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LA VITA: ISTRUZIONI PER L’USO

Girando per le community di lettori, in particolare in anobii, avevo notato la presenza di un autore piuttosto amato dai frequentatori: Tiziano Terzani. Incuriosito, ho, allora, letto il volume “La fine è il mio inizio”, senza sapere bene cosa aspettarmi.

La fine è il mio inizio” non è un romanzo, né, come ci si potrebbe aspettare da un giornalista quale era Tiziano Terzani, un reportage. Non è neppure un saggio. Si tratta, in sostanza, di un’autobiografia, anche se messa sotto forma di dialogo tra il padre Tiziano e il figlio Folco, che ne ha raccolto e trascritto le parole. Considerata la vita avventurosa di quest’uomo (che ha vissuto in alcuni affascinanti Paesi dell’Asia, dal Vietnam, alla Cambogia, alla Cina, a Singapore, all’India) sarebbe potuta essere una biografia molto interessante e così è. “La fine è il mio inizio”, però, è molto di più di una semplice autobiografia: è il testamento spirituale di un padre al figlio, ai figli, ai lettori, a tutti noi, è la raccolta delle riflessioni di un uomo, che, passo dopo passo, è arrivato alla saggezza, è una riflessione sull’Asia e sull’Occidente. Eppure tutto ciò ancora non basta per definire ciò che è questo libro. Si potrebbe allora dire che è un manuale per affrontare la vita e come tale, prima ancora di aver finito di leggerlo, l’ho consigliato a mia figlia adolescente.

Credo, infatti, che questo libro, che dal punto di vista letterario non è nulla di speciale, abbia contenuti di una profondità tale da qualificarlo più che come un libro che si deve leggere, come un libro che sarebbe un vero peccato non aver letto.

Mia figlia è all’inizio del penultimo anno di liceo. Presto dovrà scegliere che strada prendere nella vita. Potrà essere solo  la scelta di una facoltà, ma sarà il primo passo verso la definizione di ciò che sarà da adulta.

Terzani in questo libro ci parla di come e perché abbia scelto di studiare giurisprudenza, di come e perché sia entrato a lavorare all’Olivetti, di come e perché sia diventato giornalista, di come e perché sia diventato il giornalista che è stato, un corrispondente che parlava della vita della gente più che dei grandi fatti e dei potenti della terra.

Tiziano Terzani

Il suo è stato un percorso. Suggerire a un ragazzo questa lettura non serve a dirgli: guarda è per questo che devi studiare legge o giornalismo. Serve a far capire perché si decide di fare qualcosa. Serve a capire come si diventa se stessi. E i consigli che contiene, se detti così, in poche righe, possono sembrare semplicistici e scontati sono piccole perle che ogni ragazzo dovrebbe appuntarsi da qualche parte: la scelta della via di mezzo, il sorridere se ci aggrediscono (ci puntano un fucile contro, dice Terzani), il saper parlare della morte, il trovare la propria strada, il vivere il presente, il cercare la risposta ai problemi dentro di sé, il cogliere l’attimo. Ogni suggerimento si inserisce nella storia della sua vita e del mondo, illustrato da precise vicende. In realtà, anzi, è proprio l’opposto: sono i suggerimenti che nascono dalle vicende narrate, persino dai grandi eventi della politica.

Mentre si impara a riflettere su di noi, per veloci accenni, si vede scorrere la storia del mondo degli ultimi decenni.

Ora vivo a Firenze e lì è nata mia figlia. A Firenze è nato e cresciuto anche Tiziano Terzani, ma quanto diversa era la Firenze che ha conosciuto dalla nostra! Anche per questo, per le pagine in cui ne parla, per un fiorentino è bello leggere questa biografia.

Insomma, un libro importante, letto quasi per caso, ma che sarebbe davvero stato un grosso peccato non aver letto.

Chissà – mi chiedo ora – se altri libri di Terzani sapranno riservarmi tante sorprese!

 

 

Tiziano Terzani

 

COME SCRIVERE UN INCIPIT E SCEGLIERE IL TITOLO DI UN ROMANZO

Scrivere un libro (e farselo pubblicare)” è una raccolta di testi e di consigli di vari autori su come si scrive un romanzo, realizzata a uso e consumo dei partecipanti al concorso di scrittura “IoScrittore” edito dalla Mauri Spagnol, alla cui prima edizione ho partecipato con soddisfazione (pur non vincendo) con la prima versione del mio romanzo “La Bambina dei Sogni”. Dico di aver partecipato con soddisfazione perché il concorso è stato un utilissimo e importante momento di confronto con altri autori, dato che ognuno partecipava anonimamente non solo sottoponendo un proprio testo ma anche leggendo quelli degli altri, prima gli incipit e, poi, se si superava, come nel mio caso, la prima fase, anche l’intero romanzo. Ho potuto così ricevere numerosi e validi commenti al mio lavoro che mi hanno permesso di affinarlo e di avvicinarmi a quello che è ora il romanzo (poi sottoposto anche a web-editing, come chiamo io la revisione in rete di un testo).

Scrivere un libro (e farselo pubblicare)” non è il primo manuale di scrittura che leggo e non mi aspettavo quindi di scoprirvi grandi novità. In effetti, è stato così. Però, considerata la fase attuale del mio romanzo (ancora piuttosto lontano dalla fine), leggere queste poche pagine mi ha fatto riflettere utilmente su vari aspetti della mia opera in fieri e la lettura si è quindi rivelata davvero utile.

Il volume comincia con una breve antologia di consigli su come dare un titolo a un romanzo, segue poi un’analoga raccolta sugli incipit. Queste prime due parti mi sono parse le più sviluppate, organiche e valide del volume, dato che il resto del volume parla di personaggi, trama, motivi per cui si scrive, lettori ecc. in modo meno preciso e sistematico, se mai tali attributi possono essere associati a una raccolta di scritti di autori diversi. Nella seconda parte, mi ha incuriosito soprattutto l’aforisma secondo il quale chi non legge è un anoressico dell’anima con la successiva dieta del lettore, dove i classici sono le proteine, i bestseller gli amminoacidi e i libri che amiamo le vitamine. Direi che l’elenco è un po’ incompleto, ma il concetto di una dieta bilanciata di letture è qualcosa su cui concordo e che, dopo questa lettura, forse potrei cercare di realizzare in modo più sistematico.

Sono state però le due parti iniziali su titolo e incipit che mi hanno fatto riflettere e ragionare di più. Il romanzo che sto scrivendo aveva un titolo provvisorio (ma per me questi tendono a diventare quelli definitivi) che suonava “Via da Sparta”. Si tratta di un’ucronia ma con vari altri elementi per cui il riferimento all’antica città greca mi pareva delimitare troppo l’opera. Dopo aver letto il capitolo, ho cambiato il titolo in “La luce oltre l’urlo”. Non so se sarà quello definitivo e se non tornerò, magari, a quello iniziale, ma la riflessione è stata utile.

Lo stesso dicasi dell’incipit. Prima era:

“Una goccia di sudore scivolò lungo il ragno tatuato sulla sua fronte. La ragazza la asciugò con il dorso della mano. Respirava a fatica l’aria densa del respiro pesante delle altre donne. In quello spazio stretto e tetro nessuna finestra si affacciava sull’esterno, ma Aracne sapeva che era sera. Lo capiva dalla propria stanchezza.”

Ora comincia con:

“Aracne viveva in un tempo che non le apparteneva. In un tempo che non è neanche il nostro. Aveva diciassette anni ma non si sentiva giovane. Non considerava la sua un’età felice. Non erano cose cui pensasse. Non ne aveva il tempo.”

I titoli li cambio meno spesso, ma gli incipit li rimaneggio numerose volte e con buona probabilità questo non sarà quello finale. Ogni incipit ha in sé qualcosa di buono e non esiste quello perfetto, eppure si può sempre migliorare. Non conoscendo il resto del romanzo è difficile dare un parere, ma cosa ne pensate? Quale titolo e quale inizio preferite?

Un altro aspetto che questa lettura mi ha indotto a rivedere è la presenza di un vero antagonista. Quelli attuali forse sono ancora troppo poco marcati e la loro contrapposizione alla protagonista non è essenziale. Penso sia qualcosa su cui lavorare, anche se non è detto che arriverò a inserire un vero “cattivo”.

Tornando a “Scrivere un libro (e farselo pubblicare)” devo dire che l’ho apprezzato, se non altro proprio perché mi ha spinto a intervenire sul mio lavoro. Da un manuale non si può pretendere di più o di meglio.

 

Firenze, 04/01/2014

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