Posts Tagged ‘Dan Simmons’

IL GENIO CREATIVO DI SIMMONS, LA FANTARELIGIONE KEATSIANA E LE NUOVE FRONTIERE DELLA SCI-FI

Risultati immagini per dan simmons endymionEccoci al terzo volume della saga fantareligiosa di Dan SimmonsI Canti di Hyperion” dedicata a John Keats e alle sue opere.

Abbiamo iniziato questo viaggio con la lettura di “Hyperion”, opera geniale e affascinante, anche se viziata dal difetto che, pur essendo un romanzo è, di fatto, suddiviso in vari racconti paralleli.

Dopo la grandiosa creazione di questo universo narrativo ruotante attorno al pianeta Hyperion, avevamo atteso che le storie si ricongiungessero nel successivo “La caduta di Hyperion”. I sei racconti di “Hyperion” sono, in effetti, già riuniti da una storia-cornice nella quale sei personaggi raccontano il proprio passato. Nel secondo volume, la storia-cornice diviene una delle trame principali del romanzo, che si trasforma quasi in una space-opera, ma a questa trama se ne intrecciano altre nuove, dando prova della capacità inventiva di Simmons.

Il terzo volume, di cui ora vorrei occuparmi, s’intitola “Endymion”, nome che rimanda quello di una delle città già incontrate nella saga e che a sua volta, come molti nomi de “I Canti di Hyperion” riprende nomenclature keatsiane (qui quello di un poema del poeta ottocentesco inglese).

Mi aspettavo quindi che Simmons avrebbe parlato di tale città hyperioniana, ma, nella narrazione, sono passati dei secoli e la città ha cambiato nome e aspetto. L’Endymion che presta il nome al romanzo è, invece, un combattente chiamato Raul Endymion e che ha preso il cognome dall’antica città del pianeta Hyperion.

Risultati immagini per Dan simmons

Dan Simmons (Peoria, 4 aprile 1948) è uno scrittore e autore di fantascienza statunitense. Noto soprattutto per la saga di fantascienza conosciuta come i Canti di Hyperion, Simmons è capace di sconfinare in diversi altri generi quali l’horror, il giallo e il fantasy, a volte nello stesso romanzo.

Dan Simmons ci avverte subito che siamo in un altro luogo letterario rispetto ai primi due romanzi, iniziando l’opera con le parole:

Sono sicuro che leggi questo scritto per la ragione sbagliata.

Se lo leggi per imparare che cosa si prova a far l’amore con un messia, il nostro messia, allora non dovresti proseguire nella lettura, perché sei poco più d’un voyeur.

Se lo leggi perché sei un appassionato dei Canti del vecchio poeta e muori dalla voglia di sapere quale fine hanno poi fatto i pellegrini su Hyperion, rimarrai deluso. Non so che cosa sia accaduto alla maggior parte di loro: vissero e morirono quasi tre secoli prima della mia nascita.

Se leggi questo scritto per capire meglio il messaggio di Colei Che Insegna, anche in questo caso rimarrai forse deluso. Ero interessato a lei come donna, lo confesso, non come maestra o come messia.

Se lo leggi infine per scoprire il destino di lei, o addirittura il mio, leggi il documento sbagliato. Per quanto il suo e il mio destino sembrino inevitabili e prestabiliti come per qualsiasi persona, non ero con lei, quando si compì il suo, e il mio attende l’atto conclusivo proprio mentre scrivo queste parole.

Già mi sorprenderebbe il semplice fatto che tu legga questo scritto. Ma non sarebbe la prima volta che gli eventi mi sorprendono. Gli ultimi anni sono stati per me una successione di eventi improbabili, ciascuno più straordinario e, a quanto pare, inevitabile del precedente. Scrivo infatti per condividere con altri questi ricordi. Forse non proprio per condividerli (lo so, è molto poco probabile che qualcuno trovi i miei scritti) ma soltanto per mettere sulla carta la serie di eventi, in modo da darle nella mia mente forma compiuta.

Insomma, questo romanzo non parlerebbe più dei sei Pellegrini e del loro viaggio su Hyperion, il mondo dominato dal mostro tecnologico Shrike, ma, in realtà, il loro ricordo è fortemente presente e gli eventi che vi accadono, nonché l’ambientazione ne sono una derivazione.

Hyperion” mi aveva colpito per il ruolo, seppur marginale, della Chiesa Cattolica, raramente presente in una space-opera ambientata su mondi lontani in futuri lontani, ma quella presenza, a ulteriore distanza di tempo nel paino narrativo, in “Endymion” trova il suo senso e diviene ancora più dominante.

In “Hyperion” la galassia era dominata dal potere laico dell’Egemonia, in lotta con il potere elettronico del Tecno Nucleo e contro i mutanti Ouster, abitatori dello spazio vuoto.

Risultati immagini per dan simmons endymionIn “Endymion” la Chiesa ha vinto una guerra che ancora non stava combattendo nei romanzi precedenti e ora domina la galassia! Trovata già di per se geniale e, per me sufficiente a giustificare la lettura del romanzo. La sua arma vincente è stato un parassita alieno (ma è davvero un essere naturale o piuttosto qualcosa creato appositamente?), il crucimorfo, una creatura a forma di croce che in “Hyperion” rendeva il popolo dei Bikura, immortali ma anche sterili e dementi. Il Tecno Nucleo ha superato tali difetti del parassita custodito dal mostruoso Shrike dal corpo di lame mortali, e ha dato così alla Chiesa un nuovo sacramento, la Resurrezione, che può ora essere impartito a chiunque accetti su di sé il crucimorfo. Il parassita riesce a far risorgere da quasi ogni tipo di morte e dona all’impero galattico detto Pax ovvero al braccio temporale della Chiesa Cattolica e di Papa Giulio (il numero che lo identifica aumenta di un’unità a ogni sua resurrezione), la soluzione per rendere più veloci i viaggi spaziali: gli astronauti vengono uccisi in ogni spedizione dalle forti accelerazioni ma risorgono in tre giorni appena arrivati sui nuovi mondi, grazie anche ad apposite “culle di resurrezione”, che ne evitano il totale spappolamento e gestiscono le fasi di rivitalizzazione dei corpi.

Le altre religioni, non sono scomparse, ma i protagonisti finiranno su pianeti abitati solo da ebrei o solo da mussulmani e li troveranno misteriosamente deserti, sospettando recenti olocausti a opera della Pax. Che cosa sia davvero accaduto loro lo scopriremo nel quarto volume?

Protagonisti assieme al citato Raul Endymion sono A. Bettik, un androide dalla pelle blu (la hanno di tale colore per non far confondere gli uomini artificiali con quelli veri) ed Aenea, una bambina che dovrà diventare “Colei che Insegna” ovvero il nuovo messia di cui parla l’incipit.

La Chiesa, sebbene sia stata aiutata dall’ipertecnologico Tecno Nucleo nella sua ascesa, ha bandito ogni forma di intelligenza artificiale dal proprio impero e sopravvivono ormai solo pochissimi androidi come A. Bettik. Il terzetto si riunisce per volontà di Martin Sileno, il poeta autore, secoli prima, de “I Canti di Hyperion” i cui si narrano le avventure dei sei Pellegrini (lui compreso), che ha mandato Endymion e A. Bettik a salvare Aenea, la figlia di una dei sei Pellegrini e del cibrido John Keats, un altro tipo di essere umano artificiale (diverso dagli androidi) che ha in sé la personalità del poeta inglese. Sileno, pur non avendo assunto il crucimorfo, è ancora vivo per effetto dei ritardi temporali dovuti ai suoi numerosi viaggi spaziali e grazie alle moderne tecniche di ringiovanimento.

Questo terzo volume si è rivelato sinora (non avendo ancora letto il quarto o gli spin off) come il più affascinante di una delle più belle serie Risultati immagini per dan simmons endymionfantascientifiche, innanzitutto per l’unitarietà della trama (la fuga di Aenea attraverso i mondi e i Portali risvegliati del Tecno Nucleo, che si credeva distrutto), ma anche per il continuo succedersi di avventure sorprendenti, con i nostri eroi che si trovano ogni volta invischiati nelle situazioni più difficili e sempre riescono a uscirne. Positivo è anche l’intreccio tra la storia del terzetto di fuggiaschi e quella del loro inseguitore, il Padre Capitano Federico De Soya (si noti che il comandante di vascello interstellare, qui investito dei massimi poteri da un diskey con salvacondotto papale, sia al contempo un sacerdote e un comandante militare). Grandiosa è anche qui la capacità creativa di Dan Simmons che, pur restando sul solco della fantascienza classica, riesce a creare una miriade di innovazioni e soluzioni tecniche che fanno di quest’opera del 1995 qualcosa di nuovo nel panorama della fantascienza. Opera nuova ma che sembra continuamente strizzare l’occhio ai classici del genere, in primis ai cicli di Asimov. Qui come lì abbiamo una Galassia pronta a essere dominata dall’umanità, anche se i mostri alieni, di norma non molto di più che allo stato animalesco, rappresentano un contorno importante. Come nei cicli di Asimov assistiamo al declino di un grande impero galattico e alla sua sostituzione con un altro, ma qui si aggiunge il tema del conflitto tra religioni. Come per l’autore russo-americano, anche per Simmons verrà un tempo in cui l’umanità, pur arrivata produrre automi e macchine intelligentissime, entrerà in conflitto con loro e le annienterà. Se per Asimov, sopravvive alla fine degli automi il robot telepatico Daneel R. Olivaw ed è lui a guidare segretamente l’umanità, per Simmons sembra che, dopo il bando dell’I.A., sia il Tecno Nucleo a guidare le sorti delle tre forze in lotta, Egemonia, Pax-Chiesa Cattolica e Ousters, ma occorrerà finire il ciclo per comprenderlo meglio.

Insomma, innovazione, ma pura fantascienza, per la gioia degli amanti del genere, che a quanto pare hanno molto apprezzato il ciclo. Una strada diversa dagli approcci di Stephen King o Haruki Murakami, per dire due degli autori maggiori, che negli ultimi decenni hanno contaminato la fantascienza, creando generi fantastici che solo in parte si riescono ancora a riconoscere come Sci-Fi.

L’evoluzione della Chiesa e della fede per effetto dell’unione con il crucimorfo fanno di questo libro e del ciclo uno dei maggiori esempi di fantareligione, anche se qui va intesa più come storia fantastica della religione, che non come invenzione di un nuovo credo, nonostante le profonde innovazioni create dal nuovo sacramento della Resurrezione a opera del parassita. Da notare che la centralità del ruolo della Chiesa fanno sì che il romanzo sia ricchissimo di riferimenti a Roma e all’Italia (oltre che, in misura minore, alla Spagna), cosa del tutto anomala nel panorama fantascientifico di lingua inglese.

Il volume si conclude con la risoluzione delle avventure del terzetto e con la previsione programmata di nuove imprese da realizzare.

Simmons, però, in questi primi tre volumi, c’ha insegnato che tutto quello che poco prima c’ha mostrato come il sentiero inevitabile e scontato dal quale i nostri eroi mai potranno essere in grado di scostarsi, sempre si apre su nuovissime strade che difficilmente si potevano immaginare, dunque non vogliamo credere alle sue promesse altro che per pensare che riuscirà a stravolgerle. Questa grande creatività fa di Simmons un maestro tra gli autori creatori di universi e un narratore sempre capace di stupire il lettore con le sue imprevedibili svolte.

Risultati immagini per dan simmons endymion

CHIEDERE DI DIO AL DIAVOLO

Risultati immagini per La caduta di Hyperion SimmonsIl romanzo pluripremiato e iper-apprezzato “Hyperion” di Dan Simmons è il primo volume di un ciclo di quattro romanzi fantascientifici denominati “I Canti di Hyperion”, ispirati alla figura del poeta ottocentesco John Keats e alle sue opere, in particolare gli omonimi “Iperione” (opera incompleta, poi riscritta come “La caduta di Iperione”) e “Endymion”.

La quadrilogia di Dan Simmons comprende:

  1. Hyperion” (id., 1989)
  2. La caduta di Hyperion” (The Fall of Hyperion, 1990)
  3. “Endymion” (id., 1995)
  4. “Il risveglio di Endymion” (The Rise of Endymion, 1997).

Oltre ai quattro romanzi principali vi sono un romanzo breve, “Gli orfani di Helix” (Orphans of the Helix, 1999; premio Locus 2000), ambientato 481 anni dopo la tetralogia, e due racconti brevi, “Remembering Siri” e “The Death of the Centaur”.

 

Hyperion” è un contenitore di sei, affascinanti, romanzi brevi, retti da una cornice comune. La maggior debolezza di questo primo volume è la sua incompiutezza, dato che le sei storie convergono nella “cornice comune”, ovvero nel viaggio dei sei protagonisti (i “pellegrini”) sul pianeta Hyperion, senza trovare una vera unità narrativa. Tale debolezza può esser perdonata, considerata la grande fantasia del volume, pensando che nei volumi successivi le sei storie potranno trovare tale unità e le molte domande aperte avere risposte. Leggendolo, insomma, mi sono quasi aspettato che questo primo volume fosse solo una premessa del secondo, che avrebbe rappresentato il cuore della quadrilogia e in cui le sei storie avrebbero trovato un’immediata unità e parziale spiegazione (pur essendo consapevole che altri due volumi attendevano per completare la trama).

Risultati immagini per Dan Simmons

Dan Simmons (Peoria, 4 aprile 1948)

Questo, però, avviene in modo molto ridotto con il secondo volume “La Caduta di Hyperion”. Non abbiamo qui più la struttura a racconti incastonati nella cornice generale, ma quest’ultima diviene la storia portante, riunendo per un po’ i sei personaggi, che, però, tornano presto a dividersi. Inoltre, una seconda storia si sviluppa in parallelo allo “sviluppo della cornice”, avendo come protagonista un nuovo cibrido collegato alla personalità artificiale di John Keats. La centralità del poeta e delle sue opere già riscontrata nel primo romanzo, qui acquista ancora maggior rilievo.

Il cibrido è un essere umano creato artificialmente e con una personalità ricostruita sulla base di quella del poeta morto alcuni secoli prima e presente in una sorta di rete internet evoluta. In uno dei sei racconti del primo libro, abbiamo visto come il cliente e amante della detective Brawne Lamia fosse un cibrido con la personalità (e il nome) di John (Johnny) Keats. Quando il cibrido viene distrutto, trasferisce la propria personalità nella mente della donna. Il suo corpo viene, invece “riciclato” per dare vita a un nuovo cibrido, che prenderà nome di Joseph Severn (nel mondo reale costui era un’artista amico del poeta inglese ottocentesco). Joseph Severn, che diviene il ritrattista di Meina Gladstone (primo funzionario dell’impero galattico chiamato Egemonia dell’Uomo) e una sorta di suo consigliere, conserva memorie della vecchia personalità del cibrido John Keats e “sogna” i sei pellegrini che su Hyperion stanno per incontrare il mitico mostro tecnologico noto come Shrike. I suoi sogni riportano in realtà fedelmente i movimenti dei pellegrini e il loro scontro con il mostro proveniente da un imprecisato futuro.

Questo romanzo, che deve essere letto unitariamente a “Hyperion” (di cui è l’immediato seguito e sviluppo) e, presumo, agli altri romanzi del ciclo, conferma la ricchezza di contenuti del primo, sia per gli importanti riferimenti letterari, sia per l’intensa riflessione su Dio, la morte, il tempo, il dolore, la tecnologia e il futuro.

I riferimenti a religioni reali e immaginarie sono importanti e l’opera, che fa riferimento al keatsiano conflitto tra Titani e Dei olimpici, mostra qui il conflitto tra umani, nuovi umani (Ouster) e, soprattutto, intelligenze artificiali presenti in una rete che somiglia a un web iper-potenziato e autocosciente (il TecnoNucleo). Assistiamo a un conflitto tra tre fazioni di IA (intelligenze artificiali), Stabili, Volatili e Finali (ma non pensate a nulla di simile all’adolescenziale “Divergent” di Veronica Roth con i suoi Candidi, Eruditi, Pacifici, Abneganti, e Intrepidi; siamo in un altro genere di letteratura) intorno alla generazione di un nuovo Dio (IF – Intelligenza Finale), da generare dalla Rete, con l’umanità ridotta a pedina di un gioco assai più grande.

Il fascino del primo volume, per me, era soprattutto nelle storie che parlavano dei misteriosi e primitivi Bikura o in quella della ragazza per la quale il Risultati immagini per La caduta di Hyperion Simmonstempo ha preso a scorrere alla rovescia, facendola tornare bambina, ma questo secondo volume ricorda assai di più il racconto delle imprese belliche del colonnello Kassad e  trasforma il ciclo in una “space opera”, assai di più di quanto si potesse immaginare leggendo il solo “Hyperion”, proiettandoci nel mezzo di un’epica ed estrema guerra interstellare tra umani tradizionali e i mutanti e multiformi Ouster da una parte, tra le varie fazioni dell’IA dall’altra, tra gli umani e il TecnoNucleo da un’altra parte ancora.

La creativa e l’immaginazione di questi libri fanno di Dan Simmons di sicuro uno degli autori di fantascienza più fantasiosi e geniali.

Anche quest’opera, però, presenta un finale alquanto incompiuto e ci spinge a leggere i volumi successivi, ma la tensione narrativa creata da “Hyperion”, cala in modo rilevante con “La caduta di Hyperion”. Rimane comunque la sensazione di essere davanti a uno degli ultimi capolavori del XX secolo, che per essere compreso e valutato appieno andrebbe letto unitariamente in tutte le componenti del ciclo, cosa che spero di poter fare abbastanza presto.

 

IL POLIEDRICO E FANTASIOSO UNIVERSO KEATSIANO DI HYPERION

Risultati immagini per hyperion simmonsDa ragazzo ho letto varie centinaia di libri di fantascienza, poi, per alcuni decenni, sono passato a leggere altro. Negli ultimi anni, interrogandomi su quali aspetti dei libri amo maggiormente, mi sono reso conto che queste caratteristiche di trama, ambientazione, fantasia, azione si trovano assai più facilmente nella fantascienza che in altri generi e, così, ultimamente ho ripreso in mano romanzi che già avevo letto e cercato di scoprire cosa di nuovo fosse stato prodotto dal 1980 a oggi. Da poco, poi, mi sono imbattuto in un gruppo di lettori della piattaforma anobii, che sta tentando di realizzare una lista dei migliori romanzi di fantascienza di sempre. Si tratta della Fratellanza della Fantascienza, cui ho ora aderito.

Il romanzo con la media di voti più alta che compare, per ora, in tale Lista (ma è ancora in lenta evoluzione) è “Hyperion” di Dan Simmons. Pubblicato nel 1989, è il primo volume di un ciclo (“I Canti di Hyperion”). Oltre a essere il più amato dai miei Confratelli, ha anche vinto il prestigioso Premio Hugo nel 1990, forse il riconoscimento più importante nel mondo della Si-Fi e vari altri premi.

Parte un po’ lentamente, poi i vari personaggi, in attesa di raggiungere il pianeta Hyperion, raccontano ciascuno la propria storia e i propri rapporti con questo mondo. È una formula narrativa che non amo e che considero un po’ primitiva. Mi viene da pensare alle “Mille e una notte”, al “Decamerone” di Boccaccio, a “I racconti di Canterbury” di Geoffrey Chaucer o a “Il castello dei destini incrociati” di Italo Calvino. Il racconto contenitore appare poco rilevante e serve, almeno in questo primo volume, solo da collante, anche se si può immaginare che le sei storie qui raccontate costituiscano l’antefatto di quanto sarà narrato nei volumi successivi e il loro convergere è evidente già nel passato che i sei narratori siano già riuniti nel loro pellegrinaggio allo Shrike.

 

Risultati immagini per dan simmons

Dan Simmos

Già con il primo racconto ci caliamo in una storia che di per sé è un romanzo breve e dei più affascinanti. Vi si narra del viaggio su Hyperion di un prete cattolico, Lenar Hoyt, che, partito alla ricerca di una misteriosa popolazione discendente da esseri umani naufragati generazioni prima sul pianeta, i Bikura, ha ora costituito una sua forma di civiltà tribale. Il prete rimane bloccato assieme a questi strani individui, scoprendo che sono divenuti assai diversi dai loro antenati e che custodiscono una misteriosa basilica sotterranea abitata da strane creature simili a stelle marine, che entrano in simbiosi con loro e con lo stesso prete. Nelle profondità della terra, vive poi una creatura malvagia e misteriosa, il leggendario Shrike, figura centrale del pianeta e del romanzo. Le implicazioni filosofiche e religiose ci permettono di considerare quest’opera come un significativo esempio di “fantareligione”. Già in questo primo romanzo breve sono forti i riferimenti a quanto scritto da Keat nel suo “La caduta di Iperione”.

Per esempio, il tempio e la scalinata fanno pensare ai versi:

«Questo tempio

triste e solitario è tutto ciò che

rimane dopo i lampi d’una guerra

che fu combattuta tanti anni fa

dalla gerarchia dei giganti contro

i ribelli, e questa vecchia immagine

i cui incisi tratti si corrugarono

nel mentre lui cadeva è di Saturno,

ed io sono Moneta, che rimango

unica e suprema sacerdotessa

della sua desolazione».

E questi versi di Keats, dalla stessa opera, non ricordano un passo del racconto?

Risultati immagini per John Keats

John Keats

E mentre ancora

bruciavano le foglie, all’improvviso

sentii il brivido d’una paralisi

salire da terra su per le gambe,

e tanto rapidamente che avrebbe

presto fatto presa su quelle vene

che palpitano vicino alla gola.

E le doppie morti dei Bikura non sono forse ispirate a questi versi de “La caduta di Iperione”?

Tu

hai assaporato che cosa significhi

morire e poi vivere nuovamente

prima dell’ora fatale.”

E la difficoltà del prete a salire l’immensa scalinata non nasce dai versi ottocenteschi:

Se non puoi salire

questi scalini è meglio che tu muoia

su quel marmo ove ora sei”.

 

Il secondo racconto è quello di un soldato, il colonnello Fedmahn Kassad. Attraverso una serie di simulazioni virtuali di battaglie reali del passato e immaginarie del nostro futuro, impariamo a conoscere l’universo in cui è inserita la storia. In ognuno di questi mondi virtuali il palestinese Kassad incontra una donna di cui s’innamora. Giunto poi su Hyperion, combatte contro i feroci Ouster e riceve oltre all’aiuto della misteriosa ragazza, Moneta, anche del perfido Shrike. Mentre Kassad e Moneta fanno l’amore, la ragazza si trasforma nello Shrike. Si noti che Moneta è il nome della sacerdotessa (reincarnazione di Mnemosyne) che compare ne “La caduta di Iperione” scritta dal vero John Keats.

Questo racconto appare ricchissimo di particolari e dettagli delle battaglie e non solo, con un vocabolario che inserisce neologismi a raffica, senza spiegarli più che tanto (ma non si sente il bisogno di capirli a fondo), per descrivere navi spaziali, armi, creature e apparati di vario tipo. Questi dettagli e questo vocabolario così ricco sono al contempo la bellezza e la debolezza di questo brano. Si rimane affascinati da questo fiume in piena di eventi e parole, ma se ne sente un po’ l’inutilità ai fini della sostanza della trama. Posso immaginare che andando avanti con la lettura si finisca per restare presi nella loro rete e non volerne più uscire, ma il primo approccio non è così scontato.

 

Risultati immagini per Iperione

Il titano Iperione

Il terzo narratore è un poeta, Martin Sileno (“poi un vaporoso sopore/ mi colse e sprofondai come Sileno / su un antico vaso” scrive Keats ne “La caduta di Iperione”). Ci narra del suo grande successo letterario “I Canti di Hyperion” (tre miliardi di copie venduti nei vari mondi), della sua crisi successiva e della sua attività di autore commerciale con i sequel del primo libro (dal II al IX), fino alla sua venuta su Hyperion dove scopre l’incredibile legame tra la sua opera e il mostro Shrike e come questa progredisca nella misura in cui il mostro fa strage degli abitanti della Città dei Poeti. A proposito di poeti, il nome dell’opera (“Hyperion”), così come parte dei nomi che si incontrano, è un omaggio al poeta ottocentesco John Keats, che nel 1818 pubblicò un’opera omonima. Keats è citato più volte in questo racconto e definito il più puro tra tutti i poeti di sempre. Più avanti incontreremo un altro alter ego di Keats, ma anche Sileno, in quanto poeta non è lui stesso Keats? Oltre a una città che ne porta il nome, ne troviamo un’altra che si chiama Endymion, come l’opera dell’inglese. Grande è, a questo punto, la voglia di leggere di nuovo qualcosa del poeta dell’”Ode a un usignolo”.

Iperione, peraltro, era un epiteto del Sole e in greco significa “Che si muove al di sopra”. Era anche uno dei dodici Titani, uno di quelli che si schierò con Crono (il Tempo, che qui ha molta importanza!) contro Zeus (che qui rappresenta forse Dio o l’ordine costituito). Il titano Iperione è padre di Elio (il Sole), Eos (l’Aurora) e Selene (la Luna) generati da Teia, sua sorella e moglie. Keats nella sua opera “Iperione” ha voluto rappresentare lo scontro tra gli antichi Dei di pietra, i titani, e in nuovi Dei d’ambrosia e, in particolare, lo spodestamento di Iperione, sostituito da Apollo come divinità solare.

Risultati immagini per Hyperion SimmonsIl quarto narratore, lo studioso di filosofia Sol Weintraub, è un ebreo la cui figlia Rachel, in missione archeologica su Hyperion, all’interno di una sfinge, vicino alle Tombe del Tempo, contrae uno strano Morbo di Merlino che ogni notte la fa ringiovanire di un giorno e perdere la memoria di un altro giorno, così che ogni mattina si sveglia come se fosse il giorno prima e non quello dopo. Il suo tempo soggettivo scorre al contrario. Si parla anche di maree del tempo e sacche temporali. La vicenda di Rachel è qualcosa di simile al film del 2008 “Il curioso caso di Benjamin Button”, ispirato a un racconto di Francis Scott Fitzgerald del 1922. Il padre cerca di guarirla prima in modo scientifico, poi si rivolge alla Chiesa dello Shrike. Padre e madre fanno di tutto per rendere meno traumatici i risvegli della figlia che ogni mattina trova più vecchi genitori e amici, in un mondo in cui tutto è andato avanti, mentre solo lei sta tornando indietro. Anche qui il fatto che il padre sia ebreo e un filosofo ha la sua importanza, così come il ruolo del Vescovo e degli altri religiosi fedeli dello Shrike, perché il libro, tra le righe si presenta, man mano che si legge, sempre più come una riflessione sulla religione e la fede, ma anche sul significato del tempo. Sol, oltretutto, è tormentato da una voce che lo invita ad andare su Hyperion e lì sacrificare sua figlia, come Abramo con Isacco.

 

La quinta storia è raccontata da una donna, l’investigatrice Brawne Lamia, ma nel suo racconto compare un personaggio fondamentale: John Keats. Non proprio il poeta cui tutto il romanzo è dedicato e da cui è ispirato, ma il suo cibrido. Che cosa sia un cibrido non facile a dirsi, ma accontentiamoci di sapere che è una sorta di cyborg la cui personalità è stata costruita immaginando come potesse essere quella di una data persona, in questo caso il poeta ottocentesco John Keats. Il cibrido è il cliente della detective ma anche la vittima dell’omicidio su cui le chiede di indagare. Come già nel racconto del prete avevamo affrontato il diverso concetto di morte dei Bikura, qui dovremo familiarizzarci con quella che un cibrido vivente considera la propria morte. La vicenda ci porta su un pianeta in cui è stata ricostruita l’antica Terra, ormai distrutta, e in particolare in una riproduzione della Roma attuale, con Colosseo e Piazza di Spagna (luogo in cui visse il celebre poeta). Come nel racconto del colonnello Kassad anche qui certi dettagli di lotta, come lo scontro con Codino, Simmons ce li avrebbe anche potuti risparmiare.

Risultati immagini per Iperione

Iperione, la luna di Saturno

Lamia è sempre nome che fa riferimento a Keats e al suo “Lamia, Isabella, La vigilia di S. Agnese e altre poesie” del 1820, volume che comprende anche il poema incompleto “Iperione”. Tale opera fu poi riscritta da Keats, cercando di spurgare le parti troppo influenzate da Milton e ne nacque così “La caduta di Iperione”. La stessa Lamia, infine, si trasforma nell’ennesimo alter ego di Keats, quando il cibrido trasferisce nella mente della donna la propria coscienza.

 

La sesta storia mi è parsa la più debole, anche perché è divisa in due, prima il Console narra dei suoi nonni, i ribelli Siri e Merin, e poi parla di se stesso e di come sia arrivato su Hyperion per aiutare l’Egemonia a combattere gli Ouster, ma forse fa il doppio gioco.

 

Dopo il racconto del Colonnello, i sei pellegrini riprendono la loro marcia su Hyperion verso le Tombe Risultati immagini per hyperion simmonsdel Tempo e probabilmente lo Shrike, ma il romanzo finisce qui e occorrerà leggere il resto del ciclo per capire cosa sarà di loro e, soprattutto, se le sei storie abbiano maggiori punti in comune tra loro a parte il pianeta Hyperion, lo Shrike e John Keats.

 

Affascinante è la commistione con la vita e le opere di Keats che contribuisce a rendere quest’opera
complessa e articolata. Il suo senso si disvela poco per volta, mostrandoci un intreccio di storie ricche di riflessioni sulla religione e la filosofia, al punto di rappresentare certo uno dei lavori fantascientifici (e non solo) più interessanti degli ultimi anni, anche se purtroppo risente del difetto di essere un romanzo incompleto, in quanto parte di un ciclo e di non essere in sé un vero romanzo, quanto piuttosto un’antologia di romanzi brevi, per quanto connessi e collegati tra loro e propedeutici a una loro probabile unificazione narrativa. La visionarietà dell’insieme e la qualità di racconti come quello del prete e del filosofo ebreo meritano comunque in pieno la lettura dell’intero volume e il suo complessivo apprezzamento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: