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RIDERE PER NON PIANGERE

Ho conosciuto il Professor Marco Scaldini solo pochi giorni fa, il 26/09/19, durante l’inaugurazione della libreria di Porto Seguro in via Pisana 100 R (Firenze). Paolo Cammilli (editore di Porto Seguro) me l’ha presentato e mi ha subito segnalato il suo libro “Botte ai professori”, lodandolo. Ovviamente l’ho acquistato.

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Marco Scaldini

Ho poi invitato Scaldini a partecipare al recente incontro sull’editoria del GSF alla Laurenziana, dove ha raccontato le sue esperienze editoriali.

Complice un’influenza ho preso subito in mano il suo volumetto, piuttosto snello, e l’ho divorato in circa un’ora e mezzo.

Il volume parte un po’ piano, con la prefazione di Gianmarco Perboni, autore del best-seller Rizzoli “Perle ai porci”, che altri non è se non lo stesso Scaldini nascosto sotto alias.

Segue una premessa e a questa un’introduzione. Detto così parrebbe una cosa verbosa e arrotolata su se stessa, ma già in queste prime pagine si comincia a respirare un’atmosfera a metà tra la cosa seria e il comico.

Gli aspetti seri riguardano una critica “empirica” (pag. 13) e spietata alla scuola italiana, o meglio a coloro che ne hanno permesso il degrado.

In primis, se la prende con “l’obbligo a promuovere” (pag. 8) e il concetto di inclusione (“tutti, ma proprio tutti, devono essere in grado di conseguire gli stessi risultati scolastici” – pag. 11), denunciando come non vi sia “un’accoppiata più invisa all’italiano medio di quella rappresentata da scuola e libroRisultati immagini per arrivederci professore(pag. 9).

Segue tutta una serie di capitoli denominati “Esclusione” con un numero a corredo, nei quali elenca, con ironia ciò che andrebbe eliminato dalle scuole e mi pare quasi di rivedere il docente interpretato da Johnny Deep in “Arrivederci professore” di Wayne Roberts, quando caccia dalla classe, con criteri piuttosto arbitrari, intere categorie di studenti.

Così, ironicamente (lo ripeto, perché Scaldini sembra non volersi far prendere troppo sul serio) vorrebbe cacciare quelli che non comprano i libri scolastici ma hanno smartphone costosi, alcune istituzioni, la mindfulness, il politicamente corretto, i genitori che interferiscono con l’insegnamento senza sostenere i docenti, quelli che disprezzano gli insegnanti, la mitezza, la politica, i maniaci dell’insegnamento, gli scioperi, gli insegnanti troppo buoni, le riflessioni, la concorrenza tra scuole, gli insegnanti cretini, i riformatori della scuola e degli esami, i dirigenti scolastici, le gite scolastiche, i Promessi Sposi (una donna in libreria per il figlio non ricorda il titolo del volume da acquistare “deve essere proprio un libro poco conosciuto… ah, eccolo qui! I promessi sposi”, se siamo a questo a che serve studiare Manzoni?), i corsi di recupero, i ricorsi contro le sanzioni disciplinari. Giustamente propone di togliere il passaporto a chi non conosce la geografia. Forse gli andrebbe tolto anche qualcos’altro, se no, si rischia di ritrovarcelo, prima o poi, ministro degli esteri.

A pagina 44 Scaldini mente affermando: “non me ne frega niente di far riflettere. Io scrivo libri divertenti (spero) che hanno come unico scopo quello di divertire”. In realtà, il suo umorismo fa riflettere amaramente e lui lo sa.

Certo, la parte riflessiva è più intensa nei capitoli delle esclusioni, ma l’umorismo cresce in quelli denominato “Reclusione”, in cui applica una sorta di contrappasso (“contrabbasso” direbbe uno dei suoi studenti) verso varie categorie che rovinano la scuola, proponendo la reclusione degli studenti scalmanati in biblioteca, i docenti dei corsi di formazione, i pedagogisti e i dipendenti di strani enti scolastici in aula con i ragazzi.

Si passa poi alle inclusioni, alle cose che non dovrebbero mancare: la memoria storica, la negazione del voto ad alcune categorie, gli insegnanti tra i martiri dei luoghi comuni, il populismo come materia scolastica (inutile che ripeta che sta satireggiando, vero?), le verità antipatiche, le punizioni corporali, le paghe per gli specializzandi.

Si passa poi alla comicità più scatenata nella parte intitolata “Perle nere e perle rare”, umorismo involontario di chi l’ha generato e riportato con sagacia da Scaldini, come in certi libretti di tanti anni fa, in cui erano raccolti gli strafalcioni dei cartelli pubblicitari. Ecco allora una serie di sfondoni clamorosi di docenti, alunni e genitori di questi ultimi.

Una serie interminabile di risate, da non riuscire ad andare avanti per le lacrime agli occhi, ma, alla fine, una tristezza sconfinata, perché so bene che Botte ai professoriScaldini non si è inventato nulla in questo libro, che è stato solo un cronista di una situazione nazionale di ignoranza cronica. E allora mi viene da chiedermi, ma io che cosa scrivo a fare ucronie, se la gente dice certe idiozie? Come posso pensare che capiscano l’ironia di riscrivere la storia in modo diverso, se la storia proprio non la conoscono?

Vorrei riportare qualche esempio, per dare l’idea, ma non saprei quale scegliere, perché ogni frase di questa parte del volume è spietatamente esilarante ed è la lettura nel loro insieme a rendere questa serie di strafalcioni sempre più comica, come un solletico che non vuole smettere e che ti prende ogni frase di più. Forse sono così divertenti, proprio perché ci si arriva dentro un po’ per volta, introdotti dalla parte iniziale più recriminatoria e riflessiva. In “Perle nere e perle rare” si può solo ridere, perché se ci fermiamo a riflettere dovremmo piangere, piangere per quest’Italia, che vista così, sembra proprio senza speranza. Che futuro può, infatti, avere un Paese con dei ragazzi così e una scuola così?

SI PUÓ RIDERE DELL’APOCALISSE?

Terry Pratchet, Neil Gaiman - Buon Apocalisse a tutti!

Terry Pratchet, Neil Gaiman – Buon Apocalisse a tutti!

Buon Apocalisse a tutti!”, il romanzo di Terry Pratchett e Neil Gaiman, affronta un tema non certo nuovo per la letteratura e il cinema, per non parlare della filosofia o della religione: la fine del mondo.

In Italia ha la sfortuna di essere presentato con un titolo che fa presagire un approccio assai più umoristico di quanto non sia realmente. Il titolo originale “Good Omens” (“Buoni Presagi”), se non altro crea meno false aspettative di grasse risate, che in effetti, il romanzo, seppur con una vena umoristica, non suscita davvero e non credo voglia neppure suscitare.

Wikipedia lo definisce una “commedia metafisica sull’avvento dell’Apocalisse” e la definizione mi pare abbastanza corretta.

Non si tratta solo di una presa in giro di alcuni film come “The Omen”, ma contiene numerosi riferimenti ad altri film popolari, da “ET”, a “Il Signore degli Anelli”, a “Guerre Stellari”, ma anche riferimenti al libro dell’Apocalisse e i nomi dei personaggi sono spesso citazioni.

Insomma, si ha l’impressione di un libro scritto per fa sorridere, ma anche con l’intento di essere qualcosa di più di una qualunque storia comica.

Ci sono alcuni momenti interessanti. Trovo simpatica l’amicizia tra l’angelo Azraphel e il diavolo Crowley (stesso nome del famoso occultista), che convivono sulla Terra per seimila anni e alla fine si sentono più legati tra di loro che con Paradiso e Inferno.

Terry Pratchett e Neil Gaiman

Terry Pratchett e Neil Gaiman

Non è male l’incedere finale verso l’Armageddon dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse in motocicletta (con i quattro emuli dai nomi improbabili che li imitano e seguono), dell’Anticristo bambino con i suoi tre amichetti, della strega occultista Anatema e del finto ingegnere smonta catastrofi.

Ci sono però delle parti piuttosto inutili e alcune addirittura noiose, come i giochi banali dell’Anticristo bambino.

Direi che è un libro un po’ discontinuo come tono, un po’ troppo pieno di personaggi e di storie minori che si intrecciano e che creano confusione, con alcune trovate interessanti e alcuni riferimenti non banali come i personaggi che si interrogano su dove sia Armageddon (perché, è proprio così: è un luogo, non un evento, come si crede spesso) o l’angelo che colleziona libri antichi o le versioni errate della Bibbia, che forse esistono davvero.

A volte viene voglia di abbandonarlo, si resiste un po’, si va avanti, si trova un altro brano interessante e si procede attraverso un altro po’ di noia, fino alla nuova luce (sperando che non sia quella di un treno che arriva dal fondo del tunnel).

Firenze, 27/10/12

I quattro cavalieri dell'Apocalisse

I quattro cavalieri dell’Apocalisse

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