli irraggiungibili per la figlia, così carichi di successi, eppure anche loro intimamente deboli. Ce li mostra quando cercavano di conciliare i loro diversi credo e le loro diverse famiglie, ma anche, dopo il tracollo, mentre nel ricostruire le proprie vite in realtà annullano tutto ciò che erano stati.

Questo è per me il secondo romanzo di Philip Roth che leggo dopo “Complotto contro l’America”, altro volume che parla di ebrei nella provincia America, mostrando il disgregarsi di una famiglia. In “Pastorale americana” l’elemento scatenante è la ribellione della figlia, nell’ucronia “Complotto contro l’America” è, invece, un elemento esterno, l’ascesa al potere (immaginaria) di Lindberg, simpatizzante di Hitler e non interventista, che terrà l’America fuori dalla Seconda Guerra Mondiale. Se nell’ucronia Roth mostra di credere nel Destino, nella “Pastorale americana” c’è comunque una totale impotenza del protagonista che molto somiglia all’ineluttabilità del fato.

Philip Roth

Mi chiedo se questa disgregazione della famiglia americana per Roth sia qualcosa di specifico della comunità degli ebrei d’America, i cui principi sono così in contrasto con il consumismo e l’arrivismo americano o se ci parli di ebrei solo perché sono la comunità che conosce meglio, ma percepisca comunque una generale crisi degli ideali familiari americani e occidentali. Dovrò leggere altro di suo per capirlo meglio. Cosa che farò volentieri, perché, nonostante una scrittura un po’ “indiretta”, che non arriva con precisione alla sostanza, l’autore sa affrontare con capacità temi interessanti e importanti, non per nulla è stato citato spesso il suo nome tra i candidati al Premio Nobel (anche se non credo più molto nella qualità di questo riconoscimento).

 

P.S.: non credo ci sia alcuna parentela tra Philip e Veronica Roth, la giovane autrice di “Divergent”, ma se così non fosse fatemi sapere.

OGNI COSA É CONFUSA

Avendo letto l’illuminante e imperdibile saggio “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer, mi stupiva un po’ pensare che un simile autore potesse anche aver scritto dei romanzi. Ho dunque avuto qualche esitazione ad accostarmi a “Ogni cosa è illuminata”, romanzo pubblicato da Safran Foer nel 2002. Avrei indubbiamente preferito leggerne un altro saggio. Come romanziere, però riscuote un certo successo, così ho voluto tentarne la lettura.

L’opera mi ha in parte affascinato, spingendomi a considerarla un libro originale e appassionante, dall’altra parte, però, mi ha piuttosto deluso.

Quel che mi ha spinto a considerarlo un romanzo interessante è poi stato anche ciò che forse mi ha disturbato di più. Non amo e non capisco gli autori che, conoscendo e praticando la lingua nazionale scrivono in dialetto, sembrandomi una furbata per risultare più “simpatici” e per nascondere nella forma la debolezza della sostanza, come si copre il sapore di un cibo un po’ troppo vecchio con il sapore forte delle spezie.

Safran però non scrive in dialetto. Fa un’operazione più seria: crea una parlata per uno dei suoi personaggi, cosa che mi ispira e incuriosisce. Se questo è uno dei punti di forza dei grandi autori fantasy da Tolkien alla Rowlings, non sempre farlo, però, suona corretto e in linea con la narrazione.

Il protagonista di “Ogni cosa è illuminata” è un giovanissimo ucraino che cerca di parlare un inglese elegante, ma, conoscendo poco la lingua, la reinventa a modo suo, usando malamente sinonimi sofisticati. La cosa all’inizio stuzzica e forse diverte persino, poi ci si chiede come faccia uno che conosce così poco la lingua a conoscere termini così particolari, pur usandoli così male e, soprattutto, dopo un po’ ho avuto la stessa sensazione che provo leggendo alcuni autori dialettali: che bisogno c’era? È solo una spezia per nascondere il sapore di un piatto poco saporito?

L’altra cosa che mi ha convinto poco, sebbene sia una tecnica ampiamente sfruttata, è stato dividere il romanzo in due (anzi tre) piani temporali, raccontando in sostanza una storia ambientata nel passato, una nel presente e un’altra quasi fuori dal tempo (lo scambio di corrispondenza tra il protagonista e il cosiddetto “eroe”, l’ebreo americano che viene guidato attraverso l’Ucraina dal protagonista alla ricerca della storia della sua famiglia).

Le due (tre) storie hanno indubbiamente punti in comune, ma ho atteso invano il momento in cui avrei potuto esclamare “Ogni cosa è illuminata” (che nel gergo del protagonista vorrebbe dire “tutto chiaro!”), perché finalmente mi si sarebbe chiarito ogni legame tra di esse.

Inoltre, avendo letto da poco il pregevole “Il complotto contro l’America” di Roth, che ci parla in modo davvero intelligente di ebrei e antisemitismo, questa nuova storia di ebrei perseguitati mi è parsa decisamente inferiore  e assai meno incisiva nel descrivere il vero dramma degli ebrei di fronte al razzismo che li perseguita e poco conta che l’intento qui era probabilmente di scrivere un altro tipo di storia, perché il raffronto con altre storie sull’antisemitismo (per esempio il bel “La bambina che salvava i libri”, “Il cielo cade”, “I cani e i lupi” – anch’esso con ucraini – o “Bastardi senza gloria”) non si può evitare.

Ci sono, per di più alcuni passaggi, non troppo lunghi nel complesso dell’opera, che ho trovato inutili e noiosi.

Peccato, perché il romanzo ha un grosso potenziale e partiva bene, ma se Safran Foer mi è parso un ottimo investigatore della società e un ottimo saggista in “Se niente importa”, in questo romanzo, per molti aspetti affascinante, mi è parso che abbia ancora da maturare.

 

Firenze, 11/10/2013

 

Jonathan Safran Foer

Jonathan Safran Foer

UN UCRONICO CHE CREDE NEL DESTINO

Risultati immagini per il complotto contro l'americaQuando si elencano le migliori ucronie sul nazismo si pensa quasi sempre a “La svastica sul sole” (1962) di Dick o a “Fatherland” (1992) di Harris, ma “Complotto contro l’America” (2004) di Philip Roth, pur trattando i medesimi temi, si presenta, a mio giudizio, dal punto di vista letterario, come un’opera migliore.

Innanzitutto per il forte realismo con cui viene bilanciata la fantasia ucronica, mostrando con precisione un’America di provincia, nella miglior tradizione del genere, dal punto di vista di un bambino ebreo. L’approccio ucronico qui viene reso mostrando come l’avvento al potere negli Stati Uniti nel 1940 di un personaggio non interventista e moderatamente simpatizzante di Hitler, porti a una trasformazione lenta ma inesorabile del modo di pensare e di agire di una grande democrazia, facendo riaffiorare sacche nascoste di razzismo e antisemitismo.

Perfettamente ucronica è la trovata che un singolo uomo, qui l’aviatore ed eroe americano Lindberg, possa stravolgere e mutare la storia del mondo, vincendo le elezioni al termine del secondo mandato di Roosevelt (nella realtà il Presidente vinse per quattro mandati successivi e guidò l’America nella Seconda Guerra Mondiale).

L’arresto del New Deal, dovuto al termine della sua presidenza, unitamente all’avanzata di Giappone e Germania nelle loro conquiste, porteranno alla trasformazione culturale dell’America.

Il dramma ebraico non viene visto mediante persecuzioni, ma tramite il disgregarsi dell’unità familiare, vero obiettivo delle moderate politiche anti-semitiche di Lindberg.

Il cugino orfano che vive con i Roth (i protagonisti si chiamano come l’autore), parte come volontario in guerra arruolandosi nell’esercito canadese (alleato di Gran Bretagna e Francia). Torna deluso e amareggiato e privo di una gamba, in conflitto con lo zio che ancora vede in Lindberg un pericolo, rifiuta di occuparsi della politica. Il fratello maggiore del bambino viene inserito in un programma subdolo di “americanizzazione” (qualcosa tipo i balilla nostrani, ma dedicato espressamente agli ebrei) dietro pressione della zia, che sposa un rabbino collaborazionista. Il padre viene trasferito in Kentucky dalla propria azienda, come varie altre famiglie ebraiche, ma rifiuta di partire e si licenzia, passando a un lavoro più umile alle dipendenze del proprio fratello. Insomma, niente campi di concentramento in America, ma una vita sempre più difficile, fino all’entrata in guerra deli Stati Uniti contro l’Asse. A tal punto però, Lindberg muore in un incidente aereo, Roosvelt diventa presidente per la terza volta (negli anni del suo reale quarto mandato) e la Storia ritorna nei suoi binari originari.

Ho voluto citare questo finale (ritenendo peraltro che nulla tolga alla lettura, dato che, per come è impostato il romanzo, quello che interessa il lettore sono soprattutto le vicende familiari), perché è lì, secondo me, che la visione ucronica di Roth, per il resto eccellente, ha un calo. Personalmente ritengo, infatti, che se la Storia muta, non ci sia verso di riportarla sul suo cammino originario. Credo che ogni piccolo gesto diverso, ci consegni un futuro irrimediabilmente nuovo. Quattro anni di guerra mondiale, poi, con l’embargo americano verso gli Alleati e un ostinato non interventismo, sono qualcosa che neanche l’entrata in Guerra, con Pearl Harbour, come avvenne davvero, può cancellare. Del resto Roth poco ci dice degli anni successivi, ma la sensazione che lascia è che ogni cosa torni al suo posto. A un certo punto cita persino l’attentato futuro a Robert Kennedy!

Philip Roth

Philip Roth

Non concordo insomma in una visione determinista della Storia, in cui il Destino, alla fine è immutabile. E non tanto una questione di perdita del Libero Arbitrio, ma di un approccio alla Storia che esclude il ruolo delle singole persone, dei piccoli eventi, credendo in un flusso inarrestabile, in cui le grandi forze sociali ed economiche prevalgono su tutto. Eppure mi pare evidente dalle cronache del nostro Paese e dalle vicende storiche, come la presenza di alcuni uomini abbiano da sempre orientato in modo netto e determinante il corso degli eventi. Trovo persino ridicolo pensare che se non ci fossero stati un Giulio Cesare, un Einstein, un Darwin, un Napoleone, un Mozart, un Dante altri avrebbero portato a termine la loro opera. Forse qualcosa di confrontabile, in alcuni casi sarebbe stato realizzato, ma nulla di uguale. Senza un solo versetto dell’Inferno di Dante la nostra stessa vita sarebbe stata un’altra. Questo credo sia il massimo insegnamento dell’ucronia. La “Storia senza se e senza ma” è solo uno slogan politico, ma non ha alcun senso reale.

 

Firenze, 29/09/2013

 

 

 

 

Charles Lindberg

Charles Lindberg

IL FRATRICIDA CHE VIAGGIAVA NEL TEMPO BIBLICO

Risultati immagini per Caino SaramagoSe José Saramago non avesse già scritto un romanzo intitolato “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” (1991), forse avrebbe potuto intitolare “Caino” (2009) “La Bibbia secondo Caino”.

Saramago non è certo nuovo nel toccare temi religiosi. Penso anche a “Le Intermittenze della Morte” (2005).

Caino”, una delle ultime opere del premio Nobel portoghese scomparso il 18 giugno 2010 è un romanzo non lungo, ma affascinate ed estremamente ricco di temi.

Innanzitutto, può essere letto come un viaggio nel tempo. In questo José Saramago si dimostra innovativo pur senza creare soluzioni particolari. Diciamo che lo è forse più per trascuratezza verso la questione che per particolare attenzione. Sembrerebbe che come faccia il suo Caino a viaggiare nel tempo a lui poco importi. Non ha certo una macchina apposita. Lui cammina e si trova in un “diverso presente”, lontano decenni o secoli da quello da cui proveniva, a volte in avanti nel tempo, a volte indietro. Il tempo in cui viaggia però è sempre quello della Bibbia. Si muove su un asino e quasi si potrebbe pensare sia questa cavalcatura a essere magica, ma poi lo lascia e il suo viaggio non finisce.

Caino è proprio quello che pensiamo: il fratello assassino di Abele. Dio lo condanna a errare e lui non lo fa solo nello spazio, ma anche nel tempo. Quando incontra Dio e questi gli chiede come mai nei momenti salienti della storia biblica lui compaia sempre, Caino risponde di non saperlo e che pensava potesse essere opera sua, ma Dio gli risponde che queste cose non le fa.

Così l’errante figlio di Adamo incontra Abramo e Isacco, Giosuè, Mosè, Noè. Si unisce con Lilith, con le figlie e la moglie di Noè. Assiste alla caduta delle mura di Gerico, alla distruzione di Sodoma e Gomorra e al Diluvio Universale. Manca di un pelo solo la Genesi, ma Saramago ci mostra i suoi genitori.

José Saramago

Questo viaggiare nel tempo, che avviene a prescindere dalla sua volontà, ricorda un po’ quello del protagonista de “La Moglie dell’Uomo che viaggiava nel Tempo” (2003) della Niffenegger: non c’è previsione, non c’è logica nei loro spostamenti. Caino però non si ritrova ogni volta, come Henry, nudo e indifeso. Il suo spostamento è indolore, si porta dietro ciò che ha, persino l’asino. Come Henry ogni volta ritorna dalla sua Claire, così Caino torna (meno spesso) da Lilith.

Ora questo nome, Lilith, ci porta già in un’altra dimensione di questo romanzo.

Lilith è una figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica, che potrebbe averla appresa dai babilonesi assieme ad altri culti e miti (come il Diluvio universale) durante la prigionia di Babilonia.

Nella religione mesopotamica Lilith è il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazia, malattia e morte. La figura di Lilith appare inizialmente in un insieme di demoni e spiriti legati al vento e alla tempesta, come è il caso nella religiosità sumerica di Lilitu, circa nel 3000 a.C.

Per gli antichi ebrei Lilith era la prima moglie di Adamo (quindi precedente a Eva), che fu ripudiata e cacciata via perché si rifiutò di obbedire al marito. Sebbene alcuni studiosi datassero l’origine verso il VIII secolo a.C., le trascrizioni mesopotamiche accennano a questa figura già dal III millennio a.C.

La presenza di questa figura nel romanzo, ci fa capire che siamo nella Bibbia, ma non proprio in quella ortodossa. Del resto qualche dubbio sorge subito, quando Adamo ed Eva, cacciati dal Paradiso, vengono a sapere dall’angelo sulla porta che nel mondo ci sono già molti altri uomini. Forse, però i viaggi nel tempo sono già iniziati!

Quello che José Saramago ci mostra è un Dio che possiamo ritrovare nelle pagine del libro sacro, ma l’autore insiste nel mostrarcene l’orgoglio, l’arroganza e la violenza.

Caino uccide Abele perché il Signore lo preferiva a lui e quando Dio lo rimprovera, il figlio di Adamo non abbassa la testa, ma a sua volta accusa la divinità: se Dio avesse voluto, avrebbe potuto fermarlo, se Dio fosse stato più giusto, lui non avrebbe ucciso suo fratello. Caino confessa che con il fratricidio in realtà non voleva uccidere Abele, cui voleva bene, ma Dio stesso. Non potendolo raggiungere ha colpito chi gli era caro.

Nei suoi peregrinaggi Caino, però, si convincerà sempre più della malvagità di Dio, che ucciderà tutti i bambini di Sodoma e Gomorra per le colpe dei loro genitori, che ordinerà ad Abramo di uccidere Isacco (sarà Caino a fermarne la mano) per metterlo alla prova, che manderà alla rovina il buon Giosuè, in combutta con Satana, per lo stesso motivo, che farà distruggere agli israeliti intere città. Alla fine il fratricida deciderà di punire quel Dio malvagio e nel farlo il romanzo si trasformerà in un’ucronia, ma non rivelo di più, dato che già la storia biblica è ben nota e almeno la sorpresa del finale penso spetti al lettore.

Che Dio sia violento e ami mettere alla prova lo avevamo già visto del resto ne Il Vangelo secondo Gesù Cristo”. Un altro concetto che ritroviamo è il peso della colpa. In quel Vangelo sarà Giuseppe a tormentarsi per non aver salvato i bambini innocenti giustiziati da Erode, qui è Caino a non reggere il peso della morte di Abele. La sua rabbia verso Dio, che l‘ha spinto al gesto, è però più grande. Due stragi di bambini innocenti ci sono in entrambi i libri (quelli giustiziati da Erode e quelli bruciati da Dio a Sodoma e Gomorra).

Il Diavolo compare anche qui con doppia faccia. Nel primo romanzo era un Diavolo/ Pastore. In questo è in combutta con Dio, quello che gli fa il lavoro sporco e, forse, quello che ha capito quanto Dio sia malvagio.

Che dire poi di questi angeli annoiati, che non ne possono più di lodare il Signore in Paradiso e che appena possono venire sulla Terra e fare qualche lavoretto sono tutti felici?

Insomma, ancora una volta un’opera che fa riflettere su Dio e sulla Bibbia, mostrando quegli aspetti che vengono messi meno in evidenza nei sermoni domenicali.

Risultati immagini per caino e abele

Caino e Abele

Leggi anche:

–          Cecità

–          Il Vangelo secondo Gesù Cristo

–          Le Intermittenze della Morte

Firenze, 07/05/2013

IL GIOCO DELLA GUERRA

Ci sono romanzi che nascono dall’esigenza di raccontare momenti di vita che ci hanno segnato profondamente. Questo è il caso di “Il Cielo cade” di Lorenza Mazzetti, con il quale l’autrice ricorda la sua infanzia sotto il fascismo e durante la Seconda Guerra Mondiale.

Lo fa scegliendo un punto di vista particolare: gli occhi di una bambina simile a quella che era lei in quegli anni. La piccola Penny è un’orfana che è stata accolta in casa di un ricco zio ebreo assieme alla sorellina Baby, dopo la morte dei genitori, di cui ricorda ormai poco. La sua famiglia è diventata quella dello zio e vive un’esistenza, all’apparenza, spensierata.

È in realtà, come molti ai suoi tempi, una bambina plagiata due volte: dal Fascismo e dalla Chiesa.

Le insegnano ad amare Gesù e Mussolini, anche se vive in una famiglia ebraica. Suo zio si dimostra di vedute aperte e, considerando che la piccola è cattolica e battezzata, le lascia frequentare i preti, anche se non la porta a Messa.

Le due bambine crescono preoccupandosi per l’anima dello zio, che, in quanto ebreo, sanno che andrà all’inferno. Sarà proprio il prete, però, a dir loro, infine, che chi è buono, come lo zio, non va all’inferno, nonostante quel che dice la gente intorno a loro.

Tutto è visto con lo sguardo ingenuo della bambina: l’indottrinamento fascista, l’arrivo dei tedeschi, la loro fuga, l’arrivo dei partigiani, la morte.

Il gioco prevale su tutto, ma la paura e il dolore si fanno strada, fino al momento in cui cade il Cielo, in cui il loro mondo si disgrega.

I tedeschi, prima tanto gentili, mentre occupavano la loro villa, fuggendo diventano cattivi, uccidono la zia e le cugine e bruciano la grande casa che li ha ospitati. Lo zio sopravvive, ma per poco, e, affranto, si ammazza.

Il punto di vista infantile rende la storia simpatica e originale, ponendola dalle parti del celeberrimo “Diario di Anna Frank” o di “La Bambina che salvava i Libri”, di cui però non ha la ricchezza di trama e l’approfondimento. Può essere comunque considerato una lettura da consigliare per la Giornata della Memoria, anche perché per leggerlo non ci vuole che qualche ora. Arrivato a due terzi del libricino, cominciavo, però, a essere un po’ stufo di osservare i giochi di Penny, Baby e dei loro amici. Arriva, poi, per fortuna, la svolta finale e il libro riprende brio.

Lorenza Mazzetti

Lorenza Mazzetti

Nel complesso è una lettura piacevole e un modo interessante per mostrare, in modo semplice ma non meno irritante, la potenza del plagio fascista praticato in quegli anni e della forza di persuasione esercitata dalla Chiesa negli ultimi secoli.

A qualcuno i pensieri e i giochi sul Paradiso e l’Inferno, i Peccati, Gesù e la Genesi di queste bambine potranno forse sembrare normali e ingenui, ma la sensazione di forzatura e di plagio praticati nei loro confronti è stata per me piuttosto forte.

 

Firenze, 10/02/2013

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