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UNA LINGUA NUOVA PER GLI ALIENI

Risultati immagini per china MievilleSe la letteratura è un’arte e se l’arte è creazione, la forma più “artistica” di letteratura è quella delle opere che creano qualcosa di nuovo. So bene che molti non saranno d’accordo con il seguente corollario. I generi letterari più creativi sono quelli legati al fantastico. Al primo posto la fantascienza e l’ucronia, seguiti, in ordine sparso, dal fantasy, dal romanzo gotico, dal paranormale, dal surreale. Questi ultimi (a parte forse il surreale) tendono ad essere più vincolati a modelli ben precisi e quindi sono più ripetitivi e, dunque, meno creativi. Il surreale, nella sua irrazionalità, non crea mondi pienamente coerenti. Fantascienza e ucronia non necessariamente creano mondi nuovi, ma quando lo fanno raggiungono i massimi livelli di creatività.

So bene che i letterati considerano la letteratura di genere, scrittura di serie B, ma, permettetemi un’eresia: questo è sbagliato. So bene che coloro che cercheranno di rovesciarmela addosso saranno ben più numerosi di chi cercherà di sostenerla, ma è tempo che si dia a fantascienza e ucronia la dignità che meritano. Il fatto che ci siano pessime opere di fantascienza non vuol dire nulla. Il mainstream ne produce molte di più. Non dobbiamo guardare le singole opere. Potenzialmente sono questi i generi più creativi.

Questa è solo una premessa per introdurre un grande creatore di mondi, il britannico China Miéville (Norwich 6/9/1972) e il suo romanzo “Embassytown” (2011), la cui opera credo si collochi con valido titolo tra quelle della fantascienza “creatrice”.

Credo che i suoi Ariekei siano tra gli alieni più originali, forse persino superiori alle creature di Stephen King, incontrate ne “L’Acchiappasogni”. La loro novità, in parte condivisa con questi ultimi, sta nell’aver esplorato nuove forme di intelligenza oltre che nuove forme fisiche. Gli Ariekei sono esseri mentalmente doppi, pensano e parlano unendo in simbiosi due menti e due voci. Non comprendono che si possa fare diversamente da così. Il romanzo è incentrato sulla loro scoperta di questa realtà, rappresentata dagli umani, che a lungo non considerano intelligenti, avendo una sola mente.

Legato a questa loro doppia intelligenza c’è una lingua del tutto peculiare, fortemente oggettiva, incapace di falsità e menzogne, diretta raffigurazione del reale, incapace di descrivere categorie generiche.

Da qui l’immane sforzo linguistico dei protagonisti per farsi comprendere.

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China Miéville

Gli umani arrivano al punto di creare copie di cloni, gli “ambasciatori”, capaci di pensare e parlare in sincronia, per poter dialogare con gli alieni.

I tentativi di dialogo degli umani, sono dapprima volti a farsi riconoscere come esseri senzienti, poi a imparare la lingua aliena e quindi a mostrare loro la nostra diversità. In questo percorso gli alieni finiscono per restare “drogati” dal desiderio di ascoltare le voci di alcuni ambasciatori particolarmente empatici nei loro confronti.

Anche l’ambientazione è di tutto rispetto. Basti solo pensare a “Embassytown”, città umana innestata in una città aliena.

Non voglio spolierare oltre, ma credo di aver dato almeno un accenno della complessità e ricchezza di quest’opera decisamente innovativa e che ritengo debba collocarsi senz’altro tra le pietre miliare dell’evoluzione della fantascienza, anche se, lo ammetto, alcune parti mi hanno un po’ annoiato, ma nel complesso non posso che considerarlo un’opera imprescindibile, che non ci si può esimere dal leggere se si ama la letteratura fantastica.

Si può anche dire che questo volume rappresenta uno splendido esempio di un sottogenere che oserei chiamare “fantalinguistica”. In proposito, colgo l’occasione per ricordare il saggio di Massimo Acciai (autore anche di uno sulle lingue inventate “Ghimìle  Ghimilàma”)“La comunicazione nella fantascienza” che ci spiega quanto questo aspetto sia cruciale in moltissime opere.

Gli Ariekei parlano una lingua così diversa che è necessaria una rivoluzione culturale per renderla traducibile. Sintomatico è il loro stupore quando comprendono che gli umani hanno più lingue, essendo queste soggettive e non oggettive, capaci di descrivere la realtà ma non di raffigurarla. Gli Ariekei comprendono il mondo attraverso la lingua. Noi ci limitiamo a cercare di raccontarlo. Imparare a mentire comporterà per loro uno sforzo immane.

Embassytown”(2011) fa, in questo campo un bel balzo in avanti rispetto a tante opere, come per esempio, al pur affascinante “Il pianeta delle scimmie” (1963 – il romanzo più che il film, dove le difficoltà linguistiche sono assai più rapidamente superate”) del francese Pierre Boulle in cui gli umani cercano di dimostrare la propria intelligenza con la geometria, al film “Contact” (1997) di Robert Zemeckis in cui il “biglietto da visita” sono i numeri primi, mentre il dialogo è poi mentale, a “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (1977) di  Steven Spielperg in cui si tentano approcci comunicativi musicali o persino al successivo “La forma dell’acqua” (2017) di Guillermo del Toro, in cui il veicolo di comunicazione è l’amore, e si pone su livelli paragonabili al pianeta pensante “Solaris”(1961) di Lem o ai microbi intelligenti di “Nemesis”(1989) di Isaac Asimov, anche se questi ultimi si limitavano a comunicare mentalmente o mediante trasformazioni dell’ambiente. “Embassytown” fa addirittura impallidire i dialoghi in inglese con gli alieni antropomorfi della serie “Star Trek” e rende banali persino i gorgheggiamenti e i grugniti dei vari popoli alieni di “Guerre stellari”.

Uno sforzo di creatività linguistica recente lo abbiamo in “Arrival” (2016) di Denis Villeneuve in cui gli alieni possono comunicare visivamente attraverso la loro lingua scritta, basata su frasi palindrome scritte in modo circolare (hanno una concezione del tempo come circolare e non lineare) che si formano a seguito di un’emissione di un gas dalla base di uno dei piedi. La loro lingua influenza i pensieri. Idea parzialmente confrontabile con quella di “Embassytown”, precedente al film anche se a dir il vero questo deriva da un racconto antecedente, del 1998, di Ted Chiang “Storia della tua vita”.

TUTTI I LIBRI DEL 2018

Questo 2018 non è stato meno prolifico di altri come letture e pubblicazioni.

Sono, infatti, usciti il secondo volume della saga ucronica “VIA DA SPARTA” intitolato “IL REGNO DEL RAGNO” (Porto Seguro Editore), che descrive le avventure di due ragazze in un presente alternativo dominato da Sparta, e l’antologia “IL NARRATORE DI RIFREDI” (Lulu) che parla di Massimo Acciai Baggiani e del quartiere fiorentino in cui entrambi viviamo, Rifredi, con articoli, racconti, interviste e persino qualche poesia.

La vera novità dell’anno è però la mia biografia “IL SOGNATORE DIVERGENTE”, scritta dal medesimo Massimo Acciai Baggiani e pubblicato da Porto Seguro Editore.

 

A questi volumi si aggiungono:

Ho, inoltre pubblicato numerosi articoli sulla rivista “Segreti di Pulcinella” oltre che nei miei blog “La leggenda di Carlo Menzinger” e “Il terzultimo pianeta”.

 

Ricordo poi che quest’anno mi sono associato al gruppo di fantascienza “World SF” e all’associazione letteraria “GSF – Gruppo Scrittori Firenze”.

Quanto a scrivere, oltre ad aver finito di revisionare i libri usciti nell’anno, ho scritto a quattro mani con Massimo Acciai Baggiani il romanzo di fantascienza “Psicosfera”, ho ripreso a scrivere il romanzo apocalittico che forse potrei chiamare “Resurrezioni” e ho completato l’antologia apocalittica “Apocalissi fiorentine”e la raccolta post-apocalittica “Quel che resta di Firenze”.

 

E ora veniamo alle letture. Continuo a censirle su anobii, anche se non sempre è possibile. Le Statistiche di anobii dichiarano (per difetto) che nel 2018 ho letto 69 libri (54 nel 2017) per 17.567 pagine (15.594 nel 2017). Dunque, in media i libri letti avevano 255 pagine (in effetti, non amo le storie brevi). Come potete vedere dall’elenco che riporto più avanti, in realtà le letture sono state almeno 73, se non 74, considerando due libri a metà. Non sono in anobii i racconti lunghi “L’ultima regina di Inghilterra” e “L’oscuro caso della generatrice di mostri” e l’antologia “Non voglio esser poeta”. Compaiono tra le letture anche alcune cose scritte da me.

La statistica completa da quando censisco le mie letture su anobii è:

ANNO N. LIBRI N. PAGINE
2018 69 17567
2017 54 15594
2016 58 17592
2015 62 20146
2014 56 17354
2013 82 17706
2012 65 17667
2011 50 14921
2010 52 11726
2009 69 12386
2008 51 12425

 

 

 

Non è precisissima, per le ragioni suddette, ma dà un’idea.

 

Le letture di questo 2018, che sono state, in ordine cronologico:

  1. Kate Whilhelm – Gli eredi della terra (ebook) – fantascienza – americano;
  2. Erri De Luca – Il giorno prima della felicità (ebook) – mainstream – italiano;
  3. P. Lovecraft – Le montagne della follia (ebook) – fantastico – americano;Risultati immagini per ishiguro quel che resta
  4. Giovanni Agnoloni – L’ultimo angolo di mondo finito (cartaceo) – fantascienza – italiano;
  5. Lorella De Bon – Dall’abisso (cartaceo) – mainstream – italiano;
  6. Yuval Noah Harari – Da animali a Dei (ebook) – saggio – israeliano;
  7. Anna Crisci – La lista di Clelia (cartaceo) – mainstream – italiano;
  8. Francesco Romano – La mia poltrona in riva al mare (cartaceo) – mainstream – italiano;
  9. Philip Joseph Farmer – Il fiume della vita (ebook) – fantascienza – americano;
  10. Kazuo Ishiguro – Quel che resta del giorno (ebook) – mainstream – giapponese;
  11. Valeria Marzoli – L’ombra della luna nuova (cartaceo) – giallo e romanzo storico – italiano;
  12. Walter M. Miller Junior – Un cantico per Leibowitz (ebook) – fantascienza – americano;
  13. Rosa Belladonna – La casa è chiusa (cartaceo) – mainstream – italiano;
  14. Laura Costantini – Il ragazzo ombra (cartaceo) – romanzo storico – italiano;
  15. David Grossman – Qualcuno con cui correre (ebook) – mainstream – israeliano;
  16. Massimo Acciai Baggiani, Pino Baggiani e Italo Magnelli – Radici (cartaceo) – saggio – italiano;
  17. Andrea Foschini – Merlino, l’ultimo dei Danaan (cartaceo) – fantasy – italiano (non in anobii);
  18. Massimo Acciai Baggiani – L’ultima regina d’Inghilterra (ebook) – ucronia – italiano (non in anobii)
  19. Massimo Acciai Baggiani – Sempre a est (cartaceo) – fantasy – italiano;
  20. Karl Schroeder – Il sole dei soli (ebook) – fantascienza – canadese;
  21. AAVV – IF – insolito & Fantastico – Futurismo (cartaceo) – rivista del fantastico – italiano;
  22. Guido De Marchi – Non voglio essere poeta (cartaceo) – poesia – italiano (non in anobii);
  23. Maila Meini – A cavallo del tempo (cartaceo) – diario – italiano;
  24. Massimo Acciai Baggiani – la comunicazione nella fantascienza (cartaceo) – saggio – italiano
  25. Donato Altomare – L’isola scolpita (cartaceo) – fantastico – italiano;
  26. Barbara Carraresi – Del mare soltanto l’eco (cartaceo) – mainstream – italiano;
  27. Nancy Kres – Mendicanti di spagna (ebook) – fantascienza – americano;
  28. Michele Protopapas – L’oscuro caso della generatrice di mostri (ebook) – gotico – italiano (non in anobii);
  29. Paolo Ciampi – Per le foreste sacre (cartaceo) – saggio – italiano;
  30. Henri Bergson – L’evoluzione creatrice (ebook) – saggio – francese;
  31. Massimiliano Scudelletti – Little china girl (cartaceo) – thriller – italiano;
  32. Paolo Ninzatti – Il volo del leone (ebook) – ucronia – italiano;
  33. David Brin – Spedizione sundiver (ebook) – fantascienza – americano;Risultati immagini per acchiappasogni king
  34. Emanuele Rizzardi – L’ultimo Paleologo (cartaceo) – ucronia – italiano;
  35. Ursula Le Guin – La mano sinistra delle tenebre (ebook) – fantascienza – americano;
  36. Francesco Langianni – Strade perse (cartaceo) – mainstream – italiano;
  37. Orson Scott Card – Il gioco di Ender (ebook) – fantascienza – americano;
  38. Hal Clement – Stella Doppia 61 Cygni (ebook) – fantascienza – americano;
  39. Adrian Jucker – Memories of a desert rat (cartaceo) – diario di guerra – inglese;
  40. Massimo Acciai Baggiani – La nevicata e altri racconti (cartaceo)– mainstream – italiano;
  41. Donato Altomare – Il fuoco e il silenzio (cartaceo) – fantascienza – italiano;
  42. Henry David Thoreau – Walden – vita nei boschi (ebook) – diario – americano;
  43. Massimo Bernardi – Mandala (cartaceo) – surreale – italiano;
  44. Stefano Carlo Vecoli – Crescevano sogni (cartaceo) – diario storico – italiano;
  45. Edmond Hamilton – I sovrani delle stelle (ebook) – fantascienza – americano;
  46. Francesco Felici e Massimo Acciai – Ghmìle Ghimilàma (cartaceo) – saggio linguistica – italiano;
  47. Edmond Hamilton – Ritorno alle stelle (ebook) – fantascienza – americano;
  48. Michele Protopapas – Seventeen (cartaceo) – mainstream – italiano;
  49. VV. – Dimensione cosmica – anno 1 numero 1 (cartaceo) – rivista fantascienza – italiano;
  50. Massimo Acciai Baggiani – Un fiorentino a Sappada (cartaceo) – racconti fantastici – italiano;
  51. Stephen King – L’acchiappasogni (ebook) – fantascienza – americano;
  52. Kenji Albani – Il serpente che si morde la coda (ebook) – ucronia – italiano;
  53. Somtow Papinian Sucharitkul – Aquiliade (ebook) – ucronia – thailandese;
  54. Massimo Acciai Baggiani – Il sognatore divergente (cartaceo) – biografia – italiano;
  55. Carlo Menzinger – Via da Sparta – Il regno del ragno (cartaceo) – ucronia – italiano;
  56. Massimovalerio Bianchi – Le cinque vite di Simone Bosco (cartaceo) – fantastico – italiano;
  57. Daniel Goleman – L’intelligenza emotiva (ebook) – saggio – americano;
  58. Daniele Spurio e Massimo Acciai Basggiani – Apologia del perduto (cartaceo) – racconti mainstream – italiano;
  59. Pierfrancesco Prosperi – Garibaldi a Gettysburg (ebook) – ucronia – italiano;
  60. Massimo Acciai Baggiani e Matteo Nicodemo – A seconda di come volgo lo sguardo (cartaceo) – poesia – italiano;
  61. Massimo Acciai Baggiani – Esagramma 41 (cartaceo) – poesia – italiano;
  62. Arkadi e Boris Strugatski – Stalker (ebook) – fantascienza- russo;
  63. Terry Pratchet – L’arte della magia (ebook) – paranormale – inglese;
  64. VV. – Cavalieri, mamelucchi e samurai (cartaceo) – saggio – italiano;
  65. Laini Taylor – Il sognatore (ebook) – fantasy – americano;
  66. Donato Altomare – Sinfonia per l’imperatore (cartaceo) – fantascienza – italiano;
  67. Massimo Acciai, Carlo Menzinger e AA.VV. – Nessun altro (cartaceo) – racconti e saggi – italiano;
  68. Dan Simmons – Ilium (ebook) – fantascienza storica – americano;
  69. Linda Lercari – Kaijin, l’ombra di cenere (cartaceo) – romanzo storico – italiano;
  70. Paolo Ninzatti – Le ali del serpente (ebook) – ucronia – italiano;
  71. Donato Altomare – Altri mondi altre storie (cartaceo) – fantascienza – italiano;
  72. Carlo Menzinger di Preussenthal e AA.VV. – Il narratore di Rifredi (cartaceo) – biografia – italiano;
  73. Jean-Paul Sartre – Il muro (ebook) – racconti mainstream – francese;
  74. Marco Toninelli – Rockland (cartaceo) – fantascienza – italiano (lettura in corso);
  75. Samuel R. Delany – Dhalgren (ebook) – fantascienza – americano (lettura in corso).

 

Quest’anno, su anobii, ho dato 5 stellette (il giudizio migliore) ai seguenti libri (in ordine cronologico):

  1. Yuval Harari – Da animali a Dèi
  2. Philip Jose Farmer – Il fiume della vita
  3. Kazuo Ishiguro – Quel che resta del giorno
  4. Laura Costantini – Il ragazzo ombra
  5. David Grossman – Qualcuno con cui correre
  6. Henri Bergson – L’evoluzione creatrice
  7. Massimiliano Scudelletti – Little China girl
  8. Orson Scott Card – Il gioco di Ender
  9. Adrian Jucker – Memories of a desert rat
  10. Stephen King – L’acchiappasogni
  11. Massimo Acciai Baggiani – Il sognatore divergente
  12. Carlo Menzinger di Preussenthal – Il regno del ragno
  13. Linda Lercari – Kaijin

 

Difficile ordinarli dal migliore al peggiore. Al primo posto metterei “Il regno del ragno”, ma del resto l’ho scritto io, dunque è ovvio che sia quello che mi piace di più e subito dietro ci potrei mettere anche “Il sognatore divergente”: sarà perché parla di me, ma l’ho trovato molto interessante!

Escludendo questi due, per non essere troppo partigiano, penso che un discreto tentativo di classifica dei primi cinque potrebbe essere:Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell'umanità - Yuval Noah Harari - copertina

  1. Yuval Harari – Da animali a Dèi
  2. Stephen King – L’acchiappasogni
  3. Kazuo Ishiguro – Quel che resta del giorno
  4. David Grossman – Qualcuno con cui correre
  5. Henri Bergson – L’evoluzione creatrice

Quest’anno gli italiani sono stati 47, seguiti dagli americani (15).

34 le letture di tipo fantastico (fantascienza, ucronia, fantasy, gotico, paranormale o surreale) di cui 7 ucronie, 12 i saggi e le biografie, 4 i volumi in forma di diario, 3 i libri di poesie.

Gli ebook sono stati 33, i cartacei 40.

I libri degli autori che ho conosciuto personalmente sono stati 45 (ovvero la quasi totalità dei libri italiani che ho letto, eccetto il saggio “Cavalieri, mamelucchi e samurai” e i romanzi di De Luca e Prosperi) più il diario di guerra del mio prozio Adrian Jucker.

Quelli pubblicati da Porto Seguro Editore sono stati 7.

Molte delle recensioni che ho fatto le trovate nella mia libreria anobii e sul mio blog.

L’autore che ho letto di più nel 2018? Senza dubbio Massimo Acciai Baggiani (variamente presente in 11 dei libri letti quest’anno), su cui ho scritto il saggio “IL NARRATORE DI RIFREDI”, seguito da Donato Altomare (4 volumi).

 

I libri che ho letto gli anni precedenti li trovate qui:

 

E voi che cosa avete letto e che letture consigliate per il 2019?

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IL MONDO VISTO CON GLI OCCHI DI UN MAGGIORDOMO

Image result for quel che resta del giornoQuel che resta del giorno” (1989) di Kazuo Ishiguro (premio nobel nel 2017) è un insolito e incredibile affresco della vita vista attraverso gli occhi di un maggiordomo inglese di alto rango. Il primo aspetto che affascina, sin dalle prime pagine, in questo romanzo, è sentire come sia forte la caratterizzazione della voce narrante. Si ha davvero la sensazione che a parlare sia un autentico maggiordomo dell’inizio del XX secolo! E questo stupisce particolarmente pensando che Kazuo Ishiguro (Nagasaki 8/11/1954) non è certo un maggiordomo, né un nobile inglese, che ben avrebbero potuto raffigurare un simile pensiero e atteggiamento, ma un giapponese, sebbene abbia vissuto sin da bambino in Inghilterra.

Eppure questo autore, che ha vinto nel 2017 il premio nobel della letteratura, in tale romanzo si dimostra pienamente all’altezza del premio ricevuto.

 

Quel che resta del giorno” non solo descrive la magia di un mondo visto con uno sguardo che oggi ci pare quasi alieno, appartenendo a uno dei più esemplari rappresentanti della servitù anglosassone di alto livello, ma, con grazia, quasi con noncuranza, ci mostra il radicale mutamento del nostro mondo nel XX Secolo, concentrandosi in quegli anni inquieti per l’Europa, che sono stati l’interludio tra le due Guerre Mondiali, conflitti che forse sarebbe ora di considerare come un’unica, prolungata guerra, interrotta da un periodo di pace apparente. Attraverso la casa di Lord Darlington, dove serve Mr Stevens, passano importanti personaggi internazionali, che il maggiordomo osserva con distacco, perché, come dice “non è mio compito far mostra di curiosità”.

La caratterizzazione di Mr Stevens passa anche attraverso le riflessioni di costui sul proprio mestiere e ruolo e su cosa renda un maggiordomo davvero grande e migliore degli altri. Egli individua questo elemento nella “dignità” e cerca di descriverci cosa intenda per essa. Ce ne dà uno splendido esempio quando descrive un importante incontro internazionale avvenuto nella dimora del suo padrone e da lui gestito e organizzato, in cui non solo riuscì a gestire la presenza di tanti ospiti, in un clima alquanto burrascoso, giacché si disputava sulle sorti dell’Europa intera e del mondo, ma riuscì a svolgere con professionalità la propria mansione nonostante che, durante il pranzo principale, suo padre, anziano vice maggiordomo alle sue stesse dipendenze, si sentisse prima male e, poi, morisse, in due momenti cruciali della serata.

Del resto, egli dice, la dignità non è una dote specifica sua, di suo padre, quando era un importante maggiordomo o di altri nomi famosi che cita ma “In una parola, la “dignità” è qualcosa che trascende simili personaggi. Da questo punto di vista noi inglesi godiamo di un importante vantaggio nei confronti degli stranieri, ed è per questa ragione che ogni qualvolta si pensa ad un grande maggiordomo, costui deve, quasi per definizione, essere inglese.”

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Kazuo Ishiguro

“Si tratta, come dicevo, di una questione di “dignità”. Si usa dire a volte che i maggiordomi esistono davvero solamente in Inghilterra. Altri paesi, quale che sia il termine effettivamente usato per definirli, hanno unicamente dei domestici. Io sarei propenso a credere che ciò sia vero. Gli europei non sono in grado di fare i maggiordomi, perché come razza non sanno mantenere quel controllo emotivo del quale soltanto la razza inglese è capace.”

Questa dignità si concretizza, in realtà, in una rigidezza comportamentale quasi autistica di Mr Stevens, particolarmente evidente nei rapporti con la governante Miss Kenton, senza la quale forse sarebbe anche potuta nascere una storia d’amore, che, invece resta sempre lì, sospesa, inespressa. Persino in occasione di un grave lutto di Miss Kenton, Mr Stevens non riesce neppure a farle le condoglianze, per non dire a consolarla.

 

L’analisi storica in queste pagine è spesso sfumata o ridotta a piccoli episodi, ma grandemente significativi, come quando, influenzato dai fascisti inglesi, Lord Darlington decide di licenziare due cameriere ebree e il maggiordomo esegue senza alcuna esitazione o riflessione critica (non così la governante). In questo si sente tanto del clima di quegli anni, in cui ancora non si riusciva a comprendere la portata del nazismo e del fascismo.

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Anthony Hopkins ed Emma Thompson in Quel che resta del giorno

Il pragmatico americano Mr  Lewis proclama “Voi, in Europa, avete bisogno di professionisti che si occupino dei vostri affari. E se non vi renderete presto conto di ciò, andrete incontro al disastro.”

Il nobile inglese Lord Darlington risponde “Ciò che voi definite come “dilettantismo”, signore, è una cosa che io credo che la gran parte dei presenti, qui, preferirebbe ancora chiamare “onore” e poi aggiunge “credo di avere un’idea ben precisa di ciò che voi intendete con “professionalità”. La quale sembra indicare il raggiungimento dei propri scopi tramite l’imbroglio ed il raggiro. Significa disporre le proprie priorità sulla base dell’avidità e del vantaggio personale anziché sulla base del desiderio di vedere la bontà e la giustizia prevalere nel mondo. E se questa è la “professionalità” alla quale voi vi riferite, signore, non mi interessa granché, e non ho alcun desiderio di perseguirla.”

In queste poche c’è il più epocale cambiamento di prospettiva vissuto dal XX Secolo. Si passò dal mondo degli ideali a quello dell’economia e del profitto.

Qui Ishirguro descrive soprattutto il passaggio del potere dalla nobiltà terriera a una nuova classe di gente arricchitasi con i commerci. Lo fa in questa disputa avvenuta a latere di una riunione di persone influenti di ogni nazionalità riunitesi, nel 1924, per cercare di alleviare le pesanti pressioni economiche addossate alla Germania a seguito della fine della Prima Guerra Mondiale. Condizioni che in questi stessi anni stavano portando al successo e all’avvento del nazismo con tutto quello che ne sarebbe seguito. Ishiguro qui non sottolinea come il trattamento riservato alla Germania tra le due guerre dalle altre nazioni abbia potuto esacerbare la situazione nella nazione sconfitta, determinando quindi il naturale sbocco in un nuovo conflitto mondiale, eppure, leggendo queste pagine non si può non pensare a quanto grave sia stata in tutto ciò l’irresponsabile comportamento delle altre nazioni.

 

Il cambiamento di tempo, però, è visto con gli occhi del maggiordomo Mr Stevens, che nota quanto la sua generazione di maggiordomi sia divenuta diversa da quella di suo padre, per la quale maggiore fosse stata la nobiltà di sangue della famiglia presso cui si lavorava, maggiore sarebbe stato il prestigio. Ebbene, persino questa “razza” in estinzione (i maggiordomi) stava già, circa un secolo fa, nella prima metà degli anni ’20 del XX secolo adattandosi a un mondo nuovo. Basti pensare a come Mr Stevens definisce la propria generazione di maggiordomi:

Perché noi eravamo, come ripeto, una generazione di idealisti per i quali la questione non era semplicemente quella di stabilire con quanta abilità si sapessero mettere in pratica le proprie competenze, bensì a qual fine lo si facesse; ciascuno di noi nutriva il desiderio di offrire il suo piccolo contributo alla creazione di un mondo migliore e si rendeva conto che nella nostra qualità di professionisti, il mezzo più sicuro per fare una cosa del genere era quello di entrare al servizio dei grandi personaggi del nostro tempo, alle cui mani era stata affidata la civiltà.”

Il romanzo è strutturato come un breve viaggio del protagonista, avvenuto dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante il quale riflette e ricorda gli anni tra le due Guerre e il suo servizio

 

Il viaggio dell’ormai anziano maggiordomo si conclude con la riflessione “E forse allora vi è del buono nel consiglio secondo il quale io dovrei smettere di ripensare tanto al passato, dovrei assumere un punto di vista più positivo e cercare di trarre il meglio da quel che rimane della mia giornata” in cui vi è un positivo e costruttivo rammarico per una vita della quale poco prima aveva detto: “Vedete, io mi sono fidato. Mi sono fidato della saggezza di sua signoria. Tutti gli anni nei quali sono stato al suo servizio, ho creduto davvero di fare qualcosa di utile. Non posso nemmeno affermare di aver commesso i miei propri errori. E davvero, uno deve chiedersi, quale dignità vi è mai in questo?

Mr Stevens apparteneva a una generazione che ha “sempre creduto di vivere consacrando la nostra attenzione a fornire il miglior servizio possibile a quei grandi gentiluomini nelle cui mani è riposto davvero il destino della civiltà”.

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“Quel che resta del giorno” di James Ivory con Anthony Hopkins ed Emma Thompson, film tratto dal romanzo di Kazuo Ishiguro

Dove sono oggi siffatti gentiluomini cui affidare le sorti del Paese o della Terra intera? Forse nelle sale dei parlamenti e dei governi? Chi lo crede ancora oggi?

 

Che dire, in conclusione di questo romanzo? Innanzitutto, che conferma pienamente la mia ammirazione per questo autore che avevo già grandemente apprezzato leggendo quell’originale ucronia distopica che è “Non lasciarmi” e quasi altrettanto originale fantasy “Il gigante sepolto”. Va poi detto che questi tre libri hanno forse solo una cosa in comune: sono degli ottimi libri che tutti dovrebbero leggere. Per il resto non potrebbero essere più diversi! E quale segno maggiore della grandezza di un autore della sua capacità di scrivere, bene, storie tanto diverse?

Ho spesso scritto di essere rimasto deluso dall’assegnazione di molti premi nobel. Per fortuna ogni tanto, come nel 2017 quando è stato assegnato a Ishiguro, viene scelto un autore davvero degno. Inoltre, credo questa sia già la terza che a vincere è stato uno scrittore con al suo attivo opere ucroniche (dopo Churchill e Saramago).

 

Da questo romanzo del 1989, con cui Ishiguro vinse il premio Booker e che certo lo ha aiutato a vincere il Nobel, è stato tratto nel 1993 il film omonimo di James Ivory con Anthony Hopkins ed Emma Thompson. Lo vidi quando uscì. Ricordo che mi piacque ma non quanto il romanzo. Dovrei rivederlo, ma non mi pare di ricordare che avesse le stesse delicate sfumature e le stesse approfondite riflessioni della versione scritta.

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