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I BAMBINI SBOCCIANO DA SOLI

Il Giardino Segreto” della scrittrice anglo-americana Frances Hodgson Burnett è un romanzo che da quando è uscito nel 1910 continua a riscuotere un grande successo di pubblico e che ancora oggi appare moderno e di assai piacevole lettura.

È un libro che si presentava come innovativo dal punto di vista pedagogico ed educativo e che, ancora oggi, ha molto da insegnare.

Non è però un’opera moralistica, ma una bella avventura di crescita e scoperta vissuta da due bambini brutti, sfortunati e terribilmente antipatici, che grazie all’amicizia reciproca e con un terzo ragazzino nonché alla vita all’aperto nel “giardino segreto”, cui hanno accesso solo loro, riescono a migliorare nel corpo e soprattutto nell’animo.

Mary Lennox è una bambina di 10 anni, nata in India da due genitori inglesi che la trascurano, facendola crescere viziata, arrogante e scontrosa. Dopo la perdita di entrambi i genitori, morti di colera, Mary viene affidata alle cure di un ricco zio, Archibald Craven, che vive in Inghilterra. Nella sua immensa casa di cento stanze, dove lo zio non viene neppure ad accoglierla, seguendo urla e pianti misteriosi, la bambina scoprirà che vive anche suo cugino Colin, della stessa età, bloccato a letto da una malattia che tutti credono lo porterà a divenire deforme e morire. Il ragazzo non ha in realtà nulla, ma orfano della madre, si sente abbandonato dal padre e per questo si ammala.

La cugina saprà come affrontarlo, spingerlo a muoversi e a uscire all’aria aperta. La natura farà il resto e la primavera ridarà forze e colore a entrambi, fino a farli tornare dei bambini normali (o quasi).

Frances Hodgson Burnett

Frances Hodgson Burnett

Si può ben capire la forza di un messaggio come questo nell’Inghilterra di un secolo fa, dove nessuno avrebbe mai potuto pensare che dei bambini potessero trovare in loro stessi la forza e la capacità per crescere e migliorare, ritenendosi fondamentale la rigidezza delle regole educative e il costante controllo degli adulti, che qui, invece, quasi fossimo in una striscia di Charlie Brown, sono quasi assenti.

A distanza di un secolo, come educatori siamo certo assai meno fissati con le regole e molto più permissivi, ma non per questo meno ossessivamente presenti e coercitivamente vincolanti negli indirizzi di crescita dei nostri figli. La miscela educativa moderna, fatta di pressione continua e assenza di autorità rischia di essere persino più esiziale del rigido autoritarismo novecentesco.

Libri come questo tornano quindi a essere utili e importanti per capire come ogni bambino abbia in sé il proprio potenziale di crescita e la capacità di utilizzarlo autonomamente in modo costruttivo.

Facile (forse) a dirsi, ma assai difficile da applicarsi per noi genitori ansiosi del XXI secolo.

 

Firenze, 16/03/2013

 

COME LIBERARSI DAI BAMBOCCIONI

Paolo Crepet - I Figli non crescono più

Paolo Crepet – I Figli non crescono più

Alcuni mesi fa un personaggio politico definì (suscitando una certa polemica) i giovani italiani dei bamboccioni, in quanto stentano a liberarsi della dipendenza dalla famiglia.

Nel saggio “I figli non crescono più” il sociologo Paolo Crepet affronta il tema del distacco degli adolescenti dalla tutela/ oppressione della famiglia.

Nel suo libro si rivolge sia ai figli, che ai genitori. Più che un saggio organico e strutturato, il testo è una raccolta di pensieri, riflessioni e resoconti di esperienze professionali, ma nonostante ciò, è una lettura interessante e assai abbordabile per ogni tipo di lettore.

Mi ha stupito veder esaltato il modello di scuola a tempo pieno che ha scelto per il liceo mia figlia (scuola quanto mai rara, poco conosciuta e poco apprezzata dalla maggior parte degli italiani).

Tra le motivazioni cito “La scuola attuale, nella maggioranza dei casi, non dispone di tempo sufficiente e quindi tende a delegarne la necessaria estensione ad altre agenzie: famiglia, associazioni per attività sportive e creative ecc (…) Educare significa aiutare a crescere. Dunque, occorre che chiunque ricopra questo ruolo (…) pensi al tempo come a una dimensione obbligata per capire la complessità di chi sta crescendo”, “Chi potrebbe negare che pranzare assieme ai propri amici e compagni sia incomparabilmente più utile per la crescita di un adolescente che riscaldare a casa la cotoletta lasciata dalla mamma prima di andare a lavorare? La mensa scolastica è un laboratorio fondamentale per imparare a vivere” e “Naturalmente un tempo pieno scolastico corrisponde a una nuova responsabilità anche per le famiglie: chiudere le scuole il sabato implica la possibilità (ma anche la disponibilità) a esserci per un lungo week-end.

 

Paolo Crepet

Paolo Crepet

Centrale nel volume è il tema del lasciare il bambino/ adolescente libero di crescere in autonomia. Crepet mostra, come esempio, un bambino che impara a camminare e cerca di prendere un bicchiere. Il piccolo “si alza, cade e si rialza, per cadere di nuovo”. Ci dice poi Crepet: “Cosa fa infatti il cattivo educatore? Prende quel bicchiere e glielo porge”. Quale genitore non ha mai preso il bicchiere a suo figlio? Quanti di noi sanno resistere come la madre, citata nel libro, di Ray Charles, che osserva muta e sofferente, il bambino cieco sbattere contro le pareti disorientato, ma non fa nulla per aiutarlo? Quanti genitori di bamboccioni trentenni, quarantenni o magari cinquantenni, continuano a porgere loro un bicchiere che il figlio potrebbe prendere assai meglio di loro, solo per ribadire il proprio potere e il proprio controllo su degli adulti che avrebbero voluto eternamente fanciulli, in una sorta di sindrome di Peter Pan rovesciata? Quanti di noi continuano a ingerire in vite che non sono nostre, ma che continuiamo a sentire come parte di noi, di cui ci sentiamo responsabili?

A volte un genitore che cerca di essere troppo presente, che impone le sue idee, la sua presenza, la sua volontà è la causa di danni gravissimi nella mente e nel comportamento del figlio, che potrà liberarsi dello spettro della figura materna o paterna solo a costo di lunghe sessioni psicoanalitiche.

 

Singolare anche l’attenzione dedicata dall’autore alla creatività (“il creativo è mentalmente flessibile, dunque psicologicamente labile”). La gente comune associa alla creatività e al genio una mente forte e ben sviluppata. Troppo spesso è invece esattamente l’opposto. Il genio, spesso, è qualcuno molto debole su qualche altro versante, spesso psicologico o emotivo.

 

Firenze, 17/06/2012

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